XII.LA CRONICA DI PARTENOPE

XII.LA CRONICA DI PARTENOPE(Ved. vol. II, pag.132sgg.)[337].

(Ved. vol. II, pag.132sgg.)[337].

Dice Floro Agnieo ne la soa opera..... sopra Titu Livio: non solamente de Italia, ma de tutto lo mondo, la più bella provincia è quella de Campagnia; perchè etc.[338]. Et Eustasio de lo Pianto de Ytalia[339], carissimo poeta et autore, dice de Napoli: la inclita Napoli, generosa, ornata de gracie, Partenope, cità riale, molto famosa. E recita molti altri lochi che in quillo tempo foro: volesse Dio che umde fosse remasa la terza parte a li suoi citadini.

E quando Ottaviano imperatore de Roma ordinò Marcello Duca de' Napolitani, in de lo tempo de quillo Marcello, essendo consiliario equasi rettore suo o vero maistro [un] omo sagace e discipolo delle muse, chiamato Virgilio Mantoano, si forono fatte le chiavi[che] sotterra, che, in de la cità de Napoli, aveno curso a lo mari [e] li puzi propinqui per le strate maiestre, con condutti de acqui, per diverse vie e suttile artificio. Le quale acque congregate in uno alto de uno monticello, clamato Santo Pietro ad Cancellaria, correno a le fontane puplice, fatte e edificate ne la ditta cità, per la sagacità de lo ditto Marcello, e per pregaria de lo ditto Virgilio. Lo preditto Imperatore clamò Napoli donna de nove cità, oppido o vero castello murato. Lo quale Virgilio, ne la predicta cità[340], scrisse lo libro de la Georgica, nel tempo quando Ottaviano ordinò Marcello Duca de li Napolitani.

In de la quale cità, per lo airo delle padule, [le] quale a lei son propinque, in quillo tempo lì era grande abundancia de mosche, in tanto che quasi generavano mortalità. E lo sopraditto Virgilio per la gran affectione la qual'avea a la ditta cità e a li soi citadini, sì fece per arte de nigromancia una mosca de oro, e fecela forgiare grande quanto una rana, sub certi punti de stelle, che [per] la efficacia e virtù de la quale mosca, tutte le mosche create ne la cità fogeano, secondo che Alessandro parla in una sua opera, che isso vedette la preditta mosca in una fenestra de lo castello de Capuana. E Gervasi in de la soa coronica, la quale se intitula liResponsi Imperiali, prova questa cosa essere stata cussì. De poi, la ditta mosca levata da quillo loco, e deportata a lo castello de Cecale, si perdio la virtù.

Et eciamdio fe' fare Virgilio una rana o vero sangue suca, che al presente cussì ei chiamata, de oro, formata sotto certe costellaciuni de stelle, la quale fo gettata a lo profundo de uno puzo, perla efficacia e virtù de la quale sangue suca, tutte le sangue suche forono scazate dalle acque de la cità de Napoli, le quale [c]e abundavano [in] gran quantitati. E como al presente manifestamente vedimo, operante la divina gracia, senza la quale nisuna cosa si potè fare perfetta, la preditta gracia e virtù dura fino al dì de oge, e durarà in aeternum.

Anche lo ditto Virgilio fece forgiare uno cavallo de metallo, sotto costellacione de stelle, che per la visione sola de lo cavallo, o sulo per se li appressemare altri cavalli stimolati da alcune infirmitati, si aveano remedio de sanità; lo quale cavallo li menescalchi de la cità de Napoli, avendo de ciò gran dolore, imperzò che no aveano guadagno alle cure de li cavalli infirmi, sì andarono una notte e perforarolo in ventre. Da poi, per la quale percussione e rottura, lo ditto cavallo perdìo la virtute; unde de poi fo convertuto a la construccione delle campane della maiure ecclesia de Napoli in de l'anno del nostro Singnor Iesù Cristo MCCCXXII. Lo quale cavallo si stava guardato ne la corte de la preditta maiore ecclesia de Napoli; de lo quale cavallo si crede che la piaza o vero segio de Capuana porte le arme o vero insegna, zoè uno cavallo in colore de oro senza freno. Per la quale cosa, quando lo serenissimo prencepe re Carlo I intrao in ne la cità de Napoli, maravegliandosi delle arme de questa piaza e de la piaza de Nido, la quale anche per arme avea uno cavallo tutto de nigro, senza freno, sì comandò che fossero scritti dui versi, li quali in questa forma dissero:

Hactenus effrenis, nunc freni portat habenas;Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum.

Hactenus effrenis, nunc freni portat habenas;Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum.

Hactenus effrenis, nunc freni portat habenas;

Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum.

De li quali versi la sentencia in vulgare si ei questa, che lo re iusto de Napoli doma quisto cavallo sfrenato; a li uomini senza freno, li apparecchia le retene [de lo] freno.

Et eciamdio quillo chiarissimo supra ditto poeta, sì fece fare una cicala o vero cantatrice de rame, per arte de nigromancia incantata, e sì la appicò ad uno arbore con una catenella; e per la efficacia e virtù de la quale cicala, si fogieono da la dita cità tutte le cicale, le quale erano tanto infestante e contrarie a li citatini, per loro brutto cantare, che quasi non poteano de notte dormire, nè riposare. La quale gracia dura per fin al dì de oge, che da quillo tempo in qua, no sinci trova ni aude niuna, quanto gira lo circoito de la preditta città, in niun tempo.

Niente de meno, volendo lo ditto Virgilio providere a la utilità de quilli, li quali sentiva danno, molte volte, a la carne fresca e salata, imperciò che molti fiate fetiva per un vento austro, lo quale a la ditta cità è molto contrario, imperzò che quando lui suffiava se corrumpeano le ditte carni; per la quale cosa lo ditto Virgilio fece appendere diversi pezi de diverse carni, per la supra ditta arte magica, in uno arco, alla bucciaria de la piaza de lo mercato vechio, dove, in quel tempo, se vende a la carne. Per la virtù de la quale carne appesa per Virgilio, tutta la carne che restava a vendere, sì se conservava per più dì e semmane, senza corucione, e la carne salata se conservava gran tempo senza macula nisuna.

Per lo vento, lo quale è chiamato Favonio, o vero furàno, lo quale vento guasta li arbori, e comunemente sole ventare a la intrata de lo mese de aprile, ne la ditta cità, et ei distrugitivo delle frundi, frutti, fiuri teneri de li arbori, lo supraditto poeta fece forgiareuna imagine de rame, sotto certi singni e coniuraciuni de pianete, la quale imagine tenea una tromba in bocca, la quale, percossa o spenta da lo ditto vento favonio, per la virtù delle ditte pianete, de la tromba uscìa uno altro vento contrario a lo ditto favonio; de che era de necessità che tornasse in dereto. Per la quale cosa cresseano li láburi e frutti senza nocimento, e perveneano a maturacione perfetta.

Volendo anche lo esimio autore e summo poeta providere le infermitati de li omini con erbe salutiferi e medicinali, le quali besongnano per li suchi e per siroppi, le quali erbe in molti parti de lo mundo non si trovano, e massimamente la estate; unde a piedi, o vero sotto la montagna, dove è la ecclesia de santa Maria de Monte Vergene, sopra Avelle, presso de Mercugliano, lo quale monte al presente è chiamato Monte Vergene, per le maravigliose soi arti ed ingegni fece ordenare uno iardino maraveglioso e fertile de onne generacione de erbe; lo quale iardino o vero orto, a tutti quilli che gi andano per cogliere delle erbe, per li cure di li infirmi, le erbe e la via se demostrava legeremente; a quilli che gi andavano per destrugerelo, o vero per farlo seccare, o per levare le ditte erbe, per pastenare altrove, no si lassavano vedere, e non trovavano mai via donde gi potessero andare. In de lo quale iardino, eciamdio infine a lo nostro tempo, vi se coglieano erbe de gran vertute e medicinali, le quali no si trovano alcune in altro loco, se no in quillo iardino.

Allora vedendo lo preditto poeta la ditta cità, la quale con gran voluntà desiderava de si magnificare, per fama e per recheza, recercava in onne atto e modo, grande e piccolo, utele che lui possea fareli; la quale cità no era fertile de pesce, per lo poco fundo de lo mari. Volendo providere a la utilità de li citatini, fece lavorare unapreta, e fecici intagliare uno piscitello bene scolpito, lo quale fe' frabricare in quillo loco, dove oge si chiama la Preta de lo pesce, a lo quale loco, finchè vi stette la ditta preta, iammai non mancò che non gli fosse de lo pesse o grande o piccolo, quando poca quantità, quando molta copia.

In ne la intrata de la ditta cità, sopra la porta Nolana, incorrendo ad essereli mirabile influencia delle pianete, fece mirabilmente edificare e inscolpire doe teste umane, per fine a lo petto, de marmore; l'una de omo allegro che redea, e l'autra de donna trista che piangea, avendo diversi augurii et effetti. Si alcuno omo trasea a la ditta cità, per ottenere alcuna gracia, o per espedire alcuna soa facenda, e casualmente declinava a la soa intrata, da lo lato de la porta, dove stava lo omo o imagine che redea, conseguitava bono augurio, e tutto suo desiderio avea bono effetto, in tutta sua facenda; ma si inclinava a la intrata, de lo lato de la porta, dove era la testa che piangeva, onne male augurio era, et niuno spazamento li avenea nelle soi facende. Le quale imagine fini al dì de oge, sì appareno sopra a la ditta porta, la quale al presente ei chiamata porta de Forcella.

Et in quillo tempo anche ordenò, che onne anno si facesse lo ioco de Carbonara, non con morte de omini, come fo fatto de poi; ma ciò fece per esercitare li omini in li fatti delle arme, e in quilli tempi se donavano certi doni a quilli ch'erano vincitori. E lo dito ioco abe principio de menare melerange, a le quale poi succese lo menare delle prete, dapoi co li bastuni; vero è che gi andavano co lo capo coperto de ferro o vero de coiro; de poi più innanti, poi lamorte de lo nostro Singnore Iesù Cristo MCCC LXXX, de quilli che gi iocavano, non ostante che si armavano de infinite arme, molti giende moreano, e quillo loco ei chiamato [Caronarao]Carbonara; imperciò che là si soleno gettare le bestie morte e la mondatura de li carbuni. Anche ordenò lo preditto Virgilio, in de la ditta cità, per la sua arte magica, quattro capi umani, che longo tempo innanti morti erano stati, li quale capi davano vere resposte de tutti li fatti, che si faceano in tutti le quattro parti de lo mundo, azò che tutti li fatti de lo mundo fossero manifesti a lo duca de Napoli.

Anche ne la dicta cità de Napoli, a la preditta porta Nolana, la quale al presente è chiamata la porta de Forcella, como è ditto de sopra, et è una via de prete, artificiosamente construtta et ordinata; et a la ditta via pose uno sigillo lo ditto Virgilio, non senza gran ministerio, lo quale concluse e anullao onne generacione de serpenti e altri vermi nocivi; la quale cosa, per la divina misericordia, per fine a mo' ne ei osservata, intanto che, per niuna cava de fondamenta de edificio, sotta terra o vero per puzo, o vero per chiaveca, mai non fo trovato serpe ni altro verme nocivo, nè vivo nè morto, eccetto si con feno o strama fosse portato alcuno casualemente. Et a magisterio de dottrina de' Napolitani, nati in fertile patria et abindevele, stando isso Virgilio a Napoli, compose lo libro de la Georgica, nelli anni de la soa etateXXIIII. In ne lo quale libro se insengniano li modi como et in quali tempi, se debiano arare e cultivare li campi, e semenarelle, et in quali tempi se deveno li arbori piantare e tagliare et incertare, secondo che isso attesta a la fine de la ditta opera, dove dice: in quello tempo sì me notricava de la dolce Partenope, molto nobile in ocio, e florido in de lo studio. Lo quale Virgilio, per nacione lombardo, abbe principio de una villa mantoana, chiamata [Andes o] Pictacolo; el quale Virgilio fiorì in fama, nel tempo de Iulio Cesare sotto Ottaviano, ne li anniXXVde lo suo imperio. La soa vita finìo ne la città de Brindisi; unde de poi, in poco tempo fo ratto suo corpo per li Calabrisi, e fo portato in Napoli, e fo seppellito a lo capo de la grotta Napolìtana, perforata per isso Virgilio, in quilloloco, dove è oge una piccola ecclesiola chiamata santa Maria dell'Itria, in una sepoltura a piccolo tempio quatrata, fabricata de tegole a la antiqua manera, sotto de uno marmoro scritto e ornato de lo suo epitaffio de antiche littere, lo quale marmoro fo integro e sano ne li anni de lo nostro SignoreMCCCXXVI; ne lo quale epitaffio erano scritti dui versi, li quali in sentencia diceano: Mantua me generò, li Calabresi me rapero, mò me tiene Napoli, lo quale scripsi in versi la Buccolica, la Georgica et la Eneida[341].

Considerò anche el ditto poeta, che in de la parte de Baia, de presso de Cume, erano le acque calide, avendo certi cursi de sotto terra, per le vene e materie de diverse operaciuni de sulfure e de lume e de argento vivo, secundo la opinione de molti, le quale acque abundano de certi virtuti. Considerato adunque, de là edificare, per la comune salute de li citatini de Napoli, e per utilità de tutta la republica, edificò molti e diversi bagni, e massimamente quillo bagnio, lo quale ei chiamato Tritola. In de lo quale bagno erano intagliate e scolpite cotali imagine, le quali, colle loro mano, insingniavano le infirmità; imperciò che a lo membro zascuno le mano tenea, chi a lo capo, chi a lo petto, chi a lo stomaco, chi a lo ventre, chi a la cossa e chi a li pedi, e sopra de loro teste, de littere scolpite e intagliate gi erano, incegnando li bangni chi utili erano alle preditti infirmitati, fatti con suttile artificio e magisterio; azochè li poveri malati, senza aiuto e consiglio de' medici, li quali senza alcuna caritati domandavano essere pagati, potessero de la desiderata sanità remedio trovare delle loro infirmitati. E lo quale bagnio, remedio de li poveri infirmi, li [cattivi medici] de Salerno demostraro le loro poche caritati e grande loro iniquitati; imperciò che una notte navigaro daSalerno perfini a lo ditto bagnio, e deguastaro tutte le scritture e parte delle sopraditte imagine, con feri et altri istromenti, e opere da dirompere li ditti edificii. Per la quale cosa, la iusta e condegna virtù de Dio le ponìo; imperciò che come li ditti medici si retornavano a Salerno per mari, forono assaltati da una grandissima tempestate e fortuna de mare, unde tutti si annegaro, eccetto uno che decampò, lo quale manifestò questa cosa; e dice che anegaro intra Crapi e la Minerva [promontorio de Salerno].

Avendo quisto poeta anche avertencia alle fatiche e tedii de li citatini de Napoli, che voleano gire spesso a Pizuolo et a li bagni soprascritti de Vaia, si andavano per gli arbusti de uno durissimo monte, lo quale è principio de affanno de quilli che passare voleano lo ditto monte, tanto allo gire, quanto allo venire indereto. E considerando per suttile geom[etr]ia, con una retta mesura ordinò che lo preditto monte, con molta operacione umana sotto terra cavato e perforato [fusse]; e fece fare una cava o vero grotta de longheze de passi milli, la quale grotta fo con tanta sottilità ordenata, co' uno spiracelo in mezo a la ditta grotta, che per lo nascimento de lo sole [la metate luce da parte de levante, da la matina per fi a mezo dì, et da mezo dì per fi a posta del sole luce l'altra metate da pate de ponente][342]. E però che quilli che passavano per la ditta grotta, la quale ei oscura e tenebrosa, e per questo parea male secura, in tali disposicione de pianete e cusì de stelle fo la ditta grotta cavata, e de tale gracia dottata, che per nissun tempo nè de guerra nè de pace, no' gi fo fatto atto disonesto, per omicidio, ni de robbaria, nè sforzamento de femmene, per fini a' nostri tempi. Per la grotta parla Seneca a Lucilio, ne la terza epistola dove dice: quando io dovessi petere Napoli, mi pigliaria una grotta de Napoli chiamata Alphe: niuna cosa è più longe de quillo carcere, ni una cosa de quelle bocche ei più oscura.E la preditta grotta, lo grosso popolo tene che Virgilio fatta la avesse in uno dì; e questo non ei possibile, si no a la Divina potencia quae de nihilo cuncta creavit[343].

Era nel tempo de Vergilio preditto, edificato uno castello dintro mari, sopra uno scoglio propinquo alla cità de Napoli, lo quale oge appare et ei chiamato castello marino o vero de mari. In de la opera del quale castello, Virgilio delettandosi, con soi arti consacrao uno ovo, lo primo che fece una gallina, lo quale ovo pose dintro una carrafa, per lo più stretto forame de la carrafa preditta, la quale carrafa la pose dintro a una cabia; [et la dicta cabia] dintro a una piccola camera, sotto lo preditto castello alogare fece. La quale camera secreta e ben rechiusa con gran sollicitudine e diligencia guardata fo, e da quello [ovo] lo ditto castello pigliò lo nomo; imperciò che al presente ei chiamato castello dell'Ovo, che primo chiamato era castello de mari, comò è ditto de sopra. E li antiqui Napolitani teneano claramente, che da lo preditto pendeano li fatti e la fortuna de lo ditto castello, e che durare devea tanto quanto l'ovo se conserva sano e salvo, e cusì ben guardato.

Onde no è da maravigliare, si lo ditto Virgilio abe tante sciencie e tante virtute, imperò che ne lo tempo de la sua iuventute, secondo se ce lege ad una antica coronica, intrò la grotta incantata del monte Barbaro, cavata ad infinito profondo, con uno suo compagno chiamato Filomeno, volendo avere chiara noticia de li ditti miracoli de la ditta grotta o profunda cava. Avea Chironte de sotto la sua testauno libro, lo quale lo ditto Virgilio lo tolce, e con quillo si fece dottissimo et ammagistrato ne la nigromancia, e poi tornò indereto de la ditta grotta o vero cava.

Morto finalmente lo ditto Virgilio ne la cità de Brindisi, secundo como è ditto de sopra, che pot[ette] ave[nere] delle soe osse no è cosa da taceresi e lassaresi sub silencio. In de lo tempo de Rogeri re de Cicilia, de lo quale innanti faremo mencione, seguendo nostra materia, fo uno fisico inglese inclito, de lo preditto re, lo quale, impetra[o] littere da lo ditto re mandate a la università de Napoli, che liberamente devessero dare a lo ditto medico l'ossa de lo ditto Virgilio, le quale ossa isso donate li avea co onne altra cosa che intro la sepoltura vi fosse. A la qual littera e comandamento, la preditta università obedire non volce, temendo che, per lo rimovere delle ditte osse da la preditta cità, non incuressero in alcuna mortalità o alcuno altro danno. Et in parte obedienti foro; imperò che la ditta università de Napoli, conciò sia cosa che lo ditto fisico, una con loro, a lo sepulcro andaro, dove trovaro alcuni libri de nigromancia e de arte magica, li quali stavano in uno vasello de rame chiuso, e posto sotto lo capo de Virgilio, li quali libri lo ditto fisico sinde portò, e l'ossa lassò, chè dare no le volceno li Napolitani. Et azò che le ditte ossa furate non fussero da la ditta sepoltura de notte da lo ditto fisico, che con gran voluntà delle avere cercate le aveva, forono recolte le ditte ossa in uno sacco de coiro per la università de Napoli, e reposte forono a lo castello dell'Ovo. Le quale ossa, in quillo tempo, como una reliquia se mostravano per una grata de ferro, a qualunca vedere le voleano. De poi, ademandato lo fisico, che cosa volea e intendea fare delle ditte ossa; disse che intendea fare una coniuracione, e demendare le ditte ossa de Virgilio con coniuracione, li diceano e manifestavano tutta la arte de Virgilio, si le avesse possute avere per quaranta dì. Ma de po' che la cità de Napoli convertuta fo a la fede de Cristo, le ditte ossa frabicate forono strettamente in uno muro de lo ditto castello, dentro ad uno scringno.

De li quali libri de Virgilio, testifica santo Gervasio pontefice, dicendo: che ne lo tempo de papa Alessio[344], vidi Joanni cardinale de Napoli fare per quilli libri alcuni esperimenti e prove, le quale son tutte trovate verissime. E credesi e tenesi che lo cardinale de Spagnia, in de la notte de la nativitate de Cristo, celebrò tre messe, in tre remote parti de lo mondo, e che isso lo fece per arte de nigromancia acquistata per li libri de Virgilio, li quali in quillo tempo se guardavano dintro de lo tesoro de Roma.

Le soprascritte cose foro tutte fatte innanti la venuta de Cristo, innanti che Cristo si adorasse in Napoli. In de lo quale tempo, li citatini napolitani, secundo la costumanza de li gentili o vero pagani, faceano li sacrifici a li Dei, sopra uno monte appresso Napoli, lo quale mo ei chiamatoAra Petri, che sta poco lontano a la cità; e in quisto loco largo e piano, aveano in uso fare li sacrificii innanti la venuta de Petri apostolo; e poi, ad onore e reverencia de lo gloriosissimo apostolo preditto, vi fo edificata la ecclesia. E quisto loco ei chiamato santo Petri ad Ara[345].


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