CAPO X.

CAPO X.

Primo trattamento di ospitalità in Kollare far piangere chi entra in casa, e perchè. Descrizione di questo villaggio, e de’ contorni. Simon, l’eroe delle cataratte. Pericoli sotto la sua direzione evitati. Digressione.

Primo trattamento di ospitalità in Kollare far piangere chi entra in casa, e perchè. Descrizione di questo villaggio, e de’ contorni. Simon, l’eroe delle cataratte. Pericoli sotto la sua direzione evitati. Digressione.

Da Kengis a Kollare, che vi è distante 22 miglia, non cambiammo battello. Impiegammo dodici ore nel viaggio; e i nostri rematori non ne presero di riposo che cinque. Avemmo per istrada una pioggia, simile alla quale, tanto era grossa e fitta, io non ne avea mai veduta alcuna dacchè n’era partito d’Italia. Non credeva che se ne desse di tale in sì elevate regioni; e fu anche l’unica volta, che colà udimmo il tuono. Navigando a Kollare incontrammo molte cataratte, che prima ci avrebbero messo terrore, e che allora ci erano cosa indifferente; ma però una volta andammo a dare sopra uno scoglio; e il caso solo ci salvò dall’annegarci.

La erculea ragazza, di cui ho parlato, ci avea preceduto; ed avea preparati buoni letti, e buon pasto di latte, di burro, e di carne direnna. Noi la trovammo in casa con sua madre, e con una figlia di una sua vicina: gli uomini erano andati alla pesca. Il primo trattamento che codeste donne ci fecero, fu empier di fumo le camere a tanto da farci continuamente lagrimare. L’intenzione era buona, volendoci liberare dall’incomodo delle zenzale, che ivi è veramente orribile; ma il rimedio era molto penoso. Il fumo impediva che quegl’insetti entrassero in casa; e fuori un gran fuoco li cacciava a migliaja lontani. In questi paesi il conservare continuamente nelle camere il fumo è una specie di lusso; e noi nol considerammo che come un oggetto di prima necessità. Che terribil flagello per gli Europei sono in questo paese codesti insetti! Ci coprivano in ogni parte della persona; e se ci riparavamo dalle loro beccate, niun mezzo poi avevamo per liberarci dal loro continuo ronzìo, che non ci lasciava dormire. Fummo parecchie volte tentati a non andare più oltre.

Il villaggio di Kollare è abitato da paesani finlandesi, che ci parvero passabilmente comodi. Esso sta sopra una isoletta formata dal fiume Muonio: vi si coltiva dell’orzo; e v’hanno pascoli abbondanti di fieno eccellente. Il paese all’intorno dà belle viste, massime per le due rive del fiume coronate di betulle, alberoin più maniere utilissimo a questi popoli settentrionali. Della sua scorza si fanno calzari, corde, piatti, sporte, secchi, e vasi, ed utensili diversi, e per fino un certo manto, o copertojo per difendersi dalla pioggia. Del legno si fa tutto quello che vuolsi.

Noi per nostra buona fortuna trovammo in Kollare quattro rematori più esperimentati di quanti n’avessimo avuti mai; ed uno di questi fu da noi salutato per l’eroe delle cataratte, appunto perchè colla meravigliosa sua destrezza fece che il nostro viaggio non finisse tra Kollare e Muonionisca.

Del rimanente da Kollare a quest’ultimo luogo, che è di 66 miglia, si va sempre in mezzo alle cataratte; ed è inesprimibile la fatica, che i Finlandesi fanno per condurre il battello, vuoto de’ viaggiatori, tirandolo dalla riva per mezzo di corde, e cercando di liberarlo dalle strette degli scogli, e dall’impeto violento della corrente. Noi intanto, non potendo essere di nissun ajuto a’ nostri rematori, facevamo cammino lungo la riva come potevamo, seguendola, o dilungandocene conforme volevano le boscaglie, e i siti paludosi, che la contornano. Avevamo camminato di questa maniera un buon tratto, quando ci si disse che non era possibile condurre più oltre il battello. Per loche andar più innanzi senza di esso, non era cosa da pensarvi; nè potevamo arrivare a Muonionisca senza attraversare il fiume; ed in quel luogo la cosa era impossibile. L’unico ripiego era di chiamare e il battello, su cui stavamo noi, e l’altro, che portava il nostro convoglio, a terra, e strascinarli per circa due miglia attraverso delle boscaglie, onde guadagnare una parte del fiume, che fosse più facile a salire. Il nostro eroe delle cataratte non trovava niuna difficoltà insuperabile. Volle spingere la magnanimità sua sino a proporre che noi montassimo sul battello, ch’egli, e i suoi compagni l’avrebbero strascinato per lo spazio occorrente. Noi scegliemmo di fare le due miglia a piedi, domandando solamente di riposarci mentre la nostra gente andava a cercare il nostro bagaglio, e il battello, che n’era carico. Nel corso di questo viaggio, invitati dal rumore straordinario del fiume, vi ci accostammo per vedere la famosa cataratta di Muonio-Koski, la cui corrente rapidissima sopra ogni credere, quantunque ci paresse impossibile a sostenere volendo scendere per essa, pure al ritorno nostro avemmo la temerità di affrontare; e vi riuscimmo. Dirò qui il come, per non aver più da parlare di siffatto argomento.

Bisogna figurarsi prima di tutto il fiume chiusoentro un letto estremamente stretto, ed imbarazzato da roccie, e massi a modo, che per superarli la corrente è forzata a raddoppiare la sua rapidità. Il canale intanto è per un miglio tutto pieno di scogli, le cui cime acute frangono l’acqua, e l’alzano in forma di bianca spuma. Come sperare che un piccol battello, portato attraverso di tanti ostacoli con una rapidità, per la quale in tre o quattro minuti fa un miglio, non abbia da andare in mille pezzi? E notisi che il battello non può passare per codeste strette seguendo semplicemente la corrente: bisogna che vada con una velocità accelerata per lo meno del doppio. A tal fine due rematori de’ più svelti e robusti hanno da vogare senza intermissione, mentre un altro uomo sta al timone per regolare la direzione secondo le circostanze; e quest’uomo intanto può appena vedere gli scogli e le rupi che deve evitare. Egli dirige la prora del battello verso la rupe che dee oltrepassare, e quando sta per toccarla dà un colpo al timone, con ciò facendo un angolo acuto per allontanarsene, e muovere al largo. Il passeggiero freme all’aspetto della manovra, che non si aspettava; crede che il battello vada a spezzarsi in mille schegge; ed un momento appresso rimane attonito vedendosi salvo; e vedendo quella rupe di dietroa sè per una distanza prodigiosa. Ma non istà qui tutto l’imbarazzo e tutto il pericolo. I flutti bollenti, e accumolati intorno al battello, ora entrano dentro il medesimo, e lo riempiono; ora lo trapassano da una sponda all’altra quasi senza toccare i rematori; e in tante forme si presenta la morte, che si stenta ad aprir gli occhi, qualunque cosa dicano per darvi conforto e sicurezza le persone, che la sperienza ha addomesticate con questi pericoli. Parecchi uomini del contorno erano periti; e due soli del villaggio di Muonio rimanevano, nella capacità de’ quali si potesse confidare: erano questi un vecchio di 67 anni, e suo figlio di 26. Non saprei esprimere la impassibilità di quel vecchio nel corso di quel tragitto. Quando eravamo in un momento de’ più critici di codesti passaggi, ci bastava gittar gli occhi sopra di lui; e la nostra paura dileguavasi. — Chi legge s’immaginerà la contentezza nostra quando avemmo superato quel mal passo; ed allora finirono le fatiche, e i pericoli, che una vanità temeraria ci avea fatto incontrare. Ma noi dobbiamo ritornare, secondo il naturale ordine delle cose, al nostro primo racconto.


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