BrussiaNatoliaMinerePecoreEntrateValonaNegroponteAdinSarcanTeschiereggi
Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i debitori.Il Teschiereggi minore.Il Teschiereggi delle fortezze minori.Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si portano, e delle vesti che si danno via.Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture.Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o altro.Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle presentazioni dei danari.
Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circaN.300I Cancellieri di signoria»80
Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa
I Cancellieri di signoria
Del danaro dei tributi, delle tanse e delli traffichi, che si cavano dagli infrascritti paesi.
Dal CairoZecchini600000Tripoli»50000Damasco»60000Di Arbeca»11000Aleppo»50000Cipro»50000Adino Sarcan»83000Arzirum»105000Babilonia»105000----------Zecchini1213000
Dal Cairo
Tripoli
Damasco
Di Arbeca
Aleppo
Cipro
Adino Sarcan
Arzirum
Babilonia
Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le tanse, zecchini tre per casa importa.Zecchini1170000Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per ogni anno.»450000Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni anno.»836000Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano zecchini tre per casa di tansa.»450000Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni anno.»150000
Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le tanse, zecchini tre per casa importa.
Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per ogni anno.
Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni anno.
Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano zecchini tre per casa di tansa.
Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni anno.
Insomma tutto il danaro che si cava da queste due provincie e da tutti i paesi dei Musulmani, passa più di sei milioni di some d'aspri, e poco manco vien distribuito.
Delli presidii che tengono per custodia delle fortezze che sono alli confini.
In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia schiavi.N.12000In Arbeca vi sono spade»9000In Cairo vi sono schiavi»12000In Arzirum vi sono schiavi»8000Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione della guerra deputati guastatori»90000
In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia schiavi.
In Arbeca vi sono spade
In Cairo vi sono schiavi
In Arzirum vi sono schiavi
Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione della guerra deputati guastatori
Ed insomma fra le parti di Natolia e Grecia vi sono quattrocento mila persone di esercito obbligato di andare alla guerra di Sua Maestà Imperiale, e cento e diecimila sono gli schiavi stipendiati.
Dell'origine della Casa Ottomana.
1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana.2. Osman Chan suo figliuolo.3. Emir Orchan suo figliuolo.4. Sultan Murat Chan.5. Sultan Baiazit Chan.6. Sultan Memet Chan.7. Sultan Murat secondo.8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli.9.Sultan Baiazit secondo.10. Sultan Selim, primo di questo nome.11. Sultan Soliman Chan.12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome.13. Sultan Murat, terzo di questo nome.14. Sultan Memet, terzo di questo nome.15. Sultan Acmat Chan.16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9, e poi rinunciò l'imperio.17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620, qual fu ammazzato dalli Gianizzeri.
Dell'ordine nel baciar la mano di Sua Maestà nel giorno del Bairano quando esce fuori e si senta nella sedia imperiale.
Prima gli bacierà la mano il figliuolo del Re Tartaro, poi il Muftì con varii altri dottori e legisti; ai quali succedono i Visiri, diversiBeglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, il Cancellier grande, e per ultimo viene ad essere il Gianizzero Agà, ed altri capi principali della milizia; e finito che avranno di baciar la mano questi, il Re si leva e va dentro e mutato di abito torna fuori e va alla moschea.
Mentre li soprascritti ed altri baciano la mano, è ordinario che il Re si leva in piedi.
Dell'entrate di Costantinopoli.
Gli Visiri grandi hanno di entrata dodici some di aspri all'anno, ed il Nissangi ha cento cinquanta mila aspri.
Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale.
Prima nel Serraglio sono più di 300 Baltaggi, e questi sono quelli che fanno tutti li servizii nel Serraglio, come lo scopare, tappezzare ed altri servizii simili; ed hanno di paga aspri 4 al giorno.
Nel Serraglio di Galata sono settecento e venti giovani, ed hanno di paga aspri 5 al giorno, ed ancoin annumle loro vesti.
Nel Serraglio di Andrinopoli e in quello di Ibraim Bassà quanti siano non si sa il numero, ma hanno di paga aspri 5 il giorno.
Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel Serraglio.
All'onorato ed ecc.teVisir regolatamente intelligentissimo mediatore in tutte le cose del mondo, prudentissimo definitore delli negozii degli uomini, che il Sig.rDio per sua divina grazia faccia forte nella sua grandezza, mio Visir il ............. che il S.rDio conservi nella sua grandezza.
Alli Cadì principali.
Al più glorioso tra li giudici della musulmana fede, l'ecc.tearbitro e difensore dell'unità divina, miniera di eloquenza e di sapienza, erede dellascienza delli Profeti, instrumento della ragione dei popoli, partecipe della divina grazia ............ Cadì, che accresca in maggior dottrina.
Alli Beglerbei.
Al Sig.redelli SS.rionorati, grande, diligente ed ecc.teSig.rdi onorevolezza e di dignità e pompa e di altezza il ................. che per la grazia dell'Altiss.moIddio è Berglerbei di .......... cui prosperità sia sempre.
Titolo che si dà al segno imperiale.
Segno imperiale, nobile, sublime, singulare ed esquisito, dimostratore di prosperità, adornatore ed acquistatore del mondo, il quale per grazia e per favor divino corre e viene eseguito.
Titolo che si dà ad un Principe Cristiano.
Al più glorioso tra li SS.rigrandi nella nazione Cristiana, eletto tra lisublimi ed ecc.tenella religione del Messia, moderatore delli negozii di tutte le nazioni Nazarene, possessore del manto della pompa e della riputazione, Sig.reche guida alla gloria, e grande tra li Principi Cristiani, il cui fine termini in bene.
Divisione delli monasteri e parocchie della Cristianità, e di sua possibilità.
Li monasteri dei frati berettini sono trenta seimila, ed altrettanti di S.toAgostino, cioè Eremitani, Dominichini, Carmelitani, Monaci e tutti quelli che sono sotto la regola di S.toAgostino.
Abbadie e monasteri di monache sono venti settemila, che in tutto fanno cento e quaranta quattromila monasteri in tutta la Cristianità.
In tutta la Cristianità sono parocchie dugento e ottanta ottomila; mettendo un uomo per parocchia, farebbero dugento e ottanta ottomila persone da guerra.
Se ogni monasterio pagasse soldi 15 alla settimana, sarà in un anno zecchini 936000; novecento e trenta seimila.
Le parocchie sono dugento e ottanta ottomila; a s. 52 all'anno per parrocchia fanno in tutto 14976000; sono la somma delli monasteri, fa s. 15912000.
A s. 3 per testa si può assoldare all'anno quattrocento e quaranta quattromila soldati da far guerra a tutto il mondo.
Profezia mandata dal Nuncio di N.roSig.reresidente in Francia, all'Ill.moe Rev.moCardinal Borghese, la quale è stata ritrovata nel rinnovare certe fondamenta di un palazzo, in una cassetta di marmo finissimo, in lingua ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, fuori di Parigi.
1621 Bellum magnum in tota Italia.1622 Pastor non erit.1623 Ira Dei super terram.1624 A paucis cognoscetur Christus.1625 Resurget magnus vir.1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem.1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt.1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent.1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile.
Il Gran Signore tiene due milioni e cinque centomila uomini continuamente pagati ed obbligati di andare alla guerra, compresi però li Bassà con tutte le loro corti.
Quando il Gran Signore va in persona alla guerra, sono obbligati andarvi tutti quelli che tirano paga, e molti altri ancora che non hanno paga, quali vanno per venturieri sopra la sua borsa.
Titoli che si assume il Gran Turco.
Il Servo dei sacri luoghi di Mecca e Medina, Ombra di Dio in terra e Vicario del Profeta, Signore dei Sig.ri, Dominatore del mondo, Rifugio dei Potentati, Augusto Donator di Corone dei Regni della terra, Custode dell'Oriente ed Occidente, Possessore dei paesi della Natolia, Soria, Babilonia, Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, Armenia, Persia ed Arabia, dell'Egitto,della nobile Gerusalemme, di tutto il Dominio di Salomone, di Grecia, di Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia, Valacchia e Bogdania, di Belgrado, Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti de' Guerrieri, e delle tre Sedie Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, Re dei Re ed Imperatore sublime, Sig.rdel Mar Negro e del Mar Bianco, del Caffà di Negroponte, Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, città e castella, Padron della spada e del calamo, sempre vittorioso, Sultan Osman figlio di Sultan Acmat Imperatore.
Titoli che si danno alla Sultana Regina.
All'onestissima regia Sultana, signoril gioiellata corona delle pudiche, la Sultana .......... che Dio guardi e feliciti.
Fregio
Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli.
Faccio noto come questo giorno fece l'entrata in questa città l'Ambasciatore del Re di Persia, con una superbissima pompa, ed incontrato da buon numero di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran Signore.
Alli 15 d.oil detto Ambasciatore andò a baciare le mani al Gran Signore, accompagnato dalla bellissima corte regia fino al regal palagio; il quale Ambasciatore era vestito superbissimamente, sì come anco tutta la sua corte; e presentò al Gran Signore le qui sottoscritte robe, e prima:
Quattro elefanti grandissimi, guarniti di superbi e ricchi tappeti, col castello sopra di loro.
Due tigri grandi come un asino, bellissime.
Un rinoceronte, il corpo grande come un bove, ma basso di gambe, senza pelo, di colore di bufalo, il mostaccio simile al bove, ma assai più lungo, sul naso un osso, o corno simile a un pane di zuccaro, le orecchie piccole, senza corni, la coda corta.
Una casselletta piena di gioie di gran valsente.
Una vesta di bellissimo e ricco drappo, foderata di bellissimi zibellini.
Una spada di damaschino tutta gioiellata di preziose gioie.
50 cammelli carichi di sete.
25 cammelli carichi di porcellane.
25 cammelli carichi di tappeti bellissimi.
Un bellissimo cavallo fornito di sella e brena, tutta gioiellata di superbe e ricche gioie.
Fregio
Ambasciatori di teste coronate, ed altriprincipi che sono di presente 1620 alla corte del Gran Turco, e quello che da Sua Maestà gli viene assegnato per cadauno d'essi per le loro spese di vitto, mentre risiedono alla Imperial Porta.
L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di pagaZecchini100Ambasciatore del Re di Francia»40Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. L'Ambasciatore straordinario per la detta»50Ambasciatore del Re d'Inghilterra»40Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra»40Ambasciatore del Re di Polonia»60Ambasciatore d'Ungaria»40Ambasciatore del Re di Boemia»40Ambasciatore del Re di Slesia»40Ambasciatore di Moravia»40Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna»40Ambasciatore di Transilvania»25Ambasciatore di Ragusi»25Principe di Valacchia»25Principe di Moldavia»25Ambasciatore del Re di Persia»400Ambasciatore del Re di Marocco»100Ambasciatore di Mingrelia»10
L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga
Ambasciatore del Re di Francia
Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. L'Ambasciatore straordinario per la detta
Ambasciatore del Re d'Inghilterra
Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra
Ambasciatore del Re di Polonia
Ambasciatore d'Ungaria
Ambasciatore del Re di Boemia
Ambasciatore del Re di Slesia
Ambasciatore di Moravia
Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna
Ambasciatore di Transilvania
Ambasciatore di Ragusi
Principe di Valacchia
Principe di Moldavia
Ambasciatore del Re di Persia
Ambasciatore del Re di Marocco
Ambasciatore di Mingrelia
Fregio
IlSerraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite. Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondole ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi, per guardia, e per veder che nè per mare nè perterra di notte alcuno si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli accostasse.
In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione; fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di alcune fontane, secondo il loro costume superbissime,e dentro ha un sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi giardini di fiori, di frutti, constrade bellissime di cipressi e con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate, e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio.
In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole, lambiccatori, stalle,cucine, dispense, luoghi da correre cavalli, piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed infine tutte quelle comodità che si possano desiderare.
Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo, ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria, la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità necessaria:ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche, come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima, simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere nobilissime fontane, per esservi strade compartiteda altissimi cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore.
In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari che sono li favoriti del Re, la settimaquella delle genti di basso servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso.
Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi, dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere, rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimocortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi assente, e si viene introdottoda qualche favorito per una delle porte del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze.
Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per mangiare e per fare le sue ricreazioni.
Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re, ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritiratedel Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane. In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che circondava questo lago.
So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino assai piccolo, nel quale mifu detto che entrava spesso la Maestà Sua con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi erano poco piùd'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere, alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così grandi che mi diedero maraviglia.
La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei negozii.
In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività; e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, lidue Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop, che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e tutti si radducono all'alba.
Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro, alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato; ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza, pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato, usando di trattare le loro cause daper loro, fanno capo dal primo Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà, liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo. Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari, e restandolibera la stanza, sono poste le mense in questo modo: innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro chiamatotepsi, capace e grande; e finita una, levano quella e gli ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline, colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi, acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzodi queste tavole tutti gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine somministrato quello di più che li potesse bisognare.
Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che pane esorba, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioèla domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri, li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primoVisir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può essere ora di vespero.
È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero designatolidi secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli grandi a partire.
Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia, perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge perciò con molta circospezione.
Quando occorre agli Ambasciatori di teste coronate baciar le vesti al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti delli suoi Ciaussi a cavallo a levarl'Ambasciatore; e condotto in Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà; nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita tutta la cerimonia del banchetto,si ritira l'Ambasciatore con tutta la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti, che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e cosìl'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la berretta.
È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo, che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito, per non perdere le buone usanze, sì che perquesta ragione è molto maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia.
Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti al Re nel modo sopraddetto.
Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti quelli che si ritrovano in detto Serraglio,così uomini come donne, sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo Imperio.
Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale, io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa, giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo, e altre da servizio.
Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne nazioni state prese o rubate, ed educatein buone creanze con altre virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno, secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo, come a suo luogo si dirà.
Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia, s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro, che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e disposizioni, esaminate da una vecchia nominataCadum, che vuol dire maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere che in quelli appartamentidi donne si vive come si fa ne' monasterii di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte, sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi, pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni, le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii, dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoisanduchi, che sono forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami dibulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione, perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di loro.
Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella che più gli piaceed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de' suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco. Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa sentire alcun disgusto.
Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le altre che gli danno nell'umore,continuando più con l'una che con le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un maschio, con grandissime feste viene confermata.
Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano, non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane, per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e poste a parte, con assegnamento di stanze, conservitù, e ricevono assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le altre sontuosissime.
Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e così di mano in mano cammina la successione con il titolo.
La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza ilChibin, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco, che alla presenzadel loro Muftì, che è come il Pontefice, dà l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi, perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio: ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti, e particolarmente vieneriverita e servita dalla guardia che tiene alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte, come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come mai da altri praticate che dal Re solo.
Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che piace al Re di maritarle; nel qualcaso escono dal detto Serraglio con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua, di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio.
Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno, intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a star meglio fuori di quellofacevano dentro; e se il Bassà marito non avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote, che si dicechibino, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua.
Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale gioiellato,in segno del predominio, e chiamano li loro mariti schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re, che sarìa con la rovina e morte loro.
Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio, reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice, ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè nel Serraglio sono sempre avvantaggiatedalle Sultane di molte cose che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno, avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini per lemani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari, li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritatein persone grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si tiene conto alcuno.
Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così domestiche chedivengono padrone di tutte queste donne, portandoli dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri, rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal acquistato e rubato.
Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe molto severamente,poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati, per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio.
Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio. Questi possono essere in circa 700, di etàdalli 17 fino a 25 e 30 anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli, per farne la compartita che si dirà.
Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che gli paiono più belli e più disposti per serviziodella guerra. Fatta questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri, e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento, vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra.
Delli altri che restano, parlo delli decimandi, il medesimo Bassà primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio, consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte, acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate,quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra; ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina ed il primo Visir intutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione, il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio, formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e sono governati.
Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse più sentita così distinta.
Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè attendonoalle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi, che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti, gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore; ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso,d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di mare, di Bassà del primo Visirato.
Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor viene comandato dal dettoBostangi Bassi per ordine del Re. Fra questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze, li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro, come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando va alla caccia, perchèdi loro si serve come cani per cacciare le fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno, nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato, immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi sicuro d'ogni sospezione.