LIV.Fuga.

LIV.Fuga.

Ad onta dei segni di agitazione che dava la città, il Palazzo Reale presentava il suo più lieto aspetto verso le cinque ore quando vi si recò d’Artagnan. Nè v’era da meravigliarsene: la regina aveva restituito al popolo Broussel e Blancmesnil, e quindi quello nulla aveva da richiedere. L’emozione della sovrana era soltanto un resto di turbamento a cui era d’uopo dar tempo a calmarsi, conforme abbisognano talora dopo una tempesta più giornate perchè cali la marea.

Eravi stato gran banchetto, al quale serviva di pretesto il ritorno del vincitore di Lens. V’erano invitati i principi e le principesse, e le loro carrozze ingombravano da mezzogiorno in poi il cortile. Dopo il pranzo vi sarebbe giuoco dalla regina.

Anna brillava di grazia e di spirito; nessuno l’aveva mai veduta di umore più allegro. La vendetta sul fiore le sfolgorava negli occhi e le schiudeva il bel labbro.

Al momento che tutti si alzarono da mensa, Mazzarino sparì.

D’Artagnan stava digià in anticamera ad attenderlo. Mazzarino vi si presentò in aria sorridente, lo prese per mano, e lo introdusse nel suo gabinetto.

«Carissimo signor d’Artagnan, gli disse, essendosi seduto, vi darò adesso la maggior prova di fiducia che possa dare un ministro ad un ufficiale.

«Spero, fece d’Artagnan, che monsignore me la dia senza secondo fine, e con intima convinzione ch’io ne sia degno.

«Degno più di chiunque, amico mio, giacchè a voi mi rivolgo.

«Or bene, Eccellenza! ve lo confesso, da molto tempo aspetto una simile occasione. E perciò ditemi presto quel che avete da dirmi.

«Signor d’Artagnan mio caro, questa sera avrete nelle vostre mani la salvezza dello Stato».

E là il ministro si tacque.

«Monsignore, spiegatevi; io aspetto.

«La regina ha risoluto di fare col re un viaggetto a San Germano.

«Ah ah! vuol dire che la regina intende abbandonar Parigi!

«Capite, capricci di donne!

«Sì, intendo benone.

«Per questo vi aveva fatto venire stamane, e vi ha richiesto di tornare alle cinque.

«Meritava il conto di farmi giurare che non parlerei ad alcuno di quell’appuntamento! bucinò d’Artagnan. Oh donne, donne! siano anco regine, le son sempre donne!

«Disapprovereste questo piccolo viaggio, carissimo signor d’Artagnan? domandò il Mazzarino nelle smanie.

«Io, monsignore! e perchè?

«Vedo che crollate le spalle!

«L’è una maniera che ho presa di discorrere fra me.

«Dunque, la gita l’approvate?

«Nè approvo nè disapprovo, monsignore; aspetto i vostri cenni.

«Or bene: sopra di voi ho messo gli occhi per portare il re e la regina a San Germano.

«Briccone ipocrita! fece tra sè stesso il tenente.

«Vedete, soggiunse il ministro notando la flemma di quest’ultimo, che secondo avvertivo, la salvezza dello Stato riposerà nelle vostre mani.

«Sì, Eccellenza, e sento tutta la responsabilità di un tal peso.

«Ma però, accettate?

«Accetto sempre.

«Credete che sia possibile?

«Tutto è possibile.

«Sarete assalito per la via?

«È probabile.

«Ma in tal caso come farete?

«Passerò tramezzo a coloro che mi assalgono.

«E se non ci passate?

«Peggio per loro; passerò ad essi addosso.

«E metterete il re e la regina sani e salvi a San Germano?

«Sì.

«Sulla vostra vita?

«Sulla mia vita.

«Siete un eroe!» disse Mazzarino guardando incantato il moschettiere.

Questi sorrise.

«Ed io?... ripigliò il ministro dopo breve pausa guatandolo fisso.

«Come, Eccellenza, voi?

«Io, se volessi partire?

«Oh! sarà più difficile.

«In che modo?

«L’Eccellenza Vostra può essere riconosciuta.

«Anche così travestito?» disse Mazzarino.

Ed alzò una coperta di sulla poltrona, e sotto la quale era un completo vestimento da cavaliere grigio perlato e color di granato, coi passamani d’argento.

«Se Vostra Eccellenza si traveste e’ diventa più facile.

«Ah! respirò il Mazzarino.

«Ma bisognerà fare ciò che l’altro giorno dicevate, monsignore, che avreste fatto nelle nostre veci.

«E che mai?

«Gridare: abbasso Mazzarino!

«Griderò.

«In francese, pretto francese, veh! badate alla pronunzia; ci furono uccisi seimila angiovini in Sicilia perchè pronunziavano malamente l’italiano; badate che i Francesi non si abbiano a pigliar su di voi la rivincita del vespro siciliano!

«Farò meglio che possa.

«Vi sono molte persone armate nelle strade, continuò d’Artagnan, siete certo che nessuno conosca il progetto della regina?»

Il ministro riflettè.

«Monsignore, sarebbe un buon affare per un traditore cotesto che mi proponete; i rischi di un assalto scuserebbero tutto».

Mazzarino raccapricciò; ma pensò che uno che avesse intenzione di tradire non ne darebbe avviso.

«E perciò, disse con impeto, non mi fido mica di tutti, e la prova si è che ho scelto voi per essermi di scorta.

«Non andate colla regina?

«No, fece Mazzarino.

«Dunque, dopo di lei?

«No, egli ripetè.

«Ah! disse d’Artagnan che principiava ad intendere.

«Sì, prosegui il ministro, ho fatto i miei calcoli: con la regina, accresco per lei le probabilità sfavorevoli; dopo di essa aumento le mie; e poi, salvata la corte, posso esser posto in oblìo: i grandi sono ingrati.

«È vero» confermò il tenente volgendo a suo malgrado le pupille sul brillante della sovrana che aveva in dito il ministro.

Mazzarino seguitò la direzione di quello sguardo, e adagio adagio girò in dentro il castone.

«E voglio dunque, terminò Mazzarino col suo scaltro sorriso, impedire che siano meco ingrati.

«È carità cristiana, borbottò d’Artagnan, il non indurre il suo prossimo alla tentazione.

«E appunto per questo, finì Mazzarino, vuo’ partire prima di loro».

D’Artagnan sorrise: era uomo da capire egregiamente quell’astuzia italiana.

Il ministro che vide quell’atto, profittò del momento.

«Dunque comincerete da farmi uscire di Parigi, carissimo signor d’Artagnan?

«Difficile incombenza, monsignore! rispose il moschettiere rimessosi in serietà.

«Ma, fece l’Eccellenza osservandolo attento, acciò non gli sfuggisse la menoma espressione della fisonomia, non faceste tutte queste obbiezioni pel re e per la regina.

«Il re e la regina sono la mia regina ed il mio re: la mia vita è di loro, ad essi io la debbo. Me la richiedono, io non ho che ripetere.

«Va d’incanto, mormorò pian piano Mazzarino, ma siccome la tua vita non è mia, bisogna che io la compri, non è così?»

E con un grosso sospiro, ritirò infuori il castone dell’anello.

D’Artagnan sogghignava.

Quei due si combinavano da un punto, da quel dell’astuzia. Se ugualmente si fossero combinati pel coraggio, l’uno avrebbe fatto eseguire all’altro cose grandi.

«Ma anche, soggiunse Mazzarino, intendete che se vi domando questo servigio è coll’intenzione di esserne riconoscente.

«Vostra Eccellenza, chiese d’Artagnan, è ancora soltanto all’intenzione?

«Ecco, fece il ministro levandosi dal dito il cerchietto, ecco, mio caro signor d’Artagnan, un brillante che tempo addietro fu vostro, ed è giusto che ritorni a voi: prendetelo, ve ne supplico».

D’Artagnan non diede campo al Mazzarino d’insistere; lo pigliò, mirò ben bene se la pietra fosse la stessa, ed accertatosi dell’acqua pura e identica, se lo infilò al dito con soddisfazione indicibile.

«Mi premeva di molto, disse Mazzarino accompagnandolo con un ultimo sguardo, ma non serve, ve lo do con gran piacere.

«Ed io, monsignore, lo ricevo come mi è dato.... Orsù, ragioniamo dei vostri affaretti: bramate partire prima di tutti?

«Sì, lo desidero.

«A che ora?

«Alle dieci.

«E la regina, a che ora se ne va?

«A mezza notte.

«Allora può essere; io vi fo uscire da Parigi, vi lascio fuori della barriera, e torno a prender lei.

«Ottimamente! ma come mi conducete fuor di Parigi?

«Oh! per questo bisogna lasciarmi agire.

«Vi do piene facoltà: pigliate una scorta considerevole quanto vi pare».

D’Artagnan tentennò il capo.

«Eppure mi sembra che sia il mezzo più sicuro, seguitò Mazzarino.

«Sì, Eccellenza, per voi: ma non per la regina».

Il ministro si morse le labbra.

«E allora, disse, come operiamo?

«Conviene lasciar fare a me, monsignore.

«Uhm!

«E darmi l’intera direzione dell’intrapresa....

«Peraltro....

«O cercare un altro, finì d’Artagnan, volgendo le spalle.

«Ohi! fece piano Mazzarino, non se ne avesse da andar via col diamante!»

E lo richiamò indietro con modo carezzevole.

«Signor d’Artagnan! mio caro signor d’Artagnan!

«Eccellenza?

«Mi garantite di tutto?

«Garantisco di nulla, io; farò meglio che possa.

«Meglio che possiate?

«Sì.

«Ebbene, mi affido a voi.

«E anche assai! disse fra sè il tenente.

«Dunque sarete qui alle nove e mezza?

«E troverò pronta Vostra Eccellenza?

«Prontissima.

«Sicchè siamo d’accordo. Adesso, monsignore, volete farmi vedere la regina?

«A che giova?

«Bramerei ricevere gli ordini di Sua Maestà dal suo proprio labbro.

«Ha incaricato me di darveli.

«Potrebbe aver dimenticato qualche cosa.

«V’importa di vederla?

«È indispensabile».

Mazzarino stette alquanto perplesso, e d’Artagnan fermo e impassibile nella sua volontà.

«Or via, disse il ministro, vi ci condurrò, ma non fate parola del nostro dialogo.

«Ciò che fra noi è stato detto riguarda noi soltanto, monsignore.

«Mi giurate di star mutolo?

«Non giuro mai; dico sì e no, e siccome son gentiluomo mantengo la mia parola.

«Animo, veggo che mi tocca fidarmi di voi senza restrizioni.

«Eccellenza, questa è la miglior via.

«Venite» disse Mazzarino.

E fatto entrare d’Artagnan nell’oratorio, gli prescrisse di aspettare.

Ma d’Artagnan non aspettò molto. Dopo cinque minuti capitò la regina nella massima gala. Così adorna mostrava appena trentacinque anni, ed era sempre bella.

«Siete voi, signor d’Artagnan? disse graziosamente sorridendo; vi ringrazio di avere insistito per vedermi.

«Chiedo perdono a Vostra Maestà, ma ho voluto ricevere di bocca sua i di lei comandi.

«Sapete di che si tratta?

«Sì, mia signora.

«Accettate l’incarico che vi affido?

«Con riconoscenza.

«Dunque, siate qua a mezzanotte.

«Vi sarò.

«Troppo mi è noto il vostro disinteresse per parlarvi in tal momento della mia gratitudine; ma vi giuro che non dimenticherò questo secondo servizio come dimenticai il primo.

«Vostra Maestà è padrona di ricordarsi e di obliare, nè so che intenda dirmi.

«Andate, replicò Anna con tutta gentilezza, e tornate a mezzanotte».

Fece con la mano un gesto d’addio al tenente, ed esso si ritirò; ma nell’uscire volse il ciglio verso la cortina per dove era entrata la sovrana, e in fondo a quella distinse la punta di una scarpa di velluto.

«Bene! disse fra sè, il Mazzarino stava in ascolto per iscuoprire se io lo tradivo.... davvero, quel burattino d’Italia non merita di essere servito da un onest’uomo».

Ciò non ostante il nostro moschettiere fu puntuale: alle nove e mezza era nell’anticamera.

Lo attendeva e lo introdusse Bernouin.

Egli trovò il ministro vestito da cavaliero. Questi aveva unbellissimo aspetto sotto quell’abbigliamento, che come già avvertimmo, portava con molta eleganza; soltanto era assai pallido e tremava un pochino.

«Solo? fece Mazzarino.

«Sì, monsignore.

«E il bravo signor du Vallon? non godremo della sua compagnia?

«Oh sì! attende nella sua carrozza.

«E dove?

«Alla porta del giardino del Palazzo Reale.

«Sicchè partiamo nella sua carrozza?

«Eccellenza sì.

«Senza altra scorta che voi due?

«E non basta? sarebbe sufficiente uno solo di noi.

«In verità, caro signor d’Artagnan, mi fate paura col vostro sangue freddo.

«Credevo anzi che dovesse darvi fiducia.

«E Bernouin, non verrà meco?

«Non v’è posto per lui; verrà a raggiungere Vostra Eccellenza.

«Si vada, disse il ministro, giacchè in tutto bisogna operare a modo vostro.

«Monsignore, rispose il tenente, v’è ancora tempo a pentirsi, e siete affatto libero.

«No no, andiamo pure».

Scesero entrambi dalla scala segreta, Mazzarino appoggiando il braccio su quello di d’Artagnan, ma con un tremore continuo.

Traversarono i cortili del Palazzo Reale ove stavano tuttavia ferme le carrozze di parecchi commensali trattenutisi più degli altri, passarono nel giardino, ed arrivarono alla porticella.

Mazzarino si provò ad aprirla con una chiave trattasi di tasca; ma tale era il tremito della mano, che non trovò il buco della serratura.

«Date qua» disse d’Artagnan.

Da Mazzarino gli fu data la chiave; egli schiuse, e si rimise quella in saccoccia, perocchè divisava ritornar dentro da quella via.

Era calato il montatojo, spalancato lo sportello, e accanto a questo Mousqueton e Porthos in fondo al legno.

«Salite, monsignore» disse il tenente.

Mazzarino non se lo fece dir due volte e si slanciò nel cocchio.

D’Artagnan vi salì dopo di lui; Mousqueton serrò lo sportello, e con sospiri e gemiti si arrampicò dietro alla vettura.Aveva esso opposta qualche obbiezione alla partenza, ma d’Artagnan gli aveva parlato così:

«Caro signor Mouston, restate qua se volete, ma vi prevengo che stanotte sarà incendiato Parigi».

Dopo di che Mousqueton senza ricercar altro dichiarava esser pronto a seguitare il suo padrone e il signor tenente sino alla fin del mondo.

Il legno si mosse a un trotto discreto, tale da non indicare minimamente che contenesse persone che avean fretta. Il ministro si asciugò la fronte col fazzoletto, e si guardò attorno.

Vide a sinistra Porthos, e a destra d’Artagnan; ciascuno d’essi stava a far guardia da una parte, ognuno di loro gli serviva di baluardo.

Dirimpetto, sul sedile davanti, due paja di pistole, uno dinanzi a Porthos ed uno dinanzi a d’Artagnan, che avevano inoltre ambedue la spada al fianco.

Alla distanza di cento passi dal Palazzo Reale una pattuglia fermò la carrozza.

«Chi va là? disse il capo.

«Mazzarino!» rispose d’Artagnan con uno scroscio di risa.

Il ministro si sentì drizzare in testa i capelli.

Lo scherzo sembrò bellissimo ai borghesi, che mirando un legno senz’armi nè scorta, non avrebbero creduta mai una simile imprudenza.

«Buon viaggio!» gridarono.

E li lasciaron passare.

«Eh! fece il tenente, che pensa Vostra Eccellenza di questa mia risposta?

«Uomo di spirito! esclamò Mazzarino.

«Realmente, seguitò Porthos, comprendo....»

Verso la metà della via des Petits-Champs una seconda pattuglia fermò il cocchio.

«Chi va là? urlò il capo.

«Tiratevi da parte, monsignore!» raccomandò d’Artagnan.

E Mazzarino si cacciò talmente fra i due amici, che sparì del tutto da essi nascosto.

«Chi va là?» ripetè la voce impazientita.

E d’Artagnan sentì correr gente dalla parte della testa dei cavalli.

Allora si trasse a mezzo corpo fuori dal legno.

«Ehi Planchet!» disse tosto.

Il capo si avvicinò: era infatti Planchet: il tenente avea riconosciuta la voce del suo antico lacchè.

«Come, signore! siete voi? disse questi.

«Eh sì, amico mio; questo caro Porthos ha ricevuta una stoccata, e lo accompagno alla sua villa di San Cloud.

«Oh! davvero?

«Porthos, mio carissimo, seguitò d’Artagnan, se ancor potete, parlate, dite una parola al nostro buon Planchet.

«Planchet, amico, fece Porthos in tuono dolente, sto molto male, e se tu incontri un medico, mi farai piacere a mandarmelo.

«Gran Dio! continuò Planchet, che disgrazia! e com’è avvenuto?

«Te lo racconterò io» disse Mousqueton.

Porthos cacciò fuori un gemito.

«Ah Planchet! disse piano d’Artagnan, facci far largo, o ch’ei non arriverà vivo, è attaccato il polmone....»

Planchet tentennò la testa come uno che borbotti: «allora è un brutto impaccio!»

E voltosi ai suoi uomini ordinò:

«Lasciate passare, sono amici».

La vettura riprese il suo cammino, e Mazzarino che avea tenuto a sè il fiato si azzardò a respirare.

«Bricconi» brontolò.

Pochi passi avanti alla porta sant’Onorato si incontrò un’altra truppa; questa componevasi di genti di tristo aspetto, che somigliavano più ad assassini che ad altro: erano gli uomini del mendico di sant’Eustachio.

«Attento, Porthos!» disse d’Artagnan.

Porthos allungò la mano verso le pistole.

«Che c’è? domandò Mazzarino.

«Monsignore, credo che siamo in pessima compagnia».

Si avanzò un tale allo sportello tenendo in mano una specie di falce.

«Chi va là? urlò costui.

«Eh furfante! disse d’Artagnan, non riconoscete la carrozza del signor Principe?

«Principe o no, aprite! siamo a far guardia alla porta, nessuno la oltrepasserà fin che non sappiamo chi sia.

«Che s’ha da fare? chiese Porthos.

«Oh bella, passare! rispose d’Artagnan.

«Ma come? fece Mazzarino.

«O fra mezzo, o addosso. Cocchiere, di galoppo!»

Il cocchiere alzò la frusta.

«Non fate un passo di più, gridò quegli che pareva il capo, o che tronco i garretti a’ vostri cavalli.

«Per dinci! disse Porthos, sarebbe peccato, bestie che mi costano cento doppie l’una.

«Io ve le pagherò due cento, disse Mazzarino.

«Sì, ma tagliate i garretti a loro taglieranno a noi il collo.

«Ne viene uno da uno parte, fece Porthos, l’ho da ammazzare?

«Sì, con un pugno se potete; non facciam fuoco sino all’ultime estremità.

«Posso, rispose Porthos.

«Dunque venite ad aprire» disse d’Artagnan all’uomo della falce, pigliando una pistola dalla canna accingendosi a percuotere col calcio.

Quegli si accostò.

A misura che ei si accostava, d’Artagnan, per essere più libero di muoversi, usciva mezzo fuor dallo sportello; si fissarono i suoi occhi su quelli del mendico a cui dava la fiaccola di un lampione.

Di certo colui ravvisò il moschettiere, poichè impallidì; di certo il moschettiere lo ravvisò, poichè gli si drizzarono sulla testa i capelli.

«Signor d’Artagnan! egli esclamò rinculando alquanto, lasciatelo passare!...»

E d’Artagnan si preparava forse a rispondere; ma s’intese un colpo simile a quel di una mazzuola che cada sul capo ad un bue: Porthos aveva accoppato quello che gli si appressava.

D’Artagnan voltatosi vide il disgraziato disteso in terra.

«Adesso trotta a rolla di collo!» gridò al vetturino.

Il quale scagliò in largo una frustata ai suoi nobili animali. Questi balzarono via. Si udirono urli come d’uomini gettati sul suolo. Poi si sentì una doppia scossa: due ruote erano passate sopra un corpo rotondo e flessibile.

Vi fu breve silenzio. La carrozza varcò la porta.

«Al Corso-la-Regina!» strillò d’Artagnan al cocchiere.

E girandosi verso Mazzarino:

«Ora, monsignore, potete dire cinque Pater e cinque Ave per ringraziare Iddio della vostra liberazione; siete salvo! siete libero!»

Mazzarino non rispose che con una specie di gemito; non sapeva credere a tanto miracolo.

Dopo cinque minuti la vettura si fermò: era giunta al Corso la Regina.

«Monsignore, siete contento della vostra scorta? domandò il moschettiere.

«Contentissimo, replicò il ministro; adesso fate altrettanto per la regina.

«Sarà meno difficile, disse d’Artagnan. Signor du Vallon, vi raccomando Sua Eccellenza.

«Non dubitate» fece Porthos stendendo la mano.

D’Artagnan presa la mano a Porthos gliela scosse con forza.

«Ahi!» strillò questi.

Ma egli lo guardò attonito, domandandogli:

«Che avete?

«Mi par di avere un pugno rotto.

«Eh diamine! se picchiate come un cieco!

«Per necessità; quel birbante era per darmi una pistolettata; ma voi, in che modo vi siete distrigato del vostro?

«Oh! il mio, disse d’Artagnan, non era un uomo.

«E ch’era mai?

«Uno spettro.

«E voi...?

«L’ho scongiurato».

D’Artagnan senza ulteriore spiegazione prese le pistole ch’erano sul sedile davanti, se le infilò alla cintola, si avvolse nel ferrajuolo, e non volendo tornare dalla stessa barriera d’onde era uscito, s’incamminò verso la porta Richelieu.


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