LIX.

LIX.

«Passarono di tal guisa diciotto mesi; io ora presso al ventesimo anno. Mio padre mi colmava di carezze senza riuscire a darsi ragione della mia tristezza. Di Salvani non avevo saputo più nulla; tremavo al pensiero di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che egli mi avrebbe sfuggito.

L'aspetto di mio padre era una continua minaccia per me; benchè egli si adoperasse a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo volto l'affanno che lo torturava; comprendevo che il mio stato di zitella lo poneva in gravi timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano tutti istintivamente ad uno stesso fine: ispirarmi l'amore della famiglia e il pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere l'allusione, e mi schermivo con qualche domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva sospirando.

Una sera, io l'ho in mente come fosse ieri, ci fu presentato il figlio d'un ricco negoziante svizzero, che era in rapporti di commercio con mio padre.

Era un giovane sui ventotto anni, alto della persona, di lineamenti severi e belli. Non so perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente al di fuori di noi una forza misteriosa che ci trascina inesorabilmente sul sentiero che ci è stato segnato; noi non siamo che strumenti.

Quell'uomo voi lo avete conosciuto, si chiamava Antonio Verni.»


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