Chapter 8

Stranamente restai sorpreso che la corruttela fatti avesse progressi sì rapidi in quell’Imperio, e ciò a cagion del lusso, che non vi si era intruso che molto tardi: il che produsse che non mi feci le gran maraviglie nel veder accadere somiglianti avventure in altri Paesi, ove i vizzi, di qualunque genere, an regnato d’assai più lungo tempo in qua.

Come ognun di coloro ch’erano stati scongiurati, ritenuta avea perfettamente la figura medesima sotto cui era apparuto nel mondo, con sensibilissimo crepacuore osservar dovetti, fin a qual segno la RazzaIngleseda un secolo addietro avesse degenerato, e quali cangiamenti fra noi, la più infame di tutte le infermità prodotti avesse.

Affin di divertirmi da un spettacolo di tanta mortificazione, palesai il mio desiderio d’aver sotto gli occhi alcuni di quegl’Inglesidi Roca vecchia, sì famosi un tempo per la simplicità de’loro costumi, per l’esatta loro osservanza delle Leggi della Giustizia, pel saggio lor amore verso la Libertà, pel loro valore, e per l’inviolabile affezionata loro parzialità per la Patria. Non fu che con estremo commovimento che io paragonai gli vivi co’morti, e che vidi virtuosissimi Avoli disonorati da’Pronipoti, i quali, in vendendo i propj suffragj al Favore, o alla Speranza, si sono impeciati di tutti que’vizzi che contrar si possono in una Corte.

Ritorna l’Autore aMaldonada,e fa vela pel Regno diLuggnagg.Vi è posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui egli vi è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi.

SOpraggiunto il giorno di nostra partenza, presi congedo da Sua Altezza il Governatore diGlubbdubdribb, e rivenni co’miei due Compagni aMaldonada; ove, dopo una dimora di due settimane, trovammo un Vascello pronto a mettersi alla vela perLuggnagg. I miei due Amici ed altri diversi Signori, ebbero la generosità di tenermi provveduto del bisognevole, e d’accompagnarmi a bordo. Fu d’un mese il mio viaggio; e in cammin facendo; colseci una furiosa burrasca che ci costrinse a scorrere verso ilPonente, per profittare d’un vento stabile che soffia in que’Mari. Nel ventuno d’Aprile1709. imboccammo la Riviera diGlumegnig,sulle cui sponde giace una Città del nome medesimo. A una lega da questa Città calammo l’ancora, e perchè ci fosse spedito un Piloto, segnali facemmo. In men di mezz’ora ne vennero due, i quali fra molti scoglj, che rendono assai pericoloso il passaggio, ci guidarono in un largo Bacino, ove un’Armata intera può starsene al coperto dalle più violente tempeste.

Alcuni de’nostri Marinaj, o per malizia, o per inavvertenza, informarono i Piloti che io era un Forastiere, e di più, un insigne Viaggiatore; il che questi riferirono ad un Uffiziale della Dogana; il qual, posto ch’ebbi piede a terra, a tutto rigore mi esaminò. Parlommi colui la favella diBalnibarbi, ch’è intesa poco men che da tutti gli Abitanti di quella Città, a cagione del gran commerzio ch’ella pratica cogli Abitanti di questo Regno. Gli feci una narrazione succinta, che al possibile procurai altresì di rendere verisimile; ma a proposito non giudicai di palesar la mia Patria, bensìOllandesevolli spacciarmi; perchè mia intenzione si era d’andar alGiapone, e perchè io sapeva che gliOllandesisono il solo Popolo dell’Europa, che vi sia ammesso. Con tal oggetto dissi all’Uffiziale, che io avendo fatto naufragio sulle spiagge diBalnibarbi, era stato ricevuto dentroLaputa, o Isola Volante, (di cui l’Uffiziale stesso più d’una volta inteso avea a parlarne,) e che allora io pensava di rendermi alGiapone; ove, di rinvenire qualche Vascello sù cuitornarmene potessi al mio Paese, io mi lusingava. Mi rispose l’Uffiziale, ch’era d’uopo che io me ne restassi prigioniero, finchè sul mio proposito avesse egli ricevuti ordini dalla Corte; che sul punto stesso egli andava a scrivervi, e che sperava d’averne in quindici giorni le risposte. Assegnommisi in carcere un Appartamento assai propio, con una sentinella alla mia porta; e non ostante aveva io la libertà di spasseggiare in un giardino assai vasto, essendo trattato con molta umanità, e spesato in tutto il frattempo dal Re. Un motivo di curiosità indusse molte persone ad invitarmi in loro Casa; essendo loro stato riferito che io veniva da molti lontanissimi Paesi; alcuni de’quali altresì, riuscivano loro onninamente incogniti.

Presi al mio servigio un giovane, il qual s’imbarcò con esso meco per valermi d’Interprete. Era lui nativo diLuggnagg;ma avea passati alcuni anni aMaldonada,e perfettamente bene gli eran congnite amendue le Lingue. Pel mezzo suo mi trovai in istato d’attaccare conversazioni con tutti coloro che venivano a visitarmi; ma questa conversazione non consisteva che in dimande dalla loro parte, e che in risposte dalla parte mia.

Verso il tempo appunto che speravamo, il desiderato Dispaccio arrivò dalla Corte. Ei conteneva un Ordine di condur me, e il mio seguito aTraldragdubb o Trildraogdrib, (poichè in due modi intesi a pronunziar questo termine,) con una scorta di dieci Cavalli. Altro non era il mio seguito che il Giovane, il qual facevami la funzione d’Interprete, e che io persuasi di mettersi al mio servigio, e non seguì che a forza di suppliche, che si accordò a cadaun di noi una Mula, per imprendere più comodamente il viaggio. Fu ingiunto ad un messaggiere di precederci d’alcuni giorni, per annunziare il nostro avvicinamento al Re, e per pregar Sua Maestà d’assegnare il giorno è l’ora onde potessimo aver l’onore dileccare la polvere ch’è innanzi alla predella de’piedi di lei. Si è questi lo stile della Corte; ed in fatti io provai che era molto figurata una cotal frase; mercè che due giorni dopo il mio arrivo accordatamisi l’udienza, fui comandato di strascicarmi carpone, e di leccar il solajo a misura del mio avanzarmi; ma per essere forestiere, si ebbe la cura di spazzarlo sì bene, che non ne ricevetti incomodo dalla polvere. E pure, era questa una grazia particolare, la qual si accordava a persone del primo carattere, quando il Re volea impartir loro l’onore della sua presenza. V’ha di più. Spargesi talvolta a bella posta della polvere sul pavimento; il che avviene allorchè colui che ammesso esser dee, ha in Corte nemici possenti. Vidi io stesso un gran Personaggio, la cui bocca n’era. sì piena, che quando strisciato ei si fu perfino al luogo che conveniva, fugli impossibile di profferire una sola parola. Il peggio si è, che non vi ha rimedio per una tale inconvenienza; imperocchè egli è un capitale delitto degli introdotti all’Udienza del Re lo sputare o il forbire la bocca in presenza di Sua Maestà. Evvi eziandio a quella Corte un’altra costumanza, che io approvar non saprei. Quando il Principe ha il disegno di far morire qualche gran Signore d’una morte dolce, e che abbia un so che d’obbligante, ordina di spargersi sopra il solajo una certa venenata polvere; che essendo leccata infallibilmente in venti e quattr’ore uccide: Ma per rendere giustizia all’estrema clemenza di Sua Maestà, e alle sollecitudini di tenerezza ch’ella ha per la vita de’suoi Suggetti, nel che sarebbe a desiderare che i Monarchi dell’Europasi compiacessero d’imitarla, è forza che io dica, che quando qualche Personaggio ha goduto del mortal onore di leccare un poco di questa polvere, ingiugne il Re gli ordini più precisi perchè il pavimento sia ben lavato: Che se i suoi Domestici non eseguiscono con esattezza i suoi ordini, sì espongono alla collera, e all’indignazione di lui. Io lo intesi, lui medesimo, a comandare che si scopasse un Paggio, a cui toccava d’avvertir coloro che dopo un’esecuzione il Solajo spazzar doveano, ma che per malizia l’avea trascurato: trascuranza che cagionò, che un giovane Signore di grand’espettazione, ammesso che fu all’Udienza restasse sgraziatamente attossicato; tutto che in quel tempo non avesse Sua Maestà il divisamento di farlo morire. Ma sì buono fu quel Monarca, che rimise al Paggio la pronunziata leggiera punizione, con la promessa che questi fece di guardarsi per altre volte da somiglianti sbagli, purchè non ne ricevesse un ordine preciso.

Lusingomi che un tratto sì singolare di clementissimo procedimento, obbligherà il Leggitore a menarmi buona una tal digressione.

Strisciato che mi ebbi perfino alla distanza di quattro verghe dal Trono, mi dirizzai ginocchione; e dopo d’aver battuta per sette volte colla mia fronte la terra, pronunziai le parole seguenti, tali che io aveale apprese la notte innanzi:Ickpling Glofftrobb squutserumm blhiop Mlashnalt, zvvin, tnodbalkguffh slhiophad Gurdlubb Asth.Questi si è il complimento prescritto dalle Leggi a tutti que’an l’onore di salutare il Re. Potrebbesi renderlo con questi termini Franzesi:Puisse Votre Majeste Celeste vivre plus long-temt que le Soleil, onze Lunes & demie; cioè:Possa Vostra Celeste Maestà sopravvivere al Sole per undici Lune e mezzo.Mi fece il Re una brieve risposta; alla quale, tutto che non ne comprendessi il senso, co’seguenti termini fattimisi imparar a memoria, io replicai:Flust drin Yalerick Dvvuldom prastrad mirpush; il che vuol dire:La mia lingua ènella bocca del mio Amico: e con ciò significar volli che io desiderava che il mio Interprete fosse introdotto. Se pe compiacque il Re; e pel mezzo di quest’Interprete, soddisfeci alle quistioni statemi proposte per lo spazio d’una buon’ora da Sua Maestà. Io parlava la favella diBalnibarbi, eil mio Interprete rendeva i miei discorsi in quella diLuggnagg. Non fu mediocre il piacere del Principe in questa spezie di conversazione; ed egli ordinò al suoBliffmarklub,o gran Ciamberlano, d’aver cura che l’Interprete ed io fossimo alloggiati in Corte, e non mancassimo di cosa veruna.

Fu di tre mesi il mio soggiorno in quel Paese; e ciò per compiacenza pel Re, il qual mostrava di desiderare che mi fermassi per lungo tempo, e che mi fece le più onorevoli esibizioni per ritenermi. Ma io credei che fosse più conforme alle regole della prudenza e della giustizia, il passare il rimanente de’miei giorni con la mia moglie, e co’miei Figliuoli.

Elogio deLuggnaggiani. Particolar descrizione degliStrulbdruggs, con molte conversazioni fra l’Autore ed alcune persone del primo carattere, su questo suggetto.

NON vi ha Nazione più colta e generosa quanto quellade’Luggnaggiani;e tutto che non sien eglino affatto esenti da quello spirito d’orgoglio che in quasi tutte l’Orientali Nazioni distinguesi; non ostante, generalmente parlando, non lasciano d’essere umanissimi a riguardo degli Stranieri, Buona sorte per me, che io godeva dell’intima amistà di molti Signori della Corte; cosicchè tenendo sempre al mio canto l’Interprete, non erano disaggradevoli i nostri trattenimenti.

Un giorno, in un’assai numerosa ragunanza, mi ricercò una persona di qualità se veduto avessi qualcuno de’loroStruldbruggs, o sieno Immortali. Le risposi che nò: e mostrai di desiderar di sapere in qual senso si potesse applicare a una mortal Creatura un somigliante titolo. Replicò quel Signore; che tal volta, comechè di rado, nascean fra loro de’pargoletti con un marchio rossigno, e d’una circolar figura sopra la fronte, direttamente al di sopra della sinistra palpebra, il che era un segno infallibile d’immortalità. Aggiunse; che da principio era picciolissima questa macchia, ma che a misura del crescere del bambino, ella ingrandiva, ed eziandio di color cangiava: che da’dodici perfino a’venti e cinque anni d’età, ella era verde, poscia cerulea oscura; e sugli anni quaranta e cinque, nera come carbone; dopo di che, più non pativa cangiamento di sorta. Son sì rari, ei proseguiva, cotali nascimenti, che non credo che per tutto il Regno siavi una maggior somma di mille e centoStruldbruggsdell’uno e dell’altro sesso: Che simili produzioni non erano peculiari di certe Famiglie, bensì un puro effetto dell’accidente; e che i figliuoli degliStruldbruggserano suggetti al cessar dal vivere, del pari che gli altri Mortali. Confesso che un tal racconto cagionò in me un piacere che non può esprimersi; e come venivami fatto da persona che intendeva il linguaggio diBalnibarbiond’io parlava assai bene, ritenermi non potei da diverse esclamazinni alquanto, forse, stravaganti. Come rapito fuor di me stesso mi messi a gridare: O beato Popolo, ove ciascun pargoletto potè, per lo meno, nascere Immortale. O Nazione beata, innanzi agli occhi di cui son posti in o ostra tanti vivi esempi dell’antica Virtù; e che strigne nel propio seno de’Maestri pronti ad instruirla nella saggezza di tutti i secoli! Ma o mille e mille volte più beati ancora questi ammirabiliStruldbruggs, che nascono immuni dal più spaventevole di tutti mali; e le cui anime dall’orribile terrordella morte non sono continuamente agitate! Diedi indizi di qualche mio stupore di non aver veduto veruno di quegli Illustri Personaggi alla Corte; mercè che un marchio nero sopra la fronte ha in se qualche cosa d’assai notabile, perchè immediate non me ne fossi avveduto; e immaginandomi, d’altra parte, ch’era impossibile che Sua Maestà, come giudiziosissimo Principe, non ne avesse scelto un buon numero, per servirle di Consiglieri. Ma, continuava io, può essere che questi venerabili Saggi respirar non vogliano un’aria così corrotta come quella della Corte; oppure, che troppo non si badi a’loro consigli; come fra noi veggonsi de’Giovanastri troppo vivaci e troppo poco docili, per lasciarsi reggere dalla prudenza di qualche Vecchio: Che ne fosse in tal proposito; poichè permettevami talvolta il Re d’inchinarlo, io era risoluto di dichiarargli con libertà e stesamente, a primo incontro, il mio sentimento, con l’assistenza del mio Interprete; e fosse ch’egli ne profittasse o no, stava io d’intenzione di risegnarmi alle replicate offerte di Sua Maestà, e di passar i giorni che mi restavano, nel Paese di lei, affin di divenir più saggio, e di migliorar pel commerzio de’suoi Esseri superiori, onde venivami data contezza, se pure si compiacesser eglino d’accordarmi la loro civil Società. Il Gentiluomo, al quale io avea indiritto questo discorso, (essendo che, come già l’avvertì, ei parlava la favella diBalnibarbi) mi disse con quella sorta di sorriso che cava a forza la compassione che si ha per l’ignoranza; ch’ei gioiva, perchè vi si rinvenisse qualche cosa che fosse valevole a ritenermi fra loro; e che mi pregava di permettergli ch’egli spiegasse alla Compagnia ciò che testè io gli avea detto. Ei lo fece: e que’Signori disputarono qualche tempo insieme in loro lingua, senza che io ne intendessi neppur parola, nè che accorgermi potessi qual impression sopra loro fatta avesse il mio ragionamento. Dopo un silenzio d’alcuni instanti, il Signor medesimo mi dichiarò, che i suoi Amici ed i miei (furon questi i precisi suoi termini) stavano incantati dalle giudiziose riflessioni che io avea fatte sopra gli avvantaggi d’una vita immortale; e che desideravano che io palesassi loro in un modo alquanto specifico, a qual metodo di vivere appigliato mi sarei, se avuta avessi la buona sorte di nascereStruldbrugg.

Io risposi, che non era cosa molto difficile d’essere eloquente sopra un sì bello, e sì ricco argomento; e in ispezieltà per me, che allo spesso mi era divertito in pensare cosa facessi, se fossi un Re, un generale, un gran Signore: Che quanto al caso proposto; più d’una volta io avea riflettuto sopra la maniera del passar il mio tempo se fossi assicurato di non aver a morire.

Che se avessi avuta la fortuna di nascereStruldbrugg, immediate che conosciuto avessi l’eccesso della mia felicità, mi sarei a prima giunta valuto di qualunque mezzo per acquistare ricchezze: Che a forza d’industria e d’applicazione avrei potuto in men di due secoli divenir uno de’più opulenti Particolari del Regno: In secondo luogo; che fin dalla più fresca mia giovinezza, procurato avrei di perfezionarmi in tutte le Scienze, affin di superare, un giorno, in abilità, e sapere tutti gli uomini del Mondo: Finalmente, che io registrerei in iscritto con tutta la diligenza cadaun ragguardevole avvenimento, della cui verità io instruito ne fossi: Che senz’alcuna ombra di parzialità delinearei gli Caratteri de’Principi, e de’più rinomati Ministri di Stato, di Successori in Successori: Che distinguerei esattamente i diversi cangiamenti che accadessero nelle costumanze, nel linguaggio, nelle mode, e ne’divertimenti del mio Paese, e che con questi mezzi io mi lusingherei di costituire me stesso come in tesoro vivente di conoscenze, e di saggezza; e altresì come l’Oracolo della mia Nazione.

Pervenuto che fossi a’sessant’anni d’età, diceva io in proseguendo il mio discorso, più non penserei ad ammogliarmi, ma praticherei, comechè con ritegno, le Leggi dell’Ospitalità.

Mi terrei occupato nel formare lo spirito e il cuore d’alcuni Giovani di grande speranza, convincendogli con le mie osservazioni e con numerosi esempi, dell’utilità, e dell’eccellenza della Virtù: Ma sceglierei in miei compagni perpetui, degli Immortali al pari di me, fra quali sarebbevi una dozzina de più Anziani, che vorrei Amici di tutta intrinsichezza: Se taluni di questi non si trovassero in uno stato opulento, gli alloggerei in mia casa, ed alcuni ne terrei continuamente alla mia mensa; alla quale non sarebbe ammesso che un picciol numero di voi altri Mortali, che io risguarderei con l’occhio medesimo, come un uomo nel suo giardino risguarda l’annual successione de’Tulipani e de’Garofani: i fiori ch’ei vede l’allettano, per qualche tempo, ma non fanno ch’ei si prenda fastidio di quegli dell’anno innanzi.

Gl’immortali miei Compagni ed io, cui comunicheremmo scambievolmente le nostre osservazioni, e studieremo sopra le differenti maniere con cui intrudesi nel Mondo la corruttela; affin di preservarne gli Uomini con sagge lezioni, e con l’Ascendente del nostro esempio; Rimedj, che, secondo tutte le apparenze, impedirebbono quella depravazione dell’umana Natura, di cui l’Età tutte, con tanto giusto motivo, si son querelate.

A ciò il diletto aggiugnete di ammirare le più stupende Rivoluzioni di Stato; Città antichissime discioglientisi in ruine: oscuri Vlllagj divenenti Capitali d’Imperi; famose Riviere cambiate in meschini Ruscelli; l’Oceano che lascia un Paese a secco per ricoprirne un altro con le sue onde: le Scienze fondando la loro Sede in certe Regioni, ed alcuni secoli dopo, mostrando d’averle abbandonate per sempre. Allora sì che potrei promettermi di veder il giorno, in cui si rinvenisse laLongitudine, ilMoto Perpetuo, e laMedicina Universale, ed eziandio molti altri bellissimi ritrovamenti.

Quali magnifiche discoperte non sarebber le nostre in Astronomia, sopravvivendo alle più remote predizioni, ed osservando i periodici ritorni delle Comete, e tutto ciò che al movimento del Sole, della Luna, e delle Stelle, ha rapporto!

Ciò non fu che l’Esordio. Il mio amor per la vita rendè assai più lunga la continuazione del mio discorso. Finito ch’ebbi spiegati che furono miei sentimenti, come prima, al resto della Compagnia, parlò questa fra se qualche tempo, e parvemi che a mie spese ridesse alquanto. Finalmente, il Gentiluomo medesimo che mi avea servito d’interprete, disse ch’egli era incaricato dagli altri Signori di farmi ravvedere d’alcuni errori, in cui l’ordinaria debolezza della Natura umana aveami fatto incorrere: Che quella razza diStruldbruggsera particolare del lor paese, giacchè non aveavene nel Regno diBalnibarbi,nè nell’Imperio delGiapone, ov’egli goduto avea dell’onore d’essere Ambasciadore di Sua Maestà, e che avea trovati i Naturali dell’uno e dell’altro sesso di quelle Regioni così increduli sull’articolo degliStruldburggs, come io stesso l’avea paruto: Che ne’due mentovati Imperj, ove per molto tempo gli avea sogiornato, la brama di lungamente vivere, era una brama universale: Che chiunque teneva un piede nella tomba, procurava al possibile di ritirare l’altro: Che il più decrepito speravavi di vivere ancora un giorno, e risguardava la morte come la più atroce di tutte le miserie: ma che nell’Isola diLuggnaggil desiderio della vita non era sì ardente, perchè di continuo si aveva dinanzi agli occhj l’esempio degliStruldbruggs.

Che il propostomi metodo di vivere era ingiusto ed irragionevole, supponendo una eternità di giovinezza, di sanità e di vigore, che chi che sia, per quanto fosse pazzo, e stravagante in genere di voti, promettersi non saprebbe: Che per conseguenza, non si trattava di sapere se un uomo bramasse d’essere sempre giovane, e sempre felice; bensì com’egli passasse una vita senza fine, suggetta alle incomodità, che sono della vecchiaja il patrimonio ordinario. Mercè che, soggiugneva egli tutto che pochi uomini confessar volessero, che bramerebbero d’essere immortali anche a sì dure condizioni; osservai, non ostante, negl’lmperj diBalnibarbi, e delGiapone, che ognuno è sollecito di licenziare la morte per quanto tardi ella venga; e quasi mai non vidi esempj d’Uomini che morissero volontarj, se pure da eccessive afflizioni non vi sieno stati indotti. Ed io mi appello alla vostra coscienza, se ne’Paesi, ove viaggiato avete non vi sia accaduto di notare la cosa medesima.

Dopo questa prefazione, ei s’introdusse in uno specificato racconto in proposito agliStruldbruggs.Disse ch’essi operavano come gli altri Uomini perfino all’età di trent’anni; dopo di che si ravvisava in loro una spezie di tristezza che aumentava di giorno in giorno, perfino agli anni ottanta: Ch’egli ciò sapeva a confessione stessa di loro; imperciocchè, come ciascun secolo non nel produce che due o tre di questa spezie, non è sufficiente un tal numero per fare una generale osservazione: Passati che anno gli ottant’anni d’età, il che per gli altri Abitanti di quel Paese è l’ultimo termine, non solamente soggiaccino a tutte le follie, e a tutte l’infermità degli altri Vecchj, ma eziandio a certi diffetti che nascono dalla terribile certezza della loro Immortalità. Non solo sono vani, ostinati, avari, di cattivo umore, e chiacchieroni, ma altresì sono incapaci interamente d’amicizia. Invidia ed impotenti desiderj sono le loro ordinarie passioni. Ma gli oggetti, contra de’quali in ispezieltà scatenasi la lor gelosia, sono i vizj de’Giovani, e la morte de’Vecchj. Col riflettere sopra i primi, si trovano esclusi insino dalla possibilità di poter gustare in verun tempo d’alcun piacere; e quando scorgono un mortorio, si querelano che altri sieno entrati in un Porto, ove essi medesimi non potranno mai pervenire. Di niente più si rammentano che di ciò che anno osservato ed appreso in lor gioventù; e quest’anche molto imperfettamente. E per quello concerne la certezza, o le particolarità di qualche avvenimento, può farsi più fondo sulle comuni Tradizioni, che sopra le migliori loro Memorie. I men miserabili fra quegli eterni Vecchioni son que’che an la sorte d’essere vaneggianti, e assolutamente smemoriati; poichè più non essendo impeciati di quelle pessime qualità che rendono odiosi gli altri, più agevolmente inclinasi ad aver compassione di loro, e a recar loro soccorso.

Se unoStruldbruggprende in isposa una Donna immortale come lui, non dee sussistere il maritaggio che perfino che il più giovane de’due sia pervenuto agli ottant’anni d’età, asserendo le nostre Leggi ch’è cosa giusta, che colui, il qual senza sua colpa e condannato alla pena di starsene eternamente sopra la terra, non sia costituito doppiamente sgraziato, per avere una moglie eterna.

Immediate che ottant’anni essi contano, la Legge gli reputa come morti; i loro Eredi metton le mani sopra i loro Beni, se si eccettui una leggiera porzione che riserbasi pel loro mantenimento; e i poveri fra loro restano a carico del Pubalico. Dopo questo periodo, sono incapaci d’esercitar verun Posto; e in una Causa o civile, o criminale, non si ammettono per testimonj.

Agli anni novanta, cascano loro gli capelli ed i denti; essi non saporano cosa veruna, ma mangiano e beono senz’appetito e senza gusto, e le loro ordinarie infermità camminano col solito passo senza crescere, nè sminuire. In parlando, dimenticano i nomi più comuni delle cose, del pari che quegli delle persone, quando pur queste fossero gli Amici loro più intimi, o i più prosimi loro Congiunti. Per la ragione medesima non potrebbono mai tenersi occupati nella lettura, perchè è sì poco ferma la loro memoria, che in una sola frase più non si ricordano del principio quando ne leggono il fine: Disgrazia, che dell’unico divertimento onde capaci sarebbono, gli tiene privi.

Essendo il Linguaggio molto suggetto al cangiamento, gliStruldbruggsd’un secolo non intendono que’d’un altro; e superata che anno l’età di dugent’anni, sono inabili legar conversazione co’Vicini loro, gli Mortali; il che lor inferisce il discapito d’essere come Stranieri nella propria Patria.

Fu questi per quanto posso rammentarmene, il racconto che il Gentiluomo mi fece in proposito agliStruldbruggs.Ne vidiposcia cinque o sei di differenti età, ma che il più giovane non era vecchio che di due secoli. Gustai pure di trattenermi alcune ore con due o tre di loro; ma tutto che si avesse lor detto che io era un gran Viaggiatore, e che io avea veduta la maggior parte della Terra, non ebber eglino la menoma curiosità di farmi quistione di sorta, e furon paghi di chiedermi unoSlum Kudask,o contrassegno di memoria il che è una onesta maniera di domandar la limosina, senza che la Legge, che il divieta, resti apertamente violata.

Ognuno gli odia e gli dispregia; e la nascita d’uno d’essi, spacciasi per un funesto presagio. Il miglior modo di sapere la loro età si è, d’interrogargli di qual Re, o di qual Personaggio illustre si ricordino, e dopo ciò di consultarne la Storia; imperciocchè egli è certo, che quand’essi avevano ottant’anni, l’ultimo Principe, di cui conservata aveano la rimembranza, non avea per anche cominciato a regnare.

Il loro aspetto è il più disgustoso di tutti gli spettacoli, e più che gli Uomini, recano orrore le loro Femmine. Oltra le difformità già troppo comuni a un’età decrepita, anno un non so che di particolar laidezza, che sempre aumenta cogli anni, e ch’è imposibile di descrivere. E a questo proposito vantar mi posso, che fra una mezza dozzina diStruldbruggsio distinsi a prima giunta il più vecchio, tutto che non vi fosse più che dugent’anni di differenza.

Assai facilmente crederà il Leggitore che ciò che io aveva inteso; scemasse di molto in me la brama di viver sempre. M’arrossì delle stravaganti visioni nelle quali io era incappato; e restai persuaso che il Tiranno più barbaro durerebbe fatica ad inventare un genere di morte, a cui non mi contentassi di soggiacere, per dar fine ad un somigliante vivere. Fu riferito al Re tutto ciò che si era passato fra me e gli Amici miei su quest’articolo. Compiacquesi il Principe di farmi l’onore di motteggiarmene, dimandandomi se io gradissi di trasportare nel mio Paese un pajo diStruldbruggsper armare i miei Compatriotti, contra il terror della morte; ma sembra che ciò si proibisca dalle Leggi fondamentali del Regno; che senza questo, assai volontieri fatta avrei la spesa del trasferirgli. A confessar fui costretto che le Leggi di quella Nazione, per quello spetta a gliStruldbruggserano fondate sopra solidissime ragioni; e tali, che qual siasi altro Paese sarebbe obbligato di adottarle, se nel suo seno somiglianti Uomini nutricasse. Altrimenti, come l’Avarizia è una passione in qualche modo essenziale alla Vecchiezza, diverrebbero quegl’Immortali, col tempo, possessori di tutti i Beni della Nazione, ed usurperebbero tutta l’Autorità; donde ne avverrebbe, che mancando di talenti per far un buon uso del potere che avessero fra le mani; il Governo, ond’essi sarebbono gli sostegni, ben presto sopra le sue fondamenta crollerebbe.

L’Autore lasciaLuggnagg, e va alGiapone:donde sopra un VascelloOllandesesi restituisce adAmsterdam, e d’AmsterdaminInghilterra.

CRedei che questa narrazione degliStrulbdruggs, non fosse per riuscire spiacevole a’Leggitori, non rammentandomi di aver mai veduta qualche cosa di somigliante in alcun libro di Viaggj che siami caduto alle mani. Che se un tal tratto Storico non e sì nuovo per chi legge, come mel sono immaginato, trarrò la mia Apologia dalla necessità in cui si trovano que’Viaggiatori che descrivono un Paese medesimo, di raccontar le medesime particolarità, senza che per questo si possa accusargli d’essersi gli uni cogli altri ricopiati.

Fra gli Abitanti di questo Regno, e iGiaponesi, si pratica un perpetuo commerzio; ed è probabilissimo, che gli Autori delGibonepotuto avrebbono somministrarmi alcuni lumi concernenti gliStrulbdruggs;ma sì brieve fu il mio soggiorno in quell’Imperio, e sì poco mi era cognita quella favella, che di chiedere o di ricevere qualche rischiaramento, impossibile mi riuscì. Ma mi lusingo che la lettura del mio Libro inspirerà in qualcheOllandesela curiosità d’accrescere su quest’argomento le informazioni.

Il Re diLuggnagg, avendomi molte volte sollecitato d’accettar qualche impiego nella sua Corte, e trovandomi costantissimo nel disegno di ritornarmene alla mia Patria, mi accordò la partenza, e diedemi una Lettera di raccomandazione, scritta di suo propio pugno, per l’Imperador delGiapone. Mi regalò eziandio di quattro cento quaranta e quattro grosse monete d’oro, (amando assai quella Nazione i numeri pari,) e d’un Diamante che vendei inInghilterramille e Venti Ghinee.

Il sei di Maggio 1709. presi solennemente congedo da Sua Maestà, e da tutti gli Amici miei. Ebbe la bontà quel Principe di comandare che un distaccamento di sua Guardia scortassemi fin aGlanguenstaldch’è un porto di Mare situato alLibecciodell’Isola. Sei giorni dopo il mio arrivo, fuvi un Vascello lesto a levar l’ancora pelGiapone, e in quindici giorni quel tragitto facemmo. Prendemmo terra a una picciola Città marittima nominataXamoschi, e posta alloScilocco. Mostrai immediate agli Uffiziali della Dogana la Lettera del Re diLuggnaggper Sua Imperial maestà.

Conoscevan eglino perfettamente bene il suggello di quel Monarca, ch’era della larghezza della palma della mia mano. Rappresentava questo suggelloun Re che levava di terra un Povero storpiato. I Magistrati della Città instruiti che io avea una Lettera per l’Imperadore, mi riceverono come un Pubblico Ministro, e furon solleciti di provvedermi di Domestici per servirmi, e di Vetture pel trasporto del mio bagaglio aYedo; ove fui introdotto all’udienza, e consegnai la mia Lettera, che con gran cerimonia si aprì, e spiegossi da un Interprete all’Imperadore, il qual Interprete mi disse per parte di Sua Maestà, che seio aveva ad umiliar qualche supplica, poteva io andar assicurato del buon accoglimento, in considerazione del Re diLuggnagg. Da molto tempo quest’Interprete era stato impiegato negli affari degliOllandesi:facilmente ei si lasciò intendere che io eraEuropeo; e per tal ragione espresse inollandese, ch’ei parlava a perfezione, ciò che l’Imperadore testè detto avea. Conformemente alla risoluzione che io ne avea presa, risposi d’essere un Mercatante d’Ollandache avea fatto naufragio sulle spiagge d’un’assai rimota Regione; donde, in parte per Mare, e in parte per terra m’era renduto aLuggnagg, e quindi alGiapone, ove io sapeva, che i miei Nazionali spedivano sovente de’Vascelli; sopra un de’quali io avea sperato di ritornamene nell’Europa: Che per tal effetto umilissimamente io supplicava Sua Maestà di dar ordine che fossi condotto escortato fino aNangesac: Che a questa grazia, per l’amore del Re diLuggnaggmio Signore, compiacessesi ella d’aggiugnerne un’altra; la qual era di dispensarmi dalla cerimonia imposta a’miei Compatriotti di calcare co’piedi la Croce; mercè che, non il disegno di fare qualche commerzio; bensì il mio infortunio, condotto aveami nel Paese di lei. Spiegata che fu quest’ultima richiesta all’Imperadore, ei parve alquanto sorpreso; e disse, che pensava che io fossi il primo de’miei Paesani, che in nessun tempo fatto abbia su quest’articolo qualche difficoltà; e che a dubitar cominciava che io fossi unOllandese; ma che piuttosto io dava indizj, e sospetti d’essere un CRISTIANO. Che non ostante, per motivo delle mie allegate ragioni, e principalmente per amicizia pel Re diLuggnagg,egli si uniformerebbe allasingolaritàdel mio umore; ma che l’affare dovea essere maneggiato son gran destrezza, e che sarebbono comandati; suoi Uffiziali di lasciarmi passare come per inavvertenza. Colla voce del mio Interprete rendei mille grazie per un favore sì segnalato; e trovandosi allora in marcia perNangesacalcune Truppe, l’Uffizial Comandante ebbe l’ordine di condurmivi, con alcune iastruzioni sopra l’affare dellaCroce.

Dopo un assai lungo, e altresì più incomodo Viaggio, pervenni li 9. Giugno 1709. aNangesac. Guari non istetti a far conoscenza con alcuni MarinajOlandesid’un Vascello nominatoAmboine, di quattrocento e cinquanta botti. Molto tempo io era vissuto inOlanda, proseguendo i miei studi aLeive, e parlava assai bene inFiamingo. Furono i Marinaj ben presto instruiti donde ultimamente venissi, ed ebbero la curiosità di chiedermi la Storia della mia vita, e le circostanze de’miei Viaggi. Feci loro un compendiato, probabile e poco sincero racconto. M’eran note molte persone inOlanda; e disagevole non mi riuscì d’inventare Nomi supposti per miei parenti, che dissi esser poveruomini della Provincia diGueldria. Di buona volontà dato avrei al Capitano (che dicevasiTeodoro Van Grult) tutto ciò ch’egli mi avesse dimandato pel mio trasporto inOllanda;ma intesa ch’egli ebbe la mia professione di Chirurgo, si contentò della metà del consueto Nolo, con patto che gli servissi in tal qualità per tutto il corso del Viaggio. Avanti d’imbarcarci, alcuni della Ciurma mi chiesero sovente se la Cerimonia da me mentovata, adempiuta avessi? Scansaimi dalla quistione con vaghe risposte, dicendo che io avea eseguito tutto ciò che mi era stato ingiunto dall’Imperadore. Con tutto questo; un furbo briccone di Marinajo rivoltosi a un Uffiziale, e mostrandomi a dito, si lasciò intendere che io non avea per anchecalcato il Crocefisso co’piedi:ma l’Uffiziale, a cui era stato ingiunto di non darmisi fastidio di sorta, regalò il furfante d’una buona dose di bastonate, e di là innanzi non restai più esposto a somiglianti quistioni.

Nulla accaddemi per tutto il Viaggio, che degno sia di veruna narrazione. Profitammo d’un buon vento in puppa perfino alCapo di Buona Speranza, dove d’acqua dolce ci provvedemmo. Ai sedici di Marzo 1710. calammo l’Ancora sani e salvi adAmsterdam, non avendo perduti che tre Uomini di malattia, e un quarto, che vicino alle spiagge della Guinea era caduto in Mare dall’albero di Maestra. Dopo d’essermi fermato inAmsterdamalcuni giorni, m’imbarcai perInghilterrasopra un picciolo Vascello che a questa Città apparteneva. A’dieci Aprile demmo a fondo alleDunes. Il giorno dietro misi piede a terra, ed ebbi il piacere di riveder la mia Patria dopo un’assenza di cinqu’anni e mezzo. Fui in mia casa il giorno medesimo; e mia Moglie e i miei Figliuoli in buona consistenza ritrovai.


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