CAPITOLO XLIX.Viaggio ad Aleppo. — Descrizione dei Khan. — Carovana. — Tadmor o Palmira. — Città di Homs. — Fiume Oronte. — Città di Hama. — Libertà de' costumi. — Incontro notturno. — Arrivo ad Aleppo. — Osservazioni intorno a questa città.Partii da Damasco il sabato 29 agosto alle quattr'ore dopo mezzogiorno, con una carovana destinata per Aleppo. Dopo un'ora di viaggio in mezzo ai giardini, si attraversò una campagna posta a N. E. provveduta di alcuni villaggi, ed arrivammo a sette ore e tre quarti ad unKhandettoKhosseir.Domenica 30.Alle tre ore ed un quarto del mattino, mi diressi all'E. N. E. lungo la vasta pianura di Damasco, e dopo due ore di viaggio entrai in una gola che mi fu rappresentata come pericolosa, in fondo alla quale vedonsi le ruine di un antico edificio, ed una cisterna di acqua. Di là salii alcune montagne, dopo le quali, attraversata una pianura, giunsi al villaggio diCataïfa, ove alloggiai nella sua bella moschea fino alle dieci ore della sera.Lunedì 31.Alle dieci ore di jeri avendo lasciato Cataïfa, giunsi per un terreno disuguale verso la mezzanotte alKhan Aaron, omai affatto ruinato, posto ad una lega all'O. del villaggio diMaloula; di dove camminando al N. N. E. entrai a sett'ore ed un quarto del mattino nel borgo diNebka, che può avere un migliajo di famiglie abbondantemente provveduto di giardini e di eccellenti acque. Gli abitanti spargevano la notizia che gli Arabi d'Anaze avevano attaccati iWehhabiti, e prese loro molte donne e fanciulli, che vendevano come schiavi, riguardandoli come infedeli indegni d'essere musulmani. Si dicevaa Damasco che la tribù d'Anazis era amica deiWehhabiti, onde supposi che si trattasse di una diversa popolazione della stessa contrada.Martedì 1º settembre.Dopo tre ore di viaggio giunsi a sette ore ed un quarto aKara, paese assai ben situato sopra un'altura, e circondato di bei giardini. Al presente non ha più di trecento famiglie; ma in addietro era assai popolato, onde la metà delle sue case va ruinando. Tutto il suolo attraversato questo giorno è affatto deserto.Le carovane si fermano sempre neiKhanche si trovano in vicinanza dei villaggi e delle città. Il precedente giorno io aveva preso alloggio in casa di un bifolco cristiano; e nel presente presso un bifolco musulmano. Non si può a meno di non ammirare la bontà ed il candore di questa gente; essi trovansi abbastanza agiati, e tengono le case loro con estrema politezza, e provvedute di tutti i necessarj arredi. Osservai in particolare che hanno molti assai gentili materassi e cuscini alla turca, ne' quali ripongono il principale loro lusso.Siccome ho più volte parlato deiKhanparmi necessario di doverne dare una circostanziata descrizione.IlKhanè un edificio quadrangolare, talvolta fiancheggiato agli angoli da torrette, e coronato di feritoje che gli danno l'apparenza di fortezza. Diversa ne è la grandezza, ma la media può ritenersi di cento trentatrè piedi per ogni lato. Sonovi internamente uno o due cortili circondati da stalle, con una moschea o semplice cappella per la preghiera; ed alcuni de' più grandi sono anche provveduti di appartamenti. Questi stabilimenti, ch'io credo fatti per ordine del governo, sono sempre aperti, ed i passaggieri e le carovane entrano e sortono liberamente senza chiedere licenza; rimanendovi finchè ognuno vuole, senza pagar nulla a chicchessia.Così bella istituzione nell'impero turco è dovuta al principio di morale religiosa, che obbliga tutti i musulmani ad esercitare l'ospitalità verso il passaggiero di qualunque nazione o culto egli sia. In conseguenza di tale principio sonoviKhanin tutti i luoghi abitati o deserti, ne' quali i viaggiatori sono costretti a fermarsi. Quelli ch'io ho visitati sono solidamente fatti di pietra ed alcuni con qualche lusso architettonico; ma perchè costruiti già da più secoli, molti vanno ruinando, senzache si pensi a ristaurarli; perchè l'epoca della gloria musulmana è omai passata.La carovana con cui io viaggiava era formata di circa trecento bestie da carico, muli, cavalli, cammelli ed asini, e quasi tutti di Aleppo. I muli senz'avere una vantaggiosa statura, sono forti e coraggiosi, onde difficilmente si distinguerebbero senza le grandi orecchie che portano sempre diritte. I muli e gli asini sono ordinariamente neri, e cercano sempre di sorpassarsi l'un l'altro nel cammino. Eranvi tra i molti passaggieri della carovana molte donne, e fanciulli d'ambo i sessi.Dietro le informazioni ch'io mi procurai, seppi cheTaraboulous, o Tripoli, trovasi quasi esattamente all'ouest di Kara; lo che coincide pure colla mia stima geodetica. Una giornata al di là verso l'ouest-sud-ouest è situatoBaàlbek, città grande, ma ruinata. In distanza di una lega all'ouest trovasi il fiumeCaftara, che perdesi in un lago; ed a tre giornate di cammino all'est giaceTadmor, oPalmira, un tempo doviziosa e celebre città, che ora conta appena cinquecento famiglie. Andando a Palmira si arriva il primo giorno al villaggio diHaouarìnn, il secondo aKarìtèìun.Gli arabi d'Anaze due giornate lontani da Kara dalla banda di sud-est, spingono il loro dominio e le scorrerie fino a Palmira.Mercoledì 2.La carovana partì alle tre ore e mezzo del mattino, prendendo una strada che attraversa alcune montagne nella direzione di N. ¼ N. E., ed alle sei ore si passò in mezzo ad un gruppo di case detteKalaat-el-Bridj. Due ore dopo arrivammo in una gola creduta pericolosa, onde tutti gli uomini armati della carovana salirono sulle alture che fiancheggiano la strada, e vi rimasero finchè la carovana si trovò tutta in sicuro. Poco dopo essere usciti da questa gola trovammo unkhanquasi affatto ruinato, ed a breve distanza il villaggio diHassia, ove entrammo alle nove ore e tre quarti del mattino.Tutto il paese da Damasco fino ad Hassia è affatto deserto, e questa miserabile borgata non ha che alcuni piccoli orti.Giovedì 3.Partiti da Hassia avanti la mezza notte, giugnemmo adHomsalle otto e mezzo del mattino. Attraversammo una montagna quasi perfettamente rotonda, dalla cui sommità circoscrittaa mezzo giorno dalla catena delle alte montagne del Libano, scopersi un estesissimo orizzonte. Tutto il paese è deserto, ma cominciavamo a vedere un terreno rossiccio, fangoso, diverso da quello de' precedenti giorni, e coperto di arbusti in questa stagione disseccati. Questo terreno potrebb'essere ridotto a coltura. Allo spuntar del sole ci trovammo avviluppati improvvisamente da una densa nebbia, che dopo dieci minuti si dissipò colla medesima celerità.In queste contrade le donne, in sull'esempio degli uomini, sono provvedute d'una pipa lunga circa quattro piedi. Questo giorno ne vidi una fumare con tutta gravità sul suo cavallo. Aveva il volto affatto scoperto, e mostrava l'età di diciotto in vent'anni: benchè bella come un angelo, l'uso della pipa la rendeva ai miei occhi deforme.Homsè una ragguardevole città popolata da venticinque in trentamila musulmani, e da trecento cristiani. Contiene molte moschee con altissime torri sottili all'usanza turca, due chiese cristiane di greci scismatici, ed una siriaca, diversibazar, o mercati ben provveduti di mercanzie, ed assai frequentati, alcunicaffè molto frequentati, unalcaïsseriaconsiderabile di stoffe di seta, un gran khan, e varj altri più piccoli. Le strade sono regolarmente lastricate; ma le case quantunque fatte di sassi hanno un aspetto lugubre pel loro color nero. Infine Homs ha tutti i requisiti di una gran città.Gli abitanti fanno un commercio attivissimo. Il paese produce molto frumento, ma importa l'olio dalle coste, ed il riso dall'Egitto. In distanza di mezza lega della città scorre il fiumeWad-al-Aassiche è l'anticoOronte, dal quale derivansi le acque che servono all'innaffiamento dei giardini della città.Il governatore, il kadì, e gli altri impiegati del governo sono tutti arabi del paese, e ne sono esclusi i turchi. Questa città dipende dal pascià di Damasco, che nomina ilscheih el-bedel, ossia governatore, tra i naturali del paese, in conformità delle sue costituzioni.Le mura sono circondate da un giro d'innumerabili cimiterj, che attestano la grande popolazione della città. Vedesi al mezzodì sopra una montagna isolata, che rassomiglia a quelle delle ruine d'Alessandria,una vasta antichissima fortezza con molte torri ma in gran parte ruinate.Felice è la posizione della città, alquanto elevata, ariosa, e perciò salubre: onde meno degli altri paesi esposta ai danni della peste.Conservansi ancora ad Homs una porta, alcuni tratti di muraglia, e due torri, rispettabili avanzi degli antichi Greci che l'abitavano.Venerdì 4.La carovana riprese il cammino alle due ore e mezzo del mattino, dirigendosi al nord, e lasciato da una banda il villaggio diDeàa et Teilleentrò inRastanalle sette ore.Benchè generalmente non coltivato, il terreno scorso questo giorno è coperto di cespugli, e di pianticelle disseccate.Restanè un povero villaggio posto sull'orlo di uno spaventoso precipizio a piè del quale scorre il fiume Aassi, che veduto dall'alto non sembra molto largo. Fu già un tempo in cui questo villaggio dovette essere assai più considerabile che non lo è al presente, di che ne fanno prova molti rottami di colonne di marmo e gli enormi pezzi di granito, ormai ridotti all'ultimo grado di decomposizione. Fioriva forseall'epoca più gloriosa di Palmira? era forse una piazza di frontiera, come sembra indicarlo la sua posizione? Come deciderlo, se manca ogni memoria per appoggiare una qualunque congettura?Prima di sera scesi in riva al fiume ov'era accampata la carovana. È questi tagliato da grandi dighe assai ben fatte, che servono a dar l'acqua ai mulini, e dalle quali l'acqua si precipita con molto fracasso.Sabato 5.A mezzanotte lasciando il fiume a destra, e salito il piano superiore, prendemmo la direzione al N.; indi fatta una dolce scesa, arrivammo alle cinque e un quarto del mattino nella città di Hama posta alle falde di una linea di basse colline, ed attraversata dall'Oronte.Hamaè una ragguardevole città la di cui popolazione dovrebb'essere di circa centomila anime. Scende a guisa di anfiteatro dalla sommità delle colline che stanno alla destra dell'Oronte fino alla riva del fiume, e al di là del fiume risale sulla opposta montagna. Piacevolissima ne è la situazione, e tutto dimostra una città di primo ordine, sicchè rimasi estremamente sorpreso nel vedereuna così bella e vasta città in luogo di una borgata come stando alle relazioni de' viaggiatori e de' geografi io credeva di trovare. Molte case sono tutte fatte di pietra, altre non di pietra che interiormente, e nella parte superiore di mattoni coperti di marmo bianco: diverse case dei sobborghi sono coronate di cupole come quelle dei sobborghi di Damasco.L'irregolarità e l'angustia della maggior parte delle strade viene compensata dalla bellezza delle principali che formano ibazar, abbondantemente provveduti di mercanzie e di grascie, e sempre affollati di gente. Sono pure assai frequentati i caffè, tra i quali ne vidi alcuni bellissimi.L'Oronte chiuso tra belle case e deliziosi giardini, è attraversato da frequenti dighe che sostengono l'acqua, onde far muovere una prodigiosa quantità di ruote idrauliche, alcune delle quali hanno più di trenta piedi di diametro. L'acqua inalzata dalle ruote viene distribuita per la città col mezzo di spaziosi condotti sostenuti da solide arcate. Questi condotti sono belle opere dell'antica età, e fa meraviglia che siansi così ben conservati afronte della non curanza musulmana, e del genio distruttore del paese. Le ruote sono così ben fatte che invece di quella disgustosa scricchiolata che sogliono d'ordinario produrre cotali macchine, rendono un suono grave assai dolce: queste ruote, i condotti, le case, i giardini e le frequenti cascate delle acque dall'una all'altra diga, formano il più pittoresco punto di vista che immaginar si possa.Gli abitanti di Hama mostrano una straordinaria inclinazione al commercio ed alle manifatture, delle quali è piena la città. Il grosso della popolazione è formato di arabi. Pochi sono i turchi, i cristiani, gli ebrei, che vi godono molta libertà. Arrivando in città mi parve di entrare in un vasto ospitale: uomini, donne, e fanciulli ne' mesi più caldi dormono nelle strade, sui terrazzi, avanti alle porte delle case. Siccom'era assai di buona ora, la maggior parte dormiva ancora in piena sicurezza, altri già risvegliati mi osservavano senza nulla scomporsi, abbigliandosi tranquillamente uomini e donne come fossero chiusi nei proprj gabinetti. È ciò una conseguenza della depravazione dei costumi, o dell'innocenza?.... Il poco tempo che restai in Hamanon mi permette di deciderlo. Nella casa in cui alloggiai vidi molte donne, assai brutte a dir vero, che liberamente entravano senza velo nel mio appartamento per farvi quanto occorreva. Una di queste che aveva l'aria di civetta, portava a traverso la cartilagine destra del naso un anello d'oro del diametro di tre pollici. L'abito loro consiste in una grande camicia di cotone turchino o bianco con sopra una stoffa aperta, senza cintura e poco larga, A queste vesti aggiungono anelli, collane, orecchini, braccialetti, laminette ai capelli, ec.: infine tante e sì varie sorte di gioje, che quando una donna galante cammina, fa un rumore eguale a quello dei muli del mezzodì dell'Europa ornati di sonaglini e di campanelli.La città viene governata da unpaschalikdel paese nominato dal pascià di Damasco.Siccome le acque del fiume non possono rimontare sul più alto piano del paese, l'aridità di questo deserto forma un singolare contrasto col fresco verde del piano inferiore, ove l'inaffiamento è praticabile.Domenica 6.Alle due e mezzo del mattino presi la direzionedi N. N. O. attraversando varie colline; ed in sullo spuntar del sole mi trovai presso ad una moschea. Alle otto ore giunsi tra le mine d'un'antichissima città, cui la tradizione del paese dà il nome diletmiun. Entro un mucchio di rottami osservai un bel frammento di cornice di un granito rosso, alcuni pezzi di colonne, ed i frammenti di un grande acquidotto. Finalmente alle undici ore arrivai aKhan-Scheikhoun, villaggio posto sul pendio d'un colle, alle di cui falde trovasi un vastoKhan. Le case di questo villaggio coperte di cupole coniche gli danno l'apparenza di un gruppo di arnie, e l'acqua del suo pozzo è assai buona.Lunedì 7.Si partì alle quattr'ore del mattino prendendo una strada al N. che attraversa alcune colline, dalla di cui sommità vedonsi all'O. le montagne, dalle quali andavamo allontanandosi. Si trovarono lungo la strada altre ruine omai ridotte all'ultimo stato di decomposizione, ed alcuni pozzi, ne' quali si scende al fondo per bellissime scale di sasso. Quantunque il paese sia incolto, come quello attraversato ne' precedenti giorni, è per altro formatodi una terra rossa vegetale, e di roccia calcarea. Alle nove ore e mezzo arrivammo aMàrra, borgata di circa duemila abitanti, al cui ingresso vedonsi molti tumuli di pietra isolati a guisa di catafalchi, circondati da cinque sei gradini.Marraè l'ultimo paese del governo di Damasco, che stendesi ancora tre leghe al di là verso il N.; di modo che questo Pascialaggio prendendo dal deserto d'Egitto fino alle porte di Aleppo, può riguardarsi come un regno.Martedì 8.Si riprese il cammino alle tre e mezzo della sera. Due strade conducono daMarraad Aleppo; ma trovandosi la principale occupata dalle truppe d'un antico pascià d'Aleppo, colle quali i miei Arabi non volevano incontrarsi, si preferì la strada meno frequentata a traverso di un deserto.Mercoledì 9 settembre.Oscurissima era la notte; ed il suolo bagnato di rugiada appariva così nero, che nulla distinguevasi alla distanza di dieci passi. Io mi trovava in testa alla carovana con otto o dieci Arabi armati a cavallo, avendo sempre sotto i miei occhi il mulo che portava le miecarte, di cui mi riservava la custodia in tempo di notte. Camminavamo così ordinati quando alle due ore e mezzo del mattino scoprimmo innanzi a noi in distanza di soli venti passi una truppa d'uomini a cavallo. Non eravamo più in tempo di dare a dietro, o di fermarci. Subito io grido;fuor di qui, fuor di qui. I Bedovini rispondono colle medesime parole, e noi avanziamo colla sciabla alla mano. Il mulo che portava le mie carte trovavasi di già in mezzo alla truppa nemica; molti uomini armati della carovana mi raggiungono; ed uno che trovavasi alquanto addietro di me, tira una fucilata all'azzardo, ed io sento fischiare la palla a diritta. Tutto ciò si eseguì in un istante. I Bedovini vedendo la nostra risolutezza, si ritirarono, salutandoci senza tentar nulla. Erano venti uomini all'incirca armati soltanto di lancia.Alle quattro e mezzo del mattino si prese riposo presso la sponda d'un canale, ov'erano alcune fattorie, nelle quali battevasi il grano.Ripostici in cammino alle dieci ore, attraversammo alcune colline calcaree coperte di piantagioni di ulivi, ed alle tre dopo mezzogiorno si entrò in Aleppo.Questa città detta dagli ArabiHàlebè stata tante volte descritta, che tutto quanto io ne dicessi non potrebb'essere che una ripetizione di ciò che tutti sanno; perciocchè trovandosi assai frequentata da tutte le nazioni commercianti, viene ad essere conosciuta come una città d'Europa: mi limiterò dunque a dire che racchiude molti belli edificj, e quantità di marmi d'ogni specie; che bella è la grande moschea senza essere magnifica; che le strade sono assai ben lastricate; ed ibazarcoperti di portici a vòlto, illuminati da frequenti abbaìni: che però ibazardi Damasco sono più ricchi, e meglio provveduti; che in settembre il caldo fu insoffribile fino all'equinozio; e finalmente che allora sulle montagne all'O. vi fu una gagliarda burrasca, dopo la quale l'atmosfera si rese temperata. In Aleppo vedesi la bizzarra mescolanza dei cappelli appuntati colle lunghe vesti orientali.In tutto il tempo che rimasi in Aleppo mi trovai talmente ammalato, che non potei quasi occuparmi dei più piccoli affari
Viaggio ad Aleppo. — Descrizione dei Khan. — Carovana. — Tadmor o Palmira. — Città di Homs. — Fiume Oronte. — Città di Hama. — Libertà de' costumi. — Incontro notturno. — Arrivo ad Aleppo. — Osservazioni intorno a questa città.
Viaggio ad Aleppo. — Descrizione dei Khan. — Carovana. — Tadmor o Palmira. — Città di Homs. — Fiume Oronte. — Città di Hama. — Libertà de' costumi. — Incontro notturno. — Arrivo ad Aleppo. — Osservazioni intorno a questa città.
Partii da Damasco il sabato 29 agosto alle quattr'ore dopo mezzogiorno, con una carovana destinata per Aleppo. Dopo un'ora di viaggio in mezzo ai giardini, si attraversò una campagna posta a N. E. provveduta di alcuni villaggi, ed arrivammo a sette ore e tre quarti ad unKhandettoKhosseir.
Alle tre ore ed un quarto del mattino, mi diressi all'E. N. E. lungo la vasta pianura di Damasco, e dopo due ore di viaggio entrai in una gola che mi fu rappresentata come pericolosa, in fondo alla quale vedonsi le ruine di un antico edificio, ed una cisterna di acqua. Di là salii alcune montagne, dopo le quali, attraversata una pianura, giunsi al villaggio diCataïfa, ove alloggiai nella sua bella moschea fino alle dieci ore della sera.
Alle dieci ore di jeri avendo lasciato Cataïfa, giunsi per un terreno disuguale verso la mezzanotte alKhan Aaron, omai affatto ruinato, posto ad una lega all'O. del villaggio diMaloula; di dove camminando al N. N. E. entrai a sett'ore ed un quarto del mattino nel borgo diNebka, che può avere un migliajo di famiglie abbondantemente provveduto di giardini e di eccellenti acque. Gli abitanti spargevano la notizia che gli Arabi d'Anaze avevano attaccati iWehhabiti, e prese loro molte donne e fanciulli, che vendevano come schiavi, riguardandoli come infedeli indegni d'essere musulmani. Si dicevaa Damasco che la tribù d'Anazis era amica deiWehhabiti, onde supposi che si trattasse di una diversa popolazione della stessa contrada.
Dopo tre ore di viaggio giunsi a sette ore ed un quarto aKara, paese assai ben situato sopra un'altura, e circondato di bei giardini. Al presente non ha più di trecento famiglie; ma in addietro era assai popolato, onde la metà delle sue case va ruinando. Tutto il suolo attraversato questo giorno è affatto deserto.
Le carovane si fermano sempre neiKhanche si trovano in vicinanza dei villaggi e delle città. Il precedente giorno io aveva preso alloggio in casa di un bifolco cristiano; e nel presente presso un bifolco musulmano. Non si può a meno di non ammirare la bontà ed il candore di questa gente; essi trovansi abbastanza agiati, e tengono le case loro con estrema politezza, e provvedute di tutti i necessarj arredi. Osservai in particolare che hanno molti assai gentili materassi e cuscini alla turca, ne' quali ripongono il principale loro lusso.
Siccome ho più volte parlato deiKhanparmi necessario di doverne dare una circostanziata descrizione.
IlKhanè un edificio quadrangolare, talvolta fiancheggiato agli angoli da torrette, e coronato di feritoje che gli danno l'apparenza di fortezza. Diversa ne è la grandezza, ma la media può ritenersi di cento trentatrè piedi per ogni lato. Sonovi internamente uno o due cortili circondati da stalle, con una moschea o semplice cappella per la preghiera; ed alcuni de' più grandi sono anche provveduti di appartamenti. Questi stabilimenti, ch'io credo fatti per ordine del governo, sono sempre aperti, ed i passaggieri e le carovane entrano e sortono liberamente senza chiedere licenza; rimanendovi finchè ognuno vuole, senza pagar nulla a chicchessia.
Così bella istituzione nell'impero turco è dovuta al principio di morale religiosa, che obbliga tutti i musulmani ad esercitare l'ospitalità verso il passaggiero di qualunque nazione o culto egli sia. In conseguenza di tale principio sonoviKhanin tutti i luoghi abitati o deserti, ne' quali i viaggiatori sono costretti a fermarsi. Quelli ch'io ho visitati sono solidamente fatti di pietra ed alcuni con qualche lusso architettonico; ma perchè costruiti già da più secoli, molti vanno ruinando, senzache si pensi a ristaurarli; perchè l'epoca della gloria musulmana è omai passata.
La carovana con cui io viaggiava era formata di circa trecento bestie da carico, muli, cavalli, cammelli ed asini, e quasi tutti di Aleppo. I muli senz'avere una vantaggiosa statura, sono forti e coraggiosi, onde difficilmente si distinguerebbero senza le grandi orecchie che portano sempre diritte. I muli e gli asini sono ordinariamente neri, e cercano sempre di sorpassarsi l'un l'altro nel cammino. Eranvi tra i molti passaggieri della carovana molte donne, e fanciulli d'ambo i sessi.
Dietro le informazioni ch'io mi procurai, seppi cheTaraboulous, o Tripoli, trovasi quasi esattamente all'ouest di Kara; lo che coincide pure colla mia stima geodetica. Una giornata al di là verso l'ouest-sud-ouest è situatoBaàlbek, città grande, ma ruinata. In distanza di una lega all'ouest trovasi il fiumeCaftara, che perdesi in un lago; ed a tre giornate di cammino all'est giaceTadmor, oPalmira, un tempo doviziosa e celebre città, che ora conta appena cinquecento famiglie. Andando a Palmira si arriva il primo giorno al villaggio diHaouarìnn, il secondo aKarìtèìun.Gli arabi d'Anaze due giornate lontani da Kara dalla banda di sud-est, spingono il loro dominio e le scorrerie fino a Palmira.
La carovana partì alle tre ore e mezzo del mattino, prendendo una strada che attraversa alcune montagne nella direzione di N. ¼ N. E., ed alle sei ore si passò in mezzo ad un gruppo di case detteKalaat-el-Bridj. Due ore dopo arrivammo in una gola creduta pericolosa, onde tutti gli uomini armati della carovana salirono sulle alture che fiancheggiano la strada, e vi rimasero finchè la carovana si trovò tutta in sicuro. Poco dopo essere usciti da questa gola trovammo unkhanquasi affatto ruinato, ed a breve distanza il villaggio diHassia, ove entrammo alle nove ore e tre quarti del mattino.
Tutto il paese da Damasco fino ad Hassia è affatto deserto, e questa miserabile borgata non ha che alcuni piccoli orti.
Partiti da Hassia avanti la mezza notte, giugnemmo adHomsalle otto e mezzo del mattino. Attraversammo una montagna quasi perfettamente rotonda, dalla cui sommità circoscrittaa mezzo giorno dalla catena delle alte montagne del Libano, scopersi un estesissimo orizzonte. Tutto il paese è deserto, ma cominciavamo a vedere un terreno rossiccio, fangoso, diverso da quello de' precedenti giorni, e coperto di arbusti in questa stagione disseccati. Questo terreno potrebb'essere ridotto a coltura. Allo spuntar del sole ci trovammo avviluppati improvvisamente da una densa nebbia, che dopo dieci minuti si dissipò colla medesima celerità.
In queste contrade le donne, in sull'esempio degli uomini, sono provvedute d'una pipa lunga circa quattro piedi. Questo giorno ne vidi una fumare con tutta gravità sul suo cavallo. Aveva il volto affatto scoperto, e mostrava l'età di diciotto in vent'anni: benchè bella come un angelo, l'uso della pipa la rendeva ai miei occhi deforme.
Homsè una ragguardevole città popolata da venticinque in trentamila musulmani, e da trecento cristiani. Contiene molte moschee con altissime torri sottili all'usanza turca, due chiese cristiane di greci scismatici, ed una siriaca, diversibazar, o mercati ben provveduti di mercanzie, ed assai frequentati, alcunicaffè molto frequentati, unalcaïsseriaconsiderabile di stoffe di seta, un gran khan, e varj altri più piccoli. Le strade sono regolarmente lastricate; ma le case quantunque fatte di sassi hanno un aspetto lugubre pel loro color nero. Infine Homs ha tutti i requisiti di una gran città.
Gli abitanti fanno un commercio attivissimo. Il paese produce molto frumento, ma importa l'olio dalle coste, ed il riso dall'Egitto. In distanza di mezza lega della città scorre il fiumeWad-al-Aassiche è l'anticoOronte, dal quale derivansi le acque che servono all'innaffiamento dei giardini della città.
Il governatore, il kadì, e gli altri impiegati del governo sono tutti arabi del paese, e ne sono esclusi i turchi. Questa città dipende dal pascià di Damasco, che nomina ilscheih el-bedel, ossia governatore, tra i naturali del paese, in conformità delle sue costituzioni.
Le mura sono circondate da un giro d'innumerabili cimiterj, che attestano la grande popolazione della città. Vedesi al mezzodì sopra una montagna isolata, che rassomiglia a quelle delle ruine d'Alessandria,una vasta antichissima fortezza con molte torri ma in gran parte ruinate.
Felice è la posizione della città, alquanto elevata, ariosa, e perciò salubre: onde meno degli altri paesi esposta ai danni della peste.
Conservansi ancora ad Homs una porta, alcuni tratti di muraglia, e due torri, rispettabili avanzi degli antichi Greci che l'abitavano.
La carovana riprese il cammino alle due ore e mezzo del mattino, dirigendosi al nord, e lasciato da una banda il villaggio diDeàa et Teilleentrò inRastanalle sette ore.
Benchè generalmente non coltivato, il terreno scorso questo giorno è coperto di cespugli, e di pianticelle disseccate.Restanè un povero villaggio posto sull'orlo di uno spaventoso precipizio a piè del quale scorre il fiume Aassi, che veduto dall'alto non sembra molto largo. Fu già un tempo in cui questo villaggio dovette essere assai più considerabile che non lo è al presente, di che ne fanno prova molti rottami di colonne di marmo e gli enormi pezzi di granito, ormai ridotti all'ultimo grado di decomposizione. Fioriva forseall'epoca più gloriosa di Palmira? era forse una piazza di frontiera, come sembra indicarlo la sua posizione? Come deciderlo, se manca ogni memoria per appoggiare una qualunque congettura?
Prima di sera scesi in riva al fiume ov'era accampata la carovana. È questi tagliato da grandi dighe assai ben fatte, che servono a dar l'acqua ai mulini, e dalle quali l'acqua si precipita con molto fracasso.
A mezzanotte lasciando il fiume a destra, e salito il piano superiore, prendemmo la direzione al N.; indi fatta una dolce scesa, arrivammo alle cinque e un quarto del mattino nella città di Hama posta alle falde di una linea di basse colline, ed attraversata dall'Oronte.Hamaè una ragguardevole città la di cui popolazione dovrebb'essere di circa centomila anime. Scende a guisa di anfiteatro dalla sommità delle colline che stanno alla destra dell'Oronte fino alla riva del fiume, e al di là del fiume risale sulla opposta montagna. Piacevolissima ne è la situazione, e tutto dimostra una città di primo ordine, sicchè rimasi estremamente sorpreso nel vedereuna così bella e vasta città in luogo di una borgata come stando alle relazioni de' viaggiatori e de' geografi io credeva di trovare. Molte case sono tutte fatte di pietra, altre non di pietra che interiormente, e nella parte superiore di mattoni coperti di marmo bianco: diverse case dei sobborghi sono coronate di cupole come quelle dei sobborghi di Damasco.
L'irregolarità e l'angustia della maggior parte delle strade viene compensata dalla bellezza delle principali che formano ibazar, abbondantemente provveduti di mercanzie e di grascie, e sempre affollati di gente. Sono pure assai frequentati i caffè, tra i quali ne vidi alcuni bellissimi.
L'Oronte chiuso tra belle case e deliziosi giardini, è attraversato da frequenti dighe che sostengono l'acqua, onde far muovere una prodigiosa quantità di ruote idrauliche, alcune delle quali hanno più di trenta piedi di diametro. L'acqua inalzata dalle ruote viene distribuita per la città col mezzo di spaziosi condotti sostenuti da solide arcate. Questi condotti sono belle opere dell'antica età, e fa meraviglia che siansi così ben conservati afronte della non curanza musulmana, e del genio distruttore del paese. Le ruote sono così ben fatte che invece di quella disgustosa scricchiolata che sogliono d'ordinario produrre cotali macchine, rendono un suono grave assai dolce: queste ruote, i condotti, le case, i giardini e le frequenti cascate delle acque dall'una all'altra diga, formano il più pittoresco punto di vista che immaginar si possa.
Gli abitanti di Hama mostrano una straordinaria inclinazione al commercio ed alle manifatture, delle quali è piena la città. Il grosso della popolazione è formato di arabi. Pochi sono i turchi, i cristiani, gli ebrei, che vi godono molta libertà. Arrivando in città mi parve di entrare in un vasto ospitale: uomini, donne, e fanciulli ne' mesi più caldi dormono nelle strade, sui terrazzi, avanti alle porte delle case. Siccom'era assai di buona ora, la maggior parte dormiva ancora in piena sicurezza, altri già risvegliati mi osservavano senza nulla scomporsi, abbigliandosi tranquillamente uomini e donne come fossero chiusi nei proprj gabinetti. È ciò una conseguenza della depravazione dei costumi, o dell'innocenza?.... Il poco tempo che restai in Hamanon mi permette di deciderlo. Nella casa in cui alloggiai vidi molte donne, assai brutte a dir vero, che liberamente entravano senza velo nel mio appartamento per farvi quanto occorreva. Una di queste che aveva l'aria di civetta, portava a traverso la cartilagine destra del naso un anello d'oro del diametro di tre pollici. L'abito loro consiste in una grande camicia di cotone turchino o bianco con sopra una stoffa aperta, senza cintura e poco larga, A queste vesti aggiungono anelli, collane, orecchini, braccialetti, laminette ai capelli, ec.: infine tante e sì varie sorte di gioje, che quando una donna galante cammina, fa un rumore eguale a quello dei muli del mezzodì dell'Europa ornati di sonaglini e di campanelli.
La città viene governata da unpaschalikdel paese nominato dal pascià di Damasco.
Siccome le acque del fiume non possono rimontare sul più alto piano del paese, l'aridità di questo deserto forma un singolare contrasto col fresco verde del piano inferiore, ove l'inaffiamento è praticabile.
Alle due e mezzo del mattino presi la direzionedi N. N. O. attraversando varie colline; ed in sullo spuntar del sole mi trovai presso ad una moschea. Alle otto ore giunsi tra le mine d'un'antichissima città, cui la tradizione del paese dà il nome diletmiun. Entro un mucchio di rottami osservai un bel frammento di cornice di un granito rosso, alcuni pezzi di colonne, ed i frammenti di un grande acquidotto. Finalmente alle undici ore arrivai aKhan-Scheikhoun, villaggio posto sul pendio d'un colle, alle di cui falde trovasi un vastoKhan. Le case di questo villaggio coperte di cupole coniche gli danno l'apparenza di un gruppo di arnie, e l'acqua del suo pozzo è assai buona.
Si partì alle quattr'ore del mattino prendendo una strada al N. che attraversa alcune colline, dalla di cui sommità vedonsi all'O. le montagne, dalle quali andavamo allontanandosi. Si trovarono lungo la strada altre ruine omai ridotte all'ultimo stato di decomposizione, ed alcuni pozzi, ne' quali si scende al fondo per bellissime scale di sasso. Quantunque il paese sia incolto, come quello attraversato ne' precedenti giorni, è per altro formatodi una terra rossa vegetale, e di roccia calcarea. Alle nove ore e mezzo arrivammo aMàrra, borgata di circa duemila abitanti, al cui ingresso vedonsi molti tumuli di pietra isolati a guisa di catafalchi, circondati da cinque sei gradini.Marraè l'ultimo paese del governo di Damasco, che stendesi ancora tre leghe al di là verso il N.; di modo che questo Pascialaggio prendendo dal deserto d'Egitto fino alle porte di Aleppo, può riguardarsi come un regno.
Si riprese il cammino alle tre e mezzo della sera. Due strade conducono daMarraad Aleppo; ma trovandosi la principale occupata dalle truppe d'un antico pascià d'Aleppo, colle quali i miei Arabi non volevano incontrarsi, si preferì la strada meno frequentata a traverso di un deserto.
Oscurissima era la notte; ed il suolo bagnato di rugiada appariva così nero, che nulla distinguevasi alla distanza di dieci passi. Io mi trovava in testa alla carovana con otto o dieci Arabi armati a cavallo, avendo sempre sotto i miei occhi il mulo che portava le miecarte, di cui mi riservava la custodia in tempo di notte. Camminavamo così ordinati quando alle due ore e mezzo del mattino scoprimmo innanzi a noi in distanza di soli venti passi una truppa d'uomini a cavallo. Non eravamo più in tempo di dare a dietro, o di fermarci. Subito io grido;fuor di qui, fuor di qui. I Bedovini rispondono colle medesime parole, e noi avanziamo colla sciabla alla mano. Il mulo che portava le mie carte trovavasi di già in mezzo alla truppa nemica; molti uomini armati della carovana mi raggiungono; ed uno che trovavasi alquanto addietro di me, tira una fucilata all'azzardo, ed io sento fischiare la palla a diritta. Tutto ciò si eseguì in un istante. I Bedovini vedendo la nostra risolutezza, si ritirarono, salutandoci senza tentar nulla. Erano venti uomini all'incirca armati soltanto di lancia.
Alle quattro e mezzo del mattino si prese riposo presso la sponda d'un canale, ov'erano alcune fattorie, nelle quali battevasi il grano.
Ripostici in cammino alle dieci ore, attraversammo alcune colline calcaree coperte di piantagioni di ulivi, ed alle tre dopo mezzogiorno si entrò in Aleppo.
Questa città detta dagli ArabiHàlebè stata tante volte descritta, che tutto quanto io ne dicessi non potrebb'essere che una ripetizione di ciò che tutti sanno; perciocchè trovandosi assai frequentata da tutte le nazioni commercianti, viene ad essere conosciuta come una città d'Europa: mi limiterò dunque a dire che racchiude molti belli edificj, e quantità di marmi d'ogni specie; che bella è la grande moschea senza essere magnifica; che le strade sono assai ben lastricate; ed ibazarcoperti di portici a vòlto, illuminati da frequenti abbaìni: che però ibazardi Damasco sono più ricchi, e meglio provveduti; che in settembre il caldo fu insoffribile fino all'equinozio; e finalmente che allora sulle montagne all'O. vi fu una gagliarda burrasca, dopo la quale l'atmosfera si rese temperata. In Aleppo vedesi la bizzarra mescolanza dei cappelli appuntati colle lunghe vesti orientali.
In tutto il tempo che rimasi in Aleppo mi trovai talmente ammalato, che non potei quasi occuparmi dei più piccoli affari