LV.
«La natura ha posto un limite alle lagrime, ed io posso volgermi indietro, e contemplare le più remote memorie dei miei dolori, senza piangere.
Non è gran tempo. Io era ciò che si suol direuna fanciulla da marito, e mi si teneva in conto di tale; ma nel cuore io mi sentivo ancora una bambina. Mio padre, un vecchio negoziante che aveva accumulato unpatrimonio coi suoi guadagni, mi aveva fatto dare un'educazione compita, e pretendeva che io ne facessi mostra. Era un buon uomo, e mi amava; io lo compiaceva del mio meglio, ma dentro di me sospiravo quelle dolci ed innocenti puerilità che allietano la facile carriera dei primi anni della vita; in mezzo alle feste, ai suoni, alle danze, a quelle cure che compiacevano la mia nascente vanità di donna, io pensavo a quella festa della vita che si chiama l'infanzia, a quell'età di spensieratezza e di petulanza che folleggia nelle vie, nei fossati, nei giardini, col suo lusso di teste bionde, e coi suoi cori di voci argentine.
Mia madre non era più al mio fianco; la poveretta mi aveva lasciato sola da un pezzo; a me adunque le cure della casa, piccole noie desiderate e care a diciotto anni, ma ingrate a sedici; a me le brighe dei ricevimenti, «madamigella,» «signore,» e poi i soliti complimenti di rigore; e tutto ciò senza sbadigliare, senzauscire fuor di sè stessa, come soleva dire mio padre — terribile carico per il mio piccolo dorso. Io che avrei amato tanto correre per la campagna, inseguire le farfalle e cogliere le more selvatiche!... «Non sei più una bambina» diceva mio padre; «madamigella» mi si diceva da ogni canto; ed io povera creatura, sottratta ai miei piccoli amori, mi rassegnava sospirando.
La nostra casa era frequentata da moltagente; uomini e donne, la più parte vecchi, si davano convegno alla sera per prendere ilthècon mio padre. Queste radunanze settimanali erano il mio più gran supplizio; era in esse per l'appunto che io udiva ad ogni momento quella terribile parolamadamigella. Era forse una stoltezza la mia; ma questo titolo, che ad altre fa battere il cuore, mi irritava, mi offendeva.
Ho ritenuto sempre in mente la memoria del giorno in cui udii profferire quel titolo fatale per la prima volta; fu in bocca d'un vecchio sensale di operazioni di banca. Costui era amico della famiglia, e m'avea sempre chiamato per nome; io credo che lo facesse per compiacere il segreto desiderio di mio padre; ma so che n'ebbi stizza, e che da quel giorno all'incirca incominciarono i ricevimenti settimanali, nei quali io doveva far la parte di padrona di casa. Mio padre andava orgoglioso di me, e non faceva nulla per nasconderlo. Egli stesso diceva che io era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano in coro. Le prime volte fui turbata, e me ne lagnai con mio padre; più tardi ascoltai senza arrossire; più tardi con compiacenza.
Mi fermo sopra queste inezie, perchè è appunto ad esse che io attribuisco le mie sciagure. Il mio povero padre mi amava certamente; ma la sua cecità fu la prima causa, forse la sola, delle mie colpe. Io non era nata vanitosa; questo sentimento cheabbandona l'uomo in balia del più destro, e trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza dei suoi doveri, era come assopito nel mio cuore; non si sarebbe forse risvegliato mai, o non si sarebbe risvegliato che assai tardi. Ma l'educazione che mi si aveva dato, le cure precoci che mi si aveva addossato, le amiche, i divertimenti, le adulazioni che avviluppavano da ogni parte il mio spirito, tutto in una parola congiurò contro di me.
Venne un giorno, fatal giorno, in cui un uomo parlò al mio orecchio un linguaggio diverso da quello che io era solita udire.
Quell'uomo era giovane; mi aveva detto che io era bella, e mi ero stretta nelle spalle; tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato in volto, ed aveva visto che non era brutto e che non mi dispiaceva; finalmente mi disse che mi amava.
Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii dentro di me qualche cosa che mi lusingava e m'impauriva ad un tempo.
La notte non chiusi occhio; una sensazione nuova mi costringeva a vegliare. Io volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose parole che avevano tanto potuto sul mio cuore; dove era il segreto che me le faceva così care? L'immagine dell'uomo che le aveva profferite si mesceva talvolta alle mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, che io stentava a riunirne coll'occhio i profili.Io non posso dubitarne: il labbro che le aveva profferite aveva ben piccola parte nell'influenza meravigliosa di quelle parole. L'amante era l'accessorio — un nonnulla; l'amore era tutto. Essere amata! sapere che si ha inspirato dell'amore! è forse questa segreta compiacenza che abbellisce il primo palpito del cuore della donna. Ieri le feste, le etichette, le mode; ma nonostante tutto ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il desiderio d'essere bambina; oggi invece la donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii, coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; la farfalla dalle ali di raso si abbandona al fuoco che la seduce — la fanciulla muore e nasce la donna.
Quell'uomo era bello, era simpatico? che so io? Mi amava, ecco tutto. Io non l'amavo, ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva di questo pensiero. Io sentiva qualche cosa per lui; forse più riconoscenza che simpatia, amore no certamente; ad ogni modo io sentiva qualche cosa. Era stato lui il primo! Aveva sopra di me come un diritto di conquista; avessi anche sentito simpatia per un altro, mi sarebbe sembrato di rendermi infedele, di mancare ad un dovere. A quella età si sente l'istinto del sagrifizio, e se ne ha la forza.
Il giorno successivo fui pensierosa; erano i primi pensieri, i primi affanni.
Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, edeglimi si fece vicino addolorato. Queldolore mi ferì vivamente; fui gentile con lui; risi delle sue parole, ma dentro di me mi lusingai. Le abitudini sociali mi apprestavano le prime armi dell'amore, la dissimulazione.
Un'altra volta fu più ardente, ed io risi meno; finalmente mi domandò se io l'amassi, ed io gli dissi ingenuamente disì. Ero io certa di non ingannarmi? non credo; ero però certa di non mentire.
Di quel tempo mio padre ammalò; per la prima volta in mia vita pensai che sarebbe venuto un giorno in cui anch'egli mi avrebbe lasciato. Pur troppo i miei timori non tardarono ad avverarsi!
Durante la sua infermità io fui sempre al suo fianco; ma il mio pensiero era sempre conlui.
Ci rivedemmo più volte presso il capezzale di mio padre; gli parlai dell'avvenire; mi parlò dell'avvenire. In fondo al mio cuore era un pensiero che si rivelava dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei palma a palma le mani; non ne era troppo certa, ma doveva esser questo. Il matrimonio per me era l'amore.
A poco a poco mi assuefai a vederlo, a pensare a lui, ainostriprogetti. Allora fui assalita da una specie di rimorso; incapace di apprezzare giustamente la natura dei miei sentimenti, volli analizzare l'affetto che io sentiva perlui, e convincermi che io l'amavo. Frugai nel mio cuore con severità, dispostaad accusarmi di non avergli dato tutto ciò che il mio cuore poteva dargli. Il risultato di queste indagini mi afflisse; io non era certa d'aver la coscienza netta; quando avevo domandato a me stessa che cosa amassi inlui, era rimasta attonita. Il suo naso, la sua fronte, la sua bocca? No certamente; un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, mi avrebbero trovata arrendevole allo stesso modo: amavolui. Questoluiconcretizzava le mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa vaga indeterminazione mi era incresciosa, e me ne faceva un carico.
Come per vendicare questa colpa, presi a dimostrargli maggior tenerezza. Ridivenni bambina perlui, perchè egli potesse comandarmi, perchè io ricercassi avidamente le sue carezze; la mia innocenza non mi impediva il rossore; la natura stessa ci avverte dell'errore in un linguaggio pieno di mistero e di eloquenza.
Quell'uomo approfittò della mia debolezza, dell'impero fatale che esercitava sopra di me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? egli pregava, mi stringeva le mani, si gettava ai miei piedi; io pallida, sbigottita, tremante, senza coscienza. La vergogna mi teneva immobile, l'amore, la pietà mi facevano deboli; la sua audacia, le sue promesse, mi soggiogavano; fui colpevole.»