Supponiamo che il mio Vicino s’intalenti di aver la miaVacca; ei si provede d’uno di questi Avvocati per provare che la miaVaccagli appartiene. E’forza allora che io mi proveda d’uno altro per difendere il mio diritto; poichè egli è contra tutte le Regole dellaLeggeche un Uomo difenda la propia sua Causa. Ora in questo caso, io, a cui appartiene laVacca, ho due gran discapiti. Primieramente; il mio Avvocato essendo avvezzo dalla sua giovinezza a difendere la falsità e l’ingiustizia, trovassi totalmente fuori del suo elemento, quando si tratta di parlare in favore dell’Equità, essendo che, come questa funzione gli riesce affatto nuova; senza dubbio ei vi si prenderà alla peggio, anche che volesse fare il suo meglio. Il secondo discapito è, che la natura del mio affare esigge che il mio Avvocato sia molto cauto; conciosiachè, come dall’impiego ditante persone dipende la loro sussistenza, se il mio Avvocato tratta la mia Causa in modo che l’affare resti immediate spedito, egli è certo d’attraersi, se non l’indignazione de’suoi Superiori, l’odio; per lo meno, de’suoi Confratelli, che lo risguarderanno come una spezie di serpente che si nutricano nel propio seno. Il caso in termini;io non ho che due metodi per conservar la miaVacca. L’uno; di corrompere l’Avvocato della Parte avversaria, promettendogli duplicata mercede, e quest’artifizio naturalmente mi dee riuscire; poichè l’educazione, e il carattere del Personaggio onde si tratta, mi lascian l’adito di sperare ch’egli tradirà colui che d‘affidarsigli ebbe l’imprudenza. L’altro metodo è, cheil mio Avvocato non insisti punto sopra la giustizia della mia Causa: anzi riconosca che la miaVaccaappartiene al mio Avversario; avendo l’evento mille volte dimostrato, che una gran prevenzione a favore del successo d’un litigio si è, quand’egli notoriamente è ingiusto.
E’una massima di questi tali, che tutto ciò che si è fatto per l’addietro, puossi far di nuovo legittimamente. Ecco perchè essi custodiscono in iscrittura con sommo scrupolo tutte le Sentenze già pronunziate; insino quelle che per ignoranza o per corruttella rovesciano le Regole più comuni dell’Equità e della Ragione. Tutte queste sentenze divengono in loro mani come tante Autorità, con le quali eglino procurano d’imbiancare i più neri deliti, e di giustificare le pretensioni più inique: E questa pratica lor riesce sì bene, che non e quasi possibile l’immaginare un Processo, in cui le due Parti, più d’una Decisione in propio favore ad allegare non abbiamo.
Nelle loro dispute, sfuggono con sommo studio di venir al fatto; ma in ricompensa, vorrebbono rinunziar piuttosto alla lor Professione, che ommettere la menomaCircostanzainutile. Per esempio; per ritornare al supposto da noi piantato, non s’informeranno già con qual diritto la mia Parte avversaria pretendi che la miaVaccale appartenga; bensì se questaVaccasia nera o bianca; se le sue corna sieno lunghe o corte; se il Prato in cui ella pascola sia tondo o quadro; a qual male ella sia suggetta, e così del resto; dopo il che consultano tutti i Decreti emanati in somigliante caso;intermettonoa un altro tempo la decision della Causa, e d’intermissioneinintermissione, venti o trent’anni dopo, dichiara il Giudice di chi sia la ragione o il torto.
E’d’uopo pur di riflettere che questi Signori anno un Gergo ch’è loro particolare; intelligibile per essi soli; e in questo Gergo sono scritte le loro Leggi. Principalmente per questo mezzo son riusciti in confondere il vero col falso, il giusto con l’ingiusto; e ne sono così eccellenti, che son capaci di disputare per trent’anni continui, per sapere se un Campo, il qual da sei generazioni ha appartenuto a’miei Bisavoli, sia di mia ragione o di quella d’uno Straniere, che d’esser mio parente non ha mai preteso.
Per ciò che spetta all’esame dagli Accusati di delitti di Stato, i processi non sono sì lunghi: imperocchè se que’che si trovano alla testa degli Affari ancora (come mai non mancano) di far appoggiare queste sorte di commissioni a persone di Legge, la cui compiacenza e l’abilità sono lor cognite; queste, immediate che comprendono le intenzioni de’lor Protettori, non differiscono di condannare o d’assolvere gli Accusati; e ciò senza inferire torto veruno ad alcuna delle forme prescritte dalla Legge.
M’interruppe a questo passo il Padrone per dirmi, ch’era ben un peccato, che Uomini tali, come questi Avvocati, che aveano tante conoscenze e tanti talenti, non si applicassero piuttosto a farne parte agli altri. Io risposi, che il loro mestiere rubava tutto il lor tempo, e che non aveano essi neppur il piacere di pensare a verun’altra cosa; Che ciò era sì vero, che fuori della lor Professione, erano ignoranti e stupidi più di quello che possa esprimersi: e che si avea riflettuto ch’erano nemici giurati di tutto ciò che conoscenza si appella, come se a scacciar la Ragione da tutte le Scienze dopo di averla bandita dal loro mestiere, determinati si fossero.
Continuazione del discorso dell’Autore, sopra lo stato del suo Paese, sì ben govornato da una Regina, che vi si può far di meno d’un Primo Ministro, Ritratto d’un tal Ministro.
IL mio Padrone diede indizj di non prestar compiuta fede alle mie narrazioni, non potendo, come poscia il dichiaro, a verun patto comprendere per qual motivo gli Uomini di Legge si dessero mille fastidj, e formassero insieme una sorta di lega d’iniquità, non per altro che per conturbare gli Animali di loro spezie. Per vero dire, ei soggiunse, mi diceste ch’essi erano salariati a tal oggetto; ma somiglianti termini in me l’idea menoma non risvegliano. Per isciorre questa difficoltà, fui costretto di descrivergli l’uso della moneta, i materiali ond’ella lavoravasi, e il valor de’metalli. Dissigli, che quando unYahoosaveva in sua propietà una gran somma di questi metalli preziosi, potea far acquisto di magnifiche vestimenta, di bei Cavalli, d’immense Terre, di squisite vivande, di graziose Femmine, di qualunque cosa di suo piacimento.
Che derivandone dal solo danajo sì maravigliosi effetti, i nostriYahoosnon credevano mai d’averne abbastanza per ispendere, o metter da parte, secondo che piegar gli facesse o alla profusione o all’avarizia la loro inclinazione: Che i Ricchi usufruttuavano degli stenti de’Poveri, e che questi eran mille contra uno, in comparazione di quegli: Che il grosso del nostro Popolo menava una vita miserabile, ed era obbligato di faticar tutto l’anno dalla mattina alla sera, per rendere provveduto un picciol numero d’Opulenti di tutto ciò che i loro capriccj, o la lor vanità lor suggerivano. Internaimi in una instruzione assai estesa su quest’argomento: Ma tanto e tanto il Padrone meglio non mi capì; essendosi intestato che tutti gli Animali fossero in possesso d’una sorta di diritto sopra le produzioni della Natura, e ben ispezialmente que’che agli altri presiedevano.
Cotal pregiudizio gl’inspirò la curiosità di sapere, in che consistessero quegli squisiti cibi che io aveva ricordati; e come potesse darsi che alcuno di noi ne restasse privo: E quì l’enumerazione gli feci di tutte quelle qualità che mi caddero sotto la memoria; del pari che delle differenti maniere di manipolargli; il che non potea eseguirsi senza la spedizione d’infiniti Vascelli per diverse parti del Mondo, affin di riportarne peregrine frutte, e liquori d’un gusto eccellente. Gli protestai, che conveniva far, per lo meno, tre volte il giro della nostra Terra, prima che una delle nostre qualificate Femmine servita fosse d’una colezione che avesse tutti i suoi numeri. Ei disse, ch’esser dovea un assai sgraziato Paese quegli che nutricar non poteva i suoi Abitatori: Ma principalmente rendevalo attonito il riflettere, che una Regione, così estesa come la nostra, tanto penuriasse d’Acqua dolce, cosicchè il nostro Popolo a ritraere la sua bevanda per via di mare costretto fosse. Io replicai; che l’Inghilterra, mia diletta Patria, produceva tre volte più d’alimenti che i suoi Naturali confumarne potevano; che avea luogo la proporzione medesima a riguardo de’Liquori ond’essi si prevalevano per ispegnere la loro sete; e che questi liquori si componevano con la frutta di certi Alberi, riuscendo un’eccellente bevanda. Ma che per soddisfare all’intemperanza de’Maschj, e alla vanità delle Femmine, noi mandavamo in altri Paesi la maggior parte delle utili produzioni delle nostre Terre, per averne in concambio dello cose che non servivano che aprocacciarci infermità, e che ad alimentare la nostra stravaganza e i nostri vizzi. Donde ne seguiva per necessità, che molti de’miei Compatriotti fossero sforzati di guadagnar la vita con infami o ingiusti mezzi; come sarebbe a dire, co’frutti, cogli spergiuri, con l’adulazione, col giuoco, con la menzogna, con l’arte di velenare, o con quella di pubblicar libelli. Non fu senza un grande stento, che mi riuscì di far comprendere al mio Padrone il senso di queste differenti espressioni.
Non è; continuava io, perchè ci manchino i liquori o l’acqua, ch’è portato il vino al nostro Paese; bensì, perchè questi è una bevanda che ci rallegra, che scaccia le nostre maninconie, aumenta le nostre speranze, scema i nostri spaventi, e ci priva per qualche tempo dell’uso d’una importuna Ragione; dopo di che non vi ha dubbio che non c’immergiamo in un sonno profondo; comechè confessar si deggia che quasi sempre ci risvegliamo malati; e che l’uso d’un tal liquore sia per noi una sorgente feconda d’incomodità, che accorciano la nostra vita, e la nostra sanità ruinano.
I più di nostra Nazione campano la vita somministrando alle persone ricche, e un generale a tutti que’che anno con che pagare le loro mercatanzie o i loro travaglj, somministrando, dico, tutte le cose che lor bisognano. Per esempio; quando io sono presso la mia Famiglia, ed abbigliato come essere il deggio, porto sopra il mio corpo gli stenti di più di cento Operaj; la struttura e l’adobbamento della mia Casa il doppio ne vogliono; e innanzi che mia Moglie sia guernita da’piedi infino al capo, non bastano mille.
Io stava per discorrergli d’un’altra foggia d’Uomini che si applicano a guarire i mali del corpo, giacchè ebbi l’occasione di dire a lui che molti de’miei Marinaj erano morti di malattia: Ma non può credersi la mia pena per farmi capire. Ei ben comprendeva, diceva egli, che unHouyhnhnm, alcuni giorni prima della sua morte diveniva debole o languido: ovvero per disgrazia in qualche modo piagavasi: Ma sembravagli impossibile che la Natura, la qual affettuosamente è sollecita per tutte le sue opere, generar possa ne’nostri Corpi tanti incomodi e tanti mali; e di spiegargli un sì singolare e sì bizzarro Fenomeno mi pregò. Gli replicai; che non era difficile lo scioglimento di questo problema, e che la sregolatezza del nostro vivere era la sola cagione delle nostre infermità: Che noi mangiamo quando non abbiamo fame, e che bejamo senza aver sete: Che passiam l’intere notti tracannando gagliardi liquori senza prendere cibo di sorta; il che appiccava al nostro corpo un incendio, e precipitava la degistione o l’impediva: CheYahoosFemmine, dopo d’essersiprostituite per qualche tempo, contraevano certe dolorose malattie, ch’elleno comunicavano a que’che commerzio aveano con esso loro: Che queste e molte altre malattie trasfondevansi da Padre in Figliuolo; che se si avesse voluto, non si avrebbe mai composto un esatto Catalogo de’malori tutti onde il Corpo umano è suggetto; poichè non aveavi parte veruna che in sua spezieltà cinque o secento non ne annoverasse: Che l’intensa brama che abbiamo della nostra guarigione, moltiplicati avea fra noi gli Medici, e vale a dire, Uomini che si fanno un punto d’onore di risanare gl’Infermi. Per anni molti, soggiunsi, sono mi applicato a questa Scienza, la qual, per altro, ha qualche affinità con la mia Professione; e perciò posso dire senza vanità, che mi è noto il metodo tenuto da questi Signori nelle loro cure.
Loro gran principio si è: Che tutte le Malattie derivano daRipienezza; donde conchiudon eglino, che per guarire le indisposizioni nella loro sorgente, conviene che il Corpo pratichiEvacuazioni, sieno pel passaggio naturale, o pel vomito. A tal effetto, si accingono a comporre di molte Erbe, di Minerali, di Gomme, d’Olj, di Conchiglie, di Sali, di Escrementi, di Corteccie d’Alberi, di Serpi, di Rospi, di Ranocchj, di Ragnoli e d’Ossa d’Uomini morti, il più abbominevole e nauseante estratto che lor sia possibile: Estratto, che sul fatto stesso è renduto dallo stomaco: e quest’è ciò ch’essi chiamaVomitivi: oppure a quest’ammirabile mischiamento aggiungono alcune attossicate Droghe, che che ce le fan prendere (secondo la fantasia del Medico) o pel di sopra o pel di sotto, e un tal rimedio sconvolge sì crudelmente gli budelli, che questi poco men che con la stessa pontualità dello stomaco, il restituiscono; e ciò in loro lingua unaPurgao unCristerosi appella. Essendo che la Natura (come riflettono i Medici) ha destinata la bocca all’Intromissionedel mangiare e del bere, e un’altra parte alla loroEjezione: quindi conchiudono questi Signoricon grande ingegno, che essendo la Natura in queste infermità fuori della suaSituazione, conviene, per rimetterla, curar il Corpo in un modo direttamente opposto all’instituto di lei; cioè, introdurre certi composti pel di sotto, e far uscire ciò che si ha negl’intestini, per la bocca.
Ma oltra le reali infermità, siam sottoposti a molte altre, che sono puramente immaginarie, e per le quali i Medici anno inventato rimedj del genere medesimo. An per tanto questi rimedj i loro nomi, perchè i mali ne anno altresì: ed è da questa sorta di mali che le nostreYahoosfemmine, sono assalite. Soprattutto sono eccellenti inpronosticii nostri Medici, e di rado lor succede che s’ingannino: poichè nelle malattie reali e alquanto maligne, predicono quasi sempre, che l’Infermo nemorrà, perchè il verificar il detto sta in loro arbitrio: laddove non è in poter loro la guarigione: Ed ecco perchè sempre si corre gran risico nelle loro mani, immediate che tanto an eglino fatto di pronunziare al fatal sentenza, non volendo essere mentori.
Son essi eziandio d’una grande utilità a que’Mariti, e a quelle Mogli che non si amano, a Primogeniti, a Ministri di Stato, e sovente a Principi.
Io avea già per l’addietro avute alcune conversazioni col mio Padrone sopra la natura delGovernoin generale, e peculiarmente del nostro, ch’è l’oggetto dello Stupore e dell’Invidia di tutto l’Universo: Ma uscitomi a caso il vocabolo di Ministro di Stato, ei mi ordinò di dirgli quale specie diYahooio propiamente disegnava con questo termine.
Gli risposi, che la nostra Regina essendo esente d’ambizione, e non avendo il menomo prurito d’accrescere la sua possanza a spese de’suoi Vicini o a pregiudizio de’propj suoi Sudditi, era sì lontana dall’aver bisogno d’alcuni Ministri corrotti per eseguire o ricuoprire qualche sinistro disegno; che anzi, pel contrario, ogni suo disegno era diretto da lei a vantaggio del suo Popolo; e che ben lunge dall’affidar interamente a qualche Favorito o a qualche Ministro la sua autorità, sommetteva l’amministrazione de’suoi Ministri o de’suoi Favoriti al più severo esame del suo Maggiore Consiglio. Ma io aggiunsi, che sotto alcuni precedenti Regni, e attualmente in qualche Corte dell’Europa, aveavi qualche Principe inoffizioso, ma schiavo del proprio piacere; il qual trovando per esso lui troppo pesanti le redini delGoverno, rimette vale nelle mani d’unPrimo Ministro: di cui per quanto il potei conchiudere, non solamente dalle Azioni di coloro che sono stati onorati di quest’impiego, ma eziandio da molte Lettere, da molte memorie, e da molti Scritti pubblicati da essi medesimi e contro a’quali fin al presente chi che sia non ha protestato in contrario, eccone un fedele Ritratto.
Un Primo Ministro, (già s’intende d’un Primo Ministro di cattiva intenzione, non mancandone di buoni, anzi d’ottimi) è un Uomo affatto immune da Giocondità e da Maninconia, da Amore e da Odio, da Compassione e da Collera: tutte le sue passioni, in una insaziabile sete di possanza, di ricchezze e d’onori consistono. Servesi egli del talento, del discorso come gli altriUomini, con questa picciola differenza pero, che non parla mai per dichiarar ciò che egli pensa: Non pronunzia mai unaverità, che col secondo fine che voi la prendiate per unabugia: ne unabugia,che con l’intenzione che la spacciate per unaverità. Quegli ond’ei mormora in loroassenza, son vicini a un avanzamento, e subito ch’ei comincia a lodarvi o sulla vostra faccia, o sull’altrui fate conto d’essere perduto nell’istante stesso. Il men equivoco contrassegno della propria disgrazia è, quando impegniti con esso voi in qualche promessa, e soprattutto quando questa promessa sia confermata dal giuramento: Mercè che in un tal caso un Uomo saggio si ritira, e alle sue speranze rinunzia.
Sonovi tre maniere, per le quali un Uomo d’indole pessima pervenir può al Posto diPrimo Ministro. La prima: procurando che certe persone, o Moglie, o Figliuola, o Sorella, abbiano un onesto compiacimento per gli desideri del Principe: La seconda; tradendo, o intentando di soperchiare il suo Predecessore: e declamando con furioso zelo contra la corruttela della Corte nelle Pubbliche Ragunanze, la terza. Questi Ministri, spezialmente que’che sono dotati di quest’ultimo carattere, di tutti gl’Impieghi disponendo, anno una maravigliosa facilità in guadagnare il maggior numero de’suffragj in un Consiglio, e conservano con questo mezzo la propia Autorità; e alla peggio; unAtto di general indulto(ond’io ne descrissi la natura) gli mette a coperto da qualunqueinquisizione: dopo di che prendono essi congedo dal Publico, carichi delle spoglie della Nazione.
Il Palazzo d’unPrimo Ministrodi depravato genio è un semenzajo, ove altri se ne formano: I Paggj, gli Stafieri ed il Portiere imitando il Padrone loro, divengono tantiMinistri di Statone’loro diversi Appartamenti, ed imparano a segnalarsi in tre cose: ininsolenza; nell’Arte di mentire, e in quella dicorrompere quegli ond’eglino pretendono di valersi per adempire i loro infami divisamenti. Molte persone di Carattere fanno regolarmente la loro Corte a questi Signori; i quali talvolta, a forza di destrezza e di sfaciataggine, anno la buona sorte di succedere al loro Padrone.
Per ordinario, un cattivoPrimo Ministroè governato da una Vecchia Innamorata o da un Cameriere zerbino, e costoro sono i due canali per cui scorrono tutte le grazie, e che propiamente, iSupremiReggenti del Regno, chiamar si potrebbono.
Disputando un giorno col mio Padrone sopra la Nobiltà del mio Paese, ei mi fece un complimento che io non aspettava. Son persuaso, mi disse, che voi siate uscito di qualche Famiglia Nobile; poichè in figura, in colore e in proprietà superate tutti gliYahoosdi nostra Nazione, tutto che lor cediate in forza e in agilità; il che attribuisco alla differenza che vi ha fra il vostro modo di vivere, e quello degli altri Bruti: ma vie più crescono le mie prevenzioni a favor vostro, scorgendo che siete dotato non solo dalla facoltà di parlare, ma altresì di alcuni principj di Ragione. Fra noi, continuò egli, gliHouyhnhnms bianchi, gliSauri, iBigj, non sono così ben fatti come iBaj, come iLeardi ruotati, e come iNeri, e neppure non nascono con tanti talenti d’Anima, nè con tanta capacità per approffitarsene; ed ecco perchè sieno destinati a servir agli altri senza aspirar giammai alla menoma Autorità; il che presso noi sarebbe un non so che di mostruoso.
Umilissimamente il ringraziai della buona opinione ch’egli aveva di me: ma rendeilo nello stesso tempo assicurato che tutt’altro che illustre era il mio nascimento, dovendo il viver mio ad onorati Borghesi, provveduti appena de’sufficienti mezzi per la passabile mia educazione: Ch’era altra cosa nel nostro Paese la Nobiltà, di quel che il fosse nel Paese di lui: Che i nostri Giovani di qualità erano allevati nell’infingardia e nel lusso: Che immediate pervenuti a un certo numero d’anni, consumavano il loro vigore, e pel commerzio di alcune prostituite donne, malori infami contraevano: Che avendo scialacquate poco men che tutte le loro sostanze, si ammogliavano con qualche femmina del comune, unicamente pel danajo di lei, senza aver mai per essa, nè prima, nè dopo il maritaggio, il più leggier sentimento di benevolenza o di stima: Che da questi disuguali accoppiamenti era prodotta una difforme e mal sana figliuolanza: donde ne veniva che quasi mai una Famiglia di somigliante razza, non toccasse la quarta generazione: se pure non avesse attenzione la Sposa di scegliere fra’suoi Vicini, o fra suoi Amici, un Padre di buona consistenza; il tutto per motivo della sanità della prole di lei: Che un corpo mal composto, un’aria infermiccia, e una faccia pallida e smunta, erano gli ordinarj contrassegni d’un Uomo del più sublime carattere; laddove una sanità d’Atleta in un Uomo qualificato, forma la più diffamante di tutte le presunzioni contra la saggezza di sua Madre.
Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessionidel Padrone di sopra il Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descrittol’Autore; con alcune comparazioni e conalcuni paralelli sopra il medesimo Argomento. Osservazioni dell’Houyhnhnmsopra laNatura umana.
STupiranno forse i miei Leggitori che io fossi così sincero sull’Articolo degli Uomini, parlandone a una Creatura, in cui la mia rassomiglianza cogliYahoosdel Paese, impressa già avea una pessima opinione della Natura umana. Ma ingenuamente confesserò loro, che le numerose virtù di quegli ammirabiliHouyhnhnms,contrapposte a’vizzi nostri innumerevoli, aveanmi a un segno aperti gli occhi, che a ravvisar cominciai le Azioni e le Passioni degli Uomini in un modo totalmente nuovo, e a toccar con mano che l’onore della mia spezie il menomo risparmio più non meritava. Oltrechè impossibile riuscito mi sarebbe d’imporne a una persona di sì perspicace discernimento come ilmio Padrone, il qual ogni giorno mi facea avvedere degli sbagli che io prendeva; sbagli che io non avea mai raffigurati, e che fra noi non si registrerebbono neppure nell’Indice delle umane fragilità. Aggiugnete, che l’esempio del mio Padrone stesso aveami inspirato un perfetto orrore per tutto ciò che falsità o dissimulazione dinominasi; e che mi sembrava sì amabile laVerita, che come fosse possibile che se le mancasse di fedeltà o di rispetto, io comprendere non poteva.
Ma aveavi, se ardisco di dirlo, un motivo di maggior forza, che mi spronava a un tal eccesso di candidezza. Dopo appena un mio soggiorno d’un anno nel Paese, concepì tanto amore e tanta venerazione per gli Abitatori, che risolutamente mi determinai di più non rivenire fra gli Uomini, e di passar il resto del mio vivere fra que’virtuosiHouyhnhnms; il cui esempio e il cui commerzio aveano di già prodotti sopra di me sì felicissimi effetti. Ma la fortuna, eterna mia nemica, a mio dispetto, fra gliYahoosdi mia spezie mi ricondusse. Con tutto ciò, egli è una sorta di mia presente consolazione, quando penso, che in ciò che dissi de’miei Compatriotti,scemaii difetti loro per quanto io osava sulla faccia d’un Uditore sì intelligente, e che a cadaun articolo diedi un tornio il piùfavorevolech’egli poteva esigere: perocchè, per vero dire, io credo che al mondo Uomo non siavi interamente immune di parzialità a riguardo della sua Patria.
Ho riferite in sostanza le diverse conversazioni ch’ebbi col mio Padrone pel più del tempo che con mia gloria passai in servigio di lui: Conversazioni, che furono assai più lunghe, ma che quì non ne ho esteso che un solo compendio, per timore di recar tedio a chi legge.
Risposto ch’ebbi a tutte le sue Quistioni, e che parvemi pienamente soddisfatta la sua curiosità, mandò egli un giorno, di buon’mattino, a cercarmi; e dopo di avermi ordinato di sedere, (onore che fin allora ei non mi avea impartito) disse, di aver con attenzione riflettuto sopra tutta la mia Storia, per quanto aveva ella rapporto a me e al mio Paese: Ch’ei ci riputava come Animali, a cui, senza saperne il come, era toccata in retaggio una picciola porzion diRagione, onde noi non ci serviamo che in aumento de’nostri vizziNaturali, e in acquisto di nuovi, non impressici mai dalla Natura: Che noi ci svestiamo de’pochi talenti ch’ella ci avea accordati; ma che in ricompensa, a moltiplicar gli difetti e le nostre necessità, avevamo perfettamente riuscito: Che per quanto toccava a me, egli era un’evidenza che io non avea nè la forza, nè l’agilità d’unYahoocomune: Che l’affettazione di camminare sopra i soli piedi di dietro, esponevami al risico di cadere ad ogni instante: Che io avea rinvenuta l’Arte di togliere il pelo dal mio mento che la Natura aveavi collocato per difendere quella parte contra il calore del Sole, e contra il rigore del freddo: Finalmente, che io non poteva nè correre velocemente, nè rampi carmi sugli Alberi come i miei Fratelli, (quest’è il nome ch’ei compiacquesi d’impor loro) gliYahoosdi quel Paese.
Che il nostroGovernoe le nostreLeggisupponevano necessariamente in noi grandi sbagli diRagione, e perciò anche diVirtù, mercè che per governare una Creaturaragionevolebasta la solaRagione; donde ne proveniva ad evidenza, che a gran torto ci arrogavamo noi il titolo d’Animali di ragione dotati; come si rilevava da tutto ciò che io stesso de’miei Compatriotti narrato avea; tutto che egli ben avesse osservato, che per conciliar loro la propia sua stima, io avea occultate molte particolarità che lor nuocevano, e sovente dettala cosa che non è.
L’aver egli riflettuto, che se da un canto io rassomigliava agliYahoosper rapporto alla figura del Corpo, dall’altro questi Bruti aveano una gran conformità con noi a riguardo delle inclinazioni e delle qualità dell’Anima, lo stabilivano in un tal risentimento. Dissemi, ch’era una cosa più che costante che gliYahoosfomentano maggior aversione gli uni per gli altri, che per alcuni Animali d’un’altra spezie; e che la ragion che rendevasi, si traeva dalla loro difformità, la qual da tutti era ravvisata negli altri, senza che il fosse in se medesimi: Che per questo motivo parevagli d’essere appagato del nostro ritrovamento dicuoprirciil corpo; essendo che, mercè un somigliante antivedimento, esibivamo agli altri minor incentivo di concepire contra di noi quella sorta d’odio ch’è cagionato dalla laidezza: Ma che al presente egli accorgevasi del propio inganno, e che le dissensioni di queste bestie nel suo Paese aveano la stessa origine che le nostre, secondo la mia rappresentazione. Imperocchè, disse egli, se voi gittate a cinqueYahoostanto nutrimento che ne vuol per cinquanta; invece di mangiare in buona pace, si tireranno le orecchie, procurando ognuno d’essid’averogni cosa per se solo; e che per questa ragione un servidore stava sempre presente quando gliYahoosmangiavano ne’Campi; quando, per altro, dentro in casa, in una buona distanza gli uni dagli altri, legati si tenevano: Che se una Vacca, o per vecchiezza, o per accidente, veniva a morire; innanzi che unHouyhnhnmpotesse farla trasferire alla sua abitazione per darla in pasto a’propj suoiYahoos, correvano a truppe que’del Vicinato per divorarla; donde seguivane una zuffa, tale che io avea descritta; comechè di rado accadesse che si ammazzassero l’un l’altro; non già per mancanza di buona volontà, bensì di strumenti convenevoli: Che si sono talvolta gliYahoosdi confine diverso data battaglia, senza che veruna cagion visibile scoprir si potesse; guatando sempre que’d’un Distretto l’opportunità di sorprendere quegli d’un altro: Che se lor fallisce il progetto, se ne ritornano; e non avendo nemici a mordere, si mordono gli uni gli altri, e si sbranano.
Che in certi Campi del suo Paese vi eranolucenti Pietredi colori diversi, che gliYahoosfuriosamente amavano; e che come questePietresi sprofondavano talvolta in terra, passavan essi le intere giornate a scavare con le loro zampe per ritrarnele, e dappoi ne’loro canili le nascondevano; riputando come la massima di tutte le disgrazie, che alcuno di loro Camerate, fiutasse il soro tesoro. Aggiunse il mio Padrone: Che non eragli mai riuscito di trovar la ragione del loro amore per questePietre,nè di qual uso elleno esser potessero per unYahoo; ma che cominciava a credere che ciò provenisse dal principio medesimo d’Avarizia, che io avea attribuito alla Natura Umana: Che un giorno, per modo di pruova, egli avea tolto un monticello diPietrestesse da un luogo, ove uno de’suoiYahoosle avea sotterrate; che alcune ore dopo quest’Animale, trovando il suo Tesoro asportato, si era messo a gettare spaventevoli gridi, e avea dati segni della più profonda tristezza; che non avea voluto nè mangiare, nè dormire, nè lavorare, finattanto che il Padrone ordinato avesse ad un servidore di rimettere segretamente nel loro luogo questePietre; il che eseguito appena il Mostro le ritrovò, e ritrovò con esse la giocondità sua primiera; ma fu sì cauto, che meglio le nascose, e da quel tempo innanzi egregiamente servì.
D’una cosa, in oltre, mi assicurò il Padrone, e che io stesso, ebbi l’incontro di confrontare ed è, che in que’Campi ove si produceva maggior quantità di questelucenti Pietre, seguivano i più frequenti e i più crudeli conflitti.
Dissi; ch’era una cosa ordinaria, quando dueYahoosscoprivano una somigliantePietrain un Campo e venivano alle mani per possederla, che un terzo si gettasse sul suggetto del contrasto, e per esso lui se l’asportasse; il che, per quanto pareva al mio padrone, mal non assomigliavano allaSpedizione de’nostri Processi: e per verità non credei a proposito di contraddirgli; poichè il procedere del terzoYahoo, erapiù giusto che molte sentenze de’nostri Giudici; essendo che al saldar de’Conti, cadauno de’dueYahoosnon perdeva che laPietraper cui battevansi; laddove nelle nostreCorti di Giustiziaè forza di pagar il Giudizio, che delle nostre pretensioni ci priva.
Il Padrone proseguendo il suo ragionamento, si spiegò; che non aveavi cosa che rendesse gliYahoospiù abbominevoli, quanto quell’universale avidità, con la quale eglino divorano tutto ciò che cadeva loro fra l’ugne, o fosser erbe, o radici, o biada, o carne d’animale, oppure tutte queste cose confuse insieme: E che si avea osservato, come peculiare lor bizzarria, che amavan piuttosto di camminar alcune leghe per andar in busca d’un alimento mediocremente cattivo, che di averne un buono tutto lesto presso di se. Oltracciò, che sono insaziabili; e quando il possono, mangiano fin a crepare; masticando poscia una certaradice, che loro cagiona una generale evacuazione.
Vi è pure un’altra sorta diradiceassaisugosa, ma che è assai difficile a ritrovarsi, per cui impazziscono gliYahoos, e che succiano con infinito piacere, producendo in loro gli effetti medesimi che il Vino in noi; e vale a dire che si abbracciano, che si dan bastonate, che urlano, chiacchierano, per terra dimenansi, e di poi si addormentano nel fango.
Notai io medesimo che gliYahoossono isoli Animali del Paese che sien suggetti ad alcune infermità; le quali, non ostante, sono in assai minor numero di quelle de’nostri Cavalli, e non derivano punto dal pessimo trattamento che lor si pratica, bensì dalla loro immondezza e dalla loro ghiottoneria.
Per quello spetta alle Scienze, alle Leggi, all’Arti, alle Manifatture, e a molte altre cose di simil genere, confessò il mio Padrone che non rinveniva quasi conformità veruna fra gliYahoosdel suo Paese ed i nostri; ma che in ricompenza trovava una perfetta rassomigliansa nelle nostre inclinazioni. Per vero dire, diceva, avea egli inteso da alcuniHouyhnhnms,ch’essi aveano osservato che molte Truppe diYahooserano provvedute d’una spezie di Comandante, assai agevole a distinguersi dagli altri, perchè sempre egli era il piùmal compostoe il piùtristo: Che per ordinario questo Comandante avea un Favorito il qualrassomigliavaglial possibile, e il cui impiego era dileccar i piedi, e il di dietro del suo Signore, e di condur Yahoos femmine nel canile di lui; il che di tempo in tempo fruttavagli qualche buon ritaglio di carne d’Asino. E’odiato questo Favorito da tutta la Truppa; ed ecco il perchè, affin di mettersi al coperto dal risentimento di lei, ei si tenga sempreil più che può, vicino alla persona del suo Comandante; il qual mantienlo nel suo posto, finchè abbia trovato un Favorito più sordido e più cattivo di lui: ma altresì nell’instante stesso gli da il congedo; e il successore, egualmente che tutti gliYahoo; del Distretto, Giovani, Vecchj, Maschj e Femmine, vengono in corpo, e scaricarono sopra di lui, dalla testa infino a’piedi le loro lordure. Non è improbabile, aggiunse il mio Padrone, che ciò che or ora ho detto, possasi applicare, fin a un certo segno, alle vostreCorti, a’vostriFavoriti, e a’vostriMinistri di Stato:ma meglio di me voi giudicar ne potete.
Non ardj di batter becco sopra una sì maligna insinuazione, la qual costituiva l’umana intelligenza assai al di sotto della sagacità d’unCanecomune, che ha l’abilità di distinguere la voce del migliorCane della Muta, senza ingannarsi mai.
Instruimmi il Padrone che negliYahoosregnavano certe ragguardevoli qualità: ond’io non gliene avea fatta menzion di sorta; per lo meno, che io avea toccate assai di passaggio, in parlandogli degliYahoosdi mia spezie. Mi disse che questi Animali, come gli altri Bruti, aveano le femmine loro in comune; con questa differenza però, che laYahoofemmina soffriva il maschio, finchè restasse incinta; e che i maschj combattevano con tanta perfidia contra le femmine, del pari che contra quegli del loro sesso: due cose ch’erano d’una brutalità senza esempio.
Un’altra odiosa singolarità ch’egli notata avea negliYahoosera, l’eccessivo lor sucidume in tempo che tutti gli altri Animali sembravano animatori della pulitezza. Quanto alle due prime accuse, gradj molto di lasciarle passare senza risposta; perchè per altro io aveva nulla a dire. Ma per la terza, avrei ben potuto ripigliar facilmente, se nel Paese stato vi fosse un solo Porco, che non vi era per mia disgrazia: Essendo che, non ostante che quest’Animale sia per altro più amabile d’unYahoo, sarebbevi, a parer mio, parzialità nell’asserire ch’ei fosse più pulito: del che il Padrone si sarebbe convinto egli medesimo, se veduto avesse tutto ciò che mangiano queste bestie, e con qual voluttà nel letame dimenarsi.
Accennò altresì il mio Padrone un altra qualità che i suoi domestici ravvisata aveano in moltiYahoos, e che parevagli inesplicabile. Disse, che talvolta saltava in capo ad unYahoodi ritirarsi in un cantone, di mettersi ad urlare, e di dar de’colpi di piede a tutti quegli che se gli accostavano, tutto che fosse giovane, si portasse bene, e che avesse il suo bisogno di mangiare e di bere: Che non poteano immaginarsi i suoi servidori qual mosca l’avesse punto: E che il solo rimedio ch’essi sapevano, era di farlo ben lavorare; perchè riflettuto aveano che una fatica alquanto laboriosa, dissipava insensibilmente questa spezie di fantasie. La mia svisceratezza per l’Uman Genere quì m’impose il più profondo silenzio; comechè molto bene io distinguessi in ciò che io avea inteso, quelle sorte di capriccj, che produconsi dall’infingardia, dallalussuria, e dallericchezze: Capriccj, ond’io mi comprometterei di guarire alcuni miei Compatriotti con la medesimaRegola di governo.
Il Padrone avea eziandio osservato, che sovente qualcheYahoofemmina mettevasi dietro d’una motta di terra, overo dietro d’un cespo: che quando passavano certi giovani maschj, ella veder si faceva per metà, gli eccitava con morfie poi fingeva di nascondersi; e che allor quando un maschio si avanzava, ella piano piano ritiravasi volgendosi allo spesso al’indietro, e se ne suggiva con affettato spavento in qualche opportuno luogo, dove erale noto che il maschio l’avrebbe seguita.
Tal altra volta, se una femmina straniera capita presso loro, tre o quattro del suo lesso la circondano, la spiana da capo a piedi, civettansi l’une l’altre, e poscia con un’aria sdegnosa e di disprezzo ivi la piantano.
Può essere che in queste specolazioni del mio Padrone entrasse alquanto di sottigliezza Con tuttocciò, non fu senza una spezie di stordimento e altresì di rammarico, che io meditai che fosse forse un instinto delle femmine l’essereInvidiose,Vane, eLibertine.
Ad ogni instante stavami aspettando che il Padrone fosse per accusare gliYahoosd’amendui i sessi di certi sregolati appetiti, che affatto affatto non sono incogniti fra noi. Ma di ciò nulla mi disse.
Particolarità concernenti gliYahoos. Eccellenti qualità degliHouyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella lor giovinezza s’impieghino. Loro Assemblea generale.
COme naturalmente meglio che il mio Padrone doveva io conoscere la Natura umana, facile mi riusciva di applicarne a me medesimo e a’miei Compatriotti le lezioni. Per maggiormente instruirmi, il pregai di permettermi di passar alcuni giorni fra gliYahoosdel Vicinato; il che con bontà egli mi accordò; essendo bastevolmente persuaso che l’aversione che io nutriva per quelle bestie, non avrebbe lasciato impeciarmi del loro esempio, e oltracciò, ingiunse a uno de’suoi domestici, ch’era un Caval Sauro vigorosissimo, e d’un gregio naturale, di non abbandonarmi mai, e di guerentirmi dagl’insulti degliYahoos; i qualli credendomi di loro spezie, mancato non avrebbono d’assaltarmi, pel principio medesimo che instiga le cornacchie di boscho a gettarsi sopra ledomestiche, quando esse ne incontrano.
Fin dalla prima lor giovinezza sono agili prodigiosamente gliYahoos; ma al dispetto d’una tal qualità, mi riuscì un giorno di mettere le mani addosso ad un giovane maschio di tre anni, e procurai con tutti i possibili contrassegni di amistà d’addomesticarlo: Ma il picciolo diavolo posesi ad urlare e a mordermi con tanta violenza, che fui costretto di lasciarlo andare; e n’era ben tempo; perciocchè il suo urla mento attratta avea tutta la Truppa de’vecchj, i quali, trovando che io non avea fatto male di sorta al giovane, e che il Caval Sauro era accosto accosto di me, nel loro dovere si tennero.
Per quanto ravvisar potei, mi son paruti gliYahoosi più indocili di tutti gli Animali, e solo idonei a portare o a strascinare fardelli. Non ostante; io penso che un tal difetto provenga principalmente dalla loro ostinazione; che per lo resto, son eglino astuti, maliziosi, traditori e vendicativi. Sono forti e robusti, ma codardi; e per questa ragione medesima, insolenti, rampanti e crudeli. Si è osservato che que’di pelo rossodell’uno e dell’altro sesso, son più lascivi e più mariuoli degli altri, e che gli superano eziandio in forza, e in agilità.
GliHouyhnhnmstengono un certo numero diYahoosdentro a capanne vicino alle loro Case, e ne ritraggono qualche servigio, in cui impiegar non vogliono i propj Domestici: Quanto agli altri, gli mandano in certi campi, ov’essi vanno in traccia di radici, d’erbaggj e di carogne per alimentarsi. E’grande altresì la destrezza loro nel cacciar donnole eLuhimuhs, (sorta di sorcio selvaggio,) ch’essi divorano con una golositàche non può esprimersi. Gli ha ammaestrati la Natura a scavarsi in terra delle buche di tal ampiezza, che la maggior parte può contenere il maschio, la femmina, e tre o quattro de’loro figliuoli.
Dalla loro infanzia nuotano come tanti ranocchj, e per molto tempo possono stare sott’acqua; il che reca loro il modo di prendere sovente de’pesci, che le femmine portano a’loro piccini: E su questo proposito un’Avventura assai piacevole mi accadde.
Un giorno che col mio Protettore, il Cavallo Sauro, trovavami fuori, e che faceva un gran caldo, il pregai che mi permettesse di lasciarmi bagnare in una riviera, presso cui noi eravamo. Ei se ne compiacque, e allora mi spogliai e mi gettai a nuoto. Per mia disgrazia una giovaneYahoo,che tenevasi occultata dietro un’eminenza, vide tutto ciò che io faceva, e infiammata da un non so qual prurito, per quel che conghietturammo il Sauro ed io, venne nuotando verso il luogo ove io mi bagnava. Non ebbi mai per tutta la mia vita un somigliante spavento, e il mio Difenditore quindi stavasene in qualche distanza, non sospettando neppure la possibilità d’un infortunio di questa fatta. Ella abbracciommi con un modo assai significativo; ed io mi messi a gridare sì orribilmente, che il mio Protettor mi sentì, e venne di galoppo alla nostra volta: del che ella appena se ne avvide, che mi lasciò, tutto che con l’ultima ripugnanza, e si adagiò sull’eminenza opposta, urlando per tutto il tempo che mi riabbigliai. Fu questi un suggetto di divertimento pel mio Padrone e per tutta la sua Famiglia, del pari che dimortificazione per me: Essendo che io più negar non poteva d’essere un vero e realeYahoo, giacchè le femmine aveano per me una propension naturale, come per uno di loro spezie. Ed è cosa vie più notabile, che colei onde io parlo, non era di rosso pelo, (il che scusar potrebbe un alquanto irregolare appetito,) bensì di pelo nero, e neppure sì affatto spaventevole come le altre femmine di sua razza; credendo io che’ella gli anni undici di età non eccedesse.
Avendo io soggiornato trenta e sei mesi in quella Regione, è giusto che ad esempio degli altri Viaggiatori, instruisca chi legge delle maniere e delle costumanze di quegli Abitanti, alla conoscenza di cui particolarmente mi sono applicato. Come per natura gliHouyhnhnmssono inclinati alla pratica di tutte le virtù che convenir possono a una ragionevole Creatura, loro gran principio si è, ch’è d’uopo coltivar laRagione, e non lasciarsi governar che da lei. Presso loro non è mai laRagioneuna casa problematica, sopra la quale si abbia campo d’allegare plausibili argomenti d’ambe le parti, bensì sempre le colpisce con la sua evidenza; e ciò ella dee naturalmente fare, quando il suo lume, o dalle passioni, o dall’interesse non sia oscurato. E mi ricordo a questo proposito, che con estrema difficoltà ottenni di far comprendere al mio Padrone il senso del termineOpinione; o come un punto essere potesse disputativo, insegnandoci la Ragione a non affermare o a non niegare se non ciò di che siamo certificati. Ora, immediate che non vi ha certezza di sorta, esservi non potrebbe nè affermazione, nè negazione: Cosicchè le controversie, le dispute, e il tuono decisivo sopra false o dubbiose proposizioni, sono fra gliHouyhnhnmsmali incogniti.
Similmente quand’io spiega vagli i nostri differenti sistemi diFilosofia Naturale, ei si metteva a ridere, perchè una Creatura, la qual si arrogava; il titolo diRagionevole, si facesse gloria di sapere le conghietture dell’altre, e ciò in cose, in cui questo sapere, quando pur fosse di buona lega, non poteva servire a nulla. E in questo egli entrava totalmente ne’sentimenti diSocrate, tali che daPlatoneci son riferiti: il che io registro come un tratto d’Elogio per quel Principe de’Filosofi: Considerai dappoi molte volte, qual infinito torto inferirebbe questa massima a’Libraj dell’Europa, e altresì al concetto di molti Letterati.
L’Amicizia, e la Benevolenza sono le due Virtù primarie degliHouyhnhnms: e non sono già ristrette in alcuni particolari oggetti queste Virtù, ma sopra tutti gli individui della Razza diffondonsi. Il più straniero Cavallo vi è trattato nel modo stesso come il più prossimo Vicino, e ovunque ei vada, e sempre come in sua propia Casa. Con la più esatta precisione osservan essi le Leggi dellaDecenzaedellaCiviltà; ma assolutamente non capiscono ciò che presso noi dicesiComplimento. Non anno tenerezza di cuore per gli loro Puledri; e la cura che prendono di loro educazione, è unicamente della loroRagioneun effetto. E io vidi il mio Padrone palesare per gli Puledri del suo Vicino l’affetto medesimo ch’egli aveva per gli suoi propj. Pretendono che la Natura insegni loro ad amare in generale tutta la spezie, e che laRagionenon sappia distinguere gli Uomini, gli uni dagli altri, se non quando essi si sappiano far distinguere nell’esercizio delle Virtù.
Allorchè le Mogli delliHouyhnhnmsan dato alla luce due Puledri, cioè uno dell’uno, e uno dell’altro sesso, non anno più commerzio co’loro Mariti, purchè lor non avenga di perdere uno de’loro figliuoli, il che assai di rado succede: Ma in questo caso elleno si riuniscono; oppure, se l’accidente avviene a unHouyhnhnmsla cui Moglie non sia per istato di fecondità, qualche Amico gli fa regalo d’uno de’suoi figliuoli, e travaglia poscia a riparare questa perdita volontaria. E’necessario un tal avvedimento per impedire che il Paese non troppo sia popolato. Ma questa regola non risguarda già gliHouyhnhnmsd’una razza inferiore; essendo lor permesso di procreare tre Puledri di cadaun sesso, per servir di Domestici nelle Famiglie Nobili.
Ne’Maritaggj son eglino attenti che i colori de’due partiti non facciano un’ingrata mischianza nella loro posterità. Laforzaè il carattere che più pregiasi nel maschio, e labellezzanella femmina: non mai per un principio d’Amorebensì affine d’impedir che la Razza degeneri; con ciò sia che se sia che una femmina superi inforza, se le sceglie uno sposo distinto per la tuabellezza. Galanteria, Amore, Presenti, Dote, sono cose ond’essi non anno la menoma idea, e per cui mancano insino di termini nella loro favella. Per altro verun motivo non si sposano i Giovani, se non perchè i loro Parenti e i loro Amici così vogliono: è questa una cosa che veggon fare tutto giorno, e che risguardano come una delle azioni necessarie d’un Essere ragionevole. Ma la violazione d’un tal Contratto è assolutamente una reità inudita.
Nell’educazione della lor Gioventù d’amendue i sessi, è ammirabile e degnissimo perchè l’imitiamo, il loro metodo. Voglion essi che i loro Figliuoli sieno pervenuti agli anni diciotto d’età, anzi che sia lor permesso di mangiar vena, se certi giorni si eccettuino: E un tal esempio, purchè vi si praticassero alcuni leggieri cangiamenti, potrebbe essere d’un grand’uso fra noi.
LaTemperanza, l’Industria, l’Esercizio, elaPulitezza, sono cose egualmente prescritte a’Giovani de’due sessi: E dissemi più d’una volta il Padrone, che noi eravamo pazzi di dar alle femmine un’altra educazione che a’maschj: eccettuatisi tuttavia alcuni articoli che concernono la regola dell’Economia; per lo che com’ei giudiziosissimamente il rifletteva, noi facciamo che la metà delle nostra Gioventù non sia buona che a metter al Mondo de’Figliuoli: e come non bastasse questo primo tratto di pazzia, continuava egli, ne commettete un secondo vie più maggiore, confidando l’educazione della vostra prole ad Animali, ad allevarla sì poco idonei.
Ma fin dalla prima lor giovinezza avvezzano gliHouyhnhnmsi lor discendenti alla corsa, alla fatica, e all’indurarsi negli stenti e nelle incomodità: Per tal effetto alcune volte fan lor mutar di galoppo dell’erte colline, ovvero ingiungon loro di correre sopra sassosi sentieri, e poscia di getarsi tutti sudore in un qualche stagno. Quattro volte in un anno la Gioventù d’un tal Distretto si raguna in un assegnato luogo, per distinguere colui che avrà fatto maggior progresso in velocità, in forza, o in agilità: e n’è ricompensato il Vincitore con una Canzone composta in onore di lui, la qual è come una spezie dimonumento di sua vittoria. Il giorno di questa Festa an cura alcuni Domestici di far recare da una Truppa diYahoosil fieno, la vena, ed il latte ch’è necessario per lo pasto degliHouyhnhnms; dopo di che incontanente sono rispediti que’mostri, perchè non ne resti incomodata la Compagnia.
Ogni quattr’anni verso l’Equinozio di Primavera, un Consiglio, il qual rappresenta tutta la Nazione, assembiasi in una pianura situata a venti miglia dalla nostra Casa; e dura cinque o sei giorni quest’Assemblea. Vi si esamina lo stato e il bisogno de’differenti Distretti; se essi abbondino in fieno, in vena, in Vacche, e inYahoos, oppure se in alcuna di queste cose penurino. Che se si rinviene, il che è molto di rado, che alcuni Distretti manchino di queste bestie, o di queste produzioni della terra, ne son eglino provveduti per unanime consentimento e per una generale contribuzione di tutta l’Assemblea. Ivi si regola il cambio e il dono de’figliuoli. Per esempio; se unHouyhnhnmha due maschj; egli un ne baratta con un altro, che ha due femmine: E quando muore un figliuolo la cui madre non è più in età di averne vi si determina la Famiglia, da cui de v’essere riparata questa perdita.
Gran dibattimento nell’Assemblea generale degliHouyhnhnms, e in qual modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj. Maniera con la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del loro Linguaggio.
A Tempo mio, tre mesi a un di presso innanzi la mia partenza, si tenne una di queste grandi Assemblee, e fuvvi mandato il mio Padrone per rappresentarvi il nostro Distretto. In questo Senato, rimesso fu sul tappeto l’antico loro contrasto; è per vero dire, l’unico, che in quel Paese venuto sia alle mie orecchie.
Consisteva questo contrasto (a quel che al suo ritorno me ne disse il Padrone) in sapere se gliYahoosesser dovessero starminati dalla faccia della Terra, o nò? Un de’Membri, il qual era per l’affermativa; allegò diversi Argomenti di gran peso con dire: Che erano gliYahoosnon solamente le più succide, e le più brutte bestie state mai prodotte dalla Natura; ma altresì le più indocili, le più ostinate, e le più maliziose: Che di nascosto succiavan le poppe delle Vacche che appartenevano agliHouyhnhnms,uccidevano e mangiavano i loro Gatti, calpestavano sotto a’piedi i loro erbaggj e la loro vena, e che commesse avrebbono ancora mille altre stravaganze, se non vi si avesse invigilato. Menzione fece d’una general tradizione, la qual diceva: Che nel Paese non erano stati sempreYahoos;bensì che aveavi alcuni secoli che due di questi Bruti comparvero insù d’un monte; e ch’era cosa incerta se il calor del Sole, di corrotto fango, o della spuma marina formati gli avesse: Che questiYahoosebbero de’figliuoli; e che in poco tempo divenne sì numerosa la loro razza, che tutto il Paese ne restò infettato: Che per rimediare ad un tal male si ragunarono tutti gliHouyhnhnms, assalirono gliYahoos, e gli sforzarono a ritirarsi in un luogo, ove gli circondarono, d’ogni intorno; distrussero i vecchj, e presero, cadaun d’essi, due giovani in propia casa: Che tanto gli addomesticarono, quanto Animali, sì naturalmente salvatici, eran capaci di dimesticamento, servendosene per portare e per istrascinare fardelli: Che una tal tradizione avea una grand’aria di probabilità; e che somiglianti Creature,Hinhniamshy (cioè naturali del Paese) essere non potevano, atteso l’orrido abborrimento che gliHouyhnhnms, del pari che gli altri Animali, aveano, loro; abbonimento, per vero dire, alle pessime lor qualita dovuto, ma che non ostante non sarebbe così eccessivo, se fosser elleno originarie di quella Terra: Che il capriccio saltato in capo agliHouyhnhnmsdi prevalersi diYahoosimprudentemente lor avea fatta trascurare la razza degliAsini, che sono Animali bellissimi, assai più facili ad addomesticarsi, e molto più pulitti che gliYahoos; e d’altra parte, assai robusti per risistere alla fatica, comechè, per altro, a questi in agilità cedessero: Che se non erano aggradevoli i loro ragghj, il suono, nulla dimeno, non n’era così orribile come quello degli urlamenti degliYahoos.Molti altri dissero il loro parere sopra l’argomento medesimo; ma il più ragguardevole di tutti fu quegli del mio Padrone, comechè io possa asserire senza vanità, che a me solo, egli debba l’obbligo del maraviglioso espediente alla Ragunanza da lui proposta. Approvò egli la tradizione testè mentovata; e affermò che i due primiYahoossiensi veduti nel Paese, vi erano capitati per la via di mare: Che mettendo piede a terra, ed essendo abbandonati da’loro Compagni, si erano ritrati nelle Montagne, ove a poco a poco degenerato avendo, col cader del tempo erano divenuti assai più selvaggj che que’di loro spezie nella Regione dond’erano venuti. Fondava la sua asserzione sull’aver egli attualmente in sua Casa un maravigliosoYahoo, (era questi io,) di cui la maggior parte di essi inteso avea a parlare, e che molti veduto aveano. Lor narrò in qual modo ei avessemi ritrovato: Che il mio Corpo era coperto di cuojo d’Animali, o de’peli di loro, assai industriosamente accomodati: Che io parlava un linguaggio mio particolare, ed aveva a perfezione imparato il loro: Che io gli avea raccontati i diversi avvenimenti che tratto aveanmi in quel Paese; Che quando io mi svestiva, a unYahooappunto rassomigliava; con la differenza però che io era più bianco, men peloso, e ch’erano più corte le mie zampe. Aggiunse: Che io avea procurato di persuadergli che nel mio Paese, ed eziandio in molti altri, gliYahooserano Animali ragionevoli, che ritenevano gliHouyhnhnmscome schiavi: Che avea osservate in me tutte le qualità d’unYahoo, fuorchè alquanto io era più colto, e che io avea qualche tintura di Ragione, benchè in questo proposito gliHouyhnhnmsavessero tanta superiorità sopra di me quanta io ne aveva sopra gliYahoosloro: Che, fra l’altre cose, aveva io fatta menzione d’una nostra costumanza di castrare gliHouyhnhnmsquand’erano giovani affin di rendergli più dimestici; ch’era agevole e sicura l’operazione; ch’ei punto non arrossiva nell’apprendere certe cose da’Bruti, giacchè la Formica dava lezioni d’industria agliHouyhnhnms; e che l’Arte del fabbricare era lor insegnata dalla Rondine, (poichè io così traduco il termine diLyhauuh; non ostante che quest’Uccello sia assai più grande delle nostre Rondini:) che si potrebbe metter in uso una tale invenzione a riguardo de’giovaniYahoos;il che renderebbegli non solo più mansueti e più docili, ma altresì n’estinguerebbe ben presto la razza, senza essere necessitati di ricorrere a rimedj violenti: Che nel tempo stesso gliHouyhnhnmssarebberoesortatia coltivare la razza degli Asini, che sono Animali, non che a preferirsi in tutte le circostanze agliYahoos, ma anche superiori loro nell’avvantaggio d’essere capaci di recar servigio dall’età di cinqu’anni; laddove gliYahoosprestar non ne possono che dalli dodici.