Chapter 30

99.Cfr.Schipaop. cit. p. 115.100.ProcopioDe Bell. Goth.I, 9.101.«.. beati Agrippini ecclesia hactenus demonstratur... qui etiam patronus et defensor est istius civitatis. Beatissimum quoque Ianuarium, Christi martyrem, postea Neapolites meruerunt habere tutorem, quibus assistentibus faventibusque praefata urbs, Deo favente, tuta permansit manebitque in aevum.»Vita Athanasii, ed. cit. p. 440.102.«Quam ob rem adeo ipsa (Neapolis) inexpugnabilis constat ut, nisi famis periculo coartata, nullatenus comprehendi queat. Nempe huiusmodi urbis dominus olim, Octaviano Augusto annuente, Virgilius maximus poetarum extitit, in qua etiam ipse volumen ingens hexametris composuit versibus.»De reb. gest. Roger.c. XIX.103.Secondo l'etimologia medievale: «mantia, graece divinatio dicitur, etnigro, quasi nigra, undeNigromantia, nigra divinatio, quia ad atra daemoniorum vincula utentes se adducit.» Quindi essa non è un'arte liberale, perchè: «sciri libere potest, sed operari sine daemonum familiaritate nullatenus valet.» Così in un MS. di Vienna, pressoReiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.104.A ciò allude un passo dellaGemma EcclesiasticadiGiraldo Cambrense(1197), a proposito di certi preti: «Similes sunt cantantibus fabulas et gesta, qui videntes cantilenamde Laudericonon placere auditoribus, statim incipiunt cantarede Wacherio; quod si non placuerit, de alio.»Giraldi Cambrensis opera, ed.Brewer, vol. II (Lond., 1862), p. 290.105.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 6 sgg.106.Hist. litt. de la France, t. XVII, p. 580.107.E de VirgiliCom de la conca s saup cobrirE del vergierE del pesquierE del foc que saup escantir.Diez,D. Poesie d. Troubadours, p. 199.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 21 sgg. Cf.Fauriel,Hist. de la poesie prov., III, p. 495.108.Cfr. Vol. I, cap. 16.109.Li Romans de Dolopathos, publié parMM. Ch. BrunetetAnat. de Montaiglon. Paris (Jannet), p. 384.110.Rothha torto di confondere, come molti altri hanno fatto, tra i qualiGrimm(Die Sage von Polyphem, p. 4), il testo latino del Dolopathos collaHistoria septem sapientum. Quest'ultima non è che la riduzione latina (non l'originale, come si crede comunemente) deiRoman des sept sapes. Non è qui però il luogo di porre in sodo questa idea che mi contento di avere accennata.111.De naturis rerum, cap. 174. Quel che Neckam racconta intorno a Virgilio vien riferito, dietro l'autorità sua, daW. Burley,De vita et moribus philosophorum, cap. 103.112.Altrimenti lopseudo-Villani, Nobile,Descriz. della città di Napoli, II, p. 781, scrive quanto segue: «La cappella di S. Giovanni a Pozzo bianco segue più innanzi al principio del vicolo dell'arcivescovado, anticamente dettoGurgite; ed era così denominato perchè l'altro vicolo che gli sta dirimpetto, aveva fino ad un secolo fa un pubblico pozzo ornato di marmo bianco, e sovr'esso sanguisughe scolpite, di cui il cronista nostro Giovanni Villani, seguendo l'ignoranza del volgo, dice che Virgilio Marone sotto la costellazione dell'Aquario aveale fatte scolpire» ecc. ecc.113.Pubblicata nel tomo VII dellaBibliotheca patrum cistercensiumdiTissier.114.La sola ragione per cui Vincenzo di Beauvais dubita di questo racconto è la data dell'invenzione delle campane, posteriore a Virgilio!115.Ved.Hist. litt. de la France, t. XVIII, p. 87 sgg.116.«Non scena, non circus, non theatrum, non amphitheatrum, non forum, non platea, non gymnasium, non arena sine eo resonabat.»De reparat. lapsi, p. 318.117.Ved.RochatnellaGermaniadiPfeiffer, III, 81 sgg. e IV, 411 sgg.118.Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLsgg.119.Dist. 5ª vers. 290 sgg. (p. 447).120.Procop.,Bell. Goth., IV, 22.Beckercrede fosse un modello o una curiosità:Handbuch d. röm. Alterth., I, p. 161. SecondoGuglielmo di Malmesbury(II, c. 13) nel 1045 sarebbesi scoperto in Roma il sepolcro di Pallante: «tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est, ingenti stupore omnium. Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat quatuor pedibus et semis mensuratum est.» Esiterei a credere che questa favola, certamente di provenienza dotta e non popolare, si riferisca a qualche scoperta reale, e sia dovuta a qualche antiquario romano, come pretendeGregorovius,Gesch. d. Stadt Rom im Mittelalt.IV, p. 626.121.Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 753 sgg.G. Paris,La Legende de Trajannel fasc. XXXV dellaBibl. de l'École des hautes étudesp. 261-298;GrafRoma nella memoria ecc.II, p. 6 sgg.122.Talvolta è chiamata ancheConsecratio statuarum.123.Mai,Spicilegium Romanum, II, p. 221.124.Il re Sarcâf «fece un'anitra d'ottone e la pose alla porta della città su di una colonna di marmo verde; quando uno straniero veniva nella città questa anitra batteva le ali e gridava in modo che tutti gli abitanti udivano, e così arrestavano lo straniero.» Ved.Orient und Occident, I, p. 331; cf. p. 335 e 340; vedi anche l'articolo diLiebrecht, ib., III, p. 360, 363.Floronel narrare il fatto di Manlio parla di una sola oca. Virgilio nello scudo d'Enea rappresenta quella sola oca (d'argento).Aen.8, 652 sgg.Dante,De Monarch.dice: «anserem ibi ante non visum cecinisse Gallos adesse.» Il canto dei soldati di Modena (X sec.) dice:«Vigili voce avis anser candidafugavit Gallos ex arce romuleapro qua virtute facta est argenteaet a Romanis adorata ud dea.»ap.Du Méril,Poésies pop. lat. ant. au XII sièc., p. 269. —Massmannpretende spiegar la leggenda riferendola alle statuette semoventi che accompagnavano alcuni orologi, uno dei quali trovavasi in Campidoglio;Kaiserchronik, III, p. 425. Egli l'attribuisce a Tedeschi (p. 424); noi la crediamo piuttosto d'origine bizantina. AltrimentiGraf(op. cit. I, p. 201 sgg.) il quale la crede nata a Roma nel IV o V sec. per una trasformazione delle antiche idee romane sull'arce Capitolina come difesa e propugnacolo dell'impero di Roma.125.Così ancheLudovico Dolce:«Non la Ritonda or sacra, e già profana,Là dove tante statue erano posteChe avean legata al collo una campana.»Il primo volume delle op. burl. del Berniecc. parte II, p. 271.126.Libellus de septem orbis miraculis, inBedaeOp., I, 400.127.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 426.128.Muratori,Rer. italicar. scriptores, II, 2, p. 272.129.PrellerinPhilologus, I, p. 103.130.Graesse,Beitraege zur Literatur und Sage des Mittelalters, p. 10.131.Una edizione critica delMirabiliaha dato per primo ilParthey,Mirabilia Romae ex codd. valt. emendata. Berol., 1865, quindi ilJordan, nel suo libro:Topographie der Stadt Rom im AlterthumII, Berl. 1871, p. 605 sgg., il quale offre anche (p. 357 sgg.) un importante lavoro sulla storia di questo testo. Anche l'Urlichs(C. L.) ha riprodotto ilMirabilianel suo:Codex urbis Romae topographicus. Wicerburgi, 1871, p. 126 sgg.132.Leggenda aurea, n.º CLVII.133.In un MS. che abbiamo già avuto occasione di citare è attribuita ad arte astronomica, ossia astrologica: «Per hanc artem Romae senatores necem virorum et bella in oris barbaris facta, regumque et regnorum detrimentum, statum et stabilimentum noverunt.» Ved.Reiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.134.La più ricca raccolta di testi a ciò relativi trovasi inMassmann,Kaiserchronik, III, p. 421 sgg. Aggiungiamo il seguente testo italiano inedito: «Una porta artificiata era in Roma sotto il monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia da cui è nominato il monte Gianicolo. La detta porta era di metallo ornata maravigliosamente e con grande artificio, perocchè quando Roma, quella nobilissima città, aveva pace, stava la detta porta sempre serrata, e quando si ribellava alcuna provincia, la porta per sè stessa si apriva. Allora li romani correvano al Pantheon, cioè Santa Maria Rotonda, dove erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le Provincie del mondo. E quando alcuna si ribellava, quella cotale statua voltava le spalle, e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le milizie, e prestamente andavano in quella parte a riacquistare»Libro imperiale, 3, 8 (cod. sacc. XV, Magliab. XXII, 9).135.«Habuitque domum Romae Esquiliis iuxta hortos Maecenatis, quamquam secessu Campaniae Siciliaeque plurimum uteretur.»Donat.Vit. Verg.p. 57.136.«si quando Romae,quo rarissime commeabat, viseretur in publico» etc.Donat.Vit. Verg.p. 57.137.Cf.Histoire litt. de la France, t. XXIII, p. 309;Du Méril,Mélanges, p. 427 sgg.138.Keller,Li Romans des sept Sages, p.CCIIIsgg., 153 sgg.;Id.,Dyocletianus Leben von Hans von Bühel, p. 57 sgg.;Loiseleur Deslongchamps,Essai sur les fables indiennes, p. 150 sgg.;D'Ancona,Il libro dei sette Savi di Roma, p. 50 sgg., 115 sgg.139.Histoire litt. de la France, t. XX, p. 712 sgg.;Du Méril,Mél. arch., p. 435 sgg.;Li Roumans de Cleomadès, parAdénès li Rois,publ. pour la prem. fois parAndré van Hasselt, Brux., 1865-66, vol. I, p. 52-58.140.Du Méril,Mélanges, p. 440 sgg.141.Gesta romanorumhrsg. v.Ad. Keller, Stuttg. u. Tübing. 1842; id. hrsg. (deutsch. übers.) v.Graesse, Dresd. u. Leipz. 1847. Cfr.Warton,Dissert. on the Gesta Romanorumnella suaHistory of english poetry, I, p.CXXXIXsgg.Douce,Dissert. on the Gesta Romanorumnelle sueIllustrations of Shakspeare(Lond. 1836), p. 519 sgg.;Gesta Romanorum hrsg. v.H. Oesterley, Berl. 1871.142.Le Violier des histoires romaines, nouv. édit. p.M. G. Brunet. Paris (Jannet) 1858.143.Tutta la parte relativa a questi racconti è pubblicata inv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sgg.144.Itinerario, I, p. 155 sgg. (ediz.Asher). Cf.de GuignesinMémoires et extraits des MSS.etc. I, p. 26;Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, t. II, p. 418;Loiseleur,Essai sur les fables indiennes, p. 153;Norden,Voyage, t. III, p. 163 sgg.145.Due di questi specchi figurano anche fra le leggende arabe pubblicate daWüstenfeld,Orient und Occident, I, p. 331-335. NelTitureluno specchio simile è attribuito al Preteianni. Cf.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 119;Oppert,Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte, p. 175 sgg. La leggenda ne attribuiva pure uno a Caterina de' Medici; Cf.Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, II, p. 418.G. Batt. Portanella suaMagia naturalis(lib. XVII, cap. 2), arriva fino a dare il preteso segreto per fareut speculis planis ea cernantur quae longe et in aliis locis geruntur.Secondo una versione medievale della leggenda troiana il famoso palladio di Troia non consisteva in altro che in uno specchio di questo genere; ved.Caxton,Troye-Boke, l. II, cap. 22, ap.Du Méril,Mélanges, p. 470.Nei racconti popolari anche a' dì nostri s'incontra assai spesso menzione di questi specchi magici nei quali si può vedere tutto quanto accade nel mondo e che anche rispondono ad ogni domanda. Vedi per es.Afanasieff,Narodnyia russkiia skazki(racconti popolari russi) VII, n.º 2, n.º 41; VIII, n.º 18, e le note relative;Schott,Walachische Märchen, n.º 5, n.º 13;Haltrich,Deutsche Volksmärchen, n.º 30, ecc. Per lo più son descritti come piccoli specchi portatili, ed uno di questi è anche attribuito a Virgilio in un racconto delGesta Romanorum, (cap. 102, ediz. Keller) secondo il quale Virgilio con questo mezzo avrebbe svelato ad un marito lontano dalla moglie l'infedeltà di costei e le operazioni magiche che col suo amante veniva facendo onde ucciderlo. Vediv. d. Hagen,Erzählungen und Märchen;ScheibleDas Kloster, II, p. 126 sgg.;Simrock,Die deutschen Volksbücher, VI, p. 380 sgg. Forse a questa leggenda si riferiscono i pretesi specchi magici di Virgilio serbati in taluni musei.Sulle superstizioni medievali relative agli specchi magici, cf.Papencordt,Cola da Rienzo, cap. VI;OriolinellaBiblioteca italiana, fasc. I, 1841, p. 67-90;Du MérilMélanges, p. 469 sgg.;Dunlop-Liebrecht, p. 201.146.Cf. ancheGower,Confessio amantis, l. 5;Froissart,Poésies, p. 270. A ciò si riferisce anche ilCastiaus-Mirèoursdi Roma, menzionato nel poema francese intitolatoBalan; ved.G. Paris,Hist. poét. de Charlemagne, p. 251.147.Pecorone, giorn. 5.ª nov. 1.ª — Anche lo specchio d'Alessandria, secondoBeniamin di Tudela, fu distrutto fraudolentemente da un greco nemico dell'Egitto.148.«Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, che trattava di un tesoro, con una serpe, ed una figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall'altro accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto che trovò il segno in un fianco dell'arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a' Romani; ed esso mandato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò sotto facendovi come una porta, e volendo seguitare, li Romani dubitando non ruinasse l'arco, a' sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano regnasse ancora la rabbia di distruggere le romane memorie, si sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia di andarsene via, e fu tralasciata l'opera.» ap.Nardini,Roma antica, ediz.Nibby, I, p. 40.149.Così pure nellaFleur des histoiresdiJean Mansel. Ved.Du Méril,Mélanges, p. 438.150.Nell'EneidediEnrico di Veldeckeè attribuita ad un savio chiamatoGeomatras. NelRomans d'Alixandre(ediz.Michelant, p. 46), una lampada sempre ardente è attribuita a Platone:«En milieu de la vile ont drecié un piler.C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;Deseure ot une lampe, en souI. candelerQui par jor et par nuit art et reluist si clerQue partout en peut-on et venir et aler,Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»151.Guglielm. Malmesb.,De Gest. reg. angl., lib. II, cap. 10;Alberico di Tr. Font.,Chron., par. II, p. 37 a 41;Vincenzo di Beauvais,Speculum historiale, lib. 24, cap. 98 sgg.;Hock,Gerbertus, cap. 15.152.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 525 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 450.153.Gesta Romanorum, cap. 107 (ediz.Keller).154.Pag. 100 dell'ediz. diLoiseleur(Panthéon litt.). Cf. anche iMille e un giorno, p. 346 (stessa ediz.).155.È noto anche il racconto della testa parlante fatta da Alberto Magno e spezzata da San Tommaso. Un'altra era attribuita al marchese di Villena. IlTostado(Sup. num.cap. XXI) parla di una testa di bronzo che profetizzava nel borgo di Tabara e di cui il principale impiego consisteva nell'indicare la presenza di qualche ebreo nel paese, gridando «Judaeus adest» finchè l'avessero espulso. Anche nella mitologia nordica troviamo che la testa del gigante Mimir, resa parlante da Odino, era consultata da costui e gli rivelava molte cose riposte. Cfr.Thorpe,Northern mythology, I. p. 15;Simbock,Edda, p. 392.156.Alberico di Trois-Fontaines,Chron., I. c.;Hock,Gerbertus, l. c.157.Cf. anche il regnicoloBart. Sibylla(fine del XV secolo),Peregrin. quaest. dec., III, quest., 2.158.«Dum Megara vicinum oppidum ferventissimo sole cognoscit languorem nactus est eumque non intermissa navigatione auxit, ita ut gravior aliquanto Brundisium appelleret, ubi paucis diebus obiit.»Donat.Vit. Verg.p. 62 sg.159.Cfr.Piper,Mythologie der christichen Kunst, I, p. 472 sgg.160.Già nel V secolo trovansi recitati i versi della Sibilla nelle chiese il dì di Natale. Cfr.Du Méril,Origines latines du théatre modernep. 185 sg. e ivi altre notizie sulle Sibille nel medio evo.161.«Evvi Femonoè, quella SibillaChe ridicea li risponsi d'Apollo,Che delle X Sibille fu quellaE Virgilio il su' dire versificollo;Di Cristo disse la prima novellaE del die del giudicio e profetollo.»L'Intelligenzaap.Ozanam,Documents inédits, p. 364 sg. Cfr. anche l'antico poema tedescoDie Erlösung(ediz.Bartsch, Quedling. u. Leipz. 1858) p. 56 sgg. v. 1903-1980.162.Cfr. Vol. I, p. 138 sg.163.Cfr.Reidt,Das Geistliche Schauspiel des Mittelaìters in Deutschland; Frakf. a M. 1868, p. 27. Per la bibliografia di questa parte importante della storia del teatro moderno ved.Hanus,Lat. böhm. Oster-spiele des 14-15 Jharh.Prag, 1863, p. 17 sgg.164.PressoMonmerqué et Michel,Théatre français au moyen-âge, p. 9;Du Méril,Orig. lat. du théat. mod.p. 184;Weinhold,Weihnachtspiele, p. 70 sg. Sulla derivazione di questi Misteri e il loro rapporto con un sermone di S. Agostino sul Natale, ved.Sepet,Les prophètes du Christ; étude sur les origines du thèatre au moyen-âge, inBibl. de l'école des Chartes, 1867 (Tom. III, 6.º sér.) p. 1 sgg. 210 sgg.165.Cfr.Du Cange,Gloss. med. et inf. lat.(ed. Henschel) s. v.festum asinorum.166.Wright,Early mysteries, p. 62.167.Cfr.Weinhold,Weihnachtspiele, p. 74;Du Méril,Mèlanges arch.p. 456;Mittelniederländisches Osterspiel, hrsg. v.ZacherinHaupt's,Zeitsch. f. deutsch. Alterth.II, p. 310;PiperVirgil als Theolog und Prophet in Evangel. Kalend.1862, p. 72;Stecher,La lég. de Virg. en Belg.p. 598 sg. In un mistero francese sullaVendetta di Gesùparlano in un consiglio presso Tiberio, in favore di Cristo, Terenzio, Boccaccio, e Giovenale, e quest'ultimo ricorda che nell'anno 42 di Ottavio si sparse la voce che una vergine doveva partorire:«Le noble poete VirgilleQui lors étoit en ceste villeComposa aucuns mots notablesLesquels on a vu véritablesEt plurieurs grands choses en dictNaguaires avant son trespas.»V.L. Paris,Toiles peintes de Reims, p. 680.168.«Sibilla Cumanaquae fuit tempore Tarquinii prisci:Ik finde òk van dussen sakendat de meister Virgiliusversch gemaket hebbe, de ludet alsus:Magnus ab integro etc.»Der Sündenfall und die Marienklage hrsg. v.Schönemann(Hannov. 1855) p. 97;Piper,Virgiletc. p. 73.169.«Tertio loco Sibylla gesticulose procedat, quae inspiciendo stellam cum gestu nobili cantet:Haec stellae novitasFert novum nuntium» etc.Carmina buranahrsg. v.S(chmeller)Stuttg. 1847, p. 81.170.«Virgilio de Mantua fuè sabio poetaca fuè el primero que vido cometaà partes de Grecia sus rrayos lançando.»Fray Diego de Valencia, inCancionero de Baena; Ved.Du Méril,Mélanges arch.p. 460.171.Vol. I, p. 132.172.Il testo relativo dellaImage du Mondeè riferito daDu Méril,Mélangesetc. p. 456 sgg.173.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 553 sgg.;Piper,Mythol. d. christl. Kunst, I, p. 480 sgg.174.Cfr.Piper, op. cit., I, p. 485 sgg.175.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, p. 554 sgg.176.I segni della venuta di Cristo sono così enumerati nelFlores temporumdiErmanno Gigas; «Fons olei Romae erupit; vineae Engaddi balsamum protulerunt; omnes sodomitae obierunt; bos et asinus ante praesepe genua flexerunt; idola aegypti corruerunt; imago Romuli cecidit; templum pacis corruit; mane tres soles oriebantur et in unum paulatim iungebantur; meridie circulus aureus in coelo apparuit in quo virginem cum puero Caesar vidit, et mox insonuit: hic est arcus coeli.» Le varianti veggansi inMassmann, op. cit., p. 557 sg.177.De naturis rerum(ed.Wright), p. 310. Una versione di questa leggenda trovasi nella poesia diGuillaume le Clerc de NormandieDe Notre Dame; fu pubblicata in parte daMartinLe Besant de Dieu(Halle 1869) p.XXXVII-XL, poi per intiero daStengelnella Memoria qui appresso citata p. 14 sg.178.Cod. gall. XXXVI; v.Pasini,Catal.etc. II, p. 472. — Fol. 583 v. leggesi la data: «Ces livres fu escris en l'an de l'incarnation MCCC et XI au mois de joing.»179.Questo MS. è rimasto ignoto ai due editori della Gesta dei Lorenesi,Paulin PariseDu Méril. Qualche notizia per questa parte ne ha dato il sig.ProstnellaRevue de l'Est, 1864, p. 5-9. Più diffusamente e correttamente dopo di noi fu descritto daStengelMittheilungen aus franz. Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothekp. 12 sgg. La parte che interessa noi, combinata com'è con altri poemi, non ha titolo proprio. Noi l'intitoliamo dalRomans de Vespasiena cui è premessa e di cui non è infatti che un lungo preambolo.180.Ved. l'estratto delReinfritdato daGödekeinArchiv. des historischen Vereins für Niedersachsen, N. F. 1849, p. 270 sgg. e l'ed. datane daBartschnella racc. delLiter. Verein, 109; ved. v. 21023-54, 21314-713, 24252-69.181.Simrock,Wartburgkrieg, p. 195 sgg. 303. Cfr.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, III, p. 169 sg.Genthe,Leben und Fortlebenetc. p. 68 sg.182.Cfr.Cholevius,Gesch. d. deutsch. Poesie nach ihren antiken Elementen, I, 96;Bartsch,Herzog Ernst, p.CXLVIIIsgg.183.Anche sul mago Eliodoro e su Pietro Barliario la leggenda ha un racconto circa il modo come si procacciarono un simile libro.184.«Wer gab dir Zabulones buch, sage fürwert, wiser manDas Virgilius ûf den Agetsteinemit grossen nôten gewan.»185.«er was gar der helle kint.» ap.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sg.186.Questa poesia fu pubblicata daZingerlenellaGermaniadiPfeiffer, V, p. 369 sgg.187.Nel mettersi in viaggio Virgilio, tutto sgomento, si raccomanda devotamente alla Madonna:«Marià muter, reine meit,bhut uns vor leit!wir sweben ûf wildes meeres vlut, got der soll uns bewarn.»188.De nobilitate, cap. II, fol. VIII; cf.Roth, op. cit. p. 298.189.Cfr.Dunlop-Liebrecht, p. 185-483;Grimm,Kinder und Hausmärchenn.º XCIX;Du Méril,Études d'Archèologie, p. 463;Jülg,Ardschi-Bordschi, p. 70;Benfey,Pentschatantra, I, p. 115 sgg.;Vernalecken,Mythen und Bräuche des Volkes in Oesterreich, p. 262.190.Pubblicato daHeinenella suaBibliotheca anecdotorum, seu veterum monumentorum ecclesiasticorum collectio novissima. Pars I, Lipsiae 1848, p. 211 sgg.191.Su questa data mi esprimeva i suoi dubbi il ch.mo D.rSteinschneider, il quale non crede questo scritto possa essere anteriore a Raimondo di Pennaforte.192.«Et unus magister legebat de arte notoria quae est scientia sancta, et ita debet esse sanctus qui eam voluerit legere; similiter et audientes sancti et immaculati et sine peccato debent esse» etc. p. 242. Le fantastiche notizie date da questo scrittore sugl'insegnamenti diars notoria, di piromanzia, di negromanzia, di geomanzia che sarebbero stati professati a Cordova da uomini speciali, sono accettate come fatti veri e importanti daAmador de los Rios,Hist. crit. de la lit. españ.II, p. 159.

99.Cfr.Schipaop. cit. p. 115.

99.Cfr.Schipaop. cit. p. 115.

100.ProcopioDe Bell. Goth.I, 9.

100.ProcopioDe Bell. Goth.I, 9.

101.«.. beati Agrippini ecclesia hactenus demonstratur... qui etiam patronus et defensor est istius civitatis. Beatissimum quoque Ianuarium, Christi martyrem, postea Neapolites meruerunt habere tutorem, quibus assistentibus faventibusque praefata urbs, Deo favente, tuta permansit manebitque in aevum.»Vita Athanasii, ed. cit. p. 440.

101.«.. beati Agrippini ecclesia hactenus demonstratur... qui etiam patronus et defensor est istius civitatis. Beatissimum quoque Ianuarium, Christi martyrem, postea Neapolites meruerunt habere tutorem, quibus assistentibus faventibusque praefata urbs, Deo favente, tuta permansit manebitque in aevum.»Vita Athanasii, ed. cit. p. 440.

102.«Quam ob rem adeo ipsa (Neapolis) inexpugnabilis constat ut, nisi famis periculo coartata, nullatenus comprehendi queat. Nempe huiusmodi urbis dominus olim, Octaviano Augusto annuente, Virgilius maximus poetarum extitit, in qua etiam ipse volumen ingens hexametris composuit versibus.»De reb. gest. Roger.c. XIX.

102.«Quam ob rem adeo ipsa (Neapolis) inexpugnabilis constat ut, nisi famis periculo coartata, nullatenus comprehendi queat. Nempe huiusmodi urbis dominus olim, Octaviano Augusto annuente, Virgilius maximus poetarum extitit, in qua etiam ipse volumen ingens hexametris composuit versibus.»De reb. gest. Roger.c. XIX.

103.Secondo l'etimologia medievale: «mantia, graece divinatio dicitur, etnigro, quasi nigra, undeNigromantia, nigra divinatio, quia ad atra daemoniorum vincula utentes se adducit.» Quindi essa non è un'arte liberale, perchè: «sciri libere potest, sed operari sine daemonum familiaritate nullatenus valet.» Così in un MS. di Vienna, pressoReiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.

103.Secondo l'etimologia medievale: «mantia, graece divinatio dicitur, etnigro, quasi nigra, undeNigromantia, nigra divinatio, quia ad atra daemoniorum vincula utentes se adducit.» Quindi essa non è un'arte liberale, perchè: «sciri libere potest, sed operari sine daemonum familiaritate nullatenus valet.» Così in un MS. di Vienna, pressoReiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.

104.A ciò allude un passo dellaGemma EcclesiasticadiGiraldo Cambrense(1197), a proposito di certi preti: «Similes sunt cantantibus fabulas et gesta, qui videntes cantilenamde Laudericonon placere auditoribus, statim incipiunt cantarede Wacherio; quod si non placuerit, de alio.»Giraldi Cambrensis opera, ed.Brewer, vol. II (Lond., 1862), p. 290.

104.A ciò allude un passo dellaGemma EcclesiasticadiGiraldo Cambrense(1197), a proposito di certi preti: «Similes sunt cantantibus fabulas et gesta, qui videntes cantilenamde Laudericonon placere auditoribus, statim incipiunt cantarede Wacherio; quod si non placuerit, de alio.»Giraldi Cambrensis opera, ed.Brewer, vol. II (Lond., 1862), p. 290.

105.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 6 sgg.

105.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 6 sgg.

106.Hist. litt. de la France, t. XVII, p. 580.

106.Hist. litt. de la France, t. XVII, p. 580.

107.E de VirgiliCom de la conca s saup cobrirE del vergierE del pesquierE del foc que saup escantir.Diez,D. Poesie d. Troubadours, p. 199.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 21 sgg. Cf.Fauriel,Hist. de la poesie prov., III, p. 495.

107.

E de VirgiliCom de la conca s saup cobrirE del vergierE del pesquierE del foc que saup escantir.

E de VirgiliCom de la conca s saup cobrirE del vergierE del pesquierE del foc que saup escantir.

E de Virgili

Com de la conca s saup cobrir

E del vergier

E del pesquier

E del foc que saup escantir.

Diez,D. Poesie d. Troubadours, p. 199.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelalters, p. 21 sgg. Cf.Fauriel,Hist. de la poesie prov., III, p. 495.

108.Cfr. Vol. I, cap. 16.

108.Cfr. Vol. I, cap. 16.

109.Li Romans de Dolopathos, publié parMM. Ch. BrunetetAnat. de Montaiglon. Paris (Jannet), p. 384.

109.Li Romans de Dolopathos, publié parMM. Ch. BrunetetAnat. de Montaiglon. Paris (Jannet), p. 384.

110.Rothha torto di confondere, come molti altri hanno fatto, tra i qualiGrimm(Die Sage von Polyphem, p. 4), il testo latino del Dolopathos collaHistoria septem sapientum. Quest'ultima non è che la riduzione latina (non l'originale, come si crede comunemente) deiRoman des sept sapes. Non è qui però il luogo di porre in sodo questa idea che mi contento di avere accennata.

110.Rothha torto di confondere, come molti altri hanno fatto, tra i qualiGrimm(Die Sage von Polyphem, p. 4), il testo latino del Dolopathos collaHistoria septem sapientum. Quest'ultima non è che la riduzione latina (non l'originale, come si crede comunemente) deiRoman des sept sapes. Non è qui però il luogo di porre in sodo questa idea che mi contento di avere accennata.

111.De naturis rerum, cap. 174. Quel che Neckam racconta intorno a Virgilio vien riferito, dietro l'autorità sua, daW. Burley,De vita et moribus philosophorum, cap. 103.

111.De naturis rerum, cap. 174. Quel che Neckam racconta intorno a Virgilio vien riferito, dietro l'autorità sua, daW. Burley,De vita et moribus philosophorum, cap. 103.

112.Altrimenti lopseudo-Villani, Nobile,Descriz. della città di Napoli, II, p. 781, scrive quanto segue: «La cappella di S. Giovanni a Pozzo bianco segue più innanzi al principio del vicolo dell'arcivescovado, anticamente dettoGurgite; ed era così denominato perchè l'altro vicolo che gli sta dirimpetto, aveva fino ad un secolo fa un pubblico pozzo ornato di marmo bianco, e sovr'esso sanguisughe scolpite, di cui il cronista nostro Giovanni Villani, seguendo l'ignoranza del volgo, dice che Virgilio Marone sotto la costellazione dell'Aquario aveale fatte scolpire» ecc. ecc.

112.Altrimenti lopseudo-Villani, Nobile,Descriz. della città di Napoli, II, p. 781, scrive quanto segue: «La cappella di S. Giovanni a Pozzo bianco segue più innanzi al principio del vicolo dell'arcivescovado, anticamente dettoGurgite; ed era così denominato perchè l'altro vicolo che gli sta dirimpetto, aveva fino ad un secolo fa un pubblico pozzo ornato di marmo bianco, e sovr'esso sanguisughe scolpite, di cui il cronista nostro Giovanni Villani, seguendo l'ignoranza del volgo, dice che Virgilio Marone sotto la costellazione dell'Aquario aveale fatte scolpire» ecc. ecc.

113.Pubblicata nel tomo VII dellaBibliotheca patrum cistercensiumdiTissier.

113.Pubblicata nel tomo VII dellaBibliotheca patrum cistercensiumdiTissier.

114.La sola ragione per cui Vincenzo di Beauvais dubita di questo racconto è la data dell'invenzione delle campane, posteriore a Virgilio!

114.La sola ragione per cui Vincenzo di Beauvais dubita di questo racconto è la data dell'invenzione delle campane, posteriore a Virgilio!

115.Ved.Hist. litt. de la France, t. XVIII, p. 87 sgg.

115.Ved.Hist. litt. de la France, t. XVIII, p. 87 sgg.

116.«Non scena, non circus, non theatrum, non amphitheatrum, non forum, non platea, non gymnasium, non arena sine eo resonabat.»De reparat. lapsi, p. 318.

116.«Non scena, non circus, non theatrum, non amphitheatrum, non forum, non platea, non gymnasium, non arena sine eo resonabat.»De reparat. lapsi, p. 318.

117.Ved.RochatnellaGermaniadiPfeiffer, III, 81 sgg. e IV, 411 sgg.

117.Ved.RochatnellaGermaniadiPfeiffer, III, 81 sgg. e IV, 411 sgg.

118.Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLsgg.

118.Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLsgg.

119.Dist. 5ª vers. 290 sgg. (p. 447).

119.Dist. 5ª vers. 290 sgg. (p. 447).

120.Procop.,Bell. Goth., IV, 22.Beckercrede fosse un modello o una curiosità:Handbuch d. röm. Alterth., I, p. 161. SecondoGuglielmo di Malmesbury(II, c. 13) nel 1045 sarebbesi scoperto in Roma il sepolcro di Pallante: «tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est, ingenti stupore omnium. Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat quatuor pedibus et semis mensuratum est.» Esiterei a credere che questa favola, certamente di provenienza dotta e non popolare, si riferisca a qualche scoperta reale, e sia dovuta a qualche antiquario romano, come pretendeGregorovius,Gesch. d. Stadt Rom im Mittelalt.IV, p. 626.

120.Procop.,Bell. Goth., IV, 22.Beckercrede fosse un modello o una curiosità:Handbuch d. röm. Alterth., I, p. 161. SecondoGuglielmo di Malmesbury(II, c. 13) nel 1045 sarebbesi scoperto in Roma il sepolcro di Pallante: «tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est, ingenti stupore omnium. Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat quatuor pedibus et semis mensuratum est.» Esiterei a credere che questa favola, certamente di provenienza dotta e non popolare, si riferisca a qualche scoperta reale, e sia dovuta a qualche antiquario romano, come pretendeGregorovius,Gesch. d. Stadt Rom im Mittelalt.IV, p. 626.

121.Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 753 sgg.G. Paris,La Legende de Trajannel fasc. XXXV dellaBibl. de l'École des hautes étudesp. 261-298;GrafRoma nella memoria ecc.II, p. 6 sgg.

121.Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 753 sgg.G. Paris,La Legende de Trajannel fasc. XXXV dellaBibl. de l'École des hautes étudesp. 261-298;GrafRoma nella memoria ecc.II, p. 6 sgg.

122.Talvolta è chiamata ancheConsecratio statuarum.

122.Talvolta è chiamata ancheConsecratio statuarum.

123.Mai,Spicilegium Romanum, II, p. 221.

123.Mai,Spicilegium Romanum, II, p. 221.

124.Il re Sarcâf «fece un'anitra d'ottone e la pose alla porta della città su di una colonna di marmo verde; quando uno straniero veniva nella città questa anitra batteva le ali e gridava in modo che tutti gli abitanti udivano, e così arrestavano lo straniero.» Ved.Orient und Occident, I, p. 331; cf. p. 335 e 340; vedi anche l'articolo diLiebrecht, ib., III, p. 360, 363.Floronel narrare il fatto di Manlio parla di una sola oca. Virgilio nello scudo d'Enea rappresenta quella sola oca (d'argento).Aen.8, 652 sgg.Dante,De Monarch.dice: «anserem ibi ante non visum cecinisse Gallos adesse.» Il canto dei soldati di Modena (X sec.) dice:«Vigili voce avis anser candidafugavit Gallos ex arce romuleapro qua virtute facta est argenteaet a Romanis adorata ud dea.»ap.Du Méril,Poésies pop. lat. ant. au XII sièc., p. 269. —Massmannpretende spiegar la leggenda riferendola alle statuette semoventi che accompagnavano alcuni orologi, uno dei quali trovavasi in Campidoglio;Kaiserchronik, III, p. 425. Egli l'attribuisce a Tedeschi (p. 424); noi la crediamo piuttosto d'origine bizantina. AltrimentiGraf(op. cit. I, p. 201 sgg.) il quale la crede nata a Roma nel IV o V sec. per una trasformazione delle antiche idee romane sull'arce Capitolina come difesa e propugnacolo dell'impero di Roma.

124.Il re Sarcâf «fece un'anitra d'ottone e la pose alla porta della città su di una colonna di marmo verde; quando uno straniero veniva nella città questa anitra batteva le ali e gridava in modo che tutti gli abitanti udivano, e così arrestavano lo straniero.» Ved.Orient und Occident, I, p. 331; cf. p. 335 e 340; vedi anche l'articolo diLiebrecht, ib., III, p. 360, 363.Floronel narrare il fatto di Manlio parla di una sola oca. Virgilio nello scudo d'Enea rappresenta quella sola oca (d'argento).Aen.8, 652 sgg.Dante,De Monarch.dice: «anserem ibi ante non visum cecinisse Gallos adesse.» Il canto dei soldati di Modena (X sec.) dice:

«Vigili voce avis anser candidafugavit Gallos ex arce romuleapro qua virtute facta est argenteaet a Romanis adorata ud dea.»

«Vigili voce avis anser candidafugavit Gallos ex arce romuleapro qua virtute facta est argenteaet a Romanis adorata ud dea.»

«Vigili voce avis anser candida

fugavit Gallos ex arce romulea

pro qua virtute facta est argentea

et a Romanis adorata ud dea.»

ap.Du Méril,Poésies pop. lat. ant. au XII sièc., p. 269. —Massmannpretende spiegar la leggenda riferendola alle statuette semoventi che accompagnavano alcuni orologi, uno dei quali trovavasi in Campidoglio;Kaiserchronik, III, p. 425. Egli l'attribuisce a Tedeschi (p. 424); noi la crediamo piuttosto d'origine bizantina. AltrimentiGraf(op. cit. I, p. 201 sgg.) il quale la crede nata a Roma nel IV o V sec. per una trasformazione delle antiche idee romane sull'arce Capitolina come difesa e propugnacolo dell'impero di Roma.

125.Così ancheLudovico Dolce:«Non la Ritonda or sacra, e già profana,Là dove tante statue erano posteChe avean legata al collo una campana.»Il primo volume delle op. burl. del Berniecc. parte II, p. 271.

125.Così ancheLudovico Dolce:

«Non la Ritonda or sacra, e già profana,Là dove tante statue erano posteChe avean legata al collo una campana.»

«Non la Ritonda or sacra, e già profana,Là dove tante statue erano posteChe avean legata al collo una campana.»

«Non la Ritonda or sacra, e già profana,

Là dove tante statue erano poste

Che avean legata al collo una campana.»

Il primo volume delle op. burl. del Berniecc. parte II, p. 271.

126.Libellus de septem orbis miraculis, inBedaeOp., I, 400.

126.Libellus de septem orbis miraculis, inBedaeOp., I, 400.

127.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 426.

127.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 426.

128.Muratori,Rer. italicar. scriptores, II, 2, p. 272.

128.Muratori,Rer. italicar. scriptores, II, 2, p. 272.

129.PrellerinPhilologus, I, p. 103.

129.PrellerinPhilologus, I, p. 103.

130.Graesse,Beitraege zur Literatur und Sage des Mittelalters, p. 10.

130.Graesse,Beitraege zur Literatur und Sage des Mittelalters, p. 10.

131.Una edizione critica delMirabiliaha dato per primo ilParthey,Mirabilia Romae ex codd. valt. emendata. Berol., 1865, quindi ilJordan, nel suo libro:Topographie der Stadt Rom im AlterthumII, Berl. 1871, p. 605 sgg., il quale offre anche (p. 357 sgg.) un importante lavoro sulla storia di questo testo. Anche l'Urlichs(C. L.) ha riprodotto ilMirabilianel suo:Codex urbis Romae topographicus. Wicerburgi, 1871, p. 126 sgg.

131.Una edizione critica delMirabiliaha dato per primo ilParthey,Mirabilia Romae ex codd. valt. emendata. Berol., 1865, quindi ilJordan, nel suo libro:Topographie der Stadt Rom im AlterthumII, Berl. 1871, p. 605 sgg., il quale offre anche (p. 357 sgg.) un importante lavoro sulla storia di questo testo. Anche l'Urlichs(C. L.) ha riprodotto ilMirabilianel suo:Codex urbis Romae topographicus. Wicerburgi, 1871, p. 126 sgg.

132.Leggenda aurea, n.º CLVII.

132.Leggenda aurea, n.º CLVII.

133.In un MS. che abbiamo già avuto occasione di citare è attribuita ad arte astronomica, ossia astrologica: «Per hanc artem Romae senatores necem virorum et bella in oris barbaris facta, regumque et regnorum detrimentum, statum et stabilimentum noverunt.» Ved.Reiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.

133.In un MS. che abbiamo già avuto occasione di citare è attribuita ad arte astronomica, ossia astrologica: «Per hanc artem Romae senatores necem virorum et bella in oris barbaris facta, regumque et regnorum detrimentum, statum et stabilimentum noverunt.» Ved.Reiffenberg,Chron. rim. de Philippe Mouskes, I, p. 628.

134.La più ricca raccolta di testi a ciò relativi trovasi inMassmann,Kaiserchronik, III, p. 421 sgg. Aggiungiamo il seguente testo italiano inedito: «Una porta artificiata era in Roma sotto il monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia da cui è nominato il monte Gianicolo. La detta porta era di metallo ornata maravigliosamente e con grande artificio, perocchè quando Roma, quella nobilissima città, aveva pace, stava la detta porta sempre serrata, e quando si ribellava alcuna provincia, la porta per sè stessa si apriva. Allora li romani correvano al Pantheon, cioè Santa Maria Rotonda, dove erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le Provincie del mondo. E quando alcuna si ribellava, quella cotale statua voltava le spalle, e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le milizie, e prestamente andavano in quella parte a riacquistare»Libro imperiale, 3, 8 (cod. sacc. XV, Magliab. XXII, 9).

134.La più ricca raccolta di testi a ciò relativi trovasi inMassmann,Kaiserchronik, III, p. 421 sgg. Aggiungiamo il seguente testo italiano inedito: «Una porta artificiata era in Roma sotto il monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia da cui è nominato il monte Gianicolo. La detta porta era di metallo ornata maravigliosamente e con grande artificio, perocchè quando Roma, quella nobilissima città, aveva pace, stava la detta porta sempre serrata, e quando si ribellava alcuna provincia, la porta per sè stessa si apriva. Allora li romani correvano al Pantheon, cioè Santa Maria Rotonda, dove erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le Provincie del mondo. E quando alcuna si ribellava, quella cotale statua voltava le spalle, e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le milizie, e prestamente andavano in quella parte a riacquistare»Libro imperiale, 3, 8 (cod. sacc. XV, Magliab. XXII, 9).

135.«Habuitque domum Romae Esquiliis iuxta hortos Maecenatis, quamquam secessu Campaniae Siciliaeque plurimum uteretur.»Donat.Vit. Verg.p. 57.

135.«Habuitque domum Romae Esquiliis iuxta hortos Maecenatis, quamquam secessu Campaniae Siciliaeque plurimum uteretur.»Donat.Vit. Verg.p. 57.

136.«si quando Romae,quo rarissime commeabat, viseretur in publico» etc.Donat.Vit. Verg.p. 57.

136.«si quando Romae,quo rarissime commeabat, viseretur in publico» etc.Donat.Vit. Verg.p. 57.

137.Cf.Histoire litt. de la France, t. XXIII, p. 309;Du Méril,Mélanges, p. 427 sgg.

137.Cf.Histoire litt. de la France, t. XXIII, p. 309;Du Méril,Mélanges, p. 427 sgg.

138.Keller,Li Romans des sept Sages, p.CCIIIsgg., 153 sgg.;Id.,Dyocletianus Leben von Hans von Bühel, p. 57 sgg.;Loiseleur Deslongchamps,Essai sur les fables indiennes, p. 150 sgg.;D'Ancona,Il libro dei sette Savi di Roma, p. 50 sgg., 115 sgg.

138.Keller,Li Romans des sept Sages, p.CCIIIsgg., 153 sgg.;Id.,Dyocletianus Leben von Hans von Bühel, p. 57 sgg.;Loiseleur Deslongchamps,Essai sur les fables indiennes, p. 150 sgg.;D'Ancona,Il libro dei sette Savi di Roma, p. 50 sgg., 115 sgg.

139.Histoire litt. de la France, t. XX, p. 712 sgg.;Du Méril,Mél. arch., p. 435 sgg.;Li Roumans de Cleomadès, parAdénès li Rois,publ. pour la prem. fois parAndré van Hasselt, Brux., 1865-66, vol. I, p. 52-58.

139.Histoire litt. de la France, t. XX, p. 712 sgg.;Du Méril,Mél. arch., p. 435 sgg.;Li Roumans de Cleomadès, parAdénès li Rois,publ. pour la prem. fois parAndré van Hasselt, Brux., 1865-66, vol. I, p. 52-58.

140.Du Méril,Mélanges, p. 440 sgg.

140.Du Méril,Mélanges, p. 440 sgg.

141.Gesta romanorumhrsg. v.Ad. Keller, Stuttg. u. Tübing. 1842; id. hrsg. (deutsch. übers.) v.Graesse, Dresd. u. Leipz. 1847. Cfr.Warton,Dissert. on the Gesta Romanorumnella suaHistory of english poetry, I, p.CXXXIXsgg.Douce,Dissert. on the Gesta Romanorumnelle sueIllustrations of Shakspeare(Lond. 1836), p. 519 sgg.;Gesta Romanorum hrsg. v.H. Oesterley, Berl. 1871.

141.Gesta romanorumhrsg. v.Ad. Keller, Stuttg. u. Tübing. 1842; id. hrsg. (deutsch. übers.) v.Graesse, Dresd. u. Leipz. 1847. Cfr.Warton,Dissert. on the Gesta Romanorumnella suaHistory of english poetry, I, p.CXXXIXsgg.Douce,Dissert. on the Gesta Romanorumnelle sueIllustrations of Shakspeare(Lond. 1836), p. 519 sgg.;Gesta Romanorum hrsg. v.H. Oesterley, Berl. 1871.

142.Le Violier des histoires romaines, nouv. édit. p.M. G. Brunet. Paris (Jannet) 1858.

142.Le Violier des histoires romaines, nouv. édit. p.M. G. Brunet. Paris (Jannet) 1858.

143.Tutta la parte relativa a questi racconti è pubblicata inv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sgg.

143.Tutta la parte relativa a questi racconti è pubblicata inv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sgg.

144.Itinerario, I, p. 155 sgg. (ediz.Asher). Cf.de GuignesinMémoires et extraits des MSS.etc. I, p. 26;Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, t. II, p. 418;Loiseleur,Essai sur les fables indiennes, p. 153;Norden,Voyage, t. III, p. 163 sgg.

144.Itinerario, I, p. 155 sgg. (ediz.Asher). Cf.de GuignesinMémoires et extraits des MSS.etc. I, p. 26;Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, t. II, p. 418;Loiseleur,Essai sur les fables indiennes, p. 153;Norden,Voyage, t. III, p. 163 sgg.

145.Due di questi specchi figurano anche fra le leggende arabe pubblicate daWüstenfeld,Orient und Occident, I, p. 331-335. NelTitureluno specchio simile è attribuito al Preteianni. Cf.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 119;Oppert,Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte, p. 175 sgg. La leggenda ne attribuiva pure uno a Caterina de' Medici; Cf.Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, II, p. 418.G. Batt. Portanella suaMagia naturalis(lib. XVII, cap. 2), arriva fino a dare il preteso segreto per fareut speculis planis ea cernantur quae longe et in aliis locis geruntur.Secondo una versione medievale della leggenda troiana il famoso palladio di Troia non consisteva in altro che in uno specchio di questo genere; ved.Caxton,Troye-Boke, l. II, cap. 22, ap.Du Méril,Mélanges, p. 470.Nei racconti popolari anche a' dì nostri s'incontra assai spesso menzione di questi specchi magici nei quali si può vedere tutto quanto accade nel mondo e che anche rispondono ad ogni domanda. Vedi per es.Afanasieff,Narodnyia russkiia skazki(racconti popolari russi) VII, n.º 2, n.º 41; VIII, n.º 18, e le note relative;Schott,Walachische Märchen, n.º 5, n.º 13;Haltrich,Deutsche Volksmärchen, n.º 30, ecc. Per lo più son descritti come piccoli specchi portatili, ed uno di questi è anche attribuito a Virgilio in un racconto delGesta Romanorum, (cap. 102, ediz. Keller) secondo il quale Virgilio con questo mezzo avrebbe svelato ad un marito lontano dalla moglie l'infedeltà di costei e le operazioni magiche che col suo amante veniva facendo onde ucciderlo. Vediv. d. Hagen,Erzählungen und Märchen;ScheibleDas Kloster, II, p. 126 sgg.;Simrock,Die deutschen Volksbücher, VI, p. 380 sgg. Forse a questa leggenda si riferiscono i pretesi specchi magici di Virgilio serbati in taluni musei.Sulle superstizioni medievali relative agli specchi magici, cf.Papencordt,Cola da Rienzo, cap. VI;OriolinellaBiblioteca italiana, fasc. I, 1841, p. 67-90;Du MérilMélanges, p. 469 sgg.;Dunlop-Liebrecht, p. 201.

145.Due di questi specchi figurano anche fra le leggende arabe pubblicate daWüstenfeld,Orient und Occident, I, p. 331-335. NelTitureluno specchio simile è attribuito al Preteianni. Cf.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 119;Oppert,Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte, p. 175 sgg. La leggenda ne attribuiva pure uno a Caterina de' Medici; Cf.Reinaud,Monumens arabes, persans et turcs, II, p. 418.G. Batt. Portanella suaMagia naturalis(lib. XVII, cap. 2), arriva fino a dare il preteso segreto per fareut speculis planis ea cernantur quae longe et in aliis locis geruntur.

Secondo una versione medievale della leggenda troiana il famoso palladio di Troia non consisteva in altro che in uno specchio di questo genere; ved.Caxton,Troye-Boke, l. II, cap. 22, ap.Du Méril,Mélanges, p. 470.

Nei racconti popolari anche a' dì nostri s'incontra assai spesso menzione di questi specchi magici nei quali si può vedere tutto quanto accade nel mondo e che anche rispondono ad ogni domanda. Vedi per es.Afanasieff,Narodnyia russkiia skazki(racconti popolari russi) VII, n.º 2, n.º 41; VIII, n.º 18, e le note relative;Schott,Walachische Märchen, n.º 5, n.º 13;Haltrich,Deutsche Volksmärchen, n.º 30, ecc. Per lo più son descritti come piccoli specchi portatili, ed uno di questi è anche attribuito a Virgilio in un racconto delGesta Romanorum, (cap. 102, ediz. Keller) secondo il quale Virgilio con questo mezzo avrebbe svelato ad un marito lontano dalla moglie l'infedeltà di costei e le operazioni magiche che col suo amante veniva facendo onde ucciderlo. Vediv. d. Hagen,Erzählungen und Märchen;ScheibleDas Kloster, II, p. 126 sgg.;Simrock,Die deutschen Volksbücher, VI, p. 380 sgg. Forse a questa leggenda si riferiscono i pretesi specchi magici di Virgilio serbati in taluni musei.

Sulle superstizioni medievali relative agli specchi magici, cf.Papencordt,Cola da Rienzo, cap. VI;OriolinellaBiblioteca italiana, fasc. I, 1841, p. 67-90;Du MérilMélanges, p. 469 sgg.;Dunlop-Liebrecht, p. 201.

146.Cf. ancheGower,Confessio amantis, l. 5;Froissart,Poésies, p. 270. A ciò si riferisce anche ilCastiaus-Mirèoursdi Roma, menzionato nel poema francese intitolatoBalan; ved.G. Paris,Hist. poét. de Charlemagne, p. 251.

146.Cf. ancheGower,Confessio amantis, l. 5;Froissart,Poésies, p. 270. A ciò si riferisce anche ilCastiaus-Mirèoursdi Roma, menzionato nel poema francese intitolatoBalan; ved.G. Paris,Hist. poét. de Charlemagne, p. 251.

147.Pecorone, giorn. 5.ª nov. 1.ª — Anche lo specchio d'Alessandria, secondoBeniamin di Tudela, fu distrutto fraudolentemente da un greco nemico dell'Egitto.

147.Pecorone, giorn. 5.ª nov. 1.ª — Anche lo specchio d'Alessandria, secondoBeniamin di Tudela, fu distrutto fraudolentemente da un greco nemico dell'Egitto.

148.«Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, che trattava di un tesoro, con una serpe, ed una figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall'altro accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto che trovò il segno in un fianco dell'arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a' Romani; ed esso mandato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò sotto facendovi come una porta, e volendo seguitare, li Romani dubitando non ruinasse l'arco, a' sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano regnasse ancora la rabbia di distruggere le romane memorie, si sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia di andarsene via, e fu tralasciata l'opera.» ap.Nardini,Roma antica, ediz.Nibby, I, p. 40.

148.«Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, che trattava di un tesoro, con una serpe, ed una figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall'altro accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto che trovò il segno in un fianco dell'arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a' Romani; ed esso mandato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò sotto facendovi come una porta, e volendo seguitare, li Romani dubitando non ruinasse l'arco, a' sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano regnasse ancora la rabbia di distruggere le romane memorie, si sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia di andarsene via, e fu tralasciata l'opera.» ap.Nardini,Roma antica, ediz.Nibby, I, p. 40.

149.Così pure nellaFleur des histoiresdiJean Mansel. Ved.Du Méril,Mélanges, p. 438.

149.Così pure nellaFleur des histoiresdiJean Mansel. Ved.Du Méril,Mélanges, p. 438.

150.Nell'EneidediEnrico di Veldeckeè attribuita ad un savio chiamatoGeomatras. NelRomans d'Alixandre(ediz.Michelant, p. 46), una lampada sempre ardente è attribuita a Platone:«En milieu de la vile ont drecié un piler.C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;Deseure ot une lampe, en souI. candelerQui par jor et par nuit art et reluist si clerQue partout en peut-on et venir et aler,Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»

150.Nell'EneidediEnrico di Veldeckeè attribuita ad un savio chiamatoGeomatras. NelRomans d'Alixandre(ediz.Michelant, p. 46), una lampada sempre ardente è attribuita a Platone:

«En milieu de la vile ont drecié un piler.C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;Deseure ot une lampe, en souI. candelerQui par jor et par nuit art et reluist si clerQue partout en peut-on et venir et aler,Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»

«En milieu de la vile ont drecié un piler.C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;Deseure ot une lampe, en souI. candelerQui par jor et par nuit art et reluist si clerQue partout en peut-on et venir et aler,Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»

«En milieu de la vile ont drecié un piler.

C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;

Deseure ot une lampe, en souI. candeler

Qui par jor et par nuit art et reluist si cler

Que partout en peut-on et venir et aler,

Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»

151.Guglielm. Malmesb.,De Gest. reg. angl., lib. II, cap. 10;Alberico di Tr. Font.,Chron., par. II, p. 37 a 41;Vincenzo di Beauvais,Speculum historiale, lib. 24, cap. 98 sgg.;Hock,Gerbertus, cap. 15.

151.Guglielm. Malmesb.,De Gest. reg. angl., lib. II, cap. 10;Alberico di Tr. Font.,Chron., par. II, p. 37 a 41;Vincenzo di Beauvais,Speculum historiale, lib. 24, cap. 98 sgg.;Hock,Gerbertus, cap. 15.

152.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 525 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 450.

152.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 525 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 450.

153.Gesta Romanorum, cap. 107 (ediz.Keller).

153.Gesta Romanorum, cap. 107 (ediz.Keller).

154.Pag. 100 dell'ediz. diLoiseleur(Panthéon litt.). Cf. anche iMille e un giorno, p. 346 (stessa ediz.).

154.Pag. 100 dell'ediz. diLoiseleur(Panthéon litt.). Cf. anche iMille e un giorno, p. 346 (stessa ediz.).

155.È noto anche il racconto della testa parlante fatta da Alberto Magno e spezzata da San Tommaso. Un'altra era attribuita al marchese di Villena. IlTostado(Sup. num.cap. XXI) parla di una testa di bronzo che profetizzava nel borgo di Tabara e di cui il principale impiego consisteva nell'indicare la presenza di qualche ebreo nel paese, gridando «Judaeus adest» finchè l'avessero espulso. Anche nella mitologia nordica troviamo che la testa del gigante Mimir, resa parlante da Odino, era consultata da costui e gli rivelava molte cose riposte. Cfr.Thorpe,Northern mythology, I. p. 15;Simbock,Edda, p. 392.

155.È noto anche il racconto della testa parlante fatta da Alberto Magno e spezzata da San Tommaso. Un'altra era attribuita al marchese di Villena. IlTostado(Sup. num.cap. XXI) parla di una testa di bronzo che profetizzava nel borgo di Tabara e di cui il principale impiego consisteva nell'indicare la presenza di qualche ebreo nel paese, gridando «Judaeus adest» finchè l'avessero espulso. Anche nella mitologia nordica troviamo che la testa del gigante Mimir, resa parlante da Odino, era consultata da costui e gli rivelava molte cose riposte. Cfr.Thorpe,Northern mythology, I. p. 15;Simbock,Edda, p. 392.

156.Alberico di Trois-Fontaines,Chron., I. c.;Hock,Gerbertus, l. c.

156.Alberico di Trois-Fontaines,Chron., I. c.;Hock,Gerbertus, l. c.

157.Cf. anche il regnicoloBart. Sibylla(fine del XV secolo),Peregrin. quaest. dec., III, quest., 2.

157.Cf. anche il regnicoloBart. Sibylla(fine del XV secolo),Peregrin. quaest. dec., III, quest., 2.

158.«Dum Megara vicinum oppidum ferventissimo sole cognoscit languorem nactus est eumque non intermissa navigatione auxit, ita ut gravior aliquanto Brundisium appelleret, ubi paucis diebus obiit.»Donat.Vit. Verg.p. 62 sg.

158.«Dum Megara vicinum oppidum ferventissimo sole cognoscit languorem nactus est eumque non intermissa navigatione auxit, ita ut gravior aliquanto Brundisium appelleret, ubi paucis diebus obiit.»Donat.Vit. Verg.p. 62 sg.

159.Cfr.Piper,Mythologie der christichen Kunst, I, p. 472 sgg.

159.Cfr.Piper,Mythologie der christichen Kunst, I, p. 472 sgg.

160.Già nel V secolo trovansi recitati i versi della Sibilla nelle chiese il dì di Natale. Cfr.Du Méril,Origines latines du théatre modernep. 185 sg. e ivi altre notizie sulle Sibille nel medio evo.

160.Già nel V secolo trovansi recitati i versi della Sibilla nelle chiese il dì di Natale. Cfr.Du Méril,Origines latines du théatre modernep. 185 sg. e ivi altre notizie sulle Sibille nel medio evo.

161.«Evvi Femonoè, quella SibillaChe ridicea li risponsi d'Apollo,Che delle X Sibille fu quellaE Virgilio il su' dire versificollo;Di Cristo disse la prima novellaE del die del giudicio e profetollo.»L'Intelligenzaap.Ozanam,Documents inédits, p. 364 sg. Cfr. anche l'antico poema tedescoDie Erlösung(ediz.Bartsch, Quedling. u. Leipz. 1858) p. 56 sgg. v. 1903-1980.

161.

«Evvi Femonoè, quella SibillaChe ridicea li risponsi d'Apollo,Che delle X Sibille fu quellaE Virgilio il su' dire versificollo;Di Cristo disse la prima novellaE del die del giudicio e profetollo.»

«Evvi Femonoè, quella SibillaChe ridicea li risponsi d'Apollo,Che delle X Sibille fu quellaE Virgilio il su' dire versificollo;Di Cristo disse la prima novellaE del die del giudicio e profetollo.»

«Evvi Femonoè, quella Sibilla

Che ridicea li risponsi d'Apollo,

Che delle X Sibille fu quella

E Virgilio il su' dire versificollo;

Di Cristo disse la prima novella

E del die del giudicio e profetollo.»

L'Intelligenzaap.Ozanam,Documents inédits, p. 364 sg. Cfr. anche l'antico poema tedescoDie Erlösung(ediz.Bartsch, Quedling. u. Leipz. 1858) p. 56 sgg. v. 1903-1980.

162.Cfr. Vol. I, p. 138 sg.

162.Cfr. Vol. I, p. 138 sg.

163.Cfr.Reidt,Das Geistliche Schauspiel des Mittelaìters in Deutschland; Frakf. a M. 1868, p. 27. Per la bibliografia di questa parte importante della storia del teatro moderno ved.Hanus,Lat. böhm. Oster-spiele des 14-15 Jharh.Prag, 1863, p. 17 sgg.

163.Cfr.Reidt,Das Geistliche Schauspiel des Mittelaìters in Deutschland; Frakf. a M. 1868, p. 27. Per la bibliografia di questa parte importante della storia del teatro moderno ved.Hanus,Lat. böhm. Oster-spiele des 14-15 Jharh.Prag, 1863, p. 17 sgg.

164.PressoMonmerqué et Michel,Théatre français au moyen-âge, p. 9;Du Méril,Orig. lat. du théat. mod.p. 184;Weinhold,Weihnachtspiele, p. 70 sg. Sulla derivazione di questi Misteri e il loro rapporto con un sermone di S. Agostino sul Natale, ved.Sepet,Les prophètes du Christ; étude sur les origines du thèatre au moyen-âge, inBibl. de l'école des Chartes, 1867 (Tom. III, 6.º sér.) p. 1 sgg. 210 sgg.

164.PressoMonmerqué et Michel,Théatre français au moyen-âge, p. 9;Du Méril,Orig. lat. du théat. mod.p. 184;Weinhold,Weihnachtspiele, p. 70 sg. Sulla derivazione di questi Misteri e il loro rapporto con un sermone di S. Agostino sul Natale, ved.Sepet,Les prophètes du Christ; étude sur les origines du thèatre au moyen-âge, inBibl. de l'école des Chartes, 1867 (Tom. III, 6.º sér.) p. 1 sgg. 210 sgg.

165.Cfr.Du Cange,Gloss. med. et inf. lat.(ed. Henschel) s. v.festum asinorum.

165.Cfr.Du Cange,Gloss. med. et inf. lat.(ed. Henschel) s. v.festum asinorum.

166.Wright,Early mysteries, p. 62.

166.Wright,Early mysteries, p. 62.

167.Cfr.Weinhold,Weihnachtspiele, p. 74;Du Méril,Mèlanges arch.p. 456;Mittelniederländisches Osterspiel, hrsg. v.ZacherinHaupt's,Zeitsch. f. deutsch. Alterth.II, p. 310;PiperVirgil als Theolog und Prophet in Evangel. Kalend.1862, p. 72;Stecher,La lég. de Virg. en Belg.p. 598 sg. In un mistero francese sullaVendetta di Gesùparlano in un consiglio presso Tiberio, in favore di Cristo, Terenzio, Boccaccio, e Giovenale, e quest'ultimo ricorda che nell'anno 42 di Ottavio si sparse la voce che una vergine doveva partorire:«Le noble poete VirgilleQui lors étoit en ceste villeComposa aucuns mots notablesLesquels on a vu véritablesEt plurieurs grands choses en dictNaguaires avant son trespas.»V.L. Paris,Toiles peintes de Reims, p. 680.

167.Cfr.Weinhold,Weihnachtspiele, p. 74;Du Méril,Mèlanges arch.p. 456;Mittelniederländisches Osterspiel, hrsg. v.ZacherinHaupt's,Zeitsch. f. deutsch. Alterth.II, p. 310;PiperVirgil als Theolog und Prophet in Evangel. Kalend.1862, p. 72;Stecher,La lég. de Virg. en Belg.p. 598 sg. In un mistero francese sullaVendetta di Gesùparlano in un consiglio presso Tiberio, in favore di Cristo, Terenzio, Boccaccio, e Giovenale, e quest'ultimo ricorda che nell'anno 42 di Ottavio si sparse la voce che una vergine doveva partorire:

«Le noble poete VirgilleQui lors étoit en ceste villeComposa aucuns mots notablesLesquels on a vu véritablesEt plurieurs grands choses en dictNaguaires avant son trespas.»

«Le noble poete VirgilleQui lors étoit en ceste villeComposa aucuns mots notablesLesquels on a vu véritablesEt plurieurs grands choses en dictNaguaires avant son trespas.»

«Le noble poete Virgille

Qui lors étoit en ceste ville

Composa aucuns mots notables

Lesquels on a vu véritables

Et plurieurs grands choses en dict

Naguaires avant son trespas.»

V.L. Paris,Toiles peintes de Reims, p. 680.

168.«Sibilla Cumanaquae fuit tempore Tarquinii prisci:Ik finde òk van dussen sakendat de meister Virgiliusversch gemaket hebbe, de ludet alsus:Magnus ab integro etc.»Der Sündenfall und die Marienklage hrsg. v.Schönemann(Hannov. 1855) p. 97;Piper,Virgiletc. p. 73.

168.

«Sibilla Cumanaquae fuit tempore Tarquinii prisci:Ik finde òk van dussen sakendat de meister Virgiliusversch gemaket hebbe, de ludet alsus:Magnus ab integro etc.»

«Sibilla Cumanaquae fuit tempore Tarquinii prisci:Ik finde òk van dussen sakendat de meister Virgiliusversch gemaket hebbe, de ludet alsus:Magnus ab integro etc.»

«Sibilla Cumana

quae fuit tempore Tarquinii prisci:

Ik finde òk van dussen saken

dat de meister Virgilius

versch gemaket hebbe, de ludet alsus:

Magnus ab integro etc.»

Der Sündenfall und die Marienklage hrsg. v.Schönemann(Hannov. 1855) p. 97;Piper,Virgiletc. p. 73.

169.«Tertio loco Sibylla gesticulose procedat, quae inspiciendo stellam cum gestu nobili cantet:Haec stellae novitasFert novum nuntium» etc.Carmina buranahrsg. v.S(chmeller)Stuttg. 1847, p. 81.

169.«Tertio loco Sibylla gesticulose procedat, quae inspiciendo stellam cum gestu nobili cantet:

Haec stellae novitasFert novum nuntium» etc.

Haec stellae novitasFert novum nuntium» etc.

Haec stellae novitas

Fert novum nuntium» etc.

Carmina buranahrsg. v.S(chmeller)Stuttg. 1847, p. 81.

170.«Virgilio de Mantua fuè sabio poetaca fuè el primero que vido cometaà partes de Grecia sus rrayos lançando.»Fray Diego de Valencia, inCancionero de Baena; Ved.Du Méril,Mélanges arch.p. 460.

170.

«Virgilio de Mantua fuè sabio poetaca fuè el primero que vido cometaà partes de Grecia sus rrayos lançando.»

«Virgilio de Mantua fuè sabio poetaca fuè el primero que vido cometaà partes de Grecia sus rrayos lançando.»

«Virgilio de Mantua fuè sabio poeta

ca fuè el primero que vido cometa

à partes de Grecia sus rrayos lançando.»

Fray Diego de Valencia, inCancionero de Baena; Ved.Du Méril,Mélanges arch.p. 460.

171.Vol. I, p. 132.

171.Vol. I, p. 132.

172.Il testo relativo dellaImage du Mondeè riferito daDu Méril,Mélangesetc. p. 456 sgg.

172.Il testo relativo dellaImage du Mondeè riferito daDu Méril,Mélangesetc. p. 456 sgg.

173.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 553 sgg.;Piper,Mythol. d. christl. Kunst, I, p. 480 sgg.

173.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 553 sgg.;Piper,Mythol. d. christl. Kunst, I, p. 480 sgg.

174.Cfr.Piper, op. cit., I, p. 485 sgg.

174.Cfr.Piper, op. cit., I, p. 485 sgg.

175.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, p. 554 sgg.

175.Cfr.Massmann,Kaiserchronik, p. 554 sgg.

176.I segni della venuta di Cristo sono così enumerati nelFlores temporumdiErmanno Gigas; «Fons olei Romae erupit; vineae Engaddi balsamum protulerunt; omnes sodomitae obierunt; bos et asinus ante praesepe genua flexerunt; idola aegypti corruerunt; imago Romuli cecidit; templum pacis corruit; mane tres soles oriebantur et in unum paulatim iungebantur; meridie circulus aureus in coelo apparuit in quo virginem cum puero Caesar vidit, et mox insonuit: hic est arcus coeli.» Le varianti veggansi inMassmann, op. cit., p. 557 sg.

176.I segni della venuta di Cristo sono così enumerati nelFlores temporumdiErmanno Gigas; «Fons olei Romae erupit; vineae Engaddi balsamum protulerunt; omnes sodomitae obierunt; bos et asinus ante praesepe genua flexerunt; idola aegypti corruerunt; imago Romuli cecidit; templum pacis corruit; mane tres soles oriebantur et in unum paulatim iungebantur; meridie circulus aureus in coelo apparuit in quo virginem cum puero Caesar vidit, et mox insonuit: hic est arcus coeli.» Le varianti veggansi inMassmann, op. cit., p. 557 sg.

177.De naturis rerum(ed.Wright), p. 310. Una versione di questa leggenda trovasi nella poesia diGuillaume le Clerc de NormandieDe Notre Dame; fu pubblicata in parte daMartinLe Besant de Dieu(Halle 1869) p.XXXVII-XL, poi per intiero daStengelnella Memoria qui appresso citata p. 14 sg.

177.De naturis rerum(ed.Wright), p. 310. Una versione di questa leggenda trovasi nella poesia diGuillaume le Clerc de NormandieDe Notre Dame; fu pubblicata in parte daMartinLe Besant de Dieu(Halle 1869) p.XXXVII-XL, poi per intiero daStengelnella Memoria qui appresso citata p. 14 sg.

178.Cod. gall. XXXVI; v.Pasini,Catal.etc. II, p. 472. — Fol. 583 v. leggesi la data: «Ces livres fu escris en l'an de l'incarnation MCCC et XI au mois de joing.»

178.Cod. gall. XXXVI; v.Pasini,Catal.etc. II, p. 472. — Fol. 583 v. leggesi la data: «Ces livres fu escris en l'an de l'incarnation MCCC et XI au mois de joing.»

179.Questo MS. è rimasto ignoto ai due editori della Gesta dei Lorenesi,Paulin PariseDu Méril. Qualche notizia per questa parte ne ha dato il sig.ProstnellaRevue de l'Est, 1864, p. 5-9. Più diffusamente e correttamente dopo di noi fu descritto daStengelMittheilungen aus franz. Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothekp. 12 sgg. La parte che interessa noi, combinata com'è con altri poemi, non ha titolo proprio. Noi l'intitoliamo dalRomans de Vespasiena cui è premessa e di cui non è infatti che un lungo preambolo.

179.Questo MS. è rimasto ignoto ai due editori della Gesta dei Lorenesi,Paulin PariseDu Méril. Qualche notizia per questa parte ne ha dato il sig.ProstnellaRevue de l'Est, 1864, p. 5-9. Più diffusamente e correttamente dopo di noi fu descritto daStengelMittheilungen aus franz. Handschriften der Turiner Universitäts-Bibliothekp. 12 sgg. La parte che interessa noi, combinata com'è con altri poemi, non ha titolo proprio. Noi l'intitoliamo dalRomans de Vespasiena cui è premessa e di cui non è infatti che un lungo preambolo.

180.Ved. l'estratto delReinfritdato daGödekeinArchiv. des historischen Vereins für Niedersachsen, N. F. 1849, p. 270 sgg. e l'ed. datane daBartschnella racc. delLiter. Verein, 109; ved. v. 21023-54, 21314-713, 24252-69.

180.Ved. l'estratto delReinfritdato daGödekeinArchiv. des historischen Vereins für Niedersachsen, N. F. 1849, p. 270 sgg. e l'ed. datane daBartschnella racc. delLiter. Verein, 109; ved. v. 21023-54, 21314-713, 24252-69.

181.Simrock,Wartburgkrieg, p. 195 sgg. 303. Cfr.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, III, p. 169 sg.Genthe,Leben und Fortlebenetc. p. 68 sg.

181.Simrock,Wartburgkrieg, p. 195 sgg. 303. Cfr.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, III, p. 169 sg.Genthe,Leben und Fortlebenetc. p. 68 sg.

182.Cfr.Cholevius,Gesch. d. deutsch. Poesie nach ihren antiken Elementen, I, 96;Bartsch,Herzog Ernst, p.CXLVIIIsgg.

182.Cfr.Cholevius,Gesch. d. deutsch. Poesie nach ihren antiken Elementen, I, 96;Bartsch,Herzog Ernst, p.CXLVIIIsgg.

183.Anche sul mago Eliodoro e su Pietro Barliario la leggenda ha un racconto circa il modo come si procacciarono un simile libro.

183.Anche sul mago Eliodoro e su Pietro Barliario la leggenda ha un racconto circa il modo come si procacciarono un simile libro.

184.«Wer gab dir Zabulones buch, sage fürwert, wiser manDas Virgilius ûf den Agetsteinemit grossen nôten gewan.»

184.

«Wer gab dir Zabulones buch, sage fürwert, wiser manDas Virgilius ûf den Agetsteinemit grossen nôten gewan.»

«Wer gab dir Zabulones buch, sage fürwert, wiser manDas Virgilius ûf den Agetsteinemit grossen nôten gewan.»

«Wer gab dir Zabulones buch, sage fürwert, wiser man

Das Virgilius ûf den Agetsteine

mit grossen nôten gewan.»

185.«er was gar der helle kint.» ap.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sg.

185.«er was gar der helle kint.» ap.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 513 sg.

186.Questa poesia fu pubblicata daZingerlenellaGermaniadiPfeiffer, V, p. 369 sgg.

186.Questa poesia fu pubblicata daZingerlenellaGermaniadiPfeiffer, V, p. 369 sgg.

187.Nel mettersi in viaggio Virgilio, tutto sgomento, si raccomanda devotamente alla Madonna:«Marià muter, reine meit,bhut uns vor leit!wir sweben ûf wildes meeres vlut, got der soll uns bewarn.»

187.Nel mettersi in viaggio Virgilio, tutto sgomento, si raccomanda devotamente alla Madonna:

«Marià muter, reine meit,bhut uns vor leit!wir sweben ûf wildes meeres vlut, got der soll uns bewarn.»

«Marià muter, reine meit,bhut uns vor leit!wir sweben ûf wildes meeres vlut, got der soll uns bewarn.»

«Marià muter, reine meit,

bhut uns vor leit!

wir sweben ûf wildes meeres vlut, got der soll uns bewarn.»

188.De nobilitate, cap. II, fol. VIII; cf.Roth, op. cit. p. 298.

188.De nobilitate, cap. II, fol. VIII; cf.Roth, op. cit. p. 298.

189.Cfr.Dunlop-Liebrecht, p. 185-483;Grimm,Kinder und Hausmärchenn.º XCIX;Du Méril,Études d'Archèologie, p. 463;Jülg,Ardschi-Bordschi, p. 70;Benfey,Pentschatantra, I, p. 115 sgg.;Vernalecken,Mythen und Bräuche des Volkes in Oesterreich, p. 262.

189.Cfr.Dunlop-Liebrecht, p. 185-483;Grimm,Kinder und Hausmärchenn.º XCIX;Du Méril,Études d'Archèologie, p. 463;Jülg,Ardschi-Bordschi, p. 70;Benfey,Pentschatantra, I, p. 115 sgg.;Vernalecken,Mythen und Bräuche des Volkes in Oesterreich, p. 262.

190.Pubblicato daHeinenella suaBibliotheca anecdotorum, seu veterum monumentorum ecclesiasticorum collectio novissima. Pars I, Lipsiae 1848, p. 211 sgg.

190.Pubblicato daHeinenella suaBibliotheca anecdotorum, seu veterum monumentorum ecclesiasticorum collectio novissima. Pars I, Lipsiae 1848, p. 211 sgg.

191.Su questa data mi esprimeva i suoi dubbi il ch.mo D.rSteinschneider, il quale non crede questo scritto possa essere anteriore a Raimondo di Pennaforte.

191.Su questa data mi esprimeva i suoi dubbi il ch.mo D.rSteinschneider, il quale non crede questo scritto possa essere anteriore a Raimondo di Pennaforte.

192.«Et unus magister legebat de arte notoria quae est scientia sancta, et ita debet esse sanctus qui eam voluerit legere; similiter et audientes sancti et immaculati et sine peccato debent esse» etc. p. 242. Le fantastiche notizie date da questo scrittore sugl'insegnamenti diars notoria, di piromanzia, di negromanzia, di geomanzia che sarebbero stati professati a Cordova da uomini speciali, sono accettate come fatti veri e importanti daAmador de los Rios,Hist. crit. de la lit. españ.II, p. 159.

192.«Et unus magister legebat de arte notoria quae est scientia sancta, et ita debet esse sanctus qui eam voluerit legere; similiter et audientes sancti et immaculati et sine peccato debent esse» etc. p. 242. Le fantastiche notizie date da questo scrittore sugl'insegnamenti diars notoria, di piromanzia, di negromanzia, di geomanzia che sarebbero stati professati a Cordova da uomini speciali, sono accettate come fatti veri e importanti daAmador de los Rios,Hist. crit. de la lit. españ.II, p. 159.


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