CAPITOLO XLVIII.

CAPITOLO XLVIII.Acque di Damasco. — Cristiani. — Commercio, prodotti, clima. — Razze dei cavalli. — Abiti. — Donne. — Sanità. — Scuole. — Governo. — Fortificazioni. — Bedovini di Anaze. — Salakhie.Damasco è in modo provveduta di acqua che tutte le case hanno più fontane; non servendo le pubbliche che all'inaffiamento delle strade. Queste acque formano una quantità di canali: ma derivano da due soli fiumi, che dopo essersi uniti in un solo, dividonsi poi in sette rami, dai quali viene distribuita l'acqua in tutta la città.Trovansi nella città di Damasco più di cinquecento magnifiche case, che possono dirsi palazzi; che per altro non essendo esternamente ornati di belle facciate non contribuiscono all'abbellimento della città. Tutte le comunioni cristiane hanno le particolari loro chiese, Greci, Maroniti, Siriaci, Armeni, ed inoltre sonovitre conventi di Francescani, uno di osservanti Spagnuoli, e due di Cappuccini Italiani.Il Patriarca greco d'Antiochia risiede a Damasco, ove riceve determinate tasse pei battesimi, pei matrimonj, pei funerali de' cristiani d'ogni rito, che sono obbligati di presentarsi innanzi al ministro da lui delegato a quest'effetto.Vi sono otto sinagoghe di Ebrei, che allora, per quanto mi fa detto, erano assai ben trattati. Per altro mi è parso, che il fanatismo del popolo di Damasco avanzi quello degli Egiziani, perchè un Europeo non potrebbe senza pericolo mostrarsi ove non sia vestito all'orientale. Un cristiano, un ebreo non può andare a cavallo per città, e neppure valersi di un asino.Si contano dugento negozianti molto accreditati, tra i quali i due più ricchi sonoSckatti,Mehemet Sua, a cadauno dei quali si attribuiscono in circolazione quattro o cinquemila borse (cinque milioni di franchi).Il commercio si fa d'ordinario colle carovane, di cui le più considerabili sono tre: 1.º quella della Mecca maggiore d'ogni altra, che faceva il viaggio una volta all'anno; edora da qualche tempo sospesa per l'invasione de'Wehhabiti[1]: 2.º quelle di Bagdad che vengono a Damasco tre o quattro volte all'anno scortate da oltre duemila cinquecento persone armate: 3.º Le carovane d'Aleppo che partono d'ordinario due o tre volte al mese, e rimangono dodici giorni nel viaggio, quando un corriere montato sopra un dromedario fa questo viaggio in tre giorni. Contansi ancora varie altre minori carovane che ogni giorno arrivano o partono per Beruti, Tripoli di Siria, Acri, ed altri luoghi.A fronte della eccessiva loro abbondanza i viveri si vendono in Damasco a più alto prezzo che altrove; e ciò a cagione del moltissimo numerario che vi condensa la straordinaria attività del suo commercio.I principali prodotti del suolo sono formento, orzo, canape, uva,meschmesch, specie d'albicocca che si fa seccare, pistacchj ed ogni qualità di frutti. Poca, ma bellissima è la seta che vi si raccoglie, ed il rimanenteche manca al consumo delle sue fabbriche s'importa dai vicini paesi, come pure tutto il cotone, che non si coltiva nel territorio di Damasco. Benchè il raccolto del mèle sia abbondantissimo, gli abitanti non appresero ancora a lavorare la cera; non sapendo fare che cattive candele gialle. Riceve lo zucchero dall'Egitto e dall'Europa, e tutto il riso dall'Egitto.La fertilità del terreno è tale, che gli abitanti non ricordano veruna cattiva annata. Perciò gli agricoltori trovansi generalmente nell'agiatezza, quantunque aggravati da enormi tasse, e dall'arbitrario mantenimento delle truppe.Il clima di Damasco è piuttosto dolce, non essendo troppo freddo d'inverno, e venendo i calori dell'estate temperati dalla freschezza delle acque, dalle ombre degli alberi, dalla disposizione delle case, ec. Alcuni anni nevica ancora in Damasco; ogni anno sulle vicine montagne. I più ordinarj venti sono quelli di levante e di ponente, ma senza periodo determinato. Da aprile fino al novembre piove rarissime volte; e regolari e moderate sono le pioggie degli altri mesi, e sempre portate dai venti occidentali. Lo scioglimento delle nevisulle montagne incomincia in aprile e talvolta in marzo; ma la sommità delle più alte ne rimane sempre coperta; lo che procura a Damasco l'abbondanza del ghiaccio a moderati prezzi tutto l'anno.Mi si faceva credere che incomodo riuscisse il soggiorno di Damasco per la copia delle cimici, delle pulci e delle zanzare; ma io ne vidi pochissime; e solo mi furono moleste le morsicature assai dolorose dei tafani indigeni di questo paese.Pochissimi e poco velenosi sono i serpenti e gli scorpioni.I muli e gli asini non sono più buoni di quelli dell'Egitto, e rispetto ai cavalli io mi sono procurate le seguenti notizie. Sei sono le più conosciute razze; la prima dettadjelfètrae la sua origine dall'Arabia felice, ossia dell'Ieman: cavallo maraviglioso al corso, e nelle battaglie; agilissimo, pieno di fuoco, instancabile e sofferente oltre ogni credere della sete e dalla fame; non pertanto docile come un agnello, senza collera, e che nè spranga, nè morde mai. Conviene però nudrirlo scarsamente, e tenerlo continuamente esercitato. È alto di taglio di groppa, ha il collo sottile, e le orecchiepiuttosto lunghe. Non può dirsi questo il più bel cavallo, ma è incontrastabilmente il migliore. Un cavallo perfezionato di questa razza, vale a dire di due in tre anni, costa per lo meno duemila piastre turche.La seconda razza dettaseclàouiè indigena della più orientale regione del deserto. È in tutto somigliante alla precedente; tranne pel luogo della nascita; imperciochè i più esperti conoscitori li distinguono a stento, ed uguale ne è il valore, quantunque si preferiscano i cavalli della prima razza.Ma soprammodo belli sono i cavalli della terza razza dettiooel mefki, inferiori per altro ai precedenti nella velocità del corso. Vengono a Damasco dai vicini deserti, e costano d'ordinario dalle mille alle mille cinquecento piastre. Hanno le belle proporzioni dei cavalli dell'Andalusia, e sono in Damasco assai comuni.I cavalli della quarta razza, dettiooel sabi, rassomigliano affatto a quelli della terza, da cui non li distinguono che i più sperimentati veterinarj; e costano dalle mille alle mille dugento piastre quando non abbiano difetti, e non più di quattr'anni, nè meno di tre.La quinta razza a cui si dà il nome d'ooel treidi, è la più comune, siccome quella dei contorni di Damasco, e somministra cavalli abbastanza belli e buoni: ma tra questi ve n'hanno assai di viziosi. Si vendono ordinariamente dalle seicento alle ottocento piastre.L'ultima razza, indigena della provincia di Bassora, chiamasiooel nagdi, e pareggia, se non avanza in eccellenza le razzedjelfè, eseclaoui; ma rarissimi sono in Damasco, ed il prezzo affatto arbitrario. La maggior parte dei cavalli arabi sono bigi-leardi, o bajo-scuri; pochissimi sono i neri.L'abito de' Damaschini è un misto d'arabo e di turco; ma più comunemente si fa uso del cappotto arabo a grandi liste, e l'alta berretta turca è più comunemente usata dai Turchi che dagli Arabi. Questi si coprono con una berretta di smisurata grandezza, che loro pende in sul di dietro; e si cingono il capo con un fazzoletto di cotone o di seta screziata; acconciatura non priva di grazia.Le donne copronsi dal capo ai piedi con grandi veli di cotone bianco, e con enormi mutande. Le donne di condizione tengonsi riservate e modestissime, le volgari sono assai libere,ed anche dissolute. Portano le une e le altre un fazzoletto di seta trasparente, d'ordinario di color giallo che loro nasconde il volto, lo che le fa parere spettri ambulanti: ma molte sogliono gettarsi il fazzoletto sul capo, e portare il volto scoperto. Questa costumanza mi procurò il vantaggio di vedere in Damasco molte donne assai belle, e per la maggior parte di pelle bianca e finissima. Non si vedono in Damasco tante donne isteriche come in Gerusalemme e nell'Arabia, nè meno quelle pelli abbronzate dei paesi dell'Affrica, nè quei fanciulli sudici cisposi e ributtanti d'Alessandria e di altri paesi musulmani, nè finalmente quegli uomini secchi abbronzati o neri dell'Affrica e dell'Arabia. Vedonsi donne e fanciulli di bellissimo e grazioso aspetto, mentre gli uomini hanno maschili lineamenti, tinte robuste, e regolari proporzioni. E per dirlo in una parola la popolazione di Damasco è affatto diversa da quella dell'Affrica e dell'Arabia, tranne Fez, i di cui abitanti sono i più belli di tutta l'Affrica.Eccellente è il clima di Damasco, ma forse più che al clima devesi alla comune agiatezza, al moderato esercizio, ed all'uso dei bagnicaldi, la rarità delle malattie. La durata ordinaria della vita si calcola dai settanta agli ottant'anni; e vi si contano pure alcuni centenarj.Difficilmente vi s'introduce anche la peste, e le ultime volte fu pure assai debole. Si osserva essere assai mite quando viene dal mare, più feroce quando proviene da Aleppo. Pure gli abitanti non pensano a cautelarsi contro tanta calamità, e mentre in Aleppo faceva orribili stragi, in Damasco ricevevansi e si spedivano ogni giorno le carovane senza prendersi alcun pensiero: eppure con mia sorpresa Damasco ne andò esente. Ciò prova, che la comunicazione della peste non dipende solamente dal contatto, ma ancora dalla combinazione di certe disposizioni locali e personali.In un paese abitato da persone laboriose, gli oziosi non sono fortunati; e perciò rarissimi sono gli stregoni e gl'indovini, e tutti coloro che altrove trovano di che vivere ingannando i loro simili.Sonovi in Damasco venti grandi scuole, e molte altre minori pei fanciulli: cinque per gli studj delle scienze, che come nel rimanentedella Turchia riduconsi alla scienza della religione, che comprende pure la giurisprudenza.Benchè questo popolo sussista in gran parte dei prodotti delle fabbriche e del commercio delle tele, e sia più incivilito de' suoi vicini, aveva un numeroso partito nel suo seno che desiderava iWehhabiti, che pei loro principj religiosi oppongono tanti ostacoli al commercio ed alle manifatture[2].Il governo della città di Damasco, e di un vasto tratto di paese al S. fino ad Ebron al di là di Gerusalemme, ed al N. fin quasi ad Aleppo, viene affidato ad un Pascià del Gran Signore. Quest'uomo, e per l'estensione del suo governo, e pel nobile incarico di condurre ogni anno la carovana della Mecca col titolo d'Emir-el-Hadj, o principe del pellegrinaggio, è tenuto in altissima considerazione alla corte, riguardandosi come uno de' più grandi dignitarj dell'impero.Le entrate del pascialaggio si fanno ascenderea quattromila borse, corrispondenti a cinque milioni di franchi, ma le avarie, i regali, le estorsioni sono un altro importantissimo ramo d'entrata. Il Sultano, mentre io soggiornava in Damasco, dava a questo Pascià il governo diTaraboulous, ossia Tripoli di Siria, non meno importante di quello di Damasco.Questo Pascià può avere nel circondario del suo governo cinque in seimila soldati, turchi, mogrebini, ed altri, e forse attualmente ammontavano ai diecimila, e ciò a cagione delle turbolenze di Gerusalemme.Damasco è circondato di mura con torri e fosse, ma rovinate in modo da non poter resistere ad un regolare assalto. La sua maggior difesa consiste piuttosto ne' giardini, che formano una foresta d'alberi, ed un laberinto di siepi, di muraglie, di fosse di più di sette leghe di circonferenza; lo che non sarebbe un leggiero ostacolo per un nemico musulmano che volesse attaccarlo.Tra le tribù Bedovine che abitano ne' deserti vicini a Damasco, la più ragguardevole è quella d'Anaze, il di cui capo chiamasiFadde. Abita questa tribù il deserto posto alevante della città, e stendesi fin presso a Bagdad.Io visitai il villaggio diSalokhi, che è la principale villeggiatura degli abitanti di Damasco. È questa una borgata vastissima con due pubblici mercati, e con una infinità di case e di giardini. Trovasi alle falde delle montagne al nord della città, ed è propriamente un delizioso soggiorno.

Acque di Damasco. — Cristiani. — Commercio, prodotti, clima. — Razze dei cavalli. — Abiti. — Donne. — Sanità. — Scuole. — Governo. — Fortificazioni. — Bedovini di Anaze. — Salakhie.

Acque di Damasco. — Cristiani. — Commercio, prodotti, clima. — Razze dei cavalli. — Abiti. — Donne. — Sanità. — Scuole. — Governo. — Fortificazioni. — Bedovini di Anaze. — Salakhie.

Damasco è in modo provveduta di acqua che tutte le case hanno più fontane; non servendo le pubbliche che all'inaffiamento delle strade. Queste acque formano una quantità di canali: ma derivano da due soli fiumi, che dopo essersi uniti in un solo, dividonsi poi in sette rami, dai quali viene distribuita l'acqua in tutta la città.

Trovansi nella città di Damasco più di cinquecento magnifiche case, che possono dirsi palazzi; che per altro non essendo esternamente ornati di belle facciate non contribuiscono all'abbellimento della città. Tutte le comunioni cristiane hanno le particolari loro chiese, Greci, Maroniti, Siriaci, Armeni, ed inoltre sonovitre conventi di Francescani, uno di osservanti Spagnuoli, e due di Cappuccini Italiani.

Il Patriarca greco d'Antiochia risiede a Damasco, ove riceve determinate tasse pei battesimi, pei matrimonj, pei funerali de' cristiani d'ogni rito, che sono obbligati di presentarsi innanzi al ministro da lui delegato a quest'effetto.

Vi sono otto sinagoghe di Ebrei, che allora, per quanto mi fa detto, erano assai ben trattati. Per altro mi è parso, che il fanatismo del popolo di Damasco avanzi quello degli Egiziani, perchè un Europeo non potrebbe senza pericolo mostrarsi ove non sia vestito all'orientale. Un cristiano, un ebreo non può andare a cavallo per città, e neppure valersi di un asino.

Si contano dugento negozianti molto accreditati, tra i quali i due più ricchi sonoSckatti,Mehemet Sua, a cadauno dei quali si attribuiscono in circolazione quattro o cinquemila borse (cinque milioni di franchi).

Il commercio si fa d'ordinario colle carovane, di cui le più considerabili sono tre: 1.º quella della Mecca maggiore d'ogni altra, che faceva il viaggio una volta all'anno; edora da qualche tempo sospesa per l'invasione de'Wehhabiti[1]: 2.º quelle di Bagdad che vengono a Damasco tre o quattro volte all'anno scortate da oltre duemila cinquecento persone armate: 3.º Le carovane d'Aleppo che partono d'ordinario due o tre volte al mese, e rimangono dodici giorni nel viaggio, quando un corriere montato sopra un dromedario fa questo viaggio in tre giorni. Contansi ancora varie altre minori carovane che ogni giorno arrivano o partono per Beruti, Tripoli di Siria, Acri, ed altri luoghi.

A fronte della eccessiva loro abbondanza i viveri si vendono in Damasco a più alto prezzo che altrove; e ciò a cagione del moltissimo numerario che vi condensa la straordinaria attività del suo commercio.

I principali prodotti del suolo sono formento, orzo, canape, uva,meschmesch, specie d'albicocca che si fa seccare, pistacchj ed ogni qualità di frutti. Poca, ma bellissima è la seta che vi si raccoglie, ed il rimanenteche manca al consumo delle sue fabbriche s'importa dai vicini paesi, come pure tutto il cotone, che non si coltiva nel territorio di Damasco. Benchè il raccolto del mèle sia abbondantissimo, gli abitanti non appresero ancora a lavorare la cera; non sapendo fare che cattive candele gialle. Riceve lo zucchero dall'Egitto e dall'Europa, e tutto il riso dall'Egitto.

La fertilità del terreno è tale, che gli abitanti non ricordano veruna cattiva annata. Perciò gli agricoltori trovansi generalmente nell'agiatezza, quantunque aggravati da enormi tasse, e dall'arbitrario mantenimento delle truppe.

Il clima di Damasco è piuttosto dolce, non essendo troppo freddo d'inverno, e venendo i calori dell'estate temperati dalla freschezza delle acque, dalle ombre degli alberi, dalla disposizione delle case, ec. Alcuni anni nevica ancora in Damasco; ogni anno sulle vicine montagne. I più ordinarj venti sono quelli di levante e di ponente, ma senza periodo determinato. Da aprile fino al novembre piove rarissime volte; e regolari e moderate sono le pioggie degli altri mesi, e sempre portate dai venti occidentali. Lo scioglimento delle nevisulle montagne incomincia in aprile e talvolta in marzo; ma la sommità delle più alte ne rimane sempre coperta; lo che procura a Damasco l'abbondanza del ghiaccio a moderati prezzi tutto l'anno.

Mi si faceva credere che incomodo riuscisse il soggiorno di Damasco per la copia delle cimici, delle pulci e delle zanzare; ma io ne vidi pochissime; e solo mi furono moleste le morsicature assai dolorose dei tafani indigeni di questo paese.

Pochissimi e poco velenosi sono i serpenti e gli scorpioni.

I muli e gli asini non sono più buoni di quelli dell'Egitto, e rispetto ai cavalli io mi sono procurate le seguenti notizie. Sei sono le più conosciute razze; la prima dettadjelfètrae la sua origine dall'Arabia felice, ossia dell'Ieman: cavallo maraviglioso al corso, e nelle battaglie; agilissimo, pieno di fuoco, instancabile e sofferente oltre ogni credere della sete e dalla fame; non pertanto docile come un agnello, senza collera, e che nè spranga, nè morde mai. Conviene però nudrirlo scarsamente, e tenerlo continuamente esercitato. È alto di taglio di groppa, ha il collo sottile, e le orecchiepiuttosto lunghe. Non può dirsi questo il più bel cavallo, ma è incontrastabilmente il migliore. Un cavallo perfezionato di questa razza, vale a dire di due in tre anni, costa per lo meno duemila piastre turche.

La seconda razza dettaseclàouiè indigena della più orientale regione del deserto. È in tutto somigliante alla precedente; tranne pel luogo della nascita; imperciochè i più esperti conoscitori li distinguono a stento, ed uguale ne è il valore, quantunque si preferiscano i cavalli della prima razza.

Ma soprammodo belli sono i cavalli della terza razza dettiooel mefki, inferiori per altro ai precedenti nella velocità del corso. Vengono a Damasco dai vicini deserti, e costano d'ordinario dalle mille alle mille cinquecento piastre. Hanno le belle proporzioni dei cavalli dell'Andalusia, e sono in Damasco assai comuni.

I cavalli della quarta razza, dettiooel sabi, rassomigliano affatto a quelli della terza, da cui non li distinguono che i più sperimentati veterinarj; e costano dalle mille alle mille dugento piastre quando non abbiano difetti, e non più di quattr'anni, nè meno di tre.

La quinta razza a cui si dà il nome d'ooel treidi, è la più comune, siccome quella dei contorni di Damasco, e somministra cavalli abbastanza belli e buoni: ma tra questi ve n'hanno assai di viziosi. Si vendono ordinariamente dalle seicento alle ottocento piastre.

L'ultima razza, indigena della provincia di Bassora, chiamasiooel nagdi, e pareggia, se non avanza in eccellenza le razzedjelfè, eseclaoui; ma rarissimi sono in Damasco, ed il prezzo affatto arbitrario. La maggior parte dei cavalli arabi sono bigi-leardi, o bajo-scuri; pochissimi sono i neri.

L'abito de' Damaschini è un misto d'arabo e di turco; ma più comunemente si fa uso del cappotto arabo a grandi liste, e l'alta berretta turca è più comunemente usata dai Turchi che dagli Arabi. Questi si coprono con una berretta di smisurata grandezza, che loro pende in sul di dietro; e si cingono il capo con un fazzoletto di cotone o di seta screziata; acconciatura non priva di grazia.

Le donne copronsi dal capo ai piedi con grandi veli di cotone bianco, e con enormi mutande. Le donne di condizione tengonsi riservate e modestissime, le volgari sono assai libere,ed anche dissolute. Portano le une e le altre un fazzoletto di seta trasparente, d'ordinario di color giallo che loro nasconde il volto, lo che le fa parere spettri ambulanti: ma molte sogliono gettarsi il fazzoletto sul capo, e portare il volto scoperto. Questa costumanza mi procurò il vantaggio di vedere in Damasco molte donne assai belle, e per la maggior parte di pelle bianca e finissima. Non si vedono in Damasco tante donne isteriche come in Gerusalemme e nell'Arabia, nè meno quelle pelli abbronzate dei paesi dell'Affrica, nè quei fanciulli sudici cisposi e ributtanti d'Alessandria e di altri paesi musulmani, nè finalmente quegli uomini secchi abbronzati o neri dell'Affrica e dell'Arabia. Vedonsi donne e fanciulli di bellissimo e grazioso aspetto, mentre gli uomini hanno maschili lineamenti, tinte robuste, e regolari proporzioni. E per dirlo in una parola la popolazione di Damasco è affatto diversa da quella dell'Affrica e dell'Arabia, tranne Fez, i di cui abitanti sono i più belli di tutta l'Affrica.

Eccellente è il clima di Damasco, ma forse più che al clima devesi alla comune agiatezza, al moderato esercizio, ed all'uso dei bagnicaldi, la rarità delle malattie. La durata ordinaria della vita si calcola dai settanta agli ottant'anni; e vi si contano pure alcuni centenarj.

Difficilmente vi s'introduce anche la peste, e le ultime volte fu pure assai debole. Si osserva essere assai mite quando viene dal mare, più feroce quando proviene da Aleppo. Pure gli abitanti non pensano a cautelarsi contro tanta calamità, e mentre in Aleppo faceva orribili stragi, in Damasco ricevevansi e si spedivano ogni giorno le carovane senza prendersi alcun pensiero: eppure con mia sorpresa Damasco ne andò esente. Ciò prova, che la comunicazione della peste non dipende solamente dal contatto, ma ancora dalla combinazione di certe disposizioni locali e personali.

In un paese abitato da persone laboriose, gli oziosi non sono fortunati; e perciò rarissimi sono gli stregoni e gl'indovini, e tutti coloro che altrove trovano di che vivere ingannando i loro simili.

Sonovi in Damasco venti grandi scuole, e molte altre minori pei fanciulli: cinque per gli studj delle scienze, che come nel rimanentedella Turchia riduconsi alla scienza della religione, che comprende pure la giurisprudenza.

Benchè questo popolo sussista in gran parte dei prodotti delle fabbriche e del commercio delle tele, e sia più incivilito de' suoi vicini, aveva un numeroso partito nel suo seno che desiderava iWehhabiti, che pei loro principj religiosi oppongono tanti ostacoli al commercio ed alle manifatture[2].

Il governo della città di Damasco, e di un vasto tratto di paese al S. fino ad Ebron al di là di Gerusalemme, ed al N. fin quasi ad Aleppo, viene affidato ad un Pascià del Gran Signore. Quest'uomo, e per l'estensione del suo governo, e pel nobile incarico di condurre ogni anno la carovana della Mecca col titolo d'Emir-el-Hadj, o principe del pellegrinaggio, è tenuto in altissima considerazione alla corte, riguardandosi come uno de' più grandi dignitarj dell'impero.

Le entrate del pascialaggio si fanno ascenderea quattromila borse, corrispondenti a cinque milioni di franchi, ma le avarie, i regali, le estorsioni sono un altro importantissimo ramo d'entrata. Il Sultano, mentre io soggiornava in Damasco, dava a questo Pascià il governo diTaraboulous, ossia Tripoli di Siria, non meno importante di quello di Damasco.

Questo Pascià può avere nel circondario del suo governo cinque in seimila soldati, turchi, mogrebini, ed altri, e forse attualmente ammontavano ai diecimila, e ciò a cagione delle turbolenze di Gerusalemme.

Damasco è circondato di mura con torri e fosse, ma rovinate in modo da non poter resistere ad un regolare assalto. La sua maggior difesa consiste piuttosto ne' giardini, che formano una foresta d'alberi, ed un laberinto di siepi, di muraglie, di fosse di più di sette leghe di circonferenza; lo che non sarebbe un leggiero ostacolo per un nemico musulmano che volesse attaccarlo.

Tra le tribù Bedovine che abitano ne' deserti vicini a Damasco, la più ragguardevole è quella d'Anaze, il di cui capo chiamasiFadde. Abita questa tribù il deserto posto alevante della città, e stendesi fin presso a Bagdad.

Io visitai il villaggio diSalokhi, che è la principale villeggiatura degli abitanti di Damasco. È questa una borgata vastissima con due pubblici mercati, e con una infinità di case e di giardini. Trovasi alle falde delle montagne al nord della città, ed è propriamente un delizioso soggiorno.


Back to IndexNext