Si sente picchiare alla comune.
Si sente picchiare alla comune.
Ludovico
Chi è? Avanti.
Entra la signoraOnoriatutta miele, goffamente intenerita.
Entra la signoraOnoriatutta miele, goffamente intenerita.
Onoria
Permesso? (Cerca con gli occhi Ersilia) Dov'è? (Resta, e batte le mani pietosamente vedendola nell'atto di asciugarsi gli occhi) Oh, piange?
Ludovico
(stupito, non comprendendo quel cambiamento improvviso)
Che cos'è?
Onoria
Ma me lo poteva dire, santo Dio, che la signorina era quella del giornale! La signorina Drei, Ersilia Drei, è vero? Oh poverina, poverina! Sono tanto contenta, sa? che lei sia guarita, e che sia qua.
Ludovico
Come l'ha saputo, lei? scusi?
Onoria
Oh, bella, e non ho letto il giornale?
Ludovico
No, dico, che sia lei, come l'ha saputo?
Onoria
Ah, perchè è venuto — guardi (gli porge un biglietto da visita) — il giornalista che ha raccontato la storia.
Ludovico
Qua?
Ersilia
(turbata, di scatto)
Il giornalista?
Ludovico
E che cosa vuole da me?
Onoria
Dice che ha da domandare spiegazioni urgenti alla signorina.
Ersilia
(c. s.)
Spiegazioni?
Ludovico
Ma basta, ormai, perdio!
Ersilia
(smarrendosi sempre più nel turbamento)
Che spiegazioni?
Ludovico
E chi gli ha detto poi che la signorina si trovava qua?
Onoria
Io non lo so.
Ersilia
(subito, a Ludovico)
Neanch'io! Non sapevo neppure, quando parlai con lui, che sarei venuta qua.... da te....
Ludovico
(quasi tra sè)
Ah, ho capito! ho capito! Sarà stato quel chiacchierone.... — (A Ersilia) Che vuoi fare? Vuoi che passi?
Ersilia
Ma no.... io non so.... che spiegazioni debbo dargli?
Ludovico
Vado io a sentire. (Esce per la comune).
Onoria
Oh povera figliuola, se sapesse che pianto, che pianto ho fatto leggendo nel giornale, tutta la sua storia!
Ersilia
(con grande ambascia, senza darle ascolto, guardando verso l'uscio)
Ma che vorranno, adesso?
Onoria
(confusa)
Ma, forse.... chi sa....
Ersilia
(disperandosi)
Oh Dio, io non posso più reggere a nessuna sorpresa.
Onoria
Si sente male?
Ersilia
Ma si, tanto! — Qua.... (accenna la bocca dello stomaco) Soffoco! — Mi hanno salvata; ma.... chi sa che male mi sarà rimasto qua. Non mi posso neanche toccare. E alle reni, poi, uno spasimo, così fitto, fitto.... (smania e geme) Oh Dio mio....
Scatta d'improvviso e viene su dalla via il suono sguajato d'un organetto.
Scatta d'improvviso e viene su dalla via il suono sguajato d'un organetto.
Onoria
Si slacci, si slacci....
Ersilia
No, no.... (Urtata, offesa dal suono dell'organetto) Ah, per carità, lo faccia andar via!
Onoria
Sì, subito! (Caccia in tasca la mano per prendere il portamonete) Subito! (Corre alla finestra; la apre; chiama giù il sonatore ambulante, gli fa segno che se ne vada; ma quello seguita a sonare; e allora lei, buttandogli una manciata di soldi, gli grida) Ci sono malati! (e ripete il gesto: «Andate via!» Il suono s'interrompe a un tratto. Ella chiude la finestra e riaccorre a Ersilia) Ecco fatto, ecco fatto! Dia ascolto a me, si slacci....
Ersilia
No.... E come? Bisogna che mi tenga su.... Ho tanta paura che neanche questo duri....
Onoria
Che cosa?
Ersilia
Sono così disperata, se sapesse.... così disperata.... Non mi posso reggere.... Questa fascetta — ah (se la stira) — non la sopporto. (Si sente dalla comune la voce di Ludovico che invita qualcuno a entrare).
Ludovico
No no, avanti; passi.
Entra il giornalistaAlfredo Cantavalle, seguito daLudovico Nota. Il Cantavalle è un giovanottone napoletanoche vorrebbe essere elegante, tanto che porta perfino il monocolo, e Dio sa con quanto stento. Buon figliuolo. Fronte bassa e molti capelli, ma ancora come di ragazzaccio di scuola; viso lungo e grasso e rubicondo; grosse gambe di forma feminea su cui i calzoni pigliano subito il grinzo.
Entra il giornalistaAlfredo Cantavalle, seguito daLudovico Nota. Il Cantavalle è un giovanottone napoletanoche vorrebbe essere elegante, tanto che porta perfino il monocolo, e Dio sa con quanto stento. Buon figliuolo. Fronte bassa e molti capelli, ma ancora come di ragazzaccio di scuola; viso lungo e grasso e rubicondo; grosse gambe di forma feminea su cui i calzoni pigliano subito il grinzo.
Cantavalle
Permesso? — Oh, cara signorina mia: mi riconoscete?
Ludovico
(Presentandolo)
Il giornalista Alfredo Cantavalle.
Ersilia
Sì, ricordo.
Cantavalle
M'ha riconosciuto! (Notando la signora Onoria) E.... la signora? Parente?
Ludovico
No. È la padrona di casa.
Cantavalle
Ah, piacere! (S'inchina). Perchè so che la signorina non ha nessun parente. — Voi avete avuto qua sotto, ho saputo, un grave investimento, eh?
Ludovico
Sì, d'un povero vecchio.
Onoria
Proprio qua sotto le finestre! Che spavento!
Cantavalle
È morto.
Onoria
Ah, è morto? è morto?
Cantavalle
Sissignora. Prima d'arrivare all'ospedale.
Onoria
E chi era? chi era?
Cantavalle
Ancora non si sa. (Rivolgendosi a Ersilia) Signorina, mi permettete che io mi compiaccia — non solo con voi, del vostro scampato pericolo — ma un poco anche con me? Eh sì, della bella fortuna che ho avuto, e che è ridondata in tanto vostro favore: dico d'aver commosso con la mia povera prosa, raccontando la vostra storia pietosissima, un illustre scrittore! (A Ludovico) Ma che pazzia, Maestro, va dicendo quel vostro amico? Voi avete commessa la vostra più bella azione! (Rivolgendosi di nuovo a Ersilia) E non vi potete immaginare, signorina, il piacere che ne ho!
Ersilia
Sì, è stata veramente per me una fortuna.
Ludovico
Lasciamo andare, lasciamo andare!
Cantavalle
No, Maestro! Per tante ragioni! Una fortuna, perchè possiamo avere adesso la vostra testimonianza. Vi par poco? Ora vi dirò.... Se posso parlare qua davanti alla signora.... (accenna alla signora Onoria).
Onoria
(contrariata)
Mi ritiro, ma.... badi che la signorina in questo momento....
Ludovico
Ti senti male?
Onoria
Si sente molto male!
Ludovico
Che ti senti?
Ersilia
Non so.... non so: sudo freddo. Ho qui una smania....
Onoria
Ma venga, dia ascolto a me; venga con me di là.... (accenna all'uscio in fondo).
Ersilia
No, no....
Onoria
Ma sì, si metterà a letto....
Ludovico
Vai, vai, se ti senti così male.
Onoria
Si slaccerà a letto....
Ersilia
No, grazie: mi lasci stare. Posso, posso resistere per ora.
Cantavalle
Le conseguenze del veleno, si sa! Ma vedrà che, adesso, con le cure —
Ludovico
— e la tranquillità!
Onoria
Io sono a sua disposizione, figliuola mia: si serva di me, come vuole.... Se ha bisogno, mi chiami.
Ersilia
Sì, grazie, signora.
Onoria
E allora mi ritiro....
Cantavalle
Riverisco, signora.
Onoria
(piano, andandosene, a Ludovico)
Non la facciano parlare! Un po' di considerazione! Non vedono che faccia ha, povera creatura! (via per la comune Ludovico si reca a chiudere l'uscio).
Cantavalle
Sono dolente del disturbo....
Ludovico
(seccato)
Vi prego, caro Cantavalle, di far presto!
Cantavalle
Due minuti, due minuti, caro Maestro!
Ludovico
Ma insomma, si può sapere che diavolo vuole ancora codesto signor console?
Ersilia
(sbalordita, atterrita)
Il console?
Ludovico
Lui, lui, già. (A Cantavalle) Bisogna metterlo a posto!
Ersilia
(c. s.)
Ma che forse è qua?
Cantavalle
Qua, sì: è venuto jeri a far l'ira di Dio al giornale, signorina mia!
Ersilia
(tra sè, disperandosi)
Oh Dio.... oh Dio....
Ludovico
E di che cosa vuole una smentita?
Cantavalle
Ma di tutto, dice.
Ersilia
(a Cantavalle)
Vede, vede il male che io non volevo, e che lei m'aveva promesso di non fare?
Cantavalle
Io? Male? Che male?
Ersilia
Ma sì, di stampare il nome della città, la qualità delle persone!
Ludovico
Ah, dunque una smentita generale? E come sarebbe?
Cantavalle
Perdonatemi, Maestro, rispondo alla signorina: — Il nome, signorina mia — nome come nome — io veramente non l'ho stampato.
Ludovico
Ma avete fatto benissimo a smascherare —
Cantavalle
— no; io ho detto: «Il nostro console a Smirne». Che volete che sappia il pubblico che legge, chi sia questo nostro console a Smirne? Non lo sapevo neanche io; come non lo so neanche adesso. Tutto mi potevo figurare, tranne che mi dovesse jeri piombare come un fulmine in redazione!
Ersilia
(di nuovo tra sè disperandosi)
Dio mio.... Dio mio....
Ludovico
Ma è dunque venuto a Roma per questo?
Cantavalle
Non per questo, no! È venuto per la disgrazia della figliuola (che noi abbiamo raccontato) — e perchè la moglie, dice, è come impazzita. Non si può più vedere là, dove avvenne la disgrazia, dice — e si capisce!
Ersilia
Sì, lo diceva, lo diceva....
Cantavalle
Per chiedere un trasferimento, insomma, mi spiego? Ha letto il giornale: (si bacia la punta delle dita) un guajo, Maestro mio!
Ludovico
Ma perchè?
Cantavalle
Come, perchè? Ha una posizione ufficiale delicatissima da difendere, voi capite: console! Minaccia una querela al giornale, per diffamazione.
Ludovico
Una querela? Ma che diceva il giornale, infine, di lui?
Cantavalle
Un sacco di bugie, sostiene, a suo danno!
Ludovico
Bugie?
Ersilia
Io non so ancora che cosa lei abbia scritto su lui, sulla moglie, su quella disgrazia.
Cantavalle
Vi posso giurare, signorina mia, che ho scritto fedelmente quello che m'avete detto voi, nè più nè meno. Col calore, sì, della commozione che ho provato, ma senza alterare d'un punto nè i dati nè i fatti. Potete vederlo voi stessa, del resto, leggendo il giornale.
Ludovico
(che s'è recato a frugare tra le carte della scrivania)
Devo averlo.... devo averlo....
Cantavalle
Non ve ne curate, Maestro, ve lo manderò io. (A Ersilia) Dovete vedere, scusate, signorina, l'attenzione che ho voluto avere per voi. Sono venuto qua per sapere come debbo regolarmi contro il reclamo e la minaccia di questo signore.
Ersilia
(balzando in piedi, con uno scatto convulso d'ira e d'indignazione, dice quasi a denti stretti)
Ma non ha nulla da reclamare, nulla da minacciare, lui!
Cantavalle
E tanto meglio, allora! tanto meglio!
Ersilia
(subito abbattendosi sulla greppina)
Ah Dio.... Come mi sento male.... come mi sento male! (Presa da un pianto fitto, improvviso, scatta rabbrividendo di tratto in tratto come in brevi nitriti, che pajono anche risa, e infine s'abbandona priva di sensi).
Ludovico
(correndo a lei, premuroso, col Cantavalle, a sostenerla, a confortarla)
Ersilia, Ersilia! No!
Cantavalle
(c. s.)
Signorina! Ma no! Per carità! State tranquilla!
Ludovico
Che hai? No! Non piangere così!
Cantavalle
Non ce n'è ragione, signorina!
Ludovico
Oh Dio, sviene! — Chiami, chiami la signora!
Cantavalle
(correndo alla comune)
Signora! Signora!
Ludovico
(gridando)
Signora Onoria!
Cantavalle
Signora Onoria! Signora Onoria! (Esce)
Ludovico
No, no, Ersilia! Dio mio! Sii buona, sii buona.... Non è nulla!
RientraCantavallecon la signoraOnoriache reca in mano una fialetta di acqua antisterica.
RientraCantavallecon la signoraOnoriache reca in mano una fialetta di acqua antisterica.
Onoria
Eccomi! Eccomi! Oh, povera figliuola! Le reggano la testa. Ecco, così! Povera figliuola! (Le fa annusare l'acqua antisterica) Lo dicevo loro di non farla parlare, di non turbarla!
Cantavalle
Ecco, ecco che rinviene!
Ludovico
Bisogna portarla di là, a letto!
Onoria
Aspetti, aspetti!
Ludovico
Ersilia!
Onoria
Su, su, figliuola mia! Ecco che è passato tutto! Su!
Ludovico
Su, su, coraggio, Ersilia!
Cantavalle
Non è niente, non è niente, signorina!
Ersilia
(con voce quasi allegra, di stupore bambinesco)
Oh Dio, sono caduta?
Ludovico
No, perchè? Ma ci hai fatto prendere uno spavento!
Ersilia
Non sono caduta?
Ludovico
Ti dico di no!
Onoria
Provi, provi se può levarsi in piedi!
Ludovico
Ecco, sì: piano piano!
Ersilia
Perchè? — M'è parso di cadere.... Come se tutt'a un tratto, non so, fossi diventata di piombo.... (Guarda anche il Cantavalle, ma subito, appena lo vede, ne ha come un terrore nervoso e balza in piedi) Oh Dio, no! no! (Vacilla, è per cadere; subito Ludovico e la signora Onoria la sorreggono).
Ludovico
Ma no, via, Ersilia, che cos'è?
Ersilia
(si ripara, convulsa, dalla vista del Cantavalle e tenta di fuggire)
Via! Via! Via!
Onoria
(c. s.)
Sì, via, andiamo di là.... (la conduce con Ludovico verso l'uscio in fondo).
Ludovico
Sul letto, sì! Ecco, ti sorreggiamo noi....
Onoria
Piano piano! E io starò con lei.... Si stenderà....
Ludovico
Un po' di riposo.... e tutto sarà finito....
Ersilia
Non posso vedere.... non posso sentire più nulla....
Onoria
(davanti all'uscio, a Ludovico)
Lei resti qua, resti qua! Ci bado io! (Via con Ersilia per l'uscio in fondo).
Ludovico
Mi pare che si potrebbe finire di tormentare questa disgraziata!
Cantavalle
Non lo dite a me, che ne sono tanto addolorato, caro Maestro! Ma questo è niente! C'è purtroppo un altro guajo, che la signorina ancora non sa!
Ludovico
Un altro guajo?
Cantavalle
Eh sì! È meglio che ve ne avverta. È venuto a dirlo in redazione lui stesso, il console.
Ludovico
Ma mandatelo al diavolo!
Cantavalle
Aspettate! Non me ne dovrei vantare, ma colossale, Maestro mio, è stato veramente colossale l'effetto del mio «pezzo». Pare che la fidanzata del giovanotto, indignata dall'inganno fatto qua alla signorina, abbia mandato a monte il matrimonio, capite?
Ludovico
Ah sì?
Cantavalle
Colossale, come effetto! Tanto più che, scoperto l'altarino, non solo l'indignazione della fidanzata, ma pare abbia fatto nascere anche il rimorso in lui, nel giovanotto, capite? Per la commozione generale del suicidio come l'ho raccontato io! — Ha perduto la testa!
Ludovico
Quel tenente di vascello?
Cantavalle
Lui. Si chiama.... aspettate.... mi pare, Laspiga. Totalmente la testa! — È venuto a dircelo il console.
Ludovico
E come lo sa, lui?
Cantavalle
Ma perchè pare che sia andato a trovarlo al Ministero degli Esteri il padre della promessa sposa, che gliel'ha detto.
Ludovico
Ah, è un bellissimo imbroglio!
Cantavalle
Già! Anche per voi, Maestro, che vi ci trovate in mezzo.
Ludovico
Io?
Cantavalle
E io, come no? eh! Mi ci trovo in mezzo pure io, minacciato d'una querela....
Ludovico
Ma questo padre della fidanzata?
Cantavalle
Fa il diavolo a quattro! Perchè la figlia, sì, sulle prime s'è indignata; ma poi — capirete — allavigilia delle nozze — pianti, convulsioni, disperazione — uno scombussolamento.... — Siccome il console conobbe questo Laspiga là a Smirne, ed ebbe là la signorina come istitutrice —
Ludovico
— è andato a chiedere informazioni a lui?
Cantavalle
Pare!
Ludovico
E figuriamoci come gliel'avrà date! La incolpano anche della morte della bambina!
A questo punto, dalla comune rimasta aperta si precipita in iscena, esagitato, sconvolto, col pallore e il tremore di chi non dorme da tante notti e ha quasi perduto la testa,Franco Laspiga. Ha ventisette anni, è biondo, alto, smilzo, veste con eleganza.
A questo punto, dalla comune rimasta aperta si precipita in iscena, esagitato, sconvolto, col pallore e il tremore di chi non dorme da tante notti e ha quasi perduto la testa,Franco Laspiga. Ha ventisette anni, è biondo, alto, smilzo, veste con eleganza.
Franco
Permesso? Scusino! — Ersilia? — Dov'è? dov'è? È qua? Dov'è?
Ludovico
(sorpreso col Cantavalle dall'irruzione improvvisa)
Ma come? Chi è lei?
Franco
Sono Franco Laspiga. Quello, per cui....
Cantavalle
Ah! Il signor Laspiga! — Eccolo qua!
Ludovico
Qua anche lei?
Franco
Sono stato all'ospedale: era uscita! Sono corso al giornale, dove ho saputo.... (S'interrompe per rivolgersi a Cantavalle) Chiedo perdono: lei è lo scrittore Ludovico Nota?
Cantavalle
No! Io? Eccolo!
Franco
Ah, è lei?
Ludovico
(seccatissimo)
Io. Ma perdio, com'è? Lo sanno tutti, allora?
Cantavalle
Eh, Maestro, voi vi scordate chi siete!
Ludovico
(con stizza, alzando le braccia)
Ma fatemi il piacere!
Cantavalle
Il vostro gesto ha fatto chiasso!
Franco
(stordito, confuso)
Che gesto? Dio mio, mi dicano! Non è dunque qua?
Ludovico
(quasi inveendo contro Cantavalle)
Non mi sono mica inteso di metterla in piazza, io, e di mettermi in piazza con lei!
Cantavalle
Ma no! Che dite?
Ludovico
(furioso)
Dico che mi sono seccato di tutto questo chiasso! (A Franco) Lei può credere che la signorina è qua da appena un'ora.
Franco
Ah, è qua? E dove? dove?
Ludovico
Sono andato a prenderla io all'uscita dall'ospedale. Non sapeva dove andare e le ho offerto ricetto in casa mia; pronto questa sera ad andarmene a dormire all'albergo.
Franco
Io le sono grato....
Ludovico
(scoppiando, al colmo della stizza)
Perchè m'è grato? Perchè non sono più un giovanotto? Per questo m'è grato! Finiamola! Che cosa vuole lei qua?
Franco
(subito, con foga)
Io? Riparare, signore, riparare! gettarmi ai suoi piedi, farmi perdonare!
Cantavalle
Alla buon'ora! Bravo! Questo è da galantuomo!
Ludovico
Avrebbe potuto pensarci prima, mi pare!
Franco
Ha ragione, sì, non pensavo.... avevo voluto, voluto scordarmene.... Ho passato giorni.... Ma dov'è? Di là? Me la lascino vedere!
Ludovico
Ma non vorrei che in questo momento....
Franco
No; mi lasci parlare con lei, per carità!
Cantavalle
Sarebbe forse meglio prevenirla.
Ludovico
È a letto.
Cantavalle
Perchè forse, la gioja....
Franco
Ma sta ancora male? Sta ancora male?
Ludovico
È svenuta, poco fa.
Cantavalle
È l'emozione, capirete, potrebbe....
Franco
(farneticando)
Non pensavo, non credevo che quel sogno.... Dio mio, questa fine.... — D'un colpo, attraverso la mia vita.... Me l'ha spezzata.... Tutte quelle grida di giornalai.... Mi sono sentito come afferrare e gettare a terra.... Grida, grida.... La mia fidanzata, il padre di lei, la madre.... Anche per la scala, gli inquilini.... Corsi subito subito all'ospedale.... Non me la lasciarono vedere.... Che male, che male ho fatto a tutti! Vedo che tutto il mondo è pieno del male che ho fatto. Me ne sento schiacciare. Debbo riparare, debbo riparare!
Cantavalle
Ma sì, sì, bravo! Non ci vuol altro! È la soluzione migliore, e io ne sono felice, Maestro! Felice!
Viene fuori a questo punto dall'uscio in fondo con le mani per aria la signoraOnoriafacendo cenno di tacere. Subito richiude l'uscio e si fa avanti.
Viene fuori a questo punto dall'uscio in fondo con le mani per aria la signoraOnoriafacendo cenno di tacere. Subito richiude l'uscio e si fa avanti.
Onoria
Zitti! Zitti, per carità, chè ha sentito tutto!
Franco
Che ci sono qua io?
Onoria
Appunto, sì, e trema tutta, si contorce! Minaccia di buttarsi dalla finestra, se lei entra!
Franco
Come! Perchè? Non mi perdona?
Cantavalle
(contemporaneamente)
Ma come! Anzi.... dovrebbe....
Onoria
No! È un angelo! Dice che non vuole!
Ludovico
Che cosa non vuole?
Onoria
(a Franco)
Dice che lei deve ritornare dalla sua fidanzata!
Franco
(subito, forte, reciso)
No! È finito! È finito tutto con quella!
Onoria
Non vuole che adesso per lei sia fatto male a un'altra ragazza!
Franco
Ma no! A chi? Se è lei, lei, adesso, la mia fidanzata!
Onoria
Non vuole più saperne!
Franco
Ma se sono venuto qua per farmi perdonare, per compensarla di tutto il male che le ho fatto!
Onoria
Per carità, parli piano! Non si faccia sentire!
Franco
(a Ludovico)
Vada, vada lei a dirglielo! A persuaderla!
Ludovico
Ma sì, è la riparazione giusta!
Franco
Le dica che non pensi più a nulla; che io sono qua per lei; che il mio dovere prima di tutto è verso di lei; e che non faccia nulla, per carità, contro questa fortuna di poter riparare a tempo! Vada, vada!