Chapter 4

Ogni giorno castrati giovaniN.o200Agnelli e Capretti a suo tempo»100Vitelli per li Eunuchi»4Galline, paia»100Oche giovani»40Pollastri, paia»100Colombini, paia»100

Ogni giorno castrati giovani

Agnelli e Capretti a suo tempo

Vitelli per li Eunuchi

Galline, paia

Oche giovani

Pollastri, paia

Colombini, paia

Pesce non si consuma per l'ordinario, ma se gli Agalari ne hanno voglia per delizia alle volte ne mangiano, edi quella sorte che più gli piace, essendo quel mare abbondantissimo di pescagione, sì che se ne piglia con facilità quantità grandissima, stando fin alle proprie case. Frutti non mancano al Re ed a tutti del Serraglio, perchè ne ricevono de' presenti gran quantità e ne fanno dei giardini regi, che sono molti in diverse parti circonvicini, ogni mattina copia grande dei buoni e dei più belli che si raccolgano, essendo obbligato il Bostangi Bassi di essi mandar a vendere il sopravanzo, in un luogo separato appunto dove si vendono li frutti del Re; il tratto dei quali di settimana in settimana viene portato in conto al Bostangi Bassi del Re, che lo dà poi alla Maestà Sua, e sono danari chiamati per la scarsella del Re, li quali sono dispensati da lui senza conto a chi gli pare de' suoi muti o buffoni.

Gli instrumenti delle cucine è cosa meravigliosa da vedere, perchè sono li pignattoni, le caldare ed altre cose necessarie, e così grandi e quasi tutti di bronzo, che in suo genere non sipuò vedere cosa più bella nè più ben tenuta.

Il servizio poi dei piatti è tutto di rame stagnato e tenuto così spesso rifatto e netto, che a vederlo, massime adoperandosi ogni giorno, rende stupore. Di questi ne hanno una grandissima quantità e ne sente la Porta un notabilissimo danno ed irreparabile, perchè dando le cucine da mangiare a tanti di dentro e di fuori, massime li quattro giorni del Divano pubblico, glie ne vengono rubati tanti, che è cosa di meraviglia. E diverse volte mosso il Tefterdar da un tanto dispendio ha voluto pensare di far detto servizio tutto d'argento per consegnarlo alli dispensieri, per doverne dar sempre conto, ma la spesa riusciva tanto grande, ed irreparabile il pericolo, che mai alcuno si è risolto di farlo.

Le legne che vengono consumate da dette cucine e da tutto il Serraglio è un numero infinito di pesi, che così a peso si vendono le legne in Costantinopoli. Dirò solo, che per conto dellaSignoria, cioè della Porta, navigano del continuo più di trenta Caramussali grandi, li quali usano in mare Maggiore alli boschi del Re caricare; queste costano poco al Casnà, rispetto al suo valsente, poi che sono mandate a tagliare nei boschi, e nel condurle e scaricarle riesce poca la spesa, per valersi la Porta dei suoi vascelli e dei suoi schiavi, che fanno le fatiche senza pagamento alcuno.

Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini, cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per se, come gli torna più comodo.

Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a fogliami.

Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non dopo levata dal letto Sua Maestà.

Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di fuori,e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga, facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo.

Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi, tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà del testatore, quando però di suprema autoritàil Re non voglia impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere dalla grandezza e dalla volontà di lui.

Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava.

La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove portategli, o di spedizioni che fanno;e detti presenti sono di vesti foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno 200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle donne, alli Bassà, alli Ambasciatori,ed infine a tutti quelli che gli baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto: e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso.

Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li negozii.

Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per mare.Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre, esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per la strada. A piedi l'accompagnano moltidelli suoi del Serraglio, li quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente.

Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene unastalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio. Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà, e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa ha bisognodi un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città.

Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la quadragesima, lasciarsivedere in pubblico, e baciar le vesti da tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba, vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia, esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale, dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel giorno nellastanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni, espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le qualivanno a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti, braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile, delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua.

Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte, sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro Bairano, chiamato piccolo.

Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo, tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro, situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli, con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti, quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose, e così di mano in mano soggettidi questa considerazione: le quali tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato; perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e restituita al Re. Però se hanno valsente di roba,secretamente danno fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a farle dimandare e promettendogli buona dote.

In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose, per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio.

Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo, alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare, cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono di mezzane per tal servizio.

Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con liChiebini, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli come delle schiave sono tutti veri e legittimi allasuccessione ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave, questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana.

Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme; e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha portato del suo in casa del marito.

Quanto poi alle schiave, se figliano, non possono esser vendute, ma si intendonomembri della famiglia, nella quale hanno da vivere sin alla morte; se riescono sterili, possono esser vendute e passare di mano in mano a quante case comporta la loro fortuna, avvertendo che i Turchi possono comprare d'ogni sorta di schiavi di tutte le religioni, e servirsi d'essi in tutte le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli in poi, quello che non possono far li Cristiani e gli Ebrei, che non hanno libertà di comprare altro, o altre. Essendo per questo effetto unBisisten, cioè un luogo di mercato pubblico in Costantinopoli, nel quale a pubblico incanto ogni mercoledì si vendono e si comprano schiavi di tutte le sorte, ed ognuno vi concorre liberamente a comprare secondo il suo bisogno, chi per balie, chi per serve, chi per uso d'altri suoi capricci, poi di quelli che si servono di schiave nella sensualità non possono essere dalla giustizia castigati, come farebbono se li ritrovasse con altre donne libere e turche; e particolarmente questi schiavi si comprano e si vendono come si fanno gli altrianimali, perchè sono esaminati della persona e della patria, e venduti e rivenduti in diverse parti per non essere ingannati, come si fanno tanti cavalli, comprando le madri con li figliuoli, e li figliuoli senza le madri, e li fratelli uniti e separati, senza timore di amore, d'onore, d'onestà alcuna, ma solo di quel modo che torna comodo al compratore e venditore. E quando è vergine e bella, è tenuta in molto prezzo, pagandola più delle altre: per sigurtà della qual condizione è obbligato il venditore non solo alla restituzione del prezzo, quando fosse trovata non vergine, ma resta anco per la fraude condannato: e vi sono per questo mercato li sensali ordinarli come di cosa ordinaria mercantile. Nel dettoBisistensta l'Emin, cioè il daziero, il quale ha la cura di riscuotere il dazio dalli venditori e compratori; d'essi la Porta sente più che onesto utile.

Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati delli Imperatori, non hanno per tal parentela alcuna domestichezzacon la Maestà Sua più di quello che comporta il carico che hanno, ma si conservano schiavi come gli altri e con maggior servitù, perchè nell'uso delle donne perdono si può dire la libertà, essendo obbedienti alle Sultane, e liberandosi da tutte le altre schiave e mogli se ne avessero, sopportando con gran pazienza le loro imperfezioni: e per tal causa pochi Bassà di riputazione e di concetto desiderano tali matrimonii, perchè gli riescono di grandissimo dispendio, ed altrettanta servitù. Ma quando il Re comanda, convengono come schiavi obbedire e sottoporsi.

La cerimonia dei matrimonii fra Turchi non è altro che fare alla presenza del Cadì, che è il giudicante, un oggetto, cioè uno stromento per mano di notaro pubblico, della volontà delli contraenti, con specificazione della dote che fa il marito alla moglie; e ciò viene fatto alla presenza di testimoni degni di fede e giuridici, perchè in Turchia non si ammette ogni sorte di persone a testimoniare,ma solo uomini che sono liberi, di età idonea, che sappiano far l'orazione della legge, e conosciuti di buona e onesta condizione. Con tutto ciò che in Turchia, particolarmente in Costantinopoli, è maggior quantità di testimoni falsi che in qualsivoglia parte del mondo: anzi che una certa sorte di Emini, cioè quelli che pretendono essere della discendenza di Maometto, che portano la tocca verde, ed altri Cadì dismessi, di bassa condizione, sono quelli, che per danaro usano far simili tristezze: da che nasce l'ardire nel levare le avanie, e nel sostentarle con molta facilità ad uno dei poveri Cristiani, o liberi, ed anco di loro medesimi, secondo l'occasione, perchè essendo li Turchi per natura avari, e senza timore di Dio, intenti per lo più alla rapina, non la sparagnano quando possono a qualsivoglia persona, sia di che condizione si voglia. Però il contrattare con loro riesce pericoloso, per avere facile il modo del liberarsi con l'inganno di ogni sorte d'obbligazione, consistendo tuttala giudicatura nella forza della probazione, quale conviene esser fatta da soggetti musulmani, dove interviene il Turco.

Poichè si è toccato e parlato delli ministri della religione, per non tralasciare anco questa curiosità, brevemente si narrerà l'instruzione d'essa, e le cerimonie, e la condizione dei suoi ministri.

Credono li Turchi in Dio onnipotente, creatore de l'universo, e grazioso redentore di tutti li buoni nel giorno del giudizio, che stia nel cielo supremo servito dagli angeli speciosi, avendo ab eterno scacciati li mali ed inobbedienti, per li quali, come anco per le male umane creature abbia formato l'inferno. E come affermano esservi la vita eterna in questi due luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano e confessano la risurrezione dei corpi, ed unirsi alle anime al tempo del suono di quella orribile tromba, che sarà fatta sonare da Maometto per comandamento del grande Iddio il giorno del giudizio.

Credono che la vita eterna in paradiso, essendo luogo di gaudio e consolazione, non avendo quel lume di spirito e di dottrina concesso ai fedeli credenti, sia una tal felicità che in altro non consiste che nelle delizie e nelli piaceri del senso, cioè un uso delle cose naturali in tutta perfezione senza differenza, senza stenti, e senza fatica; e che all'incontro nell'inferno l'uso delle predette cose sia nel fuoco indeficiente, con amarissimo gusto, e nausea. E questo è tutto il premio che attribuiscono al bene, e la pena che dicono aspettare alli tristi, in retribuzione in quanto ad umani operano.

Dicono poi esser tal l'onnipotenza di Dio, che nella creazione dell'anime avendoli prefisso e assegnato il fine, così è irreparabile all'arbitrio e provvidenza umana il divertirlo; però nei pericoli delle guerre ed in altri accidenti sono più degli altri arditi, curiosi e intrepidi.

Affermano l'ampiezza grande dei cieli che sono di diamanti, rubini,turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati saranno trasparenti, più agili, più atti in un momento a passar da un cielo all'altro, e trasferirsi in lontanissime parti per visitare ed abbracciare le mogli, le madri, li fratelli, ed altri parenti.

Del trono di Dio, presente a tutto quello, e dell'assistenza per servizio degli angeli e profeti, rappresentano quello di che è incapace il senso e l'intelligenza umana, affermando che non possa essere veduto così facilmente da tutti per la lucidezza dei raggi che gli usciranno dagli occhi, per lo gran splendore che manda fuori della sua faccia: e che solo gli angeli e profeti hanno grazia di tal fruizione.

Questi sono li fondamenti principali della loro credenza, sopra i quali fabbricano il corso della vita loro temporale e corruttibile, per conseguire la eterna e felice ed affermata dal Profeta esser ripiena di tutte le delizie di questo mondo, usate di tutta eccellenza e perfezione con modo soprannaturale e incorruttibile.

Dicono che sono stati quattro li Profeti mandati da Dio nel mondo per istruire, reggere, e salvare il genere umano, e tutti uomini santi, giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, Cristo e Maometto; che a tutti mandò Iddio per mano degli angeli un libro perchè sapessero istruire i popoli, a Moisè l'Heurat, cioè la Legge vecchia, a DavidZebor, cioè li Salmi, a CristoIngit, cioè il Vangelio, ed a Maometto ilTurcan, cioè l'Alcorano; che li tre primi Profeti con li popoli da loro retti non erano per esser vissuti nella legge data a loro da Dio, ma che essendo venuto per l'ultimo Maometto per salvar tutti con una legge candida, sincera, e veridica, per acquistare l'amor di Dio, non hanno creduto, e tuttavia continuano nell'errore, le nazioni che suggendo il latte materno non si sono accostate alla verità; e che per tal mancamento essendo priveipso iuredel cielo, avranno bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno per grazia, della protezione di Maometto,unico intercessore e mediatore appresso il grande Iddio; il quale, stando alla porta del paradiso in quel tremendo giorno, sarà pregato dagli altri Profeti ognuno per la salute delle loro nazioni; che sarà così potente e benigna la volontà di lui, che intercederà con il Salvatore la loro salute, sì che li buoni Cristiani e li buoni Ebrei conseguiranno gli uni e gli altri della vita eterna, nelle delizie perpetue sensuali come si è detto, ma in luogo separato ed inferiore ai Turchi, come privilegiati e cari sopra gli altri a Dio. Le donne saranno anco elle ammesse in cielo, ma in luogo inferiore agli uomini, con minor gloria.

Tutti li Profeti sono tenuti da loro in gran venerazione. Chiamano MoisèChieli Massol, cioè parlatore con Dio, Cristo, nominato anco Messia,Rullulah, cioè spirito di Dio, e MaomettoRessolah, cioè nuncio di Dio. Quando parlano di Cristo, dicono tutto quel bene che si può dire d'un uomo eletto da Dio per la salute del popolo: confessanoche per invidia fu preso dalli Ebrei e che però loro per malignità lo fecero condannare e lo condussero al patibolo della morte per esser crocifisso: ma che essendo stati mandati da Dio gli angeli in una chiusa nube, fosse stato rapito e portato in cielo, e che detti Ebrei confusi presero uno di loro e lo crocifissero in luogo di lui, divulgando che quel tale era il Messia, che però si ritrovava in compagnia delli altri suoi fratelli in cielo, amandosi, e nel servizio di Dio.

L'uso ed esercizio della loro religione, o per dir meglio setta, o confusione, è questo. Hanno il Muftì, che vuol dire dichiaratore delli casi di coscienza, il quale rappresenta fra di loro il capo della religione come fra i Cristiani il Pontefice, qual sempre è uomo versato nella legge e consumato nei carichi, ed eletto dall'Imperatore ha carico di soprastare ed intendere tutte le cose pertinenti alla legge ed al culto di Dio; e se bene assolutamente non comanda alli altri Muftì delle altre Provincie, non di meno conla sua accortezza opera con il Re le cose secondo la sua intenzione, massime quando non ha contrario il primo Visir, che per grado di dignità ed autorità è superiore a lui. Sotto detto Muftì sono due Cadì Leschieri, che vuol dire giudici delli esercizii, cioè uno della Grecia ed uno della Natolia, i quali essendo anco essi uomini dell'ordine di quella legge, ed atti ad essere Muftì, hanno cura di tutti gli altri Cadì, cioè giudicanti, che vanno per la città ed altri luoghi a giudicare ed amministrare giustizia, e li mandano e mutano, finito o non finito il triennio ordinario per uno della risedenza, con la parola del Gran Signore, come più gli piace. E questo è quell'ordine dei soggetti che fra i Turchi naturali stanno più uniti e che hanno gran forza appresso il Re, ed il primo Visir. Fra detti Cadì sono anco li suoi ordini, cioè quelli della prima classe nelle città principali, e son nominatimollà, che vuol dire signori, e gli altri di mano in mano secondo le loro virtù e condizioni, cavando illoro stipendio dalle amministrazioni del carico, in modo che nei libri che stanno nelle mani di detti Cadì Leschieri sono tutte le tanse delli Cadì, che si sa di che utile che è d'ogni residenza, non passando la maggiore di fermo cinquecento aspri il giorno. Questo ordine fra gli altri ha questo privilegio, di non esser fatto morire, e se pur d'alcuno stravagantemente occorresse accidente di farlo, poi che l'assoluta volontà del Re non è mai quando vuole obbligata alla legge, ciò viene eseguito molto cautamente e secretamente, il che riesce rarissime volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri vengono mutati quando piace al Re, se bene l'ordinario par che sia di due in tre anni, dipendendo la fortuna dal sapersi bene conservare in grazia del primo Visir. Tutti questi portano il turbante in testa molto maggiore delli altri e con altre piegature, in segno di dovere essere sopra gli altri riveriti; e se bene vestono l'abito ordinario e comune, è in questo molto differente, perchè usanoil ciambellotto bianco ed il panno, e poca seta. Il carico principale delli Muftì è di rispondere alle proposizioni che gli vengono fatte, le quali sono delle materie in generale sopra li casi concernenti l'obbligo di coscienza e del rito giudiciale e legale, le cui risposte che sono di poche parole e brevissime, le chiamanofetfa, che vuol dire caso; e con questa decisione, quando il caso particolare è compreso in essa, si può costringere non solo tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima persona reale, all'esecuzione, perchè non facendo, caderebbono in pena di lesa maestà di ciò. Hanno appresso parte in tutte le deliberazioni di guerra e di pace, perchè tutto si fa con fine di ampliare la loro setta in onor del Profeta; e la sua risposta è grandemente e molto stimata, perchè viene sostentata da tutto l'ordine delli Cadì per lo più ostinatamente. Hanno appresso li governatori delle moschee chiamatiMutauelicon gliIman, che sono come piovani, e iMessinicome chierici, li quali tutti assistonoal governo ed all'amministrazione delle loro moschee. Questi chiamano il popolo all'orazione, leggono alle sepolture dei morti, seppelliscono, ed infine fanno tutto ciò che occorre al culto ed al servizio di esse per comodo del popolo.

Le loro orazioni nelli giorni di festa sono cinque e nel venerdì giorno dominicale, le quali sono fatte così nelle moschee come nelle strade ed anco per le case, cioè la mattina innanzi giorno, a mezzogiorno, a vespero, la sera, e alla quarta della notte e a tutte l'ore e a terza il venerdì, che è chiamato tutto il popolo, per tutte le contrade, da una o due voci altissime in luogo di campane, sopra un campanile o torre posta vicina alla moschea, onestamente alta, dalla quale si dà segno con dette voci di laude a Dio ed a Maometto dell'ora, a fine ognuno che volesse possa prepararsi per far e per far andare all'orazione: e perchè li Messini che gridano non hanno nè sentono orologi, usano di adoperare l'ora di sabbione, con laquale si reggono così in questo come nel resto delle altre loro operazioni.

Nelle moschee grandi stanno liMudetische sono come lettori, li quali insegnano a diversi scolari l'orazioni e l'amministrazioni delle moschee e sono pagati dell'entrate d'esse.

Le condizioni di quelli che hanno da far l'orazione sono di mondizia corporale; solamente, non essendo lecito ad alcuno d'entrare nelle moschee nè di orare quando si trova con qualche sorta di polluzione carnale e naturale, sia di che condizione esser si voglia, per minima e necessaria che sia, però di mondificarsi, ogni uno è obbligato a lavarsi nella stufa, se di commercio carnale, o con acqua, se d'altra sorte, abbondando per ciò tutta la città ed altri luoghi di stufe pubbliche e private, e le moschee in particolare, per servizio dei poveri, di fontane bellissime ed amplissime. Mondificati ed entrati nelle moschee, il principale Iman che è il piovano va a far l'orazione e tutti li circostantil'imitano, perchè da se la maggior parte non sapria fare. Le dette orazioni consistono nell'elevazione di genuflessione, e nel toccarsi sovente ora gli occhi, ora le braccia, ed alle volte il capo, dicendo alcune parole di laude a Dio e al Profeta: e sono fatte stando in terra sentati secondo il loro costume e le gambe incrociate; e perciò nelle moschee sono le stuoie dappertutto, ed in alcuni luoghi qualche tappeto di lana per qualche soggetto di condizione. Le dette orazioni, secondo le ore, sono diverse fra loro, e più lunghe e più brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una ora; solo quelle della sera in tempo di Ramazano, che è di quadragesima, sono più lunghe delle altre, e si farà in canto di quella voce che è la guida, cioè di qualche Iman o Messetto che sia stimato valoroso, come si stima fra noi li musici: si userà anco la predicazione del venerdì. In tempo di Ramazan, e quando vogliono pregare per qualche felice successo o maledire alcuno ribello, hanno in costume difar le processioni per le contrade, a due a due, senza torcie o altro in mano, laudando il nome di Dio; e di leggere alcune loro orazioni lunghissime tutte in una giornata, per diverse mani applicate a quel tal soggetto, stimandolo allora maledetto.

In occasione dei travagli gravi sogliono con la pubblicazione nelli luoghi pubblici convocare tutti li grandi e il popolo ad orare in compagnie a questo destinate, imitando il popolo Ebreo; e raunatisi, dei loro santoni di estimazione di santità fanno sermoni efficacissimi ed esortationi alla fortezza, alla pazienza ed all'amor e timor di Dio; e se li travagli continuano, aggiungono le orazioni delle quaranta ore e quaranta giorni nelle moschee principali degli Imperatori, le quali vengono fatte da una mano di uomini applicati al servizio d'esse, come appresso di noi sono li chierici; e questi nè in abito nè in costume sono differenti dagli altri, conciossiacosachè principiando dalli Muftì fin a questi inferiori tutti vestono l'abito ordinarioe possono maritarsi e tenere quante schiave vogliono per suo gusto e piacere.

Il Muftì ha la sua entrata separata in tanti terreni che possono rendere da 15 m. sultanini all'anno: che restando privo del carico, quando sia in disgrazia del Re, lasciando al successore l'entrata, ha mille aspri di paga al giorno, che fanno ducatoni X al giorno, come hanno li Cadì Leschieri quando sono attuali.

Nel tempo del loro Ramazan, che è quaresima, non fanno altra cerimonia che di astenersi di mangiare il giorno, potendo di notte mangiare sempre ciò che vogliono, senza distinzione di cibi; e da prima sera nelli loro campanili si accendono delli cesendelli che durano fino all'alba, osservando gli Iman delle contrade tutti quelli che spesso mancano, massime la sera nelle moschee, che bevessero vino e mangiassero di giorno, perchè oltre che sariano tenuti per sprezzatori della legge, sariano severamente castigati, se fossero trovati in tal mancamento.

Usano appresso li Re ed altri grandi, così in tempo di Ramazan come in occasione dei loro travagli, sacrificare diverse sorte di animali, cioè bovi, castrati, agnelli, così ai luoghi di loro divozione, cioè sepolture di soggetti stimati esser stati santi, come nelle moschee, il che è osservato farsi di privato; ma li Re sogliono comandare che si facciano detti sacrificii anco per le strade pubbliche e quando entrano nelle città, facendo compartire le carni degli animali squartati vivi al popolo e alli medesimi Bassà e uomini grandi della Porta; e detti sacrificii sono fatti assai frequentemente, perchè per questa via stimano di placare l'ira e conciliarsi l'amor di Dio.

Portano li Turchi professori d'umiltà e divozione le corone in mano molto lunghe, nelle moschee e per le strade, passandole molto velocemente, poichè come noi diciamo l'Ave Maria, così loro per ogni grano diconoAllà bir, cioè Dio puro e vero, Allà è Dio grande. E si trasferiscono in pellegrinaggioalla Mecca ed in Gerusalemme: alla Mecca per visitare il tempio che dicono fu fabbricato da Abram, nel quale è Maometto, quando era idolatra; asseriscono poi che verso la sua età di quaranta anni ricevesse l'Alcorano da Dio e che allora principiasse ilMunsulmanlich, e che morto, sepolto fosse in Medina, otto giornate discosto dalla Mecca, dove si trova il suo sepolcro visitato da tutti che vanno in detto pellegrinaggio: e quando vanno in Gerusalemme vi vanno per visitare non il sepolcro di Cristo, perchè dicono non esser morto, ma per vedere i luoghi praticati da lui, come profeta miracoloso che risuscitava morti, sanava infermi e faceva simili miracoli. Si trasferiscono anco alla valle di Josafat, perchè dicono che in quel luogo ha da essere la resurrezione per il giorno del giudizio; e vi sono molti Turchi che sprezzando tutto il mondo, abbandonano ciò che hanno e si ritirano a vivere vicino a quella valle, per divozione e per esser anco più vicini alla risurrezione; equelli che fanno tal pellegrinaggio ritornando alla città, alle loro case, sono chiamatiAgì, cioè pellegrini, e vengono tenuti per uomini di gran venerazione e bontà.

La maggior cerimonia che si faccia fra i Turchi, di carattere impresso con maggior pompa e solennità di feste, è quella di ritagliare li figli, cerimonia ebraica, in questo differente, che tutti ritagliano dopo passati gli undici anni, anzi seguendo Ismael, di cui si fanno seguaci e ministratori, affermando che Abram è da loro stimato e non Isach. Questo ritaglio viene fatto fuori delle moschee per l'effusione del sangue, e con l'invito dei parenti ed amici per segno di allegrezza e consolazione, usando anco con quelli d'altra religione che passano alMunsulmanlich, li quali, in fede di rinnegare la loro fede ed abbracciar quella di Maometto, levano il dito indice, proferendo queste parole:hali lahi ile la li memet resus allali, che vuol dire: non vi è altro che un solo Dio e Maometto è il suo nunzio.

Non mancano per le città e campagne, a comodo di abitanti e viandanti, diversi ospizii con fontane per comodo dei poveri, ed ospedali e collegi per educazione dei giovani e per imparare a leggere e scrivere: e tutte le moschee degli Imperatori ed altri grandi sono dotate di ricchissime entrate per sostentare detti collegi ed ospedali, avvertendo che gli Imperatori per Canon non possono far moschee se non in memoria di qualche notabile acquisto, o fazione memorabile; e le Sultane, se non sono state madri di Imperatori regnanti; nei quali fabbricano con incredibile spesa e dedicano a quell'impresa con gran solennità.

In dette moschee sono certe opere di gran costo e macchine di gran bellezza e venerazione altrettanta, per la grandezza e politezza del vaso dove si fa l'orazione, e non meno per li accessorii dei collegi ed ospedali dotati di opulentissime entrate, sì che possono compararsi a qualsivoglia bellissima del mondo. Sono tutte fabbrichedi pietra, a volta, concave, coperte tutte di piombo, e le colonne sono di porfido ed altre pietre preziosissime; e sono li vasi di esse tutti biancheggiati, ed illuminati, quando si fa l'orazione, da alcune ciocche di cesendelli pendenti dal cielo, di forma rotonda e di grandezza d'un gran cerchio di tinazzo, ma sono diversi lumi l'uno sopra l'altro; e di questi saranno due o tre per moschee, secondo la loro grandezza e bisogno. Non vi sono nè banchi nè altro da sedere, ma solo da una parte vi è un pergoletto assai basso per il predicatore, e dall'altra un altro più basso, dove si va a porre il Re quando entra all'orazione, essendo tutti gli altri posti in terra a sedere sopra le gambe, secondo li costumi loro ordinarii; e per tal causa tutti li pavimenti, se bene sono di bellissime pietre, vengono coperti con stuoie per lo più finissime, di quelle del Cairo, le quali si conservano sempre nette e pulite, perchè dal Re in poi non è chi entri con scarpe in esse, lasciandole tuttealla porta. Nelli estremi casi di morte assistono alli infermi: e morti, posti in un lenzuolo e ben fasciati e serrati in una cassa, vengono portati alla sepoltura con il capo avanti; e se è maschio con il turbante sopra la cassa, e se è femmina la scuffia e il pennacchio; essendo accompagnati dalli assistenti delle moschee e dai parenti fino alla sepoltura, senza lumi di sorta alcuna, ma ben con il condurre delli Messini, li quali invocando il nome di Dio e del profeta Maometto pregano per la salute dell'anima; e nel ritorno fanno a tutta la compagnia il banchetto, per il ristoro delle fatiche fatte.

Le sepolture degli Imperatori per l'ordinario sono poste in terra a pari al tumulo che sta coperto di panno eletto o di velluto, con il turbante sopra con li suoi pennacchi di airone, e da capo e da piedi vi sono sempre candelieri; e per l'ordinario sono vicini alle loro moschee in una cappella separata; per ogni tumulo dei grossi e grandi cerchi miniati e dorati sostentano due cerindelli che del continuoardono giorno e notte; e in dette cappelle da tutte le ore vi assistono Messini provvisionati che a vicenda gli danno lodi continue, o l'uno, o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano con le corone per la gloria degli Imperatori ad imitazione delli Re. Li Visiri Bassà grandi e ricchi usano di far il medesimo, ma con minor pompa e spesa, e quelli che non hanno luogo vicino alle moschee possono farsi seppellire anco vicino alle loro case e dove più gli pare per la città, quando il terreno sia di loro ragione; gli altri sono portati fuori della città quando muoiono e in altre campagne a questo deputate, e sono sotterrati come usano gli Ebrei di fare con quelle pietre che appaiono sopra della terra, nelle quali descrivono il nome, la patria, il titolo, e ciò che vogliono.

Fra i Turchi non è alcuna sorte di religione nè meno monasterii, perchè tutti sono incamminati all'arme e pochi sono quelli che sanno scrivere e leggere, anzi pochissimi, perchè diquelli del Serraglio del Gran Signore e non tutti, e del popolo dipendenti da soggetti grandi che stanno nei seminarii e collegi a questo deputati, e dell'ordine di quelli che attendono alle leggi, che sono li Cadì, e alli Jasegi che sono li notari. Anzi che alle volte occorre vedere in Divano qualche Bassà non uscito del Serraglio, che non sa nè leggere nè scrivere. E così ad ultimo convengono imparare, e non solo a far il segno imperiale, ma qualche altra parola, per poter di suo pugno porre in carta sogno della sua volontà; e chi sa fra i Turchi leggere, è tenuto per dottore e viene più degli altri stimato. Vi sono però diversi che professano di vivere fuori del costume, che si chiamanoDervis Issich, che vuol dire mansueti. Questi vestono poverissimamente e malamente, con una scuffia in testa, mendicando il vivere e dormendo nelli cortili delle moschee e luoghi simili; sono stimati di grande semplicità, perchè attendono alle orazioni e speculazioni mentali, e vivono sempre innamoratidell'onestà, predicando questa dottrina, che non si può perfettamente arrivare all'amor di Dio se non con la scala dell'amor umano; e tengono che per questo non solo vivono innamorati e appassionati in questo mondo, per esser poi tali nel cielo da Dio; e con tal favola e coperta di santità possono anco vivere disonestamente, più comodamente degli altri.

Delle donne per osservanze della religione non si tiene niun conto; però non entrano mai nelle moschee, e se vogliono esse osservare l'onore, in tempo che sentono a gridare l'ora dell'orazione la fanno, se vogliono, nella propria casa; ma solo restano grandemente osservate di onestà, essendo obbligato l'Iman e i piovani delle contrade essere osservati, intendere molto bene le loro pratiche, e scoprendo il male o sospetto sono tenuti accusarle alli mariti, perchè le ripudino, o vero alli padri e parenti perchè gli proveggano. Con tutto ciò se bene le donne non possono essere praticate dagli uomini, fuor che padre,mariti e fratelli, e che siano in appartamenti separati, e vadano sempre coperte, nondimeno le Turche sono lussuriosissime e disonestissime, per la comodità che hanno dell'assenza dei mariti alla guerra di potere uscire in bagni e andare coperte, e quello che più importa, che non possono venire a peggio, che essere ripudiate.

Nota del donativo da farsi dal Gran Turco nella sua assunzione all'Imperio.


Back to IndexNext