SCENA I.

SCENA I.

Al levarsi della tela,RenatoeIolandastanno presso la finestra come per interrogare il tempo. — La finestra mette una luce fredda e grigia, che è vinta da quella rossiccia del camino. — Durante la prima scena i servi recano due lucerne ad olio, di ferro, a becchi, e le posano sulla tavola.

Al levarsi della tela,RenatoeIolandastanno presso la finestra come per interrogare il tempo. — La finestra mette una luce fredda e grigia, che è vinta da quella rossiccia del camino. — Durante la prima scena i servi recano due lucerne ad olio, di ferro, a becchi, e le posano sulla tavola.

Iolanda.E la pioggia continua, fredda, incessante e greve!Renato.Oggi pioggia, Iolanda, domani avrem la neve,Essa è già su nell'aria che turbina, io la sento.La Becca era coperta stamane.Iolanda.E sempre il vento!Renato.L'ora?Iolanda.La sedicesima, padre.Renato.È già notte oscura!Povera mia fanciulla, va, la tua sorte è dura.Vivere prigioniera con un bianco guardianoIn questa tetra valle, dimora all'uragano!Che nebbia fitta! Senti che fischi! La montagnaRompe il vecchio nemico e nell'urto si lagna.Che crepiti d'abeti! Quanti son stesi al suolo!Iolanda.Una buona giornata doman pel boscaiuolo:Li vedrem cigolando solversi in fumo. — È bellaSul tizzo che s'imbruna quell'azzurra fiammella.Le buone piante! Quando ardono sull'alare,Io le guardo, le guardo, le ascolto sospirareCon quei lunghi sospiri, e penso alla forestaDove un giorno levarono fieramente la testa.Quanti urti coll'aspre valanghe han sostenuti!Quante rigide nevi sopra i rami barbuti!Ne verranno dell'altre.Renato.Figlia, è freddo.Iolanda.Venite,Padre, a sciogliere al fuoco le membra intirizzite.Mi direte le vostre gesta di cavaliero,Oppur la bella fiaba di Aroldo e il suo corsiero.Chiameremo a compagni Cristoforo e Martino....Renato(seduto sotto la cappa e guardando la fiammata).Ne ho visti dei folletti svanir su pel camino!No, non chiamar nessuno, figlia, voglio te sola.Siedi, fatti più accosto, così: la mia parolaCerca la via più breve per arrivarti al cuore.Tu sei la mia figliuola, Iolanda, il solo amoreCh'io mi abbia in questa terra, il solo, e tu lo sai.Quando mi sei vicina, figlia, non penso maiAlle mie rughe antiche e ai miei capelli bianchi.Iolanda, io sono vecchio, solo se tu mi manchi.Una volta, perdonami, ti bramava un fratelloChe, come tu lo sei, fosse nobile e bello,Che tramandasse ai figli pura ed intatta, comeIo la tenni dai padri, la gloria del mio nome.Iddio non mel concesse. Savie leggi le sue!Nel mio cuore, Iolanda, non c'è posto per due.Ora, se ci ripenso, sono meco adiratoPer quel tanto di affetto che ti avrebbe rubato.Vieni figliuola, senti: tu sei bella e sei buonaE sei casta; il tuo nome vai più che una corona;Avrai dieci castella e possenti domini;Sarai donna e signora ne' miei vasti confini;Ma....Iolanda.Padre, ch'io continui? Se mi state a sentire,Io v'indovino tutto che mi vorreste dire.Renato.Ebbene?Iolanda.A vostra figlia manca ancora uno sposo.Renato.È vero. Un cavaliere nobile e generoso,Che, facendoti lieta, faccia me pur felice.Io son presso al tramonto. Qualche cosa mi diceChe....Iolanda.Non voglio sentirle quelle brutte parole.Ritornerete giovane colle prime vïole.Renato.E poi questo castello ha troppe echi, le saleCosì vuote e sonore mi fanno tanto male!Le vecchie travi han d'uopo di nidi e di canzoni,Han bisogno di strilli i monotoni androni.Mi mancano bambocci che mi turbino il sonno....Sai, si diventa padre per diventar poi nonno.I vecchi rimbambiscono ed amano i trastulli.Non fosse che a sgridarli, mi ci voglion fanciulli.Iolanda.Voglio essere io sola ad amarvi.Renato.Perchè?Ne' tuoi figli, Iolanda, non amerei che te.Tu sei già troppo vecchia, tu sei seria e pensosa,Tu rifletti al da farsi, una gran brutta cosa!Ti sorprendo talvolta cogli occhi al cielo intenti,Tu non pensi a tuo padre, figliuola, in quei momenti.Insomma tu sei donna; io, vecchio paladino,Anche quando t'abbraccio mi curvo ad un inchino.E poi, in questa valle maestosa ed oscuraC'è troppa solitudine e c'è troppa paura.Tu non conosci i cieli aperti della piana,Nè i rosati orizzonti della curva lontana.V'han paesi ove i fiori ridono sempre ai mitiZefiri. I miei castelli sono tetri e romiti.La vastità del cielo allo sguardo è contesa.Questa bruna montagna più che gli anni ci pesa.Qui s'invecchia anzi tempo, se il soave liquoreDegli affetti non mesci nella coppa d'amore.Io son mortale, o figlia; via, provvedi a te stessa.Iolanda(sorridendo).Sì, fonderò un convento per farmene badessa.Renato.Tu ridi, folle.Iolanda.Ebbene, veniamo al serio. Anch'io,Quando mi trovo sola meco stessa e con Dio,Sogno talora i gaudi dell'amore e mi sentoAddormentarsi l'anima tutta in un rapimento.E fingo che il mio fato conduca un forte e belloA superar la fossa del mio patrio castello;Lo ascolto in tuon sommesso mormorarmi parolePiù ardenti e più feconde che la luce del sole,E lo guardo negli occhi che divampano fuoco,E mi cullo in visioni celesti.... e a poco a pocoMi risveglio.... e le sale del mio patrio castelloNon suonan mai dei passi di questo forte e bello.Renato.Al marchese d'Andrate opponesti un rifiuto:Era un bel maritaggio.Iolanda.Non l'avevo veduto!Renato.Il duca di Rosalba....Iolanda.Oh! il duca!... In fede mia,E' sarà stato un forte, padre, ma bello, via!Renato.L'animo generoso ogni bellezza avanza.Iolanda.Sì, ma non veggo l'animo e veggo la sembianza.Se io mi fossi quale voi dite ch'io non sono,Avessi pure il cuore divinamente buono,Non troverei nessuno di virtù così santeDa sceverar dall'animo la causa del sembiante.La bellezza è l'impresa che i nostri sguardi arresta!Si cerca poi se al motto corrispondan le gesta.Renato.E vuoi condur la vita in codesta maniera,Fra i trapunti ed il fuso, fra l'ago e la scacchiera?Iolanda.Oh! la scacchiera, giusto men fate sovvenire.Vi debbo una rivincita.Renato.No, lasciami finire.Tanto non ci riesco; con te non sono destro;L'allieva ha superato di gran lunga il maestro.Tu sei come la rocca di Bard: non la si piglia.Aggiungo questa gloria a quelle di famiglia.Dunque, il duca Rosalba?...Iolanda.Ah! torniamo al soggetto?Se mal non mi sovviene, un dì mi avete dettoChe m'avreste lasciata assoluta padronaNel dispor del mio cuore e della mia persona.Renato.È vero, e, contro gli usi de' miei pari, ti voglioSignora più assoluta che una regina in soglio.So che più d'un mi biasima sommessamente, ed io,Che chiamo di mie gesta solo giudice Iddio,Penso che la tua scelta sarebbe arra sicuraDi nome senza macchia, di cuor senza paura.Ma, fra tutti i signori che alle mie corti aduno,Io non t'ho fatta libera di non sceglier nessuno.Ami forse in segreto?Iolanda.No.Renato.Tel credo; dal cuoreAltero sulla fronte salirebbe il tuo amore.Tu non sapresti infingerti.Iolanda.Voglio farvi contento.Sceglietemi uno sposo voi stesso, io v'acconsento.La libertà vi rendo che mi avete largita,E aspetto la mia sorte.Renato.Grazie, figlia.Iolanda.Ho sentitaLa squilla della torre.Renato.Un vassallo, venutoA rendermi d'omaggi il debito tributo.Iolanda(dalla finestra).Son parecchi cavalli.

Iolanda.

Iolanda.

E la pioggia continua, fredda, incessante e greve!

E la pioggia continua, fredda, incessante e greve!

Renato.

Renato.

Oggi pioggia, Iolanda, domani avrem la neve,Essa è già su nell'aria che turbina, io la sento.La Becca era coperta stamane.

Oggi pioggia, Iolanda, domani avrem la neve,

Essa è già su nell'aria che turbina, io la sento.

La Becca era coperta stamane.

Iolanda.

Iolanda.

E sempre il vento!

E sempre il vento!

Renato.

Renato.

L'ora?

L'ora?

Iolanda.

Iolanda.

La sedicesima, padre.

La sedicesima, padre.

Renato.

Renato.

È già notte oscura!Povera mia fanciulla, va, la tua sorte è dura.Vivere prigioniera con un bianco guardianoIn questa tetra valle, dimora all'uragano!Che nebbia fitta! Senti che fischi! La montagnaRompe il vecchio nemico e nell'urto si lagna.Che crepiti d'abeti! Quanti son stesi al suolo!

È già notte oscura!

Povera mia fanciulla, va, la tua sorte è dura.

Vivere prigioniera con un bianco guardiano

In questa tetra valle, dimora all'uragano!

Che nebbia fitta! Senti che fischi! La montagna

Rompe il vecchio nemico e nell'urto si lagna.

Che crepiti d'abeti! Quanti son stesi al suolo!

Iolanda.

Iolanda.

Una buona giornata doman pel boscaiuolo:Li vedrem cigolando solversi in fumo. — È bellaSul tizzo che s'imbruna quell'azzurra fiammella.Le buone piante! Quando ardono sull'alare,Io le guardo, le guardo, le ascolto sospirareCon quei lunghi sospiri, e penso alla forestaDove un giorno levarono fieramente la testa.Quanti urti coll'aspre valanghe han sostenuti!Quante rigide nevi sopra i rami barbuti!Ne verranno dell'altre.

Una buona giornata doman pel boscaiuolo:

Li vedrem cigolando solversi in fumo. — È bella

Sul tizzo che s'imbruna quell'azzurra fiammella.

Le buone piante! Quando ardono sull'alare,

Io le guardo, le guardo, le ascolto sospirare

Con quei lunghi sospiri, e penso alla foresta

Dove un giorno levarono fieramente la testa.

Quanti urti coll'aspre valanghe han sostenuti!

Quante rigide nevi sopra i rami barbuti!

Ne verranno dell'altre.

Renato.

Renato.

Figlia, è freddo.

Figlia, è freddo.

Iolanda.

Iolanda.

Venite,Padre, a sciogliere al fuoco le membra intirizzite.Mi direte le vostre gesta di cavaliero,Oppur la bella fiaba di Aroldo e il suo corsiero.Chiameremo a compagni Cristoforo e Martino....

Venite,

Padre, a sciogliere al fuoco le membra intirizzite.

Mi direte le vostre gesta di cavaliero,

Oppur la bella fiaba di Aroldo e il suo corsiero.

Chiameremo a compagni Cristoforo e Martino....

Renato(seduto sotto la cappa e guardando la fiammata).

Renato(seduto sotto la cappa e guardando la fiammata).

Ne ho visti dei folletti svanir su pel camino!No, non chiamar nessuno, figlia, voglio te sola.Siedi, fatti più accosto, così: la mia parolaCerca la via più breve per arrivarti al cuore.Tu sei la mia figliuola, Iolanda, il solo amoreCh'io mi abbia in questa terra, il solo, e tu lo sai.Quando mi sei vicina, figlia, non penso maiAlle mie rughe antiche e ai miei capelli bianchi.Iolanda, io sono vecchio, solo se tu mi manchi.Una volta, perdonami, ti bramava un fratelloChe, come tu lo sei, fosse nobile e bello,Che tramandasse ai figli pura ed intatta, comeIo la tenni dai padri, la gloria del mio nome.Iddio non mel concesse. Savie leggi le sue!Nel mio cuore, Iolanda, non c'è posto per due.Ora, se ci ripenso, sono meco adiratoPer quel tanto di affetto che ti avrebbe rubato.Vieni figliuola, senti: tu sei bella e sei buonaE sei casta; il tuo nome vai più che una corona;Avrai dieci castella e possenti domini;Sarai donna e signora ne' miei vasti confini;Ma....

Ne ho visti dei folletti svanir su pel camino!

No, non chiamar nessuno, figlia, voglio te sola.

Siedi, fatti più accosto, così: la mia parola

Cerca la via più breve per arrivarti al cuore.

Tu sei la mia figliuola, Iolanda, il solo amore

Ch'io mi abbia in questa terra, il solo, e tu lo sai.

Quando mi sei vicina, figlia, non penso mai

Alle mie rughe antiche e ai miei capelli bianchi.

Iolanda, io sono vecchio, solo se tu mi manchi.

Una volta, perdonami, ti bramava un fratello

Che, come tu lo sei, fosse nobile e bello,

Che tramandasse ai figli pura ed intatta, come

Io la tenni dai padri, la gloria del mio nome.

Iddio non mel concesse. Savie leggi le sue!

Nel mio cuore, Iolanda, non c'è posto per due.

Ora, se ci ripenso, sono meco adirato

Per quel tanto di affetto che ti avrebbe rubato.

Vieni figliuola, senti: tu sei bella e sei buona

E sei casta; il tuo nome vai più che una corona;

Avrai dieci castella e possenti domini;

Sarai donna e signora ne' miei vasti confini;

Ma....

Iolanda.

Iolanda.

Padre, ch'io continui? Se mi state a sentire,Io v'indovino tutto che mi vorreste dire.

Padre, ch'io continui? Se mi state a sentire,

Io v'indovino tutto che mi vorreste dire.

Renato.

Renato.

Ebbene?

Ebbene?

Iolanda.

Iolanda.

A vostra figlia manca ancora uno sposo.

A vostra figlia manca ancora uno sposo.

Renato.

Renato.

È vero. Un cavaliere nobile e generoso,Che, facendoti lieta, faccia me pur felice.Io son presso al tramonto. Qualche cosa mi diceChe....

È vero. Un cavaliere nobile e generoso,

Che, facendoti lieta, faccia me pur felice.

Io son presso al tramonto. Qualche cosa mi dice

Che....

Iolanda.

Iolanda.

Non voglio sentirle quelle brutte parole.Ritornerete giovane colle prime vïole.

Non voglio sentirle quelle brutte parole.

Ritornerete giovane colle prime vïole.

Renato.

Renato.

E poi questo castello ha troppe echi, le saleCosì vuote e sonore mi fanno tanto male!Le vecchie travi han d'uopo di nidi e di canzoni,Han bisogno di strilli i monotoni androni.Mi mancano bambocci che mi turbino il sonno....Sai, si diventa padre per diventar poi nonno.I vecchi rimbambiscono ed amano i trastulli.Non fosse che a sgridarli, mi ci voglion fanciulli.

E poi questo castello ha troppe echi, le sale

Così vuote e sonore mi fanno tanto male!

Le vecchie travi han d'uopo di nidi e di canzoni,

Han bisogno di strilli i monotoni androni.

Mi mancano bambocci che mi turbino il sonno....

Sai, si diventa padre per diventar poi nonno.

I vecchi rimbambiscono ed amano i trastulli.

Non fosse che a sgridarli, mi ci voglion fanciulli.

Iolanda.

Iolanda.

Voglio essere io sola ad amarvi.

Voglio essere io sola ad amarvi.

Renato.

Renato.

Perchè?Ne' tuoi figli, Iolanda, non amerei che te.Tu sei già troppo vecchia, tu sei seria e pensosa,Tu rifletti al da farsi, una gran brutta cosa!Ti sorprendo talvolta cogli occhi al cielo intenti,Tu non pensi a tuo padre, figliuola, in quei momenti.Insomma tu sei donna; io, vecchio paladino,Anche quando t'abbraccio mi curvo ad un inchino.E poi, in questa valle maestosa ed oscuraC'è troppa solitudine e c'è troppa paura.Tu non conosci i cieli aperti della piana,Nè i rosati orizzonti della curva lontana.V'han paesi ove i fiori ridono sempre ai mitiZefiri. I miei castelli sono tetri e romiti.La vastità del cielo allo sguardo è contesa.Questa bruna montagna più che gli anni ci pesa.Qui s'invecchia anzi tempo, se il soave liquoreDegli affetti non mesci nella coppa d'amore.Io son mortale, o figlia; via, provvedi a te stessa.

Perchè?

Ne' tuoi figli, Iolanda, non amerei che te.

Tu sei già troppo vecchia, tu sei seria e pensosa,

Tu rifletti al da farsi, una gran brutta cosa!

Ti sorprendo talvolta cogli occhi al cielo intenti,

Tu non pensi a tuo padre, figliuola, in quei momenti.

Insomma tu sei donna; io, vecchio paladino,

Anche quando t'abbraccio mi curvo ad un inchino.

E poi, in questa valle maestosa ed oscura

C'è troppa solitudine e c'è troppa paura.

Tu non conosci i cieli aperti della piana,

Nè i rosati orizzonti della curva lontana.

V'han paesi ove i fiori ridono sempre ai miti

Zefiri. I miei castelli sono tetri e romiti.

La vastità del cielo allo sguardo è contesa.

Questa bruna montagna più che gli anni ci pesa.

Qui s'invecchia anzi tempo, se il soave liquore

Degli affetti non mesci nella coppa d'amore.

Io son mortale, o figlia; via, provvedi a te stessa.

Iolanda(sorridendo).

Iolanda(sorridendo).

Sì, fonderò un convento per farmene badessa.

Sì, fonderò un convento per farmene badessa.

Renato.

Renato.

Tu ridi, folle.

Tu ridi, folle.

Iolanda.

Iolanda.

Ebbene, veniamo al serio. Anch'io,Quando mi trovo sola meco stessa e con Dio,Sogno talora i gaudi dell'amore e mi sentoAddormentarsi l'anima tutta in un rapimento.E fingo che il mio fato conduca un forte e belloA superar la fossa del mio patrio castello;Lo ascolto in tuon sommesso mormorarmi parolePiù ardenti e più feconde che la luce del sole,E lo guardo negli occhi che divampano fuoco,E mi cullo in visioni celesti.... e a poco a pocoMi risveglio.... e le sale del mio patrio castelloNon suonan mai dei passi di questo forte e bello.

Ebbene, veniamo al serio. Anch'io,

Quando mi trovo sola meco stessa e con Dio,

Sogno talora i gaudi dell'amore e mi sento

Addormentarsi l'anima tutta in un rapimento.

E fingo che il mio fato conduca un forte e bello

A superar la fossa del mio patrio castello;

Lo ascolto in tuon sommesso mormorarmi parole

Più ardenti e più feconde che la luce del sole,

E lo guardo negli occhi che divampano fuoco,

E mi cullo in visioni celesti.... e a poco a poco

Mi risveglio.... e le sale del mio patrio castello

Non suonan mai dei passi di questo forte e bello.

Renato.

Renato.

Al marchese d'Andrate opponesti un rifiuto:Era un bel maritaggio.

Al marchese d'Andrate opponesti un rifiuto:

Era un bel maritaggio.

Iolanda.

Iolanda.

Non l'avevo veduto!

Non l'avevo veduto!

Renato.

Renato.

Il duca di Rosalba....

Il duca di Rosalba....

Iolanda.

Iolanda.

Oh! il duca!... In fede mia,E' sarà stato un forte, padre, ma bello, via!

Oh! il duca!... In fede mia,

E' sarà stato un forte, padre, ma bello, via!

Renato.

Renato.

L'animo generoso ogni bellezza avanza.

L'animo generoso ogni bellezza avanza.

Iolanda.

Iolanda.

Sì, ma non veggo l'animo e veggo la sembianza.Se io mi fossi quale voi dite ch'io non sono,Avessi pure il cuore divinamente buono,Non troverei nessuno di virtù così santeDa sceverar dall'animo la causa del sembiante.La bellezza è l'impresa che i nostri sguardi arresta!Si cerca poi se al motto corrispondan le gesta.

Sì, ma non veggo l'animo e veggo la sembianza.

Se io mi fossi quale voi dite ch'io non sono,

Avessi pure il cuore divinamente buono,

Non troverei nessuno di virtù così sante

Da sceverar dall'animo la causa del sembiante.

La bellezza è l'impresa che i nostri sguardi arresta!

Si cerca poi se al motto corrispondan le gesta.

Renato.

Renato.

E vuoi condur la vita in codesta maniera,Fra i trapunti ed il fuso, fra l'ago e la scacchiera?

E vuoi condur la vita in codesta maniera,

Fra i trapunti ed il fuso, fra l'ago e la scacchiera?

Iolanda.

Iolanda.

Oh! la scacchiera, giusto men fate sovvenire.Vi debbo una rivincita.

Oh! la scacchiera, giusto men fate sovvenire.

Vi debbo una rivincita.

Renato.

Renato.

No, lasciami finire.Tanto non ci riesco; con te non sono destro;L'allieva ha superato di gran lunga il maestro.Tu sei come la rocca di Bard: non la si piglia.Aggiungo questa gloria a quelle di famiglia.Dunque, il duca Rosalba?...

No, lasciami finire.

Tanto non ci riesco; con te non sono destro;

L'allieva ha superato di gran lunga il maestro.

Tu sei come la rocca di Bard: non la si piglia.

Aggiungo questa gloria a quelle di famiglia.

Dunque, il duca Rosalba?...

Iolanda.

Iolanda.

Ah! torniamo al soggetto?Se mal non mi sovviene, un dì mi avete dettoChe m'avreste lasciata assoluta padronaNel dispor del mio cuore e della mia persona.

Ah! torniamo al soggetto?

Se mal non mi sovviene, un dì mi avete detto

Che m'avreste lasciata assoluta padrona

Nel dispor del mio cuore e della mia persona.

Renato.

Renato.

È vero, e, contro gli usi de' miei pari, ti voglioSignora più assoluta che una regina in soglio.So che più d'un mi biasima sommessamente, ed io,Che chiamo di mie gesta solo giudice Iddio,Penso che la tua scelta sarebbe arra sicuraDi nome senza macchia, di cuor senza paura.Ma, fra tutti i signori che alle mie corti aduno,Io non t'ho fatta libera di non sceglier nessuno.Ami forse in segreto?

È vero, e, contro gli usi de' miei pari, ti voglio

Signora più assoluta che una regina in soglio.

So che più d'un mi biasima sommessamente, ed io,

Che chiamo di mie gesta solo giudice Iddio,

Penso che la tua scelta sarebbe arra sicura

Di nome senza macchia, di cuor senza paura.

Ma, fra tutti i signori che alle mie corti aduno,

Io non t'ho fatta libera di non sceglier nessuno.

Ami forse in segreto?

Iolanda.

Iolanda.

No.

No.

Renato.

Renato.

Tel credo; dal cuoreAltero sulla fronte salirebbe il tuo amore.Tu non sapresti infingerti.

Tel credo; dal cuore

Altero sulla fronte salirebbe il tuo amore.

Tu non sapresti infingerti.

Iolanda.

Iolanda.

Voglio farvi contento.Sceglietemi uno sposo voi stesso, io v'acconsento.La libertà vi rendo che mi avete largita,E aspetto la mia sorte.

Voglio farvi contento.

Sceglietemi uno sposo voi stesso, io v'acconsento.

La libertà vi rendo che mi avete largita,

E aspetto la mia sorte.

Renato.

Renato.

Grazie, figlia.

Grazie, figlia.

Iolanda.

Iolanda.

Ho sentitaLa squilla della torre.

Ho sentita

La squilla della torre.

Renato.

Renato.

Un vassallo, venutoA rendermi d'omaggi il debito tributo.

Un vassallo, venuto

A rendermi d'omaggi il debito tributo.

Iolanda(dalla finestra).

Iolanda(dalla finestra).

Son parecchi cavalli.

Son parecchi cavalli.

SCENA II.

Un servo, poiOlivieroconte di Fombrone,Fernandoe detti.

Servo.Il conte di FombroneSollecita la vista del mio nobil padrone.Renato(premuroso).Il conte di Fombrone? Fategli tutti onore,E sia sulle mie terre, più che ospite, signore.(entrano Oliviero e Fernando)Renato(a Fombrone).Oliviero, ben giunto, nobile e vecchio amico;Questo è giorno di festa pel mio castello antico!Oliviero.L'amicizia è l'attrice delle gioie più sante,e non l'ho mai provato siccome in questo istante.Renato(prende per mano Iolanda e la presenta ad Oliviero).La mia figlia Iolanda.Oliviero(inchinandosi).Dio lega opposte cose;Il rigor delle nevi e la beltà delle rose.Renato(a Iolanda, indicando Fombrone).Tu conosci il suo nome; fummo compagni quandoLe braccia eran robuste ed era aguzzo il brando,Corremmo insiem le corti e guerreggiammo allato,E se lo seppe il vinto signor di Monferrato.Oliviero(indicando Fernando).Il mio paggio Fernando.Renato(dopo aver guardato il paggio con attenzione benevola e risposto con un cenno di capo al suo grave inchino, volgendosi a Fombrone).Cresciuto alla tua scuola,Avrà pronta la mano e lenta la parola.Il sangue assiderato vivo al fuoco discorra;Son pungenti le brezze che soffia questa forra.Mescete il Mommeliano.(I servi eseguiscono).Oliviero(sedendo accanto al fuoco).Per Dio, ti giuro il vero:La tua figliuola è bella, e forte è il tuo maniero.Renato.Dimmi di te, Oliviero: rechi in fronte dipintoChe lottasti cogli anni e, come sempre, hai vinto.Oliviero.È passato il bel tempo.Renato.La quercia il gel non teme.Chi direbbe, a vederci, che siam cresciuti insieme?Non ti dieder disagio queste brevi giornate?Le strade sono lunghe, Fombrone, e mal fidate.Odo narrar sovente di violenze e rapine:Non t'incorse disgrazia?Oliviero.Per poco in sul confineDella montagna, dove la valle si disfalda,Non uscivo malconcio.Renato.Come? Narra.Oliviero.La saldaSpada e l'animo ardito del mio paggio FernandoMi tolsero di briga. Venivam cavalcandoIl mio paggio e due bravi, quando dalla forestaUscì un sibilo acuto: sollevammo la testa,E ci apparve sbucata sul margin della stradaDi dieci malandrini armati una masnada.Stemmo, e il maggior di quelli, fattosi a noi dinante,C'impose di seguirlo con un piglio arrogante.Fernando a lenti passi gli si mosse vicino:— Forse ti seguiremo, ma insegnane il cammino —Gli disse, e con un colpo lo stese a terra. TostoMinacciosi i rimasti ci furono d'accosto,Meno per trar vendetta del capo insanguinatoChe per far bella ruba del bottino agognato.Eran nove, gagliardi, armati e risoluti;Noi quattro, io vecchio, i luoghi macchiosi e sconosciuti.Il mio paggio mi guarda; poi mi s'accosta in attoDi chi voglia ricevere qualcosa di soppiatto;Indi, a furia spronate, lancia il cavallo a volo.Subito alle calcagna gli si muove uno stuoloDi cinque masnadieri.... e a noi priva di gloria,Ma sicura ed agevole rimane la vittoria.Iolanda.Fu raggiunto dai cinque?Oliviero.Poco tratto di viaPercorso, egli si volse, e al branco che veniaSorridendo con volto nobilmente sdegnoso,Volse dell'armi audaci lo slancio impetuoso.Era solo, piantato come un Centauro anticoSul dorso flessuoso del corsiero. Il nemicoGli facea ressa intorno, urlando a tutta possa.Ei pronto alla parata, tremendo alla percossa,Tenea con lenti giri quanto è larga la strada.Già nei cozzi continui avea rotta la spada,Quando, sbrigati i quattro che ci stavano a fronte,Noi giungemmo, ed i ladri preser la via del monte,Lasciando di tre morti le spoglie in sul terreno.Iolanda.E non foste ferito?Oliviero.Io no. Fernando al senoEbbe una scalfittura ch'oggi è saldata, è vero?Fernando.Sì, conte.Renato.La tua mano, o giovane guerriero.Sei un prode; in te il senno è pari all'ardimento.Tuo padre nel ritorno t'abbraccierà contento.Fernando.Non ho padre, signore.Renato.Così giovane? AvraiUna madre.Fernando.Neppure, e non li ebbi mai.Renato.Il tuo nome?Fernando.Fernando. La mia sorte è severa,Se mi farò uno stemma, avrà la sbarra nera.Renato.Tu sei sangue di principi!Fernando.Se mi dà vita Iddio,Farò diventi gloria l'essere sangue mio.Renato.Fiere parole!Fernando.Il vanto vuol essermi concesso.Dacchè tutto che sono nol debbo che a me stesso.Renato.Sei giovane e fidente, l'anima hai franca e ardita,Apprenderai cogli anni la scienza della vita.Ma ti darò un consiglio, io che ho vissuto tanto:L'opera è più gloriosa, scompagnata dal vanto.Fernando.Io penso che su giovane bocca il vanto convenga,Se il labbro non promette più che il braccio mantenga.Renato.Non ti dolga, Fombrone, s'io biasmo le sue mende;Amo in lui la prodezza, ma l'orgoglio m'offende.Fernando.Rispetto in voi l'antico coraggio e il nome anticoE del mio buon signore il più fidato amico;Ma portare dimessa la fronte io mai non soglio;È fra le mie virtudi, prima virtù, l'orgoglio.Renato.Che sai tu della vita, fanciul? chi te l'apprese?Perchè la guancia hai bella e le pupille accese,Perchè il vigor degli anni ai perigli t'indura,Perchè tutta al tuo sguardo sorride la natura,Perchè, fissando intrepido il destin che s'avanza,Senti un nervo nel braccio, nel cuore una speranza,Perchè non ha che stelle la tua notte serena,Perchè, se il labbro ha sete, sempre la coppa hai piena,Perfin contro il futuro spingi il folle ardimento?E gridi alla tua sorte: io voglio e non pavento?Ma non lo sai, fanciullo, non te l'han detto ancoraChe assai lungo è il cammino, che la vita è di un'ora?E che, prima di giungere al culmine agognato,Avrai le mani lacere e il viso insanguinato?Che dovrai divorarti il sopruso e l'affronto?Che oggi ti chiami aurora e domani tramonto?Ero ancor piena l'anima di splendide chimereSe volavano al vento le guerresche bandiere;Sentivo ancora i fremiti generosi e la seteDei perigli, e correvano le mani inquiete,Correvano a brandire l'asta; al nome di gloriaMi luceva negli occhi l'ardor della vittoria:E un giorno all'opra usata cesse il vigor, mi parveUn peso insopportabile la mia spada. Le larveSvaniron tutte, i moti del mio cuor furon muti,E i miei sogni di gloria non erano compiuti!Fernando.Vecchio, sei grande e nobile, come nessun fu mai.Dirò superbo un giorno: lo vidi e gli parlai.La tua grave parola fu quella di un veggente.Sì, le tue sagge norme le terrò fisse in mente.Però la mia fortuna alla tua non somiglia:Tu avesti in sorte un nome, un tetto, una famiglia.Fu la scuola di un padre che t'educò alla vita,E sprone alle grandi opere fu la grandezza avita.L'armi, pria che un cimento, ti furono un trastullo.Io crebbi solo — un orfano, no, non è mai fanciulloNell'età dei sorrisi, dei baci, degl'incanti.Non conobbi che l'ire, non conobbi che i pianti.Io non avevo un nome che, per sacro legato,Dovessi far più illustre o serbare onorato;Io non aveva un padre che, premio al mio valore,Baciasse in sulla fronte il giovin vincitore.Di ritorno dal campo, triste conforto m'eraLa venale larghezza d'una soglia straniera.Quanto le glorie illustri di tanti avi ti fenno,Guadagnarlo dovetti coll'opera e col senno;Nessun l'onor m'apprese, nessun m'apprese Iddio,L'onor, l'armi, la fede, sono retaggio mio.Lasciai lembi di carne in più d'una tenzone,Lasciai lembi di cuore al piè d'ogni blasone.Fidente nel mio fato, invido mai non fuiSotto l'acerbo insulto della grandezza altrui.Superando gli ostacoli che incontravo per via,M'era fonte d'orgoglio lo solitudin mia.Ed or che, me volente, s'appiana il mio sentiero,Or che son fatto paggio e diverrò scudiero,Or che, mercè maggiore d'ogni maggior tesoro,Sono presso al battesimo degli speroni d'oro,Vuoi ch'io sappia frenarmi e rimanermi muto?No, no, no, non lo posso: per tanti anni ho taciuto!Son forte, la mia spada nessuna al mondo agguaglia,E non è lieve impresa lo sfidarmi a battaglia.Freccia non esce invano mai dalla mia faretra,E nella più minuta delle mire penètra.S'io gl'imposi il cappello, il falco mai non erra,E torna colla preda vittorïoso a terra.Nè dell'arti gentili la scïenza obbliai,E so dal mio lïuto trarre sirvente e lai;Di sonanti ballate so far velo al pensiero,So raccontar d'amore al par d'ogni troviero,Spezzai più d'una lancia correndo la gualdana.Più d'uno sguardo ottenni di bella castellana....Renato.Per Dio, soverchio ardire sopportar non mi giova.Bada non mi sovvenga di metterti alla prova:Chè, se falli!...Fernando.Signore, fate a vostro talento;Accetterò con gioia qualunque esperimento.Ma lasciate ch'io noveri tutte le mie virtù,E poi venga la prova: non vi chieggo di più.Per studiare a tentarli ed a schermir gli attacchi,Appresi le difficili movenze degli scacchi,E nessuno mi supera....Renato.Dacchè ne porgi il destro,Noi ti vedremo all'opera, o d'ogni arte maestro.A te, figliuola, insegnagli, nè sarà poca gloria,Come si faccia a vincere senza gridar vittoria.(a Fernando)Qui si parrà all'aperto la tua scienza nascosta.Perderai, tel predíco.Fernando.Lo vedremo.... E la posta?Renato.La posta? Se tu vinci, io ti do per consorteLa mia figlia Iolanda.Fernando.E se perdo?Renato(traendolo in disparte, sommesso).La morte.Fernando.L'offerta è troppo bella per opporvi un rifiuto.Renato.Accetti?Fernando.Accetto, conte.Renato.Se perdi....Fernando.Avrò perduto:E non mi sentirete lagnarmi o maledire.Se non appresi a vivere, ho imparato a morire.Renato.A te, figlia.(I due si apprestano a giocare).Fernando(a Renato).Scusate il soverchio ardimento,Ma un gioco tal richiede un giocatore attento.Il conte di Fombrone presso il fuoco vi aspetta:Direte insiem le gioie dell'età prediletta.Qui si vuol esser soli.(Il tavolino a cui stanno seduti i due che giocano è vicino al proscenio, mentre invece il camino è in fondo alla scena. Oliviero è presso il camino).Oliviero.Il mio paggio ha ragione.Renato.Ed eccomi ai suoi cenni. Mesci ancora, Fombrone.Oliviero.Fosti con lui severo.Renato.Troppo?Oliviero.No. Anch'io soventiEbbi a fargli rimbrotto, e con acerbi accenti.Ma è così bello il roseo confidar nel futuro!Chi ignora i disinganni, Renato, è così puro!La gioia è così piena dentro quell'occhio nero!Così lucente, sotto quel crin folto, il pensiero!Ed io lo vidi all'opera, e lo so forte e audace.Quel suo animo baldo e leale mi piace,E mi ricorda i giorni della mia giovinezza.Renato(fra sé).Come sfida la morte con eroica fermezza!Oliviero.Tu pensi?Renato.Nulla.Oliviero.Eppure ti leggo nelle ciglia....Renato.Vorrei che avesse a vincere.Oliviero.Per sposare tua figlia?Renato(colpito e crucciato).È vero!Oliviero.Convien dire ch'ella giuochi a pennello,Se offristi al vincitore un premio come quello!E tu che avrai, se perde, in cambio alla fanciulla?Renato(esitando).Nulla.Oliviero.Nulla? Davvero?Renato(quasi parlando a sè stesso).No, non voglio aver nulla.Un tal patto non regge.Oliviero.E Renato pretendeRiprender la sua fede?Renato.E se egli me la rende?(I due continuano a parlar sommesso).Iolanda.Che hai, paggio Fernando? Non giuochi e non favelli.Fernando.Io?... Ti guardo negli occhi che sono tanto belli.Iolanda.Ed io senza periglio decimo le tue schiere.Già perdesti una Rocca, e dò scacco all'AlfiereSe non provvedi tosto a metterlo da banda.Attento ai mali passi.Fernando.Grazie, bella Iolanda.Pensavo a mille cose lontane, e stavo mutoPer la triste certezza che tanto avrei perduto.Eccomi a tal ridotto che un sol passo non feci.Iolanda.Vuoi tu, paggio Fernando, che mutiamo le veci?Fernando.No, tienti la tua sorte e lasciami la mia.Iolanda.A te — Non trovi nulla che t'ingombri la via?Oh la sventata! Vedi che ho messo il piede in fallo.Ti dò scacco all'Alfiere e disarmo il Cavallo.Fernando(prende il cavallo).Non ardirei di prenderlo: l'accetto come un dono.Iolanda.Vedi l'avventurata giuocatrice ch'io sono!Neppur credi all'errore.Renato(avvicinandosi).Come sta la partita?Fernando.Io perdo.Renato(contento).Sì? Fanciullo, facciamola finita.Smetti il giuoco, fu scherzo la scommessa.Fernando.Vi pare?Con voi, nobil signore, non ardirei scherzare.Nè con veruno al mondo, intorno a un argomento...Renato.Tu perdi; me l'hai detto tu stesso.Fernando.E non consento,Perdente, a grazia alcuna; chè, vincitore, avreiAltamente vantati tutti i diritti miei.Renato.Bada a tentar la sorte, paggio, bada!Fernando.La tentoE, data una parola, signor, non mi ripento.Renato.E tal sia.(S'allontana e poi ritorna)No, sei giovane, fanciullo, e ardimentosoE d'una tua disgrazia non mi darei riposo.Smetti quella fierezza, renditi al buon consiglio,Io te ne prego come si pregherebbe un figlio.Sei in tempo, ritraggiti; tu sai quanto t'aspetta....A te, Iolanda, aiutami; digli che mi dia retta.Iolanda.Perchè mi dovrò esporre io pure ad un rifiuto?Un istante può rendergli il terreno perduto.Renato.La vanità di vincere ti fa di questo avviso.Iolanda.O padre!Renato.Ma tu ignori che, s'ei perde, è deciso....Fernando(interrompendolo).Conte.... fate opra inutile; nessuno mi cancellaDal cuore una promessa.Renato.Ti lascio alla tua stella.(Renato va di nuovo presso Fombrone, con cui conversa a bassa voce. Iolanda e Fernando giuocano per alcuni istanti senza far motto).Iolanda.Che volle dir mio padre con quelle sue parole:Se egli perde, è deciso?...Fernando.Nulla, ch'io sappia — fole.Iolanda.Eppure mi pareva che parlasse assennato,E tu l'interrompesti tutto quanto turbato.Che perdi tu, se perdi?Fernando.Nulla che mi stia a cuore.Iolanda.Mio padre più ti teme vinto che vincitore.Non so perchè, Fernando, son pensosa ed afflitta.Fernando.Bella Iolanda, allegrati: sarà mia la sconfitta.Iolanda.Oh! perchè con sì tristi presagi ti martelli?Fernando.Io? Ti guardo negli occhi che sono tanto belli!Iolanda.Sei mesto nel sembiante: perchè? La tua feritaTi duole forse?Fernando.Punto.... Com'è bella la vita!(Pausa).Iolanda.Paggio Fernando, è molto lontano il tuo paese?Fernando.Io nacqui dove l'aria è tepida e cortese,Dove la terra è piena di cantici e di fiori,Dove in grembo alle Muse sorridono gli amori;Dove nel mar si specchiano i pallidi oliveti,Dove i colli son ricchi d'aranci e di palmeti,Dove tutto è profumo, dove tutto è sorriso.Dove non si vagheggia più bello il Paradiso,Dove spiran le brezze del sonante Oceàno....E quel vago paese è lontano, lontano.Iolanda.Le donne vi saranno leggiadre ed amorose.Fernando.Sì, facili all'amore, ma folli ed obliose;Sì, il mio sole di fuoco nutre beltà procaci,Sì, quelle labbra ardenti sono fatte pei baci.Ma noi, cresciuti ai torridi meriggi e in mezzo ai fioriInebrianti e pinti dei più vivi colori,Amiamo i molli petali, flessuosi e pallenti,Amiamo le corolle bianche dei cieli algenti;Ed una treccia bionda, e un occhio azzurro, e un biancoViso, ed un abbandono soavemente stanco,Ci suscitan le accese fantasie del pensieroPiù che una chioma bruna e più che un occhio nero.Il mio mare lontano è azzurro, azzurri i montiChe si veggon da lungi, e son d'oro i tramonti.(Pausa).Tu sei bella, Iolanda.Iolanda.Com'è dolce il tuo dire!Fernando.Senti — Hai tu mai pensato che si possa morirePrima d'aver provato che cosa sia l'amore?Prima che un sol fiorisca dei germogli del cuore?Prima di bisbigliarsi le più ardenti parole?Prima d'aver goduta la tua parte di sole?Iolanda.Oh no!Fernando.No, non è vero? Se non fosse che un'ora,Un'ora dell'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora;Le mie pupille un'ora fissate nelle tue,E poi venga il destino.Iolanda.Si morirebbe in due.Fernando.Che morbidi capelli!Iolanda.Perchè parli di morte,Quasi che ti volessi doler della tua sorte?Fernando.Come hai dolce il sorriso!Iolanda.Perchè, paggio Fernando,Mi guardi così mesto?Fernando(ricomponendosi).Nulla — Andavo pensandoA speranze impossibili, a confusi desiri —Giuochiamo; ho fatto un sogno d'oro....Iolanda.Perchè sospiri?Fernando.Sospiro la mia pace, le mie terre lontane.Iolanda.E gli sguardi ottenuti di belle castellane.Fernando.Bada, or sei tu che perdi.(Indicandole il giuoco).Iolanda.Me ne dài con premuraL'avviso; la vittoria par ti metta paura.Fernando.Oh! ma non sai, Iolanda, che ho giocata la vita?Non lo sai che, se perdo, questa volta è finita?Non lo sai che sei bella come nessuna al mondo;Che amo il tuo fronte bianco ed il tuo crine biondo;Che di mio non ho nulla che il sangue nelle vene;Che sono solo al mondo se tu non mi vuoi bene?Iolanda.E tu, cieco, non vedi che m'affanno da un'oraPer goder quest'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora?Oliviero(a Renato).Guarda com'è pensoso, là, colla testa china....Renato.Come va la partita?Fernando(sorridendo).Do scacco alla Regina.Iolanda.Ascoltami, Fernando. Questa è la prima voltaChe mi giunge una voce d'amore a me rivolta.Se tu sapessi come li ho sognati soventi,La tua maschia sembianza, i tuoi nobili accenti!Quante volte, seduta sul verone, la sera,Invece del monotono ritmo della preghiera,Mormoravo parole febbrili ed interrotte,Chiedendo al ciel benigno un raggio alla mia notte!Se tu sapessi come dietro le vetrïatePassavan lunghe e fredde le vedove giornate!Se vedevo una donna con in braccio un bambino,Se mi giungean le note di un nuzïal festino,Guardavo alle mie vesti, ai monili, alle anella,E mi sentivo povera, più che un'umile ancella.Sentivo qui nel core uno sgomento arcano,E nel paterno affetto mi rifugiavo invano.Venner marchesi e conti a cercarmi in isposa,Ma tutti li respinsi per ripugnanza ascosa.Tu giungesti, Fernando, tu che sei forte e bello,E una voce nell'anima mi gridò tosto: è quello.Fernando.La tua mano, Iolanda. Mano bianca e sottile,Non avrai tu la sorte di un umil paggio a vile?Iolanda.È il destin che ci unisce nella sapienza sua;Guarda, due mosse ancora, e la vittoria è tua.Renato(avvicinandosi).A che ne siamo?Iolanda(sorridendo).Padre, la vostra figlia invittaMedita il disonore di una prima sconfitta.Renato.Perdesti?Iolanda.Non ancora.... ma perderò.Renato.Fernando,Ascoltami, sospendi; io vaneggiava quandoT'offersi quella sfida. Scegli fra i miei castelliIl più forte, il più ricco; è tuo, ma si cancelliQuesto patto impossibile; rendimi la mia fede:Ti farò ricco e nobile.... è un padre che tel chiede.Fernando.Signore, a tanta offerta una risposta sola:Amo la figlia vostra — Conte, ho la tua parola.Renato.La terrò, se lo imponi; ma se onor ti consiglia,Se in cuore un po' d'affetto tu nutri per mia figlia,Pensa, e s'io ti rammento tristi cose, perdona,Pensa che già respinse una ducal corona;Ch'essa è quanto rimane di un antico lignaggio;Pensa che più d'un principe invidia il suo retaggio.(Fernando esita; Iolanda se n'avvede e lo spinge con gesti a giuocare).Iolanda(a bassa voce).Giuoca, Fernando.Renato.Un giorno, paggio, tu pure, è vero,Sarai forse possente e ricco cavaliero;Ma finor....Iolanda(a bassa voce).Giuoca, giuoca, un passo sol....Renato.FinoraDi tua vita, Fernando, tu non sei che all'aurora;Iolanda è bella, è ricca, e.... suo padre tel dice,A lungo non potrebbe esser con te felice.(Mentre Fernando esita, Iolanda di soppiatto lo piglia dolcemente per la mano, e fa lei una mossa per lui).Iolanda.Padre, è tardo il consiglio: quello che è fatto è fatto.L'onor vostro è impegnato.Renato.Che dici?Iolanda(alzandosi, e con lei tutti).Scacco matto.Oliviero.Fernando ebbe il demonio o l'amor dalle sue.Iolanda(a Renato).M'offrivate uno sposo e lo scegliemmo in due.Renato(rabbonendosi).E così mi ti mostri vergognosa ed afflitta?Iolanda(abbracciando suo padre e porgendo una mano a Fernando).Chi vince è di famiglia, quindi non c'è sconfitta.Renato(a Fernando).Dacchè il fasto di un nome non ti concesse Iddio,Ti sembra a sufficienza degno ed illustre il mio?Fernando.Signor....Renato.Sei prode all'opera e assennato al consiglioEd io ringrazio il cielo che m'ha donato un figlio.Fernando(dopo di essersi inginocchiato ai piedi di Renato il quale gli impose le mani sul capo, s'alza e si volge a Iolanda senza dire parola).Iolanda.E ancor, paggio Fernando, mi affissi e non favelli?Fernando.Io ti guardo negli occhi, che sono tanto belli.

Servo.

Servo.

Il conte di FombroneSollecita la vista del mio nobil padrone.

Il conte di Fombrone

Sollecita la vista del mio nobil padrone.

Renato(premuroso).

Renato(premuroso).

Il conte di Fombrone? Fategli tutti onore,E sia sulle mie terre, più che ospite, signore.

Il conte di Fombrone? Fategli tutti onore,

E sia sulle mie terre, più che ospite, signore.

(entrano Oliviero e Fernando)

(entrano Oliviero e Fernando)

Renato(a Fombrone).

Renato(a Fombrone).

Oliviero, ben giunto, nobile e vecchio amico;Questo è giorno di festa pel mio castello antico!

Oliviero, ben giunto, nobile e vecchio amico;

Questo è giorno di festa pel mio castello antico!

Oliviero.

Oliviero.

L'amicizia è l'attrice delle gioie più sante,e non l'ho mai provato siccome in questo istante.

L'amicizia è l'attrice delle gioie più sante,

e non l'ho mai provato siccome in questo istante.

Renato(prende per mano Iolanda e la presenta ad Oliviero).

Renato(prende per mano Iolanda e la presenta ad Oliviero).

La mia figlia Iolanda.

La mia figlia Iolanda.

Oliviero(inchinandosi).

Oliviero(inchinandosi).

Dio lega opposte cose;Il rigor delle nevi e la beltà delle rose.

Dio lega opposte cose;

Il rigor delle nevi e la beltà delle rose.

Renato(a Iolanda, indicando Fombrone).

Renato(a Iolanda, indicando Fombrone).

Tu conosci il suo nome; fummo compagni quandoLe braccia eran robuste ed era aguzzo il brando,Corremmo insiem le corti e guerreggiammo allato,E se lo seppe il vinto signor di Monferrato.

Tu conosci il suo nome; fummo compagni quando

Le braccia eran robuste ed era aguzzo il brando,

Corremmo insiem le corti e guerreggiammo allato,

E se lo seppe il vinto signor di Monferrato.

Oliviero(indicando Fernando).

Oliviero(indicando Fernando).

Il mio paggio Fernando.

Il mio paggio Fernando.

Renato(dopo aver guardato il paggio con attenzione benevola e risposto con un cenno di capo al suo grave inchino, volgendosi a Fombrone).

Renato(dopo aver guardato il paggio con attenzione benevola e risposto con un cenno di capo al suo grave inchino, volgendosi a Fombrone).

Cresciuto alla tua scuola,Avrà pronta la mano e lenta la parola.Il sangue assiderato vivo al fuoco discorra;Son pungenti le brezze che soffia questa forra.Mescete il Mommeliano.

Cresciuto alla tua scuola,

Avrà pronta la mano e lenta la parola.

Il sangue assiderato vivo al fuoco discorra;

Son pungenti le brezze che soffia questa forra.

Mescete il Mommeliano.

(I servi eseguiscono).

(I servi eseguiscono).

Oliviero(sedendo accanto al fuoco).

Oliviero(sedendo accanto al fuoco).

Per Dio, ti giuro il vero:La tua figliuola è bella, e forte è il tuo maniero.

Per Dio, ti giuro il vero:

La tua figliuola è bella, e forte è il tuo maniero.

Renato.

Renato.

Dimmi di te, Oliviero: rechi in fronte dipintoChe lottasti cogli anni e, come sempre, hai vinto.

Dimmi di te, Oliviero: rechi in fronte dipinto

Che lottasti cogli anni e, come sempre, hai vinto.

Oliviero.

Oliviero.

È passato il bel tempo.

È passato il bel tempo.

Renato.

Renato.

La quercia il gel non teme.Chi direbbe, a vederci, che siam cresciuti insieme?Non ti dieder disagio queste brevi giornate?Le strade sono lunghe, Fombrone, e mal fidate.Odo narrar sovente di violenze e rapine:Non t'incorse disgrazia?

La quercia il gel non teme.

Chi direbbe, a vederci, che siam cresciuti insieme?

Non ti dieder disagio queste brevi giornate?

Le strade sono lunghe, Fombrone, e mal fidate.

Odo narrar sovente di violenze e rapine:

Non t'incorse disgrazia?

Oliviero.

Oliviero.

Per poco in sul confineDella montagna, dove la valle si disfalda,Non uscivo malconcio.

Per poco in sul confine

Della montagna, dove la valle si disfalda,

Non uscivo malconcio.

Renato.

Renato.

Come? Narra.

Come? Narra.

Oliviero.

Oliviero.

La saldaSpada e l'animo ardito del mio paggio FernandoMi tolsero di briga. Venivam cavalcandoIl mio paggio e due bravi, quando dalla forestaUscì un sibilo acuto: sollevammo la testa,E ci apparve sbucata sul margin della stradaDi dieci malandrini armati una masnada.Stemmo, e il maggior di quelli, fattosi a noi dinante,C'impose di seguirlo con un piglio arrogante.Fernando a lenti passi gli si mosse vicino:— Forse ti seguiremo, ma insegnane il cammino —Gli disse, e con un colpo lo stese a terra. TostoMinacciosi i rimasti ci furono d'accosto,Meno per trar vendetta del capo insanguinatoChe per far bella ruba del bottino agognato.Eran nove, gagliardi, armati e risoluti;Noi quattro, io vecchio, i luoghi macchiosi e sconosciuti.Il mio paggio mi guarda; poi mi s'accosta in attoDi chi voglia ricevere qualcosa di soppiatto;Indi, a furia spronate, lancia il cavallo a volo.Subito alle calcagna gli si muove uno stuoloDi cinque masnadieri.... e a noi priva di gloria,Ma sicura ed agevole rimane la vittoria.

La salda

Spada e l'animo ardito del mio paggio Fernando

Mi tolsero di briga. Venivam cavalcando

Il mio paggio e due bravi, quando dalla foresta

Uscì un sibilo acuto: sollevammo la testa,

E ci apparve sbucata sul margin della strada

Di dieci malandrini armati una masnada.

Stemmo, e il maggior di quelli, fattosi a noi dinante,

C'impose di seguirlo con un piglio arrogante.

Fernando a lenti passi gli si mosse vicino:

— Forse ti seguiremo, ma insegnane il cammino —

Gli disse, e con un colpo lo stese a terra. Tosto

Minacciosi i rimasti ci furono d'accosto,

Meno per trar vendetta del capo insanguinato

Che per far bella ruba del bottino agognato.

Eran nove, gagliardi, armati e risoluti;

Noi quattro, io vecchio, i luoghi macchiosi e sconosciuti.

Il mio paggio mi guarda; poi mi s'accosta in atto

Di chi voglia ricevere qualcosa di soppiatto;

Indi, a furia spronate, lancia il cavallo a volo.

Subito alle calcagna gli si muove uno stuolo

Di cinque masnadieri.... e a noi priva di gloria,

Ma sicura ed agevole rimane la vittoria.

Iolanda.

Iolanda.

Fu raggiunto dai cinque?

Fu raggiunto dai cinque?

Oliviero.

Oliviero.

Poco tratto di viaPercorso, egli si volse, e al branco che veniaSorridendo con volto nobilmente sdegnoso,Volse dell'armi audaci lo slancio impetuoso.Era solo, piantato come un Centauro anticoSul dorso flessuoso del corsiero. Il nemicoGli facea ressa intorno, urlando a tutta possa.Ei pronto alla parata, tremendo alla percossa,Tenea con lenti giri quanto è larga la strada.Già nei cozzi continui avea rotta la spada,Quando, sbrigati i quattro che ci stavano a fronte,Noi giungemmo, ed i ladri preser la via del monte,Lasciando di tre morti le spoglie in sul terreno.

Poco tratto di via

Percorso, egli si volse, e al branco che venia

Sorridendo con volto nobilmente sdegnoso,

Volse dell'armi audaci lo slancio impetuoso.

Era solo, piantato come un Centauro antico

Sul dorso flessuoso del corsiero. Il nemico

Gli facea ressa intorno, urlando a tutta possa.

Ei pronto alla parata, tremendo alla percossa,

Tenea con lenti giri quanto è larga la strada.

Già nei cozzi continui avea rotta la spada,

Quando, sbrigati i quattro che ci stavano a fronte,

Noi giungemmo, ed i ladri preser la via del monte,

Lasciando di tre morti le spoglie in sul terreno.

Iolanda.

Iolanda.

E non foste ferito?

E non foste ferito?

Oliviero.

Oliviero.

Io no. Fernando al senoEbbe una scalfittura ch'oggi è saldata, è vero?

Io no. Fernando al seno

Ebbe una scalfittura ch'oggi è saldata, è vero?

Fernando.

Fernando.

Sì, conte.

Sì, conte.

Renato.

Renato.

La tua mano, o giovane guerriero.Sei un prode; in te il senno è pari all'ardimento.Tuo padre nel ritorno t'abbraccierà contento.

La tua mano, o giovane guerriero.

Sei un prode; in te il senno è pari all'ardimento.

Tuo padre nel ritorno t'abbraccierà contento.

Fernando.

Fernando.

Non ho padre, signore.

Non ho padre, signore.

Renato.

Renato.

Così giovane? AvraiUna madre.

Così giovane? Avrai

Una madre.

Fernando.

Fernando.

Neppure, e non li ebbi mai.

Neppure, e non li ebbi mai.

Renato.

Renato.

Il tuo nome?

Il tuo nome?

Fernando.

Fernando.

Fernando. La mia sorte è severa,Se mi farò uno stemma, avrà la sbarra nera.

Fernando. La mia sorte è severa,

Se mi farò uno stemma, avrà la sbarra nera.

Renato.

Renato.

Tu sei sangue di principi!

Tu sei sangue di principi!

Fernando.

Fernando.

Se mi dà vita Iddio,Farò diventi gloria l'essere sangue mio.

Se mi dà vita Iddio,

Farò diventi gloria l'essere sangue mio.

Renato.

Renato.

Fiere parole!

Fiere parole!

Fernando.

Fernando.

Il vanto vuol essermi concesso.Dacchè tutto che sono nol debbo che a me stesso.

Il vanto vuol essermi concesso.

Dacchè tutto che sono nol debbo che a me stesso.

Renato.

Renato.

Sei giovane e fidente, l'anima hai franca e ardita,Apprenderai cogli anni la scienza della vita.Ma ti darò un consiglio, io che ho vissuto tanto:L'opera è più gloriosa, scompagnata dal vanto.

Sei giovane e fidente, l'anima hai franca e ardita,

Apprenderai cogli anni la scienza della vita.

Ma ti darò un consiglio, io che ho vissuto tanto:

L'opera è più gloriosa, scompagnata dal vanto.

Fernando.

Fernando.

Io penso che su giovane bocca il vanto convenga,Se il labbro non promette più che il braccio mantenga.

Io penso che su giovane bocca il vanto convenga,

Se il labbro non promette più che il braccio mantenga.

Renato.

Renato.

Non ti dolga, Fombrone, s'io biasmo le sue mende;Amo in lui la prodezza, ma l'orgoglio m'offende.

Non ti dolga, Fombrone, s'io biasmo le sue mende;

Amo in lui la prodezza, ma l'orgoglio m'offende.

Fernando.

Fernando.

Rispetto in voi l'antico coraggio e il nome anticoE del mio buon signore il più fidato amico;Ma portare dimessa la fronte io mai non soglio;È fra le mie virtudi, prima virtù, l'orgoglio.

Rispetto in voi l'antico coraggio e il nome antico

E del mio buon signore il più fidato amico;

Ma portare dimessa la fronte io mai non soglio;

È fra le mie virtudi, prima virtù, l'orgoglio.

Renato.

Renato.

Che sai tu della vita, fanciul? chi te l'apprese?Perchè la guancia hai bella e le pupille accese,Perchè il vigor degli anni ai perigli t'indura,Perchè tutta al tuo sguardo sorride la natura,Perchè, fissando intrepido il destin che s'avanza,Senti un nervo nel braccio, nel cuore una speranza,Perchè non ha che stelle la tua notte serena,Perchè, se il labbro ha sete, sempre la coppa hai piena,Perfin contro il futuro spingi il folle ardimento?E gridi alla tua sorte: io voglio e non pavento?Ma non lo sai, fanciullo, non te l'han detto ancoraChe assai lungo è il cammino, che la vita è di un'ora?E che, prima di giungere al culmine agognato,Avrai le mani lacere e il viso insanguinato?Che dovrai divorarti il sopruso e l'affronto?Che oggi ti chiami aurora e domani tramonto?Ero ancor piena l'anima di splendide chimereSe volavano al vento le guerresche bandiere;Sentivo ancora i fremiti generosi e la seteDei perigli, e correvano le mani inquiete,Correvano a brandire l'asta; al nome di gloriaMi luceva negli occhi l'ardor della vittoria:E un giorno all'opra usata cesse il vigor, mi parveUn peso insopportabile la mia spada. Le larveSvaniron tutte, i moti del mio cuor furon muti,E i miei sogni di gloria non erano compiuti!

Che sai tu della vita, fanciul? chi te l'apprese?

Perchè la guancia hai bella e le pupille accese,

Perchè il vigor degli anni ai perigli t'indura,

Perchè tutta al tuo sguardo sorride la natura,

Perchè, fissando intrepido il destin che s'avanza,

Senti un nervo nel braccio, nel cuore una speranza,

Perchè non ha che stelle la tua notte serena,

Perchè, se il labbro ha sete, sempre la coppa hai piena,

Perfin contro il futuro spingi il folle ardimento?

E gridi alla tua sorte: io voglio e non pavento?

Ma non lo sai, fanciullo, non te l'han detto ancora

Che assai lungo è il cammino, che la vita è di un'ora?

E che, prima di giungere al culmine agognato,

Avrai le mani lacere e il viso insanguinato?

Che dovrai divorarti il sopruso e l'affronto?

Che oggi ti chiami aurora e domani tramonto?

Ero ancor piena l'anima di splendide chimere

Se volavano al vento le guerresche bandiere;

Sentivo ancora i fremiti generosi e la sete

Dei perigli, e correvano le mani inquiete,

Correvano a brandire l'asta; al nome di gloria

Mi luceva negli occhi l'ardor della vittoria:

E un giorno all'opra usata cesse il vigor, mi parve

Un peso insopportabile la mia spada. Le larve

Svaniron tutte, i moti del mio cuor furon muti,

E i miei sogni di gloria non erano compiuti!

Fernando.

Fernando.

Vecchio, sei grande e nobile, come nessun fu mai.Dirò superbo un giorno: lo vidi e gli parlai.La tua grave parola fu quella di un veggente.Sì, le tue sagge norme le terrò fisse in mente.Però la mia fortuna alla tua non somiglia:Tu avesti in sorte un nome, un tetto, una famiglia.Fu la scuola di un padre che t'educò alla vita,E sprone alle grandi opere fu la grandezza avita.L'armi, pria che un cimento, ti furono un trastullo.Io crebbi solo — un orfano, no, non è mai fanciulloNell'età dei sorrisi, dei baci, degl'incanti.Non conobbi che l'ire, non conobbi che i pianti.Io non avevo un nome che, per sacro legato,Dovessi far più illustre o serbare onorato;Io non aveva un padre che, premio al mio valore,Baciasse in sulla fronte il giovin vincitore.Di ritorno dal campo, triste conforto m'eraLa venale larghezza d'una soglia straniera.Quanto le glorie illustri di tanti avi ti fenno,Guadagnarlo dovetti coll'opera e col senno;Nessun l'onor m'apprese, nessun m'apprese Iddio,L'onor, l'armi, la fede, sono retaggio mio.Lasciai lembi di carne in più d'una tenzone,Lasciai lembi di cuore al piè d'ogni blasone.Fidente nel mio fato, invido mai non fuiSotto l'acerbo insulto della grandezza altrui.Superando gli ostacoli che incontravo per via,M'era fonte d'orgoglio lo solitudin mia.Ed or che, me volente, s'appiana il mio sentiero,Or che son fatto paggio e diverrò scudiero,Or che, mercè maggiore d'ogni maggior tesoro,Sono presso al battesimo degli speroni d'oro,Vuoi ch'io sappia frenarmi e rimanermi muto?No, no, no, non lo posso: per tanti anni ho taciuto!Son forte, la mia spada nessuna al mondo agguaglia,E non è lieve impresa lo sfidarmi a battaglia.Freccia non esce invano mai dalla mia faretra,E nella più minuta delle mire penètra.S'io gl'imposi il cappello, il falco mai non erra,E torna colla preda vittorïoso a terra.Nè dell'arti gentili la scïenza obbliai,E so dal mio lïuto trarre sirvente e lai;Di sonanti ballate so far velo al pensiero,So raccontar d'amore al par d'ogni troviero,Spezzai più d'una lancia correndo la gualdana.Più d'uno sguardo ottenni di bella castellana....

Vecchio, sei grande e nobile, come nessun fu mai.

Dirò superbo un giorno: lo vidi e gli parlai.

La tua grave parola fu quella di un veggente.

Sì, le tue sagge norme le terrò fisse in mente.

Però la mia fortuna alla tua non somiglia:

Tu avesti in sorte un nome, un tetto, una famiglia.

Fu la scuola di un padre che t'educò alla vita,

E sprone alle grandi opere fu la grandezza avita.

L'armi, pria che un cimento, ti furono un trastullo.

Io crebbi solo — un orfano, no, non è mai fanciullo

Nell'età dei sorrisi, dei baci, degl'incanti.

Non conobbi che l'ire, non conobbi che i pianti.

Io non avevo un nome che, per sacro legato,

Dovessi far più illustre o serbare onorato;

Io non aveva un padre che, premio al mio valore,

Baciasse in sulla fronte il giovin vincitore.

Di ritorno dal campo, triste conforto m'era

La venale larghezza d'una soglia straniera.

Quanto le glorie illustri di tanti avi ti fenno,

Guadagnarlo dovetti coll'opera e col senno;

Nessun l'onor m'apprese, nessun m'apprese Iddio,

L'onor, l'armi, la fede, sono retaggio mio.

Lasciai lembi di carne in più d'una tenzone,

Lasciai lembi di cuore al piè d'ogni blasone.

Fidente nel mio fato, invido mai non fui

Sotto l'acerbo insulto della grandezza altrui.

Superando gli ostacoli che incontravo per via,

M'era fonte d'orgoglio lo solitudin mia.

Ed or che, me volente, s'appiana il mio sentiero,

Or che son fatto paggio e diverrò scudiero,

Or che, mercè maggiore d'ogni maggior tesoro,

Sono presso al battesimo degli speroni d'oro,

Vuoi ch'io sappia frenarmi e rimanermi muto?

No, no, no, non lo posso: per tanti anni ho taciuto!

Son forte, la mia spada nessuna al mondo agguaglia,

E non è lieve impresa lo sfidarmi a battaglia.

Freccia non esce invano mai dalla mia faretra,

E nella più minuta delle mire penètra.

S'io gl'imposi il cappello, il falco mai non erra,

E torna colla preda vittorïoso a terra.

Nè dell'arti gentili la scïenza obbliai,

E so dal mio lïuto trarre sirvente e lai;

Di sonanti ballate so far velo al pensiero,

So raccontar d'amore al par d'ogni troviero,

Spezzai più d'una lancia correndo la gualdana.

Più d'uno sguardo ottenni di bella castellana....

Renato.

Renato.

Per Dio, soverchio ardire sopportar non mi giova.Bada non mi sovvenga di metterti alla prova:Chè, se falli!...

Per Dio, soverchio ardire sopportar non mi giova.

Bada non mi sovvenga di metterti alla prova:

Chè, se falli!...

Fernando.

Fernando.

Signore, fate a vostro talento;Accetterò con gioia qualunque esperimento.Ma lasciate ch'io noveri tutte le mie virtù,E poi venga la prova: non vi chieggo di più.Per studiare a tentarli ed a schermir gli attacchi,Appresi le difficili movenze degli scacchi,E nessuno mi supera....

Signore, fate a vostro talento;

Accetterò con gioia qualunque esperimento.

Ma lasciate ch'io noveri tutte le mie virtù,

E poi venga la prova: non vi chieggo di più.

Per studiare a tentarli ed a schermir gli attacchi,

Appresi le difficili movenze degli scacchi,

E nessuno mi supera....

Renato.

Renato.

Dacchè ne porgi il destro,Noi ti vedremo all'opera, o d'ogni arte maestro.A te, figliuola, insegnagli, nè sarà poca gloria,Come si faccia a vincere senza gridar vittoria.

Dacchè ne porgi il destro,

Noi ti vedremo all'opera, o d'ogni arte maestro.

A te, figliuola, insegnagli, nè sarà poca gloria,

Come si faccia a vincere senza gridar vittoria.

(a Fernando)

(a Fernando)

Qui si parrà all'aperto la tua scienza nascosta.Perderai, tel predíco.

Qui si parrà all'aperto la tua scienza nascosta.

Perderai, tel predíco.

Fernando.

Fernando.

Lo vedremo.... E la posta?

Lo vedremo.... E la posta?

Renato.

Renato.

La posta? Se tu vinci, io ti do per consorteLa mia figlia Iolanda.

La posta? Se tu vinci, io ti do per consorte

La mia figlia Iolanda.

Fernando.

Fernando.

E se perdo?

E se perdo?

Renato(traendolo in disparte, sommesso).

Renato(traendolo in disparte, sommesso).

La morte.

La morte.

Fernando.

Fernando.

L'offerta è troppo bella per opporvi un rifiuto.

L'offerta è troppo bella per opporvi un rifiuto.

Renato.

Renato.

Accetti?

Accetti?

Fernando.

Fernando.

Accetto, conte.

Accetto, conte.

Renato.

Renato.

Se perdi....

Se perdi....

Fernando.

Fernando.

Avrò perduto:E non mi sentirete lagnarmi o maledire.Se non appresi a vivere, ho imparato a morire.

Avrò perduto:

E non mi sentirete lagnarmi o maledire.

Se non appresi a vivere, ho imparato a morire.

Renato.

Renato.

A te, figlia.

A te, figlia.

(I due si apprestano a giocare).

(I due si apprestano a giocare).

Fernando(a Renato).

Fernando(a Renato).

Scusate il soverchio ardimento,Ma un gioco tal richiede un giocatore attento.Il conte di Fombrone presso il fuoco vi aspetta:Direte insiem le gioie dell'età prediletta.Qui si vuol esser soli.

Scusate il soverchio ardimento,

Ma un gioco tal richiede un giocatore attento.

Il conte di Fombrone presso il fuoco vi aspetta:

Direte insiem le gioie dell'età prediletta.

Qui si vuol esser soli.

(Il tavolino a cui stanno seduti i due che giocano è vicino al proscenio, mentre invece il camino è in fondo alla scena. Oliviero è presso il camino).

(Il tavolino a cui stanno seduti i due che giocano è vicino al proscenio, mentre invece il camino è in fondo alla scena. Oliviero è presso il camino).

Oliviero.

Oliviero.

Il mio paggio ha ragione.

Il mio paggio ha ragione.

Renato.

Renato.

Ed eccomi ai suoi cenni. Mesci ancora, Fombrone.

Ed eccomi ai suoi cenni. Mesci ancora, Fombrone.

Oliviero.

Oliviero.

Fosti con lui severo.

Fosti con lui severo.

Renato.

Renato.

Troppo?

Troppo?

Oliviero.

Oliviero.

No. Anch'io soventiEbbi a fargli rimbrotto, e con acerbi accenti.Ma è così bello il roseo confidar nel futuro!Chi ignora i disinganni, Renato, è così puro!La gioia è così piena dentro quell'occhio nero!Così lucente, sotto quel crin folto, il pensiero!Ed io lo vidi all'opera, e lo so forte e audace.Quel suo animo baldo e leale mi piace,E mi ricorda i giorni della mia giovinezza.

No. Anch'io soventi

Ebbi a fargli rimbrotto, e con acerbi accenti.

Ma è così bello il roseo confidar nel futuro!

Chi ignora i disinganni, Renato, è così puro!

La gioia è così piena dentro quell'occhio nero!

Così lucente, sotto quel crin folto, il pensiero!

Ed io lo vidi all'opera, e lo so forte e audace.

Quel suo animo baldo e leale mi piace,

E mi ricorda i giorni della mia giovinezza.

Renato(fra sé).

Renato(fra sé).

Come sfida la morte con eroica fermezza!

Come sfida la morte con eroica fermezza!

Oliviero.

Oliviero.

Tu pensi?

Tu pensi?

Renato.

Renato.

Nulla.

Nulla.

Oliviero.

Oliviero.

Eppure ti leggo nelle ciglia....

Eppure ti leggo nelle ciglia....

Renato.

Renato.

Vorrei che avesse a vincere.

Vorrei che avesse a vincere.

Oliviero.

Oliviero.

Per sposare tua figlia?

Per sposare tua figlia?

Renato(colpito e crucciato).

Renato(colpito e crucciato).

È vero!

È vero!

Oliviero.

Oliviero.

Convien dire ch'ella giuochi a pennello,Se offristi al vincitore un premio come quello!E tu che avrai, se perde, in cambio alla fanciulla?

Convien dire ch'ella giuochi a pennello,

Se offristi al vincitore un premio come quello!

E tu che avrai, se perde, in cambio alla fanciulla?

Renato(esitando).

Renato(esitando).

Nulla.

Nulla.

Oliviero.

Oliviero.

Nulla? Davvero?

Nulla? Davvero?

Renato(quasi parlando a sè stesso).

Renato(quasi parlando a sè stesso).

No, non voglio aver nulla.Un tal patto non regge.

No, non voglio aver nulla.

Un tal patto non regge.

Oliviero.

Oliviero.

E Renato pretendeRiprender la sua fede?

E Renato pretende

Riprender la sua fede?

Renato.

Renato.

E se egli me la rende?

E se egli me la rende?

(I due continuano a parlar sommesso).

(I due continuano a parlar sommesso).

Iolanda.

Iolanda.

Che hai, paggio Fernando? Non giuochi e non favelli.

Che hai, paggio Fernando? Non giuochi e non favelli.

Fernando.

Fernando.

Io?... Ti guardo negli occhi che sono tanto belli.

Io?... Ti guardo negli occhi che sono tanto belli.

Iolanda.

Iolanda.

Ed io senza periglio decimo le tue schiere.Già perdesti una Rocca, e dò scacco all'AlfiereSe non provvedi tosto a metterlo da banda.Attento ai mali passi.

Ed io senza periglio decimo le tue schiere.

Già perdesti una Rocca, e dò scacco all'Alfiere

Se non provvedi tosto a metterlo da banda.

Attento ai mali passi.

Fernando.

Fernando.

Grazie, bella Iolanda.Pensavo a mille cose lontane, e stavo mutoPer la triste certezza che tanto avrei perduto.Eccomi a tal ridotto che un sol passo non feci.

Grazie, bella Iolanda.

Pensavo a mille cose lontane, e stavo muto

Per la triste certezza che tanto avrei perduto.

Eccomi a tal ridotto che un sol passo non feci.

Iolanda.

Iolanda.

Vuoi tu, paggio Fernando, che mutiamo le veci?

Vuoi tu, paggio Fernando, che mutiamo le veci?

Fernando.

Fernando.

No, tienti la tua sorte e lasciami la mia.

No, tienti la tua sorte e lasciami la mia.

Iolanda.

Iolanda.

A te — Non trovi nulla che t'ingombri la via?Oh la sventata! Vedi che ho messo il piede in fallo.Ti dò scacco all'Alfiere e disarmo il Cavallo.

A te — Non trovi nulla che t'ingombri la via?

Oh la sventata! Vedi che ho messo il piede in fallo.

Ti dò scacco all'Alfiere e disarmo il Cavallo.

Fernando(prende il cavallo).

Fernando(prende il cavallo).

Non ardirei di prenderlo: l'accetto come un dono.

Non ardirei di prenderlo: l'accetto come un dono.

Iolanda.

Iolanda.

Vedi l'avventurata giuocatrice ch'io sono!Neppur credi all'errore.

Vedi l'avventurata giuocatrice ch'io sono!

Neppur credi all'errore.

Renato(avvicinandosi).

Renato(avvicinandosi).

Come sta la partita?

Come sta la partita?

Fernando.

Fernando.

Io perdo.

Io perdo.

Renato(contento).

Renato(contento).

Sì? Fanciullo, facciamola finita.Smetti il giuoco, fu scherzo la scommessa.

Sì? Fanciullo, facciamola finita.

Smetti il giuoco, fu scherzo la scommessa.

Fernando.

Fernando.

Vi pare?Con voi, nobil signore, non ardirei scherzare.Nè con veruno al mondo, intorno a un argomento...

Vi pare?

Con voi, nobil signore, non ardirei scherzare.

Nè con veruno al mondo, intorno a un argomento...

Renato.

Renato.

Tu perdi; me l'hai detto tu stesso.

Tu perdi; me l'hai detto tu stesso.

Fernando.

Fernando.

E non consento,Perdente, a grazia alcuna; chè, vincitore, avreiAltamente vantati tutti i diritti miei.

E non consento,

Perdente, a grazia alcuna; chè, vincitore, avrei

Altamente vantati tutti i diritti miei.

Renato.

Renato.

Bada a tentar la sorte, paggio, bada!

Bada a tentar la sorte, paggio, bada!

Fernando.

Fernando.

La tentoE, data una parola, signor, non mi ripento.

La tento

E, data una parola, signor, non mi ripento.

Renato.

Renato.

E tal sia.

E tal sia.

(S'allontana e poi ritorna)

(S'allontana e poi ritorna)

No, sei giovane, fanciullo, e ardimentosoE d'una tua disgrazia non mi darei riposo.Smetti quella fierezza, renditi al buon consiglio,Io te ne prego come si pregherebbe un figlio.Sei in tempo, ritraggiti; tu sai quanto t'aspetta....A te, Iolanda, aiutami; digli che mi dia retta.

No, sei giovane, fanciullo, e ardimentoso

E d'una tua disgrazia non mi darei riposo.

Smetti quella fierezza, renditi al buon consiglio,

Io te ne prego come si pregherebbe un figlio.

Sei in tempo, ritraggiti; tu sai quanto t'aspetta....

A te, Iolanda, aiutami; digli che mi dia retta.

Iolanda.

Iolanda.

Perchè mi dovrò esporre io pure ad un rifiuto?Un istante può rendergli il terreno perduto.

Perchè mi dovrò esporre io pure ad un rifiuto?

Un istante può rendergli il terreno perduto.

Renato.

Renato.

La vanità di vincere ti fa di questo avviso.

La vanità di vincere ti fa di questo avviso.

Iolanda.

Iolanda.

O padre!

O padre!

Renato.

Renato.

Ma tu ignori che, s'ei perde, è deciso....

Ma tu ignori che, s'ei perde, è deciso....

Fernando(interrompendolo).

Fernando(interrompendolo).

Conte.... fate opra inutile; nessuno mi cancellaDal cuore una promessa.

Conte.... fate opra inutile; nessuno mi cancella

Dal cuore una promessa.

Renato.

Renato.

Ti lascio alla tua stella.

Ti lascio alla tua stella.

(Renato va di nuovo presso Fombrone, con cui conversa a bassa voce. Iolanda e Fernando giuocano per alcuni istanti senza far motto).

(Renato va di nuovo presso Fombrone, con cui conversa a bassa voce. Iolanda e Fernando giuocano per alcuni istanti senza far motto).

Iolanda.

Iolanda.

Che volle dir mio padre con quelle sue parole:Se egli perde, è deciso?...

Che volle dir mio padre con quelle sue parole:

Se egli perde, è deciso?...

Fernando.

Fernando.

Nulla, ch'io sappia — fole.

Nulla, ch'io sappia — fole.

Iolanda.

Iolanda.

Eppure mi pareva che parlasse assennato,E tu l'interrompesti tutto quanto turbato.Che perdi tu, se perdi?

Eppure mi pareva che parlasse assennato,

E tu l'interrompesti tutto quanto turbato.

Che perdi tu, se perdi?

Fernando.

Fernando.

Nulla che mi stia a cuore.

Nulla che mi stia a cuore.

Iolanda.

Iolanda.

Mio padre più ti teme vinto che vincitore.Non so perchè, Fernando, son pensosa ed afflitta.

Mio padre più ti teme vinto che vincitore.

Non so perchè, Fernando, son pensosa ed afflitta.

Fernando.

Fernando.

Bella Iolanda, allegrati: sarà mia la sconfitta.

Bella Iolanda, allegrati: sarà mia la sconfitta.

Iolanda.

Iolanda.

Oh! perchè con sì tristi presagi ti martelli?

Oh! perchè con sì tristi presagi ti martelli?

Fernando.

Fernando.

Io? Ti guardo negli occhi che sono tanto belli!

Io? Ti guardo negli occhi che sono tanto belli!

Iolanda.

Iolanda.

Sei mesto nel sembiante: perchè? La tua feritaTi duole forse?

Sei mesto nel sembiante: perchè? La tua ferita

Ti duole forse?

Fernando.

Fernando.

Punto.... Com'è bella la vita!

Punto.... Com'è bella la vita!

(Pausa).

(Pausa).

Iolanda.

Iolanda.

Paggio Fernando, è molto lontano il tuo paese?

Paggio Fernando, è molto lontano il tuo paese?

Fernando.

Fernando.

Io nacqui dove l'aria è tepida e cortese,Dove la terra è piena di cantici e di fiori,Dove in grembo alle Muse sorridono gli amori;Dove nel mar si specchiano i pallidi oliveti,Dove i colli son ricchi d'aranci e di palmeti,Dove tutto è profumo, dove tutto è sorriso.Dove non si vagheggia più bello il Paradiso,Dove spiran le brezze del sonante Oceàno....E quel vago paese è lontano, lontano.

Io nacqui dove l'aria è tepida e cortese,

Dove la terra è piena di cantici e di fiori,

Dove in grembo alle Muse sorridono gli amori;

Dove nel mar si specchiano i pallidi oliveti,

Dove i colli son ricchi d'aranci e di palmeti,

Dove tutto è profumo, dove tutto è sorriso.

Dove non si vagheggia più bello il Paradiso,

Dove spiran le brezze del sonante Oceàno....

E quel vago paese è lontano, lontano.

Iolanda.

Iolanda.

Le donne vi saranno leggiadre ed amorose.

Le donne vi saranno leggiadre ed amorose.

Fernando.

Fernando.

Sì, facili all'amore, ma folli ed obliose;Sì, il mio sole di fuoco nutre beltà procaci,Sì, quelle labbra ardenti sono fatte pei baci.Ma noi, cresciuti ai torridi meriggi e in mezzo ai fioriInebrianti e pinti dei più vivi colori,Amiamo i molli petali, flessuosi e pallenti,Amiamo le corolle bianche dei cieli algenti;Ed una treccia bionda, e un occhio azzurro, e un biancoViso, ed un abbandono soavemente stanco,Ci suscitan le accese fantasie del pensieroPiù che una chioma bruna e più che un occhio nero.Il mio mare lontano è azzurro, azzurri i montiChe si veggon da lungi, e son d'oro i tramonti.

Sì, facili all'amore, ma folli ed obliose;

Sì, il mio sole di fuoco nutre beltà procaci,

Sì, quelle labbra ardenti sono fatte pei baci.

Ma noi, cresciuti ai torridi meriggi e in mezzo ai fiori

Inebrianti e pinti dei più vivi colori,

Amiamo i molli petali, flessuosi e pallenti,

Amiamo le corolle bianche dei cieli algenti;

Ed una treccia bionda, e un occhio azzurro, e un bianco

Viso, ed un abbandono soavemente stanco,

Ci suscitan le accese fantasie del pensiero

Più che una chioma bruna e più che un occhio nero.

Il mio mare lontano è azzurro, azzurri i monti

Che si veggon da lungi, e son d'oro i tramonti.

(Pausa).

(Pausa).

Tu sei bella, Iolanda.

Tu sei bella, Iolanda.

Iolanda.

Iolanda.

Com'è dolce il tuo dire!

Com'è dolce il tuo dire!

Fernando.

Fernando.

Senti — Hai tu mai pensato che si possa morirePrima d'aver provato che cosa sia l'amore?Prima che un sol fiorisca dei germogli del cuore?Prima di bisbigliarsi le più ardenti parole?Prima d'aver goduta la tua parte di sole?

Senti — Hai tu mai pensato che si possa morire

Prima d'aver provato che cosa sia l'amore?

Prima che un sol fiorisca dei germogli del cuore?

Prima di bisbigliarsi le più ardenti parole?

Prima d'aver goduta la tua parte di sole?

Iolanda.

Iolanda.

Oh no!

Oh no!

Fernando.

Fernando.

No, non è vero? Se non fosse che un'ora,Un'ora dell'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora;Le mie pupille un'ora fissate nelle tue,E poi venga il destino.

No, non è vero? Se non fosse che un'ora,

Un'ora dell'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora;

Le mie pupille un'ora fissate nelle tue,

E poi venga il destino.

Iolanda.

Iolanda.

Si morirebbe in due.

Si morirebbe in due.

Fernando.

Fernando.

Che morbidi capelli!

Che morbidi capelli!

Iolanda.

Iolanda.

Perchè parli di morte,Quasi che ti volessi doler della tua sorte?

Perchè parli di morte,

Quasi che ti volessi doler della tua sorte?

Fernando.

Fernando.

Come hai dolce il sorriso!

Come hai dolce il sorriso!

Iolanda.

Iolanda.

Perchè, paggio Fernando,Mi guardi così mesto?

Perchè, paggio Fernando,

Mi guardi così mesto?

Fernando(ricomponendosi).

Fernando(ricomponendosi).

Nulla — Andavo pensandoA speranze impossibili, a confusi desiri —Giuochiamo; ho fatto un sogno d'oro....

Nulla — Andavo pensando

A speranze impossibili, a confusi desiri —

Giuochiamo; ho fatto un sogno d'oro....

Iolanda.

Iolanda.

Perchè sospiri?

Perchè sospiri?

Fernando.

Fernando.

Sospiro la mia pace, le mie terre lontane.

Sospiro la mia pace, le mie terre lontane.

Iolanda.

Iolanda.

E gli sguardi ottenuti di belle castellane.

E gli sguardi ottenuti di belle castellane.

Fernando.

Fernando.

Bada, or sei tu che perdi.

Bada, or sei tu che perdi.

(Indicandole il giuoco).

(Indicandole il giuoco).

Iolanda.

Iolanda.

Me ne dài con premuraL'avviso; la vittoria par ti metta paura.

Me ne dài con premura

L'avviso; la vittoria par ti metta paura.

Fernando.

Fernando.

Oh! ma non sai, Iolanda, che ho giocata la vita?Non lo sai che, se perdo, questa volta è finita?Non lo sai che sei bella come nessuna al mondo;Che amo il tuo fronte bianco ed il tuo crine biondo;Che di mio non ho nulla che il sangue nelle vene;Che sono solo al mondo se tu non mi vuoi bene?

Oh! ma non sai, Iolanda, che ho giocata la vita?

Non lo sai che, se perdo, questa volta è finita?

Non lo sai che sei bella come nessuna al mondo;

Che amo il tuo fronte bianco ed il tuo crine biondo;

Che di mio non ho nulla che il sangue nelle vene;

Che sono solo al mondo se tu non mi vuoi bene?

Iolanda.

Iolanda.

E tu, cieco, non vedi che m'affanno da un'oraPer goder quest'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora?

E tu, cieco, non vedi che m'affanno da un'ora

Per goder quest'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora?

Oliviero(a Renato).

Oliviero(a Renato).

Guarda com'è pensoso, là, colla testa china....

Guarda com'è pensoso, là, colla testa china....

Renato.

Renato.

Come va la partita?

Come va la partita?

Fernando(sorridendo).

Fernando(sorridendo).

Do scacco alla Regina.

Do scacco alla Regina.

Iolanda.

Iolanda.

Ascoltami, Fernando. Questa è la prima voltaChe mi giunge una voce d'amore a me rivolta.Se tu sapessi come li ho sognati soventi,La tua maschia sembianza, i tuoi nobili accenti!Quante volte, seduta sul verone, la sera,Invece del monotono ritmo della preghiera,Mormoravo parole febbrili ed interrotte,Chiedendo al ciel benigno un raggio alla mia notte!Se tu sapessi come dietro le vetrïatePassavan lunghe e fredde le vedove giornate!Se vedevo una donna con in braccio un bambino,Se mi giungean le note di un nuzïal festino,Guardavo alle mie vesti, ai monili, alle anella,E mi sentivo povera, più che un'umile ancella.Sentivo qui nel core uno sgomento arcano,E nel paterno affetto mi rifugiavo invano.Venner marchesi e conti a cercarmi in isposa,Ma tutti li respinsi per ripugnanza ascosa.Tu giungesti, Fernando, tu che sei forte e bello,E una voce nell'anima mi gridò tosto: è quello.

Ascoltami, Fernando. Questa è la prima volta

Che mi giunge una voce d'amore a me rivolta.

Se tu sapessi come li ho sognati soventi,

La tua maschia sembianza, i tuoi nobili accenti!

Quante volte, seduta sul verone, la sera,

Invece del monotono ritmo della preghiera,

Mormoravo parole febbrili ed interrotte,

Chiedendo al ciel benigno un raggio alla mia notte!

Se tu sapessi come dietro le vetrïate

Passavan lunghe e fredde le vedove giornate!

Se vedevo una donna con in braccio un bambino,

Se mi giungean le note di un nuzïal festino,

Guardavo alle mie vesti, ai monili, alle anella,

E mi sentivo povera, più che un'umile ancella.

Sentivo qui nel core uno sgomento arcano,

E nel paterno affetto mi rifugiavo invano.

Venner marchesi e conti a cercarmi in isposa,

Ma tutti li respinsi per ripugnanza ascosa.

Tu giungesti, Fernando, tu che sei forte e bello,

E una voce nell'anima mi gridò tosto: è quello.

Fernando.

Fernando.

La tua mano, Iolanda. Mano bianca e sottile,Non avrai tu la sorte di un umil paggio a vile?

La tua mano, Iolanda. Mano bianca e sottile,

Non avrai tu la sorte di un umil paggio a vile?

Iolanda.

Iolanda.

È il destin che ci unisce nella sapienza sua;Guarda, due mosse ancora, e la vittoria è tua.

È il destin che ci unisce nella sapienza sua;

Guarda, due mosse ancora, e la vittoria è tua.

Renato(avvicinandosi).

Renato(avvicinandosi).

A che ne siamo?

A che ne siamo?

Iolanda(sorridendo).

Iolanda(sorridendo).

Padre, la vostra figlia invittaMedita il disonore di una prima sconfitta.

Padre, la vostra figlia invitta

Medita il disonore di una prima sconfitta.

Renato.

Renato.

Perdesti?

Perdesti?

Iolanda.

Iolanda.

Non ancora.... ma perderò.

Non ancora.... ma perderò.

Renato.

Renato.

Fernando,Ascoltami, sospendi; io vaneggiava quandoT'offersi quella sfida. Scegli fra i miei castelliIl più forte, il più ricco; è tuo, ma si cancelliQuesto patto impossibile; rendimi la mia fede:Ti farò ricco e nobile.... è un padre che tel chiede.

Fernando,

Ascoltami, sospendi; io vaneggiava quando

T'offersi quella sfida. Scegli fra i miei castelli

Il più forte, il più ricco; è tuo, ma si cancelli

Questo patto impossibile; rendimi la mia fede:

Ti farò ricco e nobile.... è un padre che tel chiede.

Fernando.

Fernando.

Signore, a tanta offerta una risposta sola:Amo la figlia vostra — Conte, ho la tua parola.

Signore, a tanta offerta una risposta sola:

Amo la figlia vostra — Conte, ho la tua parola.

Renato.

Renato.

La terrò, se lo imponi; ma se onor ti consiglia,Se in cuore un po' d'affetto tu nutri per mia figlia,Pensa, e s'io ti rammento tristi cose, perdona,Pensa che già respinse una ducal corona;Ch'essa è quanto rimane di un antico lignaggio;Pensa che più d'un principe invidia il suo retaggio.

La terrò, se lo imponi; ma se onor ti consiglia,

Se in cuore un po' d'affetto tu nutri per mia figlia,

Pensa, e s'io ti rammento tristi cose, perdona,

Pensa che già respinse una ducal corona;

Ch'essa è quanto rimane di un antico lignaggio;

Pensa che più d'un principe invidia il suo retaggio.

(Fernando esita; Iolanda se n'avvede e lo spinge con gesti a giuocare).

(Fernando esita; Iolanda se n'avvede e lo spinge con gesti a giuocare).

Iolanda(a bassa voce).

Iolanda(a bassa voce).

Giuoca, Fernando.

Giuoca, Fernando.

Renato.

Renato.

Un giorno, paggio, tu pure, è vero,Sarai forse possente e ricco cavaliero;Ma finor....

Un giorno, paggio, tu pure, è vero,

Sarai forse possente e ricco cavaliero;

Ma finor....

Iolanda(a bassa voce).

Iolanda(a bassa voce).

Giuoca, giuoca, un passo sol....

Giuoca, giuoca, un passo sol....

Renato.

Renato.

FinoraDi tua vita, Fernando, tu non sei che all'aurora;Iolanda è bella, è ricca, e.... suo padre tel dice,A lungo non potrebbe esser con te felice.

Finora

Di tua vita, Fernando, tu non sei che all'aurora;

Iolanda è bella, è ricca, e.... suo padre tel dice,

A lungo non potrebbe esser con te felice.

(Mentre Fernando esita, Iolanda di soppiatto lo piglia dolcemente per la mano, e fa lei una mossa per lui).

(Mentre Fernando esita, Iolanda di soppiatto lo piglia dolcemente per la mano, e fa lei una mossa per lui).

Iolanda.

Iolanda.

Padre, è tardo il consiglio: quello che è fatto è fatto.L'onor vostro è impegnato.

Padre, è tardo il consiglio: quello che è fatto è fatto.

L'onor vostro è impegnato.

Renato.

Renato.

Che dici?

Che dici?

Iolanda(alzandosi, e con lei tutti).

Iolanda(alzandosi, e con lei tutti).

Scacco matto.

Scacco matto.

Oliviero.

Oliviero.

Fernando ebbe il demonio o l'amor dalle sue.

Fernando ebbe il demonio o l'amor dalle sue.

Iolanda(a Renato).

Iolanda(a Renato).

M'offrivate uno sposo e lo scegliemmo in due.

M'offrivate uno sposo e lo scegliemmo in due.

Renato(rabbonendosi).

Renato(rabbonendosi).

E così mi ti mostri vergognosa ed afflitta?

E così mi ti mostri vergognosa ed afflitta?

Iolanda(abbracciando suo padre e porgendo una mano a Fernando).

Iolanda(abbracciando suo padre e porgendo una mano a Fernando).

Chi vince è di famiglia, quindi non c'è sconfitta.

Chi vince è di famiglia, quindi non c'è sconfitta.

Renato(a Fernando).

Renato(a Fernando).

Dacchè il fasto di un nome non ti concesse Iddio,Ti sembra a sufficienza degno ed illustre il mio?

Dacchè il fasto di un nome non ti concesse Iddio,

Ti sembra a sufficienza degno ed illustre il mio?

Fernando.

Fernando.

Signor....

Signor....

Renato.

Renato.

Sei prode all'opera e assennato al consiglioEd io ringrazio il cielo che m'ha donato un figlio.

Sei prode all'opera e assennato al consiglio

Ed io ringrazio il cielo che m'ha donato un figlio.

Fernando(dopo di essersi inginocchiato ai piedi di Renato il quale gli impose le mani sul capo, s'alza e si volge a Iolanda senza dire parola).

Fernando(dopo di essersi inginocchiato ai piedi di Renato il quale gli impose le mani sul capo, s'alza e si volge a Iolanda senza dire parola).

Iolanda.

Iolanda.

E ancor, paggio Fernando, mi affissi e non favelli?

E ancor, paggio Fernando, mi affissi e non favelli?

Fernando.

Fernando.

Io ti guardo negli occhi, che sono tanto belli.

Io ti guardo negli occhi, che sono tanto belli.

(Cala la tela)

Torino, 1871.


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