Viaggio pel Lario e descrizione.Avviandoci al porto per intraprendere la navigazion nostra sul Lario, avvertiremo che quel seno e quel molo non sono cosa antica. Nel 1225 i[9]Comaschi ne aveano cavato uno pressoalla piazza de' Liochi, che appellato venne del Vescovado. Altro pure assai ampio ed opportuno vi aveva all'altro fianco della città, il quale per lunga incuria interriossi, e venne in questi ultimi anni ceduto ai cittadini Nolfi, che in parte ad uso il convertirono di giardino. Nè di piccioli moli facea mestieri ai Comaschi avvolti sovente in guerre navali; or ci può bastar questo, ma non dovremmo ommettere di purgarlo nella stagion d'acque basse da quella fitta che il deturpa, e guasterallo un giorno.Esciamone a manca e intraprendiamo lunghesso la sponda sinistra il viaggio. Tosto ci si presenta la spiaggia ampia del Pasquerio partita in due dal torrente Cosia che si sfoga ivi nel lago. Poco oltre a trent'anni fa avea egli le foci rivolte verso il sobborgo; ora col murato alveo fu costretto a piegarsi a dritta. Se le misure si osservino di quel pubblico pascolo rilevate da periti in sul principio del secolo, vedrassi che necrebbe alquanto l'estensione; nè fia maraviglia per chi ponga mente alle sabbie che versa il Cosia in quelle vicinanze, ed ai venti che agitando le onde vanno collocandole lungo que' lidi. Saria pensier saggio che fosse vietato il cavarle per uso delle fabbriche, tranne il sol letto del torrente, mentre in tal guisa accrescerebbesi ai posteri una pianura tanto più pregevole fra spazio breve rinchiuso da' monti. Ottimo fu pure il pensamento che ne rialzò una parte in questi ultimi anni col dispendio di scudi sei mila: così più salubre si rese e men soggetta alle inondazioni. Potrebbe con ampie piantagioni quadrate rendersi agevolmente più ameno quel passeggio, nè gli si torrebbe il comodo di schierarvi, come pure si costuma, le truppe. Fannosi fra tigli ed olmi presso Strasburgo i militari esercizj, nè il diletto de' cittadini opponsi al porvi soldati in marcia in finte zuffe. Bello spettacolo sarà per chi navighi il volger gli occhi in giro, sì che le vette, che lacittà e il pian d'intorno coronano, esamini d'un colpo, e quinci il celebre Baradello or nido ai gufi, e quindi l'unica porta[10]d'antica munizione che tuttora resti sulla costa di s. Martino osservi, e in mezzo piramidar tante torri e campanili. Ma già presso il finir del Pasquerio comincia la parte più leggiadra del Vico.Borgo VicoPrimo di tutti ne si offre quel palazzetto che pur or costrusse Antonio Baldovino, e dietro quello sta l'ampio ed amenissimo ritiro de' Carmelitani[11]scalzi, entro cui al principiodel secolo scorso era ilGiardinocelebre ricovero del dotto nostro Girolamo Borsieri. Spira a tutto questo lato dalla valle e dal rivo del Molinello una fresca aura consolatrice. Passata appena l'arcipretal chiesa di s. Giorgio, entro angusti confini sorge il casino del professore Bassian Carminati, ma il Soave architetto domò la difficoltà del luogo col ben partir la casa ed idearla. Segue la villa dei Barbò marchesi diSoresina; indi con ampio lusso il suburbano d'Eleonora marchesa Villani nata Doria Sforza. La culta dama, che signorilmente dimoravi, prese da' suoi viaggi il gusto di ammobigliarlo con eleganza; magnifica a stucchi lustri, piena d'aria e di sole è l'oval sala di mezzo. Parte del giardino locossi sovra quadrate muraglie che vedevansi sotto acqua a lago cheto, e servivan forse all'isoletta selvosa che Paolo Giovio[12]avea al fianco destro del Museo. Di tal amenissimo e celebre suburbano ragionano anco gli esteri, e il notano le geografiche carte. Marco Abate Gallio nipote di Tolommeo cardinale compratolo il distrusse barbaramente nel 1616. Sigismondo Boldoni[13]deplora l'impresadel Gallio, il qual pur faceva di tutto perchè il nome si obbliasse del chiarissimo[14]fondatore. Ma se in quell'occasione perirono pitture a fresco piened'anima, di cui anche fa menzione il Doni[15], se spezzaronsi marmi sculti con belle sentenze d'ingegno piene; almeno le tavole e le tele rappresentanti i volti degli uomini illustri e le medaglie e le rarità Indiane ed Americane[16]trassero i Giovj nelle lor case di città; ed ivi sorse col nome di Gallia un novel palagio magnifico, che da trent'anni circa spetta a Don Pietro Fossani milanese patrizio. Degne son da vedersi le pitture dell'ampia sala, e qualche fregio del cavalier Isidoro. Ciò è quanto lasciovvi d'antico il novello signore, distrusse esso il restante. Il Museo e poi la Gallia si edificarono sugli annosi vestigj della villa di Caninio Rufo, ilquale vi abitava a giorni di Traiano, la cui guerra in Dacia seppe degnamente cantare in greci eroici, e son note le pistole a lui del giovane Plinio. A due passi dalla Gallia il sunnominato possessore moderno di quella alzò in quegli anni ultimi una ridente abitazione, distruttivi alcuni meschini abituri. Contiguo a questa è l'alloggio del cavaliere Aurelio Rezzonico non dell'antica patria immemore, e il di lui orto si specchia nel lago. Più ampie e con giardini a tergo ed in faccia al prospetto del Lario stanno le case del conte Resta, che sullo spazio eressele appartenente a' Padri Minimi, e pria alla badia di Vico. Indietro giace quel vaghissimo ritiro appartenente al Conte Giovanni Salazar per retaggio della comense di lui moglie Marianna della Porta. Ivi nè vasto vi manca il passeggio, nè copia d'acque, nè l'ombra d'annosi tigli, nè la solitudine della prossima e facil montagna. Ma chiamane a se l'Olmo ove il marchese Innocenzo Odescalchi v'adoperaben ampie fortune, ed una mole si estolle che sfida i secoli. Il marmo, l'oro e gli stucchi lustri vi son profusi. Questo palagio chiude lungo il lago il sobborgo di Vico; avvi però di là strada atta alle carrozze che guida fino a Grumello.[17]GrumelloFu quella villa edificata da Tommaso d'Adda, cui nel 1578 dal Consiglio decurionale venne concesso l'irrevocabil diritto di raccogliere sulla costa di Monte Olimpino[18]le acque onde alimentar la fontana. L'ebbe poscia a delizia il[19]Vescovo di Modona SistoVicedomini, possedettela indi il cavalier Porta, da ultimo i fratelli Carlo e Benedetto Odescalchi, il qual secondo fu Papa col nome di Innocenzo XI. La acquistarono indi i vescovi sotto Monsignor Neuroni come amministratori del luogo pio de' Catecumeni, e v'abitarono. Il piacentino don Carlo Galli l'ebbe poscia. Ora appartiene al cavaliere conte Giambattista Giovio cui piacque di lodarne in una sua pistola al Conte Roberti[20]il prospetto amenissimo: ed in vero angol non v'ha di monte, non sen di lago che sfugga al guardo lusingato e pago. Di là a pochi passi s'interna nel curvo lido il caserino della Zuccotta[21]Zuccottaerettovi dai Volpi a solingo diporto. Per l'economiadelle celle anguste possiam d'isgradarne quasi il lavor geometrico d'un alveare. Ma giù per la valletta che stagli a tergo scende poi non molto dopo il meriggio un frettoloso ponentello che increspa le onde, efideicomisso[22]nei mesi della state non manca mai.Segue il Ceresajo, il quale a' giorni di Girolamo Borsieri era ancor colle alpestre, ed allor si ridusse a vigne ed a fertilità d'ottimi frutti, fra' quali hanno vanto i fichi. Poco oltre incontrasi Tavernola,Tavernolache in questi ultimi anni fiorì per l'eleganza degli ospiti suoi, appigionata, com'ella fu, all'Intendente generale delle Finanze baron di Lottinger. Da una colonnetta ivi spuntante a fior d'acqua si determina da quel lato il confine della pescagione riservata al possessore di Grumello. È sul tappeto che il calle angusto dall'Olmo a Tavernolas'abbia da formare in agevole strada larga per braccia dieci[23]. L'amenità allora di tutta quella piaggia crescerà a dismisura, e forse alle falde dell'Olimpino cresceranno più ville che si specchino nel Lario. Nè l'opera viene consigliata soltanto dall'amenità, perciocchè su quella via, non senza esempio di sventure, si traggono le farine alla città sulle schiene de' muli, le quali allora verrebbonvi sulle carra, come pure i fieni che si falciano moltissimi nel piano della Bregia, e debbono ora con lungo giro guidarsi intorno al giogo dell'Olimpino per guadagnare con fatica retrograda l'altra strada, che a Como mette ed agli Svizzeri.Ma da Tavernola per ire a Cernobio la via Regina discostasi assai dai lidi del Lario,[23]e per vigneti e campi e praterie inoltrasi in quella grande piaggiata, che forse ne' secoli scorsi formossi tutta colle inondazioni del fiumicello Bregia,Bregiail quale non di rado poiromoreggia strabocchevole torrente; e va crescendo ognora il lido con sassi e ghiaje al suo sbocco. Alle di lui foci nell'autunno si prendono nobili trote, le quali amano di guizzare a ritroso sui sassi per deporvi le uova. Una gran parte delle perenni acque della Bregia è divertita all'uso de' mulini. Giace al di là di quelle, dentro un seno lunato, Cernobio,Cernobiocui forse venne il nome dal vocabol latinoCœnobium. Eravi infatti un tempo un munistero di Cluniacesi, e poi vi succedette un convento di religiose, che da Giuseppe II insieme con tante altre vennero soppresse. Ma quella terra già prima di Pretore ornata, e de' suoi particolari statuti, fu distrutta e saccheggiata da Vincenzo Vegio, speditovi da Filippo Visconti duca di Milano; perciocchè i di lei abitanti aveano liberati a forza in Bellagio i debitori della camera fiscale. Ora ella è il soggiorno di piloti celebri e di esperti pescatori, nè scarseggia d'ameni casini, fra' quali vuole ricordarsi quello delmarchese Tiberio Crivelli, dei Sala, del fu chiaro e pio poeta canonico Rezzano, e dei Clerici notaj e conti palatini. Pretendono alcuni che l'acqua della Colletta spicciante nel prossimo colle sia molto salubre, ma finora v'è controversia sulla di lei analisi. Dietro a Cernobio sorge con altissima vetta il Bisbino,Bisbinosulla cui cima sta un tempio a Maria Vergine che dal popolo divoto frequentasi. È incredibile l'orizzonte che da quel cucuzzol discopresi, e qualora gli si aggirino dintorno le nebbie, se ne trae presagio in Como di pioggia imminente, onde avvi il proverbioVanne a prendere il mantello,Che il Bisbino ha il suo cappello.Sulle falde di questa montagna ampiaPiazza Rovennasi veggon le terre di Piazza e Rovenna patria del celebre pittore Angiol Michele Colonna. Vi si raccoglie frumento di grani sì belli e grossi, che volontieri cuocesi in minestra alla foggia del farro e dell'orzo. A pochi passi da Rovenna avvi una caverna detta ilPertugio dellaVolpe, e malgrado il difficile ingresso vi si mise dentro il dottor fisico Onorato Solari. Trovolla estendersi per 900 piedi parigini, e n'estrasse lunghi pezzi d'alabastro assai bello.All'escir primo da Cernobio s'incontra il torrente Garro, presso cui intorno al 1568 il Cardinal Tolomeo Gallio cominciò il nobil palagio, che appellasi Garrovo,Garrovoe spetta ora al marchese Calderara[24]. Volontieri v'approderà il viaggiatore, nè ommetterà di scorrere il viale, che sale sul monte, ed ha quinci e quindi due rivoli, che per centinaia di conche fluiscono scarpellate nel granito.Prossimo gli sta PizzoPizzovilla dei conti Mugiasca, i cui maggiori forzarono il dorso del monte a prestar loro ameni giardini di sol pieni e d'agrumi; poi curvandosi in circolo le rupi e la via regina si scopre Moltrasio,Moltrasioove il conte AndreaPassalacqua costrusse non ha guari abitazion vasta e giardini a gran piani scendenti al lago più magnifici ancora. Ivi presso il baron Durini conservasi un Museo d'uccelli vivi, singolarissima cosa, e vi s'ode lo stridor minaccioso dell'aquila e il pianto armonico dell'usignuolo.Nel petroso fianco del monte si cavan ivi le tegole pei tetti, e le caverne praticatevi e l'esperienza maestra ne fecero edificare celle parecchie per conservare il vino eccellenti, onde senza le cure, che usavano tante i Romani, possiamo bervi annosi liquori e sfidarli quasi nel lusso di quelle cene, per cui spillavano botti che ricevute aveano le uve pigiate sotto Consol remoto.Singolare è il contrasto di tanta frescura e del calor insieme, che la sferza cocente del sole eccita in que' sassi. Ma il fiumicello che parte Moltrasio con non mutulo gemito, e lava piombando a dritto e rovescio gran massi, spruzza l'accesa aria sì, che abbeveri i polmoni purissima, e s'abbrividisca nel sollione.Segue UrioUrio Carate Laglioper cammino dritto, ove alla villa Castelbarri, dinanzi Porta, avvi dal lago nobile accesso per una scaléa a due branche, nè lungi mostrasi Carate, nel qual paese mantiensi quasi per retaggio l'arte del costrurre le barche. Poscia in molte villette sparso vedesi Laglio per uliveti osservabile. V'ha chi opina che gli venisse il nome dalla romana gente de' Lallii, altri poi gliel deduce dal Dio Ajo,[25]che i politeisti venerarono sul Tebro. A tutte queste terre sta in faccia dall'altro lido Torno già luogo celebre, e la fonte Pliniana.Ma seguendo noi la punta di Torrigia,Torrigiache un promontorio pietroso spinge nel Lario a ristringerlo d'assai, siamo per abbandonare quel lungo catino, che gode sempre del popoloso prospettod'una parte di Borgo Vico, ed entreremo in una scena di lago più deserta e severa. Mi maraviglio insieme con Sigismondo Boldoni, come abbia Paolo Giovio amata tanto Torrigia da scrivere poi che dovessero ivi fabbricare coll'antica eleganza i favoriti della fortuna.Ripiegando presso al promontorio la prora costeggiamo le montagne a manca tutte poste a castagneti, fra' quali scorre qualche ruscello, che diriano i poeti, d'argento, e diria Magalotti, che ivi in molte ore del giorno potremmo farla da antipode, mentre altri pure si tapina sotto a' raggi del sole, o calafatasi dentro un appartamento. Dopo non breve remeggio giungesi a Brienno,Briennoove le casucce degli abitanti son poste quasi a ridosso l'una dell'altra, e presentano da lungi co' tetti l'immagine quasi d'una scala. Le sollazzevoli rime del padre Giuseppe Stampa, in cui si raccolsero que' motti, onde fra loro si proverbiano i nocchieri delle varie terre, narrano che a' Briennesi si lanci il titolo diallocchi, ma già nol sono punto, e forse a' vecchi tempi era la loro patria ancor più distinta. Ce ne possono far fede le due lapide,[26]colle quali Publio Cesio Archigene sciolse i suoi voti alle Matrone ed a Giove. Queste si scopersero a' giorni di Girolamo Borsieri.Il cognome d'Archigene[27]Argegnosuonaqualche cosa di simile alla prossima terra d'Argegno, e forse Lucio Cesio l'ebbe per suolo natale. V'ha chi lo creda popolato un giorno da que' Greci che i vincitori Romani traslocarono fra noi,[28]e potrebbe a tal sospetto giovar anco l'appellazione grecanica di Picra, che tuttora rimane a quella terra che in vetta sta dell'ardua montagna sorgente al fianco d'Arcennio, alla quale se con aspra fatica di salire ci venga talento, v'ammireremo grani di mirabil candore e grossezza, non che rape rivali di quelle di Norcia. Là su quel vertice stanno vestigj d'antica rocca, come pure diun'altra ad Argegno, il qual posto quasi in un golfo del Lario viene in due partito dal fiumicello, che ivi scarica la Valle d'IntelviVall'Intelvisì celebre per l'industria de' suoi abitanti. Traversandola per il lungo sboccasi con viaggio di miglia circa sette al lago di Lugano. Incontransi per il viaggio caravane di muli carichi per lo più di carbone che sfogasi ad Argegno per imbarcarlo. È singolare che non vi siano marmi nella Valle Intelvi, e però gli abitanti di quelle piaggie si dierono alle opere di gesso lustrato, nelle quali sono abilissimi.Anche il dizionario Geografico del Ladvocat, prodotto col nome di Brouckner, nell'articoloComoattesta che da questa valle uscirono[29]scultori, pittori,stuccatori, architetti eccellenti. Taluno vuole anche derivarle il nome dall'intelletto.Seguendo noi il viaggio nostro lungo la riviera incontreremo ColognoCologno Camogiapiccola terra e il fiumicello Camogia, il quale rigonfio bagna talora di sua spruzzaglia l'arco del ponte. Vuolsi che quest'acqua per le viscere del monte sgorghi figlia del lago di Lugano. Ma presso a quella una chiara e fresca fonte zampilla e cade spumosa detta Oliviera dalle piante che d'ogn'intorno l'inombrano, e tutta quella costiera rendon di squisito olio feconda.Ma già voghiamo nello stretto seno fra la famosa Isola Comacina[30]Isola Comacina Salae il lido,in cui avvi Sala popolosa di pescatori, che molta preda fanno in quel golfo pescosissimo, detto nelle sue lettere dal giovin Plinio ilcannal gemmeo.Di fianco all'Isoletta sul prossimo territorio avvi una terra che da essa ricevette il nome d'Isola,Isolaa cui non manca un'arcipretale collegiata antichissima, presso la quale conservansi assai vetuste pergamene. Sparsi qua e là sul monte vi sono gruppi di case, a cui non manca l'appellazion propria, e dipendono da quell'arciprete. Fra queste ricordo Ossucio,Ossucioove avvi l'iscrizioneche soggiungo, poichè ignoro che sia stata giammai pubblicata.[31]MATRONIS . ET . GENIIS .AVSVCIATIVM . CONSECRAVIT .ARVIVS . NIGRI . F . NOMINE .SVO . ET . C . SEMPRONII . NIGRI . ET .BANIONIS . CVCALONIS . FILIAE .PARENTIVM . SVORVM .Nella terra non lungi dalla chiesa collegiatai Giovj, che l'origine traggono dall'Isola[32]Comacina, v'hanno memoriadelle ricchezze de' lor maggiori l'ospedale e la chiesa di S. Maria Maddalena, a cui con liberal pietà contribuirono terreni smembrati dalle loro possessioni per nodrire i poveri e i viandanti, e resta fino al dì d'oggi in quella famiglia per più di ottocento anni l'autorità e la prerogativa incorrotta di mettervi[33]un ministro. Portano quindi i Giovj per insegna, in testimonio dell'origin loro, il castelloposto in mezzo dell'isola. A questo si aggiunse l'aquila da Federico Barbarossa, e s'inquartarono poi le arme dei Medici per dono di Leone X., e le colonne d'Ercole per diploma di Carlo V. Cesare si sovrapposero.Ma sul confine della terra sorge poi Balbiano,Balbianogià sobborgo dell'Isola, e delizia ora del Cardinale Angel Maria Durini. Ivi sul principio del secolo sedicesimo duravano tuttora magnifiche reliquie[34]della villa de' Giovj. Queste nel 1596 vendette Ottavio Giovio a Tolomeo Gallio conte delle Tre Pievi, poi duca d'Alvito, quindi spinto e dalla bellezza del luogo e dal vetusto diritto ricomperò quella villa nel 1778 il cavaliere conte Giambattista Giovio, il quale dovettela poi cedere nel 1787 giàristorata alle lunghe brame del Cardinale, che coll'ampliazione de' giardini, e col profondo vial carrozzabile di se la rese degnissima. Vi s'innoltri il viaggiatore e verragli incontro l'amenità, in fine poi d'esso l'orror sagro della valle e lo spruzzo quasi della Perlana saluterallo. Talora però queste acque rigonfiansi a torrente infestissimo, e radendo Balbiano si scaricano nel lago.Vedesi in alto il venerabile santuario di M. V. del Soccorso,Santuario del Soccorsoed a chi salga il monte aspro, danno sollievo alcune cappelle, che i misteri raccolgono della Incarnazione salutifera rappresentati con belle figure plastiche colorite. Dolcissimo e maestoso scende giù nel piano il suono di quelle armoniose campane, per cui volontieri Monsignor Giovanni della Casa avria fatto un epigramma in laude, ei, che pur dettò que' latini versi sì acerbi contro lo squillar rimbombante de' bronzi sagri.Se il ponte si passi, che al fianco di Balbiano sta sulla Perlana, tosto si è aCampo,Campoove pochi anni sono un convento v'era di monache, ridotto ora quasi a seconda villa dal Cardinal Durini, che su tutte quelle spiagge profuse danaro, e cultissimo vi raccolse con dignità il beato ozio delle muse.Da Campo per breve via giugnesi a Lenno, ma noi costeggeremo il selvoso dorso di Lavedo,LavedoossiaBalbianinosulla cui punta altro casino[35]formossi il prelodato Cardinale di ridente prospetto, da cui domina a cavaliere su due catini del Lario, e tutta vagheggia la Tremezzina. Entro lo scoglio del molo avvi una fessura, da cui ricavò alcuni bei pezzi di spato cristallizzato il dottor fisico Onorato Solari. Questa punta di monte, che spingesi nel lago, quella si è che il Boldoni vago di pellegrini vocaboli denominò il dorso di Abido alludendo a quell'asiatico strettocelebre pel caso infausto di Leandro e pei versi di Museo. Noi varcandola dirizzeremo la prora lungo la riva manca spaziando col guardo satollo in più ampio pelago, e giungeremo in tranquillissimo seno, dove i Caroè hanno una villa.Tosto lì presso sta LennoLennoper qualche reliquia del gentilesimo tuttora venerabile. L'antiquario recherassi quindi alla chiesa arcipretale, e troveravvi un picciol sotterraneo tempio sostenuto da colonne di cipollino, e vedravvi un'ara e qualche altro pezzo di marmo candido. Hannovi anche de' condotti di terra cotta in foggia quadrangolare, nè saprebbesi qual ne potesse esser l'uso. Ben per lo contrario si sa che alla stagione degli oracoli de' Gentili si praticavano i templi o dentro caverne dalla natura fabbricate, o in luoghi dove l'arte avesse procurati dei sotterranei. Tali antri eran conciliatori d'orror sagro, e col pretesto delle esalazioni divine giovavano alle furberie de' ministridegli idoli, onde poi que' sacerdoti ne foravan talora le statue, e col mezzo di tubi arcani facevano gorgogliare dai loro numi le voci misteriose. Vive medico condotto in Lenno il giovane ingegnoso Francesco Mocchetti nato in Como[36], il qual avvolge ben degnamente al suo crine il lauro d'Apollo e quel d'Esculapio, ed ora compie una dotta sua peregrinazione in Lamagna per visitarvi que' dotti e conoscerli ancora di volto, tanto più che può favellare il lor linguaggio non men che l'inglese. Siegua egli ad onorar la sua patria!Vuolsi che su questo lido depresso ed agevole il giovin Plinio avesse la villa sua dettaCommedia, perciocchè gli attori di quelle in sulla scena escivano[37]con borzacchini del coturnotragico più umili. Scorgesi sulla montagna, che s'alza a tergo di Lenno, l'Acquafredda,Acquafreddagià monastero di Cistercensi, e pria de' Cluniacesi, che vi siannidarono intorno al 1140; soltanto pochi anni sono ne partirono i Cistercensi, quando loro fu data la Certosa di Pavia. Ivi dimorava il dotto Padre don Pompeo Casati, i cui occhi non lasciavano intatta pergamena alcuna di chiostro o d'archivio, e d'esse n'era ricco quel monastero. Or le case e i fondi si comprarono dal sig. Ignazio Mainoni, il cui fratello Barnabita don Francesco, detto più volte dal Cardinal Buriniil puro Sacerdote delle muse; è noto per la facile sua vena, e merita ancora d'esser più noto pel culto ingegno e le sociali maniere.Quindi piegansi alquanto i colli pieni di vigne e di uliveti, e questi sono le falde e gli zoccoli quasi dell'eccelse rupi, in cui vedesi uno amplissimo strato di pietra orizzontale, che ne favella di rivoluzioni grandi. In alto sta Bolzanico, ove il conte Andrea Passalacqua Lucini ha casa venutagli col pinguissimo materno retaggio Brentan Monticelli.Lungo la spiaggia del lago corre amenissima la strada regina[38]; e tutta quella parte, che col generale vocabolo appellasi Tremezzina,Tremezzinapresenta l'aspetto d'una città continua, tanto vi sono vagamente sparse le case e i palazzi. Niun luogo gode di sol più amico ne' verni sul Lario, e la stagione ivi tien fede ai boschi d'agrumi, nè osano le notturne o mattutine arie mordervi i cedri. I signori Mainoni, il Duca Serbelloni alla Quiete, gli eruditi fratelli conte Andrea e preposito de Carli, e i Brentani di cui molta in que' contorni fu la progenie, altrove anche trapiantata, v'hanno alloggi e giardini ridenti.Notissimo è l'albergo della Cadenabbia,Cadenabbiache altri Brentani di fresco eressero con felice evento e pel lucro loroe per la comodità de' passeggieri. Ivi più volte si ridussero nel verno a passarvi qualche settimana i RR. Arciduchi venendovi da Milano, ed è di moda che qualche inglese vi passi le intere mesate. Come quasi a metà del Lario v'approdano i nocchieri e vi riprendono lena. Quindi tiensi che il nome venisse daCà di naulo. Porcacchi e Giovio lodano il vino, che gli ostieri di quelle contrade apprestavano ai vogatori. Prima di giungervi vedesi la villa Clerici posta in alto con giardini a piani varj e scalée, che vi conducono[39]. Il nobil soggiorno spetta ora alla contessa Claudia Biglia figlia ed erede del marchese Generale, che in quel luogo esercitò losplendore e la magnificenza cinto d'ospiti numerosi a banchetti Lucullei.Segue un lido sabbioso, su cui il lago va le arene accumulando per anni, e poi talora in un solo quasi tutte le inghiotte[40]. Sta sovra esso la Majolica[41],MajolicaossiaLondon-HôtelGriantecasa, cui venne il nome[42]dall'esservi stata tempo fa l'arte de' piatti esercitata dagli esperti vasaj. Nel curvarsi del seno scopronsi anche meglio i poggi diGriante, paese celebre per commendati vini, che, soavi al gusto, si giudicano pure giovevoli allo stomaco.Indi sotto alla rupe che appellasi il sasso di S. Martino, vedesi una novella opera che assicura il varco ai passeggieri; perciocchè pochi anni sono ivi nell'aumentarsi del lago era di mestieri che i viandanti prendessero qualche barca per tragittare un piccolo spazio, dove le acque giungevano a coprire in qualche mese la strada regina. Vi si provvide con ampio ammasso di pietroni, i quai però di sovente vi si sconnettono dal flagellare de' flutti adirati.Ma già pieghiamo alla costiera, che mette a Menaggio.MenaggioQuesto borgo venne non ha guari ornato di Pretor regio, nè più risente i danni che gli recarono le guerre nel secolo XVI, anzi i di lui abitanti godono fin l'agio di non pagare la tassa personale, perciocchè a tal peso del Censo soddisfanno abbondevolmente colle rendite della Comunità. A manca del Borgo mette foce nel lago laSanagra[43]fiumicello, cui si vollero attribuire molte guarigioni, massime per male di gambe; ma gli osservatori trovarono quelle acque freddissime e lievi senza mistura alcuna di minerale. Giova però quel fiumicello al commercio non poco, perciocchè tenendosi in collo quelle acque con argini, si strascinano poi alla spiaggia le gran piante che recidonsi sulle montagne. Non esiste più in quel borgo il chiostro de' Canonici regolari, ma tuttora v'esiste la gran lapida al nome sagra di Lucio Flavio Minicio Esorato Flamine di Tito e carico pure d'altri titoli militari e pontificj. Questo sasso vi si fece recare dall'erudito impressore librajo Minicio Calvo nel secolo XVI, che tratto avealo dalla spiaggia presso Rezzonico. Vedesi questa incastrata qual base nella chiesuccia di santa Marta, presso cui don Paolo Paravicini eresse un casino agiato, che serve a quel cavaliere di riposo nel suoviaggio da Como alla Valtellina. Nè manca a Menaggio il soggiorno perpetuo di famiglie nobili, la Castelli, la Magnocavallo, e quella de' Conti Bolza, un cui rampollo fiorisce in Sassonia, e venne rammemorato dal re di Prussia nella storia della guerra settenaria. Anche i Guaita, che soggiornan pel più a Codogna, hanno a Menaggio abitazione signorile, piantata veramente sulle onde del lago, onde, se soffrono l'incomodo del fremito di quelle, godono poi tutta l'amenità d'un prospetto invidiabile. Non vuolsi pure ommettere il recente edifizio de' Campioni, i quali arricchiscono colle miniere e le opere del ferro.Apresi da Menaggio l'ingresso della valle che mette a Porlezza,Porlezza Cavargnaed a Cavargnoni. Hannovi sul passaggio più terre Croce, Cardano, Codogna chiara per l'origine e ville di più famiglie dei Guaita; da lato poi Grona, Bene, Naccio. A mezzo incontrasi un laghetto pescoso, a cui di recente si aperse più retto ed ampio sfogo in quel di Luganopresso Porlezza, e si acquistarono campi all'agricoltura collo scemarlo e il distruggersi della palude. Più in là scorre il Cuccio, che piomba da Val Cavargna. Ma degli abitatori d'essa tante furono e sì paurose le descrizioni, che saria colpa risparmiarne un motto. Boldoni[44]li dipinse come il più sanguinario popolo; ma i Cavargnoni sono dolci cogli ospiti, e solo hanno alquanto dell'indole Corsa per la vendetta. Poveri e in cima e in fondo delle loro alpi natie procurano di non soggiacere ai diritti sul tabacco e sul sale prefissi. Castagne e latte sono il lor vitto, e nelle feste del Natale si formano un pan duro, che lor serve per mesi, ed appendesi alle soffitte, quasi come que' lustri, cheil lusso appicca alle volte delle sale dorate, ed aggiornan con ardenti cere le notti. Può dunque de' Cavargnoni estinguersi alquanto la mala voce. Il soggiorno fralle rupi alimenta costumi rozzi, ma innocenti; vi si conserva l'ospitalità de' secoli Omerici; l'aer puro sottile sereno, in cui vivono que' montanari, sovrasta non di rado al tuono ed alla folgore, come suol dirsi, che l'animo del sapiente s'aggiri sovra l'atmosfera delle[45]passioni, e sol forse può rinvenirsi o serbarsi un tal savio fra le vette solinghe e le selve.Da queste valli nuovamente il pensier rivolgendo a Menaggio seconderemo il curvo lido che guida a NobialloNobialloterra nota per le cave dei gessi, e per la divozione de' popoli verso un tempio di Maria Vergine. Fin là quasi piana ed amena corre la via regina interrottapoi dagli aspri scogli di Sasso Rancio. Conviene ivi salir sopra con rapida ascesa e per quelle balze scoscese ne' vecchi tempi tagliossi la via maestra che guida a Grigioni. Ottimamente scrisse Paolo Giovio, che uom di cervello non passeravvi a cavallo almeno per qualche tiro d'arco, poichè la caduta stritolerebbe le ossa d'un infelice innanzi, che le ingojasse il profondissimo lago.Le spalle de' monti vedonsi qua e là foracchiate da que' giornalieri, che vi estraggono l'ocra di ferro satolla. Indi GaetaGaetagioisce d'un golfo leggiadro, e le di lei falde sono così bene al sole esposte, che tre secoli fa i coltivatori d'esse vi trapiantarono le malvagíe di Candia, che vi provarono ottimamente. Anche al principio dello scorso il Borsieri lodava quelle uve moscatelle, e dovrebbono aspirare di bel nuovo quelle genti alla gloria degli antichi vigneti. Antico sembra pure il nome del luogo, e tiensi che gli venisse dalla somiglianza col lido della Romana Gaeta, mentrein lingua laconica suona tale appellazionelido incurvato.Gli scogli di Sasso Rancio finiscono poi finalmente, dove spumeggia il ruscello dell'Acqua Seria, che giù scende incognito quasi per valle solitaria, ove le care ombre fanno trovar giovane l'alba nel meriggio d'agosto. In alto della valle sta Breja. Ma sul lido avvi chiostro con Chiesa di Domenicani, i quai però ora non vi abitano. Siegue indi RezzonicoRezzonicoterra, che diede il nome ad illustre famiglia, un cui rampollo trapiantatosi a Venezia produsse quel Pontefice d'ammirabile mansuetudine Clemente XIII, ed altri fioriscono a Milano e in Como. Vuolsi eziandio, che tal gente fosse una sola colla Torriana che dominò molto in Lombardia; e traslocossi anche nel Friuli. Presso il fu eruditissimo Conte Anton Gioseffo Rezzonico conservavasi il Breve di Pio II, in cui favellasi del padronato sulla Chiesa Domenicana spettante a'diletti figli i Nobili della Torre di Rezzonico. Varie appellazioni vernacolegiusta i tempi ebbe questa famiglia e questa terra, e sì l'una che l'altra furono quindi anche Arzonico e Ronzonico. Cultissime sono le falde delle montagne che dietro le stanno, poi a certa altezza i castagneti, indi verdeggiano i pascoli saporosi. A pochi passi da Rezzonico scorgesi locata sovra un promontorio la rocca vetusta, per cui ci si conserva una immagine viva delle antiche castella merlate.Le picciole terre di Pianello e di Cremia[46]PianelloCremiaMussonon ci arresteranno, volonterosi troppo di favellare di Musso già prima dominio, e poi sul finire del secolo XVI feudo dei Malagrida, ora marchesato dei Bossi. La rupe aspra conserva tuttora i vestigi di quella triplice fortificazione innalzatavi dal famoso Triulzi Giangiacomo seguace belligero de' refrancesi Lodovico XII e Francesco I. In questa fortezza si mise poi entro nel 1522, ed accrebbela Giangiacomo Medici, ed ignorasi anche se vi riuscisse per fraude, o col favore di lettera del Duca Francesco II Sforza. Egli la rese una rocca quasi inespugnabile, e di là portò il terrore su tutto il lago. Destreggiandosi egli ora con Carlo V Cesare, ora col re Francesco seppe mantenervisi contro gli sforzi del Duca, e dei suoi alleali Grigioni e Svizzeri. Se miriamo al valor di costui militare, non può negarglisi l'ammirazione, ma se le rapine, e le stragi e i danni cagionati si considerino, viene orror di que' tempi. Oltre i nostri storici, parlarono di quelle imprese Galeazzo Cappella, Marco Antonio Missaglia, ed il Fiammingo Enrico Puteano discepolo illustre e successore di Giusto Lipsio. Il Medici[47]rappresentò nel XVI secolo quei condottieri d'arme del XV, e ne torna al pensiero il Barbiano e il Braccio. Ma finalmente poi venne a patti collo Sforza nel 1532, ed ebbe dal Duca il marchesato di Marignano e trentacinque mila zecchini. Ostaggio del trattato fu Giannangelo di lui fratello, poi Papa Pio IV. Si distrusse allora la rocca, di cui pochi rimangono vestigj. Ma se l'occhio spingasi alquanto alto sulla rupe, vi si scopre una fossa ampia e profonda tagliata nel ceppo vivo, dalla quale anche sola può arguirsi, qual forza potesse avere e qual difesa il Medici, cui sebbene da taluno si neghi fino che sapesse scrivere il proprio[48]nome,pure non può negarsi che non abbondasse d'accorgimento, di mezzi e di valore, e ne diè pruove fralle truppe di Carlo V, e poi comandando per Cosmo Duca di Firenze domò malgrado gli ajuti di Arrigo II la repubblica di Siena. Mentre però coll'aspre piraterie sue il Medici travagliava i Comaschi, molto si valse dell'opera intrepida di Luigi Borsieri, a cui fu fratello Giambattista l'avolo dell'eruditissimo nostro cittadino Girolamo.Presso Musso corre il Carlazzo torrente quasi ignoto, ma che nell'anno 1793 gonfiossi sì stranamente da menarne il guasto grande. Or l'alveo incanalossi di bel nuovo, e gli si sovrimpose un ponte di pietra, e il cielo voglia che non lo sdegni[49]quanto l'Armeno Arasse. Veggonsi nel dorso del monte le antiche cave, da cui si trassero i marmi bianchi pel maggior tempio di Como.Sfuggon poscia a foggia quasi di mezzo cerchio le montagne dal lido, e nella vallata s'incontrano le terre di Garzeno e Stazzona. Avvi di là strada, che ognora per gioghi e per valli sbocca a Bellinzona.Dongo poiDongogiace sulla concava e tranquilla spiaggia borgo illustre per le miniere di ferro[50], non che pei molti campi e vicinanze sue, e per le oneste famiglie che l'abitano, come Musso e Gravedona.Ampia e ridente pianura separa Dongo da Gravedona,Gravedonae per le più rigogliose praterie hannovi viottoli, che invitano al passeggio. Una rapida fiumana, che muove dalle rupi lontane, dividel'un paese dall'altro, e si pensa ora di sostituire a quel di legno un ponte di solide pietre. Gravedona è castello illustre, e meritò menzione nelle paci di Federico Barbarossa. Godette sino a questi ultimi tempi di leggi sue proprie in materia di vittovaglie, quantunque già da due secoli soggiacesse per ragione di feudo insieme colle pievi di Sorico e Dongo alla famiglia Gallio dei Duchi di Alvito, che ivi mantenevano un Commissario, pel quale s'amministrava giustizia. Son pochi anni, che non senza successo vi s'introdusse una fiera di bestie bovine, le quali vengonvi dagli Svizzeri, e di là per la strada di San Jovio, la quale pertanto fu descritta fralle provinciali, si sbocca ai contorni di Bellinzona. Le circostanze del paese non permisero però di porvi ancor mano, e vorrebbesi eziandio diminuirne la lunghezza, e la solitudine del viaggio con qualche opportuno edifizio.Sul lido un po' dal borgo distante sta la chiesa colleggiata, e presso aquella, come costume era de' templi vetusti, il battistero separato. Non perderà il viaggiator colto l'occasione di visitarli, e senza dubbio ve lo alletteranno l'opera d'antica foggia, le due iscrizioni d'Agnela ed Onoria appartenenti al secolo V, e qualche annosa pittura, che da lor anche sole distruggerebbono il parer del Vasari, il qual vorrebbe, che il risorgimento dell'arte bellissima s'attribuisse soltanto a suoi toscani il Cimabue e il Giotto. Il fresco nel battistero rappresenta il miracolo della Vergine narrato dal Sigonio, e che vuolsi accaduto nel 823.Bella mostra fanno di se le case dei Gravedonesi a vario ordin locate sulla sorgente collina, cui tengon dietro le montagne più ardue, ma coltivate. L'arcidiacono Luigi Volta per retaggio Stampa vi possedeva una casa, che tutto domina il lago per miglia venti, e coi giardini vi scende. Presentano questi colle muraglie l'immagine d'una fortezza, e corre voce, che verso la metà diquesto secolo gli Spagnuoli scambiasser da lungi quelle muraglie per la rocca di Fuentes, al cui assedio si recavano. Ma tutti supera i palazzi del lago il vastissimo edifizio eretto in Gravedona da Tolomeo Cardinal Gallio[51]. È fama, che sì gran mole v'ergesse quel favorito della fortuna, perchè già con maneggi presso Filippo II si fosse adoperato di avere in feudo anche tutta la Valtellina, che a cinque miglia le sta di fianco. Quattro torri fiancheggiano il palagio, e sale e stanze non mancanvi; vi mancan bensì i giardini, abbenchè l'iscrizion postavi dal Cardinale parli di orti e di fontane. Ma le pareti nudate fanno doglia, e chi ami saper come le ornasse Tolomeo, può leggerne la descrizione di Sigismondo Boldoni, il quale specialmente impiega i vezzi dello stile intorno a quella tavola, in cui s'ammiravan le Grazie con Cerere, Venere e Bacco, eda quell'altra, che rappresentava il ceteratore Arione sedente in sul delfino. Venne nello scorso secolo spogliato il palazzo d'ogni sua ricchezza, e dicesi, che perisse la nave, sulla quale s'erano collocati molti quadri, perchè da Genova a Napoli si recassero. Del resto qualor pensisi all'impresa di un Cardinal sì magnifico, non che alle leggi da lui dettate col più accorto testamento, e tutte pure infrante col favor delle leggi, sentesi quasi un presidio per non essere infermi giammai di posteromania. Effetto immobile della sua volontà altro non resta, che l'opera pia per dottare in Como donzelle povere.Vogliono pure qualche nostra parola le montagne sopra Gravedona, nè son senza terre, Traversa, Vercana, Caino, Dosso, Livo, e Peglio. In questa ultima v'hanno belle pitture, e fra queste meritan nome i freschi rappresentanti con tocchi fortissimi il giudizio universale, per cui si nobilita la parrocchiale. In queste montagne veston ledonne a foggia di cappuccini, e vuolsi che l'usanza venisse loro per voto fatto nel secolo scorso in occasione di peste; perciocchè costumando già per immemorabil tempo di recarsi in Sicilia gli uomini di queste contrade, e veggendo ivi le pinzocchere in Palermo devote a santa Rosalìa vestirsi di tal foggia, recaron costoro alle lor mogli il pensiero di tale abbigliamento. Hannovi tra queste montanare persone assai benestanti, le quali però mantengonsi fedeli al lor panno tané, e soltanto osano servirsi di lana più fina, e come ognuna di queste femmine porta una cintura da grande fibbia verso l'ombelico fermata, così le ricche avrannola anche d'oro, e il collare che scende sul petto e le spalle, sarà per esse di ben tessuti merletti. Del resto l'aria della salute spicca nei volti loro, ed abbenchè parecchie vengano a Como ne' giorni della maggior settimana per venerarvi il Simulacro del Crocifisso, pure la singolar moda loro attira sempre i guardi nostri, nè ioseppi negar mai i miei pensieri alla religion loro, robustezza, e libertà, se i lor beni conoscano, fortunatissima.Con breve intervallo di lago, ed anche per agevole via si giunge a DomasoDomasoluogo di vivo commercio, che in questi anni ultimi crebbe anche non poco. Molto ivi si esercita la filatura de' bozzoli, e se prenderà piede la costumanza di filarli ad acqua fredda, giusta il sistema prescritto dal chiaro preposto Castelli, meno diserterannosi i monti di legne. Non v'ha spiaggia, dove la Breva (che il vento è del meriggio) eserciti l'impero e la durata maggiore. Quindi e il soffio d'essa e il vicin fiume fanno, che vi si addensin le ghiaje, e cresca il lido; ma pure non sono moltissimi anni, che sprofondossi un promontorio, che spingevasi nel lago. Il caseggiato di Domaso è molto decente. Ivi ha villa il marchese Calderara, i cui maggiori trassero di là l'origine. Nè tacerò l'ameno casino erettovi non ha guari dal musico Giambattista Vasquez,il qual vi giojsce d'un ozio beato, e ritirossi in questa sua patria dopo aver figurato alla corte di Portogallo, dalla quale ha uno stabile assegno. Io mi trattenni al gravicembalo di questo amabile filarmonico, cui pure non manca una piccola biblioteca. Il Mancini nelleriflessioni sul cantocollocò il Vasquez fra i cantori del primo rango, e la celebre Madama di Bocage, che[52]giovinetto udillo in Roma, nominollo con lode ilBattistino.Buone case hanno pure in Domaso i fratelli Venini di quella famiglia a cui appartiene l'illustre scrittore abate Francesco; ed in altra pure agiata d'assai, che già fu del maggiore Pietro Paolo Paravicini, esercitò meco l'ospitalità più gentile il dottore di leggi Innocenzo Roselli, cui toccò in sorte la più invidiabil moglie, che tutti sa compiere gli ufficj dimestici, e predica coll'esempio, che le madri sane denno essere le nutrici de' figli loro.Ameni sono i passeggi presso Domaso, e giù fra prati, dove le acque scorrono copiose; avvi una considerabile fabbrica, in cui segansi i gran tronchi, che per la Mera o per l'Adda giungono al Lago.Le falde de' monti producono vino potente e grano non poco, nè vi mancano più terre Buggiallo, Trezzone, ed altre. Egli è da un quinquennio che riattossi da Domaso fino a' confini del Lario la via regina, e secondando noi quella col naviglio nostro incontreremo Gera,Geracui venne senza dubbio il nome dal vocabolo latinoGlarea. A foggia d'arco giace questa contrada sul lido, ma le arene, che vi si ammonticchiano, cominciano a rendere la navigazione in quei contorni più difficile. Non avvi luogo più pescoso sul Lario, e molta ed insigne è la quantità delle trote, che ivi si prendono. Ma le lunghe febbri e i visi pallidi degli abitanti per l'inclemente aere afflitti non si compensano dall'utilità della preda. Può vedersi a Gera ilraffinatojo del sale, che pe' Grigioni si appresta, e possono pure osservarsi le ruine della villa appartenente già all'erudito storico Conte Giorgio Giulini, i cui maggiori traevan di là l'origine. Il vicin torrente devastolla con orrido impeto, nè più quasi altro vi resta, che le peschiere.Succedono i miserabili avanzi di SoricoSoricogià capo di pieve e popoloso. Or le case vuote d'abitatori e cadenti a brani divenner ripostigli di fieno. Stavan lì presso i vestigj dell'antico ponte[53]sublicio, il qual vi si formò dal chiaro generale Nicola Picinino per affrettarsi in soccorso de' Ghibellini in Valtellina fautori del Duca Filippo Visconti, e restonne memoria, poichè ruppe indi a poco i Veneziani, e fevvi anche prigione Giorgio Cornaro. Del qual fatto restaun monumento la chiesa presso Delebio eretta alla Vergine dal Duca grato per tanta vittoria.Noi pel basso fondo spingendo la barca nostra risolviamci di vogare a ritroso perciocchè qui ristringesi il lago a canale, per cui le acque scorron congiunte dell'Adda e della Mera, che dal lago esce di Mezzola, il quale spetta ai Grigioni. Annovi su lui la villa di Sommolago illustre per lo martirio di S. Fedele ai giorni di Massimiano Cesare, e dall'altro fianco Novate,Novateove gran copia si reca d'abeti e di larici per segarli. Da questo laghetto con otto miglia di viaggio terrestre si giunge a Chiavenna. Egli fu ne' contorni di Novate, che arrestossi nello scorso anno[54]Semonville, il quale colle gemme di Francia e la sua eloquenza recavasi ambasciadore di sua nazione a Costantinopoli.Ma con breve giro ritorniamo alle sponde del Lario, e solchiamolo lungoi canneti, che occultano al guardo le paludi del piano di Colico. Esse sfogano lentamente per varii canali le pigre lor acque. Fra queste la fossa di Borgo Francone ne accenna il nome di quel greco capitano Francilione, il quale pe' Cesari d'Oriente governò ne' nostri contorni contro l'irruzione de' Longobardi. Vuolsi altresì che in questa parte esistesse una piccola città dal di lui nome appellata, e certamente non lungi v'era il famoso castello di Torre d'Olonia. Apresi in faccia a noi la Valtellina paese per la fertilità sua, popolazione, numero di terre, e di famiglie nobili assai considerabile, e che recò occasione di fatti d'armi e di passaggi guerreschi anche nel secolo XVII, quando la Spagna stava pe' di lei abitatori, e la Francia pe' Grigioni, che ne sono signori sotto però certi patti giurati.[55]Il primo borgo,che ne occorra in esso è Morbegno. A contener l'impeto de' Reti fabbricò il Conte di Fuentes il forte,Forte diFuentesche tenne il di lui nome, nè picciol tesoro costò. Giuseppe II vendettelo a privato uomo nel tempo, che gli venne il pensiero di abbandonar molte rocche e smantellar anche più città delle Fiandre. Del resto, benchè abbiavi una collina, che alquanto il domina, il Forte di Fuentes era posto di lunga difesa per gli stagni, che il circondano. Il degno nostro cavaliere Maggior Pietro Paolo Paravicini, che i buoni piansero rapitoci da morte nel 1790, potè sostenervisi per ben tre mesi nel 1743, e merita memoria, che inviatovi egli dal Principe di Liectenstein vi si avviò con trecento uomini da Coira, e seppe introdurvisi col favor della nebbia, abbenchè già il Generale Spagnolo Villafuerta avesse bloccata la piazza con 1500 soldati.È da bramarsi, che tanta palude inutile, e cagion perenne d'insalubrità si cangi in campi, dove fiorirebbe l'agricoltura.Ciò si otterrebbe, quando si dilatassero alquanto, e s'approfondissero gli emissarj del lago, del che si parlò estesamente dal Preposto Castelli nel libretto sugli stagni di Colico.[56]ColicoLa fecondità di que' contorni ne prometterebbe la riuscita ottima. Tengono alcuni che il nome di questa terra, i cui abitanti per l'intemperie dell'aria a cinquant'anni sono già decrepiti, proceda dal latin verbocolligere. Deh sarà mai, che di bel nuovo un giorno, dove stridono le ranocchie, ronzano i tafani, e s'appiattano i beccaccini, sarà mai, che sulle messi bionde s'affatichi il mietitore?[57]Ora ne' mesi estivi fuggono gli uominilungi da micidiali miasmi, e si ricoverano sulle vette rimote. Quando il pelo si abbassasse alquanto del lago, facil cosa sarebbe il dar innocuo il corso ai molti ruscelli e torrenti, che giù scendono dall'immenso Legnone, dalle cui radici può dirsi, che una catena di monti s'accumoli e giunga sino in Dalmazia[58].Doro è il luogo primo, che incontrasiDorodopo, ed è, come tutta quasi quella riviera, addetto al rito ed Arcivescovo Ambrosiano. Di là cominciavano i feudi, di cui fu ornata la famiglia illustre degli Sfondrati, or da pochi anni estinta.Non lungi sotto a gran massi di monte si scorge Corenno,Corennoda cui traggon l'origine i Conti Adriani. Un d'essi dopo la scoperta di Montgolfier fu un de' primi aeronauti, ed avventurossi con felice audacia al pallone aereostatico. S'ergon presso Corenno vestigj d'antica rocca, e tra questa terra il prossimo Dervio scorre il Varrone figlio di montagne ricche di ferro. Devesi a questo fiume l'ampia spiaggia, che si spinge nel Lario, e che formò egli strascinandovi le arene e i ciottoli. L'industria degli agricoltori seppe poi renderla feconda, e divenne una pianura fertilissima.DervioDervioquindi gode di vasti equabili campi, e fa di se mostra leggiadra ai naviganti, ma non ha comodo accesso alla prossima valle d'Introzzo. Di bel nome gli furon larghi gli scrittor nostri, che l'appellarono Delfo in latino, come pur toccò in sorte per essi a Corenno quel di Corinto. Soggiace alla Pieve di Dervio la valle d'Introzzo; e la compongon con altre pure le terre di Sueglio,Tremenico, e Vestreno. Giuseppe II nel 1786 avendo stabilite nella Lombardia Austriaca otto politiche prefetture pensò a meglio dividere le province, e perchè le cure d'ogni municipalità meglio vi potessero provvedere, e perchè tutte al possibile si avvicinassero le province ad una eguaglianza di carico. Quindi non sol tutte queste parti di lago dieronsi da Cesare ai Comaschi, ma ben anche le feraci Pievi di Casale d'Incino, Garlate, Oggionno ed altre. Ma infelicemente poi il tutto tantosto cadde a vuoto, e la città nostra seguirà a patire il danno, che già soffre da quasi tre secoli colla perdita della Valtellina ceduta a Grigioni, e de' Baliaggi, che godono in Italia gli Svizzeri, abbenchè il sagrifizio di tanto territorio abbia assicurato il resto dell'Insubria ai Duchi di Milano.Sebben queste doglie d'amor patrio sedinsi alquanto coll'ilarità della navigazione, che già ne guida a BellanoBellanocelebre borgo e simile a nobil città. Ne accoglie il porto ampio di quadrate pietrecostrutto, e i guardi nostri si attraggono dagli edifizj decenti, quantunque le guerre l'abbiano assai danneggiato. Sulla maggior chiesa, a' fortissimi martiri Celso e Nazario dedicata, conservansi ancora gli stemmi dei Torriani e Visconti. Il tempio marmoreo vi fu innalzato per Azzo Visconti e lo Zio Giovanni Milanese Arcivescovo. Nicola Boldoni avo, e più Sigismondo il nipote accrebbero al luogo la fama colle doti dell'ingegno. Godono i Bellanesi di mitissima estate, ma nel verno travagliali una pungente aria, che accrescesi dalla Pioverna e dalla prossima Valsasina. Nel di lei distretto quantunque alpestre v'hanno Comunità ventotto, delle quali però non facciam motto, siccome remote dal guardo di chi navighi. La caduta della Pioverna attira ognor forastieri a Bellano. Questo fiume scaturisce non lungi da Introzzo, e piomba da scogli altissimi: altre fonti l'accrescono fino a[59]CorteNuova. I paesani vogliono, che ivi per ciechi sfoghi si diminuiscono le di lui acque, e queste col girare de' secoli fra i massi del monte, che le strozzava, si approfondarono a perpendicolo un alveo, che meglio non avria potuto farlo la polvere a forza di mine, e la costanza e la spesa pazza di più scarpellini. Vassi a vederne la spumante romorosacascata, ed avvi ponte sopra, che raccomandato a catene fisse nello scoglio accresce coll'orrore la maestà dello spettacolo, indi con più larghe sponde va la Pioverna al Lago[60]. Non si può a parole spiegar il sasso scavato a foggia di laguna, nè il muggir del fiume. Bello è il contrasto d'aperta luce a pochi passi, bella la tenebrìa muta d'ogni raggio, pel che talor vi s'aggira anche nel meriggio la nottola.Dopo lo severo spettacolo tanto fanno maggior l'impressione le felicissime campagne, cui diedero i maggior nostri l'appellazion di Cultonio. Queste si terminano dal promontorio di Murcò, e già si scopre VarennaVarennalocata sopra scogli. A que' soli in quel lido ben si può ignorare il decembre tristo, o l'ispido gennajo. Infatti non i lauri soltanto o le mortelle o i melaranci, ma fin gli aloee lemelie azederachvi fioriscono spontanee, e molti in que' dirupi si provvidero di quella pianta siriaca e de' cerei ambiti. Di sì beata temperie scrisse elegantemente in verso l'abate Francesco Venini al patrizio nostro don Antonio Canarisi, anteponendo a sì caro soggiorno il fumo, il fango e lo strepito Parigino. All'eccidio degl'Isolani deve Varenna i principj suoi, ivi quella bellicosa gente ricovrossi, e il Roman rito introdusse fralle piagge ambrosiane. I maggiori Giovj là pur si ridussero per qualche tempo, come apparve per la vetusta lapida da Gianmario Scoto trasmessa a Benedetto Giovio; ma presto mutaron sede, ed erano già Comaschi nel secolo XIII. Sono degni da vedersi i giardini del conte Angel Serponti, e di là può l'occhio scorrere sovra la maggiore ampiezza del Lario, il quale ivi si parte alla foggia della greca ypsilon, il che accennossi da Paolo Giovio, che scrisse ivi il Lario accostarsi[61]allafigura della lettera pittagorica. I monti sopra Varenna non sono infecondi di tartufi fraganti; del qual genere non punto scarseggia il Comasco.[62]Scorgesi indi presso la riva un palagio, che già fu chiostro; ma quelle vergini con salutare consiglio stimò di trasportare altrove Carlo Cardinale Borromeo per la santità de' costumi ad ognun venerabile.Sarebbe lunga cosa l'indagare i prodigjdel Latteo, dal quale fiumicello prende nome la prossima terra di Fiume Latte.Fiume LatteIn questi contorni Ercole Sfondrato edificò la Capuana ricca di fontane. Il Boldoni con eleganza descrissela in due pagine, e con un libricciuolo il padre Giovanni Bonanome nel 1646; ma chi può leggerlo povero di cose e guasto tutto de' bisticci e delle lascivie dello stil secentistico? Spetta ora la Capuana al Conte Alessandro Serbelloni, a cui pervenne l'eredità dell'ultimo Sfondrato Conte della Riviera.Costeggiano indi il Lario vigne perpetue; dopo sieguono i due piccioli promontorj di Vetergnano. Poco da quelli dista LiernaLiernacinta da non ingrato territorio. Lodansi i di lei vini per coloro, che soffran di calcoli e podagre, perciocchè al sapor graziosamente tagliente congiungono la facilità d'esser passanti. Nè già mancan d'oliveti quei campi, ma più fecondi ancor ne sono i prossimi, che dierono il nome ad OlcioOlcioterra di qualche fama anche pelmarmo Luculléo ossia nero, di cui i maggior nostri si valsero per alcuni pilastri del maggior tempio in Como, e Girolamo Borsieri crede, che ne usassero non già per mancanza di marmo candido, ma per accrescere maestà.Di qui tantosto orrida innalzasi una balza aspra e forte in varj massi squarciata, la qual copre Mandello,Mandelloborgo e pel numero degli abitanti e per gli edifizj e per la fertil pianura, che lo circonda, a niun altro secondo del Lario. Ivi i Marchesi Airoldi hanno un palagio, che per la sua mole cede soltanto al Gallio di Gravedona. Soggiace Mandello per l'ecclesiastica giurisdizione al Vescovo di Como, e soggiacciono a quell'Arciprete Plebano Vassena, Olcio, Lierna, S. Lorenzo sopra Adda, e Grebbio. Se non che la bellezza del lido piano, reca talora a Mandello qualche insalubrità d'aere, allorchè il Lario soverchiamente gonfio straripisi in esso. Celebre fatto d'armi accadde in vista del borgo nel 1532,quando azzuffatesi le navi Sforzesche con quelle di Giangiacomo Medici vennero disperse dal minor numero delle Medicee, ma il Castellano di Musso vi perdette sul fior degli anni il fratel suo Gabriele fortissimo giovane, e lui squarciato nel fianco da una bombarda coperse Giangiacomo, perchè i soldati da compassion tocchi non si lasciassero fuggir di man la vittoria; e poco dopo perdette pure la vita Luigi Borsieri Ammiraglio del predator Mussiano.Dal promontorio Roboreo si chiudono le campagne di Mandello. In dentro è la Chiesa di S. Giorgio, poi Teolo, indi il Tempio di S. Lorenzo, e il Villaggio della Abbadìa,Abbadìaove stettero anticamente Monaci Benedettini, e in fin quasi della punta il chiostro già dei Serviti, or vuoto, dacchè si ridussero essi in Como al chiostro di S. Chiara presso la Cosia, abbandonando anche l'altro di S. Girolamo presso le mura della città.Giungesi poi là dove il lago stretto dalle montagne non ha larghezza chedi tre quarti appena d'un miglio. Ivi ebbero i Capitani Sforzeschi il vano pensiero di tirare una catena, onde frenare le scorrerie delle guerre civili. Ma di bel nuovo fuggono le rupi a foggia di gomito, e per rotti massi schiudesi il varco alle contrade di Gessima per vini austeri nota e per buone cave di calce. Questi scogli son tuttora infami per la miserabil morte di Lodovico Savelli, della quale parlò Paolo Giovio. Sdrucciolovvi quel giovane infelice, e nel cadere avvenutosi ad un ramo abbrancollo. Frattanto, chi lo vide pendente dall'altissimo scoglio, invan tentò di soccorrerlo; cinque ore bruciato dal sole stette egli pendente, alfin le forze abbandonandolo cadde, nè gli giovaron punto i letti, che s'eran sul terreno distesi, perciocchè l'urto dell'aria l'estinse pria, che giungesse a terra.Comincia poscia il fertil territorio di Lecco,Leccoda cui anche avvi strada, che mette in Valsasina[63]. Lecco già sede diConti Rurali sotto i Re di Germania è castello ampio. Le manifatture del ferro possono intrattenervi l'osservatore: molto pure è il traffico d'ogni sorte, che esercitasi da' suoi abitanti. Avvi anche un mercato di grani, a cui concorrono i popoli limitrofi. Ma ciò, che più distingue Lecco, è la gloria del ferro, e lo diria il maggior Plinio nobilitato da quello, come a' suoi tempi lo erano Como e Tarragona in Ispagna. Dal rivo detto ilfiumicellosi aggirano ben più che cento edifizj. Vi si fila il ferro ancor sottilissimo, ma i conoscitori della chimica vorriano, che si perfezionasser le macchine per render meno insalubre il travaglio agli artefici. In iscambio ei non è guari, che vi si aperse una fonderia di vasi da cucina foggiati con quella massa di ferro più scabbra e spumosa, che appellasighisa, e certamente è dabramarsi per le viscere umane, che bandiscasi il rame, onde, se non vogliamo imitar gl'inglesi, che usan l'acciajo, dovremmo almeno cenare come Agatocle Re in piatti di terra cotta. Ma se ora in queste piaggie ferve il commercio, altre volte squillavan le trombe d'intorno a Lecco. Ne' tempi andati faceasi molto conto di quella rocca. L'assediarono i Veneti nella guerra da essi rotta a Filippo ultimo Duca Visconti, e lunga pezza ve gli stancò Eusebio Crivelli. Romor di conflitti sonovvi pure d'intorno sul principio del secolo XVI: Francesi, Sforzeschi, Antonio da Leva per Carlo V, e il summentovato Giangiacomo Medici vi si stabilirono a vicenda. A pochi passi sotto Lecco si ristringon le acque a canale, e scorre troppo placidamente l'Adda, su cui quasi cinque secoli fa i Visconti edificarono di nobil opera un ponte. Ma non esistono più su quello le ritonde torricelle, colle quali a difesa l'avean munito que' Principi. Giovio ne favella, e vi restavanoai giorni di Boldoni appena i vestigj de' lavori vetusti. Lenta per vizioso declive e sabbie strascinasi l'Adda, che di bel nuovo stagna nel ricettacol di Moggio, che appellossi anche di Pescarenico, Rauso e Garlate. A manca d'esso signoreggiano i Veneti, e Vercurate è loro. Ma di spinger più oltre la gondoletta nostra ne sconsigliano i pigri stagni, che si succedono resi deformi da tanti edifizj pescarecci: laonde convien quasi di navigarvi per lo filo della sinopia, e l'aer grave ne sprona al ritorno non men, che il dolore che a buon Comasco recasi dall'aspetto di tanti disordini, contro i quali pur riclamasi invano[64].Poco oltre il ponte di Lecco veggiamtosto al nostro ritorno sul lido manco la villa del Marchese Recalcati, la cui vedova e degna madre è il rampollo ultimo de' nostri Conti Lambertenghi.Giacciono qui le radici del Monte Barro, nella cui destra spalla Desiderio re de' Longobardi ultimo innalzò tempio a Michele Arcangelo, nè di là lunge i di lui predecessori dotato aveano il monastero di Civate. Ma i pensier vaganti richiama alle spiagge Lariane l'amenità di Malgrate,Malgrateil qual guarda Lecco di fronte. Ivi è dove principalmente radunansi coloro, che mercanteggian di calce. Siegue Parezzo, alle cui spalle si apre pianura, che guida alla Pieve di Incino. Sorge poi altissimo monte Reale, e le radici spinge ben addentro nel Lario dirimpetto alla punta di Roboreo nell'altro lido, onde questa è la maggior angustia de' di lui flutti.Poi sotto macigni nudi curvi su lui sta locato infelicemente Onio,Onio e Valassinae di là schiudesi il varco alla Valle Ascina, che il nome ebbe dal principal borgo. Iviscavossi una lapida, che venne illustrata dall'Alciato, e tuttor vi sussiste. Il marmo ha queste parole:GENIO. ASCI.P. PLINIVS. BVRRVS.ET. C. PLINIVS.AETERNI.In essa, come ognun vede, spira un gusto d'antichità venerabile, e vi si scorgono mentovati due Plinj, Pubblio e Cajo. Quindi tante memorie della gente Plinia fra noi e contorni nostri, e niuna altrove, rendono sempre più inferma la pretesa de' Veronesi per rapirci lo storico naturale. Nella valle di Vicino, che trovasi tra Onno ed Asso, avvi torbiera, di cui si potrebbe trarre profitto con miglioramento anche de' campi e dell'aere. Valbrona non n'è lungi, e di là scendesi agli scoglj, che stanno rimpetto a Mandello, ed alla Badìa. V'ha legge, che vi siano piloti ognor pronti per tragittare i viandanti, e questi sono perciò stipendiati dalle prossimecomunità. Vocian quindi alto i passeggieri, se bramano il tragitto di Mandello, o danno fiato ad un corno, se giunger vogliano alla Badìa. Ma di sovente que' barcajuoli mancano ai dover loro, abbenchè dall'altro lido si superin le voci degli Achèi Omerici, o squillisi il corno in metro più lungo, che mai nol sentissero giusta Bojardo e l'Ariosto le foreste in Francia al tempo dei Paladini e del Re Carlo.Nativi d'Onio sono que' fratelli Torri, i quali co' fuochi artificiali e co' razzi divenner ricchi a Parigi, ed accrebbero concorso al Vaux Hall di Londra sì mal imitato altrove.Dopo Onio non sì aspri succedono i monti; ricompajon le vigne e le selve, e fra queste è Vassenna. Breve tragittoVassenna e Limontane guida a Limonta, che fu nel 835 donata da Lotario Augusto a' Monaci di Sant'Ambrogio, i quali v'esercitan pertanto i diritti sacerdotali e principeschi. Leggiam nel diploma, che lor si desse per ricavarne l'olio per le lampadi,onde deducesi, che anco in que' tempi per l'Italia non lieti vi prosperassero gli uliveti. In questo soggiorno trattenevasi nel secolo XVI il monaco Roberto Rusca, di cui alcuni libri conservansi presso i collettori di cose patrie, ma scarseggiano di quella critica, della quale fa di mestieri in opere di tal genere. Civenna pure fra monti soggiace al feudo de' monaci Ambrosiani, i quali hanno somiglianti signorie sul lago di Lugano a Campione terra felice, della quale escirono artisti illustri, qual fu quell'Enrico nel 1322 scultor della torre e pulpito nella cattedral modonese, e quel Matteo nel XIV secolo architetto del tempio Monzese, e quel Giacomo che adoperato venne nella Metropolitana di Milano nel 1386, non che all'edifizio della Certosa Pavese; vi nacque pure il pittor degno Isidoro Bianchi. Sebbene dal Ceresio ritorniamo al Lario.Non breve tratto or dobbiamo scorrere di piaggia deserta, ma finalmente a varj piani scendenti discopronsi i giardinidi Villa Giulia ne' quali il signor loro impiegò molto oro, ma non si avvinse alla linea retta, e volle anzi secondare il curvo ed angoloso protendersi e ritrarsi del lido. Qui tacciamo di Villa Giulia, perchè avremo a parlarne quando rinavigheremo per il ramo di Como.
Avviandoci al porto per intraprendere la navigazion nostra sul Lario, avvertiremo che quel seno e quel molo non sono cosa antica. Nel 1225 i[9]Comaschi ne aveano cavato uno pressoalla piazza de' Liochi, che appellato venne del Vescovado. Altro pure assai ampio ed opportuno vi aveva all'altro fianco della città, il quale per lunga incuria interriossi, e venne in questi ultimi anni ceduto ai cittadini Nolfi, che in parte ad uso il convertirono di giardino. Nè di piccioli moli facea mestieri ai Comaschi avvolti sovente in guerre navali; or ci può bastar questo, ma non dovremmo ommettere di purgarlo nella stagion d'acque basse da quella fitta che il deturpa, e guasterallo un giorno.
Esciamone a manca e intraprendiamo lunghesso la sponda sinistra il viaggio. Tosto ci si presenta la spiaggia ampia del Pasquerio partita in due dal torrente Cosia che si sfoga ivi nel lago. Poco oltre a trent'anni fa avea egli le foci rivolte verso il sobborgo; ora col murato alveo fu costretto a piegarsi a dritta. Se le misure si osservino di quel pubblico pascolo rilevate da periti in sul principio del secolo, vedrassi che necrebbe alquanto l'estensione; nè fia maraviglia per chi ponga mente alle sabbie che versa il Cosia in quelle vicinanze, ed ai venti che agitando le onde vanno collocandole lungo que' lidi. Saria pensier saggio che fosse vietato il cavarle per uso delle fabbriche, tranne il sol letto del torrente, mentre in tal guisa accrescerebbesi ai posteri una pianura tanto più pregevole fra spazio breve rinchiuso da' monti. Ottimo fu pure il pensamento che ne rialzò una parte in questi ultimi anni col dispendio di scudi sei mila: così più salubre si rese e men soggetta alle inondazioni. Potrebbe con ampie piantagioni quadrate rendersi agevolmente più ameno quel passeggio, nè gli si torrebbe il comodo di schierarvi, come pure si costuma, le truppe. Fannosi fra tigli ed olmi presso Strasburgo i militari esercizj, nè il diletto de' cittadini opponsi al porvi soldati in marcia in finte zuffe. Bello spettacolo sarà per chi navighi il volger gli occhi in giro, sì che le vette, che lacittà e il pian d'intorno coronano, esamini d'un colpo, e quinci il celebre Baradello or nido ai gufi, e quindi l'unica porta[10]d'antica munizione che tuttora resti sulla costa di s. Martino osservi, e in mezzo piramidar tante torri e campanili. Ma già presso il finir del Pasquerio comincia la parte più leggiadra del Vico.Borgo VicoPrimo di tutti ne si offre quel palazzetto che pur or costrusse Antonio Baldovino, e dietro quello sta l'ampio ed amenissimo ritiro de' Carmelitani[11]scalzi, entro cui al principiodel secolo scorso era ilGiardinocelebre ricovero del dotto nostro Girolamo Borsieri. Spira a tutto questo lato dalla valle e dal rivo del Molinello una fresca aura consolatrice. Passata appena l'arcipretal chiesa di s. Giorgio, entro angusti confini sorge il casino del professore Bassian Carminati, ma il Soave architetto domò la difficoltà del luogo col ben partir la casa ed idearla. Segue la villa dei Barbò marchesi diSoresina; indi con ampio lusso il suburbano d'Eleonora marchesa Villani nata Doria Sforza. La culta dama, che signorilmente dimoravi, prese da' suoi viaggi il gusto di ammobigliarlo con eleganza; magnifica a stucchi lustri, piena d'aria e di sole è l'oval sala di mezzo. Parte del giardino locossi sovra quadrate muraglie che vedevansi sotto acqua a lago cheto, e servivan forse all'isoletta selvosa che Paolo Giovio[12]avea al fianco destro del Museo. Di tal amenissimo e celebre suburbano ragionano anco gli esteri, e il notano le geografiche carte. Marco Abate Gallio nipote di Tolommeo cardinale compratolo il distrusse barbaramente nel 1616. Sigismondo Boldoni[13]deplora l'impresadel Gallio, il qual pur faceva di tutto perchè il nome si obbliasse del chiarissimo[14]fondatore. Ma se in quell'occasione perirono pitture a fresco piened'anima, di cui anche fa menzione il Doni[15], se spezzaronsi marmi sculti con belle sentenze d'ingegno piene; almeno le tavole e le tele rappresentanti i volti degli uomini illustri e le medaglie e le rarità Indiane ed Americane[16]trassero i Giovj nelle lor case di città; ed ivi sorse col nome di Gallia un novel palagio magnifico, che da trent'anni circa spetta a Don Pietro Fossani milanese patrizio. Degne son da vedersi le pitture dell'ampia sala, e qualche fregio del cavalier Isidoro. Ciò è quanto lasciovvi d'antico il novello signore, distrusse esso il restante. Il Museo e poi la Gallia si edificarono sugli annosi vestigj della villa di Caninio Rufo, ilquale vi abitava a giorni di Traiano, la cui guerra in Dacia seppe degnamente cantare in greci eroici, e son note le pistole a lui del giovane Plinio. A due passi dalla Gallia il sunnominato possessore moderno di quella alzò in quegli anni ultimi una ridente abitazione, distruttivi alcuni meschini abituri. Contiguo a questa è l'alloggio del cavaliere Aurelio Rezzonico non dell'antica patria immemore, e il di lui orto si specchia nel lago. Più ampie e con giardini a tergo ed in faccia al prospetto del Lario stanno le case del conte Resta, che sullo spazio eressele appartenente a' Padri Minimi, e pria alla badia di Vico. Indietro giace quel vaghissimo ritiro appartenente al Conte Giovanni Salazar per retaggio della comense di lui moglie Marianna della Porta. Ivi nè vasto vi manca il passeggio, nè copia d'acque, nè l'ombra d'annosi tigli, nè la solitudine della prossima e facil montagna. Ma chiamane a se l'Olmo ove il marchese Innocenzo Odescalchi v'adoperaben ampie fortune, ed una mole si estolle che sfida i secoli. Il marmo, l'oro e gli stucchi lustri vi son profusi. Questo palagio chiude lungo il lago il sobborgo di Vico; avvi però di là strada atta alle carrozze che guida fino a Grumello.[17]GrumelloFu quella villa edificata da Tommaso d'Adda, cui nel 1578 dal Consiglio decurionale venne concesso l'irrevocabil diritto di raccogliere sulla costa di Monte Olimpino[18]le acque onde alimentar la fontana. L'ebbe poscia a delizia il[19]Vescovo di Modona SistoVicedomini, possedettela indi il cavalier Porta, da ultimo i fratelli Carlo e Benedetto Odescalchi, il qual secondo fu Papa col nome di Innocenzo XI. La acquistarono indi i vescovi sotto Monsignor Neuroni come amministratori del luogo pio de' Catecumeni, e v'abitarono. Il piacentino don Carlo Galli l'ebbe poscia. Ora appartiene al cavaliere conte Giambattista Giovio cui piacque di lodarne in una sua pistola al Conte Roberti[20]il prospetto amenissimo: ed in vero angol non v'ha di monte, non sen di lago che sfugga al guardo lusingato e pago. Di là a pochi passi s'interna nel curvo lido il caserino della Zuccotta[21]Zuccottaerettovi dai Volpi a solingo diporto. Per l'economiadelle celle anguste possiam d'isgradarne quasi il lavor geometrico d'un alveare. Ma giù per la valletta che stagli a tergo scende poi non molto dopo il meriggio un frettoloso ponentello che increspa le onde, efideicomisso[22]nei mesi della state non manca mai.
Segue il Ceresajo, il quale a' giorni di Girolamo Borsieri era ancor colle alpestre, ed allor si ridusse a vigne ed a fertilità d'ottimi frutti, fra' quali hanno vanto i fichi. Poco oltre incontrasi Tavernola,Tavernolache in questi ultimi anni fiorì per l'eleganza degli ospiti suoi, appigionata, com'ella fu, all'Intendente generale delle Finanze baron di Lottinger. Da una colonnetta ivi spuntante a fior d'acqua si determina da quel lato il confine della pescagione riservata al possessore di Grumello. È sul tappeto che il calle angusto dall'Olmo a Tavernolas'abbia da formare in agevole strada larga per braccia dieci[23]. L'amenità allora di tutta quella piaggia crescerà a dismisura, e forse alle falde dell'Olimpino cresceranno più ville che si specchino nel Lario. Nè l'opera viene consigliata soltanto dall'amenità, perciocchè su quella via, non senza esempio di sventure, si traggono le farine alla città sulle schiene de' muli, le quali allora verrebbonvi sulle carra, come pure i fieni che si falciano moltissimi nel piano della Bregia, e debbono ora con lungo giro guidarsi intorno al giogo dell'Olimpino per guadagnare con fatica retrograda l'altra strada, che a Como mette ed agli Svizzeri.
Ma da Tavernola per ire a Cernobio la via Regina discostasi assai dai lidi del Lario,[23]e per vigneti e campi e praterie inoltrasi in quella grande piaggiata, che forse ne' secoli scorsi formossi tutta colle inondazioni del fiumicello Bregia,Bregiail quale non di rado poiromoreggia strabocchevole torrente; e va crescendo ognora il lido con sassi e ghiaje al suo sbocco. Alle di lui foci nell'autunno si prendono nobili trote, le quali amano di guizzare a ritroso sui sassi per deporvi le uova. Una gran parte delle perenni acque della Bregia è divertita all'uso de' mulini. Giace al di là di quelle, dentro un seno lunato, Cernobio,Cernobiocui forse venne il nome dal vocabol latinoCœnobium. Eravi infatti un tempo un munistero di Cluniacesi, e poi vi succedette un convento di religiose, che da Giuseppe II insieme con tante altre vennero soppresse. Ma quella terra già prima di Pretore ornata, e de' suoi particolari statuti, fu distrutta e saccheggiata da Vincenzo Vegio, speditovi da Filippo Visconti duca di Milano; perciocchè i di lei abitanti aveano liberati a forza in Bellagio i debitori della camera fiscale. Ora ella è il soggiorno di piloti celebri e di esperti pescatori, nè scarseggia d'ameni casini, fra' quali vuole ricordarsi quello delmarchese Tiberio Crivelli, dei Sala, del fu chiaro e pio poeta canonico Rezzano, e dei Clerici notaj e conti palatini. Pretendono alcuni che l'acqua della Colletta spicciante nel prossimo colle sia molto salubre, ma finora v'è controversia sulla di lei analisi. Dietro a Cernobio sorge con altissima vetta il Bisbino,Bisbinosulla cui cima sta un tempio a Maria Vergine che dal popolo divoto frequentasi. È incredibile l'orizzonte che da quel cucuzzol discopresi, e qualora gli si aggirino dintorno le nebbie, se ne trae presagio in Como di pioggia imminente, onde avvi il proverbio
Vanne a prendere il mantello,Che il Bisbino ha il suo cappello.
Vanne a prendere il mantello,
Che il Bisbino ha il suo cappello.
Sulle falde di questa montagna ampiaPiazza Rovennasi veggon le terre di Piazza e Rovenna patria del celebre pittore Angiol Michele Colonna. Vi si raccoglie frumento di grani sì belli e grossi, che volontieri cuocesi in minestra alla foggia del farro e dell'orzo. A pochi passi da Rovenna avvi una caverna detta ilPertugio dellaVolpe, e malgrado il difficile ingresso vi si mise dentro il dottor fisico Onorato Solari. Trovolla estendersi per 900 piedi parigini, e n'estrasse lunghi pezzi d'alabastro assai bello.
All'escir primo da Cernobio s'incontra il torrente Garro, presso cui intorno al 1568 il Cardinal Tolomeo Gallio cominciò il nobil palagio, che appellasi Garrovo,Garrovoe spetta ora al marchese Calderara[24]. Volontieri v'approderà il viaggiatore, nè ommetterà di scorrere il viale, che sale sul monte, ed ha quinci e quindi due rivoli, che per centinaia di conche fluiscono scarpellate nel granito.
Prossimo gli sta PizzoPizzovilla dei conti Mugiasca, i cui maggiori forzarono il dorso del monte a prestar loro ameni giardini di sol pieni e d'agrumi; poi curvandosi in circolo le rupi e la via regina si scopre Moltrasio,Moltrasioove il conte AndreaPassalacqua costrusse non ha guari abitazion vasta e giardini a gran piani scendenti al lago più magnifici ancora. Ivi presso il baron Durini conservasi un Museo d'uccelli vivi, singolarissima cosa, e vi s'ode lo stridor minaccioso dell'aquila e il pianto armonico dell'usignuolo.
Nel petroso fianco del monte si cavan ivi le tegole pei tetti, e le caverne praticatevi e l'esperienza maestra ne fecero edificare celle parecchie per conservare il vino eccellenti, onde senza le cure, che usavano tante i Romani, possiamo bervi annosi liquori e sfidarli quasi nel lusso di quelle cene, per cui spillavano botti che ricevute aveano le uve pigiate sotto Consol remoto.
Singolare è il contrasto di tanta frescura e del calor insieme, che la sferza cocente del sole eccita in que' sassi. Ma il fiumicello che parte Moltrasio con non mutulo gemito, e lava piombando a dritto e rovescio gran massi, spruzza l'accesa aria sì, che abbeveri i polmoni purissima, e s'abbrividisca nel sollione.
Segue UrioUrio Carate Laglioper cammino dritto, ove alla villa Castelbarri, dinanzi Porta, avvi dal lago nobile accesso per una scaléa a due branche, nè lungi mostrasi Carate, nel qual paese mantiensi quasi per retaggio l'arte del costrurre le barche. Poscia in molte villette sparso vedesi Laglio per uliveti osservabile. V'ha chi opina che gli venisse il nome dalla romana gente de' Lallii, altri poi gliel deduce dal Dio Ajo,[25]che i politeisti venerarono sul Tebro. A tutte queste terre sta in faccia dall'altro lido Torno già luogo celebre, e la fonte Pliniana.
Ma seguendo noi la punta di Torrigia,Torrigiache un promontorio pietroso spinge nel Lario a ristringerlo d'assai, siamo per abbandonare quel lungo catino, che gode sempre del popoloso prospettod'una parte di Borgo Vico, ed entreremo in una scena di lago più deserta e severa. Mi maraviglio insieme con Sigismondo Boldoni, come abbia Paolo Giovio amata tanto Torrigia da scrivere poi che dovessero ivi fabbricare coll'antica eleganza i favoriti della fortuna.
Ripiegando presso al promontorio la prora costeggiamo le montagne a manca tutte poste a castagneti, fra' quali scorre qualche ruscello, che diriano i poeti, d'argento, e diria Magalotti, che ivi in molte ore del giorno potremmo farla da antipode, mentre altri pure si tapina sotto a' raggi del sole, o calafatasi dentro un appartamento. Dopo non breve remeggio giungesi a Brienno,Briennoove le casucce degli abitanti son poste quasi a ridosso l'una dell'altra, e presentano da lungi co' tetti l'immagine quasi d'una scala. Le sollazzevoli rime del padre Giuseppe Stampa, in cui si raccolsero que' motti, onde fra loro si proverbiano i nocchieri delle varie terre, narrano che a' Briennesi si lanci il titolo diallocchi, ma già nol sono punto, e forse a' vecchi tempi era la loro patria ancor più distinta. Ce ne possono far fede le due lapide,[26]colle quali Publio Cesio Archigene sciolse i suoi voti alle Matrone ed a Giove. Queste si scopersero a' giorni di Girolamo Borsieri.
Il cognome d'Archigene[27]Argegnosuonaqualche cosa di simile alla prossima terra d'Argegno, e forse Lucio Cesio l'ebbe per suolo natale. V'ha chi lo creda popolato un giorno da que' Greci che i vincitori Romani traslocarono fra noi,[28]e potrebbe a tal sospetto giovar anco l'appellazione grecanica di Picra, che tuttora rimane a quella terra che in vetta sta dell'ardua montagna sorgente al fianco d'Arcennio, alla quale se con aspra fatica di salire ci venga talento, v'ammireremo grani di mirabil candore e grossezza, non che rape rivali di quelle di Norcia. Là su quel vertice stanno vestigj d'antica rocca, come pure diun'altra ad Argegno, il qual posto quasi in un golfo del Lario viene in due partito dal fiumicello, che ivi scarica la Valle d'IntelviVall'Intelvisì celebre per l'industria de' suoi abitanti. Traversandola per il lungo sboccasi con viaggio di miglia circa sette al lago di Lugano. Incontransi per il viaggio caravane di muli carichi per lo più di carbone che sfogasi ad Argegno per imbarcarlo. È singolare che non vi siano marmi nella Valle Intelvi, e però gli abitanti di quelle piaggie si dierono alle opere di gesso lustrato, nelle quali sono abilissimi.
Anche il dizionario Geografico del Ladvocat, prodotto col nome di Brouckner, nell'articoloComoattesta che da questa valle uscirono[29]scultori, pittori,stuccatori, architetti eccellenti. Taluno vuole anche derivarle il nome dall'intelletto.
Seguendo noi il viaggio nostro lungo la riviera incontreremo ColognoCologno Camogiapiccola terra e il fiumicello Camogia, il quale rigonfio bagna talora di sua spruzzaglia l'arco del ponte. Vuolsi che quest'acqua per le viscere del monte sgorghi figlia del lago di Lugano. Ma presso a quella una chiara e fresca fonte zampilla e cade spumosa detta Oliviera dalle piante che d'ogn'intorno l'inombrano, e tutta quella costiera rendon di squisito olio feconda.
Ma già voghiamo nello stretto seno fra la famosa Isola Comacina[30]Isola Comacina Salae il lido,in cui avvi Sala popolosa di pescatori, che molta preda fanno in quel golfo pescosissimo, detto nelle sue lettere dal giovin Plinio ilcannal gemmeo.
Di fianco all'Isoletta sul prossimo territorio avvi una terra che da essa ricevette il nome d'Isola,Isolaa cui non manca un'arcipretale collegiata antichissima, presso la quale conservansi assai vetuste pergamene. Sparsi qua e là sul monte vi sono gruppi di case, a cui non manca l'appellazion propria, e dipendono da quell'arciprete. Fra queste ricordo Ossucio,Ossucioove avvi l'iscrizioneche soggiungo, poichè ignoro che sia stata giammai pubblicata.[31]
MATRONIS . ET . GENIIS .AVSVCIATIVM . CONSECRAVIT .ARVIVS . NIGRI . F . NOMINE .SVO . ET . C . SEMPRONII . NIGRI . ET .BANIONIS . CVCALONIS . FILIAE .PARENTIVM . SVORVM .
Nella terra non lungi dalla chiesa collegiatai Giovj, che l'origine traggono dall'Isola[32]Comacina, v'hanno memoriadelle ricchezze de' lor maggiori l'ospedale e la chiesa di S. Maria Maddalena, a cui con liberal pietà contribuirono terreni smembrati dalle loro possessioni per nodrire i poveri e i viandanti, e resta fino al dì d'oggi in quella famiglia per più di ottocento anni l'autorità e la prerogativa incorrotta di mettervi[33]un ministro. Portano quindi i Giovj per insegna, in testimonio dell'origin loro, il castelloposto in mezzo dell'isola. A questo si aggiunse l'aquila da Federico Barbarossa, e s'inquartarono poi le arme dei Medici per dono di Leone X., e le colonne d'Ercole per diploma di Carlo V. Cesare si sovrapposero.
Ma sul confine della terra sorge poi Balbiano,Balbianogià sobborgo dell'Isola, e delizia ora del Cardinale Angel Maria Durini. Ivi sul principio del secolo sedicesimo duravano tuttora magnifiche reliquie[34]della villa de' Giovj. Queste nel 1596 vendette Ottavio Giovio a Tolomeo Gallio conte delle Tre Pievi, poi duca d'Alvito, quindi spinto e dalla bellezza del luogo e dal vetusto diritto ricomperò quella villa nel 1778 il cavaliere conte Giambattista Giovio, il quale dovettela poi cedere nel 1787 giàristorata alle lunghe brame del Cardinale, che coll'ampliazione de' giardini, e col profondo vial carrozzabile di se la rese degnissima. Vi s'innoltri il viaggiatore e verragli incontro l'amenità, in fine poi d'esso l'orror sagro della valle e lo spruzzo quasi della Perlana saluterallo. Talora però queste acque rigonfiansi a torrente infestissimo, e radendo Balbiano si scaricano nel lago.
Vedesi in alto il venerabile santuario di M. V. del Soccorso,Santuario del Soccorsoed a chi salga il monte aspro, danno sollievo alcune cappelle, che i misteri raccolgono della Incarnazione salutifera rappresentati con belle figure plastiche colorite. Dolcissimo e maestoso scende giù nel piano il suono di quelle armoniose campane, per cui volontieri Monsignor Giovanni della Casa avria fatto un epigramma in laude, ei, che pur dettò que' latini versi sì acerbi contro lo squillar rimbombante de' bronzi sagri.
Se il ponte si passi, che al fianco di Balbiano sta sulla Perlana, tosto si è aCampo,Campoove pochi anni sono un convento v'era di monache, ridotto ora quasi a seconda villa dal Cardinal Durini, che su tutte quelle spiagge profuse danaro, e cultissimo vi raccolse con dignità il beato ozio delle muse.
Da Campo per breve via giugnesi a Lenno, ma noi costeggeremo il selvoso dorso di Lavedo,LavedoossiaBalbianinosulla cui punta altro casino[35]formossi il prelodato Cardinale di ridente prospetto, da cui domina a cavaliere su due catini del Lario, e tutta vagheggia la Tremezzina. Entro lo scoglio del molo avvi una fessura, da cui ricavò alcuni bei pezzi di spato cristallizzato il dottor fisico Onorato Solari. Questa punta di monte, che spingesi nel lago, quella si è che il Boldoni vago di pellegrini vocaboli denominò il dorso di Abido alludendo a quell'asiatico strettocelebre pel caso infausto di Leandro e pei versi di Museo. Noi varcandola dirizzeremo la prora lungo la riva manca spaziando col guardo satollo in più ampio pelago, e giungeremo in tranquillissimo seno, dove i Caroè hanno una villa.
Tosto lì presso sta LennoLennoper qualche reliquia del gentilesimo tuttora venerabile. L'antiquario recherassi quindi alla chiesa arcipretale, e troveravvi un picciol sotterraneo tempio sostenuto da colonne di cipollino, e vedravvi un'ara e qualche altro pezzo di marmo candido. Hannovi anche de' condotti di terra cotta in foggia quadrangolare, nè saprebbesi qual ne potesse esser l'uso. Ben per lo contrario si sa che alla stagione degli oracoli de' Gentili si praticavano i templi o dentro caverne dalla natura fabbricate, o in luoghi dove l'arte avesse procurati dei sotterranei. Tali antri eran conciliatori d'orror sagro, e col pretesto delle esalazioni divine giovavano alle furberie de' ministridegli idoli, onde poi que' sacerdoti ne foravan talora le statue, e col mezzo di tubi arcani facevano gorgogliare dai loro numi le voci misteriose. Vive medico condotto in Lenno il giovane ingegnoso Francesco Mocchetti nato in Como[36], il qual avvolge ben degnamente al suo crine il lauro d'Apollo e quel d'Esculapio, ed ora compie una dotta sua peregrinazione in Lamagna per visitarvi que' dotti e conoscerli ancora di volto, tanto più che può favellare il lor linguaggio non men che l'inglese. Siegua egli ad onorar la sua patria!
Vuolsi che su questo lido depresso ed agevole il giovin Plinio avesse la villa sua dettaCommedia, perciocchè gli attori di quelle in sulla scena escivano[37]con borzacchini del coturnotragico più umili. Scorgesi sulla montagna, che s'alza a tergo di Lenno, l'Acquafredda,Acquafreddagià monastero di Cistercensi, e pria de' Cluniacesi, che vi siannidarono intorno al 1140; soltanto pochi anni sono ne partirono i Cistercensi, quando loro fu data la Certosa di Pavia. Ivi dimorava il dotto Padre don Pompeo Casati, i cui occhi non lasciavano intatta pergamena alcuna di chiostro o d'archivio, e d'esse n'era ricco quel monastero. Or le case e i fondi si comprarono dal sig. Ignazio Mainoni, il cui fratello Barnabita don Francesco, detto più volte dal Cardinal Buriniil puro Sacerdote delle muse; è noto per la facile sua vena, e merita ancora d'esser più noto pel culto ingegno e le sociali maniere.
Quindi piegansi alquanto i colli pieni di vigne e di uliveti, e questi sono le falde e gli zoccoli quasi dell'eccelse rupi, in cui vedesi uno amplissimo strato di pietra orizzontale, che ne favella di rivoluzioni grandi. In alto sta Bolzanico, ove il conte Andrea Passalacqua Lucini ha casa venutagli col pinguissimo materno retaggio Brentan Monticelli.
Lungo la spiaggia del lago corre amenissima la strada regina[38]; e tutta quella parte, che col generale vocabolo appellasi Tremezzina,Tremezzinapresenta l'aspetto d'una città continua, tanto vi sono vagamente sparse le case e i palazzi. Niun luogo gode di sol più amico ne' verni sul Lario, e la stagione ivi tien fede ai boschi d'agrumi, nè osano le notturne o mattutine arie mordervi i cedri. I signori Mainoni, il Duca Serbelloni alla Quiete, gli eruditi fratelli conte Andrea e preposito de Carli, e i Brentani di cui molta in que' contorni fu la progenie, altrove anche trapiantata, v'hanno alloggi e giardini ridenti.
Notissimo è l'albergo della Cadenabbia,Cadenabbiache altri Brentani di fresco eressero con felice evento e pel lucro loroe per la comodità de' passeggieri. Ivi più volte si ridussero nel verno a passarvi qualche settimana i RR. Arciduchi venendovi da Milano, ed è di moda che qualche inglese vi passi le intere mesate. Come quasi a metà del Lario v'approdano i nocchieri e vi riprendono lena. Quindi tiensi che il nome venisse daCà di naulo. Porcacchi e Giovio lodano il vino, che gli ostieri di quelle contrade apprestavano ai vogatori. Prima di giungervi vedesi la villa Clerici posta in alto con giardini a piani varj e scalée, che vi conducono[39]. Il nobil soggiorno spetta ora alla contessa Claudia Biglia figlia ed erede del marchese Generale, che in quel luogo esercitò losplendore e la magnificenza cinto d'ospiti numerosi a banchetti Lucullei.
Segue un lido sabbioso, su cui il lago va le arene accumulando per anni, e poi talora in un solo quasi tutte le inghiotte[40]. Sta sovra esso la Majolica[41],MajolicaossiaLondon-HôtelGriantecasa, cui venne il nome[42]dall'esservi stata tempo fa l'arte de' piatti esercitata dagli esperti vasaj. Nel curvarsi del seno scopronsi anche meglio i poggi diGriante, paese celebre per commendati vini, che, soavi al gusto, si giudicano pure giovevoli allo stomaco.
Indi sotto alla rupe che appellasi il sasso di S. Martino, vedesi una novella opera che assicura il varco ai passeggieri; perciocchè pochi anni sono ivi nell'aumentarsi del lago era di mestieri che i viandanti prendessero qualche barca per tragittare un piccolo spazio, dove le acque giungevano a coprire in qualche mese la strada regina. Vi si provvide con ampio ammasso di pietroni, i quai però di sovente vi si sconnettono dal flagellare de' flutti adirati.
Ma già pieghiamo alla costiera, che mette a Menaggio.MenaggioQuesto borgo venne non ha guari ornato di Pretor regio, nè più risente i danni che gli recarono le guerre nel secolo XVI, anzi i di lui abitanti godono fin l'agio di non pagare la tassa personale, perciocchè a tal peso del Censo soddisfanno abbondevolmente colle rendite della Comunità. A manca del Borgo mette foce nel lago laSanagra[43]fiumicello, cui si vollero attribuire molte guarigioni, massime per male di gambe; ma gli osservatori trovarono quelle acque freddissime e lievi senza mistura alcuna di minerale. Giova però quel fiumicello al commercio non poco, perciocchè tenendosi in collo quelle acque con argini, si strascinano poi alla spiaggia le gran piante che recidonsi sulle montagne. Non esiste più in quel borgo il chiostro de' Canonici regolari, ma tuttora v'esiste la gran lapida al nome sagra di Lucio Flavio Minicio Esorato Flamine di Tito e carico pure d'altri titoli militari e pontificj. Questo sasso vi si fece recare dall'erudito impressore librajo Minicio Calvo nel secolo XVI, che tratto avealo dalla spiaggia presso Rezzonico. Vedesi questa incastrata qual base nella chiesuccia di santa Marta, presso cui don Paolo Paravicini eresse un casino agiato, che serve a quel cavaliere di riposo nel suoviaggio da Como alla Valtellina. Nè manca a Menaggio il soggiorno perpetuo di famiglie nobili, la Castelli, la Magnocavallo, e quella de' Conti Bolza, un cui rampollo fiorisce in Sassonia, e venne rammemorato dal re di Prussia nella storia della guerra settenaria. Anche i Guaita, che soggiornan pel più a Codogna, hanno a Menaggio abitazione signorile, piantata veramente sulle onde del lago, onde, se soffrono l'incomodo del fremito di quelle, godono poi tutta l'amenità d'un prospetto invidiabile. Non vuolsi pure ommettere il recente edifizio de' Campioni, i quali arricchiscono colle miniere e le opere del ferro.
Apresi da Menaggio l'ingresso della valle che mette a Porlezza,Porlezza Cavargnaed a Cavargnoni. Hannovi sul passaggio più terre Croce, Cardano, Codogna chiara per l'origine e ville di più famiglie dei Guaita; da lato poi Grona, Bene, Naccio. A mezzo incontrasi un laghetto pescoso, a cui di recente si aperse più retto ed ampio sfogo in quel di Luganopresso Porlezza, e si acquistarono campi all'agricoltura collo scemarlo e il distruggersi della palude. Più in là scorre il Cuccio, che piomba da Val Cavargna. Ma degli abitatori d'essa tante furono e sì paurose le descrizioni, che saria colpa risparmiarne un motto. Boldoni[44]li dipinse come il più sanguinario popolo; ma i Cavargnoni sono dolci cogli ospiti, e solo hanno alquanto dell'indole Corsa per la vendetta. Poveri e in cima e in fondo delle loro alpi natie procurano di non soggiacere ai diritti sul tabacco e sul sale prefissi. Castagne e latte sono il lor vitto, e nelle feste del Natale si formano un pan duro, che lor serve per mesi, ed appendesi alle soffitte, quasi come que' lustri, cheil lusso appicca alle volte delle sale dorate, ed aggiornan con ardenti cere le notti. Può dunque de' Cavargnoni estinguersi alquanto la mala voce. Il soggiorno fralle rupi alimenta costumi rozzi, ma innocenti; vi si conserva l'ospitalità de' secoli Omerici; l'aer puro sottile sereno, in cui vivono que' montanari, sovrasta non di rado al tuono ed alla folgore, come suol dirsi, che l'animo del sapiente s'aggiri sovra l'atmosfera delle[45]passioni, e sol forse può rinvenirsi o serbarsi un tal savio fra le vette solinghe e le selve.
Da queste valli nuovamente il pensier rivolgendo a Menaggio seconderemo il curvo lido che guida a NobialloNobialloterra nota per le cave dei gessi, e per la divozione de' popoli verso un tempio di Maria Vergine. Fin là quasi piana ed amena corre la via regina interrottapoi dagli aspri scogli di Sasso Rancio. Conviene ivi salir sopra con rapida ascesa e per quelle balze scoscese ne' vecchi tempi tagliossi la via maestra che guida a Grigioni. Ottimamente scrisse Paolo Giovio, che uom di cervello non passeravvi a cavallo almeno per qualche tiro d'arco, poichè la caduta stritolerebbe le ossa d'un infelice innanzi, che le ingojasse il profondissimo lago.
Le spalle de' monti vedonsi qua e là foracchiate da que' giornalieri, che vi estraggono l'ocra di ferro satolla. Indi GaetaGaetagioisce d'un golfo leggiadro, e le di lei falde sono così bene al sole esposte, che tre secoli fa i coltivatori d'esse vi trapiantarono le malvagíe di Candia, che vi provarono ottimamente. Anche al principio dello scorso il Borsieri lodava quelle uve moscatelle, e dovrebbono aspirare di bel nuovo quelle genti alla gloria degli antichi vigneti. Antico sembra pure il nome del luogo, e tiensi che gli venisse dalla somiglianza col lido della Romana Gaeta, mentrein lingua laconica suona tale appellazionelido incurvato.
Gli scogli di Sasso Rancio finiscono poi finalmente, dove spumeggia il ruscello dell'Acqua Seria, che giù scende incognito quasi per valle solitaria, ove le care ombre fanno trovar giovane l'alba nel meriggio d'agosto. In alto della valle sta Breja. Ma sul lido avvi chiostro con Chiesa di Domenicani, i quai però ora non vi abitano. Siegue indi RezzonicoRezzonicoterra, che diede il nome ad illustre famiglia, un cui rampollo trapiantatosi a Venezia produsse quel Pontefice d'ammirabile mansuetudine Clemente XIII, ed altri fioriscono a Milano e in Como. Vuolsi eziandio, che tal gente fosse una sola colla Torriana che dominò molto in Lombardia; e traslocossi anche nel Friuli. Presso il fu eruditissimo Conte Anton Gioseffo Rezzonico conservavasi il Breve di Pio II, in cui favellasi del padronato sulla Chiesa Domenicana spettante a'diletti figli i Nobili della Torre di Rezzonico. Varie appellazioni vernacolegiusta i tempi ebbe questa famiglia e questa terra, e sì l'una che l'altra furono quindi anche Arzonico e Ronzonico. Cultissime sono le falde delle montagne che dietro le stanno, poi a certa altezza i castagneti, indi verdeggiano i pascoli saporosi. A pochi passi da Rezzonico scorgesi locata sovra un promontorio la rocca vetusta, per cui ci si conserva una immagine viva delle antiche castella merlate.
Le picciole terre di Pianello e di Cremia[46]PianelloCremiaMussonon ci arresteranno, volonterosi troppo di favellare di Musso già prima dominio, e poi sul finire del secolo XVI feudo dei Malagrida, ora marchesato dei Bossi. La rupe aspra conserva tuttora i vestigi di quella triplice fortificazione innalzatavi dal famoso Triulzi Giangiacomo seguace belligero de' refrancesi Lodovico XII e Francesco I. In questa fortezza si mise poi entro nel 1522, ed accrebbela Giangiacomo Medici, ed ignorasi anche se vi riuscisse per fraude, o col favore di lettera del Duca Francesco II Sforza. Egli la rese una rocca quasi inespugnabile, e di là portò il terrore su tutto il lago. Destreggiandosi egli ora con Carlo V Cesare, ora col re Francesco seppe mantenervisi contro gli sforzi del Duca, e dei suoi alleali Grigioni e Svizzeri. Se miriamo al valor di costui militare, non può negarglisi l'ammirazione, ma se le rapine, e le stragi e i danni cagionati si considerino, viene orror di que' tempi. Oltre i nostri storici, parlarono di quelle imprese Galeazzo Cappella, Marco Antonio Missaglia, ed il Fiammingo Enrico Puteano discepolo illustre e successore di Giusto Lipsio. Il Medici[47]rappresentò nel XVI secolo quei condottieri d'arme del XV, e ne torna al pensiero il Barbiano e il Braccio. Ma finalmente poi venne a patti collo Sforza nel 1532, ed ebbe dal Duca il marchesato di Marignano e trentacinque mila zecchini. Ostaggio del trattato fu Giannangelo di lui fratello, poi Papa Pio IV. Si distrusse allora la rocca, di cui pochi rimangono vestigj. Ma se l'occhio spingasi alquanto alto sulla rupe, vi si scopre una fossa ampia e profonda tagliata nel ceppo vivo, dalla quale anche sola può arguirsi, qual forza potesse avere e qual difesa il Medici, cui sebbene da taluno si neghi fino che sapesse scrivere il proprio[48]nome,pure non può negarsi che non abbondasse d'accorgimento, di mezzi e di valore, e ne diè pruove fralle truppe di Carlo V, e poi comandando per Cosmo Duca di Firenze domò malgrado gli ajuti di Arrigo II la repubblica di Siena. Mentre però coll'aspre piraterie sue il Medici travagliava i Comaschi, molto si valse dell'opera intrepida di Luigi Borsieri, a cui fu fratello Giambattista l'avolo dell'eruditissimo nostro cittadino Girolamo.
Presso Musso corre il Carlazzo torrente quasi ignoto, ma che nell'anno 1793 gonfiossi sì stranamente da menarne il guasto grande. Or l'alveo incanalossi di bel nuovo, e gli si sovrimpose un ponte di pietra, e il cielo voglia che non lo sdegni[49]quanto l'Armeno Arasse. Veggonsi nel dorso del monte le antiche cave, da cui si trassero i marmi bianchi pel maggior tempio di Como.
Sfuggon poscia a foggia quasi di mezzo cerchio le montagne dal lido, e nella vallata s'incontrano le terre di Garzeno e Stazzona. Avvi di là strada, che ognora per gioghi e per valli sbocca a Bellinzona.
Dongo poiDongogiace sulla concava e tranquilla spiaggia borgo illustre per le miniere di ferro[50], non che pei molti campi e vicinanze sue, e per le oneste famiglie che l'abitano, come Musso e Gravedona.
Ampia e ridente pianura separa Dongo da Gravedona,Gravedonae per le più rigogliose praterie hannovi viottoli, che invitano al passeggio. Una rapida fiumana, che muove dalle rupi lontane, dividel'un paese dall'altro, e si pensa ora di sostituire a quel di legno un ponte di solide pietre. Gravedona è castello illustre, e meritò menzione nelle paci di Federico Barbarossa. Godette sino a questi ultimi tempi di leggi sue proprie in materia di vittovaglie, quantunque già da due secoli soggiacesse per ragione di feudo insieme colle pievi di Sorico e Dongo alla famiglia Gallio dei Duchi di Alvito, che ivi mantenevano un Commissario, pel quale s'amministrava giustizia. Son pochi anni, che non senza successo vi s'introdusse una fiera di bestie bovine, le quali vengonvi dagli Svizzeri, e di là per la strada di San Jovio, la quale pertanto fu descritta fralle provinciali, si sbocca ai contorni di Bellinzona. Le circostanze del paese non permisero però di porvi ancor mano, e vorrebbesi eziandio diminuirne la lunghezza, e la solitudine del viaggio con qualche opportuno edifizio.
Sul lido un po' dal borgo distante sta la chiesa colleggiata, e presso aquella, come costume era de' templi vetusti, il battistero separato. Non perderà il viaggiator colto l'occasione di visitarli, e senza dubbio ve lo alletteranno l'opera d'antica foggia, le due iscrizioni d'Agnela ed Onoria appartenenti al secolo V, e qualche annosa pittura, che da lor anche sole distruggerebbono il parer del Vasari, il qual vorrebbe, che il risorgimento dell'arte bellissima s'attribuisse soltanto a suoi toscani il Cimabue e il Giotto. Il fresco nel battistero rappresenta il miracolo della Vergine narrato dal Sigonio, e che vuolsi accaduto nel 823.
Bella mostra fanno di se le case dei Gravedonesi a vario ordin locate sulla sorgente collina, cui tengon dietro le montagne più ardue, ma coltivate. L'arcidiacono Luigi Volta per retaggio Stampa vi possedeva una casa, che tutto domina il lago per miglia venti, e coi giardini vi scende. Presentano questi colle muraglie l'immagine d'una fortezza, e corre voce, che verso la metà diquesto secolo gli Spagnuoli scambiasser da lungi quelle muraglie per la rocca di Fuentes, al cui assedio si recavano. Ma tutti supera i palazzi del lago il vastissimo edifizio eretto in Gravedona da Tolomeo Cardinal Gallio[51]. È fama, che sì gran mole v'ergesse quel favorito della fortuna, perchè già con maneggi presso Filippo II si fosse adoperato di avere in feudo anche tutta la Valtellina, che a cinque miglia le sta di fianco. Quattro torri fiancheggiano il palagio, e sale e stanze non mancanvi; vi mancan bensì i giardini, abbenchè l'iscrizion postavi dal Cardinale parli di orti e di fontane. Ma le pareti nudate fanno doglia, e chi ami saper come le ornasse Tolomeo, può leggerne la descrizione di Sigismondo Boldoni, il quale specialmente impiega i vezzi dello stile intorno a quella tavola, in cui s'ammiravan le Grazie con Cerere, Venere e Bacco, eda quell'altra, che rappresentava il ceteratore Arione sedente in sul delfino. Venne nello scorso secolo spogliato il palazzo d'ogni sua ricchezza, e dicesi, che perisse la nave, sulla quale s'erano collocati molti quadri, perchè da Genova a Napoli si recassero. Del resto qualor pensisi all'impresa di un Cardinal sì magnifico, non che alle leggi da lui dettate col più accorto testamento, e tutte pure infrante col favor delle leggi, sentesi quasi un presidio per non essere infermi giammai di posteromania. Effetto immobile della sua volontà altro non resta, che l'opera pia per dottare in Como donzelle povere.
Vogliono pure qualche nostra parola le montagne sopra Gravedona, nè son senza terre, Traversa, Vercana, Caino, Dosso, Livo, e Peglio. In questa ultima v'hanno belle pitture, e fra queste meritan nome i freschi rappresentanti con tocchi fortissimi il giudizio universale, per cui si nobilita la parrocchiale. In queste montagne veston ledonne a foggia di cappuccini, e vuolsi che l'usanza venisse loro per voto fatto nel secolo scorso in occasione di peste; perciocchè costumando già per immemorabil tempo di recarsi in Sicilia gli uomini di queste contrade, e veggendo ivi le pinzocchere in Palermo devote a santa Rosalìa vestirsi di tal foggia, recaron costoro alle lor mogli il pensiero di tale abbigliamento. Hannovi tra queste montanare persone assai benestanti, le quali però mantengonsi fedeli al lor panno tané, e soltanto osano servirsi di lana più fina, e come ognuna di queste femmine porta una cintura da grande fibbia verso l'ombelico fermata, così le ricche avrannola anche d'oro, e il collare che scende sul petto e le spalle, sarà per esse di ben tessuti merletti. Del resto l'aria della salute spicca nei volti loro, ed abbenchè parecchie vengano a Como ne' giorni della maggior settimana per venerarvi il Simulacro del Crocifisso, pure la singolar moda loro attira sempre i guardi nostri, nè ioseppi negar mai i miei pensieri alla religion loro, robustezza, e libertà, se i lor beni conoscano, fortunatissima.
Con breve intervallo di lago, ed anche per agevole via si giunge a DomasoDomasoluogo di vivo commercio, che in questi anni ultimi crebbe anche non poco. Molto ivi si esercita la filatura de' bozzoli, e se prenderà piede la costumanza di filarli ad acqua fredda, giusta il sistema prescritto dal chiaro preposto Castelli, meno diserterannosi i monti di legne. Non v'ha spiaggia, dove la Breva (che il vento è del meriggio) eserciti l'impero e la durata maggiore. Quindi e il soffio d'essa e il vicin fiume fanno, che vi si addensin le ghiaje, e cresca il lido; ma pure non sono moltissimi anni, che sprofondossi un promontorio, che spingevasi nel lago. Il caseggiato di Domaso è molto decente. Ivi ha villa il marchese Calderara, i cui maggiori trassero di là l'origine. Nè tacerò l'ameno casino erettovi non ha guari dal musico Giambattista Vasquez,il qual vi giojsce d'un ozio beato, e ritirossi in questa sua patria dopo aver figurato alla corte di Portogallo, dalla quale ha uno stabile assegno. Io mi trattenni al gravicembalo di questo amabile filarmonico, cui pure non manca una piccola biblioteca. Il Mancini nelleriflessioni sul cantocollocò il Vasquez fra i cantori del primo rango, e la celebre Madama di Bocage, che[52]giovinetto udillo in Roma, nominollo con lode ilBattistino.
Buone case hanno pure in Domaso i fratelli Venini di quella famiglia a cui appartiene l'illustre scrittore abate Francesco; ed in altra pure agiata d'assai, che già fu del maggiore Pietro Paolo Paravicini, esercitò meco l'ospitalità più gentile il dottore di leggi Innocenzo Roselli, cui toccò in sorte la più invidiabil moglie, che tutti sa compiere gli ufficj dimestici, e predica coll'esempio, che le madri sane denno essere le nutrici de' figli loro.
Ameni sono i passeggi presso Domaso, e giù fra prati, dove le acque scorrono copiose; avvi una considerabile fabbrica, in cui segansi i gran tronchi, che per la Mera o per l'Adda giungono al Lago.
Le falde de' monti producono vino potente e grano non poco, nè vi mancano più terre Buggiallo, Trezzone, ed altre. Egli è da un quinquennio che riattossi da Domaso fino a' confini del Lario la via regina, e secondando noi quella col naviglio nostro incontreremo Gera,Geracui venne senza dubbio il nome dal vocabolo latinoGlarea. A foggia d'arco giace questa contrada sul lido, ma le arene, che vi si ammonticchiano, cominciano a rendere la navigazione in quei contorni più difficile. Non avvi luogo più pescoso sul Lario, e molta ed insigne è la quantità delle trote, che ivi si prendono. Ma le lunghe febbri e i visi pallidi degli abitanti per l'inclemente aere afflitti non si compensano dall'utilità della preda. Può vedersi a Gera ilraffinatojo del sale, che pe' Grigioni si appresta, e possono pure osservarsi le ruine della villa appartenente già all'erudito storico Conte Giorgio Giulini, i cui maggiori traevan di là l'origine. Il vicin torrente devastolla con orrido impeto, nè più quasi altro vi resta, che le peschiere.
Succedono i miserabili avanzi di SoricoSoricogià capo di pieve e popoloso. Or le case vuote d'abitatori e cadenti a brani divenner ripostigli di fieno. Stavan lì presso i vestigj dell'antico ponte[53]sublicio, il qual vi si formò dal chiaro generale Nicola Picinino per affrettarsi in soccorso de' Ghibellini in Valtellina fautori del Duca Filippo Visconti, e restonne memoria, poichè ruppe indi a poco i Veneziani, e fevvi anche prigione Giorgio Cornaro. Del qual fatto restaun monumento la chiesa presso Delebio eretta alla Vergine dal Duca grato per tanta vittoria.
Noi pel basso fondo spingendo la barca nostra risolviamci di vogare a ritroso perciocchè qui ristringesi il lago a canale, per cui le acque scorron congiunte dell'Adda e della Mera, che dal lago esce di Mezzola, il quale spetta ai Grigioni. Annovi su lui la villa di Sommolago illustre per lo martirio di S. Fedele ai giorni di Massimiano Cesare, e dall'altro fianco Novate,Novateove gran copia si reca d'abeti e di larici per segarli. Da questo laghetto con otto miglia di viaggio terrestre si giunge a Chiavenna. Egli fu ne' contorni di Novate, che arrestossi nello scorso anno[54]Semonville, il quale colle gemme di Francia e la sua eloquenza recavasi ambasciadore di sua nazione a Costantinopoli.
Ma con breve giro ritorniamo alle sponde del Lario, e solchiamolo lungoi canneti, che occultano al guardo le paludi del piano di Colico. Esse sfogano lentamente per varii canali le pigre lor acque. Fra queste la fossa di Borgo Francone ne accenna il nome di quel greco capitano Francilione, il quale pe' Cesari d'Oriente governò ne' nostri contorni contro l'irruzione de' Longobardi. Vuolsi altresì che in questa parte esistesse una piccola città dal di lui nome appellata, e certamente non lungi v'era il famoso castello di Torre d'Olonia. Apresi in faccia a noi la Valtellina paese per la fertilità sua, popolazione, numero di terre, e di famiglie nobili assai considerabile, e che recò occasione di fatti d'armi e di passaggi guerreschi anche nel secolo XVII, quando la Spagna stava pe' di lei abitatori, e la Francia pe' Grigioni, che ne sono signori sotto però certi patti giurati.[55]Il primo borgo,che ne occorra in esso è Morbegno. A contener l'impeto de' Reti fabbricò il Conte di Fuentes il forte,Forte diFuentesche tenne il di lui nome, nè picciol tesoro costò. Giuseppe II vendettelo a privato uomo nel tempo, che gli venne il pensiero di abbandonar molte rocche e smantellar anche più città delle Fiandre. Del resto, benchè abbiavi una collina, che alquanto il domina, il Forte di Fuentes era posto di lunga difesa per gli stagni, che il circondano. Il degno nostro cavaliere Maggior Pietro Paolo Paravicini, che i buoni piansero rapitoci da morte nel 1790, potè sostenervisi per ben tre mesi nel 1743, e merita memoria, che inviatovi egli dal Principe di Liectenstein vi si avviò con trecento uomini da Coira, e seppe introdurvisi col favor della nebbia, abbenchè già il Generale Spagnolo Villafuerta avesse bloccata la piazza con 1500 soldati.
È da bramarsi, che tanta palude inutile, e cagion perenne d'insalubrità si cangi in campi, dove fiorirebbe l'agricoltura.Ciò si otterrebbe, quando si dilatassero alquanto, e s'approfondissero gli emissarj del lago, del che si parlò estesamente dal Preposto Castelli nel libretto sugli stagni di Colico.[56]ColicoLa fecondità di que' contorni ne prometterebbe la riuscita ottima. Tengono alcuni che il nome di questa terra, i cui abitanti per l'intemperie dell'aria a cinquant'anni sono già decrepiti, proceda dal latin verbocolligere. Deh sarà mai, che di bel nuovo un giorno, dove stridono le ranocchie, ronzano i tafani, e s'appiattano i beccaccini, sarà mai, che sulle messi bionde s'affatichi il mietitore?[57]Ora ne' mesi estivi fuggono gli uominilungi da micidiali miasmi, e si ricoverano sulle vette rimote. Quando il pelo si abbassasse alquanto del lago, facil cosa sarebbe il dar innocuo il corso ai molti ruscelli e torrenti, che giù scendono dall'immenso Legnone, dalle cui radici può dirsi, che una catena di monti s'accumoli e giunga sino in Dalmazia[58].
Doro è il luogo primo, che incontrasiDorodopo, ed è, come tutta quasi quella riviera, addetto al rito ed Arcivescovo Ambrosiano. Di là cominciavano i feudi, di cui fu ornata la famiglia illustre degli Sfondrati, or da pochi anni estinta.
Non lungi sotto a gran massi di monte si scorge Corenno,Corennoda cui traggon l'origine i Conti Adriani. Un d'essi dopo la scoperta di Montgolfier fu un de' primi aeronauti, ed avventurossi con felice audacia al pallone aereostatico. S'ergon presso Corenno vestigj d'antica rocca, e tra questa terra il prossimo Dervio scorre il Varrone figlio di montagne ricche di ferro. Devesi a questo fiume l'ampia spiaggia, che si spinge nel Lario, e che formò egli strascinandovi le arene e i ciottoli. L'industria degli agricoltori seppe poi renderla feconda, e divenne una pianura fertilissima.
DervioDervioquindi gode di vasti equabili campi, e fa di se mostra leggiadra ai naviganti, ma non ha comodo accesso alla prossima valle d'Introzzo. Di bel nome gli furon larghi gli scrittor nostri, che l'appellarono Delfo in latino, come pur toccò in sorte per essi a Corenno quel di Corinto. Soggiace alla Pieve di Dervio la valle d'Introzzo; e la compongon con altre pure le terre di Sueglio,Tremenico, e Vestreno. Giuseppe II nel 1786 avendo stabilite nella Lombardia Austriaca otto politiche prefetture pensò a meglio dividere le province, e perchè le cure d'ogni municipalità meglio vi potessero provvedere, e perchè tutte al possibile si avvicinassero le province ad una eguaglianza di carico. Quindi non sol tutte queste parti di lago dieronsi da Cesare ai Comaschi, ma ben anche le feraci Pievi di Casale d'Incino, Garlate, Oggionno ed altre. Ma infelicemente poi il tutto tantosto cadde a vuoto, e la città nostra seguirà a patire il danno, che già soffre da quasi tre secoli colla perdita della Valtellina ceduta a Grigioni, e de' Baliaggi, che godono in Italia gli Svizzeri, abbenchè il sagrifizio di tanto territorio abbia assicurato il resto dell'Insubria ai Duchi di Milano.
Sebben queste doglie d'amor patrio sedinsi alquanto coll'ilarità della navigazione, che già ne guida a BellanoBellanocelebre borgo e simile a nobil città. Ne accoglie il porto ampio di quadrate pietrecostrutto, e i guardi nostri si attraggono dagli edifizj decenti, quantunque le guerre l'abbiano assai danneggiato. Sulla maggior chiesa, a' fortissimi martiri Celso e Nazario dedicata, conservansi ancora gli stemmi dei Torriani e Visconti. Il tempio marmoreo vi fu innalzato per Azzo Visconti e lo Zio Giovanni Milanese Arcivescovo. Nicola Boldoni avo, e più Sigismondo il nipote accrebbero al luogo la fama colle doti dell'ingegno. Godono i Bellanesi di mitissima estate, ma nel verno travagliali una pungente aria, che accrescesi dalla Pioverna e dalla prossima Valsasina. Nel di lei distretto quantunque alpestre v'hanno Comunità ventotto, delle quali però non facciam motto, siccome remote dal guardo di chi navighi. La caduta della Pioverna attira ognor forastieri a Bellano. Questo fiume scaturisce non lungi da Introzzo, e piomba da scogli altissimi: altre fonti l'accrescono fino a[59]CorteNuova. I paesani vogliono, che ivi per ciechi sfoghi si diminuiscono le di lui acque, e queste col girare de' secoli fra i massi del monte, che le strozzava, si approfondarono a perpendicolo un alveo, che meglio non avria potuto farlo la polvere a forza di mine, e la costanza e la spesa pazza di più scarpellini. Vassi a vederne la spumante romorosacascata, ed avvi ponte sopra, che raccomandato a catene fisse nello scoglio accresce coll'orrore la maestà dello spettacolo, indi con più larghe sponde va la Pioverna al Lago[60]. Non si può a parole spiegar il sasso scavato a foggia di laguna, nè il muggir del fiume. Bello è il contrasto d'aperta luce a pochi passi, bella la tenebrìa muta d'ogni raggio, pel che talor vi s'aggira anche nel meriggio la nottola.
Dopo lo severo spettacolo tanto fanno maggior l'impressione le felicissime campagne, cui diedero i maggior nostri l'appellazion di Cultonio. Queste si terminano dal promontorio di Murcò, e già si scopre VarennaVarennalocata sopra scogli. A que' soli in quel lido ben si può ignorare il decembre tristo, o l'ispido gennajo. Infatti non i lauri soltanto o le mortelle o i melaranci, ma fin gli aloee lemelie azederachvi fioriscono spontanee, e molti in que' dirupi si provvidero di quella pianta siriaca e de' cerei ambiti. Di sì beata temperie scrisse elegantemente in verso l'abate Francesco Venini al patrizio nostro don Antonio Canarisi, anteponendo a sì caro soggiorno il fumo, il fango e lo strepito Parigino. All'eccidio degl'Isolani deve Varenna i principj suoi, ivi quella bellicosa gente ricovrossi, e il Roman rito introdusse fralle piagge ambrosiane. I maggiori Giovj là pur si ridussero per qualche tempo, come apparve per la vetusta lapida da Gianmario Scoto trasmessa a Benedetto Giovio; ma presto mutaron sede, ed erano già Comaschi nel secolo XIII. Sono degni da vedersi i giardini del conte Angel Serponti, e di là può l'occhio scorrere sovra la maggiore ampiezza del Lario, il quale ivi si parte alla foggia della greca ypsilon, il che accennossi da Paolo Giovio, che scrisse ivi il Lario accostarsi[61]allafigura della lettera pittagorica. I monti sopra Varenna non sono infecondi di tartufi fraganti; del qual genere non punto scarseggia il Comasco.[62]
Scorgesi indi presso la riva un palagio, che già fu chiostro; ma quelle vergini con salutare consiglio stimò di trasportare altrove Carlo Cardinale Borromeo per la santità de' costumi ad ognun venerabile.
Sarebbe lunga cosa l'indagare i prodigjdel Latteo, dal quale fiumicello prende nome la prossima terra di Fiume Latte.Fiume LatteIn questi contorni Ercole Sfondrato edificò la Capuana ricca di fontane. Il Boldoni con eleganza descrissela in due pagine, e con un libricciuolo il padre Giovanni Bonanome nel 1646; ma chi può leggerlo povero di cose e guasto tutto de' bisticci e delle lascivie dello stil secentistico? Spetta ora la Capuana al Conte Alessandro Serbelloni, a cui pervenne l'eredità dell'ultimo Sfondrato Conte della Riviera.
Costeggiano indi il Lario vigne perpetue; dopo sieguono i due piccioli promontorj di Vetergnano. Poco da quelli dista LiernaLiernacinta da non ingrato territorio. Lodansi i di lei vini per coloro, che soffran di calcoli e podagre, perciocchè al sapor graziosamente tagliente congiungono la facilità d'esser passanti. Nè già mancan d'oliveti quei campi, ma più fecondi ancor ne sono i prossimi, che dierono il nome ad OlcioOlcioterra di qualche fama anche pelmarmo Luculléo ossia nero, di cui i maggior nostri si valsero per alcuni pilastri del maggior tempio in Como, e Girolamo Borsieri crede, che ne usassero non già per mancanza di marmo candido, ma per accrescere maestà.
Di qui tantosto orrida innalzasi una balza aspra e forte in varj massi squarciata, la qual copre Mandello,Mandelloborgo e pel numero degli abitanti e per gli edifizj e per la fertil pianura, che lo circonda, a niun altro secondo del Lario. Ivi i Marchesi Airoldi hanno un palagio, che per la sua mole cede soltanto al Gallio di Gravedona. Soggiace Mandello per l'ecclesiastica giurisdizione al Vescovo di Como, e soggiacciono a quell'Arciprete Plebano Vassena, Olcio, Lierna, S. Lorenzo sopra Adda, e Grebbio. Se non che la bellezza del lido piano, reca talora a Mandello qualche insalubrità d'aere, allorchè il Lario soverchiamente gonfio straripisi in esso. Celebre fatto d'armi accadde in vista del borgo nel 1532,quando azzuffatesi le navi Sforzesche con quelle di Giangiacomo Medici vennero disperse dal minor numero delle Medicee, ma il Castellano di Musso vi perdette sul fior degli anni il fratel suo Gabriele fortissimo giovane, e lui squarciato nel fianco da una bombarda coperse Giangiacomo, perchè i soldati da compassion tocchi non si lasciassero fuggir di man la vittoria; e poco dopo perdette pure la vita Luigi Borsieri Ammiraglio del predator Mussiano.
Dal promontorio Roboreo si chiudono le campagne di Mandello. In dentro è la Chiesa di S. Giorgio, poi Teolo, indi il Tempio di S. Lorenzo, e il Villaggio della Abbadìa,Abbadìaove stettero anticamente Monaci Benedettini, e in fin quasi della punta il chiostro già dei Serviti, or vuoto, dacchè si ridussero essi in Como al chiostro di S. Chiara presso la Cosia, abbandonando anche l'altro di S. Girolamo presso le mura della città.
Giungesi poi là dove il lago stretto dalle montagne non ha larghezza chedi tre quarti appena d'un miglio. Ivi ebbero i Capitani Sforzeschi il vano pensiero di tirare una catena, onde frenare le scorrerie delle guerre civili. Ma di bel nuovo fuggono le rupi a foggia di gomito, e per rotti massi schiudesi il varco alle contrade di Gessima per vini austeri nota e per buone cave di calce. Questi scogli son tuttora infami per la miserabil morte di Lodovico Savelli, della quale parlò Paolo Giovio. Sdrucciolovvi quel giovane infelice, e nel cadere avvenutosi ad un ramo abbrancollo. Frattanto, chi lo vide pendente dall'altissimo scoglio, invan tentò di soccorrerlo; cinque ore bruciato dal sole stette egli pendente, alfin le forze abbandonandolo cadde, nè gli giovaron punto i letti, che s'eran sul terreno distesi, perciocchè l'urto dell'aria l'estinse pria, che giungesse a terra.
Comincia poscia il fertil territorio di Lecco,Leccoda cui anche avvi strada, che mette in Valsasina[63]. Lecco già sede diConti Rurali sotto i Re di Germania è castello ampio. Le manifatture del ferro possono intrattenervi l'osservatore: molto pure è il traffico d'ogni sorte, che esercitasi da' suoi abitanti. Avvi anche un mercato di grani, a cui concorrono i popoli limitrofi. Ma ciò, che più distingue Lecco, è la gloria del ferro, e lo diria il maggior Plinio nobilitato da quello, come a' suoi tempi lo erano Como e Tarragona in Ispagna. Dal rivo detto ilfiumicellosi aggirano ben più che cento edifizj. Vi si fila il ferro ancor sottilissimo, ma i conoscitori della chimica vorriano, che si perfezionasser le macchine per render meno insalubre il travaglio agli artefici. In iscambio ei non è guari, che vi si aperse una fonderia di vasi da cucina foggiati con quella massa di ferro più scabbra e spumosa, che appellasighisa, e certamente è dabramarsi per le viscere umane, che bandiscasi il rame, onde, se non vogliamo imitar gl'inglesi, che usan l'acciajo, dovremmo almeno cenare come Agatocle Re in piatti di terra cotta. Ma se ora in queste piaggie ferve il commercio, altre volte squillavan le trombe d'intorno a Lecco. Ne' tempi andati faceasi molto conto di quella rocca. L'assediarono i Veneti nella guerra da essi rotta a Filippo ultimo Duca Visconti, e lunga pezza ve gli stancò Eusebio Crivelli. Romor di conflitti sonovvi pure d'intorno sul principio del secolo XVI: Francesi, Sforzeschi, Antonio da Leva per Carlo V, e il summentovato Giangiacomo Medici vi si stabilirono a vicenda. A pochi passi sotto Lecco si ristringon le acque a canale, e scorre troppo placidamente l'Adda, su cui quasi cinque secoli fa i Visconti edificarono di nobil opera un ponte. Ma non esistono più su quello le ritonde torricelle, colle quali a difesa l'avean munito que' Principi. Giovio ne favella, e vi restavanoai giorni di Boldoni appena i vestigj de' lavori vetusti. Lenta per vizioso declive e sabbie strascinasi l'Adda, che di bel nuovo stagna nel ricettacol di Moggio, che appellossi anche di Pescarenico, Rauso e Garlate. A manca d'esso signoreggiano i Veneti, e Vercurate è loro. Ma di spinger più oltre la gondoletta nostra ne sconsigliano i pigri stagni, che si succedono resi deformi da tanti edifizj pescarecci: laonde convien quasi di navigarvi per lo filo della sinopia, e l'aer grave ne sprona al ritorno non men, che il dolore che a buon Comasco recasi dall'aspetto di tanti disordini, contro i quali pur riclamasi invano[64].
Poco oltre il ponte di Lecco veggiamtosto al nostro ritorno sul lido manco la villa del Marchese Recalcati, la cui vedova e degna madre è il rampollo ultimo de' nostri Conti Lambertenghi.
Giacciono qui le radici del Monte Barro, nella cui destra spalla Desiderio re de' Longobardi ultimo innalzò tempio a Michele Arcangelo, nè di là lunge i di lui predecessori dotato aveano il monastero di Civate. Ma i pensier vaganti richiama alle spiagge Lariane l'amenità di Malgrate,Malgrateil qual guarda Lecco di fronte. Ivi è dove principalmente radunansi coloro, che mercanteggian di calce. Siegue Parezzo, alle cui spalle si apre pianura, che guida alla Pieve di Incino. Sorge poi altissimo monte Reale, e le radici spinge ben addentro nel Lario dirimpetto alla punta di Roboreo nell'altro lido, onde questa è la maggior angustia de' di lui flutti.
Poi sotto macigni nudi curvi su lui sta locato infelicemente Onio,Onio e Valassinae di là schiudesi il varco alla Valle Ascina, che il nome ebbe dal principal borgo. Iviscavossi una lapida, che venne illustrata dall'Alciato, e tuttor vi sussiste. Il marmo ha queste parole:
GENIO. ASCI.P. PLINIVS. BVRRVS.ET. C. PLINIVS.AETERNI.
In essa, come ognun vede, spira un gusto d'antichità venerabile, e vi si scorgono mentovati due Plinj, Pubblio e Cajo. Quindi tante memorie della gente Plinia fra noi e contorni nostri, e niuna altrove, rendono sempre più inferma la pretesa de' Veronesi per rapirci lo storico naturale. Nella valle di Vicino, che trovasi tra Onno ed Asso, avvi torbiera, di cui si potrebbe trarre profitto con miglioramento anche de' campi e dell'aere. Valbrona non n'è lungi, e di là scendesi agli scoglj, che stanno rimpetto a Mandello, ed alla Badìa. V'ha legge, che vi siano piloti ognor pronti per tragittare i viandanti, e questi sono perciò stipendiati dalle prossimecomunità. Vocian quindi alto i passeggieri, se bramano il tragitto di Mandello, o danno fiato ad un corno, se giunger vogliano alla Badìa. Ma di sovente que' barcajuoli mancano ai dover loro, abbenchè dall'altro lido si superin le voci degli Achèi Omerici, o squillisi il corno in metro più lungo, che mai nol sentissero giusta Bojardo e l'Ariosto le foreste in Francia al tempo dei Paladini e del Re Carlo.
Nativi d'Onio sono que' fratelli Torri, i quali co' fuochi artificiali e co' razzi divenner ricchi a Parigi, ed accrebbero concorso al Vaux Hall di Londra sì mal imitato altrove.
Dopo Onio non sì aspri succedono i monti; ricompajon le vigne e le selve, e fra queste è Vassenna. Breve tragittoVassenna e Limontane guida a Limonta, che fu nel 835 donata da Lotario Augusto a' Monaci di Sant'Ambrogio, i quali v'esercitan pertanto i diritti sacerdotali e principeschi. Leggiam nel diploma, che lor si desse per ricavarne l'olio per le lampadi,onde deducesi, che anco in que' tempi per l'Italia non lieti vi prosperassero gli uliveti. In questo soggiorno trattenevasi nel secolo XVI il monaco Roberto Rusca, di cui alcuni libri conservansi presso i collettori di cose patrie, ma scarseggiano di quella critica, della quale fa di mestieri in opere di tal genere. Civenna pure fra monti soggiace al feudo de' monaci Ambrosiani, i quali hanno somiglianti signorie sul lago di Lugano a Campione terra felice, della quale escirono artisti illustri, qual fu quell'Enrico nel 1322 scultor della torre e pulpito nella cattedral modonese, e quel Matteo nel XIV secolo architetto del tempio Monzese, e quel Giacomo che adoperato venne nella Metropolitana di Milano nel 1386, non che all'edifizio della Certosa Pavese; vi nacque pure il pittor degno Isidoro Bianchi. Sebbene dal Ceresio ritorniamo al Lario.
Non breve tratto or dobbiamo scorrere di piaggia deserta, ma finalmente a varj piani scendenti discopronsi i giardinidi Villa Giulia ne' quali il signor loro impiegò molto oro, ma non si avvinse alla linea retta, e volle anzi secondare il curvo ed angoloso protendersi e ritrarsi del lido. Qui tacciamo di Villa Giulia, perchè avremo a parlarne quando rinavigheremo per il ramo di Como.