CAPITOLO L.Viaggio a Costantinopoli. — Antiochia. — Targo. — Monte Tauro. — Arco trionfale. — Orde di pastori della Turcomania. — Maniera di viaggiare in Turchia. — Città di Konia. — Assiom Karaïssar. — Kutaïeh. — Catena del monte Olimpo. — Scutari. — Ingresso in Costantinopoli.Il Sabato 26 settembre sortii d'Aleppo allo cinque ore del mattino, seguìto soltanto da uno schiavo, da untataro, da alcuni mulattieri, e da cinque fucilieri di scorta.Camminando all'O. con una dolce inclinazione al N. entrai in un paese alto e deserto, tutto composto di roccia calcarea. Giunto alle otto ore presso ad un piccolo casale, congedai i cinque soldati, perchè ad una certa distanza da Aleppo non si corre più pericolo di essere spogliati dai Bedovini, o da altri ladri che sogliono aggirarsi ne' contorni della città.In questo luogo vedesi accanto alla strada uno scavamento perpendicolare di forma quasiellittica di un diametro maggiore di trenta piedi, e di quaranta di profondità. A metà circa della sua profondità trovasi una galleria che gira tutto all'intorno, lungo la quale sonovi le aperture di varie caverne. Credono i musulmani essere questi i resti di una città sommersa; ed i cristiani d'Aleppo dicono invece, e con maggiore probabilità che fu già un anfiteatro pei combattimenti delle bestie feroci. Non è pure inverosimile che servisse di prigione o di catacomba; oppure che fosse una vastissima cisterna. Io non oso niente asserire di positivo su quest'oggetto.Di qui la strada piega a S. O. attraversando aspre rupi che dovetti salire e scendere alternando fino a dieci ore e tre quarti; quando feci alto per fare colezione in un casale dettoTadil.Dopo un'ora di riposo continuando il cammino attraversai il casale diTèreb, indi una vastissima campagna tutta sparsa di villaggi, fra i quali considerabilissimo è quello d'Azèni, dove entrai in sul tramontare del sole; poi fui ad alloggiare nel vicino casale diMortahoua.Questa pianura assai fertile è popolatissima,e lo sarebbe assai più se non fossa ridotta alle sole acque dei pozzi e delle cisterne. I suoi villaggi presentano frequenti vestigia, e rottami di antichi edificj; ed io penso che ad una lontanissima epoca appartengano ancora le cisterne. S'incontrano ad ogni passo frammenti di cornici, e di altri ornamenti architettonici, ammucchiati con rozze pietre intorno agli orti; come vedonsi molti pezzi di colonne destinati a coprire i pozzi. In tal modo la mano del tempo, sempre più possente dei vani sforzi dell'uomo, restituisce alla natura tutto quanto le era stato tolto dall'arte.Domenica 27.Riprendendo il cammino alle cinque ore e mezzo del mattino, uscii poco dopo dalla pianura, che mette capo in una valle assai ben coltivata, e circondata da belle colline coperte d'ulivi.Alle sette ore dovetti attraversare una difficile gola; dopo la quale, ora salendo ora scendendo alcuni poggi, sboccai alle nove ore nella valle che prende il nome dalla borgata d'Armana. Alle dieci feci alto accanto ad una fonte di eccellente acqua che scorre presso ad un giardino.Mentre facevamo colezione sei giovanette presentaronsi entro il chiuso del giardino, che potevano supporsi il fiore delle fanciulle del paese, tanto eran vaghe e gentili. La siepe di spine che le separava da noi, rendevale più ardite, onde coprivansi a loro voglia o si scoprivano, facendo pompa di una bianca delicatissima carnagione resa più bella dai grandi e neri loro occhi. Osservai che non avevano il volto imbrattato come le donne d'Affrica, ma soltanto un poco di nero intorno agli occhi. Mandai loro un cartoccio di dolci, che contraccambiarono con un mazzolino di fiori (ecco un gentil cominciamento di romanzo); ma non mi fu possibile di vedere interamente, come ne aveva vaghezza, le loro vesti. Ci separammo alle undici ore, ed io continuai il mio viaggio montando un colle assai aspro e circondato da precipizi; ed alle tre ore e mezzo giunsi sulla riva destra dell'Oronte, dettoWad-el-Aassinel villaggioHamzi.Si passò il fiume, che in questo luogo non può avere più di cento piedi di larghezza, sopra una barca non calafattata, che faceva acqua in ogni lato. Un uomo la governava conuna lunga pertica, mentre un altro stava occupato a vuotare la barca colla gotazza: e perchè tutti gli sforzi dell'ultimo non supplivano al bisogno, ad ogni tragitto i due navicellai tiravano la barca a terra, e la liberavano dall'acqua rovesciandola. A quale epoca devesi riferire la perizia nautica di queste buone genti?... Avendo rimproverato a questo modernoCaronte(la di cui veneranda bianchissima barba in nulla cedeva a quella del nocchiero della livida palude) il pessimo stato della sua barca, mi rispose che ne aspettava un'altra nuova da Antiochia. Gli soggiunsi che dovrebbe far buona provvigione di catrame e di stoppa per tenere la barca in buono stato, altrimenti anche la nuova sarebbe in breve ridotta alla condizione della vecchia. Parve sorpreso da questo avviso, come di cosa di cui non avesse mai udito parlare; e dopo essere rimasto alquanto pensieroso, mi disse cheapprofitterebbe de' miei ricordi, che trovava ragionevoli.Si fece alto sulla sinistra del fiume. L'acqua in questo luogo è tanto tranquilla, che non se ne può conoscere la direzione senza gettarvi qualche corpo galleggiante. La sua maggioreprofondità è di quattro piedi e mezzo; le rive argillose e coperte della melma del fiume sono tagliate quasi a picco, ed alte circa sedici piedi. Il pesce è abbondantissimo.Lunedì 28.Si partì alle quattr'ore del mattino viaggiando lungo le falde di alcune montagne. Alle sette passai sopra un ponte di un solo arco sotto al quale scorre un piccol fiume che sbocca nell'Oronte. Appena giunto sull'opposta riva, mi fu presentato un pesce lungo più d'un piede, in quell'istante saltato sulla sabbia, ed era ancora vivo.Alle otto ore feci colezione al di là di un altro torrente che mette pur foce nell'Oronte, lontano poco più di quattro miglia dal lago d'Antiochia dettoBahar Caramort, formato da più fiumi, le di cui acque si scaricano nell'Oronte.Dopo tre ore di riposo feci il giro di una montagna, indi ne attraversai alcune altre più basse, che seguono la direzione dell'Oronte. Piegando poi quasi al S., entrai alle undici ore per la porta della vecchia in Antiochia, e dopo il cammino di una mezz'ora in mezzo ai giardini posti entro il circondario delle antichemura, giunsi nella nuova città, il cui governatore di nazione turco, mi alloggiò in sua casa.Questo governatore dettoHadj-Bekir-Agà, assai ragguardevole personaggio, per mostrarmi il suo affetto non mi lasciava mai, di modo che non aveva un istante di libertà. Appena arrivato mandò ordine aSouaïdia, che è il porto più vicino, di approntare un bastimento per condurmi a Tarso; trovandosi la strada di terra esposta alle scorrerie della gente diKouchouk-Ali.Antiochia, che i Turchi chiamaneAntakiacontiene quindicimila musulmani, 5000 cristiani di tutti i riti j e 150 ebrei. Il Patriarca greco trovavasi allora a Damasco, ed il cattolico nelle montagne.La moderna Antiochia non occupa che un piccolo spazio dell'antica; di cui rimangono ancora le mura per attestarne l'ampiezza. Questa nuova città comprende un'area di oltre mezza lega di diametro, con alcune colline coperte di antiche rocche che scendono fino al piano: sono di pietra, fiancheggiate a disuguali distanze da torri quadrate, ma ora tutta va in ruina. Magnifica è l'antica porta percui era entrato, ma minaccia di cadere da un momento all'altro.Prima d'entrare per questa porta io aveva veduto a sinistra una montagna, la cui più bassa parte tagliata a picco presenta la forma di una facciata d'edificio, con una porta quadrata ben tagliata nel mezzo e varie finestre tagliate nella viva roccia con eguale perfezione; lo che sembra indicare de' sotterranei troppo interessanti per un antiquario. Le colline poste entro le mura hanno al loro piede alcuni strati perpendicolari da cui zampillano molte acque.Le strade d'Antiochia sono strette, ma hanno de' marciapiedi alti da ogni banda e ben lastricati. Le case fatte di pietra senza cemento hanno un aspetto tristo e monotono: sono le prime ch'io abbia vedute coperte di tegole dopo essere uscito dalla Mecca. Tutto indica essere questo il paese delle pioggie, ed il clima è più freddo assai di quello d'Aleppo, ove non suole mai nevicare. Pare che il principal prodotto del paese sia quello della seta. Abbonda di buoni cibi e di acque; ma non si fa uso di altro pane che di focaccie arabe. Giungendo in città incontrai molte donne, quasi tutte assai belle.Il Governatore, dipendente dal pascià d'Aleppo vive splendidamente, e parvemi che il paese fosse ben amministrato.Martedì 29.Ebbi a mezzo giorno avviso che il bastimento era pronto; voleva partire all'istante, ma dovetti trattenermi fino all'indomani. La sera dopo cena un ufficiale Francese vestito da Tartaro, che veniva da Costantinopoli, chiese di parlare al Governatore, e prendendomi in iscambio, si lagnò di un Tartaro che non si affrettava a provvederlo di cavalli per continuare il viaggio alla volta di Aleppo. Dopo averlo calmato, ed indicatogli il Governatore, accomodai la faccenda: gli chiesi se poteva essergli utile in qualche cosa, e partì soddisfatto del mio accoglimento[3].Mercoledì 30.Essendomi congedato dal cortese governatore, partii alle otto del mattino, e poi che ebbi attraversato l'Oronte, mi avanzai a qualche distanza lungo la riva destra, tenendomigeneralmente nella direzione di O. S. O. Alle dieci ore mi trattenni alcun tempo per prendere riposo in mezzo ad alcuni bei giardini; ed alle due ore dopo mezzo giorno giunsi allo sbarco diSoauïdiaa piccola distanza dalle fóci dell'Oronte.Nulla può vedersi di più dilettevole del paese tra Antiochia eSoauïdia, tutto intersecato da pozzi e da valli coperte di campi ben coltivati, da prati e da boschetti. Il cammino, sebbene alquanto aspro, rassomiglia piuttosto a quello di delizioso giardino reso dall'arte disuguale e tortuoso, che ad una pubblica strada. Ad ogni passo s'incontrano ruscelli e piccoli fiumi d'acqua limpidissima che irrigano i giardini e le piantagioni delle valli, ove frequentissimi sono i gelsi bianchi, che formano piccole macchie sparse di viti, di granati, e di altri alberi fruttiferi. Numerose greggie di armenti, coprono le colline e parte delle valli. Il maestoso Oronte, ricco delle acque del lagoCaramorto, e di quelle d'infiniti torrenti, scorre maestosamente in traverso di questo gentil paese: e per dirlo in una parola, tutto in questi ameni luoghi annuncia la vicinanza del recesso delizioso un tempo abitato dalla bellaDafni.Allo sbarco diSoauïdianon vedonsi che cinque o sei baracche, ed una casuccia abitata dai gabellieri.M'imbarcai sopra una scialuppa alle sette ore della sera, ed un'ora dopo arrivai alla foce del fiume. Il mare era grosso, le onde rompevansi furiosamente sullabarradel fiume, ed il cielo era tutto coperto di nere nuvole. Il bastimento preparatomi aveva dovuto allontanarsi dalla riva, onde soffersi scosse terribili attraversando lebarrecolla scialuppa. Appena montato a bordo, si fece vela quantunque con vento contrario.Giovedì 1 ottobre.Dopo ventiquattr'ore di navigazione con venti diversi, e sempre contrarj, la nave attraversò la bocca del golfo diScandroun, e diede fondo presso terra sulla costa della Caramania alle otto ore della sera; io però restai quella notte a bordo.Venerdì 2.Appena sbarcati, moltissimi facchini con muli e cavalli sempre in agguato delle navi che approdano, ond'essere impiegati, s'impadroniscono delle persone e degli effetti, disputandosi tra di loro a colpi di pugno l'onoredi accompagnarci. Vero è che le loro premure non sono affatto disinteressate: ma in ogni luogo l'interesse è la molla delle nostre azioni.A non molta distanza dal mare trovasi un villaggio chiamatoCazanlìedi una singolare costruzione: è composto di un centinajo di baracche sospese sopra quattro pertiche all'altezza di nove in dieci piedi; ed ogni baracca è formata di un semplice pergolato di travicelli, o di canne, rassomigliando ben più ad un nido di uccelli, che all'abitazione di uomini inciviliti. Per salirvi si adopera una rozza scala.Vidi a maggior distanza un altro villaggio fatto assai meglio, ed assai più interessante. È questo undovarabitato da pastori della Turcomania. Le baracche sono piccole, ma gentili, e poste a livello del terreno. Consistono in tre pergolati di quattro piedi di altezza coperti da un tetto della stessa qualità in figura di volta cilindrica; la pergola della parete è formata di canne, di tralci, o di frondi, ed il tetto è coperto di pelli. In questo villaggio non si vedono che donne e fanciulli perchè gli uomini conducono le mandre al pascolo; ma le donne non rimangono oziose, facendo esse il butirro, il formaggio, ed ognialtra sorte di latticinj con un'estrema pulitezza. Il loro abito consiste in una camicia bianca, un giustacuore colle maniche ornate, ordinariamente di cotone trapuntato, una sottana di cotone bianco, con un fazzoletto che loro fascia il capo ed il collo. Sono tutte bianche, ed alcune abbastanza avvenenti. Quelle che allattano non lasciano di lavorare tenendo sospeso al dorso il fanciullo. Tengono il volto scoperto, e benchè musulmane, pare che non sappiano, che la legge non accorda loro questa libertà. I ragazzi vanno ben vestiti, con camicie, casacchini, e turbanti di colore.Gli abitanti di questo distretto, dettiTurcomani, sono tanto terribili colle armi in mano, quanto buoni, dolci, ed onorati in società.Dopo tre ore di viaggio lungo il mare entrai inTargoalle dieci ore e mezzo del mattino. Aveva incontrati lungo la strada molti bufali, ed alcuni cammelli con basti di differenti colori.Quasi tutti gli uomini portano camicie e mutande bianche, ed un giustacuore con maniche trapuntate; ma altri non hanno che una casacca senza maniche, legata con una cintura,ed una berretta bianca alta ed acuta da un turbante, sono d'ordinario calzati di grandi stivali neri.Targo oTurpis(che suole pronunciarsi in un modo e nell'altro), è una ragguardevole città, le di cui case sono assai brutte e fatte di terra. È posta in mezzo ad una vasta campagna, circondata di giardini a breve distanza dal fiume, in cui il grandeAlessandrocorse rischio di perire; ed è nella vicina pianura a levante che sconfisse lo sfortunatoDario.Quand'io vi passai non eravi che un solo Europeo.Il cotone e la seta sono i principali oggetti del commercio di Targo. Piovve tutta la notte dirottamente.Sabato 3.Partii a sette ore del mattino, e mezz'ora dopo attraversai il fiume di Targo sopra un ponte di tre archi, indi piegai a settentrione, tenendo la medesima direzione tutto il giorno.Giunto in sulle nove ore all'estremità della pianura, dovetti valicare più colline, uscendo dalle quali mi trovai circondato alla catena delMonte Tauro, composto nella parte da meveduta di roccia cornea, e ditraptalvolta aggruppato in enormi masse, talvolta a strati ondeggiati più o meno obliqui, e talvolta finalmente in aguglie altissime formate dalla unione di prismi perpendicolari, che hanno l'aspetto di una cristallizzazione.... E che è in fati qualunque montagna primitiva, se non una cristallizzazione colossale?..... Io non vidi verun indizio di granito o di porfido.Questa parte della catena è coperta di magnifiche foreste, i di cui più comuni alberi sono quercie, cedri, cipressi, e lentischj. Tutto quanto mi si offriva questo giorno agli occhi, mi faceva presumere che le alte montagne dell'isola di Cipro fossero in rimotissimi tempi una continuazione del monte Tauro. Le pittoresche vedute, le magnifiche cascate d'acqua trasparente quanto il cristallo che da ogni lato invitavano il mio sguardo, facevanmi nascere rincrescimento di non poter godere che di passaggio così deliziose contrade.Giunto alla sommità vidi un antico maestoso argine fatto di grandi sassi quadrati lungo un piano orizzontale in cima alla montagna dalla banda di S. E., e terminato con un arco ditrionfo semplice, ma nobile, la di cui più elevata parte cominciava a cadere in rovina.Quest'arco può essere riguardato come una grande finestra, di dove signoreggiansi interamente le pianure che furono il teatro della vittoria diAlessandrosopraDario; lo che potrebbe dar sospetto che l'arco fosse stato eretto ad onore di questo conquistatore. Anche l'argine incomincia a guastarsi: vidi all'estremità settentrionale un sasso tagliato in figura di piedestallo sul quale dovette probabilmente esservi qualche iscrizione, ma ora affatto cancellata dall'inesorabil mano del tempo, che si prende giuoco degli sforzi che gli uomini fanno per rendere eterni i monumenti del loro orgoglio.Dopo essermi riposato un istante presso ad una bella fonte, giunsi verso le quattr'ore sulla strada che conduce direttamente da Aleppo a Costantinopoli, e ch'io dovetti abbandonare per la ribellione diKouhouk-Alì. Pare che anticamente questa strada fosse assai buona; ma al presente trovasi in estremo deperimento. Entrai inDiàïdealle sette ed un quarto della sera, e trovai nella casa della posta cinque Tartari che successivamente erano sortiti da Aleppo dopo di me.Domenica 4.Io desiderava di partire di buon mattino, ma essendo accostumati a partir tardi, così non sortii daDiàïdeche alle sei ore. La sera si fece alto alla casa di posta di un miserabile villaggio dettoWadicàschli, chiamato dai TurchiOuloukiscla.Di mano in mano che avanzavamo verso il N. O., la parte del monte Tauro che attraversammo andava perdendo la sua bellezza; ed in fine non presentava che ignude balze, le di cui sommità settentrionali erano coperte di neve: entrato verso le tre dopo mezzogiorno in un paese alquanto più aperto e meno aspro, trovai alcuni villaggi circondati di orti e di vigne; ed essendo il tempo della vendemmia quegli abitanti mi offrirono uve, e cestelle di saporitissime frutta.In questo giorno vidi passare alcune truppe di cammelli alquanto differenti da quelli dell'Arabia e dell'Affrica; hanno le gambe davanti più corte e più grosse che le deretane, il collo assai più forte, e tutte le parti anteriori del corpo più coperte di lana.Aveva pure incontrati molti pastori turcomani: quale diversità da questi ai pastori Arabi!Gli uomini, le donne, i fanciulli, tutti sono ben vestiti, i cammelli che portano i loro effetti, sono coperti di bei tappeti turchi. Pare veramente ch'essi godano di tutta l'agiatezza, e di tutti i piaceri della vita pastorale, ed è tra costoro che dovrebbonsi cercare esclusivamente i modelli de' pastori che furono spesso l'argomento delle più commoventi poesie.Lunedì 5.Erano ormai le otto ore quando mi posi in cammino a traverso di un paese di sterili colline, indi di una vasta incolta pianura. In sulle undici ore passai per un casale composto di miserabili casucce di terra; e finalmente dopo altre quattr'ore di viaggio, avendo passato un fiume sopra un ponte, entrai nella borgata d'Erehliposta in un gentil paese pieno di giardini sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene indicato nella carta d'Arrowsmith. Questa terra è abbastanza grande, ma le case sono brutte, fatte di terra e di mattoni seccati al sole, come costumasi da tutti i popoli della Caramania; per lo contrario i giardini sono belli assai, e danno frutta in copia, e specialmente grosse ed eccellenti pere. L'entrata d'Erehlidalla parte del N.è un magnifico viale fiancheggiato da alti pioppi, e da due canali di limpidissime acque.Martedì 6.Partimmo poco dopo le sette ore, camminando al N. a traverso di vastissime praterie piene di mandre, e specialmente di bufali, e sparsa di casucce circolari con tetti piani. Verso le nove ore lasciai a destra la città diHartansituata sulla sponda sinistra di un piccolo fiume.Di là volgendo ad O. N. O., ed in seguito a N. O. in mezzo a campagne aride come le montagne che le circondano da due lati, passammo alle due ore dopo mezzodì presso ad una Salina formata da un ampio fossato che circonda una piccola montagna di terra affatto isolata: l'acqua ch'entra nel fossato, svaporando pel calore del sole, lascia sul fondo un sale marino bianchissimo, che viene trasportato coi cammelli ai vicini paesi.Alle tre ore e mezzo si entrò nel castello diCarabig-Mar, ove feci riposare le mie genti. È questo un ragguardevole paese, ma mal fabbricato alle falde di un monticello aridissimo, siccome affatto sterile è l'adjacente pianura; non vi si vede un solo orto, nè alberi,tranne due pioppi che sono entro il castello. E ciò riesce tanto più sorprendente, che il piano non è privo di acqua. La moschea diCarabig-Marha un vago esterno con grandi e piccole cupole, e due sottili altissime torri. Sul monticello vedonsi gli avanzi di un'antica rocca.In questo luogo, come in altri della Caramania si osserva un vasto edificio, che può rassomigliarsi ad un tempio di tre navate, intorno al quale s'inalzano molti fumajuoli. È una specie diKhandestinato all'alloggio delle carovane della Mecca.Dei cinque tartari incontrati aDiaïdeuno solo ci aveva lasciati addietro, gli altri camminavano con noi.Siccome io mal poteva reggere al trotto franco e disagiato, che è la loro ordinaria andatura, era costretto di alternare il passo ed il galoppo disteso quando mi trovava addietro di quattro in cinquecento passi; lo che mi stancava assai meno che il trotto sostenuto de' cavalli tartari.È noto esservi sulle grandi strade della Turchia cavalli di ricambio; onde mutavamo cavalli ogni giorno, e spesso due volte al giorno.Per essere affatto sbarazzati dalle molestie del viaggio si pattuisce con un tartaro, il quale si obbliga a condurre, alloggiare, nutrire il viaggiatore, e pagare tutte le spese del cammino, contro una convenuta somma che gli viene sborsata metà all'atto della partenza, ed il rimanente arrivati al termine del viaggio. Pel mio viaggio da Aleppo a Costantinopoli aveva convenuto col mio tartaro ottocento piastre, ed egli somministrava un cavallo per me, uno pel mio schiavo ed un altro per portare gli effetti, oltre le spese di vitto, e di alloggio, ed anche le accidentali che tutte restavano a suo carico.Mercoledì 7.Si ripartì alle sei ore e mezzo del mattino, prendendo la direzione d'O. per una campagna deserta. Ad un'ora ed un quarto si giunse adIsmel, cattivo villaggio ove dovevamo passare la notte.Lungo questa strada si trovano molti pozzi, nei quali si scende per una scala di sasso fino al livello dell'acqua. Discesi in uno che aveva cinquanta scaglioni, e lo trovai provveduto di eccellente acqua.Il piano tutto argilloso non ha un solo albero.Giovedì 8.Alle cinque e tre quarti io era già in viaggio lungo lo stesso piano, verso O. N. O. poi a N. O. Alle otto e mezzo attraversai una specie di macchia che interseca la pianura, e che non è poi altro che un vasto spazio coperto di giunchi, e di altre piante de' pantani assai fitte, di diversa altezza, ed in alcuni luoghi fino di dodici e tredici piedi. Dopo avere passato questo pantano, continuai a camminare lungo la stessa campagna, finchè alle due dopo mezzogiorno giunsi aKoniacapitale della Caramania, che è l'anticaIconium. Questa città è situata all'estremità occidentale della deserta pianura che aveva attraversata, ed alle falde di una catena di basse montagne che chiudono l'orizzonte a mezzodì; hannovi molti giardini sul fianco meridionale, e qualcuno ancora dalla banda di settentrione. Ciò che io vidi di questa città me ne diede una poco vantaggiosa idea, benchè sia la residenza del Pascià di Caramania. Contiene vasti cimiteri, ne' quali ogni sepolcro viene indicato da una pietra rozza alta sette in otto piedi, larga un piede, grossa quattro dita, e situata verticalmente: la quantità di questi grossolanimonumenti, sparsi sopra un vasto piano fa una penosa sensazione all'occhio dell'osservatore. Le case sono di terra o di mattoni cotti al sole, come quelle de' più poveri villaggi. Non osservai che una sola casa che avesse un buon esterno; ma anche questa formata coi materiali delle altre case. Si vuole che quest'edificio, che per la sua forma ed ampiezza potrebbe dirsi un palazzo, fosse fabbricato da un uomo che ne' paesi de' cristiani aveva imparata l'alchimia, ossia l'arte di far l'oro, col qual mezzo si era fatto ricchissimo. Al presente serve d'ospizio ai poveri. Ho pur veduto l'esteriore di tre moschee che hanno un magnifico aspetto con grandi cupole, e campanili alti e sottili.La più bassa parte della città è chiusa da alte mura fiancheggiate da torri quadrate, ed incrostate di pietre tagliate; vi si ravvisano alcune iscrizioni turche; ma il lavoro è fatto dai greci, come lo attestano i lioni ed altre figure che sonovi scolpite.Entrando in città osservai molti fanciulli, di diverse età, tutti belli, con carnagioni di latte e rosa, ben fatti, e decentemente vestiti. Non potei a meno in vedendoli, di benedirel'attività e le attenzioni delle donne di questo paese, e di risovvenirmi con pena dell'indolenza delle Egiziane e delle Arabe.Il pane che mangiasi a Konia, ed in tutta la Caramania, è una focaccia d'un piede di diametro all'incirca, grossa una linea od una linea e mezzo; di modo che queste focaccie rassomigliano esattamente, tranne la grandezza, alle ostie da suggellare dell'Europa. Si mangiano mentre sono ancora tenere; e servono pure ad involgere un uccello, o altra carne, come potrebbe farsi con un foglio di carta.In tutta la Caramania adoperansi carrette, le di cui ruote sono formate di tavole, ma assai ben fatte.Il lettore avrà rilevato dal mio racconto, che traIsmileKonia, non trovansi le montagne notate sulla carta d'Arrowsmith. Del resto la sua carta dell'Asia minore parvemi ben fatta, e queste leggieri inesattezze potranno emendarsi in una seconda edizione.Venerdì 9.Due ore dopo uscito daKonia, e dopo aver costeggiate le montagne a N. E., incominciai a salire alcune colline; e giunsi adun'ora e mezzo all'estremità settentrionale delle montagne, ove trovasi sopra un'altura il villaggio diAdik.Ciò ch'io vidi di queste montagne è formato di schisto argilloso e corneo a piccoli strati assai sottili disposti orizzontalmente, o disugualmente inclinati senza veruna traccia di vegetazione, tranne pochi cespugli ne' contorni del villaggio, ove per altro vi sono alcuni giardini ed una bella fontana.Trovandosi indisposto uno de' Tartari che viaggiavano in nostra compagnia, fummo costretti di rallentare il viaggio. Io aveva per altro bisogno di arrivare a Costantinopoli il più presto possibile; e perciò offersi cento piastre di più al mio Tartaro, a condizione di farmi arrivare la domenica 18 del mese. Malgrado la sua promessa, io era ben certo che non l'avrebbe mantenuta, a cagione della sua infingardaggine. Egli era solito di andare a letto alle sette della sera, ed io doveva ogni mattina risvegliarlo alle sette, se voleva fare un discreto viaggio. Ma questa negligenza è un vizio comune a tutti i Tartari.Dietro le mie osservazioni, e calcolata la direzione della strada, si trova facilmente cheLadiknon è all'O. diKonia, come viene notato sulle carte.Questo villaggio fu anticamente un luogo più importante che non lo è adesso, siccome lo attesta l'infinito numero de' capitelli, de' piedestalli, delle cornici ecc., ed alcune iscrizioni greche.Sabato 10.Partii alle sette del mattino nella direzione d'O. N. O., e verso le nove ore attraversaiKodenkhan, villaggio alquanto maggiore diLadik; alle undici e mezzo si passò un ponte sotto al quale passa un fiume affatto limpido; e feci alto ad un'ora col mio seguito adElguinn, piccolo villaggio alle falde delle montagne, circondato da giardini.Vedendo che malgrado le promesse del mio condottiere, non sarei giunto a Costantinopoli nel giorno fissato, minacciai di farlo castigare, o di castigarlo io stesso, se non si determinava ad essere più sollecito. Il timore fu più efficace dell'interesse, ed incominciò ad accelerare il cammino. Subito dopo pranzo tutti rimontarono a cavallo, sortendo daElguinnalle due dopo mezzo giorno. Poi che avemmo varcato un fiume che sbocca in unlago posto in poca distanza al N. il quale può avere una lega all'incirca di diametro, si prese la direzione all'O. Alle cinque e mezzo eravamo giunti nel villaggio d'Arkitkhan, al di là del quale si passa un piccolo fiume. A notte già fatta passavamo in vicinanza di alcuni villaggi; ed alle otto e un quarto entrammo inAkschierpiccola città posta sul pendìo d'una montagna così abbondante di acque, che i loro zampilli formano un ruscello, e talvolta un piccolo fiume in ogni strada della città. Tutte queste acque si scaricano in un lago distante all'incirca una mezza lega dalla banda di N. E.Akschiercontiene alcuni rottami che mi parvero avanzi d'una antica cattedrale.I miei Tartari sempre pigri volevano fermarsi in questa città il susseguente giorno; ma io mi vi opposi con fermezza, e malgrado i loro barbottamenti fu deciso di partire all'indomani di buon'ora.Domenica 11.I Tartari mi si fecero innanzi in sul far del giorno mostrandosi inquieti; e mi avvidi all'istante che bramavano di dissuadermi a partire questo giorno, col mettermi a partedei loro timori veri o simulati di vicina dirotta pioggia.Tanto meglio, risposi loro,non soffriremo il caldo.Vedendo tornar vani i loro pensamenti per trattenermi, ritiraronsi in silenzio per allestire i cavalli.Si partì poco prima delle sette prendendo la direzione del nord, al lungo di una linea di montagne; ed alle dieci ore avendo alquanto piegato al N. O. entrammo nel piccolo castello diAïsa-Klew.Questa strada è molto amena: il viaggiatore trovasi continuamente alcune tese al di sopra del piano che prolungasi a destra, e di là vede il lago in tutta la sua estensione di circa due miglia di diametro; mentre a sinistra s'inalzano le montagne dalle quali si precipitano infiniti ruscelli, e le di cui vette più alte sono coperte di neve. Le valli che si aprono alle loro falde sono sparse di villaggi, di casali, di giardini.Dopo avere cambiati i cavalli si lasciò questo castello alle undici ore, e tenendo la strada all'O. N. O. si scese in una pianura che si attraversò fin quasi al tramontar del sole nella direzione di O. Tutte le case diBarafdonpiccolo villaggio situato in questo piano, ovedovevamo passare la notte, trovandosi già occupate dal Pascià e dal suo seguito, fui costretto di coricarmi alla meglio in una scuderia in mezzo ai cavalli.Lunedì 12.Alle sette ed un quarto del mattino, trovandomi in viaggio, m'accorsi che i miei tartari erano agitati: si videro talvolta rallentare il passo, poi fermarsi a discorrere con un certo contegno di tristezza e di spavento. Fui ben tosto al fatto dei loro timori. Il Pascià che avevamo lasciato a Barafdon aveva fatto tagliare il capo al maestro di posta della città cui eravamo diretti; onde temevano di esservi mal accolti, e qualche cosa di peggio.Dopo lunghi consigli risolvettero di mandare avanti due di loro con un postiglione onde scandagliare il terreno. Io tenni loro dietro a qualche distanza, e mi fermai presso di un pozzo lontano circa trecento tese dalla città. Allora un tartaro si avanzò fino alle porte, ed essendo il postiglione venuto a cercarmi, entrai con lui inAssiom-karaïssaralle undici ore del mattino, prendendo tranquillamente alloggio alla posta. Il fratello del maestro di posta decapitato aveva già trafugati tutti i cavallied erasi posto in sicuro nelle montagne; fortunatamente i miei Tartari ebbero modo di far sapere al governatore ch'io eraun inviatodel sultanoSceriffo della Mecca presso al Sultano di Costantinopoli: onde il governatore ed i suoi subalterni si fecero premura di offrirmi i loro servigi, e mi assicurarono che all'indomani potrei partire.La situazione di questa città, stando alla carta di Arrowsmith non combina colla mia stima geodetica della strada; ma tengo in sospeso il mio giudizio finchè sia giunto ad un altro punto geografico conosciuto.Stando a questa carta la città sarebbe volta a S. O., ed il famosoMeandroche prende origine nelle vicine montagne, scorrerebbe nella medesima direzione; quando invece la situazione della città è al N. E., ed il fiume, che io attraversai sopra un ponte a non molta distanza dalla città, segue la stessa direzione.Assiom-Karaissarè una assai vasta città, con molte moschee, una delle quali sembrommi magnifica. Questa città ha, come quella d'Akschier, le strade cambiate in piccoli fiumi per le acque che scendono dallemontagne vicine; e le case sono triste in sul fare di quelle delle precedenti città. Malgrado il freddo che faceva acutissimo, si trovarono eccellenti frutta, uve, poponi, e pomi delicatissimi. Il pane fatto a focaccia è molto buono. I coltivatori vedevansi tutti intenti a battere i grani.Al S. O. della città vedesi una rupe isolata in forma di pane di zucchero, formata dall'unione di prismi irregolari perpendicolari, talchè sembra tagliato a picco da ogni lato. La sommità è coperta da un'antica fortezza, che dovette essere in altri tempi una piccola Gibilterra.VEDUTA DELLO SCOGLIO E DEL CASTELLO D'ASIOM KARAÏSSAR NELL'ASIA MINOREMartedì 13.Alle otto e mezzo del mattino mi diressi al N. O. Poichè ebbi attraversato un ruscello non lontano dalla città, si proseguì il cammino lungo una pianura fino alle undici ore; quando si cominciò a salire sopra alcuni poggi, sui quali dopo un'ora di viaggio trovai un casale, ed un altro alle due e mezzo detto Osmankoï, ove il mio condottiere si fermò alloggiandomi in un'oscura stalla. Irritato contro di lui pel breve viaggio fatto in questo giorno, e del pessimo alloggio che mi aveva procurato,mentre gli altri Tartari erano meglio alloggiati, lo sgridai aspramente, ed alterato dalla collera, lo minacciai di fargli saltar il capo colla mia sciabla se continuava a condurmi in tal maniera. Accorsero gli altri Tartari e mi calmarono, confessando che avevo ragione; e fui tosto condotto in più decente alloggio.Mercoledì 14.La riprensione fatta al mio Tartaro non fu senza effetto: spaventato dalla maniera con cui gli aveva parlato, mi diede la stessa sera una squisita cena, ed all'indomani eravamo già in cammino alle sei ore. La strada andava ad O. N. O. in mezzo alle montagne. Alle sette ed un quarto lasciavasi a destraAltonntasch, villaggio ove potevamo arrivare il giorno avanti, se i Tartari non fossero così infingardi. Si ripiegò allora al N. N. O. sempre in mezzo alle montagne, ed attraversando una foresta: ma avanti mezzogiorno fummo costretti d'abbandonare i nostri cavalli che perivano. Un'ora dopo scesi un lungo pendio, al di cui piede scorre un fiume che va da mattina a settentrione, e che si passa sopra un ponte. Dall'opposta riva s'inalza subito un altro ripidopoggio, ma meno lungo del precedente, di dove scendesi in una larga valle; ed arrivai verso le tre ore e mezzo aMitaïeh, bella e ragguardevole città, capitale della provincia diNadouliao Natolia, e residenza di un Pascià. È posta sul pendio d'una montagna, e le case fatte parte di muro e parte di legno, sono tutte dipinte, con grandi finestre, terrazze, e generalmente unite a' giardini che loro danno un bell'aspetto: ma le strade, almeno quelle che io vidi, sono sudice, mal selciate, e nel mezzo ingombrate da un rigagnolo di acqua limacciosa. Osservai due mercati abbondantemente provveduti di frutti e di legumi; e seppi che la carne è buona ed a buon prezzo, come pure le farine. Sono notabili alcuni belli edificj e molte moschee. La montagna che signoreggia la città è coronata da un antico castello.Le carrette che si adoperano in questo paese tirate dai buoi o dai bufali sono in modo strette, che appena possono ricevere comodamente due persone. Piccola è la specie de' buoi, con corna tanto corte quanto quelle de' buoi della costa di Barbaria; ma all'opposto i bufali sono alti ed armati di grandissime corna. Questianimali servono pure alla coltivazione; come avevo veduto in Antiochia alcuni buoi servire da bestie da soma.Giovedì 15 e Venerdì 16.Il mio condottiere mi costrinse a restare aKutaïehdue giorni, protestando di non trovare cavalli. Approfittai di questo ritardo per visitare la grande moschea, antico e vasto edificio di una singolare costruzione, e di forma quadrata, diviso in due navi eguali da una linea di colonne che dalla porta va fino al fondo. Si andava riedificando in tempo del mio passaggio, aggiugnendovisi un ordine di tribune in giro. Questa singolarità unita alle pitture che abbelliscono l'interno dell'edificio mi sorprese in maniera, che mi credeva trasportato in un teatro d'Europa.I ruscelli che scorrono per le strade sono veri torrenti, sui quali il bisogno di passare da un lato all'altro, fece fare dei ponti di legno. Le strade sono sempre piene di oche, di anitre e di cani.Sabato 17.Partii il giorno 17 alle nove ore e mezzo del mattino; e dopo avere attraversato il piano al N. mi trovai verso le dieci ore in una campagnasparsa di colline. Fu duopo passare due volte il fiume Poursak, che scorre all'O. poi a N. E. Sortendo da una bella moschea attraversata dalla strada, mi diressi al N. O. in mezzo alle montagne, e dopo tramontato il sole scesi per un ripido pendìo sul piano, ove trovai un casale quasi tutto costruito di legno, dettoYea Ouglou.Domenica 18.Il sole nascente ci vide partire. Sortendo dal casale avevamo in faccia un'angusta valle coperta di gelicidio, dalla quale ci separava soltanto un fiume. In mezz'ora eravamo giunti all'estremità della valle tenendo sempre la direzione di N. N. E., ed omai saliti sulle montagne, quando ci trovammo quasi senz'avvedercene imbarazzati in così fitta macchia, che quantunque il cielo fosse affatto sereno, ed il sole splendesse di tutta la sua luce, ci sembrava talvolta che non fosse ancora giorno. Nulladimeno di tratto in tratto trovavansi dei sorprendenti colpi d'occhio, e ridenti situazioni rinfrescate da zampilli e ruscelletti d'acque freschissime. Molti di questi ruscelli erano abbelliti da piccoli frontispizj dovuti alla pietà musulmana; ciò che dava l'apparenza di giardinia questi luoghi selvaggi. Finalmente vidiStuhoutin una bassa valle, ove arrivammo scendendo un ripido pendìo ad undici ore del mattino.Questo villaggio quantunque piccolo, mi parve ricco. È circondato da ogni banda da giardini e da vigne, i di cui prodotti vengono dagli abitanti trasportati a considerabili distanze. Trovandosi abbastanza ricchi si prendono cura di avere case appariscenti, e ben addobbate: le fisonomie di questa gente non hanno la dolcezza di quelle dei Caramani: hanno il naso grosso, e sono generalmente tetri, tristi, cupi e diffidenti, come gli Ebrei tra i Musulmani. Il fiumeSakarianon passa perSouhoutcome l'indicano le carte.L'ostinata pigrizia del mio condottiere mi obbligò a trattenermi fino all'indomani, malgrado il desiderio che avevo di giugner presto a Costantinopoli.Lunedì 19.Erano le sei del mattino quando ripresi il cammino col mio seguito. Da principio si andò verso N. N. O. a traverso le montagne; indi seguendo per qualche tratto la direzione della cresta d'una montagna; si discese poi in unavalle angusta e profonda divisa da un fiume, passato il quale entrammo ad undici ore inVerzirkhan, villaggio situato sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene segnato nelle carte, e abitato solamente da cristiani greci.Riposatomi pochi istanti, ripresi a mezzo giorno la direzione al N., poscia al N. N. O. in mezzo a giardini e piantagioni di gelsi bianchi che cuoprono la valle: si dovette in appresso salire e scendere un'alta montagna, alle di cui falde la strada piega all'O. Arrivammo alle due ore ed un quarto aLefkie, che trovasi in fondo ad una valle lungo la quale scorre un piccolo fiume.In sul far della sera soppraggiunse un ufficiale di Mehemed Ali pascià d'Egitto, apportatore al governo della notizia della ritirata degl'Inglesi. Essendo venuto a trovarmi, sgridai in sua presenza i miei Tartari, i quali contavano d'impiegare ancora quattro giorni per condurmi a Costantinopoli, ed ottenni la promessa di arrivarvi in due.Martedì 20.Per non mancare di parola si posero in viaggio a tre ore del mattino verso O. N. O.Si passò il fiume sopra un ponte lontano mezz'ora dal villaggio, ed in breve eravamo alle falde delle montagne che dovevamo sormontare per andare a Nicèa. Malgrado l'asprezza della strada, camminavamo speditamente, attraversando rupi e burroni, e spesse volte sull'orlo di spaventosi precipizj; fortunatamente la luna vicina al meridiano rischiarava perfettamente la strada. Entravamo in Nicèa al levare del sole.Questa città, celebre tra i cristiani pel concilio tenutovi l'anno 324 di Gesù Cristo, è come Antiochia, un piccol luogo chiuso da vaste antiche mura, tagliate da magnifiche porte. È situata sull'estremità occidentale d'un lago, in mezzo ad infiniti giardini.Appena ricambiati i cavalli si proseguì il viaggio lungo la riva del lago accompagnato ancora dai domestici dell'ufficiale di Mehemed-Alì.L'acqua del lago è dolce e bevibile. Questo lago di forma irregolare prolungasi da levante a ponente, e può avere cinque in sei leghe di lunghezza sopra mezza lega di larghezza. È circondato di montagne da ogni banda, tranne un piccolo piano al N. E. lungo il quale si camminò circa un'ora e mezzo.Alle undici ore si ripigliò la direzione del N. e del N. O. attraversando montagne coperte di arbuscelli, e dalla cui sommità scoprivasi il lago in tutta la sua estensione. Eravamo intenti a così bella veduta quando il sole si coperse improvvisamente di nubi, e nell'istante medesimo incominciò a piovere dirottamente. Scendevamo allora per un ripido pendìo, che il terreno argilloso, e la pioggia facevano sdrucciolevole: il mio cavallo cadde, e mi prese sotto una coscia, malgrado gli sforzi da me fatti per sostenerlo; ma perchè la caduta si fece in due tempi, ed abbastanza lentamente, non mi cagionò verun male: questa è la sola caduta ch'io facessi in tutti i miei viaggi dell'Affrica e dell'Asia.Poco dopo il mezzo giorno si attraversò un casale, indi un magnifico ponte, di dove essendo scesi in una valle si andò a seconda di due fiumi che si dovettero attraversare più volte. Ma appena usciti dalle sinuosità dei fiumi ci trovammo sopra un argine antico fatto in mezzo ad una palude, a poca distanza del quale trovasi il villaggio d'Herseckvicino al mare. Colà c'imbarcammo coi nostri cavalli per tragittare il golfo d'Isnikmid, chesi profonda alcune leghe entro terra, e che in questo luogo può esser largo quattro in cinque miglia.Siccome avevamo il vento contrario, il battello, okaick, come vien detto in paese, dovette correre una bordata di mezz'ora all'E. ed una seconda di tre quarti d'ora a N. O. per giugnere sull'opposta riva. Si sbarcò nel porto di un piccolo villaggio, ove danno fondo quasi tutti i battelli che fanno questo tragitto.Di qui continuando il cammino tra le montagne, giugnemmo alle otto della sera ad un altro villaggio. I miei Tartari calcolavano di fare in tre giorni il viaggio fatto in questo solo giorno.Mercoledì 21 ottobre.Allo spuntar del sole la nostra gente si pose in cammino coi più cattivi cavalli ch'io vedessi mai; e perciò facevasi poco viaggio. Da principio si seguì la riva del mar diMarmaranella direzione dell'O. N. O.; e riconobbi subito le isolede' Principiposte a piccola distanza dalla spiaggia. Essendo in seguito passati per molti villaggi, ed attraversata una specie dinecropoli, ossia un vasta campagna di sepolcri, si arrivò finalmente aScutari, oScondar, ad un'ora e mezzo dopo mezzo giorno, ov'io smontai ad un caffè.In tempo della mia dimora in Europa aveva contratta amicizia col Marchese d'Almenara, che adesso era ministro della corte di Spagna a Costantinopoli. Gli diedi avviso del mio arrivo, ed all'istante questo ragguardevole amico mi mandò il suo dragomano, domestici e battelli per attraversare il Bosforo; e spinse la gentilezza fino a darmi un appartamento in propria casa, ch'egli mi aveva fatto preparare alla turca, onde non contrariare le mie abitudini.
Viaggio a Costantinopoli. — Antiochia. — Targo. — Monte Tauro. — Arco trionfale. — Orde di pastori della Turcomania. — Maniera di viaggiare in Turchia. — Città di Konia. — Assiom Karaïssar. — Kutaïeh. — Catena del monte Olimpo. — Scutari. — Ingresso in Costantinopoli.
Viaggio a Costantinopoli. — Antiochia. — Targo. — Monte Tauro. — Arco trionfale. — Orde di pastori della Turcomania. — Maniera di viaggiare in Turchia. — Città di Konia. — Assiom Karaïssar. — Kutaïeh. — Catena del monte Olimpo. — Scutari. — Ingresso in Costantinopoli.
Il Sabato 26 settembre sortii d'Aleppo allo cinque ore del mattino, seguìto soltanto da uno schiavo, da untataro, da alcuni mulattieri, e da cinque fucilieri di scorta.
Camminando all'O. con una dolce inclinazione al N. entrai in un paese alto e deserto, tutto composto di roccia calcarea. Giunto alle otto ore presso ad un piccolo casale, congedai i cinque soldati, perchè ad una certa distanza da Aleppo non si corre più pericolo di essere spogliati dai Bedovini, o da altri ladri che sogliono aggirarsi ne' contorni della città.
In questo luogo vedesi accanto alla strada uno scavamento perpendicolare di forma quasiellittica di un diametro maggiore di trenta piedi, e di quaranta di profondità. A metà circa della sua profondità trovasi una galleria che gira tutto all'intorno, lungo la quale sonovi le aperture di varie caverne. Credono i musulmani essere questi i resti di una città sommersa; ed i cristiani d'Aleppo dicono invece, e con maggiore probabilità che fu già un anfiteatro pei combattimenti delle bestie feroci. Non è pure inverosimile che servisse di prigione o di catacomba; oppure che fosse una vastissima cisterna. Io non oso niente asserire di positivo su quest'oggetto.
Di qui la strada piega a S. O. attraversando aspre rupi che dovetti salire e scendere alternando fino a dieci ore e tre quarti; quando feci alto per fare colezione in un casale dettoTadil.
Dopo un'ora di riposo continuando il cammino attraversai il casale diTèreb, indi una vastissima campagna tutta sparsa di villaggi, fra i quali considerabilissimo è quello d'Azèni, dove entrai in sul tramontare del sole; poi fui ad alloggiare nel vicino casale diMortahoua.
Questa pianura assai fertile è popolatissima,e lo sarebbe assai più se non fossa ridotta alle sole acque dei pozzi e delle cisterne. I suoi villaggi presentano frequenti vestigia, e rottami di antichi edificj; ed io penso che ad una lontanissima epoca appartengano ancora le cisterne. S'incontrano ad ogni passo frammenti di cornici, e di altri ornamenti architettonici, ammucchiati con rozze pietre intorno agli orti; come vedonsi molti pezzi di colonne destinati a coprire i pozzi. In tal modo la mano del tempo, sempre più possente dei vani sforzi dell'uomo, restituisce alla natura tutto quanto le era stato tolto dall'arte.
Riprendendo il cammino alle cinque ore e mezzo del mattino, uscii poco dopo dalla pianura, che mette capo in una valle assai ben coltivata, e circondata da belle colline coperte d'ulivi.
Alle sette ore dovetti attraversare una difficile gola; dopo la quale, ora salendo ora scendendo alcuni poggi, sboccai alle nove ore nella valle che prende il nome dalla borgata d'Armana. Alle dieci feci alto accanto ad una fonte di eccellente acqua che scorre presso ad un giardino.
Mentre facevamo colezione sei giovanette presentaronsi entro il chiuso del giardino, che potevano supporsi il fiore delle fanciulle del paese, tanto eran vaghe e gentili. La siepe di spine che le separava da noi, rendevale più ardite, onde coprivansi a loro voglia o si scoprivano, facendo pompa di una bianca delicatissima carnagione resa più bella dai grandi e neri loro occhi. Osservai che non avevano il volto imbrattato come le donne d'Affrica, ma soltanto un poco di nero intorno agli occhi. Mandai loro un cartoccio di dolci, che contraccambiarono con un mazzolino di fiori (ecco un gentil cominciamento di romanzo); ma non mi fu possibile di vedere interamente, come ne aveva vaghezza, le loro vesti. Ci separammo alle undici ore, ed io continuai il mio viaggio montando un colle assai aspro e circondato da precipizi; ed alle tre ore e mezzo giunsi sulla riva destra dell'Oronte, dettoWad-el-Aassinel villaggioHamzi.
Si passò il fiume, che in questo luogo non può avere più di cento piedi di larghezza, sopra una barca non calafattata, che faceva acqua in ogni lato. Un uomo la governava conuna lunga pertica, mentre un altro stava occupato a vuotare la barca colla gotazza: e perchè tutti gli sforzi dell'ultimo non supplivano al bisogno, ad ogni tragitto i due navicellai tiravano la barca a terra, e la liberavano dall'acqua rovesciandola. A quale epoca devesi riferire la perizia nautica di queste buone genti?... Avendo rimproverato a questo modernoCaronte(la di cui veneranda bianchissima barba in nulla cedeva a quella del nocchiero della livida palude) il pessimo stato della sua barca, mi rispose che ne aspettava un'altra nuova da Antiochia. Gli soggiunsi che dovrebbe far buona provvigione di catrame e di stoppa per tenere la barca in buono stato, altrimenti anche la nuova sarebbe in breve ridotta alla condizione della vecchia. Parve sorpreso da questo avviso, come di cosa di cui non avesse mai udito parlare; e dopo essere rimasto alquanto pensieroso, mi disse cheapprofitterebbe de' miei ricordi, che trovava ragionevoli.
Si fece alto sulla sinistra del fiume. L'acqua in questo luogo è tanto tranquilla, che non se ne può conoscere la direzione senza gettarvi qualche corpo galleggiante. La sua maggioreprofondità è di quattro piedi e mezzo; le rive argillose e coperte della melma del fiume sono tagliate quasi a picco, ed alte circa sedici piedi. Il pesce è abbondantissimo.
Si partì alle quattr'ore del mattino viaggiando lungo le falde di alcune montagne. Alle sette passai sopra un ponte di un solo arco sotto al quale scorre un piccol fiume che sbocca nell'Oronte. Appena giunto sull'opposta riva, mi fu presentato un pesce lungo più d'un piede, in quell'istante saltato sulla sabbia, ed era ancora vivo.
Alle otto ore feci colezione al di là di un altro torrente che mette pur foce nell'Oronte, lontano poco più di quattro miglia dal lago d'Antiochia dettoBahar Caramort, formato da più fiumi, le di cui acque si scaricano nell'Oronte.
Dopo tre ore di riposo feci il giro di una montagna, indi ne attraversai alcune altre più basse, che seguono la direzione dell'Oronte. Piegando poi quasi al S., entrai alle undici ore per la porta della vecchia in Antiochia, e dopo il cammino di una mezz'ora in mezzo ai giardini posti entro il circondario delle antichemura, giunsi nella nuova città, il cui governatore di nazione turco, mi alloggiò in sua casa.
Questo governatore dettoHadj-Bekir-Agà, assai ragguardevole personaggio, per mostrarmi il suo affetto non mi lasciava mai, di modo che non aveva un istante di libertà. Appena arrivato mandò ordine aSouaïdia, che è il porto più vicino, di approntare un bastimento per condurmi a Tarso; trovandosi la strada di terra esposta alle scorrerie della gente diKouchouk-Ali.
Antiochia, che i Turchi chiamaneAntakiacontiene quindicimila musulmani, 5000 cristiani di tutti i riti j e 150 ebrei. Il Patriarca greco trovavasi allora a Damasco, ed il cattolico nelle montagne.
La moderna Antiochia non occupa che un piccolo spazio dell'antica; di cui rimangono ancora le mura per attestarne l'ampiezza. Questa nuova città comprende un'area di oltre mezza lega di diametro, con alcune colline coperte di antiche rocche che scendono fino al piano: sono di pietra, fiancheggiate a disuguali distanze da torri quadrate, ma ora tutta va in ruina. Magnifica è l'antica porta percui era entrato, ma minaccia di cadere da un momento all'altro.
Prima d'entrare per questa porta io aveva veduto a sinistra una montagna, la cui più bassa parte tagliata a picco presenta la forma di una facciata d'edificio, con una porta quadrata ben tagliata nel mezzo e varie finestre tagliate nella viva roccia con eguale perfezione; lo che sembra indicare de' sotterranei troppo interessanti per un antiquario. Le colline poste entro le mura hanno al loro piede alcuni strati perpendicolari da cui zampillano molte acque.
Le strade d'Antiochia sono strette, ma hanno de' marciapiedi alti da ogni banda e ben lastricati. Le case fatte di pietra senza cemento hanno un aspetto tristo e monotono: sono le prime ch'io abbia vedute coperte di tegole dopo essere uscito dalla Mecca. Tutto indica essere questo il paese delle pioggie, ed il clima è più freddo assai di quello d'Aleppo, ove non suole mai nevicare. Pare che il principal prodotto del paese sia quello della seta. Abbonda di buoni cibi e di acque; ma non si fa uso di altro pane che di focaccie arabe. Giungendo in città incontrai molte donne, quasi tutte assai belle.
Il Governatore, dipendente dal pascià d'Aleppo vive splendidamente, e parvemi che il paese fosse ben amministrato.
Ebbi a mezzo giorno avviso che il bastimento era pronto; voleva partire all'istante, ma dovetti trattenermi fino all'indomani. La sera dopo cena un ufficiale Francese vestito da Tartaro, che veniva da Costantinopoli, chiese di parlare al Governatore, e prendendomi in iscambio, si lagnò di un Tartaro che non si affrettava a provvederlo di cavalli per continuare il viaggio alla volta di Aleppo. Dopo averlo calmato, ed indicatogli il Governatore, accomodai la faccenda: gli chiesi se poteva essergli utile in qualche cosa, e partì soddisfatto del mio accoglimento[3].
Essendomi congedato dal cortese governatore, partii alle otto del mattino, e poi che ebbi attraversato l'Oronte, mi avanzai a qualche distanza lungo la riva destra, tenendomigeneralmente nella direzione di O. S. O. Alle dieci ore mi trattenni alcun tempo per prendere riposo in mezzo ad alcuni bei giardini; ed alle due ore dopo mezzo giorno giunsi allo sbarco diSoauïdiaa piccola distanza dalle fóci dell'Oronte.
Nulla può vedersi di più dilettevole del paese tra Antiochia eSoauïdia, tutto intersecato da pozzi e da valli coperte di campi ben coltivati, da prati e da boschetti. Il cammino, sebbene alquanto aspro, rassomiglia piuttosto a quello di delizioso giardino reso dall'arte disuguale e tortuoso, che ad una pubblica strada. Ad ogni passo s'incontrano ruscelli e piccoli fiumi d'acqua limpidissima che irrigano i giardini e le piantagioni delle valli, ove frequentissimi sono i gelsi bianchi, che formano piccole macchie sparse di viti, di granati, e di altri alberi fruttiferi. Numerose greggie di armenti, coprono le colline e parte delle valli. Il maestoso Oronte, ricco delle acque del lagoCaramorto, e di quelle d'infiniti torrenti, scorre maestosamente in traverso di questo gentil paese: e per dirlo in una parola, tutto in questi ameni luoghi annuncia la vicinanza del recesso delizioso un tempo abitato dalla bellaDafni.
Allo sbarco diSoauïdianon vedonsi che cinque o sei baracche, ed una casuccia abitata dai gabellieri.
M'imbarcai sopra una scialuppa alle sette ore della sera, ed un'ora dopo arrivai alla foce del fiume. Il mare era grosso, le onde rompevansi furiosamente sullabarradel fiume, ed il cielo era tutto coperto di nere nuvole. Il bastimento preparatomi aveva dovuto allontanarsi dalla riva, onde soffersi scosse terribili attraversando lebarrecolla scialuppa. Appena montato a bordo, si fece vela quantunque con vento contrario.
Dopo ventiquattr'ore di navigazione con venti diversi, e sempre contrarj, la nave attraversò la bocca del golfo diScandroun, e diede fondo presso terra sulla costa della Caramania alle otto ore della sera; io però restai quella notte a bordo.
Appena sbarcati, moltissimi facchini con muli e cavalli sempre in agguato delle navi che approdano, ond'essere impiegati, s'impadroniscono delle persone e degli effetti, disputandosi tra di loro a colpi di pugno l'onoredi accompagnarci. Vero è che le loro premure non sono affatto disinteressate: ma in ogni luogo l'interesse è la molla delle nostre azioni.
A non molta distanza dal mare trovasi un villaggio chiamatoCazanlìedi una singolare costruzione: è composto di un centinajo di baracche sospese sopra quattro pertiche all'altezza di nove in dieci piedi; ed ogni baracca è formata di un semplice pergolato di travicelli, o di canne, rassomigliando ben più ad un nido di uccelli, che all'abitazione di uomini inciviliti. Per salirvi si adopera una rozza scala.
Vidi a maggior distanza un altro villaggio fatto assai meglio, ed assai più interessante. È questo undovarabitato da pastori della Turcomania. Le baracche sono piccole, ma gentili, e poste a livello del terreno. Consistono in tre pergolati di quattro piedi di altezza coperti da un tetto della stessa qualità in figura di volta cilindrica; la pergola della parete è formata di canne, di tralci, o di frondi, ed il tetto è coperto di pelli. In questo villaggio non si vedono che donne e fanciulli perchè gli uomini conducono le mandre al pascolo; ma le donne non rimangono oziose, facendo esse il butirro, il formaggio, ed ognialtra sorte di latticinj con un'estrema pulitezza. Il loro abito consiste in una camicia bianca, un giustacuore colle maniche ornate, ordinariamente di cotone trapuntato, una sottana di cotone bianco, con un fazzoletto che loro fascia il capo ed il collo. Sono tutte bianche, ed alcune abbastanza avvenenti. Quelle che allattano non lasciano di lavorare tenendo sospeso al dorso il fanciullo. Tengono il volto scoperto, e benchè musulmane, pare che non sappiano, che la legge non accorda loro questa libertà. I ragazzi vanno ben vestiti, con camicie, casacchini, e turbanti di colore.
Gli abitanti di questo distretto, dettiTurcomani, sono tanto terribili colle armi in mano, quanto buoni, dolci, ed onorati in società.
Dopo tre ore di viaggio lungo il mare entrai inTargoalle dieci ore e mezzo del mattino. Aveva incontrati lungo la strada molti bufali, ed alcuni cammelli con basti di differenti colori.
Quasi tutti gli uomini portano camicie e mutande bianche, ed un giustacuore con maniche trapuntate; ma altri non hanno che una casacca senza maniche, legata con una cintura,ed una berretta bianca alta ed acuta da un turbante, sono d'ordinario calzati di grandi stivali neri.
Targo oTurpis(che suole pronunciarsi in un modo e nell'altro), è una ragguardevole città, le di cui case sono assai brutte e fatte di terra. È posta in mezzo ad una vasta campagna, circondata di giardini a breve distanza dal fiume, in cui il grandeAlessandrocorse rischio di perire; ed è nella vicina pianura a levante che sconfisse lo sfortunatoDario.
Quand'io vi passai non eravi che un solo Europeo.
Il cotone e la seta sono i principali oggetti del commercio di Targo. Piovve tutta la notte dirottamente.
Partii a sette ore del mattino, e mezz'ora dopo attraversai il fiume di Targo sopra un ponte di tre archi, indi piegai a settentrione, tenendo la medesima direzione tutto il giorno.
Giunto in sulle nove ore all'estremità della pianura, dovetti valicare più colline, uscendo dalle quali mi trovai circondato alla catena delMonte Tauro, composto nella parte da meveduta di roccia cornea, e ditraptalvolta aggruppato in enormi masse, talvolta a strati ondeggiati più o meno obliqui, e talvolta finalmente in aguglie altissime formate dalla unione di prismi perpendicolari, che hanno l'aspetto di una cristallizzazione.... E che è in fati qualunque montagna primitiva, se non una cristallizzazione colossale?..... Io non vidi verun indizio di granito o di porfido.
Questa parte della catena è coperta di magnifiche foreste, i di cui più comuni alberi sono quercie, cedri, cipressi, e lentischj. Tutto quanto mi si offriva questo giorno agli occhi, mi faceva presumere che le alte montagne dell'isola di Cipro fossero in rimotissimi tempi una continuazione del monte Tauro. Le pittoresche vedute, le magnifiche cascate d'acqua trasparente quanto il cristallo che da ogni lato invitavano il mio sguardo, facevanmi nascere rincrescimento di non poter godere che di passaggio così deliziose contrade.
Giunto alla sommità vidi un antico maestoso argine fatto di grandi sassi quadrati lungo un piano orizzontale in cima alla montagna dalla banda di S. E., e terminato con un arco ditrionfo semplice, ma nobile, la di cui più elevata parte cominciava a cadere in rovina.
Quest'arco può essere riguardato come una grande finestra, di dove signoreggiansi interamente le pianure che furono il teatro della vittoria diAlessandrosopraDario; lo che potrebbe dar sospetto che l'arco fosse stato eretto ad onore di questo conquistatore. Anche l'argine incomincia a guastarsi: vidi all'estremità settentrionale un sasso tagliato in figura di piedestallo sul quale dovette probabilmente esservi qualche iscrizione, ma ora affatto cancellata dall'inesorabil mano del tempo, che si prende giuoco degli sforzi che gli uomini fanno per rendere eterni i monumenti del loro orgoglio.
Dopo essermi riposato un istante presso ad una bella fonte, giunsi verso le quattr'ore sulla strada che conduce direttamente da Aleppo a Costantinopoli, e ch'io dovetti abbandonare per la ribellione diKouhouk-Alì. Pare che anticamente questa strada fosse assai buona; ma al presente trovasi in estremo deperimento. Entrai inDiàïdealle sette ed un quarto della sera, e trovai nella casa della posta cinque Tartari che successivamente erano sortiti da Aleppo dopo di me.
Io desiderava di partire di buon mattino, ma essendo accostumati a partir tardi, così non sortii daDiàïdeche alle sei ore. La sera si fece alto alla casa di posta di un miserabile villaggio dettoWadicàschli, chiamato dai TurchiOuloukiscla.
Di mano in mano che avanzavamo verso il N. O., la parte del monte Tauro che attraversammo andava perdendo la sua bellezza; ed in fine non presentava che ignude balze, le di cui sommità settentrionali erano coperte di neve: entrato verso le tre dopo mezzogiorno in un paese alquanto più aperto e meno aspro, trovai alcuni villaggi circondati di orti e di vigne; ed essendo il tempo della vendemmia quegli abitanti mi offrirono uve, e cestelle di saporitissime frutta.
In questo giorno vidi passare alcune truppe di cammelli alquanto differenti da quelli dell'Arabia e dell'Affrica; hanno le gambe davanti più corte e più grosse che le deretane, il collo assai più forte, e tutte le parti anteriori del corpo più coperte di lana.
Aveva pure incontrati molti pastori turcomani: quale diversità da questi ai pastori Arabi!Gli uomini, le donne, i fanciulli, tutti sono ben vestiti, i cammelli che portano i loro effetti, sono coperti di bei tappeti turchi. Pare veramente ch'essi godano di tutta l'agiatezza, e di tutti i piaceri della vita pastorale, ed è tra costoro che dovrebbonsi cercare esclusivamente i modelli de' pastori che furono spesso l'argomento delle più commoventi poesie.
Erano ormai le otto ore quando mi posi in cammino a traverso di un paese di sterili colline, indi di una vasta incolta pianura. In sulle undici ore passai per un casale composto di miserabili casucce di terra; e finalmente dopo altre quattr'ore di viaggio, avendo passato un fiume sopra un ponte, entrai nella borgata d'Erehliposta in un gentil paese pieno di giardini sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene indicato nella carta d'Arrowsmith. Questa terra è abbastanza grande, ma le case sono brutte, fatte di terra e di mattoni seccati al sole, come costumasi da tutti i popoli della Caramania; per lo contrario i giardini sono belli assai, e danno frutta in copia, e specialmente grosse ed eccellenti pere. L'entrata d'Erehlidalla parte del N.è un magnifico viale fiancheggiato da alti pioppi, e da due canali di limpidissime acque.
Partimmo poco dopo le sette ore, camminando al N. a traverso di vastissime praterie piene di mandre, e specialmente di bufali, e sparsa di casucce circolari con tetti piani. Verso le nove ore lasciai a destra la città diHartansituata sulla sponda sinistra di un piccolo fiume.
Di là volgendo ad O. N. O., ed in seguito a N. O. in mezzo a campagne aride come le montagne che le circondano da due lati, passammo alle due ore dopo mezzodì presso ad una Salina formata da un ampio fossato che circonda una piccola montagna di terra affatto isolata: l'acqua ch'entra nel fossato, svaporando pel calore del sole, lascia sul fondo un sale marino bianchissimo, che viene trasportato coi cammelli ai vicini paesi.
Alle tre ore e mezzo si entrò nel castello diCarabig-Mar, ove feci riposare le mie genti. È questo un ragguardevole paese, ma mal fabbricato alle falde di un monticello aridissimo, siccome affatto sterile è l'adjacente pianura; non vi si vede un solo orto, nè alberi,tranne due pioppi che sono entro il castello. E ciò riesce tanto più sorprendente, che il piano non è privo di acqua. La moschea diCarabig-Marha un vago esterno con grandi e piccole cupole, e due sottili altissime torri. Sul monticello vedonsi gli avanzi di un'antica rocca.
In questo luogo, come in altri della Caramania si osserva un vasto edificio, che può rassomigliarsi ad un tempio di tre navate, intorno al quale s'inalzano molti fumajuoli. È una specie diKhandestinato all'alloggio delle carovane della Mecca.
Dei cinque tartari incontrati aDiaïdeuno solo ci aveva lasciati addietro, gli altri camminavano con noi.
Siccome io mal poteva reggere al trotto franco e disagiato, che è la loro ordinaria andatura, era costretto di alternare il passo ed il galoppo disteso quando mi trovava addietro di quattro in cinquecento passi; lo che mi stancava assai meno che il trotto sostenuto de' cavalli tartari.
È noto esservi sulle grandi strade della Turchia cavalli di ricambio; onde mutavamo cavalli ogni giorno, e spesso due volte al giorno.
Per essere affatto sbarazzati dalle molestie del viaggio si pattuisce con un tartaro, il quale si obbliga a condurre, alloggiare, nutrire il viaggiatore, e pagare tutte le spese del cammino, contro una convenuta somma che gli viene sborsata metà all'atto della partenza, ed il rimanente arrivati al termine del viaggio. Pel mio viaggio da Aleppo a Costantinopoli aveva convenuto col mio tartaro ottocento piastre, ed egli somministrava un cavallo per me, uno pel mio schiavo ed un altro per portare gli effetti, oltre le spese di vitto, e di alloggio, ed anche le accidentali che tutte restavano a suo carico.
Si ripartì alle sei ore e mezzo del mattino, prendendo la direzione d'O. per una campagna deserta. Ad un'ora ed un quarto si giunse adIsmel, cattivo villaggio ove dovevamo passare la notte.
Lungo questa strada si trovano molti pozzi, nei quali si scende per una scala di sasso fino al livello dell'acqua. Discesi in uno che aveva cinquanta scaglioni, e lo trovai provveduto di eccellente acqua.
Il piano tutto argilloso non ha un solo albero.
Alle cinque e tre quarti io era già in viaggio lungo lo stesso piano, verso O. N. O. poi a N. O. Alle otto e mezzo attraversai una specie di macchia che interseca la pianura, e che non è poi altro che un vasto spazio coperto di giunchi, e di altre piante de' pantani assai fitte, di diversa altezza, ed in alcuni luoghi fino di dodici e tredici piedi. Dopo avere passato questo pantano, continuai a camminare lungo la stessa campagna, finchè alle due dopo mezzogiorno giunsi aKoniacapitale della Caramania, che è l'anticaIconium. Questa città è situata all'estremità occidentale della deserta pianura che aveva attraversata, ed alle falde di una catena di basse montagne che chiudono l'orizzonte a mezzodì; hannovi molti giardini sul fianco meridionale, e qualcuno ancora dalla banda di settentrione. Ciò che io vidi di questa città me ne diede una poco vantaggiosa idea, benchè sia la residenza del Pascià di Caramania. Contiene vasti cimiteri, ne' quali ogni sepolcro viene indicato da una pietra rozza alta sette in otto piedi, larga un piede, grossa quattro dita, e situata verticalmente: la quantità di questi grossolanimonumenti, sparsi sopra un vasto piano fa una penosa sensazione all'occhio dell'osservatore. Le case sono di terra o di mattoni cotti al sole, come quelle de' più poveri villaggi. Non osservai che una sola casa che avesse un buon esterno; ma anche questa formata coi materiali delle altre case. Si vuole che quest'edificio, che per la sua forma ed ampiezza potrebbe dirsi un palazzo, fosse fabbricato da un uomo che ne' paesi de' cristiani aveva imparata l'alchimia, ossia l'arte di far l'oro, col qual mezzo si era fatto ricchissimo. Al presente serve d'ospizio ai poveri. Ho pur veduto l'esteriore di tre moschee che hanno un magnifico aspetto con grandi cupole, e campanili alti e sottili.
La più bassa parte della città è chiusa da alte mura fiancheggiate da torri quadrate, ed incrostate di pietre tagliate; vi si ravvisano alcune iscrizioni turche; ma il lavoro è fatto dai greci, come lo attestano i lioni ed altre figure che sonovi scolpite.
Entrando in città osservai molti fanciulli, di diverse età, tutti belli, con carnagioni di latte e rosa, ben fatti, e decentemente vestiti. Non potei a meno in vedendoli, di benedirel'attività e le attenzioni delle donne di questo paese, e di risovvenirmi con pena dell'indolenza delle Egiziane e delle Arabe.
Il pane che mangiasi a Konia, ed in tutta la Caramania, è una focaccia d'un piede di diametro all'incirca, grossa una linea od una linea e mezzo; di modo che queste focaccie rassomigliano esattamente, tranne la grandezza, alle ostie da suggellare dell'Europa. Si mangiano mentre sono ancora tenere; e servono pure ad involgere un uccello, o altra carne, come potrebbe farsi con un foglio di carta.
In tutta la Caramania adoperansi carrette, le di cui ruote sono formate di tavole, ma assai ben fatte.
Il lettore avrà rilevato dal mio racconto, che traIsmileKonia, non trovansi le montagne notate sulla carta d'Arrowsmith. Del resto la sua carta dell'Asia minore parvemi ben fatta, e queste leggieri inesattezze potranno emendarsi in una seconda edizione.
Due ore dopo uscito daKonia, e dopo aver costeggiate le montagne a N. E., incominciai a salire alcune colline; e giunsi adun'ora e mezzo all'estremità settentrionale delle montagne, ove trovasi sopra un'altura il villaggio diAdik.
Ciò ch'io vidi di queste montagne è formato di schisto argilloso e corneo a piccoli strati assai sottili disposti orizzontalmente, o disugualmente inclinati senza veruna traccia di vegetazione, tranne pochi cespugli ne' contorni del villaggio, ove per altro vi sono alcuni giardini ed una bella fontana.
Trovandosi indisposto uno de' Tartari che viaggiavano in nostra compagnia, fummo costretti di rallentare il viaggio. Io aveva per altro bisogno di arrivare a Costantinopoli il più presto possibile; e perciò offersi cento piastre di più al mio Tartaro, a condizione di farmi arrivare la domenica 18 del mese. Malgrado la sua promessa, io era ben certo che non l'avrebbe mantenuta, a cagione della sua infingardaggine. Egli era solito di andare a letto alle sette della sera, ed io doveva ogni mattina risvegliarlo alle sette, se voleva fare un discreto viaggio. Ma questa negligenza è un vizio comune a tutti i Tartari.
Dietro le mie osservazioni, e calcolata la direzione della strada, si trova facilmente cheLadiknon è all'O. diKonia, come viene notato sulle carte.
Questo villaggio fu anticamente un luogo più importante che non lo è adesso, siccome lo attesta l'infinito numero de' capitelli, de' piedestalli, delle cornici ecc., ed alcune iscrizioni greche.
Partii alle sette del mattino nella direzione d'O. N. O., e verso le nove ore attraversaiKodenkhan, villaggio alquanto maggiore diLadik; alle undici e mezzo si passò un ponte sotto al quale passa un fiume affatto limpido; e feci alto ad un'ora col mio seguito adElguinn, piccolo villaggio alle falde delle montagne, circondato da giardini.
Vedendo che malgrado le promesse del mio condottiere, non sarei giunto a Costantinopoli nel giorno fissato, minacciai di farlo castigare, o di castigarlo io stesso, se non si determinava ad essere più sollecito. Il timore fu più efficace dell'interesse, ed incominciò ad accelerare il cammino. Subito dopo pranzo tutti rimontarono a cavallo, sortendo daElguinnalle due dopo mezzo giorno. Poi che avemmo varcato un fiume che sbocca in unlago posto in poca distanza al N. il quale può avere una lega all'incirca di diametro, si prese la direzione all'O. Alle cinque e mezzo eravamo giunti nel villaggio d'Arkitkhan, al di là del quale si passa un piccolo fiume. A notte già fatta passavamo in vicinanza di alcuni villaggi; ed alle otto e un quarto entrammo inAkschierpiccola città posta sul pendìo d'una montagna così abbondante di acque, che i loro zampilli formano un ruscello, e talvolta un piccolo fiume in ogni strada della città. Tutte queste acque si scaricano in un lago distante all'incirca una mezza lega dalla banda di N. E.Akschiercontiene alcuni rottami che mi parvero avanzi d'una antica cattedrale.
I miei Tartari sempre pigri volevano fermarsi in questa città il susseguente giorno; ma io mi vi opposi con fermezza, e malgrado i loro barbottamenti fu deciso di partire all'indomani di buon'ora.
I Tartari mi si fecero innanzi in sul far del giorno mostrandosi inquieti; e mi avvidi all'istante che bramavano di dissuadermi a partire questo giorno, col mettermi a partedei loro timori veri o simulati di vicina dirotta pioggia.Tanto meglio, risposi loro,non soffriremo il caldo.Vedendo tornar vani i loro pensamenti per trattenermi, ritiraronsi in silenzio per allestire i cavalli.
Si partì poco prima delle sette prendendo la direzione del nord, al lungo di una linea di montagne; ed alle dieci ore avendo alquanto piegato al N. O. entrammo nel piccolo castello diAïsa-Klew.
Questa strada è molto amena: il viaggiatore trovasi continuamente alcune tese al di sopra del piano che prolungasi a destra, e di là vede il lago in tutta la sua estensione di circa due miglia di diametro; mentre a sinistra s'inalzano le montagne dalle quali si precipitano infiniti ruscelli, e le di cui vette più alte sono coperte di neve. Le valli che si aprono alle loro falde sono sparse di villaggi, di casali, di giardini.
Dopo avere cambiati i cavalli si lasciò questo castello alle undici ore, e tenendo la strada all'O. N. O. si scese in una pianura che si attraversò fin quasi al tramontar del sole nella direzione di O. Tutte le case diBarafdonpiccolo villaggio situato in questo piano, ovedovevamo passare la notte, trovandosi già occupate dal Pascià e dal suo seguito, fui costretto di coricarmi alla meglio in una scuderia in mezzo ai cavalli.
Alle sette ed un quarto del mattino, trovandomi in viaggio, m'accorsi che i miei tartari erano agitati: si videro talvolta rallentare il passo, poi fermarsi a discorrere con un certo contegno di tristezza e di spavento. Fui ben tosto al fatto dei loro timori. Il Pascià che avevamo lasciato a Barafdon aveva fatto tagliare il capo al maestro di posta della città cui eravamo diretti; onde temevano di esservi mal accolti, e qualche cosa di peggio.
Dopo lunghi consigli risolvettero di mandare avanti due di loro con un postiglione onde scandagliare il terreno. Io tenni loro dietro a qualche distanza, e mi fermai presso di un pozzo lontano circa trecento tese dalla città. Allora un tartaro si avanzò fino alle porte, ed essendo il postiglione venuto a cercarmi, entrai con lui inAssiom-karaïssaralle undici ore del mattino, prendendo tranquillamente alloggio alla posta. Il fratello del maestro di posta decapitato aveva già trafugati tutti i cavallied erasi posto in sicuro nelle montagne; fortunatamente i miei Tartari ebbero modo di far sapere al governatore ch'io eraun inviatodel sultanoSceriffo della Mecca presso al Sultano di Costantinopoli: onde il governatore ed i suoi subalterni si fecero premura di offrirmi i loro servigi, e mi assicurarono che all'indomani potrei partire.
La situazione di questa città, stando alla carta di Arrowsmith non combina colla mia stima geodetica della strada; ma tengo in sospeso il mio giudizio finchè sia giunto ad un altro punto geografico conosciuto.
Stando a questa carta la città sarebbe volta a S. O., ed il famosoMeandroche prende origine nelle vicine montagne, scorrerebbe nella medesima direzione; quando invece la situazione della città è al N. E., ed il fiume, che io attraversai sopra un ponte a non molta distanza dalla città, segue la stessa direzione.
Assiom-Karaissarè una assai vasta città, con molte moschee, una delle quali sembrommi magnifica. Questa città ha, come quella d'Akschier, le strade cambiate in piccoli fiumi per le acque che scendono dallemontagne vicine; e le case sono triste in sul fare di quelle delle precedenti città. Malgrado il freddo che faceva acutissimo, si trovarono eccellenti frutta, uve, poponi, e pomi delicatissimi. Il pane fatto a focaccia è molto buono. I coltivatori vedevansi tutti intenti a battere i grani.
Al S. O. della città vedesi una rupe isolata in forma di pane di zucchero, formata dall'unione di prismi irregolari perpendicolari, talchè sembra tagliato a picco da ogni lato. La sommità è coperta da un'antica fortezza, che dovette essere in altri tempi una piccola Gibilterra.
VEDUTA DELLO SCOGLIO E DEL CASTELLO D'ASIOM KARAÏSSAR NELL'ASIA MINORE
Alle otto e mezzo del mattino mi diressi al N. O. Poichè ebbi attraversato un ruscello non lontano dalla città, si proseguì il cammino lungo una pianura fino alle undici ore; quando si cominciò a salire sopra alcuni poggi, sui quali dopo un'ora di viaggio trovai un casale, ed un altro alle due e mezzo detto Osmankoï, ove il mio condottiere si fermò alloggiandomi in un'oscura stalla. Irritato contro di lui pel breve viaggio fatto in questo giorno, e del pessimo alloggio che mi aveva procurato,mentre gli altri Tartari erano meglio alloggiati, lo sgridai aspramente, ed alterato dalla collera, lo minacciai di fargli saltar il capo colla mia sciabla se continuava a condurmi in tal maniera. Accorsero gli altri Tartari e mi calmarono, confessando che avevo ragione; e fui tosto condotto in più decente alloggio.
La riprensione fatta al mio Tartaro non fu senza effetto: spaventato dalla maniera con cui gli aveva parlato, mi diede la stessa sera una squisita cena, ed all'indomani eravamo già in cammino alle sei ore. La strada andava ad O. N. O. in mezzo alle montagne. Alle sette ed un quarto lasciavasi a destraAltonntasch, villaggio ove potevamo arrivare il giorno avanti, se i Tartari non fossero così infingardi. Si ripiegò allora al N. N. O. sempre in mezzo alle montagne, ed attraversando una foresta: ma avanti mezzogiorno fummo costretti d'abbandonare i nostri cavalli che perivano. Un'ora dopo scesi un lungo pendio, al di cui piede scorre un fiume che va da mattina a settentrione, e che si passa sopra un ponte. Dall'opposta riva s'inalza subito un altro ripidopoggio, ma meno lungo del precedente, di dove scendesi in una larga valle; ed arrivai verso le tre ore e mezzo aMitaïeh, bella e ragguardevole città, capitale della provincia diNadouliao Natolia, e residenza di un Pascià. È posta sul pendio d'una montagna, e le case fatte parte di muro e parte di legno, sono tutte dipinte, con grandi finestre, terrazze, e generalmente unite a' giardini che loro danno un bell'aspetto: ma le strade, almeno quelle che io vidi, sono sudice, mal selciate, e nel mezzo ingombrate da un rigagnolo di acqua limacciosa. Osservai due mercati abbondantemente provveduti di frutti e di legumi; e seppi che la carne è buona ed a buon prezzo, come pure le farine. Sono notabili alcuni belli edificj e molte moschee. La montagna che signoreggia la città è coronata da un antico castello.
Le carrette che si adoperano in questo paese tirate dai buoi o dai bufali sono in modo strette, che appena possono ricevere comodamente due persone. Piccola è la specie de' buoi, con corna tanto corte quanto quelle de' buoi della costa di Barbaria; ma all'opposto i bufali sono alti ed armati di grandissime corna. Questianimali servono pure alla coltivazione; come avevo veduto in Antiochia alcuni buoi servire da bestie da soma.
Il mio condottiere mi costrinse a restare aKutaïehdue giorni, protestando di non trovare cavalli. Approfittai di questo ritardo per visitare la grande moschea, antico e vasto edificio di una singolare costruzione, e di forma quadrata, diviso in due navi eguali da una linea di colonne che dalla porta va fino al fondo. Si andava riedificando in tempo del mio passaggio, aggiugnendovisi un ordine di tribune in giro. Questa singolarità unita alle pitture che abbelliscono l'interno dell'edificio mi sorprese in maniera, che mi credeva trasportato in un teatro d'Europa.
I ruscelli che scorrono per le strade sono veri torrenti, sui quali il bisogno di passare da un lato all'altro, fece fare dei ponti di legno. Le strade sono sempre piene di oche, di anitre e di cani.
Partii il giorno 17 alle nove ore e mezzo del mattino; e dopo avere attraversato il piano al N. mi trovai verso le dieci ore in una campagnasparsa di colline. Fu duopo passare due volte il fiume Poursak, che scorre all'O. poi a N. E. Sortendo da una bella moschea attraversata dalla strada, mi diressi al N. O. in mezzo alle montagne, e dopo tramontato il sole scesi per un ripido pendìo sul piano, ove trovai un casale quasi tutto costruito di legno, dettoYea Ouglou.
Il sole nascente ci vide partire. Sortendo dal casale avevamo in faccia un'angusta valle coperta di gelicidio, dalla quale ci separava soltanto un fiume. In mezz'ora eravamo giunti all'estremità della valle tenendo sempre la direzione di N. N. E., ed omai saliti sulle montagne, quando ci trovammo quasi senz'avvedercene imbarazzati in così fitta macchia, che quantunque il cielo fosse affatto sereno, ed il sole splendesse di tutta la sua luce, ci sembrava talvolta che non fosse ancora giorno. Nulladimeno di tratto in tratto trovavansi dei sorprendenti colpi d'occhio, e ridenti situazioni rinfrescate da zampilli e ruscelletti d'acque freschissime. Molti di questi ruscelli erano abbelliti da piccoli frontispizj dovuti alla pietà musulmana; ciò che dava l'apparenza di giardinia questi luoghi selvaggi. Finalmente vidiStuhoutin una bassa valle, ove arrivammo scendendo un ripido pendìo ad undici ore del mattino.
Questo villaggio quantunque piccolo, mi parve ricco. È circondato da ogni banda da giardini e da vigne, i di cui prodotti vengono dagli abitanti trasportati a considerabili distanze. Trovandosi abbastanza ricchi si prendono cura di avere case appariscenti, e ben addobbate: le fisonomie di questa gente non hanno la dolcezza di quelle dei Caramani: hanno il naso grosso, e sono generalmente tetri, tristi, cupi e diffidenti, come gli Ebrei tra i Musulmani. Il fiumeSakarianon passa perSouhoutcome l'indicano le carte.
L'ostinata pigrizia del mio condottiere mi obbligò a trattenermi fino all'indomani, malgrado il desiderio che avevo di giugner presto a Costantinopoli.
Erano le sei del mattino quando ripresi il cammino col mio seguito. Da principio si andò verso N. N. O. a traverso le montagne; indi seguendo per qualche tratto la direzione della cresta d'una montagna; si discese poi in unavalle angusta e profonda divisa da un fiume, passato il quale entrammo ad undici ore inVerzirkhan, villaggio situato sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene segnato nelle carte, e abitato solamente da cristiani greci.
Riposatomi pochi istanti, ripresi a mezzo giorno la direzione al N., poscia al N. N. O. in mezzo a giardini e piantagioni di gelsi bianchi che cuoprono la valle: si dovette in appresso salire e scendere un'alta montagna, alle di cui falde la strada piega all'O. Arrivammo alle due ore ed un quarto aLefkie, che trovasi in fondo ad una valle lungo la quale scorre un piccolo fiume.
In sul far della sera soppraggiunse un ufficiale di Mehemed Ali pascià d'Egitto, apportatore al governo della notizia della ritirata degl'Inglesi. Essendo venuto a trovarmi, sgridai in sua presenza i miei Tartari, i quali contavano d'impiegare ancora quattro giorni per condurmi a Costantinopoli, ed ottenni la promessa di arrivarvi in due.
Per non mancare di parola si posero in viaggio a tre ore del mattino verso O. N. O.Si passò il fiume sopra un ponte lontano mezz'ora dal villaggio, ed in breve eravamo alle falde delle montagne che dovevamo sormontare per andare a Nicèa. Malgrado l'asprezza della strada, camminavamo speditamente, attraversando rupi e burroni, e spesse volte sull'orlo di spaventosi precipizj; fortunatamente la luna vicina al meridiano rischiarava perfettamente la strada. Entravamo in Nicèa al levare del sole.
Questa città, celebre tra i cristiani pel concilio tenutovi l'anno 324 di Gesù Cristo, è come Antiochia, un piccol luogo chiuso da vaste antiche mura, tagliate da magnifiche porte. È situata sull'estremità occidentale d'un lago, in mezzo ad infiniti giardini.
Appena ricambiati i cavalli si proseguì il viaggio lungo la riva del lago accompagnato ancora dai domestici dell'ufficiale di Mehemed-Alì.
L'acqua del lago è dolce e bevibile. Questo lago di forma irregolare prolungasi da levante a ponente, e può avere cinque in sei leghe di lunghezza sopra mezza lega di larghezza. È circondato di montagne da ogni banda, tranne un piccolo piano al N. E. lungo il quale si camminò circa un'ora e mezzo.
Alle undici ore si ripigliò la direzione del N. e del N. O. attraversando montagne coperte di arbuscelli, e dalla cui sommità scoprivasi il lago in tutta la sua estensione. Eravamo intenti a così bella veduta quando il sole si coperse improvvisamente di nubi, e nell'istante medesimo incominciò a piovere dirottamente. Scendevamo allora per un ripido pendìo, che il terreno argilloso, e la pioggia facevano sdrucciolevole: il mio cavallo cadde, e mi prese sotto una coscia, malgrado gli sforzi da me fatti per sostenerlo; ma perchè la caduta si fece in due tempi, ed abbastanza lentamente, non mi cagionò verun male: questa è la sola caduta ch'io facessi in tutti i miei viaggi dell'Affrica e dell'Asia.
Poco dopo il mezzo giorno si attraversò un casale, indi un magnifico ponte, di dove essendo scesi in una valle si andò a seconda di due fiumi che si dovettero attraversare più volte. Ma appena usciti dalle sinuosità dei fiumi ci trovammo sopra un argine antico fatto in mezzo ad una palude, a poca distanza del quale trovasi il villaggio d'Herseckvicino al mare. Colà c'imbarcammo coi nostri cavalli per tragittare il golfo d'Isnikmid, chesi profonda alcune leghe entro terra, e che in questo luogo può esser largo quattro in cinque miglia.
Siccome avevamo il vento contrario, il battello, okaick, come vien detto in paese, dovette correre una bordata di mezz'ora all'E. ed una seconda di tre quarti d'ora a N. O. per giugnere sull'opposta riva. Si sbarcò nel porto di un piccolo villaggio, ove danno fondo quasi tutti i battelli che fanno questo tragitto.
Di qui continuando il cammino tra le montagne, giugnemmo alle otto della sera ad un altro villaggio. I miei Tartari calcolavano di fare in tre giorni il viaggio fatto in questo solo giorno.
Allo spuntar del sole la nostra gente si pose in cammino coi più cattivi cavalli ch'io vedessi mai; e perciò facevasi poco viaggio. Da principio si seguì la riva del mar diMarmaranella direzione dell'O. N. O.; e riconobbi subito le isolede' Principiposte a piccola distanza dalla spiaggia. Essendo in seguito passati per molti villaggi, ed attraversata una specie dinecropoli, ossia un vasta campagna di sepolcri, si arrivò finalmente aScutari, oScondar, ad un'ora e mezzo dopo mezzo giorno, ov'io smontai ad un caffè.
In tempo della mia dimora in Europa aveva contratta amicizia col Marchese d'Almenara, che adesso era ministro della corte di Spagna a Costantinopoli. Gli diedi avviso del mio arrivo, ed all'istante questo ragguardevole amico mi mandò il suo dragomano, domestici e battelli per attraversare il Bosforo; e spinse la gentilezza fino a darmi un appartamento in propria casa, ch'egli mi aveva fatto preparare alla turca, onde non contrariare le mie abitudini.