La gente di casa del vecchio gli tenne dietro.Il sangue non fu versato. —Col cuore tranquillo rivolse egli la faccia ad occidenteA sua madre.Egli aveva vinto la procella,Riconciliato l’un coll’altro i morti.Abbracciò sua madre, egli l’uomo eccellenteDel mezzodì, del nord, della casa di riunione del popolo.E così egli rinnovò e innalzòLe pareti e la casa del proprio padre.
La gente di casa del vecchio gli tenne dietro.Il sangue non fu versato. —Col cuore tranquillo rivolse egli la faccia ad occidenteA sua madre.Egli aveva vinto la procella,Riconciliato l’un coll’altro i morti.Abbracciò sua madre, egli l’uomo eccellenteDel mezzodì, del nord, della casa di riunione del popolo.E così egli rinnovò e innalzòLe pareti e la casa del proprio padre.
La gente di casa del vecchio gli tenne dietro.
Il sangue non fu versato. —
Col cuore tranquillo rivolse egli la faccia ad occidente
A sua madre.
Egli aveva vinto la procella,
Riconciliato l’un coll’altro i morti.
Abbracciò sua madre, egli l’uomo eccellente
Del mezzodì, del nord, della casa di riunione del popolo.
E così egli rinnovò e innalzò
Le pareti e la casa del proprio padre.
In un giorno splendido di sole un uomo pigroVide sotto un ammasso di rupi, che pendeva minaccioso,Sedere la vergine del Sole.Egli si avvicina a carpone adagio adagio e l’abbraccia.La vergine del Sole dice:— Sì, sì, io fui sorpresa.Guarda però, tu o omiciattolo, guarda,Lasciami stare.Bada bene, va dietro di me e spingi gli armentiQualunque cosa tu ascolti, non guardare indietro. —Innanzi va la vergine del Sole,Dietro di lei cammina il gregge come guidato colle redini.Egli allora ascolta dietro di sè terribili minaccie,Lo si prende e lo si minaccia terribilmente,Lo si schiaccierà e lo si pugnalerà,Si tirerà dietro a lui; così egli ascoltaE si guarda addietro.Nello stesso momento, in cui egli guardava all’indietro,Sparisce la parte del gregge che stava più addietro.La vergine del Sole dice:— Spingi, spingi sempre gli armenti, gridando. —Quando egli ode dietro a sèGonfia e le renne di fianco corrono;— Va, va, spingile. —Quand’ecco che dietro a lui scoppiò una procella.Egli guardò di nuovo dietro a sè.E allora si smarrì anche il centro dell’armentoE si cambiò in renne selvaggie,Altrimenti sarebbero divenute proprietà di quell’uomo pigro e malvagio.La vergine del Sole disse (con voce fioca):— Ora, ora l’uomo ha peccato di nuovo. —Mentre essi fabbricano la capanna o coprono il suolo di rami, essa così lo ammaestra:— Copri perbene tutti i buchi,In modo che non ne rimanga uno solo —Ora egli pensa e dice fra sè:Si deve chiuderli tutti esattamente e con molta cura.Allora preparò la vergine del SoleUn soffice e comodo letto.Quando essi si svegliarono molto per tempoApparve il Sole attraverso un piccolo buco.E la vergine del Sole disse:— Ah! Io vedo gli occhi di nostro padre, di nostra madre; —Ed essa fuggì via rapidamente,Sparisce e dietro ad essa l’armento,Le renne si mutano in dure pietreE si sente raccapriccio nel guardarle.
In un giorno splendido di sole un uomo pigroVide sotto un ammasso di rupi, che pendeva minaccioso,Sedere la vergine del Sole.Egli si avvicina a carpone adagio adagio e l’abbraccia.La vergine del Sole dice:— Sì, sì, io fui sorpresa.Guarda però, tu o omiciattolo, guarda,Lasciami stare.Bada bene, va dietro di me e spingi gli armentiQualunque cosa tu ascolti, non guardare indietro. —Innanzi va la vergine del Sole,Dietro di lei cammina il gregge come guidato colle redini.Egli allora ascolta dietro di sè terribili minaccie,Lo si prende e lo si minaccia terribilmente,Lo si schiaccierà e lo si pugnalerà,Si tirerà dietro a lui; così egli ascoltaE si guarda addietro.Nello stesso momento, in cui egli guardava all’indietro,Sparisce la parte del gregge che stava più addietro.La vergine del Sole dice:— Spingi, spingi sempre gli armenti, gridando. —Quando egli ode dietro a sèGonfia e le renne di fianco corrono;— Va, va, spingile. —Quand’ecco che dietro a lui scoppiò una procella.Egli guardò di nuovo dietro a sè.E allora si smarrì anche il centro dell’armentoE si cambiò in renne selvaggie,Altrimenti sarebbero divenute proprietà di quell’uomo pigro e malvagio.La vergine del Sole disse (con voce fioca):— Ora, ora l’uomo ha peccato di nuovo. —Mentre essi fabbricano la capanna o coprono il suolo di rami, essa così lo ammaestra:— Copri perbene tutti i buchi,In modo che non ne rimanga uno solo —Ora egli pensa e dice fra sè:Si deve chiuderli tutti esattamente e con molta cura.Allora preparò la vergine del SoleUn soffice e comodo letto.Quando essi si svegliarono molto per tempoApparve il Sole attraverso un piccolo buco.E la vergine del Sole disse:— Ah! Io vedo gli occhi di nostro padre, di nostra madre; —Ed essa fuggì via rapidamente,Sparisce e dietro ad essa l’armento,Le renne si mutano in dure pietreE si sente raccapriccio nel guardarle.
In un giorno splendido di sole un uomo pigro
Vide sotto un ammasso di rupi, che pendeva minaccioso,
Sedere la vergine del Sole.
Egli si avvicina a carpone adagio adagio e l’abbraccia.
La vergine del Sole dice:
— Sì, sì, io fui sorpresa.
Guarda però, tu o omiciattolo, guarda,
Lasciami stare.
Bada bene, va dietro di me e spingi gli armenti
Qualunque cosa tu ascolti, non guardare indietro. —
Innanzi va la vergine del Sole,
Dietro di lei cammina il gregge come guidato colle redini.
Egli allora ascolta dietro di sè terribili minaccie,
Lo si prende e lo si minaccia terribilmente,
Lo si schiaccierà e lo si pugnalerà,
Si tirerà dietro a lui; così egli ascolta
E si guarda addietro.
Nello stesso momento, in cui egli guardava all’indietro,
Sparisce la parte del gregge che stava più addietro.
La vergine del Sole dice:
— Spingi, spingi sempre gli armenti, gridando. —
Quando egli ode dietro a sè
Gonfia e le renne di fianco corrono;
— Va, va, spingile. —
Quand’ecco che dietro a lui scoppiò una procella.
Egli guardò di nuovo dietro a sè.
E allora si smarrì anche il centro dell’armento
E si cambiò in renne selvaggie,
Altrimenti sarebbero divenute proprietà di quell’uomo pigro e malvagio.
La vergine del Sole disse (con voce fioca):
— Ora, ora l’uomo ha peccato di nuovo. —
Mentre essi fabbricano la capanna o coprono il suolo di rami, essa così lo ammaestra:
— Copri perbene tutti i buchi,
In modo che non ne rimanga uno solo —
Ora egli pensa e dice fra sè:
Si deve chiuderli tutti esattamente e con molta cura.
Allora preparò la vergine del Sole
Un soffice e comodo letto.
Quando essi si svegliarono molto per tempo
Apparve il Sole attraverso un piccolo buco.
E la vergine del Sole disse:
— Ah! Io vedo gli occhi di nostro padre, di nostra madre; —
Ed essa fuggì via rapidamente,
Sparisce e dietro ad essa l’armento,
Le renne si mutano in dure pietre
E si sente raccapriccio nel guardarle.
Solevano i fanciulli, maschi e femmine,Giuocare e cantare,Saltellando correre e schiamazzare qua e là,E lasciare le traccie dei loro piedi al margine delle sorgenti.LoStalupreparò le sue trappole di ferro,Le apprestò nell’acqua, le nascose nel fango.Il vecchio lappone si accorseDelle nascoste trappole del mangiatore degli uomini,Si nascose nella sua stretta pelliccia,Si pose nella trappola dell’orso.Stalu visita le sue trappole:— Aha, haha!Il vecchio amico ha preso abbaglio,Egli è morto qui. —Lostalulo porta a casa e lo appiccaAl tetto sopra il fumo.Il più giovanestaludice:— Vedi, vediCome egli piagnucola, com’egli grugnisce! —L’altro (il maggiore) figlio:— Tu stesso piagnucoli e grugnisci,Non già questo dono di Dio. —Il vecchio lappone pensa:— Di Dio sa anch’egli qualche cosa. —Stalu:— Sì, sì, egli incomincia già a dimoiare. —Dietro il colle egli spacca la legna per il truogolo,La recide, taglia i rami, spacca e taglia,La porta ad un truogolo presso la porta posteriore.Al più vecchio figlio:— Caro fanciullo, portami la scure (fuori dalla capanna). —Il vecchio lappone porta via la scure.Il più giovanestalu:— Padre, ora egli guarda in alto, ora egli si muove,Ora egli afferra anche la scure! —StaluSi rallegra, canta e suona,Egli non ode cosa alcuna, non osserva cosa alcuna, non sa cosa alcuna.Il vecchioPercuote (il fanciullo maggiore) sul capo e lo uccide.StaluTrova che egli tentenna, canta ed aspetta.Egli dice al figlio minore:— Portami la scure, affrettati, affrettati! —Il vecchio lapponeSpaccò anche a questo il cranio,Ne prese fuori il cervello eRecise il canale dell’aria.Stalu (ascolta):— Essi girano per tutti gli angoliDimenano teste ed occhi,Io stesso voglio prendere la scure. —Il vecchioAspetta con cura coll’ascia dietro la porta e il possu,Aspetta e si muove qua e là.Egli calò un fendente sul capo dello spaventoso,Spaccò il largo cranio,Strappò gli occhi e il naso,Versò il sangue del divoratore degli uominiE il sangue schifoso colorì il suolo.
Solevano i fanciulli, maschi e femmine,Giuocare e cantare,Saltellando correre e schiamazzare qua e là,E lasciare le traccie dei loro piedi al margine delle sorgenti.LoStalupreparò le sue trappole di ferro,Le apprestò nell’acqua, le nascose nel fango.Il vecchio lappone si accorseDelle nascoste trappole del mangiatore degli uomini,Si nascose nella sua stretta pelliccia,Si pose nella trappola dell’orso.Stalu visita le sue trappole:— Aha, haha!Il vecchio amico ha preso abbaglio,Egli è morto qui. —Lostalulo porta a casa e lo appiccaAl tetto sopra il fumo.Il più giovanestaludice:— Vedi, vediCome egli piagnucola, com’egli grugnisce! —L’altro (il maggiore) figlio:— Tu stesso piagnucoli e grugnisci,Non già questo dono di Dio. —Il vecchio lappone pensa:— Di Dio sa anch’egli qualche cosa. —Stalu:— Sì, sì, egli incomincia già a dimoiare. —Dietro il colle egli spacca la legna per il truogolo,La recide, taglia i rami, spacca e taglia,La porta ad un truogolo presso la porta posteriore.Al più vecchio figlio:— Caro fanciullo, portami la scure (fuori dalla capanna). —Il vecchio lappone porta via la scure.Il più giovanestalu:— Padre, ora egli guarda in alto, ora egli si muove,Ora egli afferra anche la scure! —StaluSi rallegra, canta e suona,Egli non ode cosa alcuna, non osserva cosa alcuna, non sa cosa alcuna.Il vecchioPercuote (il fanciullo maggiore) sul capo e lo uccide.StaluTrova che egli tentenna, canta ed aspetta.Egli dice al figlio minore:— Portami la scure, affrettati, affrettati! —Il vecchio lapponeSpaccò anche a questo il cranio,Ne prese fuori il cervello eRecise il canale dell’aria.Stalu (ascolta):— Essi girano per tutti gli angoliDimenano teste ed occhi,Io stesso voglio prendere la scure. —Il vecchioAspetta con cura coll’ascia dietro la porta e il possu,Aspetta e si muove qua e là.Egli calò un fendente sul capo dello spaventoso,Spaccò il largo cranio,Strappò gli occhi e il naso,Versò il sangue del divoratore degli uominiE il sangue schifoso colorì il suolo.
Solevano i fanciulli, maschi e femmine,
Giuocare e cantare,
Saltellando correre e schiamazzare qua e là,
E lasciare le traccie dei loro piedi al margine delle sorgenti.
LoStalupreparò le sue trappole di ferro,
Le apprestò nell’acqua, le nascose nel fango.
Il vecchio lappone si accorse
Delle nascoste trappole del mangiatore degli uomini,
Si nascose nella sua stretta pelliccia,
Si pose nella trappola dell’orso.
Stalu visita le sue trappole:
— Aha, haha!
Il vecchio amico ha preso abbaglio,
Egli è morto qui. —
Lostalulo porta a casa e lo appicca
Al tetto sopra il fumo.
Il più giovanestaludice:
— Vedi, vedi
Come egli piagnucola, com’egli grugnisce! —
L’altro (il maggiore) figlio:
— Tu stesso piagnucoli e grugnisci,
Non già questo dono di Dio. —
Il vecchio lappone pensa:
— Di Dio sa anch’egli qualche cosa. —
Stalu:
— Sì, sì, egli incomincia già a dimoiare. —
Dietro il colle egli spacca la legna per il truogolo,
La recide, taglia i rami, spacca e taglia,
La porta ad un truogolo presso la porta posteriore.
Al più vecchio figlio:
— Caro fanciullo, portami la scure (fuori dalla capanna). —
Il vecchio lappone porta via la scure.
Il più giovanestalu:
— Padre, ora egli guarda in alto, ora egli si muove,
Ora egli afferra anche la scure! —
Stalu
Si rallegra, canta e suona,
Egli non ode cosa alcuna, non osserva cosa alcuna, non sa cosa alcuna.
Il vecchio
Percuote (il fanciullo maggiore) sul capo e lo uccide.
Stalu
Trova che egli tentenna, canta ed aspetta.
Egli dice al figlio minore:
— Portami la scure, affrettati, affrettati! —
Il vecchio lappone
Spaccò anche a questo il cranio,
Ne prese fuori il cervello e
Recise il canale dell’aria.
Stalu (ascolta):
— Essi girano per tutti gli angoli
Dimenano teste ed occhi,
Io stesso voglio prendere la scure. —
Il vecchio
Aspetta con cura coll’ascia dietro la porta e il possu,
Aspetta e si muove qua e là.
Egli calò un fendente sul capo dello spaventoso,
Spaccò il largo cranio,
Strappò gli occhi e il naso,
Versò il sangue del divoratore degli uomini
E il sangue schifoso colorì il suolo.
(Il vecchio lappone porta fuori il caduto, lo fa in pezzi e li getta l’uno dopo l’altro aLudac[29],che in quel frattempo è venuta a casa).
Ludac batte sul suolo qua e là.Fiuta, annusa e si rallegraDi ciò che entra nelpossu.Essa riprende la presa,La batte colle mani e grida in collera:— Gettami delle zampe di renneE non dei piedi coperti di calze!
Ludac batte sul suolo qua e là.Fiuta, annusa e si rallegraDi ciò che entra nelpossu.Essa riprende la presa,La batte colle mani e grida in collera:— Gettami delle zampe di renneE non dei piedi coperti di calze!
Ludac batte sul suolo qua e là.
Fiuta, annusa e si rallegra
Di ciò che entra nelpossu.
Essa riprende la presa,
La batte colle mani e grida in collera:
— Gettami delle zampe di renne
E non dei piedi coperti di calze!
(Essa continua, mentre va mangiando la suppa preparata dal marito e dai figli):
Come è buona: peròHa proprio il suo sapore!
Come è buona: peròHa proprio il suo sapore!
Come è buona: però
Ha proprio il suo sapore!
(Il lappone prende gli occhi della donna, che giacciono sotto la porta, li arrostisce in una padella ed essa se n’accorge e domanda):
Che cosa scoppietta, crepita, sibila,Che cosa fischia sui carboni,Scoppia, scroscia, crocchia?Guardate, o occhi miei,Diventate chiari sotto la porta,Diventate chiari, o miei occhi, o mie scintille!Il lappone:Ha tuffato la carne di tuo marito, i tuoi occhi nel grasso e se li ha mangiati.Ludac:Nello stomaco sono i miei occhi, o mio marito,La mia piccola civetta, caro ragazzo, mio piccolo![30]
Che cosa scoppietta, crepita, sibila,Che cosa fischia sui carboni,Scoppia, scroscia, crocchia?Guardate, o occhi miei,Diventate chiari sotto la porta,Diventate chiari, o miei occhi, o mie scintille!Il lappone:Ha tuffato la carne di tuo marito, i tuoi occhi nel grasso e se li ha mangiati.Ludac:Nello stomaco sono i miei occhi, o mio marito,La mia piccola civetta, caro ragazzo, mio piccolo![30]
Che cosa scoppietta, crepita, sibila,
Che cosa fischia sui carboni,
Scoppia, scroscia, crocchia?
Guardate, o occhi miei,
Diventate chiari sotto la porta,
Diventate chiari, o miei occhi, o mie scintille!
Il lappone:
Ha tuffato la carne di tuo marito, i tuoi occhi nel grasso e se li ha mangiati.
Ludac:
Nello stomaco sono i miei occhi, o mio marito,
La mia piccola civetta, caro ragazzo, mio piccolo![30]
(L’uomo dalla grossa pelliccia, il lappone, se ne parte scherzando).
O sole, risplendi potente sul Lago di Orri!Io vorrei salire sulle cime dei pini,Sol ch’io sapessi di vedere il Lago di Orri,E dove esso si nasconde sotto le eriche.Io tagliai i rami,Che qui crescono di nuovo,Ed io taglierei tutti i ramoscelli,Che portano buone gemme verdiccie.Io seguirei il corso delle nubi,Che si dirigono al lago di OrriSe io vi potessi volare colle ali del corvoMa mi mancano le ali, le ali dell’anitra, per volar colàEd anche i piedi, i piedi dell’oca, i piedi della bella anatra,Coi quali io mi dirigerei sempre a te.Abbastanza a lungo hai tu aspettato,Con lunghi giorni, i tuoi più bei giorni,Il tuo occhio è simpatico, il tuo cuore soave.Se anche tu volessi volarmi viaBen presto ti raggiungerei.Che cosa può esser più forteDei tendini e delle catene di ferro,Che stringon forte?Così ci allaccia il nostro capo (l’amore)E congiunge tutti i nostri pensieri.La volontà del fanciullo è volontà dello zefiro,I pensieri del giovane sono lunghi pensieri.Se io li volessi tutti ascoltare,Smarrirei la mia strada.Io ho preso una determinazione e la voglio seguire,Ben lo so, così io trovo dinanzi a me la strada migliore.
O sole, risplendi potente sul Lago di Orri!Io vorrei salire sulle cime dei pini,Sol ch’io sapessi di vedere il Lago di Orri,E dove esso si nasconde sotto le eriche.Io tagliai i rami,Che qui crescono di nuovo,Ed io taglierei tutti i ramoscelli,Che portano buone gemme verdiccie.Io seguirei il corso delle nubi,Che si dirigono al lago di OrriSe io vi potessi volare colle ali del corvoMa mi mancano le ali, le ali dell’anitra, per volar colàEd anche i piedi, i piedi dell’oca, i piedi della bella anatra,Coi quali io mi dirigerei sempre a te.Abbastanza a lungo hai tu aspettato,Con lunghi giorni, i tuoi più bei giorni,Il tuo occhio è simpatico, il tuo cuore soave.Se anche tu volessi volarmi viaBen presto ti raggiungerei.Che cosa può esser più forteDei tendini e delle catene di ferro,Che stringon forte?Così ci allaccia il nostro capo (l’amore)E congiunge tutti i nostri pensieri.La volontà del fanciullo è volontà dello zefiro,I pensieri del giovane sono lunghi pensieri.Se io li volessi tutti ascoltare,Smarrirei la mia strada.Io ho preso una determinazione e la voglio seguire,Ben lo so, così io trovo dinanzi a me la strada migliore.
O sole, risplendi potente sul Lago di Orri!
Io vorrei salire sulle cime dei pini,
Sol ch’io sapessi di vedere il Lago di Orri,
E dove esso si nasconde sotto le eriche.
Io tagliai i rami,
Che qui crescono di nuovo,
Ed io taglierei tutti i ramoscelli,
Che portano buone gemme verdiccie.
Io seguirei il corso delle nubi,
Che si dirigono al lago di Orri
Se io vi potessi volare colle ali del corvo
Ma mi mancano le ali, le ali dell’anitra, per volar colà
Ed anche i piedi, i piedi dell’oca, i piedi della bella anatra,
Coi quali io mi dirigerei sempre a te.
Abbastanza a lungo hai tu aspettato,
Con lunghi giorni, i tuoi più bei giorni,
Il tuo occhio è simpatico, il tuo cuore soave.
Se anche tu volessi volarmi via
Ben presto ti raggiungerei.
Che cosa può esser più forte
Dei tendini e delle catene di ferro,
Che stringon forte?
Così ci allaccia il nostro capo (l’amore)
E congiunge tutti i nostri pensieri.
La volontà del fanciullo è volontà dello zefiro,
I pensieri del giovane sono lunghi pensieri.
Se io li volessi tutti ascoltare,
Smarrirei la mia strada.
Io ho preso una determinazione e la voglio seguire,
Ben lo so, così io trovo dinanzi a me la strada migliore.
O Kulnasaz, piccolo renne, caro piccolo renne, siamo veloci,Corriamo, vogliamo essere qua e là,Le paludi sono ancora lontaneE abbiamo quasi finite le nostre canzoni.Vedi là, io ti amo, o Lago di Kaiga,Ti saluto, o buon Lago di Kalloa,Mi palpita già il cuorePensando al mio caro Lago Kaiga.Su, su, o caro piccolo renne,Vola, vola la tua corsa!Che presto saremo al nostro portoE ci rallegreremo del nostro lavoro.Tosto io vedrò i miei cari.Su, piccolo renne, vedi, vedi!Piccolo Kulnasaz, non li vedi giàLà che si bagnano!
O Kulnasaz, piccolo renne, caro piccolo renne, siamo veloci,Corriamo, vogliamo essere qua e là,Le paludi sono ancora lontaneE abbiamo quasi finite le nostre canzoni.
O Kulnasaz, piccolo renne, caro piccolo renne, siamo veloci,
Corriamo, vogliamo essere qua e là,
Le paludi sono ancora lontane
E abbiamo quasi finite le nostre canzoni.
Vedi là, io ti amo, o Lago di Kaiga,Ti saluto, o buon Lago di Kalloa,Mi palpita già il cuorePensando al mio caro Lago Kaiga.
Vedi là, io ti amo, o Lago di Kaiga,
Ti saluto, o buon Lago di Kalloa,
Mi palpita già il cuore
Pensando al mio caro Lago Kaiga.
Su, su, o caro piccolo renne,Vola, vola la tua corsa!Che presto saremo al nostro portoE ci rallegreremo del nostro lavoro.
Su, su, o caro piccolo renne,
Vola, vola la tua corsa!
Che presto saremo al nostro porto
E ci rallegreremo del nostro lavoro.
Tosto io vedrò i miei cari.Su, piccolo renne, vedi, vedi!Piccolo Kulnasaz, non li vedi giàLà che si bagnano!
Tosto io vedrò i miei cari.
Su, piccolo renne, vedi, vedi!
Piccolo Kulnasaz, non li vedi già
Là che si bagnano!
La femmina del renne, il piccolo renne, il renne da tiroVa errando per due, per tre strade,Bela in varii luoghi e nel giovane bosco.Dopochè egli è salito, si corica sulla cresta del monte.
La femmina del renne, il piccolo renne, il renne da tiroVa errando per due, per tre strade,Bela in varii luoghi e nel giovane bosco.Dopochè egli è salito, si corica sulla cresta del monte.
La femmina del renne, il piccolo renne, il renne da tiro
Va errando per due, per tre strade,
Bela in varii luoghi e nel giovane bosco.
Dopochè egli è salito, si corica sulla cresta del monte.
Cara formica, cara formica,Vieni, vieni, tira, tiraIl fanciullo nel lagoCon redini di capelli,Tira, tira.
Cara formica, cara formica,Vieni, vieni, tira, tiraIl fanciullo nel lagoCon redini di capelli,Tira, tira.
Cara formica, cara formica,
Vieni, vieni, tira, tira
Il fanciullo nel lago
Con redini di capelli,
Tira, tira.
In lappone suona così:
Korko graddnam, korko graddnam!Potheh, potheh — keseh, kesehManav jauraiVuobtalabtjijn!Vanah, vanah.
Korko graddnam, korko graddnam!Potheh, potheh — keseh, kesehManav jauraiVuobtalabtjijn!Vanah, vanah.
Korko graddnam, korko graddnam!
Potheh, potheh — keseh, keseh
Manav jaurai
Vuobtalabtjijn!
Vanah, vanah.
Vecchio del monte, vecchio del monte,Sorgi, sorgi!Già sono le foglie grandiCome orecchie di sorci.
Vecchio del monte, vecchio del monte,Sorgi, sorgi!Già sono le foglie grandiCome orecchie di sorci.
Vecchio del monte, vecchio del monte,
Sorgi, sorgi!
Già sono le foglie grandi
Come orecchie di sorci.
Quale è il ventoChe ti è più aggradevole?È forse il vento del sud, torbido e rugiadoso,O è il fresco vento che scende dai monti del nord?
Quale è il ventoChe ti è più aggradevole?È forse il vento del sud, torbido e rugiadoso,O è il fresco vento che scende dai monti del nord?
Quale è il vento
Che ti è più aggradevole?
È forse il vento del sud, torbido e rugiadoso,
O è il fresco vento che scende dai monti del nord?
La cavalletta domanda alla zanzara:— Che cosa fai tu durante l’estate?— Io canto; ma che cosa fai tu stessa— Io ballo.
La cavalletta domanda alla zanzara:— Che cosa fai tu durante l’estate?— Io canto; ma che cosa fai tu stessa— Io ballo.
La cavalletta domanda alla zanzara:
— Che cosa fai tu durante l’estate?
— Io canto; ma che cosa fai tu stessa
— Io ballo.
Possano vivere tutte le fanciulle,E morire tutti i giovani! (perchè uccidono gli scoiattoli).
Possano vivere tutte le fanciulle,E morire tutti i giovani! (perchè uccidono gli scoiattoli).
Possano vivere tutte le fanciulle,
E morire tutti i giovani! (perchè uccidono gli scoiattoli).
Il lupo, il lupoAttraverso nove boschi, colla coda tra le gambeCorre egli — ha, ha!
Il lupo, il lupoAttraverso nove boschi, colla coda tra le gambeCorre egli — ha, ha!
Il lupo, il lupo
Attraverso nove boschi, colla coda tra le gambe
Corre egli — ha, ha!
Con lamento io piango le mie renne sui monti,Invano io vo spiandole di qui nella fredda casa.Non mi è più concessoDi correre sopra un colle e di scenderne alla corsaNè di vedere le renne macchiate di bianco.Come posso io prosperareQuando io non mungo più le mie renne,E devo vivere del latte della vacca dalla lunga coda?Ebbene, se questa è la mia sorte, io mi devo pur rassegnareE non correr più sui monti dietro le renne.
Con lamento io piango le mie renne sui monti,Invano io vo spiandole di qui nella fredda casa.Non mi è più concessoDi correre sopra un colle e di scenderne alla corsaNè di vedere le renne macchiate di bianco.Come posso io prosperareQuando io non mungo più le mie renne,E devo vivere del latte della vacca dalla lunga coda?Ebbene, se questa è la mia sorte, io mi devo pur rassegnareE non correr più sui monti dietro le renne.
Con lamento io piango le mie renne sui monti,
Invano io vo spiandole di qui nella fredda casa.
Non mi è più concesso
Di correre sopra un colle e di scenderne alla corsa
Nè di vedere le renne macchiate di bianco.
Come posso io prosperare
Quando io non mungo più le mie renne,
E devo vivere del latte della vacca dalla lunga coda?
Ebbene, se questa è la mia sorte, io mi devo pur rassegnare
E non correr più sui monti dietro le renne.
Io affaticato lappone ed uomo erranteSul faticoso calle di questa terra,Devo pellegrinare per tutto il mondoE così passare il mio tempo.
Io affaticato lappone ed uomo erranteSul faticoso calle di questa terra,Devo pellegrinare per tutto il mondoE così passare il mio tempo.
Io affaticato lappone ed uomo errante
Sul faticoso calle di questa terra,
Devo pellegrinare per tutto il mondo
E così passare il mio tempo.
Triste è il mio cuore, sì, pesante è il mio cuore,Perchè mi hanno portato via la mia cara neve.Io sospiro al cielo, dove entrambi c’incontreremoSebbene il mondo mi trovi triste e miserabile.Io ho scelto una fanciulla, e me la tengo cara,Essa possiede il mio cuoricino, finchè avrò vita.Finchè rimanga caldo il mio sangue e mi duri la vitaIl mio cuore arde nella triste era fino all’ultimo istante.L’uccellino canta gioioso alla sua compagna,Ma quando la palla le rapisce il suo amico,Allora vede il suo cuore nella tristezza e nel cordoglio.Io ti ho dato una coppa piena d’amore,Ma il tempo e il mondo me l’hanno vuotata.Ora essa va circolando per tutta la terra,Ma alla fine giungerà nelle tue mani.Vi sono alcuni falsi amiciChe hanno lacerata la nostra amicizia.Essi ci avevano vintoE così avevano ucciso il nostro amore.
Triste è il mio cuore, sì, pesante è il mio cuore,Perchè mi hanno portato via la mia cara neve.Io sospiro al cielo, dove entrambi c’incontreremoSebbene il mondo mi trovi triste e miserabile.
Triste è il mio cuore, sì, pesante è il mio cuore,
Perchè mi hanno portato via la mia cara neve.
Io sospiro al cielo, dove entrambi c’incontreremo
Sebbene il mondo mi trovi triste e miserabile.
Io ho scelto una fanciulla, e me la tengo cara,Essa possiede il mio cuoricino, finchè avrò vita.Finchè rimanga caldo il mio sangue e mi duri la vitaIl mio cuore arde nella triste era fino all’ultimo istante.
Io ho scelto una fanciulla, e me la tengo cara,
Essa possiede il mio cuoricino, finchè avrò vita.
Finchè rimanga caldo il mio sangue e mi duri la vita
Il mio cuore arde nella triste era fino all’ultimo istante.
L’uccellino canta gioioso alla sua compagna,Ma quando la palla le rapisce il suo amico,Allora vede il suo cuore nella tristezza e nel cordoglio.
L’uccellino canta gioioso alla sua compagna,
Ma quando la palla le rapisce il suo amico,
Allora vede il suo cuore nella tristezza e nel cordoglio.
Io ti ho dato una coppa piena d’amore,Ma il tempo e il mondo me l’hanno vuotata.Ora essa va circolando per tutta la terra,Ma alla fine giungerà nelle tue mani.
Io ti ho dato una coppa piena d’amore,
Ma il tempo e il mondo me l’hanno vuotata.
Ora essa va circolando per tutta la terra,
Ma alla fine giungerà nelle tue mani.
Vi sono alcuni falsi amiciChe hanno lacerata la nostra amicizia.Essi ci avevano vintoE così avevano ucciso il nostro amore.
Vi sono alcuni falsi amici
Che hanno lacerata la nostra amicizia.
Essi ci avevano vinto
E così avevano ucciso il nostro amore.
Con tutta l’attenzione io sono andato cercando (in cerca dell’orso).Sia lodato il mio Dio,Che ci hai datoL’orso senza difetti (o generoso).Dopochè lo hanno preso, si canta:Quando abbiamo tagliate le membra dell’orso,Grida il capo, grida il capo.Lo possiamo noi vincere,Cacciare o sbranarlo?Lo sparviero (l’uccisore dell’orso) dàAlla fine due o tre colpi;Non muori tu, o mio caro piccolo vecchio?Andate in fretta, o uomini,A quel colle col bosco.Le vostre cinghie, le vostre corregge,Fermiamo colle catene la fanciulla (l’orsa)In modo ch’io possa di nuovo andare ai monti e alle foreste.
Con tutta l’attenzione io sono andato cercando (in cerca dell’orso).Sia lodato il mio Dio,Che ci hai datoL’orso senza difetti (o generoso).
Con tutta l’attenzione io sono andato cercando (in cerca dell’orso).
Sia lodato il mio Dio,
Che ci hai dato
L’orso senza difetti (o generoso).
Dopochè lo hanno preso, si canta:Quando abbiamo tagliate le membra dell’orso,Grida il capo, grida il capo.Lo possiamo noi vincere,Cacciare o sbranarlo?
Dopochè lo hanno preso, si canta:
Quando abbiamo tagliate le membra dell’orso,
Grida il capo, grida il capo.
Lo possiamo noi vincere,
Cacciare o sbranarlo?
Lo sparviero (l’uccisore dell’orso) dàAlla fine due o tre colpi;Non muori tu, o mio caro piccolo vecchio?Andate in fretta, o uomini,A quel colle col bosco.Le vostre cinghie, le vostre corregge,Fermiamo colle catene la fanciulla (l’orsa)In modo ch’io possa di nuovo andare ai monti e alle foreste.
Lo sparviero (l’uccisore dell’orso) dà
Alla fine due o tre colpi;
Non muori tu, o mio caro piccolo vecchio?
Andate in fretta, o uomini,
A quel colle col bosco.
Le vostre cinghie, le vostre corregge,
Fermiamo colle catene la fanciulla (l’orsa)
In modo ch’io possa di nuovo andare ai monti e alle foreste.
L’amante, che offre i doni:Sei tu pronta, o fanciulla, a prender questoCome un principio del nostro amore?I nostri genitori ci sono favorevoli.La fanciulla:Benvenuto! se il destino vuoleChe io debba seguir la tua stradaE aver cura dei tuoi armenti di renne.L’amante:Prendi dunque i miei doniCome pegno della nostra futura unioneSe così è decisoChe noi dobbiamo esser congiunti.La fanciulla:E se noi non ci riuniremoRiprendi colla stessa manoQuesti doni.L’amante:Vediamo ora, quanto tempoDurerà il nostro amore.Pensa bene, o fanciullina,Se tu mi potrai aiutareAd aver cura delle mie renne.La fanciulla (ai circostanti):Abbiate le mie grazie, o congiuntiDel giovane, anche questa volta!Quando io mi sarò decisaSarà di nuovo e per l’ultima volta(festeggeremo il matrimonio).
L’amante, che offre i doni:Sei tu pronta, o fanciulla, a prender questoCome un principio del nostro amore?I nostri genitori ci sono favorevoli.
L’amante, che offre i doni:
Sei tu pronta, o fanciulla, a prender questo
Come un principio del nostro amore?
I nostri genitori ci sono favorevoli.
La fanciulla:Benvenuto! se il destino vuoleChe io debba seguir la tua stradaE aver cura dei tuoi armenti di renne.
La fanciulla:
Benvenuto! se il destino vuole
Che io debba seguir la tua strada
E aver cura dei tuoi armenti di renne.
L’amante:Prendi dunque i miei doniCome pegno della nostra futura unioneSe così è decisoChe noi dobbiamo esser congiunti.
L’amante:
Prendi dunque i miei doni
Come pegno della nostra futura unione
Se così è deciso
Che noi dobbiamo esser congiunti.
La fanciulla:E se noi non ci riuniremoRiprendi colla stessa manoQuesti doni.
La fanciulla:
E se noi non ci riuniremo
Riprendi colla stessa mano
Questi doni.
L’amante:Vediamo ora, quanto tempoDurerà il nostro amore.Pensa bene, o fanciullina,Se tu mi potrai aiutareAd aver cura delle mie renne.
L’amante:
Vediamo ora, quanto tempo
Durerà il nostro amore.
Pensa bene, o fanciullina,
Se tu mi potrai aiutare
Ad aver cura delle mie renne.
La fanciulla (ai circostanti):Abbiate le mie grazie, o congiuntiDel giovane, anche questa volta!Quando io mi sarò decisaSarà di nuovo e per l’ultima volta(festeggeremo il matrimonio).
La fanciulla (ai circostanti):
Abbiate le mie grazie, o congiunti
Del giovane, anche questa volta!
Quando io mi sarò decisa
Sarà di nuovo e per l’ultima volta
(festeggeremo il matrimonio).
Un lappone pastore va da un lappone pescatore, di cui non aveva mai veduto gli ordigni. Egli dice:
Ha, ha, di quest’uomoIllegno-spauracchioè troppo lungoE quando è mosso, passa attraverso il camino della capanna,Mai ho veduto niente di simile.Povero sciocco,Esso è il legno che spaventa i pesci,Fa rumore e picchia attraverso la porta della rete.
Ha, ha, di quest’uomoIllegno-spauracchioè troppo lungoE quando è mosso, passa attraverso il camino della capanna,Mai ho veduto niente di simile.Povero sciocco,Esso è il legno che spaventa i pesci,Fa rumore e picchia attraverso la porta della rete.
Ha, ha, di quest’uomo
Illegno-spauracchioè troppo lungo
E quando è mosso, passa attraverso il camino della capanna,
Mai ho veduto niente di simile.
Povero sciocco,
Esso è il legno che spaventa i pesci,
Fa rumore e picchia attraverso la porta della rete.
Quante volte suona la campana della domenicaNei vostri paesi? —Tre volte.Quante volte cianciaIl povero predicatore nei vostri paesi? —Due volte.
Quante volte suona la campana della domenicaNei vostri paesi? —Tre volte.
Quante volte suona la campana della domenica
Nei vostri paesi? —
Tre volte.
Quante volte cianciaIl povero predicatore nei vostri paesi? —Due volte.
Quante volte ciancia
Il povero predicatore nei vostri paesi? —
Due volte.
Gente cattiva fa schiamazzoE va gridando con voce odiosa.Tacete qui nel nostro paese,Non dovete far molti passiSu queste travi.I vermi della terraPresto vi scaveranno i vostri luoghi (occhi?)E gli animali della foresta vi porteranno viaSe voi incominciateAd aprire la porta della nostra capanna.Lascia chiusa,O straniero, la porta.Noi siamo gli abitanti di questo paese,Voi siete abitanti di.....?Erranti verso......?Noi vi odiamo:Voi distruggete e scompigliateI nostri luoghi di cacciaE noi abbiamo poco bottinoPer cagion vostra.Voi altri avete molti bambini rapiti,Noi abbiamo molte abitazioni.Ora voglio io andare errante,Andate anche voiIn un altro luogo. Se voi veniteIn vicinanza di una comoda pietra,Mettetevi a dormire.Allora io vedròSe voi dormite,Come le pietre scivolano davanti a me,Come le renne corrono verso di me.Non movetevi primaChe queste pietreVi tocchinoE allora movetevi per vedere.Io ho già portato molte renneE ho legate loro solidamente le zampe.Esse non posson piùCorrer via dinanzi a voi.Prendete una grossa pietraE una bianca pietra.Vi si portano degli orsi,Uccidete questi.Noi abbiamo veduto un gran mucchio (di uomini)Ed ora ci si prendono ai nostri DeiI prodotti della natura, il denaro,L’oro e l’argento.Egli dà agli altri di queste cose,Noi lo abbiamo onorato (il Dio)E ciò non gli ha procurato alcun vantaggio.Noi raduniamoCorna di renne e ossa di orsi,Ed egli?Ora noi possiamoAndare in collera col nostro Dio,Dacchè egli ci disprezza:Noi portiamo via le corna.Noi lo abbiamo untoCol grasso d’orso,Col grasso di renna.Andiamo lontanoE cerchiamo un Dio buono,Finchè noi abbiamo trovato un Dio che ci dia caccia,Che noi possiamo servire,Che noi possiamo onorare.Là noi andremo ad abitare e ricercheremoUna pietra (per il nostro Dio),Là restiamo noi un istanteE dormiamo per vedereCome sia fatto quel luogo,Se là noi possiamoInnalzare un Dio.Lasciateci dormire un istante;E se essi di nuovo si avvicinassero a noiNoi prenderemo pietre nelle mani,Noi tireremo coll’arco buono,Noi tireremo colle freccie di osso,Ciascun di noi con quanta fretta può,E così noi ci guadagneremo un luogo di caccia.
Gente cattiva fa schiamazzoE va gridando con voce odiosa.Tacete qui nel nostro paese,Non dovete far molti passiSu queste travi.I vermi della terraPresto vi scaveranno i vostri luoghi (occhi?)E gli animali della foresta vi porteranno viaSe voi incominciateAd aprire la porta della nostra capanna.Lascia chiusa,O straniero, la porta.Noi siamo gli abitanti di questo paese,Voi siete abitanti di.....?Erranti verso......?Noi vi odiamo:Voi distruggete e scompigliateI nostri luoghi di cacciaE noi abbiamo poco bottinoPer cagion vostra.Voi altri avete molti bambini rapiti,Noi abbiamo molte abitazioni.Ora voglio io andare errante,Andate anche voiIn un altro luogo. Se voi veniteIn vicinanza di una comoda pietra,Mettetevi a dormire.Allora io vedròSe voi dormite,Come le pietre scivolano davanti a me,Come le renne corrono verso di me.Non movetevi primaChe queste pietreVi tocchinoE allora movetevi per vedere.Io ho già portato molte renneE ho legate loro solidamente le zampe.Esse non posson piùCorrer via dinanzi a voi.Prendete una grossa pietraE una bianca pietra.Vi si portano degli orsi,Uccidete questi.
Gente cattiva fa schiamazzo
E va gridando con voce odiosa.
Tacete qui nel nostro paese,
Non dovete far molti passi
Su queste travi.
I vermi della terra
Presto vi scaveranno i vostri luoghi (occhi?)
E gli animali della foresta vi porteranno via
Se voi incominciate
Ad aprire la porta della nostra capanna.
Lascia chiusa,
O straniero, la porta.
Noi siamo gli abitanti di questo paese,
Voi siete abitanti di.....?
Erranti verso......?
Noi vi odiamo:
Voi distruggete e scompigliate
I nostri luoghi di caccia
E noi abbiamo poco bottino
Per cagion vostra.
Voi altri avete molti bambini rapiti,
Noi abbiamo molte abitazioni.
Ora voglio io andare errante,
Andate anche voi
In un altro luogo. Se voi venite
In vicinanza di una comoda pietra,
Mettetevi a dormire.
Allora io vedrò
Se voi dormite,
Come le pietre scivolano davanti a me,
Come le renne corrono verso di me.
Non movetevi prima
Che queste pietre
Vi tocchino
E allora movetevi per vedere.
Io ho già portato molte renne
E ho legate loro solidamente le zampe.
Esse non posson più
Correr via dinanzi a voi.
Prendete una grossa pietra
E una bianca pietra.
Vi si portano degli orsi,
Uccidete questi.
Noi abbiamo veduto un gran mucchio (di uomini)Ed ora ci si prendono ai nostri DeiI prodotti della natura, il denaro,L’oro e l’argento.Egli dà agli altri di queste cose,Noi lo abbiamo onorato (il Dio)E ciò non gli ha procurato alcun vantaggio.Noi raduniamoCorna di renne e ossa di orsi,Ed egli?Ora noi possiamoAndare in collera col nostro Dio,Dacchè egli ci disprezza:Noi portiamo via le corna.Noi lo abbiamo untoCol grasso d’orso,Col grasso di renna.
Noi abbiamo veduto un gran mucchio (di uomini)
Ed ora ci si prendono ai nostri Dei
I prodotti della natura, il denaro,
L’oro e l’argento.
Egli dà agli altri di queste cose,
Noi lo abbiamo onorato (il Dio)
E ciò non gli ha procurato alcun vantaggio.
Noi raduniamo
Corna di renne e ossa di orsi,
Ed egli?
Ora noi possiamo
Andare in collera col nostro Dio,
Dacchè egli ci disprezza:
Noi portiamo via le corna.
Noi lo abbiamo unto
Col grasso d’orso,
Col grasso di renna.
Andiamo lontanoE cerchiamo un Dio buono,Finchè noi abbiamo trovato un Dio che ci dia caccia,Che noi possiamo servire,Che noi possiamo onorare.Là noi andremo ad abitare e ricercheremoUna pietra (per il nostro Dio),Là restiamo noi un istanteE dormiamo per vedereCome sia fatto quel luogo,Se là noi possiamoInnalzare un Dio.Lasciateci dormire un istante;E se essi di nuovo si avvicinassero a noiNoi prenderemo pietre nelle mani,Noi tireremo coll’arco buono,Noi tireremo colle freccie di osso,Ciascun di noi con quanta fretta può,E così noi ci guadagneremo un luogo di caccia.
Andiamo lontano
E cerchiamo un Dio buono,
Finchè noi abbiamo trovato un Dio che ci dia caccia,
Che noi possiamo servire,
Che noi possiamo onorare.
Là noi andremo ad abitare e ricercheremo
Una pietra (per il nostro Dio),
Là restiamo noi un istante
E dormiamo per vedere
Come sia fatto quel luogo,
Se là noi possiamo
Innalzare un Dio.
Lasciateci dormire un istante;
E se essi di nuovo si avvicinassero a noi
Noi prenderemo pietre nelle mani,
Noi tireremo coll’arco buono,
Noi tireremo colle freccie di osso,
Ciascun di noi con quanta fretta può,
E così noi ci guadagneremo un luogo di caccia.
I tre canti seguenti furono raccolti da Fellmann durante il suo soggiorno a Utsjoki dal 1819 al 1833.
Il rombo nuotaLungo il fondo del mare;È un pesce preziosoGrande e potente.Quando esso prende l’amoAppena puòUn uomo robustoTirarlo nella barca.
Il rombo nuotaLungo il fondo del mare;È un pesce preziosoGrande e potente.Quando esso prende l’amoAppena puòUn uomo robustoTirarlo nella barca.
Il rombo nuota
Lungo il fondo del mare;
È un pesce prezioso
Grande e potente.
Quando esso prende l’amo
Appena può
Un uomo robusto
Tirarlo nella barca.
Il salmone nuotaLungo il fondo dell’acqua,Il potente pesce,Il prezioso pesce,Che si porta innanziAnche se il fiumePenetrasse attraverso la terra.Così egli si porta sempreAlla punta (sorgente) del fiume;Egli diventa così neroE si cambia per modoChe mai più.Egli mangiaNon una sola volta colla più grande fame.Egli ritornaIn giù per la correnteDonde egli è partito,Nell’ampio mareDove sono molti salmoni,E di nuovo divieneCosì biancoCome era stato innanzi.Quando egli allora esce dal mare,Quando egli incomincia a mangiar le aringhe,Diventa grasso di nuovo,E appunto cosìCome era stato prima.
Il salmone nuotaLungo il fondo dell’acqua,Il potente pesce,Il prezioso pesce,Che si porta innanziAnche se il fiumePenetrasse attraverso la terra.Così egli si porta sempreAlla punta (sorgente) del fiume;Egli diventa così neroE si cambia per modoChe mai più.Egli mangiaNon una sola volta colla più grande fame.Egli ritornaIn giù per la correnteDonde egli è partito,Nell’ampio mareDove sono molti salmoni,E di nuovo divieneCosì biancoCome era stato innanzi.Quando egli allora esce dal mare,Quando egli incomincia a mangiar le aringhe,Diventa grasso di nuovo,E appunto cosìCome era stato prima.
Il salmone nuota
Lungo il fondo dell’acqua,
Il potente pesce,
Il prezioso pesce,
Che si porta innanzi
Anche se il fiume
Penetrasse attraverso la terra.
Così egli si porta sempre
Alla punta (sorgente) del fiume;
Egli diventa così nero
E si cambia per modo
Che mai più.
Egli mangia
Non una sola volta colla più grande fame.
Egli ritorna
In giù per la corrente
Donde egli è partito,
Nell’ampio mare
Dove sono molti salmoni,
E di nuovo diviene
Così bianco
Come era stato innanzi.
Quando egli allora esce dal mare,
Quando egli incomincia a mangiar le aringhe,
Diventa grasso di nuovo,
E appunto così
Come era stato prima.
Quando il lupo è satollo, egli canta: voi voi, la la,Lu lu, fam fam, huo huo.Quando egli si pasce di carne di renna, grida egli:Huo huo, vuva vuva.Digiuno di nuovo, incomincia a cantare:Vuoa vuoa.E quando ha finito, incomincia a correreLungo i boschi.La volpe segue le orme del lupoE mangia ciò che trova.E incomincia a cantare:Uva uva.Questa è la sua melodia,Quando ha mangiato abbastanza;Questo è il suo ringraziamento,Quando ha riempito lo stomacoColl’aiuto del suo sacro fratello.Anche la volpe polare segueIn simile maniera le orme del lupo,Essa è molto sciocca.La volpe polare ha piccoli occhiE larga bocca, mangia anch’essa come l’altra.Poi corre viaE si pone a dormire.La punta della sua coda è neraE puzza orribilmente.Anche il falco è un nemico,Che sparge le penne del francolino,Lo afferra e lo uccide,Mangia e incomincia poi a volareGridando: Pir pir.Il gufo è un nemicoDei piccoli animali;Fra le fessure delle rupi grida:Tsir, tsir, tsir.Sono i lemmingQuelli che il gufo afferra sulla terra.Li appende ai rami della betulaE grida dalla cimaIl gufo dagli occhi rotondi.Anche l’aquila è un nemico,Che porta via le giovani renne, gli agnelli e le lepriEd anche i piccini degli uccelli acquatici,E vola anch’essa gridando:Harm harm harm.Anche il ghiottone è un animaleChe segue le traccie del lupo,Manda un cattivo odore ed è nero.Quando ha trovato una carognaSe ne riempie lo stomaco e va a spassoCome un gelato norvegiano.Poi dà del vento e incomincia a gridare:Irru irru.
Quando il lupo è satollo, egli canta: voi voi, la la,Lu lu, fam fam, huo huo.Quando egli si pasce di carne di renna, grida egli:Huo huo, vuva vuva.Digiuno di nuovo, incomincia a cantare:Vuoa vuoa.E quando ha finito, incomincia a correreLungo i boschi.La volpe segue le orme del lupoE mangia ciò che trova.E incomincia a cantare:Uva uva.Questa è la sua melodia,Quando ha mangiato abbastanza;Questo è il suo ringraziamento,Quando ha riempito lo stomacoColl’aiuto del suo sacro fratello.
Quando il lupo è satollo, egli canta: voi voi, la la,
Lu lu, fam fam, huo huo.
Quando egli si pasce di carne di renna, grida egli:
Huo huo, vuva vuva.
Digiuno di nuovo, incomincia a cantare:
Vuoa vuoa.
E quando ha finito, incomincia a correre
Lungo i boschi.
La volpe segue le orme del lupo
E mangia ciò che trova.
E incomincia a cantare:
Uva uva.
Questa è la sua melodia,
Quando ha mangiato abbastanza;
Questo è il suo ringraziamento,
Quando ha riempito lo stomaco
Coll’aiuto del suo sacro fratello.
Anche la volpe polare segueIn simile maniera le orme del lupo,Essa è molto sciocca.La volpe polare ha piccoli occhiE larga bocca, mangia anch’essa come l’altra.Poi corre viaE si pone a dormire.La punta della sua coda è neraE puzza orribilmente.
Anche la volpe polare segue
In simile maniera le orme del lupo,
Essa è molto sciocca.
La volpe polare ha piccoli occhi
E larga bocca, mangia anch’essa come l’altra.
Poi corre via
E si pone a dormire.
La punta della sua coda è nera
E puzza orribilmente.
Anche il falco è un nemico,Che sparge le penne del francolino,Lo afferra e lo uccide,Mangia e incomincia poi a volareGridando: Pir pir.
Anche il falco è un nemico,
Che sparge le penne del francolino,
Lo afferra e lo uccide,
Mangia e incomincia poi a volare
Gridando: Pir pir.
Il gufo è un nemicoDei piccoli animali;Fra le fessure delle rupi grida:Tsir, tsir, tsir.Sono i lemmingQuelli che il gufo afferra sulla terra.Li appende ai rami della betulaE grida dalla cimaIl gufo dagli occhi rotondi.
Il gufo è un nemico
Dei piccoli animali;
Fra le fessure delle rupi grida:
Tsir, tsir, tsir.
Sono i lemming
Quelli che il gufo afferra sulla terra.
Li appende ai rami della betula
E grida dalla cima
Il gufo dagli occhi rotondi.
Anche l’aquila è un nemico,Che porta via le giovani renne, gli agnelli e le lepriEd anche i piccini degli uccelli acquatici,E vola anch’essa gridando:Harm harm harm.
Anche l’aquila è un nemico,
Che porta via le giovani renne, gli agnelli e le lepri
Ed anche i piccini degli uccelli acquatici,
E vola anch’essa gridando:
Harm harm harm.
Anche il ghiottone è un animaleChe segue le traccie del lupo,Manda un cattivo odore ed è nero.Quando ha trovato una carognaSe ne riempie lo stomaco e va a spassoCome un gelato norvegiano.Poi dà del vento e incomincia a gridare:Irru irru.
Anche il ghiottone è un animale
Che segue le traccie del lupo,
Manda un cattivo odore ed è nero.
Quando ha trovato una carogna
Se ne riempie lo stomaco e va a spasso
Come un gelato norvegiano.
Poi dà del vento e incomincia a gridare:
Irru irru.
Avanti tu vai pellegrinando,Ma i tuoi pensieri si volgono addietro:Dove è rimasta,Dove è rimastaLa mia sposa?Lontana se n’è andatoIl mio cuore ardente!
Avanti tu vai pellegrinando,Ma i tuoi pensieri si volgono addietro:Dove è rimasta,Dove è rimastaLa mia sposa?Lontana se n’è andatoIl mio cuore ardente!
Avanti tu vai pellegrinando,
Ma i tuoi pensieri si volgono addietro:
Dove è rimasta,
Dove è rimasta
La mia sposa?
Lontana se n’è andato
Il mio cuore ardente!
Torajas, il grande mago,Torajas, il celebre mago,Che rapì dal nostro paese il bottinoE ci lasciò la fame,Per cui noi non mangiamo piùE non abbiamo più alcuna preda (di caccia e di pesca)Egli ci prese tutto il nostro bottinoE se lo portò al paese di Kitteli[31].Ora noi non prendiam più pesci nell’acqua,Non più renne nei boschi,Nessuna preda mai più:Poichè vuote sono le alture del monte,Vuoti i boschiE vuote anche le acque.L’uomo cattivo portòLa fame nella nostra bocca,E fu così perverso,Che tutte le nostre predePortò via dal nostro paese.Non è ancor nato l’uomo,Nato nella nostra terra,Che le prede di nuovoPorti al nostro paese? —Ma ecco che già le porta,Il Dio ci riporta la predaNelle acque e nei boschi.Grazie sien date al protettore della terra,Grazie al fondatore della terra,Grazie allo spirito protettoreMolte migliaia di volte,Perchè Dio ci ha fatto grazia di nuovo,E ci ha riportato la preda.Onore e grazie insigniA te, o sovrano Iddio,Tu, che nell’acqua e sulla terraRiportasti la preda,Benchè l’uomo malvagioPortasse via la predaIl Dio sovrano la riportòDi nuovo a noi.Al buon Dio sieno grazieMolte migliaia di volte,A colui che portò la preda.Il cattivo uomo fu coluiChe dalle acque, che dalla terraCi rapì la preda.Torajas, il cattivo, il disutile uomo,Che il bottino portò via dal nostro paeseE ci portò la fame.Torajas, l’uomo famosoCi portò la fame.Egli mi picchiò mortalmenteE sperò ch’io fossi morto.Ma io non moriiE sono ancora in vita,Io non morii,Ma vivo ancora,In Dio io vivo ancora.In Dio è la mia vita,In Dio io dimoroBenchè l’uomo malvagio sperasseChe io fossi morto.Egli mi lanciò nell’acqua,Egli mi gettò nel fiume.Il luccio mi trovò,Ma io mi posi sotto il suo fegato.Il luccio mi prese in sua custodia,Egli mi pose sotto il suo fegato,Dove ci rimasi per un anno.Dopo però poseL’uomo malvagio le sue reti nell’acqua,Egli mi preseEd io potei abitare una casaE in quella casa vissi tre anni.Dopo di ciò io andai a.....?Io venni a.....?Quando io giunsi a casaL’uomo malvagio mi uccise.Egli fece una cassaE mi pose dentroEd io rimasiTre anni nella cassa.S’incominciò alloraA condurmi al cimitero.E tutti vennero,Anche il prete era presente,Io però parlai: — Non portatemi là,Io non sono morto ancoraBenchè mi abbiano desiderato la morte. —E tutta la gente disse,Così come il prete:— Perchè un uomo vivoÈ stato messo nella bara? —Io risposi: — Non sono morto,Benchè mi abbian augurata la morte.L’uomo malvagio si rallegròChe io fossi morto,Ma benchè egli sperasseCh’io fossi morto,Io non lo sonoEd io vivo ancora,Ancora, ancora.Ah, se mio figlio venisse qui,Io non posso qui rimanere! —E il figlio venne subito,Venne volando come un gallo di montagna.Altri sarebbero venutiE avrebbero cotto mio figlio come un gallo di montagna,Ma egli disse:— Se io come un.....? fossi cottoIo non sarei morto. —E il padre si adirò assai,Ma il figlio si trasformò in un altro uomo.Il padre (propriamente il vecchio) disse:Mio figlio, perchè vieni tuIn questa figura a me? —Il figlio replicò:— Se tu sei in collera,Quando io ti ho irritato,Io me ne ritornoVolando per la mia strada. —Egli incominciò a volar via,Ma il padre volò subitoDietro a lui in forma di un’anitra.Riportò il suo figlio indietro,E allora sedettero entrambi sulla terra.
Torajas, il grande mago,Torajas, il celebre mago,Che rapì dal nostro paese il bottinoE ci lasciò la fame,Per cui noi non mangiamo piùE non abbiamo più alcuna preda (di caccia e di pesca)Egli ci prese tutto il nostro bottinoE se lo portò al paese di Kitteli[31].Ora noi non prendiam più pesci nell’acqua,Non più renne nei boschi,Nessuna preda mai più:Poichè vuote sono le alture del monte,Vuoti i boschiE vuote anche le acque.L’uomo cattivo portòLa fame nella nostra bocca,E fu così perverso,Che tutte le nostre predePortò via dal nostro paese.
Torajas, il grande mago,
Torajas, il celebre mago,
Che rapì dal nostro paese il bottino
E ci lasciò la fame,
Per cui noi non mangiamo più
E non abbiamo più alcuna preda (di caccia e di pesca)
Egli ci prese tutto il nostro bottino
E se lo portò al paese di Kitteli[31].
Ora noi non prendiam più pesci nell’acqua,
Non più renne nei boschi,
Nessuna preda mai più:
Poichè vuote sono le alture del monte,
Vuoti i boschi
E vuote anche le acque.
L’uomo cattivo portò
La fame nella nostra bocca,
E fu così perverso,
Che tutte le nostre prede
Portò via dal nostro paese.
Non è ancor nato l’uomo,Nato nella nostra terra,Che le prede di nuovoPorti al nostro paese? —Ma ecco che già le porta,Il Dio ci riporta la predaNelle acque e nei boschi.Grazie sien date al protettore della terra,Grazie al fondatore della terra,Grazie allo spirito protettoreMolte migliaia di volte,Perchè Dio ci ha fatto grazia di nuovo,E ci ha riportato la preda.Onore e grazie insigniA te, o sovrano Iddio,Tu, che nell’acqua e sulla terraRiportasti la preda,Benchè l’uomo malvagioPortasse via la predaIl Dio sovrano la riportòDi nuovo a noi.Al buon Dio sieno grazieMolte migliaia di volte,A colui che portò la preda.Il cattivo uomo fu coluiChe dalle acque, che dalla terraCi rapì la preda.Torajas, il cattivo, il disutile uomo,Che il bottino portò via dal nostro paeseE ci portò la fame.Torajas, l’uomo famosoCi portò la fame.Egli mi picchiò mortalmenteE sperò ch’io fossi morto.Ma io non moriiE sono ancora in vita,Io non morii,Ma vivo ancora,In Dio io vivo ancora.In Dio è la mia vita,In Dio io dimoroBenchè l’uomo malvagio sperasseChe io fossi morto.Egli mi lanciò nell’acqua,Egli mi gettò nel fiume.Il luccio mi trovò,Ma io mi posi sotto il suo fegato.Il luccio mi prese in sua custodia,Egli mi pose sotto il suo fegato,Dove ci rimasi per un anno.Dopo però poseL’uomo malvagio le sue reti nell’acqua,Egli mi preseEd io potei abitare una casaE in quella casa vissi tre anni.Dopo di ciò io andai a.....?Io venni a.....?Quando io giunsi a casaL’uomo malvagio mi uccise.Egli fece una cassaE mi pose dentroEd io rimasiTre anni nella cassa.S’incominciò alloraA condurmi al cimitero.E tutti vennero,Anche il prete era presente,Io però parlai: — Non portatemi là,Io non sono morto ancoraBenchè mi abbiano desiderato la morte. —E tutta la gente disse,Così come il prete:— Perchè un uomo vivoÈ stato messo nella bara? —Io risposi: — Non sono morto,Benchè mi abbian augurata la morte.L’uomo malvagio si rallegròChe io fossi morto,Ma benchè egli sperasseCh’io fossi morto,Io non lo sonoEd io vivo ancora,Ancora, ancora.
Non è ancor nato l’uomo,
Nato nella nostra terra,
Che le prede di nuovo
Porti al nostro paese? —
Ma ecco che già le porta,
Il Dio ci riporta la preda
Nelle acque e nei boschi.
Grazie sien date al protettore della terra,
Grazie al fondatore della terra,
Grazie allo spirito protettore
Molte migliaia di volte,
Perchè Dio ci ha fatto grazia di nuovo,
E ci ha riportato la preda.
Onore e grazie insigni
A te, o sovrano Iddio,
Tu, che nell’acqua e sulla terra
Riportasti la preda,
Benchè l’uomo malvagio
Portasse via la preda
Il Dio sovrano la riportò
Di nuovo a noi.
Al buon Dio sieno grazie
Molte migliaia di volte,
A colui che portò la preda.
Il cattivo uomo fu colui
Che dalle acque, che dalla terra
Ci rapì la preda.
Torajas, il cattivo, il disutile uomo,
Che il bottino portò via dal nostro paese
E ci portò la fame.
Torajas, l’uomo famoso
Ci portò la fame.
Egli mi picchiò mortalmente
E sperò ch’io fossi morto.
Ma io non morii
E sono ancora in vita,
Io non morii,
Ma vivo ancora,
In Dio io vivo ancora.
In Dio è la mia vita,
In Dio io dimoro
Benchè l’uomo malvagio sperasse
Che io fossi morto.
Egli mi lanciò nell’acqua,
Egli mi gettò nel fiume.
Il luccio mi trovò,
Ma io mi posi sotto il suo fegato.
Il luccio mi prese in sua custodia,
Egli mi pose sotto il suo fegato,
Dove ci rimasi per un anno.
Dopo però pose
L’uomo malvagio le sue reti nell’acqua,
Egli mi prese
Ed io potei abitare una casa
E in quella casa vissi tre anni.
Dopo di ciò io andai a.....?
Io venni a.....?
Quando io giunsi a casa
L’uomo malvagio mi uccise.
Egli fece una cassa
E mi pose dentro
Ed io rimasi
Tre anni nella cassa.
S’incominciò allora
A condurmi al cimitero.
E tutti vennero,
Anche il prete era presente,
Io però parlai: — Non portatemi là,
Io non sono morto ancora
Benchè mi abbiano desiderato la morte. —
E tutta la gente disse,
Così come il prete:
— Perchè un uomo vivo
È stato messo nella bara? —
Io risposi: — Non sono morto,
Benchè mi abbian augurata la morte.
L’uomo malvagio si rallegrò
Che io fossi morto,
Ma benchè egli sperasse
Ch’io fossi morto,
Io non lo sono
Ed io vivo ancora,
Ancora, ancora.
Ah, se mio figlio venisse qui,Io non posso qui rimanere! —E il figlio venne subito,Venne volando come un gallo di montagna.Altri sarebbero venutiE avrebbero cotto mio figlio come un gallo di montagna,Ma egli disse:— Se io come un.....? fossi cottoIo non sarei morto. —E il padre si adirò assai,Ma il figlio si trasformò in un altro uomo.Il padre (propriamente il vecchio) disse:Mio figlio, perchè vieni tuIn questa figura a me? —Il figlio replicò:— Se tu sei in collera,Quando io ti ho irritato,Io me ne ritornoVolando per la mia strada. —Egli incominciò a volar via,Ma il padre volò subitoDietro a lui in forma di un’anitra.Riportò il suo figlio indietro,E allora sedettero entrambi sulla terra.
Ah, se mio figlio venisse qui,
Io non posso qui rimanere! —
E il figlio venne subito,
Venne volando come un gallo di montagna.
Altri sarebbero venuti
E avrebbero cotto mio figlio come un gallo di montagna,
Ma egli disse:
— Se io come un.....? fossi cotto
Io non sarei morto. —
E il padre si adirò assai,
Ma il figlio si trasformò in un altro uomo.
Il padre (propriamente il vecchio) disse:
Mio figlio, perchè vieni tu
In questa figura a me? —
Il figlio replicò:
— Se tu sei in collera,
Quando io ti ho irritato,
Io me ne ritorno
Volando per la mia strada. —
Egli incominciò a volar via,
Ma il padre volò subito
Dietro a lui in forma di un’anitra.
Riportò il suo figlio indietro,
E allora sedettero entrambi sulla terra.
Il padre:
Non venirmi innanzi in figura d’uccello.
Non venirmi innanzi in figura d’uccello.
Non venirmi innanzi in figura d’uccello.
Il figlio:
Io non sapeva, mio padre,Che tu mi avresti fatto cuocere. —E mentre essi così se la discorrevano fra di loro,Si diedero a leticareE ne nacque una discordia.Mentre essi così disputavanoIl figlio si pose sopra un ramo d’alberoE di là parlò così:— Tu ti sei dunque adirato con me, o padre?Dacchè tu sei tanto in collera con me,Io non ritorno più a te,Davvero, io non ritorno più a te.
Io non sapeva, mio padre,Che tu mi avresti fatto cuocere. —E mentre essi così se la discorrevano fra di loro,Si diedero a leticareE ne nacque una discordia.Mentre essi così disputavanoIl figlio si pose sopra un ramo d’alberoE di là parlò così:— Tu ti sei dunque adirato con me, o padre?Dacchè tu sei tanto in collera con me,Io non ritorno più a te,Davvero, io non ritorno più a te.
Io non sapeva, mio padre,
Che tu mi avresti fatto cuocere. —
E mentre essi così se la discorrevano fra di loro,
Si diedero a leticare
E ne nacque una discordia.
Mentre essi così disputavano
Il figlio si pose sopra un ramo d’albero
E di là parlò così:
— Tu ti sei dunque adirato con me, o padre?
Dacchè tu sei tanto in collera con me,
Io non ritorno più a te,
Davvero, io non ritorno più a te.
Il padre:
Chi occuperà il tuo posto,Mio figlio, se te ne vai?
Chi occuperà il tuo posto,Mio figlio, se te ne vai?
Chi occuperà il tuo posto,
Mio figlio, se te ne vai?
Il figlio:
Si occupi o no il mio posto,Io non ritorno più,Giammai,Giammai in questo mondoRitornerò io a te.E così volò via il famoso figlio del magoE se n’andò,E il padre rimase solo.Perciò egli si adirò contro l’altro uomo,E l’uomo malvagioPortò via tutte le prede,Per cui noi non abbiamo più pesci nell’acqua,Non più renne nei boschi,Nessuna preda di sorta alcuna.
Si occupi o no il mio posto,Io non ritorno più,Giammai,Giammai in questo mondoRitornerò io a te.
Si occupi o no il mio posto,
Io non ritorno più,
Giammai,
Giammai in questo mondo
Ritornerò io a te.
E così volò via il famoso figlio del magoE se n’andò,E il padre rimase solo.Perciò egli si adirò contro l’altro uomo,E l’uomo malvagioPortò via tutte le prede,Per cui noi non abbiamo più pesci nell’acqua,Non più renne nei boschi,Nessuna preda di sorta alcuna.
E così volò via il famoso figlio del mago
E se n’andò,
E il padre rimase solo.
Perciò egli si adirò contro l’altro uomo,
E l’uomo malvagio
Portò via tutte le prede,
Per cui noi non abbiamo più pesci nell’acqua,
Non più renne nei boschi,
Nessuna preda di sorta alcuna.
Il Donner nel darci il canto seguente, dice di aver omesso 160 versi, che avevano poco interesse. È una contesa fra alcuni coloni, che vogliono occupare un paese e l’antico possessore che è un mago. Le idee pagane vi dominano come nel canto precedente. Per essere un vero mago, bisogna innanzi tutto aver la forza di potersi trasformare in un animale.
Il ladro:Il mio Dio ora se ne è andato pellegrinando,Io ho preso i frutti della terra,Io ho raccolto l’erba e i frutti,Io mi son preso legno e pietre;Io non ho preso cosa alcuna che ad altri appartenga,Io ho preso solo sempre dei frutti della terra.Eppure un uomo venne a meE disse che io sono un ladro.Il mago:Tu non conosci i costumi del paese,Tu non sai che io son qui.Guarda le erbe e fa attenzione,Guarda i segni sugli alberi,Guarda anche l’erba in un’altra maniera.Il ladro:Qual uomo singolare sei tu,Non sei tu come gli altri uomini?O sei tu un Dio,Hai tu creato l’erba,Hai tu fatto gli alberi?Non sei tu polvere della terra?Tu strisci qual verme com’io faccio.L’erba non è tua,Le piante, le pietre non son nostre.Sii padrone delle cose tue.Buono è ciò che è buono,Ed io so ciò che tu seiSulla terra, o nero mago.Rimani dunque sulla tua proprietà,Tienti l’erba, che tu hai piantato.
Il ladro:
Il ladro:
Il mio Dio ora se ne è andato pellegrinando,Io ho preso i frutti della terra,Io ho raccolto l’erba e i frutti,Io mi son preso legno e pietre;Io non ho preso cosa alcuna che ad altri appartenga,Io ho preso solo sempre dei frutti della terra.Eppure un uomo venne a meE disse che io sono un ladro.
Il mio Dio ora se ne è andato pellegrinando,
Io ho preso i frutti della terra,
Io ho raccolto l’erba e i frutti,
Io mi son preso legno e pietre;
Io non ho preso cosa alcuna che ad altri appartenga,
Io ho preso solo sempre dei frutti della terra.
Eppure un uomo venne a me
E disse che io sono un ladro.
Il mago:
Il mago:
Tu non conosci i costumi del paese,Tu non sai che io son qui.Guarda le erbe e fa attenzione,Guarda i segni sugli alberi,Guarda anche l’erba in un’altra maniera.
Tu non conosci i costumi del paese,
Tu non sai che io son qui.
Guarda le erbe e fa attenzione,
Guarda i segni sugli alberi,
Guarda anche l’erba in un’altra maniera.
Il ladro:
Il ladro:
Qual uomo singolare sei tu,Non sei tu come gli altri uomini?O sei tu un Dio,Hai tu creato l’erba,Hai tu fatto gli alberi?Non sei tu polvere della terra?Tu strisci qual verme com’io faccio.L’erba non è tua,Le piante, le pietre non son nostre.Sii padrone delle cose tue.Buono è ciò che è buono,Ed io so ciò che tu seiSulla terra, o nero mago.Rimani dunque sulla tua proprietà,Tienti l’erba, che tu hai piantato.
Qual uomo singolare sei tu,
Non sei tu come gli altri uomini?
O sei tu un Dio,
Hai tu creato l’erba,
Hai tu fatto gli alberi?
Non sei tu polvere della terra?
Tu strisci qual verme com’io faccio.
L’erba non è tua,
Le piante, le pietre non son nostre.
Sii padrone delle cose tue.
Buono è ciò che è buono,
Ed io so ciò che tu sei
Sulla terra, o nero mago.
Rimani dunque sulla tua proprietà,
Tienti l’erba, che tu hai piantato.
Qui il mago manifesta il desiderio di rimanere tranquillo sulla sua terra e fa delle minaccie, dicendo di essere un mago, a cui ubbidiscono anche le malattie. Il ladro allora gli tiene un lungo discorso, nel quale gli dice fra le altre cose:O povero mago, rendi i deboli debolissimi, ma non me. In figura di uno scoiattolo, io posso correre su e giù per gli alberi e tu non mi puoi ammazzare. Io faccio cadere un albero sopra di te e tu rimani preso, o mago; mentre io, che sono il ladro, divento padrone dell’erba e delle piante. Povero uomo, non farti un Dio sulla terra; nei nostri canti tunon figuri che come un falso Dio. Tu mi tieni per un ladro; ebbene il ladro ti cambierà in fumo(?).Allora il canto continua:
Il ladro e il mago lottano,Essi sen vannoPer fiumi e per laghi,Essi si arrampicano sugli alberi o sulle roccie.I vecchi hanno cantatoI fatti singolari del mago.Il tempo viene, il tempo passa,I maghi sono seduttori,Essi allacciano insieme ricchi battezzati?Colle loro cattive azioni molestano,Nel tempo opportuno tacciono;Nel tempo di discorrere l’uno dice:Vieni anche tu vicino.L’altro se ne va, ritorna,Ma non può far nulla,Vien deriso come un prigioniero,Le sue dita sono diritte, immobili.
Il ladro e il mago lottano,Essi sen vannoPer fiumi e per laghi,Essi si arrampicano sugli alberi o sulle roccie.I vecchi hanno cantatoI fatti singolari del mago.Il tempo viene, il tempo passa,I maghi sono seduttori,Essi allacciano insieme ricchi battezzati?Colle loro cattive azioni molestano,Nel tempo opportuno tacciono;Nel tempo di discorrere l’uno dice:Vieni anche tu vicino.L’altro se ne va, ritorna,Ma non può far nulla,Vien deriso come un prigioniero,Le sue dita sono diritte, immobili.
Il ladro e il mago lottano,
Essi sen vanno
Per fiumi e per laghi,
Essi si arrampicano sugli alberi o sulle roccie.
I vecchi hanno cantato
I fatti singolari del mago.
Il tempo viene, il tempo passa,
I maghi sono seduttori,
Essi allacciano insieme ricchi battezzati?
Colle loro cattive azioni molestano,
Nel tempo opportuno tacciono;
Nel tempo di discorrere l’uno dice:
Vieni anche tu vicino.
L’altro se ne va, ritorna,
Ma non può far nulla,
Vien deriso come un prigioniero,
Le sue dita sono diritte, immobili.
Il ladro allora gli dice motteggiando, che ora può egli prendersi l’erba, gli alberi e le pietre, dacchè egli se n’è dichiarato proprietario. Il mago replica:
Rimani, rimani tu stesso proprietario,O ladro, dacchè sei divenuto padroneDi questi alberi, di queste pietre, di questa vita;Ma tu però allontanati,Vanne, donde sei venuto.. . . . . . . . . . . . . . . .Io sono, io sono sempre al disopra di te,Io vado, io prendo, io depongo,Io getto, io ti opprimo.Il ladro:Tu ti affatichi indarno, o povero mago.
Rimani, rimani tu stesso proprietario,O ladro, dacchè sei divenuto padroneDi questi alberi, di queste pietre, di questa vita;Ma tu però allontanati,Vanne, donde sei venuto.. . . . . . . . . . . . . . . .Io sono, io sono sempre al disopra di te,Io vado, io prendo, io depongo,Io getto, io ti opprimo.
Rimani, rimani tu stesso proprietario,
O ladro, dacchè sei divenuto padrone
Di questi alberi, di queste pietre, di questa vita;
Ma tu però allontanati,
Vanne, donde sei venuto.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Io sono, io sono sempre al disopra di te,
Io vado, io prendo, io depongo,
Io getto, io ti opprimo.
Il ladro:
Il ladro:
Tu ti affatichi indarno, o povero mago.
Tu ti affatichi indarno, o povero mago.
Questo (tamburo) gli eroi di un tempoGli estinti padriHanno forse battuto,Quando essi spaurivano le renne.Da lontani paesi portarono essiLe renne a questo colle,E vennero renne biancheEd anche di nere come la pece.Qui forse hanno grugnito le renne,Qui hanno sbuffato.Gli uomini si sono curvati (per mungerle),Qui han risuonato i tiri del fucile.Qui si sono ammazzateGrandi e grasse renne femmine,Qui si è fatto cuocere il grassoE se ne son fatte anche salciccie.
Questo (tamburo) gli eroi di un tempoGli estinti padriHanno forse battuto,Quando essi spaurivano le renne.Da lontani paesi portarono essiLe renne a questo colle,E vennero renne biancheEd anche di nere come la pece.Qui forse hanno grugnito le renne,Qui hanno sbuffato.Gli uomini si sono curvati (per mungerle),Qui han risuonato i tiri del fucile.Qui si sono ammazzateGrandi e grasse renne femmine,Qui si è fatto cuocere il grassoE se ne son fatte anche salciccie.
Questo (tamburo) gli eroi di un tempo
Gli estinti padri
Hanno forse battuto,
Quando essi spaurivano le renne.
Da lontani paesi portarono essi
Le renne a questo colle,
E vennero renne bianche
Ed anche di nere come la pece.
Qui forse hanno grugnito le renne,
Qui hanno sbuffato.
Gli uomini si sono curvati (per mungerle),
Qui han risuonato i tiri del fucile.
Qui si sono ammazzate
Grandi e grasse renne femmine,
Qui si è fatto cuocere il grasso
E se ne son fatte anche salciccie.
A chiarire ancor meglio la psicologia dei nostri lapponi, aggiungerò alcuni dei loro proverbii e dei loro indovinelli.
Adde bädnagi ja gula baha sanid.— Dà al cane e udrai cattive parole.
Buöreb lä cagar giedast, go buojde mäcest.— Meglio è una pellicola (il magro) in mano, che il grasso nel bosco.
Buöreb lä bitta njalmest, go havve oajvest.— Meglio è una screpolatura in bocca, che una ferita al capo.
Buöreb lä jode, go oro.— Meglio è andare che stare.
Dam olbmast läk ämbo juonak go suonak.— Quest’uomo ha più intrighi che tendini.
Dat, gäst gukkek läk dolgek, allagassi girda.— Chi ha lunghe penne, vola alto.
Galle gaddest visaj, go avest vahag sadda.— È facile avere sapienza sulla riva, quando in mare succede una disgrazia.
Garranasa bäsest matta gavdnujuvout majda njufcamoune.— Nel nido del corvo si possono avere anche uova di cigno.
Go ciegnalis lä caue, de lä rukkas, bodne.— Quando l’acqua è profonda, il fondo è limaccioso.
Havske guojbme vaned matke.— Un aggradevole compagno accorcia la via.
I goarpa goarpa ealmi cuokko.— Una cornacchia non becca gli occhi di un’altra.
I läk jakke jage viellja.— Un anno non è fratello dell’altro.
I sat häppad niära gaske.— La vergogna non morde più la propria guancia?
I sat oarre-gazza galloi baste.— L’unghia di uno scoiattolo non ferisce più la sua fronte. (Egli è fuori di sè per la gioia o l’affanno).
I bäjve nu gukke, atte igja i boade.— Per quanto lungo sia il giorno, viene però la notte.
Ik galga calmetes gaope dakkat.— Tu non devi comperare ad occhi chiusi.
Loge visasa äi nakas sanigujm ovta jalla sabmelazain.— Dieci sapienti non possono competerla a parole con uno stupido lappone.
Oapes bahha lä buöreb, go amas buörre.— Un cattivo amico è meglio che un buono sconosciuto.
Ovce visasa äi buvte buoddot ovta jalla.— Nove saggi non possono chiudere la bocca ad uno stolto.
Ai läk buok vielljak ovta ädne cizid njammam.— Non tutti i fratelli hanno succhiato il petto della stessa madre.
Che cosa è più alto di tutti i monti e più basso dell’erica? Un viottolo.
Va sempre errando con un piccolo carico sulle spalle e non è mai stanco? La rôcca.
Prima che il padre sia mezzo pronto, il figlio è già nel bosco? Il fumo.
Di giorno in prigione, di notte in libertà? Le dita dei piedi.
Batte notte o giorno, ma non riceve spellature? Una campana, la campana del renne.
Volto all’insù, vuoto, volto all’ingiù, pieno? Il berretto.
Chi è il più saggio di questo mondo? La stadera.
Sta sulla cima colla radice insù, o colla cima ingiù e la radice insù? La coda della vacca.
Piede di pietra, fianchi di refe e testa di legno? La rete.
Il morto, che tira fuori i vivi dal bosco? Il pettine.
Una vergine, che siede sull’orlo della fontana col cappello sul capo? L’angelica (non ancora sbocciata).
Senza copertura e senza suolo, ma pure pieno di carne fresca? Il ditale.
Va di giorno, va di notte, ma non trova mai la porta? Un orologio.
Che cosa è, che entra in un buco, ma ad un tratto si mostra a tre buchi? Un uomo, che indossa un vestito lappone.
Che cosa può stare in una tana di sorcio e non può voltarsi in una stalla di bue? Un bastone.
Che cosa è che va al fiume per lavarsi e porta le viscere a casa? Un secchio.
Qual’è la creatura che sta più vicina all’uomo? Il pidocchio.
Erra nel bosco e nel bosco perde la coda? Un ago.
Mangia colla bocca e manda fuori colla nuca? La pialla.
Quattro sorelle guardano in un buco? Le punte delle stanghe della tenda.
Tu lo vedi, ma non lo puoi prendere? Il fumo.
Uno che guarda all’ingiù, mentre l’acqua va insù del colle? Un cavallo, che beve.
Un uomo batte, cadono le pellicole e nulla si ode? La neve.
Il davanti come una botticella, il mezzo come una tinozza, il didietro come una granata? Il cavallo.
Un uncino all’insù, un uncino all’ingiù e una piegatura nel mezzo? Gli uncini di ferro coi quali si appendono le pentole.
Un corvo marino che vola sul mare e dalle cui ali sgocciola il sangue? Una barca in cui si rema.
Un cavallo nero trotta giorno e notte, ma i suoi zoccoli non si muovono mai? Un fiume.
Un uomo di cent’anni e colla testa di una notte? Un tronco d’albero, sul quale è deposta neve fresca.
Piccolo come un uovo ma è impossibile vedervi il fondo? Il cuore dell’uomo.
Appena più grosso che il filo di una rete di salmoni, ma la luce del giorno non lo vede mai? Il midollo degli alberi.
Chiuderemo quest’antologia lapponica, dando alcune novelline tolte dal Frijs[32].
Una donna aveva un marito, che durante sette anni era stato in guerra con un gigante. Quella donna piaceva al gigante, il quale avrebbe volentieri levato di mezzo il marito per prendere la moglie per sè. Dopo sette anni riuscì finalmente al gigante di uccidere l’uomo. Ma questi aveva un figlio. Quando il figlio fu cresciuto, egli pensò al modo di vendicarsi del gigante, che aveva ucciso il suo padre e sposato la sua madre. Ma il giovane non poteva uccidere il gigante, qualunque cosa tentasse e facesse riesciva vana. Pareva proprio che non vi fosse vita nel gigante.
— Cara mamma — disse il ragazzo un giorno — sai tu forse dove il gigante nasconde la sua vita?
La madre non ne sapeva nulla, ma promise di domandarlo al gigante; ed un giorno che questi era di buon umore, gli domandò dove fosse la sua vita.
— Perchè mi chiedi ciò? — rispose il gigante.
— Perchè — disse la donna — se tu o io siamo in qualche pericolo, sarà una consolazione di sapere che la tua vita è ben difesa!
Il gigante, che non aveva nessun sospetto, fece il seguente racconto alla moglie:
— In mezzo ad un mare di fuoco vi è un’isola, sull’isola vi è un barile, nel barile vi è una pecora, nella pecora vi è una gallina, nella gallina vi è un uovo e nell’uovo sta la mia vita!
Il giorno seguente il ragazzo tornò dalla madre e domandò:
— Cara mamma, hai potuto sapere dove il gigante abbia nascosto la sua vita?
— Sì, mio caro figlio — rispose la madre — egli mi ha raccontato, che la sua vita si trova nascosta lungi di qua. In mezzo ad un mare di fuoco vi è un’isola, nell’isola vi è un barile, nel barile vi è una pecora, nella pecora vi è una gallina, nella gallina vi è un uovo e nell’uovo della gallina sta nascosta la vita del gigante.
— Allora — disse il figlio — io debbo cercarmi dei servitori, coi quali possa traversare il mare di fuoco!
Egli noleggiò un orso, un lupo, un falco ed unymmer(un grande uccello di mare) e con questi partì. Egli stesso andò in mezzo al fuoco seduto sotto una tenda di ferro; prese con sè sotto la tenda il falco e l’ymmer, perchè non si bruciassero; ma fece remare l’orso ed il lupo.
Di lì viene che l’orso ha i peli bruno scuro, e che il lupo ha sul manto delle macchie brune; perchè entrambi hanno fatto un viaggio in mezzo ad un mare infuocato, le cui onde bruciavano come la fiamma.
Così arrivarono all’isola dove doveva essere la vita del gigante. Quando furono giunti all’isola ed ebberotrovato il barile, l’orso gli diede una zampata e lo sfondò. Dal barile saltò fuori una pecora. Ma il lupo inseguì la pecora, l’afferrò e la sbranò. Dalla pecora volò fuori una gallina. Il falco l’inseguì, l’afferrò cogli artigli e la fece a pezzi. Nella gallina vi era un uovo e l’uovo cadde nel mare ed affondò. L’ymmervolò e tuffò in cerca dell’uovo. La prima volta che tuffò, rimase molto tempo sotto, ma non potendo stare tanto tempo senza respirare ritornò alla superfice. Dopo aver ripreso fiato, si tuffò di nuovo, e rimase sotto più della prima volta, ma pure non trovò l’uovo. Tuffò per la terza volta e rimase sott’acqua più delle due volte precedenti e questa volta trovò l’uovo nel fondo del mare. Quando il giovane vide che l’ymmeraveva l’uovo nel suo becco fu pieno di gioia. L’ymmerportò l’uovo al giovane, questi raccolse delle legna e fece un gran fuoco sull’isola. Mise l’uovo in mezzo al fuoco per bruciarlo. Quando il fuoco fu ben acceso, egli tornò indietro. Egli aveva ottenuto quello per cui aveva intrapreso il viaggio. Tostochè fu giunto alla spiaggia dalla quale era partito, corse in casa, ed allora vide che il gigante stava bruciando come l’uovo sull’isola. La madre sua fu essa pure contenta, vedendo tornare il suo figlio dalla pericolosa spedizione.
— Grazie, caro figlio, perchè hai trionfato della vita del gigante!
Vi era ancora un poco di vita nel gigante, mentre la madre ed il figlio discorrevano insieme.
— Che follia fu la mia — esclamò il gigante — di lasciarmi indurre a raccontare il segreto della mia vita a quella malvagia donna!
Allora il gigante afferrò il suo tubo di ferro (col quale soleva succhiare il sangue della gente), ma la donna ne aveva messo una estremità sul fuoco. Egli allora aspirò fuoco e cenere e quindi bruciò di dentro come di fuori e tutte le parti del suo corpo, che poterono bruciare, vennero distrutte dal fuoco. Finalmente il fuoco si spense, e col fuoco si spense la vita del gigante.
Una bella notte di luna due fratelli andavano verso la spiaggia ad aspettare una volpe, che soleva andar lungo la spiaggia a mangiar pesci. Mentre stavano là seduti venne fuori dal mare unaHavfrue(Sirena?) e sedette sopra uno scoglio poco distante dalla spiaggia. Il più giovane dei fratelli si preparò a tirarle, ma il maggiore lo impedì dicendo:
— Non tirare, potrebbe succederci disgrazia, se tu lo facessi.
Frattanto l’Havfruesedeva sulla pietra, scioglieva i suoi lunghi capelli e li pettinava.
Il fratello più giovane volle di nuovo tirare, ma il maggiore lo sconsigliò, dicendo:
— A cosa pensi, non puoi lasciarla in pace: essa non ci fa nessun male, perchè vorresti tirarle?
Ma il giovane non si curò di quello che gli diceva il maggiore, egli alzò il cane e prese di mira laHavfrue.
Il maggiore vedendo ciò gridò:
— Guarda te,Havfrue, tu sei in pericolo!
Nel medesimo momento l’Havfruesaltò in mare, ma tornò fuori un po’ più distante e gridò al fratello maggiore, che l’aveva salvata:
— Vieni qui domani a quest’ora, che tu non te ne pentirai.
I due fratelli tornarono a casa, ma la sera seguente il maggiore escì solo e sedè là dove era seduto la sera avanti. Non era molto che stava là, quando giunse una volpe nera ed egli la uccise. Tosto dopo venne anche l’Havfruedal mare, si sedette sul medesimo scoglio e gridò al giovane di venire anche esso.
— Non hai da temer nulla — aggiunse — non ti farò alcun male!
Il giovane fece come gli veniva comandato.
— Sediti ora sulle mie spalle — disse l’Havfrue— e nascondi il naso e la bocca sotto i miei capelli, affinchè tu non venga soffocato, mentre ti condurrò attraverso alla profondità del mare alla dimora di mio padre.
Il giovane fece così. Allora l’Havfruetuffò nel mare col giovane, e quando furono giunti al fondo del mare, essa prese un’àncora e la diede al giovane e disse:
— Quando saremo arrivati nella casa di mio padre, questi vorrà provare la tua forza, ma egli è cieco e per questo non gli devi dare la mano, ma gli devi stendere l’àncora.
Essi arrivarono al luogo ove abitava l’Havfruee lì non vi era nè l’acqua, nè buio; la luce vi era chiara come sulla terra e l’acqua stava al disopra di loro come una vôlta. Quando il giovane stese l’àncora e disse buon giorno, il padre dell’Havfruela strinse con tanta forza che le branche si piegarono. Il padre e la figliadettero al giovane un monte di argento e l’Havfruevi aggiunse ancora una gran coppa d’oro, che una volta era stata sopra la tavola di un re. Essi quindi tornarono nel modo stesso che erano venuti fino al punto da dove erano partiti.
Il giovane diventò un uomo considerato ed ebbe sempre fortuna sul mare; il fratello minore che aveva voluto tirare all’Havfrue, appassì come un albero bacato. Tutto quello che intraprendeva e faceva gli riescì male e non ebbe più alcuna fortuna sulla terra.
Vi erano una volta un uomo povero ed un uomo ricco, che erano vicini; l’uomo povero era molto indebitato col ricco vicino. Un giorno andavano fuori entrambi in barca per pescare. Il ricco fu fortunato; in poco tempo riempì la sua barca di pesci e ritornò alla spiaggia. L’uomo povero rimase sul lago, ma non potè prendere un solo pesce; finalmente dovette tornare indietro esso pure, ma mentre remava, la barca incagliò e nello stesso momento sentì una voce sotto la barca che diceva: «Se tu mi prometti quello che la tua moglie porta sotto il cuore, diverrai ricco come il tuo vicino.» L’uomo lo promise. «Getta la lenza» disse di nuovo la voce. Così fece e tosto sentì mordere il pesce. Era molto pesante, ed a stento potè tirar su il pesce; ma quando l’ebbe avuto nella barca, escirono fuori dalla sua bocca una quantità di monete d’oro. L’uomo gettò di nuovo la lenza e prese subito un altro pesce. Da questo non escirono monete d’oro, ma in poche ore ebbe la barca piena di pesci, ed allora se ne tornò a casa. Quando entrò, vide la sua casa piena di oggetti di valore. Egli domandò alla moglie donde tuttociò era venuto, ma essa non ne sapeva nulla. Essa aveva dormito e quando si era svegliata aveva visto tutte quelle cose. L’uomo andò subito dal suo vicino e gli pagò in una voltatutto il suo debito. L’uomo ricco ebbe paura e pensò che quei denari dovevano essergli stati rubati. Egli cercò in tutti i suoi nascondigli, ma trovò che nulla gli mancava. Quando l’uomo tornò dalla sua moglie, questa gli disse che era incinta. L’uomo non lo sapeva, ma la cosa era così, e quando venne il tempo, venne al mondo il suo primogenito. Quando il ragazzo ebbe otto anni, fu mandato a scuola dal prete; il ragazzo era grande per la sua età, ed imparava con facilità. Il giorno che compì i suoi quindici anni, il diavolo arrivò in una barca, che somigliava ad una fiamma verde, per portar via il ragazzo. Quando videro arrivare la barca, il prete cominciò a scrivere una lettera che il ragazzo doveva portare con sè. Allora il ragazzo andò giù verso la spiaggia incontro al diavolo, e quando questi gli disse: — Vieni con me, ragazzo mio, vieni nella mia barca — il ragazzo stese la lettera al diavolo. Il diavolo non ardì toccarla; fintanto che teneva la lettera in mano, si grattava la testa ed era imbarazzato.
— La magagna sia del prete — disse il diavolo — che è causa che io non possa prendere il ragazzo! Prendi quella barca e vieni con me sul lago! Il prete stava a guardare.
— Prendi pure la barca e va con lui sul lago! — disse il prete.
Quando furono sul lago, venne un gran temporale, cosicchè il ragazzo dovette lasciar portare la barca dal vento. Il diavolo allora volle, che il ragazzo passasse nella sua barca, ma ogni volta che si avvicinava a lui, il ragazzogli presentava la lettera. Finalmente il diavolo si arrabbiò tanto, che se ne ritornò di nuovo sotto forma di una fiamma verde da dove era venuto. Il ragazzo seguitò ad essere spinto dal vento e dalle onde. Finalmente arrivò ad un paese totalmente ignoto, ma sulla spiaggia era un palazzo reale che splendeva come l’oro. Il ragazzo entrò per una porta, sulla quale era una iscrizione in lettere d’oro, ed entrò in cucina. La ragazza di cucina gli disse di non parlar forte, perchè la padrona di casa era lì vicina e dormiva. Ma il ragazzo andò avanti e nella camera seguente trovò la cameriera. Questa gli proibì pure di parlar forte, perchè la sua padrona era nella camera attigua e dormiva. Il ragazzo però andò avanti fin nella camera della padrona stessa, e vide che questa era ancora più bella della cuoca e della serva. Essi parlarono insieme per un pezzo e s’intesero per sposarsi. Ma il ragazzo disse, che avanti di maritarsi doveva andare a visitare il suo padre e il suo padrino, il prete: — Se sapessi solamente — soggiunse — dove devo andare per trovarli.
— La cosa è facile — disse la sposa. — Qui al mio dito ho un anello col quale si può avere quello che si desidera e andare dove si vuole!
Il ragazzo prese l’anello della sua amorosa, se lo mise al dito ed espresse il desiderio di tornare da suo padre e dal prete. Nello stesso momento vi giunse. Egli raccontò tutto quello che gli era successo dal momento che li aveva lasciati, ma nessuno gli voleva credere. Eglimostrò l’anello che aveva al dito, ma pure non gli volevano credere. Finalmente la sera, quando ebbero cenato dal prete, il giovane non potè più tenersi, quantunque la sua amorosa glielo avesse severamente proibito, dicendogli: «Tu non mi devi desiderare la dove sei tu con i tuoi!» e disse: «Potesse essere qui la cuoca per sparecchiare la tavola!» Nel momento la cuoca comparve e portò via il piatto che stava davanti al ragazzo e sparì. Quando fu l’ora di andare a letto, il ragazzo disse di nuovo: «Potesse venire ora la cameriera a prepararmi il letto!» Essa arrivò tosto e gli rifece il letto. Il giovane andò a letto e formò il desiderio: «Potesse ora venir la mia fidanzata a riposare al mio fianco!» La sposa comparve all’istante, abbracciò il giovane e lo baciò. Ma al momento stesso gli prese dal dito l’anello, escì e non si vide più. Il giovane cominciò ben presto ad avere tal desiderio della sua amante, che abbandonò suo padre e suo padrino e si mise in viaggio in cerca della città d’oro. Egli arrivò da prima dal re dei pesci:
— Buon giorno, nonno — disse il ragazzo, — mi puoi forse dare qualche notizia sulla città d’oro?
— No! non ne so niente — disse il re dei pesci — ma radunerò i miei pesci, forse qualcuno di essi ne saprà qualche cosa!
Egli fischiò per radunare i pesci, ma nessun di questi seppe dar notizia della città d’oro. LoStenbiten(Anarrichas lupus) non era ancora venuto, ma finalmente arrivò anch’esso.
— Perchè arrivi tanto tardi? — domandò il re.
— La lontra mi aveva acchiappato — rispose loStenbiten, — fu a stento che mi potei liberare!
Ma loStenbitennon seppe dir niente neppur lui della città d’oro. Il giovane andò avanti ed arrivò al re degli uccelli.
— Buon giorno, vecchio nonno — disse il ragazzo, — mi puoi dare nessuna notizia della città d’oro?
— Non ne so nulla! — disse il re degli uccelli — ma chiamerò i miei sudditi!
Egli allora fischiando riunì tutti gli uccelli, ma nessuno potè dir nulla della città d’oro. Per ultimo venne il cigno.
Questi aveva deposte le uova e gli uomini avevano teso un laccio presso il suo nido, nel quale era rimasto preso. Ne era escito a stento, ma quando finalmente fu giunto non seppe dir nulla neanche lui della città d’oro. Il giovane seguitò la sua peregrinazione senza sapere dove andasse. Mentre camminava vide due figli di gigante che si battevano. Il ragazzo si avvicinò a loro e domandò:
— Perchè vi battete? Si direbbe che siete due fratelli, ma se è così, perchè vi battete?
— Sì, siamo due fratelli — risposero entrambi — e ci battiamo per un berretto ed un paio di scarpe, che abbiamo avuto in eredità da nostro padre.
Il ragazzo, che era accorto ed istruito, domandò cosa avessero di particolare il berretto e le scarpe. Gli fu risposto, che quando si avevano le scarpe, si poteva in unsalto essere là dove si voleva e che quando si aveva in testa il berretto, si diventava invisibili.
— Prestatemeli un momento — chiese il ragazzo — che vi possa provare se è vero quanto mi dite!
I figli del gigante non vollero dapprima prestare la loro eredità al giovane che essi non conoscevano, ma infine si lasciarono persuadere, quando il giovane ebbe promesso di fare solamente due salti come prova. Ma appena il giovane ebbe messo le scarpe e il berretto, andò d’un salto alla città d’oro, e vide un gran bastimento dorato sul mare. Gli dissero che quel bastimento apparteneva ad un figlio di re, il quale era venuto a cercar moglie. Il giovane entrò senza essere veduto nella reggia e vide e sentì il figlio del re, che chiedeva la mano della sua amante. Egli rimase nascosto finchè venne l’ora di andare a letto. Quando la sua amante andò a letto, vi andò pure il figlio del re e si coricò al suo fianco. Nel momento che il figlio del re volle baciare la sua sposa, il giovane gli dette un calcio sulla bocca. Il figlio del re non potè capire cosa volesse significare un tal trattamento. Egli si offrì di nuovo, ma ricevette un secondo colpo del duro stivale di gigante che il giovane aveva nel piede.
— Perchè mi batti così? — domandò il figlio del re, meravigliato dei modi poco amabili della sua bella.
— Io non ti batto niente affatto — disse la figlia del re; ma il giovane che stava dietro alla sposa rideva per sè. Nello stesso momento diede un nuovo calcio al figlio del re, cosicchè questi arrabbiato, saltò su e ritornò alsuo battello dorato. Aveva avuto abbastanza di quella ragazza, pensò, e ritornò al suo paese. Il giovane si alzò pure, escì e si levò gli abiti del gigante. Quindi tornò e cominciò così a parlare colla figlia del re:
— Chi era quel forestiero che venne qua mentre io ero via?
— Era un figlio di re, che veniva a sposarmi — rispose la sposa.
— E perchè non l’hai sposato?
— Oh l’avrei preso volentieri — disse la figlia del re — ma egli ebbe paura di me!
— E perchè ebbe paura di te?
— Non so donde viene, ma mentre eravamo accanto l’uno all’altro assicurò che io gli davo dei calci sulla bocca invece di baciarlo, si mise in collera e se ne andò. Io non lo seguii; sapevo di non avergli fatto il minimo torto.
Il giovane allora ricominciò la sua antica corte, furono fatte le nozze ed il ragazzo diventò padrone della reggia della città d’oro.