LXIII.
«Questa tortura aveva durato un anno, quando voi veniste per la prima volta in mia casa.
Ciò che mi rimane a dirvi è assai affannoso, nè so dove io attinga la forza per osare di esaminare così da vicino la mia vergogna e il mio dolore. Ma è necessario che voi leggiate in tutto il mio passato, che non una pagina di questo libro sciagurato vi sia celata; quando pure questa confessione non mutasse i vostri sentimenti e il vostro desiderio, varrà tuttavia ad apprendervene la vanità. Io pongo questa confessione fra me e voi, come un vincolo e come una barriera; io non sarò giammai vostra perchè non potrei dare giammai ad altro uomo più che io abbia dato alui, e vi avrei dato di più. Se non sdegnerete la mia amicizia, vi appagherete di essa; non domanderete il mio amore che non è più della terra.
Giudicherete dal racconto degli ultimi avvenimenti della mia vita, se la determinazione che ho preso sia frutto d'un sentimento passeggiero, o piuttosto d'un dovere inalterabile».