XXXV.Colloquio segreto.
Ecco ciò ch’era avvenuto.
Noi già vedemmo che non per sua volontà, ma anzi a mal in cuore, il soggetto qualificatosi per monaco seguitava il ferito raccomandatogli in modo tanto singolare; chi sa che non avesse tentato di fuggire ove gli fosse riuscito possibile? Ma le minacce dei due gentiluomini, la scorta rimasta indietro ad essi, e che di sicuro avea ricevute loro istruzioni, e finalmente per dirle tutte, anco la riflessione, lo aveano indotto a far sino all’ultimo, senza mostrare troppa contrarietà, la parte da lui assunta di confessore, ed entrato oramai in camera si accostò al letto dell’ammalato.
Il boia esaminò, con l’occhiata rapida ch’è particolare a quelli che stanno per morire e in conseguenza non han tempo da perdere, la faccia di colui ch’esser doveva il suo consolatore; fece un atto di sorpresa, e disse, come avesse un presentimento:
«Padre, siete molto giovane.
«Non v’è età per le genti che indossano vesti simili alle mie, aspramente rispose il frate.
«Ohimè! padre, parlatemi con più dolcezza, ho bisogno di un amico nelle ore estreme.
«Patite di molto?
«Sì, ma assai più dell’anima che del corpo.
«Vi salveremo l’anima.... ma prima di entrare in confessione, ditemi: siete realmente il carnefice di Bethune come dicevano quelli di fuori?
«Cioè, fece con impeto il ferito, il qual temeva che il titolo di carnefice allontanasse da lui gli ultimi soccorsi che reclamava, cioè lo fui, ma non lo sono più; da quindici anni ho ceduto il mio impiego. Figuro sempre nelle esecuzioni, ma non do il colpo io, oh no!
«Sicchè, avete orrore del vostro mestiere?»
L’infermo diede un sospiro.
«Sino a tanto che non uccisi se non in nome della legge e della giustizia, il mio mestiere mi lasciò dormir quieto, protetto com’ero dalla giustizia e dalla legge; ma dalla terribil notte in cui servii di stromento a una vendetta particolare e con odio levai la spada sopra una creatura di Dio, da quel punto....»
Il boia si tacque muovendo il capo in atto di disperazione.
«Parlate, disse l’altro che si era assiso e cominciava a pigliare interesse a un racconto che si annunziava in maniera così strana.
«Ah! esclamò il moribondo con lo slancio di un dolore per lungo tempo frenato, e che termina con isfogarsi, eppure ho procurato di estinguere questo rimorso mediante venti anni di opere buone; mi sono spogliato della ferocia naturale a quelli che spargono il sangue; in tutte le occasioni ho esposta la mia vita per salvarla a quei ch’erano in pericolo, ed ho conservato alla terra delle esistenze umane in ricambio delle altre che le avevo tolte. Nè questo basta: i beni acquistati nell’esercizio della mia professione, gli ho distribuiti ai poveri, sono diventato assiduo a frequentare le chiese, e le genti che mi schivavano si sono assuefatte a vedermi. Tutti mi hanno perdonato, taluni ancora mi hanno amato, e ora chiedo che Iddio mi perdoni, giacchè mi perseguita la rimembranza di quell’esecuzione; ogni notte mi pare di veder alzarsi davanti a me lo spettro di quella donna.
«Una donna! dunque assassinaste una donna!
«E anche voi fate uso di codesto vocabolo che mi rintrona alle orecchie: — assassinata! — Dunque l’ho assassinata! e non giustiziata? sicchè sono un assassino, e non un giustiziere?»
E l’infermo chiuse gli occhi mandando un gemito.
E bisogna che l’altro temesse ch’egli avesse a spirare senza dir di più, poichè replicò in fretta:
«Continuate, non so nulla io, e finito che abbiate il vostro racconto, penseremo al resto.
«Oh padre! proseguì il boia senza riaprir gli occhi come avesse paura che gli si affacciasse qualche oggetto spaventoso, specialmente quando si fa notte e passo qualche fiume, si raddoppia quel terrore che non so vincere; allora mi sembra che mi si aggravi la mano quasi che avesse ancora il peso del mio coltello, e che l’acqua si tinga di colore di sangue, e tutte le voci della natura, romorìo di alberi, mugghiar di vento, battito delle onde, si riuniscano a formare una voce lamentevole, desolata, terribile, la quale mi gridi: — Lasciate passare la giustizia di Dio!
«Delirio! balbettò colui che ascoltava».
Il carnefice schiuse i lumi, fece un moto per girarsi dalla parte del giovine, e lo afferrò pel braccio.
«Delirio! ripetè, delirio, voi dite! Oh no, no! poichè fu di sera, perchè io gettai il suo corpo nel fiume, perchè le parole che mi van ripetendo i miei rimorsi, quelle parole, io nel mio orgoglio le pronunciai, e dopo essere stato istromento di umana giustizia, mi credevo divenuto quello della giustizia di Dio!
«Ma sentiamo.... come andò? spiegatevi....
«Era di sera; venne a cercarmi un tale, e mi mostrò un ordine. Andai seco. Altri signori mi attendevano. Mi condussero con loro immascherato. Io mi riserbava sempre a far resistenza ove mi paresse ingiusto l’ufficio che da me richiedevasi. Facemmo cinque o sei leghe, tristi, taciti e quasi senza ricambiare un accento. Al fine, dalle finestre di una piccola capanna mi additarono una donna che posava le gomita sopra una tavola, e mi dissero:
« — Ecco quella che si deve giustiziare.
«Orrore! e voi obbediste?
«Padre, quella femmina era un mostro; aveva, per quanto asserivasi, avvelenato il suo secondo marito, tentato di assassinare il cognato che si trovava fra coloro, avvelenata una giovane sua rivale, e innanzi di abbandonare l’Inghilterra, anche questo si accertava, avea fatto stilettare il favorito del re.
«Buckingham? esclamò il religioso.
«Sì, Buckingham.
«Talchè ella era inglese?
«No, francese, ma maritatasi in Inghilterra».
A tal risposta dell’ammalata, l’altro impallidì, si asciugò la fronte, e andò a porre il catenaccio alla porta. Il boia credè che lo abbandonasse e ricadde giù piangendo.
«No, no, eccomi, fece quegli riaccostandosi sollecito, seguitate, che uomini erano?
«Uno era forestiere, Inglese, se non fo sbaglio; gli altri quattro Francesi, e indossavano gli abiti da moschettieri.
«I loro nomi?
«Non li so; se non che i quattro chiamavan l’altro, ch’era Inglese:milord.
«E la donna, era bella?
«Giovane e bella! Oh sì, bellissima! E’ mi pare ancor di vederla, quando genuflessa a’ miei piedi, pregava, con la testa buttata indietro.... Nè mai, in appresso, seppi comprendere come avessi potuto atterrare quella testa sì bella e pallida!»
Quei che ascoltava tal racconto sembrava agitato da stranissima commozione; tremava in tutte membra; si scorgeva ch’era ansioso di fare una domanda e non ardiva.
Finalmente, dopo uno sforzo fierissimo, chiese:
«Il nome di colei?
«Lo ignoro. Come vi dico, si era maritata due volte per quanto pareva: una in Francia ed una in Inghilterra.
«Era giovine? diceste!
«Di venticinque anni.
«Bella?
«Al sommo!
«Bionda?
«Sì.
«Chiome lunghe, è vero? che le scendevano fino sull’omero?
«Sì.
«Occhi espressivi al maggior grado?
«Quando voleva.... Oh sì! così è!
«Voce di rarissima dolcezza?
«E come lo sapete?»
Il carnefice posò il gomito sulle lenzuola, e fissò lo sguardo attento sul suo interlocutore, che si fè smorto in faccia.
«E voi la uccideste! disse quest’ultimo, voi serviste di stromento a quei vili che da sè stessi non osavano ucciderla! voi non aveste pietà di tanta gioventù, di tanta beltà, di tanta debolezza! voi uccideste quella donna!
«Ahimè! padre, ve l’ho pur detto, quella femmina sotto un’invoglia celeste celava una mente infernale, e quando lavidi, quando mi rammentai tutto il male che aveva fatto a me stesso, a me....
«A voi! e che poteva avervi fatto? sentiamo!
«Avea sedotto e rovinato mio fratello, ed era fuggita seco.
«Con tuo fratello?
«Sì! mio fratello era stato il suo primo amante; ella era stata cagione della morte di mio fratello.... Oh padre! non mi guardate così! Ah! sono molto colpevole?.... non mi confesserete, non mi concederete il perdono?
«Sì, vi confesserò, sì, vi perdonerò, quando mi manifestiate prima in questa segreta conferenza tutto ciò che vi concerne.
«Oh! gridò il boia, tutto! sì, tutto!
«Sicchè dite.... Se sedusse il vostro fratello.... dite che lo sedusse, non è vero?
«Oh sì, pur troppo!
«Se cagionò la di lui morte.... diceste che cagionò la sua morte?
«Sì, sì.
«Allora, dovete sapere il suo nome da fanciulla.
«Mio Dio! mio Dio! fece il carnefice, mi par di morire! Oh, ricevete la mia confessione!
«Dì il nome e la riceverò....
«Si chiamava.... Dio, Dio! abbiate pietà di me!»
Ed il boia cascò sul letto, pallido, tremante, simile ad uno che sia prossimo a spirare.
«Il nome! replicò l’altro, chinandosi su di lui come per istrappargli di bocca quel nome ch’ei non voleva ancor palesargli; il nome!... parla, o non v’è scampo!»
Sembrò che il moribondo raccogliesse tutte le sue forze.
Al supposto monaco brillavano le pupille.
«Anna di Bueil! balbettò il ferito.
«Anna di Bueil! gridò quegli rizzandosi a un tratto, e levate al cielo ambe le mani: Anna di Bueil! dicesti pure Anna di Bueil?
«Sì.... così si appellava.... ed ora ascoltatemi, che mi sento morire!
«Io? urlò il frate con un sorriso che fece rizzare in testa i capelli dell’infermo, e posso forse ascoltare le tue colpe! io non son prete!
«Non siete prete! e dunque chi siete?
«Te lo dirò, sciagurato!
«Ah! signore! ah, mio Dio!
«Sono John Francis de Winter!
«Non vi conosco! strillò il boia.
«Aspetta, e mi conoscerai; sono John Francis de Winter.... e quella donna....
«Quella donna?....
«Era mia madre».
Il carnefice mandò il grido che prima erasi udito.
«Oh! perdonatemi! seguitò, se non in nome di Dio, almeno in nome vostro; se non come sacerdote, almeno come figlio!
«Perdonarti! strepitò il finto monaco; perdonarti! Dio forse lo farà, ma io non mai!
«Per pietà! diceva il boia stendendo le braccia innanzi.
«Non v’è pietà per chi non ebbe pietà; muori impenitente, muori disperato! muori, e sii dannato!»
E toltosi di sotto la giubba un pugnale, e immergendoglielo nel petto:
«Tieni! disse, ecco come io ti ricompenso!»
Allora fu che s’intese il secondo grido più debole dell’altro a cui succedeva lunghissimo gemito.
Il carnefice, il quale si era sollevato alquanto, piombò di nuovo supino. Il finto monaco, senza tôrre il pugnale dalla piaga, corse al balcone, lo aperse, saltò sui fiori di un piccolo giardino, entrò nella stalla, prese la sua mula, uscì da una porta di dietro, trottò sino al prossimo bosco, vi gittò le sue vesti da ecclesiastico, trasse dalla valigia un abbigliamento completo da cavaliere, e lo indossò, ed a piedi arrivò alla prima posta, ed ivi, fattosi dare un cavallo, continuò a spron battuto il suo viaggio verso Parigi.