The Project Gutenberg eBook ofViaggio a Costantinopoli (1609-1621)

The Project Gutenberg eBook ofViaggio a Costantinopoli (1609-1621)This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.Title: Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)Author: Tommaso AlbertiEditor: Alberto Bacchi della LegaRelease date: December 12, 2015 [eBook #50674]Most recently updated: October 22, 2024Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI (1609-1621) ***

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Title: Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)Author: Tommaso AlbertiEditor: Alberto Bacchi della LegaRelease date: December 12, 2015 [eBook #50674]Most recently updated: October 22, 2024Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)

Title: Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)

Author: Tommaso AlbertiEditor: Alberto Bacchi della Lega

Author: Tommaso Alberti

Editor: Alberto Bacchi della Lega

Release date: December 12, 2015 [eBook #50674]Most recently updated: October 22, 2024

Language: Italian

Credits: Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)

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DI

TOMMASO ALBERTI

(1609-1621)

PUBBLICATO

DA

ALBERTO BACCHI DELLA LEGA

Stemma dell'editore

BOLOGNA

Presso Romagnoli Dall'Acqua

1889

Edizione di soli 202 esemplariordinatamente numerati

N. 145BOLOGNA—SOCIETÀ TIP. AZZOGUIDI

Stemma dell'editore

Di Tommaso Alberti, bolognese o veneziano, viaggiatore della prima metà del secolo XVII, nessuna memoria rimane, fuor che la semplice relazione del suo viaggio a Costantinopoli, che offro ora ai Lettori dellaScelta di Curiosità. L'ho cavata da un manoscritto di questa Biblioteca Universitaria a cui mi onoro di appartenere: e il manoscritto, segnato di N.o99, cartaceo e in forma di piccol foglio, appartenne ad Ubaldo Zanetti, il noto original farmacista, raccoglitore assiduo di codici e stampe. Si raccomanda da se e non ha bisognodi prefazione: perchè, oltre la curiosità, ha il merito d'aver preceduto senza nessun fasto e clamore, il Tavernier, la cuiRelazione del Serraglioebbe ristampe e traduzioni, mentre questa, la primogenita, giaceva affatto dimenticata.

A. B.

Fregio

Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli per via di mare sopra la nave del Mag.coS.rGiacomo Bonesi di Venezia nominata Nave Buona Ventura.

Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli per via di mare sopra la nave del Mag.coS.rGiacomo Bonesi di Venezia nominata Nave Buona Ventura.

Al Nome di Dio e della B. V. Maria. Alli 18 Maggio andassimo tutti in nave per far partenza il giorno seguente, in porto delli due castelli; la sera a due ore di notte vennero li ammiragli con le sue barche per condurci fuori di porto, e remorchiandoci, andassimo a seconda d'acqua a scorrere in prua d'un berton Inglese con la nostra nave, dove si ingabbiò le antenne ed ordegni insieme; ma noi subito con arme, manare ed altro tagliassimo tutte le corde ed anco la cividiera, portandoli via li pennoni di detto bertone, senza avernoi alcun danno da esso. E così uscimmo fuori di porto, dubitando che esso ci giungesse nel viaggio e che con noi volesse combattere.

Alli 19 d.ofacessimo vela a nostro cammino; alli 23 fece un poco di mar contrario, dove fossimo sforzati andar a pigliar porto nelle .... di Pola, in un luogo detto Fasana, dove gli stassimo sino il giorno della Sensa; ed in questo tempo andassimo in terra di d.aFasana, luogo piccolo ma molto abbondante d'ogni cosa, cioè carne di manzo soldi tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio tre soldi la libbra, pane e vino a buonissimo mercato; insomma buonissimo vivere, il sito bellissimo e molto abondante d'olive. Andassimo a un'altra terra lontano tre miglia, luogo nominato Dignano, dove trovassimo il medesimo vivere; dipoi andassimo a Pola, città antichissima ma piccola e tutta rovinata e cascata dall'antichità sua, ma a suo tempo dovea essere una bella cosa, essendo tutte le case ed altro di pietra viva; nella quale vedessimo una memoria sopra la porta del Duomo,dove egli è un millesimo che dice dell'anno 757. Di poi gli è un teatro bellissimo e di molta altezza, tutto di pietra viva, cosa molto vaga da vedere, nel quale li Palatini se ne servivano per farvi le loro giostre e tornei. Vi è anco il palazzo d'Orlando, qual poco più si tien insieme, ma doveva esser molto grande e bello. Vi è molte sepolture, cioè cassoni di pietra, ma tutti ruinati dall'antichità, quali dicono che sono sepolture de' Pagani.

Gli era sopra la detta nave una compagnia di soldati che avevamo levati da Venezia per condurre al Zante; ed il Capitano era il S.orMarzio Timotei da Rimini. E in questo tempo che andassimo vedendo questi luoghi, quattro delli suddetti soldati furono scoperti che avevan trovato modo di rubare la polvere dell'artiglieria della nave; li quali furono la mattina della Sensa legati all'argano, e confessarono il furto, dove ebbero alquante bastonate, ed il medesimo fu fatto a due altri de' detti soldati, quali avevano tratto di ammazzareM.rPietro Mazza da Bologna per torgli li denari; e dopo le bastonate che ebbero, furono messi nei ceppi per quattro giorni continui.

Il p.odi Giugno andassimo a Lesina per pigliar biscotto per li soldati, qual si era fornito, dove vedessimo quel luogo assai bello di vista, per esser su la riviera d'una collina; e in cima di quella gli è una fortezza bella; ma subito pigliato detto biscotto, tornassimo a nave e seguitassimo il nostro cammino. La sera istessa giungessimo a Curzola, fortezza bella per di fuori ma dentro bruttissima, dove ci fermassimo per quattro ore sole, perchè il Peota di nave fece un suo negozio; e così trovassimo il pesce a tanto buon mercato, che è cosa da non credere, che per quindici soldi ne avessimo passa venti libbre; il vino buono, pane, formaggio, ogni cosa a buon mercato, l'olio soldi sei la libbra.

Tornassimo a nave per il nostro viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù scoprissimo due vascelli grossi che venivano alla volta nostra; dubitando che fussero nemici, ci mettessimo tuttiin arme insieme con li soldati, ma conoscessimo che erano due vascelli Francesi, e così passassimo avanti. Gli fu un soldato che voleva sparare il suo moschetto, nè mai volse pigliar fuoco: andorno due o tre altri, fe' li il medesimo, andò un altro, subito prese fuoco, il moschetto crepò e gli portò via mezza la testa; il poverello poi si buttò in mare. La sera istessa a 23 ore scoprissimo sette vascelli grossi sotto il Zante, quali andavano alla volta di Venezia; e così giunti, conoscessimo che erano sette navi Veneziane che venivano d'Alessandria, cariche di molta ricchezza; ci accostassimo facendo molte allegrezze con sparare artiglieria, e ci dessimo avviso l'uno all'altro; e gli era assai mercanti Veneziani. E così passato che fu parola, pigliassimo licenza ognuno al suo cammino.

Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, giungessimo al Zante, dove gli stassimo sei giorni, e vedessimo quel luogo assai bello, con una grandissima fortezza in cima d'un monte, dove glista il S.orProvveditore; ma poi trovassimo molto caro ogni cosa, essendo isola molto fruttifera d'uva passa e Romania, che per la relazione avuta gli fa trenta milioni d'uva passa, Ribola e Romania gli ne fa trenta mila botti, quali sono vini grandi e buoni; fichi assai e sono di tal grossezza che fa meraviglia il vederli; di frumento non gli ne fa molto.

Il martedì sera, che fu alli 9 detto, essendo a dormire in nave, venne la notte un tempo cattivissimo con vento tanto grande, con fortuna di mare grandissima, la quale ci travagliava assai; ed essendo un bertone Inglese poco lontan da noi sopra vento, se gli ruppe la gomena grossa, e il d.obertone con gran furia veniva alla volta nostra, facendoci grandissima paura che non ci scorresse nella nave; ma essi gettarono un'altra gomena in mare; e per il gran vento che faceva l'ancora non teneva, ed il bertone ci veniva addosso, perchè l'ancora non si attaccava ed andava arando sotto acqua; ne gettarono un'altra e si attaccò esubito si fermò: e vedessimo quel vascello a gran pericolo di rompersi, ma ancor noi avessimo assai paura; e quel tempo durò tutto il giorno seguente. E noi sul far della sera andassimo in terra con gran fatica per la fortuna del mare, ed erimo tutti affamati, non avendo potuto tener in corpo niente di cibo; e tutti andassimo all'osteria dove gli stassimo sino alla nostra partenza, venendo ancora il sud.osignor Capitano de' soldati con altri officiali.

Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.osignor Capitano si imbarcò con li suoi soldati e robe sopra tre fregate per andare alla fortezza di Nassi: ed essendo a cammino circa cinque miglia, il signor Capitano volendo salire sopra un'altra di quelle fregate che veleggiava più delle altre, ed accostatesi le due fregate, si intrigarono con le corde, vele ed antenne insieme, e quella dove era salito il Capitano, si affondò con perdita di tutta la roba e di 17 uomini fra soldati e marinari; ma il Capitano si salvò a un remo insieme con cinquesoldati, e venirono in terra, ma più morti che vivi; ed il Capitano stette molto male e perse tutta la sua roba che in quella era, che manco pure il Capitano aveva drappi attorno, quando venne in terra: e gli fu danno grande, che oltre la roba sua persa, ancora perse le lettere Ducali, li gruppi di denari di S.toMarco che lui aveva; ma vedendo il caso, il S.orProveditore del Zante gli diede danari e lettere, e lo spedì via alla peggio alla volta di Nassi, senza insegna nè tamburo; e li soldati non volevano più stare sotto la sua ubbidienza, dicendo che essendo perso l'insegna e il tamburo, non esser più obbligati a servire; e così gli ne scappò da 6 o 7, e lui andò via con la metà dei soldati e poco onore.

Alli 13 detto che fu sabato, facessimo vela a nostro cammino insieme con una nave Francese la quale andava ancor lei a Costantinopoli. Alli 18 d.ogiorno del Corpus Domini, trovandoci nell'Arcipelago la mattina nella levata del sole, scoprissimo sotto certe isole alquanti vascelli e galie, dove tutti cimettessimo in arme, e così stassimo in questo dubbio sino a mezzo giorno, sempre in bonazza cioè, senza vento; ma per bene conosciuti quelli non essere vascelli nè galie, ma erano li monti che per il riflesso del sole facevano quell'effetto; e a quel tempo venne buon vento che ci portò avanti. Alli 21 d.oche fu la domenica, essendo sotto Pessavà isola fece un vento maestrale a noi contrario, tanto grande, che fossimo sforzati andar a pigliar porto nell'isola di Scio in un luogo detto S.taAnastasia, dove gli stassimo 18 giorni, per il d.ovento qual sempre seguitò, che non potessimo levarci di quel luogo, nel quale ogni giorno andassimo in terra per quelle ville e casali, ma non andassimo mai alla città di Scio, perchè vi era gran peste, ed anco perchè vi erimo lontani da XX miglia. Pigliassimo pesci in quantità; ed io per mio ricordo, il giorno di S.toPietro, essendomi andato per mio diporto in acqua con molti altri della nave per lavarci e rinfrescarci, quali sapevano benissimo nuotare, edio per non saperne pigliai un'assa in mare, con la quale mi andava sostenendo, e quella mi portò assai lontano dalla nave; uno di quelli che nuotavan venne sotto acqua e mi diede nell'assa la quale mi scappò di mano, e restando io abbandonato di quella, andai sotto acqua molte volte, dove mi messi per morto. Uno, visto il pericolo, venne alla volta mia per aiutarmi: ed io sentendo d'aver appoggio me gli attaccai talmente attraverso le sue braccia, e con le mie gambe le incrociai insieme con le sue, che ancor lui non potendo nuotare, avendo prese le braccia e gambe, tutti due ci annegassimo. Fu visto dalli altri il pericolo, vennero gli altri, quali ci aiutarono e ci portarono quasi come morti alla nave; ed io per grazia di quella Beatissima Vergine di S. Luca di Bologna, la quale sempre chiamai in aiuto, fui liberato, ma stetti molto male per otto giorni per la grand'acqua salsa che avevo in corpo; ed averò ricordanza di tal giorno.

Alli 8 Luglio ci levassimo di d.oluogo per il nostro viaggio.

Alli 10 detto, essendo sotto Troia in bonaccia grande, cioè senza vento, vedessimo una galera di Barbaria che veniva alla volta nostra dove erimo in gran paura e ci mettessimo tutti in arme; ma la Maestà di Dio ci mandò buon vento, dove scappassimo dentro delli due castelli di Costantinopoli, quali sono di tal fortezza che credo non ve ne sia due altri simili, con riviere di ville, giardini, che rendono vista bellissima.

Alli 12 d.oche fu la domenica, avanti giorno, fossimo a Gallipoli: e la sera giunse quella galera di Barbaria che avevamo lasciato addietro, la quale venne con gran allegrezza sparando artiglieria, moschetti ed altro, per segno d'allegrezza d'una presa che avevan fatto d'un vascello di Siviglia, nel quale vi era dentro un figliuolo del Vicerè di Napoli, qual avevano preso insieme con tre altri vascelli che andavano da Napoli in Siviglia, per passare d.ofigliuolo in altro luogo, e detti quattro vascelli furono presi dalle galere di Barbaria; nelli quali vi era ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ognicosa condussero in Barbaria, eccetto il figliuolo suddetto, quale era un putto di dodici anni in circa, bello e garbato, il quale stava assai di buona voglia; e lo condussero a presentare al Turco, il quale l'ebbe molto caro e lo fece rinnegare subito.

Alli 15 d.oci partissimo di Gallipoli ed essendo nel golfo di Marmara scontrassimo l'armata Turchesca, quali erano settanta galere ma ben armate, le quali andavano per trovare quelle di Fiorenza.

Alli 17 d.ostassimo sotto Silivrea città. Alli 19 d.ocon l'aiuto del S. Dio e della Beatissima Vergine Maria fossimo a Costantinopoli.

Fregio

Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia, cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali carri erano tutti condotti da Turchi.

Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia, cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali carri erano tutti condotti da Turchi.

Al Nome del S. Dio e della B. V.

Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo di Costantinopoli con li carri, e stassimo fuori della porta chiamata la porta d'Andrinopoli due giorni e due notti, sempre con vento e pioggia, per la spedizione del commercio, cioè dazio. Alli 8 d.ogiovedì facessimo levata: la sera giungessimo al ponte lungo,qual ponte è tutto di pietra viva e lungo mezzo miglio in circa; vi è molti occhi ma è basso, vi è un bellissimo Cavarserà, che vuol dire luogo riservato, dove vanno li viandanti per posarsi, e tutto coperto di piombo; non vi è che una porta; vi è comodità di stalle, fontane ed alloggiamenti per persone in quantità; il ponte serve per esser laguna marittima.

Alli 9 d.ofacessimo levata: la sera fossimo a Silivrea città alla marina. Alli 20 d.oci levassimo e a mezzo giorno fossimo al Corlù, bazar grande cioè villa di mercato. Alli 11 domenica ci levassimo, la sera fossimo a Pergas villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa grande. Alli 13 ci levassimo, la sera giungessimo in Andrinopoli, città antichissima ma brutta: vi stassimo due giorni. Ed io avevo un rinnegato che era otto anni che si era fatto Turco, quale era Ludovico Zarlatini da Modena, ed io stavo con qualche timore e sospetto, perchè conduceva costui in Cristianità per ritornarlo alla nostra e vera fede, siccome feci con l'aiuto di Dio.

Alli 15 d.oa mezza notte ci levassimo, la sera giungessimo a Dervente, villa abitata da Bulgari. Alli 16 d.ocamminassimo per un bosco molto pericoloso d'assassini, però andassimo ben provvisti da ogni sospetto. La notte stassimo in detto bosco. Alli 17 d.ocamminassimo sempre per il detto bosco con strada cattivissima e sempre pioggia. Alli 18 d.odomenica giungessimo a Aidos, città brutta senza muraglie grandi e in bel sito.

Alli 19 d.ofacessimo levata al nostro cammino, e trovassimo un monte molto faticoso da salire, che vi voleva dieci paia di cavalli a tirare un carro. La sera stassimo in una villa disabitata e bruciata dai Tartari, quali spesse volte fanno delle scorrerie a danno dei passaggieri, e saccheggiano li villaggi ed altri luoghi secondo li piace. Alli 20 detto Martedì ci levassimo e camminando giungessimo nel bosco di Balcar, bosco grandissimo; e si passa un fiume 39 volte. La sera con gran pioggia stassimo a una villa nominata Giengia, abitata da Bulgari, ma la più parte indisposti di mal di idropisiaper la cattiva aria che vi regna, per essere in una valle, cioè in fondo a monti altissimi. Alli 21 d.oci levassimo di detto luogo; la sera giungessimo a Provadia, città abitata da Turchi, posta in pianura senza muraglie: ma è circondata da monti altissimi, che la guardano molto bene; vi stassimo due giorni per accomodare li carri e provvederci di vittovaglie necessarie, ma sempre con pioggia.

Alli 24 ci levassimo per il nostro cammino; la sera giungessimo a una villa piccola, disabitata, da Tartari, dove stassimo tutto il 25 per esser giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì di Pasqua e il giorno di S.taCaterina; ed erimo in cima a un monte altissimo, e li furbi di carrettieri ci lasciarono in d.oloco con li carri e mercanzia, ma menarono via li cavalli; e restassimo in cima a d.omonte lontani dalla villa otto, o dieci miglia, che per danari non trovassimo da mangiare nè bere; e li carrettieri tutti erano andati a quella villa per far la festa; ed ivi stassimo con gran freddo e vento.

Alli 25 ci levassimo di detto luogo e camminassimo per boschi grandissimi; la sera fussimo a Barzargichi, città dei Turchi posta in pianura, città brutta e senza muraglie. Alli 27 ci levassimo, camminassimo al nostro cammino, entrassimo nella Provincia della Dobiza e Tracia, confine della Tartaria, tutta pianura grandissima. La sera fossimo a Carages villa. Alli 28 d.oci levassimo e camminassimo sempre per dette pianure, le quali sono tanto grandi che par un mare di terra, che non si vede che cielo e terra, senza un minimo albero; le strade sono facilissime da fallare, con tutto ciò che vi sia persone pratiche, per la gran quantità di carreggiate che si vedono, traversando una sopra l'altra; e noi fallassimo la strada due volte. La sera stassimo a una villa detta Bulbul, villa piccola posta in detta pianura. Alli 29 d.ofessimo levata, e sempre per dette pianure camminassimo e togliessimo uno a quella villa, pratico delle strade, acciò ci conducesse bene; e passassimo per Caracchicci, città piccola, perposar li cavalli; nella qual città vi è un bello Cavarserà, cioè luogo serrato per le mercanzie e cavalli, qual è alla similitudine di un convento con una sola porta, e tutte le comodità necessarie per li viandanti e cavalli; la sera giungessimo a Straggia, villa grandissima, abitata la più parte da Valacchi.

Alli 30 d.o, giorno di S.oAndrea, camminassimo sempre per dette pianure con la guida; scontrassimo una grandissima carovana che andava a Costantinopoli, la quale veniva di Polonia; la sera fossimo a Cavachei, villa grande. Il 1odicembre facessimo levata, camminassimo sempre per dette campagne con la guida; la sera giungessimo a una villa detta Sohaali, villa grande posta sopra la riva del Danubio. Alli 2 d.ofacessimo levata, camminassimo dietro il Danubio, a mezzo giorno giungessimo a Mecina, villa e scala del Danubio, cioè dogana e dazio del confine della Turchia, discaricassimo tutti li carri, pagassimo il dazio, ci sbrigassimo da quella maledetta razza dei Turchi, ma con molte difficoltà, e ciliberassimo da quelli furbi dei nostri carrettieri Turchi; mettessimo tutte le robe in barca e così passassimo il Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo in Cristianità, facessimo la notte 60 miglia giù per il Danubio.

Alli 3 detto giungessimo a Galazzo città su la riva del Danubio, stato del Principe di Bogdania. Discaricassimo la mercanzia di barca, e stassimo in detto luogo tutto il giorno per accomodare le balle e per trovare li carri per il nostro viaggio. Alli 4 d.ostassimo in detto luogo, facessimo dir messa alla Valacca, stassimo con molto nostro gusto, trovassimo molti e buoni pesci, cioè morone fresche, sturioni e lucci in grandissima quantità ed a buonissimo mercato, quasi per niente, gran quantità di lepri a soldi cinque l'una; galline ed altri polli non ne trovassimo per esser stata, già quattro mesi, ogni cosa svaligiata dai Tartari. Alli 5 d.oci levassimo da detto luogo con le nostre mercanzie, camminassimo tutta la notte a lume di luna con granfreddo. Alli 6 d.ocamminassimo sempre per le campagne già dette, con altra guida, senza mai trovar ville nè casali. La sera ci fermassimo. Alli 7 seguitassimo sempre per dette campagne con gran freddo, senza mai trovare ville nè casali. Alli 8 d.ocamminassimo al nostro viaggio, sempre come di sopra, la sera giungessimo a Barlado città, ma tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo per dette campagne con grandissimo freddo, la sera fummo a Zizzaar villa, cenassimo e poi facessimo levata al nostro cammino tutta la notte. Alli 10, sempre per dette campagne, passassimo per Vasclù mercato, posto di molte case, e vi è una chiesa e un palazzo del Principe di Bogdania ma tutto rovinato. Alli 11 d.ocamminassimo sempre fra monti, e seguitassimo tutta la notte camminando con gran freddo. Alli 12 d.oseguitassimo sempre con gran pioggia, entrassimo in un gran bosco, nel quale vi stassimo la notte, sempre camminando con gran vento e pioggia. Alli 13 d.o, giorno di S.taLucia, camminassimo per d.obosco il quale è grandissimo, le strade cattivissime, chesei para di bovi non potevano tirare un carro; restassimo la notte in detto bosco, senza niente da mangiare e con gran paura dei lupi quali urlavano grandemente. Alli 14 camminassimo sempre per d.o. La sera fossimo fuori, e stassimo la notte fuori di d.obosco.

Alli 15 d.ocamminassimo per strade molto cattive, e giungessimo in Jassi città dove risiede il Principe di Bogdania e Moldavia: la qual città è senza muraglie e vi sono da ottomila case in circa, ma tutte di legno, alquante chiese, alcune di pietra, ma parte son ruinate dalla guerra; il palazzo del Principe è di pietra e serrato attorno di legnami. Quando il Principe va per la città cavalca accompagnato da 500 archibugieri, e vestito di rosso con la mazza ferrata in mano. La città è sporchissima, con molto fango, che rende molto mal camminarvi; la città è stato suo; sono obbligate tutte le case, se vi va un viandante per voler alloggiare, riceverlo; e vi usano molto accoglienze. Le donne sono quelle che reggono e fanno tutti li fatti necessari alle lorocase, ragionano liberamente e famigliarmente con uomini in pubblico e in secreto, chè non vi è guardato; quando portano da bere, o mangiare, sono le prime a far la credenza. Quando muore la moglie a uno, quello per esser conosciuto vedovo, cammina per alquanti giorni per la città senza niente in capo. In d.aprovincia fanno alla greca, la quale circonda 700 miglia. Vi fa gran freddo; usano le stufe. In detta provincia vi sono 24 m. ville. Paga di tributo al Gran Turco talleri 60 m. La Valacchia paga 100 m. talleri, ed ha nel suo stato 24 m. ville.

Alli 20 d.ogiovedì ci levassimo da d.oluogo con gran freddo e neve: camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso, camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera giungessimo a Steffaneste, villa grande di due milacase; vi è una gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.avilla mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei Polacchi. Al 23 d.ofacessimo a mezzanotte partenza di d.avilla: camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.ocamminassimo sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo palmo. Alli 25 d.o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era molto grosso, come anco che eraun grandissimo vento da maestro, che lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco, senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna aperta. Alli 26 d.ocessò il vento: passassimo certi monti cattivi la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi. Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al Principe.

Alli 30 d.odomenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.ofiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzogiorno giungessimo a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose. Stassimo in d.oluogo molti giorni, per riposare del gran patimento avuto, e per accomodar li carri ed altro.

Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.aCamignizza e la sera stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.oa Sanuff, alli 27 d.odomenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.odesinassimo a Sborù, alli 29 d.odesinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza.

Alli 30 d.omartedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue. La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, peresser il vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case, con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio. E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come facessimo.

Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera a Ptevisano, villa grande dell'illus.moS.reAdam Signaschi Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva con d.oS.rPalatino. Alli 27 d.oci levassimo, facessimo leghe quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.oandassimo avanti una lega, escontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe, ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza, ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a Costantinopoli.

Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza con n.o60 carri grandi, tutti da 6 cavalli per carro, carichi di diverse mercanzie, cioè zibellini, lupi cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, coltelli e molte altre robe, tutte per condurre a Costantinopoli: che N. S. ci dia buon viaggio e ci guardi daassassini. Alli 5 passassimo il fiume di Cutino, alli 6 passassimo il fiume Pruto, alli 7 d.ostassimo a Steffaneste villa grande, alli 8 camminassimo avanti, alli 9 giungessimo in Jassi città del Principe di Bogdania, alli 11 d.oci levassimo, alli 12 camminassimo, alli 13 passassimo per Barladi città, e avessimo una grandissima pioggia con venti, tuoni e tempesta; alli 14 camminassimo; alli 15 giungessimo in Galazzo città, e ivi discaricassimo le robe per metterle nelle barche per passare il Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, ed era il giorno della Assensa; alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo li dazieri per la gabella dei Turchi, e vi stassimo sino alli 22 d.o; facessimo levata la sera a Provadia.

Alli 23 entrassimo nel gran bosco di Balcano, dove avessimo un passo molto pericoloso, che li carri non potevano passare fra un dirupo grande: nel qual luogo si ribaltò un dei nostri carri nel quale vi era trenta sacchi di reali di n.o500 per sacco, zibellini e altre robe; e recuperassimo ogni cosa senza perdereniente, perchè il carro fu trattenuto dalli arbori che non dirupò in fondo; e fessimo presto a tirar via li cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e seguitassimo nostro cammino. Alli 24 passassimo per Aidos città; alli 30 passassimo per Silivrea; il primo Giugno a Costantinopoli; ed ivi si diede spedizione a tutte le merci, e tornassimo a caricare un'altra volta la carovana per ritornare in Polonia.

Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; alli 27 Luglio giunsi in Leopoli; alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, alli 15 giunsi in Ieroslavia città, e fiera grandissima ci avea; alli 29 mi partii di Ieroslavia, al p.moSettembre giunsi in Cracovia città reggia del Re di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 giunsi in Praga città metropoli dell'Imperatore, alli 29 mi partii, alli 4 Ottobre giunsi a Norimbergo, alli 8 mi levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 giunsi a Lindo, alli 14 a Coira gran città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai per monti altissimi con gran neve; la sera a Chiavenna; alli 17 d.ogiunsi a Cevaprima città d'Italia, stato di Milano, la notte passai il lago di Como, alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, alli 22 a Lodi, alli 23 a Piacenza, la sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai a Parma, la sera a Reggio, alli 25 desinai a Modena, la sera a Bologna.

Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, andai a Venezia, mi imbarcai sopra d'un galeone per Costantinopoli; alli 30 Giugno giunsi in detto luogo di Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai sette anni.

1621

Viaggio fatto da Costantinopoli a Venezia per via di terra. Alli 14 Maggio mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio giunsi a Venezia, il primo Agosto a Bologna.

Fregio

Il Servo degli onoratissimi luoghi della Mecca e Medina, Sig.rdelli SS.ridel Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, Persia, Grecia, Iram, Turam, Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, Padron della spada e della penna, Sig.ril Sig.rOsman, al presente Re ed Imperatore della Musulmana Fede, a cui l'Eccelso Iddio sia favorevole.

Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, dei Sangiacchi cioè Rettori, delli Alai Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà cioè lancie spezzate, dei Contimari ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei Dottori, Moggini, dei S.ridella staffa, dei giovani che sono nei Serragli, delli Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi cioè portinai, dei Gianizzeri cioè pedoni, dei Zamoglani cioè giovani inesperti, dei bombardieri, degli armariuoli,dei Savazi cioè quelli che insellano i cavalli, della cucina regia, degli Spezieri cioè di quelli che fanno i canditi, delli Chilarzi cioè dispensieri della milizia, dei Mechtemi cioè quelli che distendono i padiglioni, dei Casnadari cioè tesorieri, dei sartori, dei marangoni, dei pittori, degli orefici, dei frizzeri ed altri salariati del Re.

Dei giovani che sono nel Serraglio.

Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovaniN.300Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro»170Nella seconda camera maggiore»300In quella delli Doganzi cioè falconieri»500Nella camera minore»220In quella delli Baltazi cioè ragazzi»370I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono»400I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono»2070I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono»2170

Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovani

Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro

Nella seconda camera maggiore

In quella delli Doganzi cioè falconieri

Nella camera minore

In quella delli Baltazi cioè ragazzi

I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono

I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono

I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono

Delle squadre delli Spaì.

1.aPrimo si chiama Spaì Oglani, e porta bandiera rossa.2.aSillichtari gialla.3.aIl destro Buluch bianca.4.aIl sinistro Buluch bianca e gialla.5.aGaribani destro, verde.6.aGaribani sinistro, verde e bianca.

GianizzeriN.43000Zamoglani»17000Bombardieri»6000Zebezi cioè armaiuoli»5000Sarazi cioè stallieri»500Zadir Mechteri, cioè quelli che scopano»200Zenegifi, cioè scalchi»140Dispensieri moltiCandittieri, cioè chi fa canditi»100Medici Turchi»40Medici Ebrei»30Tesorieri»180Sartori»220Marangoni»200Pittori»30Orefici»70Frezzeri»17Stallieri cioè che fanno staffe»70

Gianizzeri

Zamoglani

Bombardieri

Zebezi cioè armaiuoli

Sarazi cioè stallieri

Zadir Mechteri, cioè quelli che scopano

Zenegifi, cioè scalchi

Dispensieri molti

Candittieri, cioè chi fa canditi

Medici Turchi

Medici Ebrei

Tesorieri

Sartori

Marangoni

Pittori

Orefici

Frezzeri

Stallieri cioè che fanno staffe

Beglerati, o Ducati, che sono in Asia e nella Natolia.

Quelli della GreciaIemenAdinaGreciaCairoCiproBudaCabessiaCaramaniaBossinaBabiloniaSernauzaTemisvarDamascoCanzAgriaTripoliGienzeCanizzaBalseraAdil ZuasSilistraSachsàTaurisDiarbechinTrabisondaArzirumCaffaRiccàElrinzanSeresulIsirabCara AmitNatoliaIildirServanAleppo

Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 Sangiacchi, ed altrettanti Capi di ordinanze.

Della precedenza dall'uno all'altro.

Primo si senterà l'Alfier maggiore.Secondo il Capo delli Capiggi Bassi.Terzo poi tutti.Quarto il Cavallerizzo maggiore.Quinto il Cavallerizzo minore.Sesto il Capighilarchiaiassi.Settimo il Capo Scalco.

Il Secher Emini, o Emin.

Questo è obbligato di sovrastare a tutte le fabbriche del serraglio, di provvedere anco a certi bisogni della città, come il far conciar strade, condur acque, conciar le mura della città, e far altre fabbriche necessarie alla città.Emin della cucina.Emin delle biade per cavalli.

Dell'ordine dei Rettori della legge, dei Visiri, Giudici ed altri S.ridell'Imperio.

Se per caso il Mufftì col Visir grande si trovassero insieme in un luogo, l'uno non precederà all'altro, ma si senteranno egualmente, cioè il Mufftì in un canto, ed il Visir in un altro.

Sotto il Mufftì si senterà il Cadì Leschier della Grecia, e dopo quello della Natolia, e sotto questi diversi altri Cadì; e dopo questi, i Lettori delle Moschee principali e regie, che sono settecento.

Ordine dei Capi Principali della milizia dei Gianizzeri dal primo sino all'ultimo.

Il primo è l'Agà dei Gianizzeri.

2.oIl Chiaia Bei serve per luogotenente.

3.oIl Sceimen Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani del Re.

4.oIl Saganzi Bassi, cioè il capo dei bracchieri.

5.oIl Duganzi Bassi cioè il capo dei levrieri.

6.oL'Agà di Costantinopoli, e questo è capo delli Zamoglani.

7.oIl Musur Bassi o Agà, e questo è come commesso della milizia dei Gianizzeri, che sta appresso il Bassà grande, mentre che dà udienza, così nell'imperial Divan come in casa sua, acciocchè in occorrenza che alcun querelasse alcun Gianizzero, esso sia pronto di far eseguire la Giustizia ai capi; e se all'incontro anco per qualche negozio occorresse alcun Gianizzero, di farlo venire.

8.oIl Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, e il Chiaus minore; questi tre sono obbligati di far intendere a tutte le camere dei Gianizzeri quello che devono fare, cioè l'andar al Divano, quando che di fuori venissero le loro vettovaglie, legne, ed altre cose, per andar a levarle, e far altre cose simili.

9.oIl Sansongi Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani corsi del Re.

10.oIl capo dei Mastri che tengono le scuole per insegnar a tirar d'arco.

11.oIl capo dei balestrieri.

12.oI Hugiu Bassi: questi sono una compagnia, che quando si fa levata, apparecchiano quelle scope che l'Agà suol tener avanti il suo padiglione, e passano avanti, e le tornano ad impiantare nell'altro alloggiamento.

13.oIl Jedechzi Bassi, cioè il capo di coloro che menano i cavalli di rispetto dell'Agà.

14.oDopo, i Jaia Bassi, cioè i capi dei pedoni, e sono centurioni dei Gianizzeri.

15.oI Solachi: questi vanno avanti al Re con una certa scopa in testa, e con le camicie fuori delle braghesse; ed in occasione che il Re vada alla guerra, questi sono per guardia intorno al suo padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, e Zamoglani: a questi succedono gli scrivani delli Gianizzeri, lo scrivano dell'Agà e lo scrivano del Chiecaia.

Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi.

Un Tefterdar maggiore.Un minore.Uno di Natolia.Uno della Grecia.Uno del Cairo.Il Nascinzi Bassi.Uno di Aleppo.Uno di Damasco.Uno di Caramania.Uno di Caffa.Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri.

Dei scrivani che servono nell'imperial Divano.

Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore.Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore.Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in esecuzionedelle suppliche fattegli.Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli appalti.IlMuchatazi di Natolia.Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria.Un simile della fanteria.Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli.Il Muchataggi del carazo.Il Muchataggi della Mecca e Medina.


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