XL.Lettera di Cromvello.

XL.Lettera di Cromvello.

Nel momento in cui Enrichetta lasciava il convento per recarsi al Palazzo Reale, smontava da cavallo al portone di quella dimora un tale che avvisava alle guardie aver cose importanti da dire al ministro.

Sebbene Mazzarino avesse sempre paura, siccome aveva però anche più sovente bisogno d’informazioni e consigli, era molto accessibile. Non alla prima porta si trovava la vera difficoltà, facilmente si passava pure la seconda, ma alla terza invigilava oltre la guardia e gli uscieri il fido Bernouin, cerbero cui non rimuoveva parola alcuna, cui non incantava alcun ramo nemmeno se fosse stato d’oro.

E quindi alla terza che accenniamo dovea subire l’interrogatorio formale quegli che chiedeva o reclamava un’udienza.

L’uomo arrivato allora avendo lasciato il suo palafreno legato alle inferriate del cortile, salì la scala grande, e domandò alle guardie nella prima sala:

«Il signor ministro?

«Passate» quelle risposero senza alzare gli occhi, chi di su le carte e chi di su i dadi, e d’altronde contentissime di far capire che non toccava a loro il far l’uffizio di servitori.

Il cavaliero entrò nella sala seconda. A questa stavano in custodia i moschettieri e gli uscieri.

Ed egli ripetè la richiesta.

«Avete una lettera d’udienza? disse un usciere avanzandosi incontro a lui.

«Ne ho una, ma non del ministro.

«Entrate, e fate ricerca del signor Bernouin».

Ciò detto, l’usciere aprì la porta della terza stanza.

Dietro a quella, o per caso o per abitudine, stava in piedi Bernouin, ed aveva inteso tutto.

«Son io quello che cercate, egli disse; di chi è la lettera che recate a Sua Eccellenza?

«Del generale Oliviero Cromvello; favorite dir questo nome a Sua Eccellenza, e riferirmi se vuol ricevermi o no» disse il sopraggiunto.

E rimase là ritto nell’attitudine altera e triste, particolare ai puritani.

Bernouin, dopo aver vôlto su tutta la persona del giovaneuno sguardo indagatore, passò di nuovo nel gabinetto del ministro, a cui trasmise le parole del messaggiero.

«Un uomo latore di una lettera di Oliviero Cromvello? disse Mazzarino, e che specie d’uomo?

«Un vero Inglese, monsignore; capelli biondi rossicci, piuttosto rossicci che biondi; occhio grigio, turchino, piuttosto grigio che turchino, e in quanto al resto orgoglio e faccia tosta.

«Dia il dispaccio.

«Monsignore chiede il dispaccio, disse Bernouin venendo fuori dal gabinetto.

«Monsignore non vedrà il dispaccio senza il portatore; rispose il giovane, ma per convincervi che realmente io l’ho, ecco, guardatelo».

Bernouin guardò il suggello, e visto che il plico veniva veramente dal generale Oliviero Cromvello, si disponeva a tornare presso a Mazzarino.

«Aggiungete, disse il forestiero, ch’io sono, non un semplice messaggiero, ma un inviato straordinario».

Bernouin passò da capo di là, ed indi a pochi minuti secondi ricomparve, dicendo:

«Entrate».

E teneva l’uscio schiuso.

Mazzarino aveva avuto d’uopo di tutte quelle gite in su ed in giù onde calmare l’emozione cagionatagli dall’annunzio di quel piego, ma per quanta perspicacia si avesse, cercava invano qual motivo potesse indurre Cromvello a porsi seco in comunicazione.

Lo straniero si mostrò sulla soglia del gabinetto; teneva in una mano il cappello e nell’altra la lettera.

Mazzarino si alzò.

«Signore, disse, avete una lettera di raccomandazione per me?

«Eccola, Eccellenza» rispose il giovine.

Il ministro prese il foglio, lo dissigillò, e lesse:

«Il signor Mordaunt, uno dei miei segretarj, consegnerà la presente lettera d’introduzione a Sua Eccellenza il signor ministro Mazzarino in Parigi; ed è latore puranco per Sua Eccellenza di una seconda lettera confidenziale».«Oliviero Cromvello».

«Il signor Mordaunt, uno dei miei segretarj, consegnerà la presente lettera d’introduzione a Sua Eccellenza il signor ministro Mazzarino in Parigi; ed è latore puranco per Sua Eccellenza di una seconda lettera confidenziale».

«Oliviero Cromvello».

«Benissimo, signor Mordaunt, disse il ministro, datemi la seconda, e sedete».

Il giovanetto si levò di tasca l’altro foglio, e lo diede e si assise.

Intanto Mazzarino tutto assorto nelle sue riflessioni aveva presa la missiva, e senza disigillarla se la girava tra le dita; ma per confondere il messaggiero si mise ad interrogarlo al suo solito, e convinto com’era dall’esperienza che pochi potevano occultargli qualche cosa quando guatava fisso interrogando, disse a colui:

«Signor Mordaunt, siete molto giovane per questo scabroso mestiere di ambasciatore; in cui male riescono talvolta i più vecchi diplomatici.

«Monsignore, ho ventitrè anni, ma Vostra Eccellenza fa sbaglio nel dirmi che son giovane; ho maggiore età che l’Eccellenza Vostra, sebbene non abbia la di lei saviezza.

«Come, come? replicò Mazzarino, non vi capisco.

«Dico che gli anni del soffrire contano per doppi, ed io soffro da venti anni.

«Ah sì, v’intendo, mancanze di fortune; siete povero, è vero?»

Ed il ministro aggiunse fra sè:

«Questi rivoluzionarj inglesi sono tutti miserabili e villani.

«Monsignore, dovevo aver un giorno un patrimonio di sei milioni, ma mi fu preso.

«Dunque non siete un uomo del volgo?

«Se portassi il mio titolo, sarei lord; se portassi il mio nome, avreste udito uno dei nomi più illustri dell’Inghilterra

«Come vi chiamate?

«Mi chiamo Mordaunt, rispose il forestiero inchinandosi».

Mazzarino si accorse che l’inviato di Cromvello bramava mantenersi incognito.

Si tacque per un momento, ma in quel momento l’osservò anche con più attenzione di prima.

L’altro se ne stava impassibile.

«Maledetti questi puritani! brontolò piano il ministro, e’ son fatti di marmo».

E poi ad alta voce:

«Ma vi rimangono dei parenti.

«Uno, monsignore.

«E allora, vi ajuta?

«Tre volte mi sono presentato per implorare il suo appoggio, ed altrettante mi ha fatto cacciar via da’ suoi domestici.

«Oh mio Dio! caro signor Mordaunt, esclamò Mazzarino lusingandosi di far cadere in qualche laccio il suo interlocutoremediante la sua finta pietà, quanto m’interessa il vostro racconto! Sicchè non conoscete la vostra nascita?

«Non la conosco se non da poco in qua.

«E sino al momento che ne aveste cognizione?...

«Mi consideravo come un fanciullo abbandonato.

«Dunque non vedeste mai vostra madre?

«Sì! quando ero bambino essa venne tre volte dalla mia balia; dell’ultima mi ricordo come se fosse oggi.

«Avete buona memoria.

«Oh sì, monsignore! replicò il giovane con un accento tanto singolare che il ministro si sentì un brivido nelle vene.

«E chi vi allevava? domandò questi.

«Una nutrice francese, la quale mi mandò via quando ebbi cinque anni, perchè nessuno la pagava più, nominandomi quel parente di cui spesso le aveva parlato mia madre.

«E che faceste?

«Mentre piangevo e mendicavo sulla strada maestra, un ministro di Kingston mi ricovrò, m’istruì nella religione calvinista, mi trasfuse tutta la scienza che aveva egli stesso, e mi ajutò nelle ricerche ch’io feci della mia famiglia.

«E le ricerche?....

«Sortirono infruttuose: il caso fece tutto.

«Scopriste che ne fosse della vostra genitrice?

«Seppi ch’era stata assassinata da quel congiunto ajutato da quattro amici suoi; ma già sapevo ch’ero stato degradato dalla nobiltà e spogliato di tutti i miei beni da Carlo I.

«Ah! comprendo adesso perchè servite il signor Cromvello. Voi odiate il re.

«Sì, monsignore, io l’odio».

Mazzarino stupì nel mirare l’espressione diabolica apparsa sul viso al giovane mentre pronunciò queste parole; come i volti ordinarj si colorano di sangue e si arrossano, così il suo colorandosi di fiele diventò quasi livido.

«È terribile la vostra storia, signor Mordaunt, e m’interessa oltremodo; ma per vostra buona sorte voi servite un padrone potentissimo. Esso deve ajutarvi nelle vostre indagini. Abbiamo tante maniere d’informazioni noi altri!

«Monsignore, a un buon cane da caccia basta mostrare il principio di un’orma perchè arrivi di certo al fine della via.

«Ma al congiunto del quale mi discorrevate, volete voi ch’io gli parli? domandò Mazzarino a cui premeva di farsi un amico presso a Cromvello.

«Grazie, Eccellenza, gli parlerò da per me.

«Ma non diceste che vi trattava male?

«Mi tratterà meglio alla prima volta che lo vedrò.

«Avete dunque un mezzo d’intenerirlo?

«Ho un mezzo di farmi temere».

Il ministro guardava il giovane che così favellavagli, ma al lampo che gli uscì dagli occhi egli abbassò la fronte, ed imbarazzato per continuare una tal conversazione, aperse la lettera di Cromvello.

A poco a poco si oscurarono di nuovo le pupille del messaggiero, ed esso piombò in profonda meditazione. Mazzarino, dopo aver letti i primi versi, si azzardò a guardare sott’occhi se Mordaunt stesse attento ai cambiamenti della sua fisonomia, e vedutolo anzi indifferente, borbottò stringendosi nelle spalle:

«Oh! andate a far fare le vostre faccende da genti che nello stesso tempo fan le loro proprie! Orsù, vediamo che si vuole da me con questo foglio».

Noi ne riproduciamo il tenore preciso:

«A Sua Eccellenza il ministro signor Mazzarino.«Monsignore,«Io ho voluto conoscere le vostre intenzioni in proposito degli affari attuali dell’Inghilterra. Troppo sono vicini i due regni perchè la Francia non si occupi della nostra situazione, siccome noi ci occupiamo di quella di lei. Gl’Inglesi sono quasi tutti unanimi per combattere la tirannia del re Carlo e dei suoi partigiani. Io, posto dalla pubblica fiducia alla testa di questo movimento, ne apprezzo meglio di chiunque la natura e le conseguenze. Oggi io fo la guerra, vo a dare una battaglia decisiva al re Carlo. La vincerò, perocchè ho meco la speranza della nazione e lo spirito del Signore. Vinta questa battaglia, il re non ha più risorse in Inghilterra nè in Iscozia, e se non è preso od ucciso, tenterà di passare in Francia onde reclutare soldati e riprovvedersi di armi e danaro. La Francia ha digià ricevuta la regina Enrichetta, e, senza dubbio involontariamente ha mantenuto un fuoco inestinguibile di guerra civile nel mio paese; ma Enrichetta è figlia della Francia, e dalla Francia le era dovuta l’ospitalità. Per il re Carlo la questione cambia di aspetto: accogliendolo e soccorrendolo, la Francia disapproverebbe gli atti del popolo inglese, e nuocerebbe cotanto all’Inghilterra, ed in particolare ai procedimenti del governo ch’essa vuol seguire, che un tale stato sarebbe equivalente a ostilità manifeste.

«A Sua Eccellenza il ministro signor Mazzarino.

«Monsignore,

«Io ho voluto conoscere le vostre intenzioni in proposito degli affari attuali dell’Inghilterra. Troppo sono vicini i due regni perchè la Francia non si occupi della nostra situazione, siccome noi ci occupiamo di quella di lei. Gl’Inglesi sono quasi tutti unanimi per combattere la tirannia del re Carlo e dei suoi partigiani. Io, posto dalla pubblica fiducia alla testa di questo movimento, ne apprezzo meglio di chiunque la natura e le conseguenze. Oggi io fo la guerra, vo a dare una battaglia decisiva al re Carlo. La vincerò, perocchè ho meco la speranza della nazione e lo spirito del Signore. Vinta questa battaglia, il re non ha più risorse in Inghilterra nè in Iscozia, e se non è preso od ucciso, tenterà di passare in Francia onde reclutare soldati e riprovvedersi di armi e danaro. La Francia ha digià ricevuta la regina Enrichetta, e, senza dubbio involontariamente ha mantenuto un fuoco inestinguibile di guerra civile nel mio paese; ma Enrichetta è figlia della Francia, e dalla Francia le era dovuta l’ospitalità. Per il re Carlo la questione cambia di aspetto: accogliendolo e soccorrendolo, la Francia disapproverebbe gli atti del popolo inglese, e nuocerebbe cotanto all’Inghilterra, ed in particolare ai procedimenti del governo ch’essa vuol seguire, che un tale stato sarebbe equivalente a ostilità manifeste.

A questo punto Mazzarino, inquietissimo per l’andamentoche prendeva la missiva, cessò da capo di leggere e osservò alla sfuggita il Mordaunt.

Questi stava tuttavia pensieroso, ond’egli seguitò:

«È quindi urgente, monsignore, ch’io sappia quale idea farmi delle vedute della Francia. Gl’interessi di questo regno e quei dell’Inghilterra, sebbene diretti in senso inverso, sono fra loro più collegati che non possa credersi. L’Inghilterra ha bisogno di tranquillità interna per compiere l’espulsione del suo re; la Francia ha bisogno di questa tranquillità per consolidare il trono del suo giovane monarca. Voi avete d’uopo al pari di noi di quella pace interiore a cui noi siamo prossimi mercè l’energia del nostro governo.«Le vostre contese col parlamento, le clamorose vostre dissensioni coi principj che oggi combattono per voi e domani contro voi combatteranno, la tenacità popolare diretta dal coadjutore, dal presidente Blancmesnil e dal consigliere Broussel; finalmente tutto quel disordine che va percorrendo i diversi gradini dello stato, deve farvi considerare con inquietudine l’eventualità di una guerra estera, poichè allora l’Inghilterra agitata dall’entusiasmo delle idee nuove farebbe alleanza colla Spagna che digià brama questa unione. Io ho pensato adunque, monsignore, conoscendo la vostra prudenza e la situazione individuale in cui vi pongono oggi gli avvenimenti, che preferireste concentrare le vostre forze nell’interno del regno di Francia, ed abbandonare alle sue proprie il nuovo governo dell’Inghilterra. Questa neutralità consiste soltanto ad allontanare il re Carlo dal territorio di Francia, e non soccorrere nè con armi, nè con danari, nè con truppe, quel re affatto straniero al vostro paese.«Così la mia lettera è del tutto confidenziale, e perciò ve la spedisco per mezzo di un soggetto avente l’intima mia fiducia. Per un sentimento che Vostra Eccellenza apprezzerà, essa precederà le misure che io prenderò secondo le circostanze. Oliviero Cromvello ha stimato che fosse meglio far intendere la ragione ad una mente intelligente com’è quella di Mazzarino, che ad una regina, certamente ammirabile per la sua fermezza, ma troppo sottomessa ai vani pregiudizi della nascita e del regio diritto.«Addio, monsignore; se non ho risposta fra quindici giorni, terrò questa mia come non avvenuta.«Oliviero Cromvello».

«È quindi urgente, monsignore, ch’io sappia quale idea farmi delle vedute della Francia. Gl’interessi di questo regno e quei dell’Inghilterra, sebbene diretti in senso inverso, sono fra loro più collegati che non possa credersi. L’Inghilterra ha bisogno di tranquillità interna per compiere l’espulsione del suo re; la Francia ha bisogno di questa tranquillità per consolidare il trono del suo giovane monarca. Voi avete d’uopo al pari di noi di quella pace interiore a cui noi siamo prossimi mercè l’energia del nostro governo.

«Le vostre contese col parlamento, le clamorose vostre dissensioni coi principj che oggi combattono per voi e domani contro voi combatteranno, la tenacità popolare diretta dal coadjutore, dal presidente Blancmesnil e dal consigliere Broussel; finalmente tutto quel disordine che va percorrendo i diversi gradini dello stato, deve farvi considerare con inquietudine l’eventualità di una guerra estera, poichè allora l’Inghilterra agitata dall’entusiasmo delle idee nuove farebbe alleanza colla Spagna che digià brama questa unione. Io ho pensato adunque, monsignore, conoscendo la vostra prudenza e la situazione individuale in cui vi pongono oggi gli avvenimenti, che preferireste concentrare le vostre forze nell’interno del regno di Francia, ed abbandonare alle sue proprie il nuovo governo dell’Inghilterra. Questa neutralità consiste soltanto ad allontanare il re Carlo dal territorio di Francia, e non soccorrere nè con armi, nè con danari, nè con truppe, quel re affatto straniero al vostro paese.

«Così la mia lettera è del tutto confidenziale, e perciò ve la spedisco per mezzo di un soggetto avente l’intima mia fiducia. Per un sentimento che Vostra Eccellenza apprezzerà, essa precederà le misure che io prenderò secondo le circostanze. Oliviero Cromvello ha stimato che fosse meglio far intendere la ragione ad una mente intelligente com’è quella di Mazzarino, che ad una regina, certamente ammirabile per la sua fermezza, ma troppo sottomessa ai vani pregiudizi della nascita e del regio diritto.

«Addio, monsignore; se non ho risposta fra quindici giorni, terrò questa mia come non avvenuta.

«Oliviero Cromvello».

«Signor Mordaunt, disse alzando la voce il ministro, quasiper destare il gran meditatore, la mia risposta a questo dispaccio sarà tanto più soddisfacente pel generale Cromvello quanto io sarò più sicuro che non si sappia avergliela io data. Sicchè andate ad attenderla a Boulogne-sur-mer, e promettetemi di partire domattina.

«Ve lo prometto, monsignore; ma quanti giorni Vostra Eccellenza me la farà attendere?

«Se non l’avete ricevuta fra dieci giorni, potete partire».

Mordaunt fece un inchino.

«Questo non basta, continuò Mazzarino, le vostre particolari avventure mi hanno interessato al sommo; inoltre il dispaccio del signor Cromvello vi rende agli occhi miei importante come ambasciadore. Ditemi pure, ve lo ripeto, che posso fare per voi?»

Il giovane riflettè un momento, e dopo una visibilissima titubanza era per aprir bocca e parlare, ma entrò colà precipitosamente Bernouin, e chinatosi all’orecchio al ministro gli discorse piano.

«Monsignore, gli disse, la regina Enrichetta accompagnata da un gentiluomo inglese arriva in questo punto al palazzo reale».

Mazzarino fece un balzo sulla seggiola, e questo osservato da Mordaunt gli trattenne sul labbro la confidenza che a fare si accingeva.

«Signore, disse il ministro, avete inteso, non è vero? io vi prefiggo Boulogne, nell’idea che qualunque città di Francia vi sia indifferente; se un’altra ne preferite, nominatela; ma comprenderete facilmente che in mezzo a tante influenze alle quali non mi sottraggo se non a forza di segretezza, desidero che non sia nota la vostra presenza in Parigi.

«Partirò, Eccellenza, rispose Mordaunt, muovendo alcuni passi verso l’uscio da cui era entrato.

«Non di là, no! esclamò con impeto il Mazzarino, compiacetevi passare da questa galleria da dove arriverete nell’atrio. Bramo che non siate veduto ad uscire. Il nostro abboccamento deve rimaner segreto».

Mordaunt andò con Bernouin, che lo fece passare in un salotto contiguo e lo consegnò ad un usciere indicandogli la porta d’onde avesse da andarsene.

E Bernouin tornò in fretta dal suo padrone per introdurre presso di lui la regina Enrichetta, che già traversava dalla galleria dei cristalli.


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