Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli ai suoi favoriti, quando mandandolifuori del Serraglio in qualche governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione. E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli, perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e più.
Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno, per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per lo broglio del Capi Agà che è il camerieromaggiore, con l'assenso del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo, perchè le bastonate che sopportano ele vigilie che gli fanno fare per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re, con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed insopportabile.
Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re, tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile, per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da trecento incirca.
L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio, certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla moralità dei costumi, perla compressione dei sensi, come alla compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente incamminati ed assiduamente ammaestrati.
Chiamano i TurchiOdà, che vuol dire stanza, quella che più propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare. Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate.
Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo libro vienemandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente, capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere, con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare. Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente, ritrovandoli differenza del parlare d'unonutrito ed educato fuori. E in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo, governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di scudiere, ed infine servire allacasa ed alla bocca del Re, di quel modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno, ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti. Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibiledai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento, restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto, e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi, e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione, essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione, per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e detto il grande, per dovereuscire a comandare in carichi grandi, non vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati, perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire enella mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti, capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti:
Il Scilictar Agà—quello che porta la spada al Re.Il Chioadar Agà—quello che porta le vesti.L'Erchiupter Agà—il staffiere maggiore.Il Metereggi Agà—quello che li dà l'acqua alle mani.Il Tulpenter Agà—quello che li fa il turbante.IlChiamasir Agà—quello che li lava i piedi in stufa.Il Cesnir Bassi—scalco maggiore.Il Chilergi Bassi—credenziere maggiore.Il Dogongi Bassi—falconiere maggiore.Il Sachergi Bassi—strozziere maggiore.Il Musmengi Bassi—contista maggiore.Il Ternachgi Agà—quello che gli taglia le unghie.Il Berber Agà—barbiere maggiore.Il Camargi Agà—quello che lo lava in stufa.Il Tescheriggi Bassi—segretario maggiore.
Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate, dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi; nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il Re gli comandasse alcunacosa, sono velocissimi ed eseguiscono il comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più: ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei.
Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re, facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti, di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani, e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per mercanziadi molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo, gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia, Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi, essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua, per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie,dandogli anco ad alcuno di loro titolo diMosaige, che vuol dire Contabulario, cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli, tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei portonieri.
Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati per la loroimportunità, ma senza favore del Re, con poca paga e minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quelloche gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore, e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi molto umile servo del CapiAgà, mostrando di aver ricevuto ogni bene ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua; e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro, se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo principalissimo presso il Re.
Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori, molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la gravità molto professata dai Turchi èpiù quello che si espone con cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare, particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente di quello che fa e che gli è permesso di far con altri.
Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta, e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi; il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il SaraiAgassi che è custode del Serraglio.
Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re, vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avereil suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa aggradirgli.
Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie; e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li serviziinecessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo.
Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro, di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte, di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensache fa la Maestà Sua. E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio, ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re, perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e di fuori.
Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti liministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri.
Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati; ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari già detti, e sono quelliche governano, come è comune, tutte le cose reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono, sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati.
È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi, dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possonocon la loro sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti.
Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi, mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose simili preziosissimedi vasi di agata, di porcellane, di diaspro, di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nelBisistenpubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà; e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire.
Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed applicati sotto gli altri al servizio della porta dellaSultana, e stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto, narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono imperfette, come si dirà; il che peròtutto si fa con saputa del Re e di suo ordine.
Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina, etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle; anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata; ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che Eunuchi negri,essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori, tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio vecchio a curarsi.
Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio, quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite, poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e con feste per tutta la città superbissime, perchèqueste sono le gran festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suoCoza, che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro. Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori. Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo fornisce di soggetti del proprioSerraglio e di fuori, per quanto aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla giornata.
Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel secondo cortile: nelle quali assistono più di duecentofra Eunuchi, oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri, ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro.
La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno, perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il quale ponendo le vivande neitepsi, che sono li piatti, li porta sino alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere solo sempre sopra ilsuo solito alla turchesca con le gambe sotto, e con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamentecotti e perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti, ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato.
Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal coppieresopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei, perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per cosa delicatissima.
Li piatti del servizio reale sono tutti d'oro, e tutti doppi, perchè sono coperti e sono in buona quantità, li quali restano consegnati al credenziero che attende alla cucina, come stanno anco consegnati altri di porcellana gialla meschiata, stimatissima, e che con difficoltà si ritrova: nei quali mangia la Maestà Sua nel tempo di Ramazan,che è la sua quaresima, la quale è d'una luna intiera, nel segno della quale non si mangia mai di giorno, ma solo di notte, e pur quanto vogliono, senza differenza di cibi, non mangiando mai il Re pesce se non per qualche accidente di gusto, e quando si ritroverà fuori a piacere con le donne. L'avanzo del mangiare del Re viene immediatamente portato alla tavola delli Agalari titolati già nominati, il quale essendo abbondante, con altro che gli viene somministrato supplisce al loro bisogno. In questo mezzo il Re sta nella stanza a trattenersi con quelli muti e buffoni senza mai parlare vocalmente, ma solo alla muta, dandogli sparamani, buffettoni e calci come più gli viene voglia, dando loro, perchè allegramente li sopportano, aspri e zecchini al suo gusto, tenendone perciò nelle scarselle sempre abbondantemente; ed in questo tempo mangia anco il Capi Agà in stanza separata dei cibi apparecchiatigli nella sua cucina a parte, di assai inferiore condizione e condimenti di quella del Re; conil detto mangia il Casnadar Bassi, il Sarai Agassi, alle volte alcuni dei medici che chiamano dentro per compagnia, e qualche altro Eunuco di questi che stanno custodi del Serraglio di fuori, che si trovano alla sua visita; e l'avanzo del suo desinare con il supplemento, portato di nuovo dalla cucina, serve di mano in mano a tutti gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo tempo viene dato il mangiare a tutti gli altri Odà ed al Serraglio, il quale è di pane a ragione di due pani il giorno per uno, un poco di castrato lesso ed una minestra per lo più di risi, acconcia con butirro e miele, la quale consiste più in brodo che in essenza, e sottile di riso, e basta che abbia il sapore di carne per potervi bagnare il pane dentro. Per altra mano viene dato il mangiare dentro alla Regina, alle Sultane e a tutte le altre donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo che si è detto, portando dentro dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio poco più d'un'ora e mezza tutto è fornito.
La Regina non è servita con piatti d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti sempre limpidissimi, e con parte piatti di porcellana bianca: se bene per lo più si intende che ella si serve di dentro per la sua bocca di ciò che gli viene voglia, come è da credere che facciano anco tutte le altre Sultane; perchè spesso il Re si trattiene li giorni intieri fra di loro mangiando, giuocando come più gli piace, senza che sia veduta nè saputa delle sue azioni cosa alcuna; sì che è da credere che avendo le loro cuoche e facendo portar dentro ciò che vogliono, fra di loro sappiano fare e facciano delicatissimi e sontuosissimi banchetti.
Fuori degli ordinarii pasti del desinare o cenare, mangiano il Re e le Sultane quello che gli viene voglia di carne, ma per lo più fra pasto si dilettano di canditi, di frutti d'ogni sorte avendone dei presenti in abbondanza: e bevono dei sorbetti l'estate, dei quali si fanno le conserve abbondantissimamente per li Serragli, e dirò così costosamente, perchè per farle spendela Porta più di 20 m. zecchini all'anno per li donativi, per le spese, e per le cerimonie che si fa per levarlo dalle montagne, e sotterrarlo nelle cave a questo deputate, non usando i Turchi per l'ordinario confezioni, nè cacio, perchè in Turchia non sanno fare tal cosa, massime il cacio, che se bene si fa non riesce buono. Per il che le Sultane e tutti i grandi mangiano volontieri il piacentino, e domesticamente si servono dal Bailo di Venezia: e vogliono averne sempre buona provvisione dentro, perchè ne mangiano assai con gran gusto e massime quando vanno alla caccia e ad altri piaceri.
Per il mantenimento di detto Serraglio tutte le cose sono abbondantemente preparate e dispensate dai soggetti, che hanno cura di fare particolare provvisione, in modo che mai li mancano le cose necessarie. Il pane prima si fa di più sorte, bianchissimo ed eccellentissimo per la bocca del Re, delle Sultane, delli Bassà ed altri grandi, di mediocre bontà per lagente mezzana, e della terza sorte negro, per li Azamoglani ed altri di basso servizio. Per la bocca reale e per le Sultane si adopra e costuma farina fatta venir di Brussia, cavata dai frumenti di quella provincia, di Bitinia, e terreni patrimoniali dell'Imperio; e l'annua provvisione sarà di sette, o ottomilaChiler, che può esser in circa stata tremila delle nostre; li quali frumenti sono bellissimi e fanno bellissima farina, per li molini che in quella città sono perfettissimi e d'altra bontà di quelli che sono nei contorni di Costantinopoli. Per gli altri il frumento viene tutto dal Vuolo di Grecia, dove sono terreni proprii patrimoniali dell'Imperio, li grani dei quali sono sempre consumati nell'armata, facendosi di essi biscotti in Negroponte, e vendendosi anco a Ragusei ed altri che vanno con le navi a caricargli, con il comandamento in mano; di questi vengono ogni anno mandati in Costantinopoli da trentasei in quarantamilaChiler, che possono esser da 15,000 staia veneziane, e posti nelli magazzinia questo deputati, per farsi d'essi farina, secondo l'occorrenza ed il bisogno del Serraglio. Nè si maravigli alcuno d'intendere che la Porta consumi tanto grano, perchè oltre quelli di servizio, come si è detto, tutte le Sultane, tutti li grandi ed infiniti altri hanno le quotidiane assegnazioni del pane da quello che dispensa e dai forni della Maestà Sua, come sarebbe a dire le Sultane ne avranno venti, li Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano in mano fino ad uno solo per testa; il che è terminato e comandato dal primo Visir, restando queste concessioni descritte in libri che stanno presso il capo della dispensa, o vero il capo dei forni; e ogni pane è grande come una buona focaccia delle nostre, ma alta, tenera, spugnosa e molto facile alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, ed ogni altra sorte di legumi, dei quali si consuma grandissima quantità, il tutto d'anno in anno viene condotto d'Alessandria con li galioni, li quali fanno due viaggi all'anno, passando da Costantinopoli carichi di legnami in Alessandria,e portando da quella provincia d'Egitto non solo li sopraddetti legumi, ma ogni sorte di spezierie e zuccheri con diverse sorte di canditi in gran quantità, perchè di tali e di zuccheri ancora consuma la Porta indicibilmente per li sorbetti e torte che usa non solo il Serraglio, ma dei presenti che capitano nelle case delli Bassà ed altri grandi, che è cosa di stupore il vedere come sono quelle dispense piene e come facilmente si vuotano. È vero che di spezierie consuma poco il Serraglio, come fa anco il resto dei Turchi, perchè non tenendosi per l'ordinario vino, fuggono questo incitamento; ma però nelle dispense della Porta vi è la provvisione di tutte le sorte di spezierie e altre droghe per quei bisogni ed accidenti che potessero occorrere.
Dall'Egitto ancora hanno gran quantità di dattoli, susine, o prugne secche di varie sorte, le quali cose tutte vengono dalli schalchi e cuochi adoperate nelli mangiari così rosti come lessi, in eccellenza buoni, che li rende delicatissimi.
Li mieli che in grandissima quantità consuma la Porta, perchè l'adoperano nelle minestre, quasi in tutti li cibi e nei sorbetti ancora per certe sorte di persone, li cavano dalla Valachia, dalla Transilvania, e Moldavia, così di presenti che vengano di quelle vivande al Re come da particolari, comprandoli, come si fa particolarmente per la cucina del Re di quelli di Candia, per esser più puri e delicati.
L'olio poi, del quale si fa gran consumo, lo cavano da Modone e Corone in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco di quella provincia provvedere le dispense di quella quantità che gli bisogna; ma per la cucina del Re si compra per l'ordinario di quello di Candia, per esser senza odore e più bello e chiaro di quello della Morea.
Il butirro di cui similmente si fa gran consumo e strapazzo, per servirsi d'esso si può dire in tutti li mangiari, questo l'hanno di mar Negro, cavato dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e lo fanno venire in balle di bue grandissimamente, e ne empiono li magazzeni,dispensandone anco, quando ne hanno in abbondanza, per la città, con molto utile e vantaggio della Porta. Del detto butirro fresco si può dire che pochi lo conoscono, perchè pochissimo se ne fa in Costantinopoli e in quelli contorni, dilettandosi però li Turchi di latticini, dei quali se bene si ritrovi in particolare capo di latte eccellentissimo, non ne fanno però gran consumo, e sono quelli comprati e mangiati dai Cristiani; solo il latte agro è comunemente usato da loro, perchè dicono che estingue la sete.
Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, venendo l'inverno, il Bassà grande fa fare li pastromani per le cucine reali, li quali sono di vacche pregne fatte ammazzare per avere la carne più saporita: la qual carne conservano per le minestre e mangiare, come fanno li Cristiani le carni d'animali porcini, usando di fare le luganiche e le salciccie di quella carne, come facciamo noi della porcina. Questa carne attaccata alle stanghe, seccae salata pochissima, è posta nelle botti, dura tutto l'anno, mangiandola molto saporitamente non solo quelli del Serraglio, ma dall'universale dei Turchi si usa talmente, che non è casa comoda che non faccia la sua munizione per termine di sparagno e di molto comodo. Però il Bassà vuol vedere di presenza li animali e comandar l'opera, dalla quale per l'ordinario si consumano vacche quattrocento; il resto dei carnami che consuma il Serraglio e che giornalmente va alle cucine è qui sotto scritto. In prima: