CONCLUSIONE.Partenza per Bucarest in Valacchia. — Itinerario. — Adrianopoli. — Monte Emo. — La Bulgaria. — Rouscouk. — Il Danubio. — Bucarest.Il mercoledì 2 decembre del 1807 secondo giorno della Pasqua dei Musulmani, Ali Bey andò nel sobborgo di Pera, di dove partì alla volta di Bucarest in Valacchia il 7 decembre, accompagnato da un Tartaro.Allorchè partì da Costantinopoli desiderava ancora di accrescere le sue cognizioni con nuovi viaggi; ma non aveva ancora determinato quali paesi avrebbe visitati. Fidò quindi le sue carte ad un amico, cui permise di pubblicare dopoalcuni anni, incerto, se arrivato a Bucarest, prenderebbe la strada d'Oriente, d'Occidente o del Settentrione.Mandò da Bucarest il suo itinerario di Costantinopoli, che soggiungiamo compendiato.Il 7 decembre alloggiò nel villaggio diKonchouk Charmagiin riva ad un lago formato dal mare di Marmara.Il giorno 8 passò perBonyouk Charmagi,Coruhourgas,Boadas, fermandosi pochi momenti aSelivria, terra più grande delle altre posta sopra un piccolo scalo del mar di Marmara, con alcune moschee. Tutti questi villaggi sono abitati da pochi Turchi, e dai Greci più numerosi, che sembrano esservi alquanto meglio trattati che altrove.Il 9 attraversòKinikli, e si fermò aDjiorio, città di mediocre grandezza, ove sonovi alcune moschee. Il 10 passò a lato aKarrestan, e pernottò nel villaggio diBourgas; di dove, dopo avere attraversatoBaba-Eski, entrò l'11 in Adrianopoli. Questa grande città è posta al N. di una vasta campagna circondata da colline, sopra una delle quali trovasi parte della città: contiene molte moschee, alcune belle case, strade ben selciate, un grandebazarformato da più strade coperte, e fornito di botteghe d'ogni specie; ed ha un bel ponte sopra la Marissa, ragguardevole fiume che traversa la città. Adrianopoli è cinto da un parapetto di terra con una palizzata al di dentro, ed una piccola fossa esternamente. Vi si trovava allora il gran Visir, generalissimo dell'armata ottomana. Osservò per altro, che v'erano pochissimi soldati, e che le strade erano solitarie. Gli fu però detto che osservasse un accampamento fuori di città. E per tal modo stando il quartier generale de' Turchi ad Adrianopoli, trovavasi più di sessanta leghe lontano dalle armate attive.Ali-Bey si fermò poche ore in questa città, ed andò lo stesso giorno a Moustafa Bacha ove trovò un drappello di soldati, che sembravano piuttosto un branco di banditi.Vide il dodici molti villaggi abitati dai Greci, e dormì aKarapannar, villaggio musulmano assai popolato. Il 13 dopo esser passato perZaarae perKenaanlek, ove fu invitato a cena dal governatore, viaggiò tutta la notte, nella quale soffrì assai per una terribile burrasca di vento, neve e pioggia; indi giunse aSchipka Balcana, piccolo villaggio posto aipiè delBalcàn, o monteEmo, ove dovette trattenersi due giorni prima di poter esporsi al passaggio della montagna allora coperta da grande quantità di nevi.Il 16 traversò la montagna, lo che non gli sarebbe riuscito di fare, se non fossero stati mandati prima alcuni cavalli di posta per aprirgli la strada. Giunto sull'opposto lato del monte passò per un villaggio dettoBedjene, le di cui case di legno erano per metà sepolte nella neve alta quasi quattro piedi, e continuando la scesa si fermò aKaproa, le di cui case sono fabbricate parte di sasso, e parte di legno. La catena dell'Emo che forma il confine tra la Romelia, e la Bulgaria, essendo coperta di neve non permise ad Ali-Bey di fare veruna osservazione.Il 17 passò perDerrobae giunse a mezzo giorno aTerranova, città posta sul pendio di due montagne, ed attraversata da un grosso fiume. Vide molti giardini e vigne, alcune case assai belle, ed alcunibazarcoperti, ma il suolo era tutto coperto di neve.Di là venne aPoulicraïschtevillaggio, le di cui case sotterranee non s'inalzano più di mezzo piede sopra il livello del suolo, ed icui abitanti tanto uomini che donne si vestono di sole pelli di montone.Piccolissime sono le donne di Bulgaria, e di grazioso aspetto finchè sono giovanette; ma tosto passata l'adolescenza ingrassano a dismisura. Gentili sono i fanciulli, ma tanto piccoli che pajono scimie. Gli uomini portano l'impronta della schiavitù che li opprime: continuamente tiranneggiati dalle esazioni della soldatesca, trovansi nella trista necessità di nascondere sotto terra ciò che vogliono sottrarre alla rapacità ed alla violenza.Dopo aver passato il 18 a mezzogiorno il fiume Yantra che ha molta rapidità e molte acque, andò aRouschoukgrande e forte città situata sulla destra del Danubio.Il Pascià Moustafà[8]avendo esaminate le carte del nostro viaggiatore, ordinò di lasciarlo passare: quindi s'imbarcò la stessa notte sopra un battello a sei remi, ed attraversato in trentacinque minuti quel maestoso fiume, sbarcò aDjíourjoipiccolo castello difeso da una vasta fortezza, allora occupata da un corpo ditruppe sotto gli ordini d'un altro Pascià; ed era questo il più avanzato posto dei Turchi.I passaporti di Ali-Bey vennero di nuovo esaminati; ma ilDiouanEffendi cui spettava l'esame, aveva conosciuto in Alessandria Ali Bey, onde veduto appena il suo nome sul Firmano, gridò:non v'è più nulla da osservare, io conosco Alì Bey; e fatti gli elogi del viaggiatore, gli mandò una grancana, dando ordine di preparargli i cavalli. In tal modo Alì Bey uscì dall'impero ottomano il sabato 19 dicembre 1807 allo spuntar del sole.Dopo dieci ore di cammino arrivò ad un villaggio ove trovavansi alcuni esploratori russi, uno de' quali lo accompagnò fino all'avanguardia dell'armata che occupava una linea di alture e di piccoli ridotti al di là d'un vasto fiume i di cui ponti erano stati distrutti. Ali Bey lodasi dalle gentilezze usategli dagli ufficiali Russi. Fu in seguito scortato fino ad un villaggio più vicino a Bucarest, ove fu assai ben accolto dal generale che lo lasciò partire alla volta di Bucarest, ove giunse a notte assai inoltrata. Oppresso dalle fatiche di così disastroso viaggio dovette fermarsi due giorni per riposare, nel qual tempo gli prodigarono lepiù cortesi cure il Console Russo Bahmatiet, ed il Cavaliere Kiriko Console generale della stessa nazione. Ali Bey non sa esprimere la sua riconoscenza verso il generale Ulanius, l'arcivescovo Diothitheos, i due luogotenenti del principe Ipsilanti, e gli altri Bojardi della Valacchia.Bucarestè una grande città di un aspetto campestre assai grazioso: le sue strade sono larghe, diritte e lastricate di legno; basse sono le case con vaste porte per dare accesso alle vetture che vanno fino alla scala. La sua popolazione si presume di sessanta in settanta mil'abitanti. Conta trenta tra chiese e cappelle greche; e la cattedrale situata sopra un'altura è piccola ma bella. Eranvi, oltre l'arcivescovo, alcuni altri prelati.Benchè il rito dominante sia il Greco, vi sono anche dei cristiani degli altri riti, provveduti di chiese e di preti.Il governo civile è tra le mani di dueKaömakan, o luogotenenti del principe Ipsilanti, assistiti da un consiglio di dodici Bojardi. Fu detto al nostro viaggiatore che la Valacchia conta un milione e mezzo di abitanti. Più della metà di questa provincia è circondatadal Danubio, e bagnata da molti fiumi. Il suolo assai fertile è sparso di montagne selvose abbondanti di selvaggiume. Vi sono miniere, ed infine tutto quanto può desiderarsi di vedere unito in un paese posto al 45º di latitudine. Si assicura, dice Ali Bey, che il clima è sanissimo, e che le rendite dello Stato ammontano a quattro milioni di piastre.Fine del tomo quarto ed ultimo.
Partenza per Bucarest in Valacchia. — Itinerario. — Adrianopoli. — Monte Emo. — La Bulgaria. — Rouscouk. — Il Danubio. — Bucarest.
Partenza per Bucarest in Valacchia. — Itinerario. — Adrianopoli. — Monte Emo. — La Bulgaria. — Rouscouk. — Il Danubio. — Bucarest.
Il mercoledì 2 decembre del 1807 secondo giorno della Pasqua dei Musulmani, Ali Bey andò nel sobborgo di Pera, di dove partì alla volta di Bucarest in Valacchia il 7 decembre, accompagnato da un Tartaro.
Allorchè partì da Costantinopoli desiderava ancora di accrescere le sue cognizioni con nuovi viaggi; ma non aveva ancora determinato quali paesi avrebbe visitati. Fidò quindi le sue carte ad un amico, cui permise di pubblicare dopoalcuni anni, incerto, se arrivato a Bucarest, prenderebbe la strada d'Oriente, d'Occidente o del Settentrione.
Mandò da Bucarest il suo itinerario di Costantinopoli, che soggiungiamo compendiato.
Il 7 decembre alloggiò nel villaggio diKonchouk Charmagiin riva ad un lago formato dal mare di Marmara.
Il giorno 8 passò perBonyouk Charmagi,Coruhourgas,Boadas, fermandosi pochi momenti aSelivria, terra più grande delle altre posta sopra un piccolo scalo del mar di Marmara, con alcune moschee. Tutti questi villaggi sono abitati da pochi Turchi, e dai Greci più numerosi, che sembrano esservi alquanto meglio trattati che altrove.
Il 9 attraversòKinikli, e si fermò aDjiorio, città di mediocre grandezza, ove sonovi alcune moschee. Il 10 passò a lato aKarrestan, e pernottò nel villaggio diBourgas; di dove, dopo avere attraversatoBaba-Eski, entrò l'11 in Adrianopoli. Questa grande città è posta al N. di una vasta campagna circondata da colline, sopra una delle quali trovasi parte della città: contiene molte moschee, alcune belle case, strade ben selciate, un grandebazarformato da più strade coperte, e fornito di botteghe d'ogni specie; ed ha un bel ponte sopra la Marissa, ragguardevole fiume che traversa la città. Adrianopoli è cinto da un parapetto di terra con una palizzata al di dentro, ed una piccola fossa esternamente. Vi si trovava allora il gran Visir, generalissimo dell'armata ottomana. Osservò per altro, che v'erano pochissimi soldati, e che le strade erano solitarie. Gli fu però detto che osservasse un accampamento fuori di città. E per tal modo stando il quartier generale de' Turchi ad Adrianopoli, trovavasi più di sessanta leghe lontano dalle armate attive.
Ali-Bey si fermò poche ore in questa città, ed andò lo stesso giorno a Moustafa Bacha ove trovò un drappello di soldati, che sembravano piuttosto un branco di banditi.
Vide il dodici molti villaggi abitati dai Greci, e dormì aKarapannar, villaggio musulmano assai popolato. Il 13 dopo esser passato perZaarae perKenaanlek, ove fu invitato a cena dal governatore, viaggiò tutta la notte, nella quale soffrì assai per una terribile burrasca di vento, neve e pioggia; indi giunse aSchipka Balcana, piccolo villaggio posto aipiè delBalcàn, o monteEmo, ove dovette trattenersi due giorni prima di poter esporsi al passaggio della montagna allora coperta da grande quantità di nevi.
Il 16 traversò la montagna, lo che non gli sarebbe riuscito di fare, se non fossero stati mandati prima alcuni cavalli di posta per aprirgli la strada. Giunto sull'opposto lato del monte passò per un villaggio dettoBedjene, le di cui case di legno erano per metà sepolte nella neve alta quasi quattro piedi, e continuando la scesa si fermò aKaproa, le di cui case sono fabbricate parte di sasso, e parte di legno. La catena dell'Emo che forma il confine tra la Romelia, e la Bulgaria, essendo coperta di neve non permise ad Ali-Bey di fare veruna osservazione.
Il 17 passò perDerrobae giunse a mezzo giorno aTerranova, città posta sul pendio di due montagne, ed attraversata da un grosso fiume. Vide molti giardini e vigne, alcune case assai belle, ed alcunibazarcoperti, ma il suolo era tutto coperto di neve.
Di là venne aPoulicraïschtevillaggio, le di cui case sotterranee non s'inalzano più di mezzo piede sopra il livello del suolo, ed icui abitanti tanto uomini che donne si vestono di sole pelli di montone.
Piccolissime sono le donne di Bulgaria, e di grazioso aspetto finchè sono giovanette; ma tosto passata l'adolescenza ingrassano a dismisura. Gentili sono i fanciulli, ma tanto piccoli che pajono scimie. Gli uomini portano l'impronta della schiavitù che li opprime: continuamente tiranneggiati dalle esazioni della soldatesca, trovansi nella trista necessità di nascondere sotto terra ciò che vogliono sottrarre alla rapacità ed alla violenza.
Dopo aver passato il 18 a mezzogiorno il fiume Yantra che ha molta rapidità e molte acque, andò aRouschoukgrande e forte città situata sulla destra del Danubio.
Il Pascià Moustafà[8]avendo esaminate le carte del nostro viaggiatore, ordinò di lasciarlo passare: quindi s'imbarcò la stessa notte sopra un battello a sei remi, ed attraversato in trentacinque minuti quel maestoso fiume, sbarcò aDjíourjoipiccolo castello difeso da una vasta fortezza, allora occupata da un corpo ditruppe sotto gli ordini d'un altro Pascià; ed era questo il più avanzato posto dei Turchi.
I passaporti di Ali-Bey vennero di nuovo esaminati; ma ilDiouanEffendi cui spettava l'esame, aveva conosciuto in Alessandria Ali Bey, onde veduto appena il suo nome sul Firmano, gridò:non v'è più nulla da osservare, io conosco Alì Bey; e fatti gli elogi del viaggiatore, gli mandò una grancana, dando ordine di preparargli i cavalli. In tal modo Alì Bey uscì dall'impero ottomano il sabato 19 dicembre 1807 allo spuntar del sole.
Dopo dieci ore di cammino arrivò ad un villaggio ove trovavansi alcuni esploratori russi, uno de' quali lo accompagnò fino all'avanguardia dell'armata che occupava una linea di alture e di piccoli ridotti al di là d'un vasto fiume i di cui ponti erano stati distrutti. Ali Bey lodasi dalle gentilezze usategli dagli ufficiali Russi. Fu in seguito scortato fino ad un villaggio più vicino a Bucarest, ove fu assai ben accolto dal generale che lo lasciò partire alla volta di Bucarest, ove giunse a notte assai inoltrata. Oppresso dalle fatiche di così disastroso viaggio dovette fermarsi due giorni per riposare, nel qual tempo gli prodigarono lepiù cortesi cure il Console Russo Bahmatiet, ed il Cavaliere Kiriko Console generale della stessa nazione. Ali Bey non sa esprimere la sua riconoscenza verso il generale Ulanius, l'arcivescovo Diothitheos, i due luogotenenti del principe Ipsilanti, e gli altri Bojardi della Valacchia.
Bucarestè una grande città di un aspetto campestre assai grazioso: le sue strade sono larghe, diritte e lastricate di legno; basse sono le case con vaste porte per dare accesso alle vetture che vanno fino alla scala. La sua popolazione si presume di sessanta in settanta mil'abitanti. Conta trenta tra chiese e cappelle greche; e la cattedrale situata sopra un'altura è piccola ma bella. Eranvi, oltre l'arcivescovo, alcuni altri prelati.
Benchè il rito dominante sia il Greco, vi sono anche dei cristiani degli altri riti, provveduti di chiese e di preti.
Il governo civile è tra le mani di dueKaömakan, o luogotenenti del principe Ipsilanti, assistiti da un consiglio di dodici Bojardi. Fu detto al nostro viaggiatore che la Valacchia conta un milione e mezzo di abitanti. Più della metà di questa provincia è circondatadal Danubio, e bagnata da molti fiumi. Il suolo assai fertile è sparso di montagne selvose abbondanti di selvaggiume. Vi sono miniere, ed infine tutto quanto può desiderarsi di vedere unito in un paese posto al 45º di latitudine. Si assicura, dice Ali Bey, che il clima è sanissimo, e che le rendite dello Stato ammontano a quattro milioni di piastre.
Fine del tomo quarto ed ultimo.
INDICEDELLE MATERIECONTENUTE IN QUESTO TOMO QUARTO.Capitolo XLIV.Haram, ossia Tempio musulmano nel luogo dell'antico tempio di SalomonePag. 5Cap. XLV.Viaggio al sepolcro di Davide, e ad altri sepolcri. — Viaggio al monte Oliveto. — Al sepolcro d'Abramo ad Hébron. — Al presepio di Cristo a Betlemme. — Al sepolcro della Vergine. — Al Calvario ed al sepolcro di Cristo. — Sinagoga de' Giudei. — Descrizione di Gerusalemme16Cap. XLVI.Ritorno a Giaffa. — Tragitto ad Acri, e descrizione di questa città. — Il monte Carmelo. — Viaggio a Nazaret. — Notizie intorno ai monaci di terra Santa34Cap. XLVII.Viaggio a Damasco. — Monte Tabor. — Mare di Galilea. — Fiume Giordano. — Paese vulcanizzato. — Damasco. — Popolazione. — Grande moschea. — Bazar o mercati, e manifatture45Cap. XLVIII.Acque di Damasco. — Cristiani. — Commercio, prodotti, clima. — Razze dei cavalli. — Abiti. — Donne. — Sanità. — Scuole. — Governo. — Fortificazioni. — Bedovini di Anaze. — Salakhie55Cap. XLIX.Viaggio ad Aleppo. — Descrizione dei Khan. — Carovana. — Tadmor o Palmira. — Città di Homs. — Fiume Oronte. — Città di Hama. — Libertà de' costumi. — Incontro notturno. — Arrivo ad Aleppo. — Osservazioni intorno a questa città66Cap. L.Viaggio a Costantinopoli. — Antiochia. — Targo. — Monte Tauro. — Arco trionfale. — Orde di pastori della Turcomania. — Maniera di viaggiare in Turchia. — Città di Konia. — Assiom Karaïssar. — Kutaïeh. — Catena del monte Olimpo. — Scutari. — Ingresso in Costantinopoli83Cap. LI.Descrizione di Costantinopoli. — Il Bosforo. — Il Porto. — L'Arsenale. — Pera. — Top Hana. — Galata. — Strade di Costantinopoli. — S. Sofia. — Uscita del Sultano ogni venerdì. — Le Moschee. — Eyoub. — Reliquie del Profeta. — Serraglio, o palazzo del Sultano. — Vetture. — Hippodromo. — Castello delle Sette Torri. — Mura124Cap. LII.Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. — Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del Beyram o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima155Cap. LIII.Stato attuale della Turchia. — Barbarie dei Turchi. — Giannizzeri. — Stravaganze di questo corpo. — Bostangì. — Cannonieri e bombardieri. — Altre truppe. — Il gran Signore. — Pascià ribelli. — Tesoro pubblico. — Venalità degli impiegati. — Disperazione dei popoli180Conclusione.Partenza per Bucarest in Valacchia. — Itinerario. — Adrianopoli. — Monte Emo. — La Bulgaria. — Rouscouk. — Il Danubio. — Bucarest199
DELLE MATERIECONTENUTE IN QUESTO TOMO QUARTO.