XIII.ANTONIO PUCCI(Ved. vol. II, pag.141).
(Ved. vol. II, pag.141).
Prisciano portò e porta il pregio della gramaticha, Tulio della rettoricha, Aristotile della logicha, Tubalchai della musicha, Tolomeo della a[s]trologia, e Uclide della geumetria e Pittagra d'arismetricha: e ciascuno de' detti filosafi fece mirabili cose e poi molti altri per solecito istudio ne vennero in grande fama, secondo che d'alchuno faremo mençione e poi seguiremo brievemente d'alquanti vuomini vertuosi e valentri.
Vergilio fu fra gli altri di quegli che grande parte n'aprese, e spetialmente seppe ottimamente astrologia, e dirovi parte delle cose che fece mirabili per ingiengno della detta arte, e quantunche paiono a grossi huomini favole perchè iloro chuore nolle possono conprendere, abi quelle che udirai per vere e per molte picchole arrispetto dell'altre che fare si potrebbono per la detta arte.
Truovasi ch'egli fece una moscha di rame che dove la posa niuna moscha apariva mai presso a due saettate che incontanente non morissi.
Fece uno chavalo di rame che qualunche altro chavallo vivo fosse con qualunche malitia, incontanente, veduto quello, lascia ongni difetto.
Fondò una città overo chastello insù uno vuovo, e quando l'uovo si menava tutta la terra si grollava; e alcun'dicono che questo è il Chastello dell'Uovo da Napoli ch'è ancora in piede.
Fece a una città manchare il fuocho per modo che niuna persona ne potea avere sennone andasse ad acciendere alla natura d'una donnachellavea inghannato e schernito, e non ne potea dare l'uno all'altro. Chosì si vendichassero gli altri huomini delle donne!
Fece uno ponte lunghisimo tutto di marmo che nonne fu mai maestro che sapesse dire in che modo per magisterio umano potesse essere fatto.
Fecie uno giardino che nonne avea altra chiusura che di nùoli bui, e niuno ardiva d'entrarvi se dallui non fosse guidato.
Fece due doppieri che senpre ardevano e non si potevano ispegnere e niente si logoravano.
Fece una lanpana che senpre ardeva sança mettervi olio o altra cosa.
Fece una testa d'uomo di rame con tanta maestria ch'ella rispondeva acciò ch'egli domandava, e una volta fra l'altre la dimandò d'uno viagio ch'egli doveva fare e come ne dovesse arrivare; la testa gli rispuose: se guardi bene la testa arriverai bene. Virgilio intese di quella testa e non della sua, onde per lo chammino il sole chaldissimo gli percosse la tessta tutto giorno e gravollo sì ch'egli se ne puose a giaciere, e crescendo il male ordinò d'essere soppellito a uno castello fuori di Roma, nel quale poi che fu morto per la detta cagione fu soppellito, e ivi sono ancora l'ossa sue; le quali si soleano molto guardare, però che una volta i Romani le vollono rechare irroma, e com'elle furon mosse il mare si turbò maravigliosamente e ghonfiò sì forte chel chastello e Roma ne fu a pericolo; e riposte l'ossa nel luogo loro tornò in bonaccia, e poi non si toccharo mai. E tutte le dette cose e molte magiori fece Vergilio per l'arte della stronomia; e questo fu quello Vergilio sopra il chui dire Dante si fonda, e di chui disse così:
«Or se' ttu quel Vergilio e quella fonte..... . . . . . . . . . . . . . . . . .lo bello istile che mm'à fatto onore.»
«Or se' ttu quel Vergilio e quella fonte..... . . . . . . . . . . . . . . . . .lo bello istile che mm'à fatto onore.»
«Or se' ttu quel Vergilio e quella fonte....
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
lo bello istile che mm'à fatto onore.»
(Dal cod. Riccardiano1922a c.135ª).