435.Essa è fondata sulla biografia di Svetonio, letta presso Donato; le poche discrepanze sono di nessun momento. Cf.Reifferscheid,Sveton. praet. Caes. reliqq.p. 403 sg., il quale ha accolto nel suo libro anche questo testo (p. 68 sgg.), stampato in molte raccolte e per ultimo nell'Anth. lat.delRiesen.º 671.436.«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonaeflebat et abductas Tityrus aeger oves;Risit Tuscus eques paupertatemque malignamreppulit et celeri iussit abire fuga»Mart.VIII, 56.437.Sidon.Carm.III, IV;Auct. panegyr. Pison.v. 217 sgg. Cf.HauptinHermesIII, p. 212.438.Pubblicata dall'UsenerinRh. Mus.XXII, p. 628 da un codice sangallense del sec. X nel quale quella composizione porta il titoloMaro Maecenati salutem.Essa leggesi anche in altri codici, ma senza quel titolo. IlRiesel'ha accolta nella suaAnth. lat.n.º 686. (Cf. vol. I, p. 2, p. XXIII). Nè l'Usener nè il Riese si sono accorti del vero soggetto di questa poesia, ma hanno creduto riconoscere in essa un carme lamentevole sulle tristi condizioni dell'Italia occupata dai barbari. —Donizone, nella disputa fra Mantova e Canossa, discorre anch'egli a lungo di questo fatto della vita virgiliana, con qualche particolarità che non è nella biografia.Vit. Mathild.ap.Muratori,Scriptor. rer. it.V, p. 360.439.«Tristia fata tui dum fles in Daphnide FlacciDocte Maro, fratrem dis immortalibus aequas»Anth. lat.n.º 778 (R.).440.«Iusserat haec rapidis» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63, riferiti nelle varie edizioni dell'Anth. lat.Tre distici diversi, ma di egual significato, trovansi premessi agli argomenti in versi dei libri dell'Eneide, che portano il nome dello stesso Sulpicio.L. Müller(Rh. Mus.XIX, p. 120) crede con ragione che i distici originali siano quelli riferiti nella biografia.441.«Temporibus laetis» etc.Anth. lat.n.º 242 (R.). Le più antiche edizioni di Virgilio ed anche alcuni MSS. attribuiscono questi versi aCornelio Gallo. In un cod. vaticano (n.º 1586) del sec. XV leggesi: «Egerat Vergilius cum Varrone (vuol dire Vario) ante quam de Italia recessisset, ut si quid sibi accideret, Aeneidam combureret, quod adimplere volens et Cornelius Gallus hoc sentiens, Caesari pro parte Romanorum et totius orbis supplicavit ne combureretur, in hunc modum videlicet: Temporibus laetis etc.»442.Anth. lat.n.º 672 (R.). Questa declamazione in versi fu celebre e qualcuno, anche dei moderni, la citò sul serio come cosa d'Augusto. Di una antica imitazione di essa non rimane che la chiusa («Nescio quid, fugiente anima» etc.),Auth. lat.n.º 655 (R.). Notiamo, per saggio dell'enfasi l'ultimo verso, in cui Augusto dice di Virgilio:«aeterna resonante CamoenaLaudetur, placeat, vivat, relegatur, ametur!»443.Donat.Vit. Verg.p. 58;Anth. lat.n.º 261 (R.). L'epitafio del vescovo Mamerto, in cui si riconosce una reminiscenza del primo verso di quell'epigramma, prova che esso era ben noto alla fine del secolo IV; cf.L. MüllerinJahrbb. für Philol.(1866) p. 865. Anche in un distico (v. 43 sg.) dell'Elegia de NuceilRieseha notato una reminiscenza del secondo verso del distico virgiliano, deducendone però conseguenze illegittime sull'età di quella elegia. L'epigramma contro Balista rimase notissimo nella decadenza e nel medio evo, indipendentemente dalLiber epigrammatondi Virgilio, a cui forse appartenne.444.In due di queste imitazioni il distico è compendiato in un verso;Phoc.Vit. Verg.v. 15 sgg.445.Cfr. su questi poetiSchenkl,Zur Kritik späterer lateinischen Dichter(Sitzungsbericht. der Wien. Akad.1863, Iuni), p. 52 sgg.446.Ved., per es., gli esercizi sui quattro versi d'Ovidio relativi alle quattro stagioni. (Metam.II, 27 sgg.), n.º 566 sgg. (R.).447.«Mantua me genuit» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63. Imitato trovasi già questo distico in un verso dell'epitafio composto da un grammatico in onore di Lucano: «Corduba me genuit, rapuit Nero, praelia dixi» il quale trovasi già citato daAldelmo(VII sec.): cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.XCV (1867) p. 500;Usener,Scholia in Lucani Bellum civile, p. 6.448.Anth. lat.n.º 507-518, n.º 555-566 (R.).449.Vedi intorno a questiL. Müller,Ueber poetische Argumente zu Virgils WerkeninRhein. mus.XIX, p. 114 sgg.450.Anth. lat.n.º 2 (R.), da codici del IX sec.; cfr. ancheRibbeckProlegg.p. 379.451.Anth. lat.n.º 1, 634, 654, 591, 653, 874.452.Anth. lat.n.º 717 (R.).453.Anth. lat.n.º 1 (R.);Ribbeck,Prolegomm.p. 369 sgg.;L. Müller, op. cit., p. 115 sgg., il quale con ragione opina che possano essere opera di un africano del V o VI secolo.454.Anth. lat.(R.) n.º 713 (Virgilio e Omero); l'epigramma n.º 777 «Vate Syracosio» etc. (Virgilio, Teocrito, Esiodo, Omero) era forse premesso a qualche raccolta delle poesie minori e giovanili di Virgilio (cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 803 sg.). Non credo sia stato avvertito da altri che l'epigramma n.º 788: «Maeonium quisquis romanus nescit Homerum, Me legat et lectum credat utrumque sibi» è fatto evidentemente sullo stampo del primo distico dell'Ars amatoria: «Si quis in hoc artem populo non novit amandi, Me legat et lecto carmine doctus amet.» Generalmente la notizia di quei tre autori imitati da Virgilio era sempre premessa dai grammatici alle esposizioni, come si rileva da tutti i commenti e dalle biografie a questi premesse.Come Virgilio è posto a raffronto di Omero, così Lucano è paragonato a Virgilio nell'epigr. 233 (cf.SchmitzeL. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 799). Al medio evo inoltrato appartiene l'epigramma su Virgilio n.º 855 (Meyer), perciò escluso daRiese: «Alter Homerus ero vel eodem maior Homero, Tot clades numero dicere si potero.» Questi due versi che in realtà non hanno che fare con Virgilio, fanno parte di una poesia medievale sulla caduta di Troia; Cfr.Du Méril,Poésies popul. lat. ant. au XII sièc.p. 313.455.«De numero vatum si quis seponat Homerum,Proximus a primo tunc Maro primus erit.At si post primum Maro seponatur Homerum,Longe erit a primo, quisque secundus erit.»Epigramma attribuito adAlcimo Avito;Anth. lat.n.º 740 (R.). Cf.Quintilian.X, 1, 86 e la p. 27 del presente volume.456.«Qui modica pelagum transcurris lintre MaronisBis senos Scyllae vulgo cave scopulos.Sed si more cupis nautae contingere portumCarbasus ut Zephyris desine detur ovans;Tumque satis lustra reliquos ope remigis amnes;Sic demum cymbam portus habebit opis.»Pubbl. daL. Müllerda un codice del sec. X-XI,Rheinisches MuseumXXIII, p. 657;Riese,Anth. lat.n. 788. Forse i 12 scogli sono i 12 luoghi inesplicabili di cui abbiam detto sopra p. 76 sg.457.Ved. i n.i46 (de Turno et Pallante), 77 (de Niso et Euryalo) 99 (de Laoconte), 924 (in Aeneam) dell'Anth. lat.(R.).458.Anth. lat.(R.) n.º 255, 223 (attribuito aCoronato) 244. Lo stesso tema del n.º 223 trovasi trattato in prosa in una declamazione diEnnodio(Dist. 28.º,Verba Didonisetc.). Si veggano, per farsi un'idea di queste declamazioni versificate, anche all'infuori dei temi virgiliani, i n.i128 e 23, quest'ultimo singolarmente.459.Anth. lat.n.º 83 (R.).460.Du Méril,Poésies populaires latines antérieures au XII siècle, p. 309 sgg. Su di una riduzione medievale dell'Eneide in distici ved.HageninN. Jahrbb. f. Philol.CXI, 10, p. 696 sgg.461.Zappert(op. cit. not. 53, p. 20 sgg.) ha riunito un gran numero di esempi di reminiscenze virgiliane che si trovano in numerose poesie latine del medio evo dal V al XII secolo. Questa raccolta non è che un piccolo saggio, nè dà una idea adeguata della cosa; una simile potrebbe farsene per Ovidio e anche per altri poeti antichi. Una disamina completa ed esatta degli elementi virgiliani nelle poesie latine del medio evo sarebbe intrapresa colossale e non farebbe che confermare ciò che già risulta evidente da fatti fondamentali di cui quello non è che una necessaria conseguenza.462.Senza successo ha tentato un'apologia della poesia latina medievaleLeyser,De ficta medii aevi barbarie, imprimis circa poesiam latinam.Helmst. 1719. Con qualche miglior fondamento ha scritto nello stesso sensoWrightil suo saggio:On the anglo-latin poets of the twelfth century(nei suoiEssays on subjects connected with the literature, popular superstitions and history of England in the middle ages.Vol. I, p. 176-217). Ma quanto si può concedere si riduce a ben poche e mediocri eccezioni. Cfr. ancheBaeher,Geschichte d. röm. Literatur im Karolingischen Zeitalter, cap. II;Ebert,Allgem. Gesch. d. Litt. d. Mittelalters im Abendlande. Leipz. 1874-87.463.Veggasi la storia notevole di questa fusione di elementi eterogenei, nella dotta opera diPiper,Mythologie der christlichen Kunst, von der ältesten Zeit bis in's sechszehnte Jahrhundert.Weimar, 1847-51.464.«Sed stylus ethnicus atque poeticus abiiciendus;Dant sibi turpiter oscula Iupiter et schola Christi.»Bernard. Morlan.De contempt.p. 86.465.«Vix muttire queo, mutum, precor, os aperito,Ipse docens asinam quae doceat Balaam.»Heriger, (saec. X)Gest. Episc. Leodiens.ap.Pertz,Mon. Germ.IX, 107; Cfr. i luoghi diPaolino Nolano,Sigebertoe d'altri riferiti daZappert, op. cit., not. 61.466.Ben poche eccezioni a questo ch'io dico possono trovarsi nei vari lavori che più dotti hanno consecrati agli studi greci del medio evo. Veggansi:Cramer,De Graecis medii aevi studiis, Sundiae 1849-1853;Le Glay,Sur l'étude du grec dans les Pays-Bas avant le quinzième siècle, Cambrai, 1828;Egger,L'Hellenisme en France, Paris, 1869;Young,On the history of Greek Literature in England from the earliest times to the end of the reign of James the first, Cambridge, 1862;Warton,On the introduction of learning in England, nel I.º vol. della sua History of english poetry.London, 1840, p.LXXXIIsgg.;Gradenigo,Intorno agli italiani che dal secolo XI infin verso la fine del XIV seppero di Greco, inMiscellanea di varie operette.Tom. VIII, Venezia 1744;Tougard,L'hellénisme dans les écrivains du moyen-âge du VII au XII siècle, Paris, 1886;TraubePhilol. Unters. aus d. Mittelalt.(Abhandlgn d. bayer. Ak. d. Wiss. XIX, 2), München 1891, p. 52 sgg. 65. Una storia degli studi greci nell'Italia medievale è lavoro che rimane ancora da fare e che presenterebbe un interesse tutto speciale, benchè le influenze esercitate in talune nostre provincie sulla cultura dalla dominazione bizantina fossero in realtà assai minori di quello alla prima sembrerebbe doversi credere.467.Ugone da Trimberg(XIII sec.) colloca questo Omero latino dopo Stazio e ne dice la ragione, che prova appunto la niuna conoscenza diretta di Omero in occidente nel medio evo:«Sequitur in ordine Statium Homerusqui nunc usitatus est, sed non ille verusnam ille Graecus extitit graeceque scribebat,sequentemque Vergilium Aeneidos habebat,qui principalis extitit poeta latinorum;sic et Homerus claruit in studiis Graecorum.Hic itaque Vergilium praecedere deberet,si latine quispiam hunc editum haberet.Sed apud Graecos remanens nondum est translatus;hinc minori locus est hic Homero datus,quem Pindarus philosophus fertur transtulisseLatinisque doctoribus in metrum convertisse.»Ved.Haupt, inMonatsschrift d. Berl. Akad.1854, p. 147; cfr.L. Müller,Homerus latinusinPhilologusXV, p. 475 sgg. ed inRheinisches Museum für Philolog.N. F., XXIV, p. 492 sg.Döring,Ueber d. Homerus Latinas, Strassb. 1884.Generalmente quando gli scrittori del medio evo parlano di un Omero allora letto e conosciuto, va inteso di questo Omero latino. Se a ciò avesse badatoWrightnon avrebbe detto (Biograph. Brit. lit.I, p. 40) che Omero fu letto nelle scuole d'occidente fino al XIII secolo, il che è un grosso errore.468.«Sciamus tamen non in solis litteris positam esse prudentiam, sed sapientiam dare Deum unicuique prout vult... si tamen, divina gratia suffragante, notitia ipsarum rerum sobrie ac rationabiliter inquiratur, non ut in ipsis habeamus spem provectus nostri, sed per ipsa transeuntes desideremus nobis a Patre luminum proficuam salutaremque sapientiam debere concedi.»Cassiod.Instit. div.c. 28.469.«Studiis saecularibus nimium deditus»Anon. Zwettling; cf.Hock,Gerbertus, c. 13.470.«Cum studia saecularium litterarum magno desiderio fervere cognoscerem, ita ut magna pars hominum per ipsa se mundi prudentiam crederei adipisci, gravissimo sum, fateor, dolore permotus, quod scripturis divinis magistri publici deessent, cum mundani auctores celeberrima procul dubio traditione pollerent.»Cassiod.Praef. ad Div. inst.; «Unde miror satis quod non velint mystica Dei sacramenta ea diligentia perscrutari qua tragoediarum naenias et poetarum figmenta sudantes cupiunt investigare labore.»Paschas. Radbert.(IX sec.), inMath.p. 411 sg. (Bibl. Patr. max.XIV); «Alii autem studiis incitati carminum ad naeniarum garrulitates alta divertunt ingenia, famam autem veritatis ergo, Dei sanctorum memorando gesta.... fabulis delectati, non pavent subcludere.»Gumpold.ap.Pertz,Mon. Germ. hist.IV, 213; «Cumque gentilium figmenta, sive deliramenta cum omni studio videamus.... in gymnasiis et scholis publice celebrata et cum laude recitata, dignum duximus ut sanctorum dicta et facta describantur, et descripta ad laudem et honorem Christi referantur.»Hist. Eliensisap.Gale,Scriptores hist. brit.p. 463.471.«Poetica carmina gentilia quae in iuventute didicerat respuit, nec legere, nec audire, nec docere voluit.»Thegan.Vit. Ludov. Pii, § 19.472.«Finis consummationis imperii romani fuit tempore Octaviani imperatoris: ante quem et post quem sub nullo imperatore romanum imperium ad tantum culmen pervenit: cuius anno 42 dominus noster J. C. natus fuit, toto orbe romano sub uno principe pacato; ad significandum quod ille rex coeli et terrae natus esset in mundo qui coelestia et terrestria ad invicem concordaret.»Engelbert. Admont.,De ortu et fine rom. imp.20. Questa idea è ripetuta tanto costantemente da tutti i cronisti del medio evo che possiamo dispensarci dal riferirne qui altri esempi. Veggansi sulle idee e le leggende cristiane relative ad Augusto i numerosi luoghi di scrittori medievali raccolti daMassmann,KaiserchronikIII, p. 547 sgg.Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evoI, p. 308-331.473.Così, fra i tanti, in uno scritto specialeLasaulx,Zur Philosophie der röm. Geschichte, München 1861 (Atti dell'Acc. di Baviera) lavoro utile a consultarsi per la storia di quella opinione, che la scienza deve rigettare, ma non può sopprimere.474.οί μὲν γὰρ ἐπὶ τῆς οἰκουμένης πάντες εἰσὶ ̔Ρωμαῖοι... σίχα γὰρ θεοῦ συστῆναι τηλικαύτην ἡγεμονίαν ἀδύνατον.Fl. Joseph.B. I.2, 16, 4.475.Fra le molte espressioni di tale idea che si trovano negli scrittori latini rammentiamo qui le parole cheLivio(I, 16) attribuisce a Romolo: «abi nuncia Romanis, Coelestes ita velle, ut mea Roma caput orbis terrarum sit: proinde rem militarem colant, sciantque et ita posteris tradant, nullas spes humanas armis romanis resistere posse. Haec locutus sublimis abiit.»476.«Romanam urbem Deus praeviderat christiani populi principalem sedem futuram.»Thomas Aquin.De regim. princ.I, 14. Cfr.DanteInf.2, 19, e così mille altri.477.Sul lungo dominio di questa idea e la sua gravissima storia veggasi il bel libro, più volte ristampato dal 1866 fino al 1892 diI. BryceThe holy roman Empire.478.Veggansi intorno a ciò e intorno all'uso storico che si fece del famoso sogno di Daniele, o di Nabuchadnezar, gli appunti numerosi posti insieme daMassmann,KaiserchronikIII, p. 356-364.479.«Urbs aquensis, urbs regalis, Sedes regni principalis, Prima regum curia» cfr.BryceThe holy roman Empire(ed. 1892) p. 72, 318.480.«Auditoribus usus erat lacialiter fari neque ausus est quisquam coram magistro lingua barbara loqui.»Bruno,Vit. S. Adalberti, 5 (ap.Pertz,Scriptor. rer. Germ.IV, p. 577). È comunissimo negli scrittori non latini del medio evo il chiamar sè stessi e la loro lingua barbari. Possono bastare a dar saggio di ciò i luoghi notati sotto la parolabarbarusnegli indici dei vari volumi degliScriptt. rer. Germ.Veggasi anche la nostra nota a p. 163.481.La storia vasta e complicata di Roma medievale è un tema entusiasmante egualmente pel credente e pel libero pensatore.Gibbon,Papencordt,Gregorovius,Reumontl'hanno studiata in sensi diversi, e singolarmente i due ultimi, con forte espansione dei vari ma egualmente grandi e vivi sentimenti ch'essa ispira. Gregorovius nella sua opera compìta con grande larghezza di piano e di vedute, si è mostrato, qual'era, dotto e poeta insieme, facendone un libro di attraente lettura anche per gli estranei alla scienza. Ma il fascino che Roma esercitò sulle menti e le fantasie medievali da niuno fu così largamente e vivamente narrato e descritto come daArturo Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, Torino (Loescher) 1882-3.482.Cfr.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelaltersp. 66;Bergmann,La fascination de Gulfip. 27 sg. eReiffenberg,Chron. rimée de Philippes Mouskes, I, p.CCXXXVI, il quale annovera anche alcuni moderni che han preso sul serio queste fole del medio evo. Ved. ancheRoth,Die Trojasage der FrankennellaGermaniadiPfeifferI, 34 e sullo stesso temaZarnckeinSitzungsber. d. sächs. Ges. d. Wiss.1868, p. 257 sgg. 284;Braun,Die Trojaner am Rhein, Bonn 1856;Creuzenach,Die Aeneis etc. im Mittelalterp. 26 sgg.;G. Paris,Historia Daretis Frigii de origine Francorumin Romania III, p. 129 sgg.;Büchner,Les Troyens en Angleterre, Caen 1867;Graf,Romaetc. I, p. 22 sgg.;Rydberg,Undersökningar i germansk Mythologi(Stockholm) I, p. 24 sgg.483.Cfr.Dunger,Die Sage vom trojanischen Kriege in den Bearbeitungen des Mittelalters und ihren antiken Quellen(Leipz. 1869), p. 19.484.«Ille (Homerus) in laudem Graecorum, hic autem (Vergilius) in gloriam Romanorum conscripsit.»Vergil. vit.(IX sec.) pressoHagen,Scholl. bern.p. 997. Altri si esprimono diversamente, considerandolo come il cantore di Ottaviano, nel quale sta il culmine della grandezza romana per gli uomini del medio evo: «Aeneida conscriptam a Vergilio quis poterit infitiari ubique laudibus respondere Octaviani; cum paene nihil aut plane parum eius mentio videatur nominatim interseri?»Cnutonis regis gesta(XI sec.) argum.485.Col ridestarsi dell'attività del laicato nascono fra le due classi antagonismi ed antipatie, che talvolta trovansi espresse con parole violente. Una iscrizione che leggesi nella chiesa di S. Martino in Worms, dice:«Cum mare siccatur et daemon ad astra levaturTunc primo laicus fit clero fidus amicus.»486.Ved.Specht,Gesch. d. Unterrichtswes. in Deutschl.p. 26.487.Ved.Büdinger,Von den Anfängen des Schulzwangs, Zürich, 1865, p. 17.488.Specht, op. cit. p. 29.489.Cfr.Scherer,Ueber d. Ursprung d. deutschen Litteratur, Berl. 1864 eWattenbachDeutschl. Geschichtsquell.(6ª ed.) I, p. 151 sg.490.Tommaso da Capua(sec. XII-XIII) distingue, nellaSumma dictaminis(ap.Hahn,Coll. mon.I, 280) tre sorta didictamen: «prosaicum ut Cassiodori, metricum ut Vergili, ritmicum ut Primatis.» Su questoPrimateche credesi sia il Primasso del nostro Boccaccio (Decam.I, 7) ved.Grimm,Kl. Schrift.III, p. 41 sgg. eP. Meyer,Documents manuscrits de l'anc. litt. de la France conservés dans les bibl. de la Gr. Bret.I, p. 16 sgg.Salimbene,Cronica, p. 41 sgg. eStraccali,I Goliardi, Firenze 1888, p. 72 sgg.491.Un goliardo scrive:«Aestimetur autem laicus ut brutus,Nam ad artem surdus est et mutus.»Un altro:«Literatos convocat decus virginale,Laicorum execrat pectus bestiale.»Cfr.Hubatsch,Die lateinischen Vagantenlieder des Mittelalters(Görlitz, 1870), p. 22.492.È la tesi diGiesebrecht,De litterarum studiis apud Italos primis medii aevi saeculis.Berl. 1845. Cfr. ancheBurckhardt,Die Cultur die Renaissance in Italien, p. 173 sgg.493.Sulla cultura letteraria e la poesia latina in Italia nei secoli X, XI e XII ved.Ronca,Cultura medievale e poesia latina in Italiaecc. Roma 1892.494.Cfr. su di ciò quanto nota ancheWolf,Ueber di Lais, Sequenzen und Leiche, p. 112 e 223 sg.495.Questo non posso invero molto ricisamente affermare, poichè troppo poco furono fino ad oggi esplorate le nostre biblioteche per questa sorta di monumenti letterari de' quali i nostri dotti non pare abbiano inteso l'importanza. Delle poesie latine dei Goliardi fin qui pubblicate, pochissime dan segno di provenienza italiana; l'idea che il principale e migliore autore di quella maniera di composizioni sia italiano è accolta daBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 174 sg.) con troppa facilità. Per ora i MSS. conosciuti di queste poesie appartengono a biblioteche non italiane. In appoggio della tesi contrariaBartoli(I precursori del rinascimento, Firenze 1877, p. 71 sg.) addita qualche MS. di biblioteche nostre; ma contro di lui ved.Straccali,I Goliardi, Firenze 1880, p. 54 sgg.; cfr. ancheWattenbachDeutschl. Geschichtsquell. (6ª ed.) I, p. 477. — Anche indipendentemente dai Goliardi, in epoche del medio evo anteriori a questi, l'Italia apparisce in ciò assai men ricca di altre nazioni, come può vedersi nella raccolta diDu Méril,Poésies populaires latines du moyen age.Paris, 1847.496.Cfr.Bartsch,Zu Dante's PoetikinJahrbuch der deutsch. DantegesellschaftIII, p. 303 sgg.497.L'esigenza dell'istinto artistico prevalente fra noi era grande per questo lato; tutto essendo rimesso al gusto individuale, e l'uso letterario non essendo ancora arrivato a norme fisse e nettamente formulate, i minori ingegni trovavansi talvolta più imbarazzati nello scriver volgare che nello scriver latino. Fra gli altri sono notevole esempio di questo ch'io dico, le parole che leggonsi in un codice senese delFior di Virtù: «Poichè de' vocaboli volgari sono molto ignorante, però che io gli ho poco studiati; anche perchè le cose spirituali, oltre non si possono sì propriamente esprimere per paravole volgari come si sprimono per latino e per grammatica, per la penuria dei vocaboli volgari. E perciò che ogni contrada, et ogni terra ha i suoi propri vocaboli volgari diversi da quelli de l'altre terre et contrade; ma la grammatica et latino non è così, perchè è uno apo tutti e latini. Però vi prego che mi perdoniate se non vi dichiaro perfettamente le sententie et le verità di questo libro.» ap.De Angelis,Capitoli dei Disciplinatiecc. (Siena, 1818) p. 175. C'era dunque un gusto imperioso a cui doveva chiedere scusa chi non si sentiva forte abbastanza per soddisfarlo. Il latino, comunquegrosso, eragrammatica, come lo chiamavano allora in Italia e altrove; avea regole ed uso più determinati, e minori per esso erano le esigenze artistiche. Pare impossibile che il Porr, il quale ha capito tante cose, non abbia capito la ragione semplicissima di quest'uso medievale della parolagrammatica; ved.Zeitschr. f. vergl. Sprachforsch.I. p. 313.498.«Questo (volgare) sarà quel pane orzato del quale si satolleranno migliaia e a me ne soverchieranno le sporte piene. Questo sarà luce nuova, sole nuovo il quale sorgerà ove l'usato tramonterà, e darà luce a coloro che sono in tenebre e oscurità, per lo usato sole che a loro non luce.»Convito, I, 13. Dinanzi a questa profonda, miracolosa divinazione di quell'erculeo intelletto, quanto ridicolamente meschino appare il sussiego aristocratico con cui disprezzano il volgare i perrucconi dell'epoca, e quanto paiono bambini quegli amici di Dante che, come Giovanni del Virgilio (Carm.v. 15) lo consigliavano a scrivere in latino il suo poema perchè «clerus vulgaria temnit!»499.Con poche parole, ma con giustissime vedute, confronta per questo lato Dante e Raimondo Lullo l'Erdmann,Grundriss der Gesch. d. Philosoph.I, p. 367 (2.ª ediz.).500.Abelardoconfessa chiaramente di citare luoghi classici di seconda mano (Op. p. 1045): «quae enim superius ex philosophis collegi testimonia, non ex eorum scriptis, quorum pauca novi, imo ex libris Sanctorum Patrum collegi.»501.Dei rapporti di Dante col risorgimento troppo di volo han toccato ilBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 199 sg.) e ilVoigt(Die Wiederbelebung des classischen Humanismus, p. 9 sgg.); più ne ha detto ilWegele(Dante Alighieri's Lebenetc. p. 568 sgg.) e loSchücknel lavoro speciale che sotto citeremo.502.Che Dante non sapesse il greco è cosa evidente per chiunque sappia il greco e allo studio di Dante abbia unito quello della cultura e del sapere medievale. Nondimeno su Dante se ne dovevan dire d'ogni sorta. IlCavedoniha notato per chi nol sapeva quel che intorno a ciò si deve pensare, nelle sueOsservazioni critiche intorno alla questione se Dante sapesse il greco. Modena 1860. Ved. anche lo scritto diSchückcitato qui appresso.503.Intorno agli studi classici di Dante veggasi il lavoro diSchück,Dante's classische Studien und Brunetto LatiniinNeue Jahrbb. f. Philol. und Paedag.1865, 2.º Abth. p. 253-289.504.Parlando delLeliodi Cicerone dice: «E avvegnacchè duro mi fosse prima entrare nella loro sentenza, finalmente v'entrai tant'entro quanto l'arte di grammatica ch'io avea e un poco di mio ingegno potea fare.»ConvitoII, 13.505.Singolari sono, fra le altre, le idee ch'egli ha sulla Comedia e la Tragedia. Non risulta da alcun suo scritto ch'ei conoscesse Plauto, Terenzio e Seneca tragico, pur noti nel medio evo. Il luogo di Terenzio a cui si riferisceInf.XVIII, 133, senza dubbio è desunto dalLeliodi Cicerone.506.ConvitoII, 1; IV, 25, 27, 28.507.Parlando di un detto di Giovenale: «e in questo (con reverenzia il dico) mi discordo dal poeta.»ConvitoIV, 29.508.Una delle grandi autorità della scuola grammaticale di quel tempo,Eberhardo da Bethunenel suoLaborintussegna questi poeti fra gli altri da farsi leggere ai giovani nelle scuole. (Tractat. IIIDe versificatione). Un'altra grande autorità di simil genere e di quell'epoca,Alessandro da Villedieuinvita piuttosto alla lettura di poeti o versificatori cristiani (principalmente delle cose sue), distogliendo dal leggere gli antichi. Cfr.Thurot, op. cit. p. 98.509.Scartazzini(Dante Alighieri, seine Zeitetc. Biel 1869, p. 232 sgg. eZu Dante's innere EntwicklungsgeschischteinJahrb. d. deutsch. Dantegesellesch.III, 19 sgg.) sostiene, fondandosi principalmente sull'ultimo canto del Purgatorio, che in certa epoca della vita del poeta il dubbio s'introducesse nell'animo suo, e gravi oscillazioni si determinassero nella sua coscienza, senza però ch'ei giungesse mai ad una negazione o ad essere scettico o indifferente. Neppur io ho mai potuto convincermi che una mente tale a cui fu dato vedere tanto al di là delle menti contemporanee, non avesse dei momenti di dubbio, e non sentisse, almeno momentaneamente, il debole della credenza cristiana. Ma ciò in ogni caso non poteva avvenire che per fatto d'impulsi istintivi e passeggeri, poichè era del tutto impossibile allora andar più oltre in tal materia, formulando per via dialettica e con quieta coscienza una ferma negazione. La mente la più robusta mancava del punto d'appoggio per usare la sua potenza a sollevare, nell'indagine del vero, la plumbea cortina dell'idea religiosa. La filosofia dell'esperienza non era nata.
435.Essa è fondata sulla biografia di Svetonio, letta presso Donato; le poche discrepanze sono di nessun momento. Cf.Reifferscheid,Sveton. praet. Caes. reliqq.p. 403 sg., il quale ha accolto nel suo libro anche questo testo (p. 68 sgg.), stampato in molte raccolte e per ultimo nell'Anth. lat.delRiesen.º 671.
435.Essa è fondata sulla biografia di Svetonio, letta presso Donato; le poche discrepanze sono di nessun momento. Cf.Reifferscheid,Sveton. praet. Caes. reliqq.p. 403 sg., il quale ha accolto nel suo libro anche questo testo (p. 68 sgg.), stampato in molte raccolte e per ultimo nell'Anth. lat.delRiesen.º 671.
436.«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonaeflebat et abductas Tityrus aeger oves;Risit Tuscus eques paupertatemque malignamreppulit et celeri iussit abire fuga»Mart.VIII, 56.
436.
«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonaeflebat et abductas Tityrus aeger oves;Risit Tuscus eques paupertatemque malignamreppulit et celeri iussit abire fuga»Mart.VIII, 56.
«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonaeflebat et abductas Tityrus aeger oves;Risit Tuscus eques paupertatemque malignamreppulit et celeri iussit abire fuga»Mart.VIII, 56.
«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonae
flebat et abductas Tityrus aeger oves;
Risit Tuscus eques paupertatemque malignam
reppulit et celeri iussit abire fuga»
Mart.VIII, 56.
437.Sidon.Carm.III, IV;Auct. panegyr. Pison.v. 217 sgg. Cf.HauptinHermesIII, p. 212.
437.Sidon.Carm.III, IV;Auct. panegyr. Pison.v. 217 sgg. Cf.HauptinHermesIII, p. 212.
438.Pubblicata dall'UsenerinRh. Mus.XXII, p. 628 da un codice sangallense del sec. X nel quale quella composizione porta il titoloMaro Maecenati salutem.Essa leggesi anche in altri codici, ma senza quel titolo. IlRiesel'ha accolta nella suaAnth. lat.n.º 686. (Cf. vol. I, p. 2, p. XXIII). Nè l'Usener nè il Riese si sono accorti del vero soggetto di questa poesia, ma hanno creduto riconoscere in essa un carme lamentevole sulle tristi condizioni dell'Italia occupata dai barbari. —Donizone, nella disputa fra Mantova e Canossa, discorre anch'egli a lungo di questo fatto della vita virgiliana, con qualche particolarità che non è nella biografia.Vit. Mathild.ap.Muratori,Scriptor. rer. it.V, p. 360.
438.Pubblicata dall'UsenerinRh. Mus.XXII, p. 628 da un codice sangallense del sec. X nel quale quella composizione porta il titoloMaro Maecenati salutem.Essa leggesi anche in altri codici, ma senza quel titolo. IlRiesel'ha accolta nella suaAnth. lat.n.º 686. (Cf. vol. I, p. 2, p. XXIII). Nè l'Usener nè il Riese si sono accorti del vero soggetto di questa poesia, ma hanno creduto riconoscere in essa un carme lamentevole sulle tristi condizioni dell'Italia occupata dai barbari. —Donizone, nella disputa fra Mantova e Canossa, discorre anch'egli a lungo di questo fatto della vita virgiliana, con qualche particolarità che non è nella biografia.Vit. Mathild.ap.Muratori,Scriptor. rer. it.V, p. 360.
439.«Tristia fata tui dum fles in Daphnide FlacciDocte Maro, fratrem dis immortalibus aequas»Anth. lat.n.º 778 (R.).
439.
«Tristia fata tui dum fles in Daphnide FlacciDocte Maro, fratrem dis immortalibus aequas»Anth. lat.n.º 778 (R.).
«Tristia fata tui dum fles in Daphnide FlacciDocte Maro, fratrem dis immortalibus aequas»Anth. lat.n.º 778 (R.).
«Tristia fata tui dum fles in Daphnide Flacci
Docte Maro, fratrem dis immortalibus aequas»
Anth. lat.n.º 778 (R.).
440.«Iusserat haec rapidis» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63, riferiti nelle varie edizioni dell'Anth. lat.Tre distici diversi, ma di egual significato, trovansi premessi agli argomenti in versi dei libri dell'Eneide, che portano il nome dello stesso Sulpicio.L. Müller(Rh. Mus.XIX, p. 120) crede con ragione che i distici originali siano quelli riferiti nella biografia.
440.«Iusserat haec rapidis» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63, riferiti nelle varie edizioni dell'Anth. lat.Tre distici diversi, ma di egual significato, trovansi premessi agli argomenti in versi dei libri dell'Eneide, che portano il nome dello stesso Sulpicio.L. Müller(Rh. Mus.XIX, p. 120) crede con ragione che i distici originali siano quelli riferiti nella biografia.
441.«Temporibus laetis» etc.Anth. lat.n.º 242 (R.). Le più antiche edizioni di Virgilio ed anche alcuni MSS. attribuiscono questi versi aCornelio Gallo. In un cod. vaticano (n.º 1586) del sec. XV leggesi: «Egerat Vergilius cum Varrone (vuol dire Vario) ante quam de Italia recessisset, ut si quid sibi accideret, Aeneidam combureret, quod adimplere volens et Cornelius Gallus hoc sentiens, Caesari pro parte Romanorum et totius orbis supplicavit ne combureretur, in hunc modum videlicet: Temporibus laetis etc.»
441.«Temporibus laetis» etc.Anth. lat.n.º 242 (R.). Le più antiche edizioni di Virgilio ed anche alcuni MSS. attribuiscono questi versi aCornelio Gallo. In un cod. vaticano (n.º 1586) del sec. XV leggesi: «Egerat Vergilius cum Varrone (vuol dire Vario) ante quam de Italia recessisset, ut si quid sibi accideret, Aeneidam combureret, quod adimplere volens et Cornelius Gallus hoc sentiens, Caesari pro parte Romanorum et totius orbis supplicavit ne combureretur, in hunc modum videlicet: Temporibus laetis etc.»
442.Anth. lat.n.º 672 (R.). Questa declamazione in versi fu celebre e qualcuno, anche dei moderni, la citò sul serio come cosa d'Augusto. Di una antica imitazione di essa non rimane che la chiusa («Nescio quid, fugiente anima» etc.),Auth. lat.n.º 655 (R.). Notiamo, per saggio dell'enfasi l'ultimo verso, in cui Augusto dice di Virgilio:«aeterna resonante CamoenaLaudetur, placeat, vivat, relegatur, ametur!»
442.Anth. lat.n.º 672 (R.). Questa declamazione in versi fu celebre e qualcuno, anche dei moderni, la citò sul serio come cosa d'Augusto. Di una antica imitazione di essa non rimane che la chiusa («Nescio quid, fugiente anima» etc.),Auth. lat.n.º 655 (R.). Notiamo, per saggio dell'enfasi l'ultimo verso, in cui Augusto dice di Virgilio:
«aeterna resonante CamoenaLaudetur, placeat, vivat, relegatur, ametur!»
«aeterna resonante CamoenaLaudetur, placeat, vivat, relegatur, ametur!»
«aeterna resonante Camoena
Laudetur, placeat, vivat, relegatur, ametur!»
443.Donat.Vit. Verg.p. 58;Anth. lat.n.º 261 (R.). L'epitafio del vescovo Mamerto, in cui si riconosce una reminiscenza del primo verso di quell'epigramma, prova che esso era ben noto alla fine del secolo IV; cf.L. MüllerinJahrbb. für Philol.(1866) p. 865. Anche in un distico (v. 43 sg.) dell'Elegia de NuceilRieseha notato una reminiscenza del secondo verso del distico virgiliano, deducendone però conseguenze illegittime sull'età di quella elegia. L'epigramma contro Balista rimase notissimo nella decadenza e nel medio evo, indipendentemente dalLiber epigrammatondi Virgilio, a cui forse appartenne.
443.Donat.Vit. Verg.p. 58;Anth. lat.n.º 261 (R.). L'epitafio del vescovo Mamerto, in cui si riconosce una reminiscenza del primo verso di quell'epigramma, prova che esso era ben noto alla fine del secolo IV; cf.L. MüllerinJahrbb. für Philol.(1866) p. 865. Anche in un distico (v. 43 sg.) dell'Elegia de NuceilRieseha notato una reminiscenza del secondo verso del distico virgiliano, deducendone però conseguenze illegittime sull'età di quella elegia. L'epigramma contro Balista rimase notissimo nella decadenza e nel medio evo, indipendentemente dalLiber epigrammatondi Virgilio, a cui forse appartenne.
444.In due di queste imitazioni il distico è compendiato in un verso;Phoc.Vit. Verg.v. 15 sgg.
444.In due di queste imitazioni il distico è compendiato in un verso;Phoc.Vit. Verg.v. 15 sgg.
445.Cfr. su questi poetiSchenkl,Zur Kritik späterer lateinischen Dichter(Sitzungsbericht. der Wien. Akad.1863, Iuni), p. 52 sgg.
445.Cfr. su questi poetiSchenkl,Zur Kritik späterer lateinischen Dichter(Sitzungsbericht. der Wien. Akad.1863, Iuni), p. 52 sgg.
446.Ved., per es., gli esercizi sui quattro versi d'Ovidio relativi alle quattro stagioni. (Metam.II, 27 sgg.), n.º 566 sgg. (R.).
446.Ved., per es., gli esercizi sui quattro versi d'Ovidio relativi alle quattro stagioni. (Metam.II, 27 sgg.), n.º 566 sgg. (R.).
447.«Mantua me genuit» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63. Imitato trovasi già questo distico in un verso dell'epitafio composto da un grammatico in onore di Lucano: «Corduba me genuit, rapuit Nero, praelia dixi» il quale trovasi già citato daAldelmo(VII sec.): cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.XCV (1867) p. 500;Usener,Scholia in Lucani Bellum civile, p. 6.
447.«Mantua me genuit» etc.Donat.Vit. Verg.p. 63. Imitato trovasi già questo distico in un verso dell'epitafio composto da un grammatico in onore di Lucano: «Corduba me genuit, rapuit Nero, praelia dixi» il quale trovasi già citato daAldelmo(VII sec.): cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.XCV (1867) p. 500;Usener,Scholia in Lucani Bellum civile, p. 6.
448.Anth. lat.n.º 507-518, n.º 555-566 (R.).
448.Anth. lat.n.º 507-518, n.º 555-566 (R.).
449.Vedi intorno a questiL. Müller,Ueber poetische Argumente zu Virgils WerkeninRhein. mus.XIX, p. 114 sgg.
449.Vedi intorno a questiL. Müller,Ueber poetische Argumente zu Virgils WerkeninRhein. mus.XIX, p. 114 sgg.
450.Anth. lat.n.º 2 (R.), da codici del IX sec.; cfr. ancheRibbeckProlegg.p. 379.
450.Anth. lat.n.º 2 (R.), da codici del IX sec.; cfr. ancheRibbeckProlegg.p. 379.
451.Anth. lat.n.º 1, 634, 654, 591, 653, 874.
451.Anth. lat.n.º 1, 634, 654, 591, 653, 874.
452.Anth. lat.n.º 717 (R.).
452.Anth. lat.n.º 717 (R.).
453.Anth. lat.n.º 1 (R.);Ribbeck,Prolegomm.p. 369 sgg.;L. Müller, op. cit., p. 115 sgg., il quale con ragione opina che possano essere opera di un africano del V o VI secolo.
453.Anth. lat.n.º 1 (R.);Ribbeck,Prolegomm.p. 369 sgg.;L. Müller, op. cit., p. 115 sgg., il quale con ragione opina che possano essere opera di un africano del V o VI secolo.
454.Anth. lat.(R.) n.º 713 (Virgilio e Omero); l'epigramma n.º 777 «Vate Syracosio» etc. (Virgilio, Teocrito, Esiodo, Omero) era forse premesso a qualche raccolta delle poesie minori e giovanili di Virgilio (cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 803 sg.). Non credo sia stato avvertito da altri che l'epigramma n.º 788: «Maeonium quisquis romanus nescit Homerum, Me legat et lectum credat utrumque sibi» è fatto evidentemente sullo stampo del primo distico dell'Ars amatoria: «Si quis in hoc artem populo non novit amandi, Me legat et lecto carmine doctus amet.» Generalmente la notizia di quei tre autori imitati da Virgilio era sempre premessa dai grammatici alle esposizioni, come si rileva da tutti i commenti e dalle biografie a questi premesse.Come Virgilio è posto a raffronto di Omero, così Lucano è paragonato a Virgilio nell'epigr. 233 (cf.SchmitzeL. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 799). Al medio evo inoltrato appartiene l'epigramma su Virgilio n.º 855 (Meyer), perciò escluso daRiese: «Alter Homerus ero vel eodem maior Homero, Tot clades numero dicere si potero.» Questi due versi che in realtà non hanno che fare con Virgilio, fanno parte di una poesia medievale sulla caduta di Troia; Cfr.Du Méril,Poésies popul. lat. ant. au XII sièc.p. 313.
454.Anth. lat.(R.) n.º 713 (Virgilio e Omero); l'epigramma n.º 777 «Vate Syracosio» etc. (Virgilio, Teocrito, Esiodo, Omero) era forse premesso a qualche raccolta delle poesie minori e giovanili di Virgilio (cf.L. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 803 sg.). Non credo sia stato avvertito da altri che l'epigramma n.º 788: «Maeonium quisquis romanus nescit Homerum, Me legat et lectum credat utrumque sibi» è fatto evidentemente sullo stampo del primo distico dell'Ars amatoria: «Si quis in hoc artem populo non novit amandi, Me legat et lecto carmine doctus amet.» Generalmente la notizia di quei tre autori imitati da Virgilio era sempre premessa dai grammatici alle esposizioni, come si rileva da tutti i commenti e dalle biografie a questi premesse.
Come Virgilio è posto a raffronto di Omero, così Lucano è paragonato a Virgilio nell'epigr. 233 (cf.SchmitzeL. MüllerinJahrbb. f. Philol.1867, p. 799). Al medio evo inoltrato appartiene l'epigramma su Virgilio n.º 855 (Meyer), perciò escluso daRiese: «Alter Homerus ero vel eodem maior Homero, Tot clades numero dicere si potero.» Questi due versi che in realtà non hanno che fare con Virgilio, fanno parte di una poesia medievale sulla caduta di Troia; Cfr.Du Méril,Poésies popul. lat. ant. au XII sièc.p. 313.
455.«De numero vatum si quis seponat Homerum,Proximus a primo tunc Maro primus erit.At si post primum Maro seponatur Homerum,Longe erit a primo, quisque secundus erit.»Epigramma attribuito adAlcimo Avito;Anth. lat.n.º 740 (R.). Cf.Quintilian.X, 1, 86 e la p. 27 del presente volume.
455.
«De numero vatum si quis seponat Homerum,Proximus a primo tunc Maro primus erit.At si post primum Maro seponatur Homerum,Longe erit a primo, quisque secundus erit.»
«De numero vatum si quis seponat Homerum,Proximus a primo tunc Maro primus erit.At si post primum Maro seponatur Homerum,Longe erit a primo, quisque secundus erit.»
«De numero vatum si quis seponat Homerum,
Proximus a primo tunc Maro primus erit.
At si post primum Maro seponatur Homerum,
Longe erit a primo, quisque secundus erit.»
Epigramma attribuito adAlcimo Avito;Anth. lat.n.º 740 (R.). Cf.Quintilian.X, 1, 86 e la p. 27 del presente volume.
456.«Qui modica pelagum transcurris lintre MaronisBis senos Scyllae vulgo cave scopulos.Sed si more cupis nautae contingere portumCarbasus ut Zephyris desine detur ovans;Tumque satis lustra reliquos ope remigis amnes;Sic demum cymbam portus habebit opis.»Pubbl. daL. Müllerda un codice del sec. X-XI,Rheinisches MuseumXXIII, p. 657;Riese,Anth. lat.n. 788. Forse i 12 scogli sono i 12 luoghi inesplicabili di cui abbiam detto sopra p. 76 sg.
456.
«Qui modica pelagum transcurris lintre MaronisBis senos Scyllae vulgo cave scopulos.Sed si more cupis nautae contingere portumCarbasus ut Zephyris desine detur ovans;Tumque satis lustra reliquos ope remigis amnes;Sic demum cymbam portus habebit opis.»
«Qui modica pelagum transcurris lintre MaronisBis senos Scyllae vulgo cave scopulos.Sed si more cupis nautae contingere portumCarbasus ut Zephyris desine detur ovans;Tumque satis lustra reliquos ope remigis amnes;Sic demum cymbam portus habebit opis.»
«Qui modica pelagum transcurris lintre Maronis
Bis senos Scyllae vulgo cave scopulos.
Sed si more cupis nautae contingere portum
Carbasus ut Zephyris desine detur ovans;
Tumque satis lustra reliquos ope remigis amnes;
Sic demum cymbam portus habebit opis.»
Pubbl. daL. Müllerda un codice del sec. X-XI,Rheinisches MuseumXXIII, p. 657;Riese,Anth. lat.n. 788. Forse i 12 scogli sono i 12 luoghi inesplicabili di cui abbiam detto sopra p. 76 sg.
457.Ved. i n.i46 (de Turno et Pallante), 77 (de Niso et Euryalo) 99 (de Laoconte), 924 (in Aeneam) dell'Anth. lat.(R.).
457.Ved. i n.i46 (de Turno et Pallante), 77 (de Niso et Euryalo) 99 (de Laoconte), 924 (in Aeneam) dell'Anth. lat.(R.).
458.Anth. lat.(R.) n.º 255, 223 (attribuito aCoronato) 244. Lo stesso tema del n.º 223 trovasi trattato in prosa in una declamazione diEnnodio(Dist. 28.º,Verba Didonisetc.). Si veggano, per farsi un'idea di queste declamazioni versificate, anche all'infuori dei temi virgiliani, i n.i128 e 23, quest'ultimo singolarmente.
458.Anth. lat.(R.) n.º 255, 223 (attribuito aCoronato) 244. Lo stesso tema del n.º 223 trovasi trattato in prosa in una declamazione diEnnodio(Dist. 28.º,Verba Didonisetc.). Si veggano, per farsi un'idea di queste declamazioni versificate, anche all'infuori dei temi virgiliani, i n.i128 e 23, quest'ultimo singolarmente.
459.Anth. lat.n.º 83 (R.).
459.Anth. lat.n.º 83 (R.).
460.Du Méril,Poésies populaires latines antérieures au XII siècle, p. 309 sgg. Su di una riduzione medievale dell'Eneide in distici ved.HageninN. Jahrbb. f. Philol.CXI, 10, p. 696 sgg.
460.Du Méril,Poésies populaires latines antérieures au XII siècle, p. 309 sgg. Su di una riduzione medievale dell'Eneide in distici ved.HageninN. Jahrbb. f. Philol.CXI, 10, p. 696 sgg.
461.Zappert(op. cit. not. 53, p. 20 sgg.) ha riunito un gran numero di esempi di reminiscenze virgiliane che si trovano in numerose poesie latine del medio evo dal V al XII secolo. Questa raccolta non è che un piccolo saggio, nè dà una idea adeguata della cosa; una simile potrebbe farsene per Ovidio e anche per altri poeti antichi. Una disamina completa ed esatta degli elementi virgiliani nelle poesie latine del medio evo sarebbe intrapresa colossale e non farebbe che confermare ciò che già risulta evidente da fatti fondamentali di cui quello non è che una necessaria conseguenza.
461.Zappert(op. cit. not. 53, p. 20 sgg.) ha riunito un gran numero di esempi di reminiscenze virgiliane che si trovano in numerose poesie latine del medio evo dal V al XII secolo. Questa raccolta non è che un piccolo saggio, nè dà una idea adeguata della cosa; una simile potrebbe farsene per Ovidio e anche per altri poeti antichi. Una disamina completa ed esatta degli elementi virgiliani nelle poesie latine del medio evo sarebbe intrapresa colossale e non farebbe che confermare ciò che già risulta evidente da fatti fondamentali di cui quello non è che una necessaria conseguenza.
462.Senza successo ha tentato un'apologia della poesia latina medievaleLeyser,De ficta medii aevi barbarie, imprimis circa poesiam latinam.Helmst. 1719. Con qualche miglior fondamento ha scritto nello stesso sensoWrightil suo saggio:On the anglo-latin poets of the twelfth century(nei suoiEssays on subjects connected with the literature, popular superstitions and history of England in the middle ages.Vol. I, p. 176-217). Ma quanto si può concedere si riduce a ben poche e mediocri eccezioni. Cfr. ancheBaeher,Geschichte d. röm. Literatur im Karolingischen Zeitalter, cap. II;Ebert,Allgem. Gesch. d. Litt. d. Mittelalters im Abendlande. Leipz. 1874-87.
462.Senza successo ha tentato un'apologia della poesia latina medievaleLeyser,De ficta medii aevi barbarie, imprimis circa poesiam latinam.Helmst. 1719. Con qualche miglior fondamento ha scritto nello stesso sensoWrightil suo saggio:On the anglo-latin poets of the twelfth century(nei suoiEssays on subjects connected with the literature, popular superstitions and history of England in the middle ages.Vol. I, p. 176-217). Ma quanto si può concedere si riduce a ben poche e mediocri eccezioni. Cfr. ancheBaeher,Geschichte d. röm. Literatur im Karolingischen Zeitalter, cap. II;Ebert,Allgem. Gesch. d. Litt. d. Mittelalters im Abendlande. Leipz. 1874-87.
463.Veggasi la storia notevole di questa fusione di elementi eterogenei, nella dotta opera diPiper,Mythologie der christlichen Kunst, von der ältesten Zeit bis in's sechszehnte Jahrhundert.Weimar, 1847-51.
463.Veggasi la storia notevole di questa fusione di elementi eterogenei, nella dotta opera diPiper,Mythologie der christlichen Kunst, von der ältesten Zeit bis in's sechszehnte Jahrhundert.Weimar, 1847-51.
464.«Sed stylus ethnicus atque poeticus abiiciendus;Dant sibi turpiter oscula Iupiter et schola Christi.»Bernard. Morlan.De contempt.p. 86.
464.
«Sed stylus ethnicus atque poeticus abiiciendus;Dant sibi turpiter oscula Iupiter et schola Christi.»Bernard. Morlan.De contempt.p. 86.
«Sed stylus ethnicus atque poeticus abiiciendus;Dant sibi turpiter oscula Iupiter et schola Christi.»Bernard. Morlan.De contempt.p. 86.
«Sed stylus ethnicus atque poeticus abiiciendus;
Dant sibi turpiter oscula Iupiter et schola Christi.»
Bernard. Morlan.De contempt.p. 86.
465.«Vix muttire queo, mutum, precor, os aperito,Ipse docens asinam quae doceat Balaam.»Heriger, (saec. X)Gest. Episc. Leodiens.ap.Pertz,Mon. Germ.IX, 107; Cfr. i luoghi diPaolino Nolano,Sigebertoe d'altri riferiti daZappert, op. cit., not. 61.
465.
«Vix muttire queo, mutum, precor, os aperito,Ipse docens asinam quae doceat Balaam.»
«Vix muttire queo, mutum, precor, os aperito,Ipse docens asinam quae doceat Balaam.»
«Vix muttire queo, mutum, precor, os aperito,
Ipse docens asinam quae doceat Balaam.»
Heriger, (saec. X)Gest. Episc. Leodiens.ap.Pertz,Mon. Germ.IX, 107; Cfr. i luoghi diPaolino Nolano,Sigebertoe d'altri riferiti daZappert, op. cit., not. 61.
466.Ben poche eccezioni a questo ch'io dico possono trovarsi nei vari lavori che più dotti hanno consecrati agli studi greci del medio evo. Veggansi:Cramer,De Graecis medii aevi studiis, Sundiae 1849-1853;Le Glay,Sur l'étude du grec dans les Pays-Bas avant le quinzième siècle, Cambrai, 1828;Egger,L'Hellenisme en France, Paris, 1869;Young,On the history of Greek Literature in England from the earliest times to the end of the reign of James the first, Cambridge, 1862;Warton,On the introduction of learning in England, nel I.º vol. della sua History of english poetry.London, 1840, p.LXXXIIsgg.;Gradenigo,Intorno agli italiani che dal secolo XI infin verso la fine del XIV seppero di Greco, inMiscellanea di varie operette.Tom. VIII, Venezia 1744;Tougard,L'hellénisme dans les écrivains du moyen-âge du VII au XII siècle, Paris, 1886;TraubePhilol. Unters. aus d. Mittelalt.(Abhandlgn d. bayer. Ak. d. Wiss. XIX, 2), München 1891, p. 52 sgg. 65. Una storia degli studi greci nell'Italia medievale è lavoro che rimane ancora da fare e che presenterebbe un interesse tutto speciale, benchè le influenze esercitate in talune nostre provincie sulla cultura dalla dominazione bizantina fossero in realtà assai minori di quello alla prima sembrerebbe doversi credere.
466.Ben poche eccezioni a questo ch'io dico possono trovarsi nei vari lavori che più dotti hanno consecrati agli studi greci del medio evo. Veggansi:Cramer,De Graecis medii aevi studiis, Sundiae 1849-1853;Le Glay,Sur l'étude du grec dans les Pays-Bas avant le quinzième siècle, Cambrai, 1828;Egger,L'Hellenisme en France, Paris, 1869;Young,On the history of Greek Literature in England from the earliest times to the end of the reign of James the first, Cambridge, 1862;Warton,On the introduction of learning in England, nel I.º vol. della sua History of english poetry.London, 1840, p.LXXXIIsgg.;Gradenigo,Intorno agli italiani che dal secolo XI infin verso la fine del XIV seppero di Greco, inMiscellanea di varie operette.Tom. VIII, Venezia 1744;Tougard,L'hellénisme dans les écrivains du moyen-âge du VII au XII siècle, Paris, 1886;TraubePhilol. Unters. aus d. Mittelalt.(Abhandlgn d. bayer. Ak. d. Wiss. XIX, 2), München 1891, p. 52 sgg. 65. Una storia degli studi greci nell'Italia medievale è lavoro che rimane ancora da fare e che presenterebbe un interesse tutto speciale, benchè le influenze esercitate in talune nostre provincie sulla cultura dalla dominazione bizantina fossero in realtà assai minori di quello alla prima sembrerebbe doversi credere.
467.Ugone da Trimberg(XIII sec.) colloca questo Omero latino dopo Stazio e ne dice la ragione, che prova appunto la niuna conoscenza diretta di Omero in occidente nel medio evo:«Sequitur in ordine Statium Homerusqui nunc usitatus est, sed non ille verusnam ille Graecus extitit graeceque scribebat,sequentemque Vergilium Aeneidos habebat,qui principalis extitit poeta latinorum;sic et Homerus claruit in studiis Graecorum.Hic itaque Vergilium praecedere deberet,si latine quispiam hunc editum haberet.Sed apud Graecos remanens nondum est translatus;hinc minori locus est hic Homero datus,quem Pindarus philosophus fertur transtulisseLatinisque doctoribus in metrum convertisse.»Ved.Haupt, inMonatsschrift d. Berl. Akad.1854, p. 147; cfr.L. Müller,Homerus latinusinPhilologusXV, p. 475 sgg. ed inRheinisches Museum für Philolog.N. F., XXIV, p. 492 sg.Döring,Ueber d. Homerus Latinas, Strassb. 1884.Generalmente quando gli scrittori del medio evo parlano di un Omero allora letto e conosciuto, va inteso di questo Omero latino. Se a ciò avesse badatoWrightnon avrebbe detto (Biograph. Brit. lit.I, p. 40) che Omero fu letto nelle scuole d'occidente fino al XIII secolo, il che è un grosso errore.
467.Ugone da Trimberg(XIII sec.) colloca questo Omero latino dopo Stazio e ne dice la ragione, che prova appunto la niuna conoscenza diretta di Omero in occidente nel medio evo:
«Sequitur in ordine Statium Homerusqui nunc usitatus est, sed non ille verusnam ille Graecus extitit graeceque scribebat,sequentemque Vergilium Aeneidos habebat,qui principalis extitit poeta latinorum;sic et Homerus claruit in studiis Graecorum.Hic itaque Vergilium praecedere deberet,si latine quispiam hunc editum haberet.Sed apud Graecos remanens nondum est translatus;hinc minori locus est hic Homero datus,quem Pindarus philosophus fertur transtulisseLatinisque doctoribus in metrum convertisse.»
«Sequitur in ordine Statium Homerusqui nunc usitatus est, sed non ille verusnam ille Graecus extitit graeceque scribebat,sequentemque Vergilium Aeneidos habebat,qui principalis extitit poeta latinorum;sic et Homerus claruit in studiis Graecorum.Hic itaque Vergilium praecedere deberet,si latine quispiam hunc editum haberet.Sed apud Graecos remanens nondum est translatus;hinc minori locus est hic Homero datus,quem Pindarus philosophus fertur transtulisseLatinisque doctoribus in metrum convertisse.»
«Sequitur in ordine Statium Homerus
qui nunc usitatus est, sed non ille verus
nam ille Graecus extitit graeceque scribebat,
sequentemque Vergilium Aeneidos habebat,
qui principalis extitit poeta latinorum;
sic et Homerus claruit in studiis Graecorum.
Hic itaque Vergilium praecedere deberet,
si latine quispiam hunc editum haberet.
Sed apud Graecos remanens nondum est translatus;
hinc minori locus est hic Homero datus,
quem Pindarus philosophus fertur transtulisse
Latinisque doctoribus in metrum convertisse.»
Ved.Haupt, inMonatsschrift d. Berl. Akad.1854, p. 147; cfr.L. Müller,Homerus latinusinPhilologusXV, p. 475 sgg. ed inRheinisches Museum für Philolog.N. F., XXIV, p. 492 sg.Döring,Ueber d. Homerus Latinas, Strassb. 1884.
Generalmente quando gli scrittori del medio evo parlano di un Omero allora letto e conosciuto, va inteso di questo Omero latino. Se a ciò avesse badatoWrightnon avrebbe detto (Biograph. Brit. lit.I, p. 40) che Omero fu letto nelle scuole d'occidente fino al XIII secolo, il che è un grosso errore.
468.«Sciamus tamen non in solis litteris positam esse prudentiam, sed sapientiam dare Deum unicuique prout vult... si tamen, divina gratia suffragante, notitia ipsarum rerum sobrie ac rationabiliter inquiratur, non ut in ipsis habeamus spem provectus nostri, sed per ipsa transeuntes desideremus nobis a Patre luminum proficuam salutaremque sapientiam debere concedi.»Cassiod.Instit. div.c. 28.
468.«Sciamus tamen non in solis litteris positam esse prudentiam, sed sapientiam dare Deum unicuique prout vult... si tamen, divina gratia suffragante, notitia ipsarum rerum sobrie ac rationabiliter inquiratur, non ut in ipsis habeamus spem provectus nostri, sed per ipsa transeuntes desideremus nobis a Patre luminum proficuam salutaremque sapientiam debere concedi.»Cassiod.Instit. div.c. 28.
469.«Studiis saecularibus nimium deditus»Anon. Zwettling; cf.Hock,Gerbertus, c. 13.
469.«Studiis saecularibus nimium deditus»Anon. Zwettling; cf.Hock,Gerbertus, c. 13.
470.«Cum studia saecularium litterarum magno desiderio fervere cognoscerem, ita ut magna pars hominum per ipsa se mundi prudentiam crederei adipisci, gravissimo sum, fateor, dolore permotus, quod scripturis divinis magistri publici deessent, cum mundani auctores celeberrima procul dubio traditione pollerent.»Cassiod.Praef. ad Div. inst.; «Unde miror satis quod non velint mystica Dei sacramenta ea diligentia perscrutari qua tragoediarum naenias et poetarum figmenta sudantes cupiunt investigare labore.»Paschas. Radbert.(IX sec.), inMath.p. 411 sg. (Bibl. Patr. max.XIV); «Alii autem studiis incitati carminum ad naeniarum garrulitates alta divertunt ingenia, famam autem veritatis ergo, Dei sanctorum memorando gesta.... fabulis delectati, non pavent subcludere.»Gumpold.ap.Pertz,Mon. Germ. hist.IV, 213; «Cumque gentilium figmenta, sive deliramenta cum omni studio videamus.... in gymnasiis et scholis publice celebrata et cum laude recitata, dignum duximus ut sanctorum dicta et facta describantur, et descripta ad laudem et honorem Christi referantur.»Hist. Eliensisap.Gale,Scriptores hist. brit.p. 463.
470.«Cum studia saecularium litterarum magno desiderio fervere cognoscerem, ita ut magna pars hominum per ipsa se mundi prudentiam crederei adipisci, gravissimo sum, fateor, dolore permotus, quod scripturis divinis magistri publici deessent, cum mundani auctores celeberrima procul dubio traditione pollerent.»Cassiod.Praef. ad Div. inst.; «Unde miror satis quod non velint mystica Dei sacramenta ea diligentia perscrutari qua tragoediarum naenias et poetarum figmenta sudantes cupiunt investigare labore.»Paschas. Radbert.(IX sec.), inMath.p. 411 sg. (Bibl. Patr. max.XIV); «Alii autem studiis incitati carminum ad naeniarum garrulitates alta divertunt ingenia, famam autem veritatis ergo, Dei sanctorum memorando gesta.... fabulis delectati, non pavent subcludere.»Gumpold.ap.Pertz,Mon. Germ. hist.IV, 213; «Cumque gentilium figmenta, sive deliramenta cum omni studio videamus.... in gymnasiis et scholis publice celebrata et cum laude recitata, dignum duximus ut sanctorum dicta et facta describantur, et descripta ad laudem et honorem Christi referantur.»Hist. Eliensisap.Gale,Scriptores hist. brit.p. 463.
471.«Poetica carmina gentilia quae in iuventute didicerat respuit, nec legere, nec audire, nec docere voluit.»Thegan.Vit. Ludov. Pii, § 19.
471.«Poetica carmina gentilia quae in iuventute didicerat respuit, nec legere, nec audire, nec docere voluit.»Thegan.Vit. Ludov. Pii, § 19.
472.«Finis consummationis imperii romani fuit tempore Octaviani imperatoris: ante quem et post quem sub nullo imperatore romanum imperium ad tantum culmen pervenit: cuius anno 42 dominus noster J. C. natus fuit, toto orbe romano sub uno principe pacato; ad significandum quod ille rex coeli et terrae natus esset in mundo qui coelestia et terrestria ad invicem concordaret.»Engelbert. Admont.,De ortu et fine rom. imp.20. Questa idea è ripetuta tanto costantemente da tutti i cronisti del medio evo che possiamo dispensarci dal riferirne qui altri esempi. Veggansi sulle idee e le leggende cristiane relative ad Augusto i numerosi luoghi di scrittori medievali raccolti daMassmann,KaiserchronikIII, p. 547 sgg.Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evoI, p. 308-331.
472.«Finis consummationis imperii romani fuit tempore Octaviani imperatoris: ante quem et post quem sub nullo imperatore romanum imperium ad tantum culmen pervenit: cuius anno 42 dominus noster J. C. natus fuit, toto orbe romano sub uno principe pacato; ad significandum quod ille rex coeli et terrae natus esset in mundo qui coelestia et terrestria ad invicem concordaret.»Engelbert. Admont.,De ortu et fine rom. imp.20. Questa idea è ripetuta tanto costantemente da tutti i cronisti del medio evo che possiamo dispensarci dal riferirne qui altri esempi. Veggansi sulle idee e le leggende cristiane relative ad Augusto i numerosi luoghi di scrittori medievali raccolti daMassmann,KaiserchronikIII, p. 547 sgg.Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evoI, p. 308-331.
473.Così, fra i tanti, in uno scritto specialeLasaulx,Zur Philosophie der röm. Geschichte, München 1861 (Atti dell'Acc. di Baviera) lavoro utile a consultarsi per la storia di quella opinione, che la scienza deve rigettare, ma non può sopprimere.
473.Così, fra i tanti, in uno scritto specialeLasaulx,Zur Philosophie der röm. Geschichte, München 1861 (Atti dell'Acc. di Baviera) lavoro utile a consultarsi per la storia di quella opinione, che la scienza deve rigettare, ma non può sopprimere.
474.οί μὲν γὰρ ἐπὶ τῆς οἰκουμένης πάντες εἰσὶ ̔Ρωμαῖοι... σίχα γὰρ θεοῦ συστῆναι τηλικαύτην ἡγεμονίαν ἀδύνατον.Fl. Joseph.B. I.2, 16, 4.
474.οί μὲν γὰρ ἐπὶ τῆς οἰκουμένης πάντες εἰσὶ ̔Ρωμαῖοι... σίχα γὰρ θεοῦ συστῆναι τηλικαύτην ἡγεμονίαν ἀδύνατον.Fl. Joseph.B. I.2, 16, 4.
475.Fra le molte espressioni di tale idea che si trovano negli scrittori latini rammentiamo qui le parole cheLivio(I, 16) attribuisce a Romolo: «abi nuncia Romanis, Coelestes ita velle, ut mea Roma caput orbis terrarum sit: proinde rem militarem colant, sciantque et ita posteris tradant, nullas spes humanas armis romanis resistere posse. Haec locutus sublimis abiit.»
475.Fra le molte espressioni di tale idea che si trovano negli scrittori latini rammentiamo qui le parole cheLivio(I, 16) attribuisce a Romolo: «abi nuncia Romanis, Coelestes ita velle, ut mea Roma caput orbis terrarum sit: proinde rem militarem colant, sciantque et ita posteris tradant, nullas spes humanas armis romanis resistere posse. Haec locutus sublimis abiit.»
476.«Romanam urbem Deus praeviderat christiani populi principalem sedem futuram.»Thomas Aquin.De regim. princ.I, 14. Cfr.DanteInf.2, 19, e così mille altri.
476.«Romanam urbem Deus praeviderat christiani populi principalem sedem futuram.»Thomas Aquin.De regim. princ.I, 14. Cfr.DanteInf.2, 19, e così mille altri.
477.Sul lungo dominio di questa idea e la sua gravissima storia veggasi il bel libro, più volte ristampato dal 1866 fino al 1892 diI. BryceThe holy roman Empire.
477.Sul lungo dominio di questa idea e la sua gravissima storia veggasi il bel libro, più volte ristampato dal 1866 fino al 1892 diI. BryceThe holy roman Empire.
478.Veggansi intorno a ciò e intorno all'uso storico che si fece del famoso sogno di Daniele, o di Nabuchadnezar, gli appunti numerosi posti insieme daMassmann,KaiserchronikIII, p. 356-364.
478.Veggansi intorno a ciò e intorno all'uso storico che si fece del famoso sogno di Daniele, o di Nabuchadnezar, gli appunti numerosi posti insieme daMassmann,KaiserchronikIII, p. 356-364.
479.«Urbs aquensis, urbs regalis, Sedes regni principalis, Prima regum curia» cfr.BryceThe holy roman Empire(ed. 1892) p. 72, 318.
479.«Urbs aquensis, urbs regalis, Sedes regni principalis, Prima regum curia» cfr.BryceThe holy roman Empire(ed. 1892) p. 72, 318.
480.«Auditoribus usus erat lacialiter fari neque ausus est quisquam coram magistro lingua barbara loqui.»Bruno,Vit. S. Adalberti, 5 (ap.Pertz,Scriptor. rer. Germ.IV, p. 577). È comunissimo negli scrittori non latini del medio evo il chiamar sè stessi e la loro lingua barbari. Possono bastare a dar saggio di ciò i luoghi notati sotto la parolabarbarusnegli indici dei vari volumi degliScriptt. rer. Germ.Veggasi anche la nostra nota a p. 163.
480.«Auditoribus usus erat lacialiter fari neque ausus est quisquam coram magistro lingua barbara loqui.»Bruno,Vit. S. Adalberti, 5 (ap.Pertz,Scriptor. rer. Germ.IV, p. 577). È comunissimo negli scrittori non latini del medio evo il chiamar sè stessi e la loro lingua barbari. Possono bastare a dar saggio di ciò i luoghi notati sotto la parolabarbarusnegli indici dei vari volumi degliScriptt. rer. Germ.Veggasi anche la nostra nota a p. 163.
481.La storia vasta e complicata di Roma medievale è un tema entusiasmante egualmente pel credente e pel libero pensatore.Gibbon,Papencordt,Gregorovius,Reumontl'hanno studiata in sensi diversi, e singolarmente i due ultimi, con forte espansione dei vari ma egualmente grandi e vivi sentimenti ch'essa ispira. Gregorovius nella sua opera compìta con grande larghezza di piano e di vedute, si è mostrato, qual'era, dotto e poeta insieme, facendone un libro di attraente lettura anche per gli estranei alla scienza. Ma il fascino che Roma esercitò sulle menti e le fantasie medievali da niuno fu così largamente e vivamente narrato e descritto come daArturo Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, Torino (Loescher) 1882-3.
481.La storia vasta e complicata di Roma medievale è un tema entusiasmante egualmente pel credente e pel libero pensatore.Gibbon,Papencordt,Gregorovius,Reumontl'hanno studiata in sensi diversi, e singolarmente i due ultimi, con forte espansione dei vari ma egualmente grandi e vivi sentimenti ch'essa ispira. Gregorovius nella sua opera compìta con grande larghezza di piano e di vedute, si è mostrato, qual'era, dotto e poeta insieme, facendone un libro di attraente lettura anche per gli estranei alla scienza. Ma il fascino che Roma esercitò sulle menti e le fantasie medievali da niuno fu così largamente e vivamente narrato e descritto come daArturo Graf,Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, Torino (Loescher) 1882-3.
482.Cfr.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelaltersp. 66;Bergmann,La fascination de Gulfip. 27 sg. eReiffenberg,Chron. rimée de Philippes Mouskes, I, p.CCXXXVI, il quale annovera anche alcuni moderni che han preso sul serio queste fole del medio evo. Ved. ancheRoth,Die Trojasage der FrankennellaGermaniadiPfeifferI, 34 e sullo stesso temaZarnckeinSitzungsber. d. sächs. Ges. d. Wiss.1868, p. 257 sgg. 284;Braun,Die Trojaner am Rhein, Bonn 1856;Creuzenach,Die Aeneis etc. im Mittelalterp. 26 sgg.;G. Paris,Historia Daretis Frigii de origine Francorumin Romania III, p. 129 sgg.;Büchner,Les Troyens en Angleterre, Caen 1867;Graf,Romaetc. I, p. 22 sgg.;Rydberg,Undersökningar i germansk Mythologi(Stockholm) I, p. 24 sgg.
482.Cfr.Graesse,Die grossen Sagenkreise des Mittelaltersp. 66;Bergmann,La fascination de Gulfip. 27 sg. eReiffenberg,Chron. rimée de Philippes Mouskes, I, p.CCXXXVI, il quale annovera anche alcuni moderni che han preso sul serio queste fole del medio evo. Ved. ancheRoth,Die Trojasage der FrankennellaGermaniadiPfeifferI, 34 e sullo stesso temaZarnckeinSitzungsber. d. sächs. Ges. d. Wiss.1868, p. 257 sgg. 284;Braun,Die Trojaner am Rhein, Bonn 1856;Creuzenach,Die Aeneis etc. im Mittelalterp. 26 sgg.;G. Paris,Historia Daretis Frigii de origine Francorumin Romania III, p. 129 sgg.;Büchner,Les Troyens en Angleterre, Caen 1867;Graf,Romaetc. I, p. 22 sgg.;Rydberg,Undersökningar i germansk Mythologi(Stockholm) I, p. 24 sgg.
483.Cfr.Dunger,Die Sage vom trojanischen Kriege in den Bearbeitungen des Mittelalters und ihren antiken Quellen(Leipz. 1869), p. 19.
483.Cfr.Dunger,Die Sage vom trojanischen Kriege in den Bearbeitungen des Mittelalters und ihren antiken Quellen(Leipz. 1869), p. 19.
484.«Ille (Homerus) in laudem Graecorum, hic autem (Vergilius) in gloriam Romanorum conscripsit.»Vergil. vit.(IX sec.) pressoHagen,Scholl. bern.p. 997. Altri si esprimono diversamente, considerandolo come il cantore di Ottaviano, nel quale sta il culmine della grandezza romana per gli uomini del medio evo: «Aeneida conscriptam a Vergilio quis poterit infitiari ubique laudibus respondere Octaviani; cum paene nihil aut plane parum eius mentio videatur nominatim interseri?»Cnutonis regis gesta(XI sec.) argum.
484.«Ille (Homerus) in laudem Graecorum, hic autem (Vergilius) in gloriam Romanorum conscripsit.»Vergil. vit.(IX sec.) pressoHagen,Scholl. bern.p. 997. Altri si esprimono diversamente, considerandolo come il cantore di Ottaviano, nel quale sta il culmine della grandezza romana per gli uomini del medio evo: «Aeneida conscriptam a Vergilio quis poterit infitiari ubique laudibus respondere Octaviani; cum paene nihil aut plane parum eius mentio videatur nominatim interseri?»Cnutonis regis gesta(XI sec.) argum.
485.Col ridestarsi dell'attività del laicato nascono fra le due classi antagonismi ed antipatie, che talvolta trovansi espresse con parole violente. Una iscrizione che leggesi nella chiesa di S. Martino in Worms, dice:«Cum mare siccatur et daemon ad astra levaturTunc primo laicus fit clero fidus amicus.»
485.Col ridestarsi dell'attività del laicato nascono fra le due classi antagonismi ed antipatie, che talvolta trovansi espresse con parole violente. Una iscrizione che leggesi nella chiesa di S. Martino in Worms, dice:
«Cum mare siccatur et daemon ad astra levaturTunc primo laicus fit clero fidus amicus.»
«Cum mare siccatur et daemon ad astra levaturTunc primo laicus fit clero fidus amicus.»
«Cum mare siccatur et daemon ad astra levatur
Tunc primo laicus fit clero fidus amicus.»
486.Ved.Specht,Gesch. d. Unterrichtswes. in Deutschl.p. 26.
486.Ved.Specht,Gesch. d. Unterrichtswes. in Deutschl.p. 26.
487.Ved.Büdinger,Von den Anfängen des Schulzwangs, Zürich, 1865, p. 17.
487.Ved.Büdinger,Von den Anfängen des Schulzwangs, Zürich, 1865, p. 17.
488.Specht, op. cit. p. 29.
488.Specht, op. cit. p. 29.
489.Cfr.Scherer,Ueber d. Ursprung d. deutschen Litteratur, Berl. 1864 eWattenbachDeutschl. Geschichtsquell.(6ª ed.) I, p. 151 sg.
489.Cfr.Scherer,Ueber d. Ursprung d. deutschen Litteratur, Berl. 1864 eWattenbachDeutschl. Geschichtsquell.(6ª ed.) I, p. 151 sg.
490.Tommaso da Capua(sec. XII-XIII) distingue, nellaSumma dictaminis(ap.Hahn,Coll. mon.I, 280) tre sorta didictamen: «prosaicum ut Cassiodori, metricum ut Vergili, ritmicum ut Primatis.» Su questoPrimateche credesi sia il Primasso del nostro Boccaccio (Decam.I, 7) ved.Grimm,Kl. Schrift.III, p. 41 sgg. eP. Meyer,Documents manuscrits de l'anc. litt. de la France conservés dans les bibl. de la Gr. Bret.I, p. 16 sgg.Salimbene,Cronica, p. 41 sgg. eStraccali,I Goliardi, Firenze 1888, p. 72 sgg.
490.Tommaso da Capua(sec. XII-XIII) distingue, nellaSumma dictaminis(ap.Hahn,Coll. mon.I, 280) tre sorta didictamen: «prosaicum ut Cassiodori, metricum ut Vergili, ritmicum ut Primatis.» Su questoPrimateche credesi sia il Primasso del nostro Boccaccio (Decam.I, 7) ved.Grimm,Kl. Schrift.III, p. 41 sgg. eP. Meyer,Documents manuscrits de l'anc. litt. de la France conservés dans les bibl. de la Gr. Bret.I, p. 16 sgg.Salimbene,Cronica, p. 41 sgg. eStraccali,I Goliardi, Firenze 1888, p. 72 sgg.
491.Un goliardo scrive:«Aestimetur autem laicus ut brutus,Nam ad artem surdus est et mutus.»Un altro:«Literatos convocat decus virginale,Laicorum execrat pectus bestiale.»Cfr.Hubatsch,Die lateinischen Vagantenlieder des Mittelalters(Görlitz, 1870), p. 22.
491.Un goliardo scrive:
«Aestimetur autem laicus ut brutus,Nam ad artem surdus est et mutus.»
«Aestimetur autem laicus ut brutus,Nam ad artem surdus est et mutus.»
«Aestimetur autem laicus ut brutus,
Nam ad artem surdus est et mutus.»
Un altro:
«Literatos convocat decus virginale,Laicorum execrat pectus bestiale.»
«Literatos convocat decus virginale,Laicorum execrat pectus bestiale.»
«Literatos convocat decus virginale,
Laicorum execrat pectus bestiale.»
Cfr.Hubatsch,Die lateinischen Vagantenlieder des Mittelalters(Görlitz, 1870), p. 22.
492.È la tesi diGiesebrecht,De litterarum studiis apud Italos primis medii aevi saeculis.Berl. 1845. Cfr. ancheBurckhardt,Die Cultur die Renaissance in Italien, p. 173 sgg.
492.È la tesi diGiesebrecht,De litterarum studiis apud Italos primis medii aevi saeculis.Berl. 1845. Cfr. ancheBurckhardt,Die Cultur die Renaissance in Italien, p. 173 sgg.
493.Sulla cultura letteraria e la poesia latina in Italia nei secoli X, XI e XII ved.Ronca,Cultura medievale e poesia latina in Italiaecc. Roma 1892.
493.Sulla cultura letteraria e la poesia latina in Italia nei secoli X, XI e XII ved.Ronca,Cultura medievale e poesia latina in Italiaecc. Roma 1892.
494.Cfr. su di ciò quanto nota ancheWolf,Ueber di Lais, Sequenzen und Leiche, p. 112 e 223 sg.
494.Cfr. su di ciò quanto nota ancheWolf,Ueber di Lais, Sequenzen und Leiche, p. 112 e 223 sg.
495.Questo non posso invero molto ricisamente affermare, poichè troppo poco furono fino ad oggi esplorate le nostre biblioteche per questa sorta di monumenti letterari de' quali i nostri dotti non pare abbiano inteso l'importanza. Delle poesie latine dei Goliardi fin qui pubblicate, pochissime dan segno di provenienza italiana; l'idea che il principale e migliore autore di quella maniera di composizioni sia italiano è accolta daBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 174 sg.) con troppa facilità. Per ora i MSS. conosciuti di queste poesie appartengono a biblioteche non italiane. In appoggio della tesi contrariaBartoli(I precursori del rinascimento, Firenze 1877, p. 71 sg.) addita qualche MS. di biblioteche nostre; ma contro di lui ved.Straccali,I Goliardi, Firenze 1880, p. 54 sgg.; cfr. ancheWattenbachDeutschl. Geschichtsquell. (6ª ed.) I, p. 477. — Anche indipendentemente dai Goliardi, in epoche del medio evo anteriori a questi, l'Italia apparisce in ciò assai men ricca di altre nazioni, come può vedersi nella raccolta diDu Méril,Poésies populaires latines du moyen age.Paris, 1847.
495.Questo non posso invero molto ricisamente affermare, poichè troppo poco furono fino ad oggi esplorate le nostre biblioteche per questa sorta di monumenti letterari de' quali i nostri dotti non pare abbiano inteso l'importanza. Delle poesie latine dei Goliardi fin qui pubblicate, pochissime dan segno di provenienza italiana; l'idea che il principale e migliore autore di quella maniera di composizioni sia italiano è accolta daBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 174 sg.) con troppa facilità. Per ora i MSS. conosciuti di queste poesie appartengono a biblioteche non italiane. In appoggio della tesi contrariaBartoli(I precursori del rinascimento, Firenze 1877, p. 71 sg.) addita qualche MS. di biblioteche nostre; ma contro di lui ved.Straccali,I Goliardi, Firenze 1880, p. 54 sgg.; cfr. ancheWattenbachDeutschl. Geschichtsquell. (6ª ed.) I, p. 477. — Anche indipendentemente dai Goliardi, in epoche del medio evo anteriori a questi, l'Italia apparisce in ciò assai men ricca di altre nazioni, come può vedersi nella raccolta diDu Méril,Poésies populaires latines du moyen age.Paris, 1847.
496.Cfr.Bartsch,Zu Dante's PoetikinJahrbuch der deutsch. DantegesellschaftIII, p. 303 sgg.
496.Cfr.Bartsch,Zu Dante's PoetikinJahrbuch der deutsch. DantegesellschaftIII, p. 303 sgg.
497.L'esigenza dell'istinto artistico prevalente fra noi era grande per questo lato; tutto essendo rimesso al gusto individuale, e l'uso letterario non essendo ancora arrivato a norme fisse e nettamente formulate, i minori ingegni trovavansi talvolta più imbarazzati nello scriver volgare che nello scriver latino. Fra gli altri sono notevole esempio di questo ch'io dico, le parole che leggonsi in un codice senese delFior di Virtù: «Poichè de' vocaboli volgari sono molto ignorante, però che io gli ho poco studiati; anche perchè le cose spirituali, oltre non si possono sì propriamente esprimere per paravole volgari come si sprimono per latino e per grammatica, per la penuria dei vocaboli volgari. E perciò che ogni contrada, et ogni terra ha i suoi propri vocaboli volgari diversi da quelli de l'altre terre et contrade; ma la grammatica et latino non è così, perchè è uno apo tutti e latini. Però vi prego che mi perdoniate se non vi dichiaro perfettamente le sententie et le verità di questo libro.» ap.De Angelis,Capitoli dei Disciplinatiecc. (Siena, 1818) p. 175. C'era dunque un gusto imperioso a cui doveva chiedere scusa chi non si sentiva forte abbastanza per soddisfarlo. Il latino, comunquegrosso, eragrammatica, come lo chiamavano allora in Italia e altrove; avea regole ed uso più determinati, e minori per esso erano le esigenze artistiche. Pare impossibile che il Porr, il quale ha capito tante cose, non abbia capito la ragione semplicissima di quest'uso medievale della parolagrammatica; ved.Zeitschr. f. vergl. Sprachforsch.I. p. 313.
497.L'esigenza dell'istinto artistico prevalente fra noi era grande per questo lato; tutto essendo rimesso al gusto individuale, e l'uso letterario non essendo ancora arrivato a norme fisse e nettamente formulate, i minori ingegni trovavansi talvolta più imbarazzati nello scriver volgare che nello scriver latino. Fra gli altri sono notevole esempio di questo ch'io dico, le parole che leggonsi in un codice senese delFior di Virtù: «Poichè de' vocaboli volgari sono molto ignorante, però che io gli ho poco studiati; anche perchè le cose spirituali, oltre non si possono sì propriamente esprimere per paravole volgari come si sprimono per latino e per grammatica, per la penuria dei vocaboli volgari. E perciò che ogni contrada, et ogni terra ha i suoi propri vocaboli volgari diversi da quelli de l'altre terre et contrade; ma la grammatica et latino non è così, perchè è uno apo tutti e latini. Però vi prego che mi perdoniate se non vi dichiaro perfettamente le sententie et le verità di questo libro.» ap.De Angelis,Capitoli dei Disciplinatiecc. (Siena, 1818) p. 175. C'era dunque un gusto imperioso a cui doveva chiedere scusa chi non si sentiva forte abbastanza per soddisfarlo. Il latino, comunquegrosso, eragrammatica, come lo chiamavano allora in Italia e altrove; avea regole ed uso più determinati, e minori per esso erano le esigenze artistiche. Pare impossibile che il Porr, il quale ha capito tante cose, non abbia capito la ragione semplicissima di quest'uso medievale della parolagrammatica; ved.Zeitschr. f. vergl. Sprachforsch.I. p. 313.
498.«Questo (volgare) sarà quel pane orzato del quale si satolleranno migliaia e a me ne soverchieranno le sporte piene. Questo sarà luce nuova, sole nuovo il quale sorgerà ove l'usato tramonterà, e darà luce a coloro che sono in tenebre e oscurità, per lo usato sole che a loro non luce.»Convito, I, 13. Dinanzi a questa profonda, miracolosa divinazione di quell'erculeo intelletto, quanto ridicolamente meschino appare il sussiego aristocratico con cui disprezzano il volgare i perrucconi dell'epoca, e quanto paiono bambini quegli amici di Dante che, come Giovanni del Virgilio (Carm.v. 15) lo consigliavano a scrivere in latino il suo poema perchè «clerus vulgaria temnit!»
498.«Questo (volgare) sarà quel pane orzato del quale si satolleranno migliaia e a me ne soverchieranno le sporte piene. Questo sarà luce nuova, sole nuovo il quale sorgerà ove l'usato tramonterà, e darà luce a coloro che sono in tenebre e oscurità, per lo usato sole che a loro non luce.»Convito, I, 13. Dinanzi a questa profonda, miracolosa divinazione di quell'erculeo intelletto, quanto ridicolamente meschino appare il sussiego aristocratico con cui disprezzano il volgare i perrucconi dell'epoca, e quanto paiono bambini quegli amici di Dante che, come Giovanni del Virgilio (Carm.v. 15) lo consigliavano a scrivere in latino il suo poema perchè «clerus vulgaria temnit!»
499.Con poche parole, ma con giustissime vedute, confronta per questo lato Dante e Raimondo Lullo l'Erdmann,Grundriss der Gesch. d. Philosoph.I, p. 367 (2.ª ediz.).
499.Con poche parole, ma con giustissime vedute, confronta per questo lato Dante e Raimondo Lullo l'Erdmann,Grundriss der Gesch. d. Philosoph.I, p. 367 (2.ª ediz.).
500.Abelardoconfessa chiaramente di citare luoghi classici di seconda mano (Op. p. 1045): «quae enim superius ex philosophis collegi testimonia, non ex eorum scriptis, quorum pauca novi, imo ex libris Sanctorum Patrum collegi.»
500.Abelardoconfessa chiaramente di citare luoghi classici di seconda mano (Op. p. 1045): «quae enim superius ex philosophis collegi testimonia, non ex eorum scriptis, quorum pauca novi, imo ex libris Sanctorum Patrum collegi.»
501.Dei rapporti di Dante col risorgimento troppo di volo han toccato ilBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 199 sg.) e ilVoigt(Die Wiederbelebung des classischen Humanismus, p. 9 sgg.); più ne ha detto ilWegele(Dante Alighieri's Lebenetc. p. 568 sgg.) e loSchücknel lavoro speciale che sotto citeremo.
501.Dei rapporti di Dante col risorgimento troppo di volo han toccato ilBurckhardt(Die Cultur der Renaissance in Italien, p. 199 sg.) e ilVoigt(Die Wiederbelebung des classischen Humanismus, p. 9 sgg.); più ne ha detto ilWegele(Dante Alighieri's Lebenetc. p. 568 sgg.) e loSchücknel lavoro speciale che sotto citeremo.
502.Che Dante non sapesse il greco è cosa evidente per chiunque sappia il greco e allo studio di Dante abbia unito quello della cultura e del sapere medievale. Nondimeno su Dante se ne dovevan dire d'ogni sorta. IlCavedoniha notato per chi nol sapeva quel che intorno a ciò si deve pensare, nelle sueOsservazioni critiche intorno alla questione se Dante sapesse il greco. Modena 1860. Ved. anche lo scritto diSchückcitato qui appresso.
502.Che Dante non sapesse il greco è cosa evidente per chiunque sappia il greco e allo studio di Dante abbia unito quello della cultura e del sapere medievale. Nondimeno su Dante se ne dovevan dire d'ogni sorta. IlCavedoniha notato per chi nol sapeva quel che intorno a ciò si deve pensare, nelle sueOsservazioni critiche intorno alla questione se Dante sapesse il greco. Modena 1860. Ved. anche lo scritto diSchückcitato qui appresso.
503.Intorno agli studi classici di Dante veggasi il lavoro diSchück,Dante's classische Studien und Brunetto LatiniinNeue Jahrbb. f. Philol. und Paedag.1865, 2.º Abth. p. 253-289.
503.Intorno agli studi classici di Dante veggasi il lavoro diSchück,Dante's classische Studien und Brunetto LatiniinNeue Jahrbb. f. Philol. und Paedag.1865, 2.º Abth. p. 253-289.
504.Parlando delLeliodi Cicerone dice: «E avvegnacchè duro mi fosse prima entrare nella loro sentenza, finalmente v'entrai tant'entro quanto l'arte di grammatica ch'io avea e un poco di mio ingegno potea fare.»ConvitoII, 13.
504.Parlando delLeliodi Cicerone dice: «E avvegnacchè duro mi fosse prima entrare nella loro sentenza, finalmente v'entrai tant'entro quanto l'arte di grammatica ch'io avea e un poco di mio ingegno potea fare.»ConvitoII, 13.
505.Singolari sono, fra le altre, le idee ch'egli ha sulla Comedia e la Tragedia. Non risulta da alcun suo scritto ch'ei conoscesse Plauto, Terenzio e Seneca tragico, pur noti nel medio evo. Il luogo di Terenzio a cui si riferisceInf.XVIII, 133, senza dubbio è desunto dalLeliodi Cicerone.
505.Singolari sono, fra le altre, le idee ch'egli ha sulla Comedia e la Tragedia. Non risulta da alcun suo scritto ch'ei conoscesse Plauto, Terenzio e Seneca tragico, pur noti nel medio evo. Il luogo di Terenzio a cui si riferisceInf.XVIII, 133, senza dubbio è desunto dalLeliodi Cicerone.
506.ConvitoII, 1; IV, 25, 27, 28.
506.ConvitoII, 1; IV, 25, 27, 28.
507.Parlando di un detto di Giovenale: «e in questo (con reverenzia il dico) mi discordo dal poeta.»ConvitoIV, 29.
507.Parlando di un detto di Giovenale: «e in questo (con reverenzia il dico) mi discordo dal poeta.»ConvitoIV, 29.
508.Una delle grandi autorità della scuola grammaticale di quel tempo,Eberhardo da Bethunenel suoLaborintussegna questi poeti fra gli altri da farsi leggere ai giovani nelle scuole. (Tractat. IIIDe versificatione). Un'altra grande autorità di simil genere e di quell'epoca,Alessandro da Villedieuinvita piuttosto alla lettura di poeti o versificatori cristiani (principalmente delle cose sue), distogliendo dal leggere gli antichi. Cfr.Thurot, op. cit. p. 98.
508.Una delle grandi autorità della scuola grammaticale di quel tempo,Eberhardo da Bethunenel suoLaborintussegna questi poeti fra gli altri da farsi leggere ai giovani nelle scuole. (Tractat. IIIDe versificatione). Un'altra grande autorità di simil genere e di quell'epoca,Alessandro da Villedieuinvita piuttosto alla lettura di poeti o versificatori cristiani (principalmente delle cose sue), distogliendo dal leggere gli antichi. Cfr.Thurot, op. cit. p. 98.
509.Scartazzini(Dante Alighieri, seine Zeitetc. Biel 1869, p. 232 sgg. eZu Dante's innere EntwicklungsgeschischteinJahrb. d. deutsch. Dantegesellesch.III, 19 sgg.) sostiene, fondandosi principalmente sull'ultimo canto del Purgatorio, che in certa epoca della vita del poeta il dubbio s'introducesse nell'animo suo, e gravi oscillazioni si determinassero nella sua coscienza, senza però ch'ei giungesse mai ad una negazione o ad essere scettico o indifferente. Neppur io ho mai potuto convincermi che una mente tale a cui fu dato vedere tanto al di là delle menti contemporanee, non avesse dei momenti di dubbio, e non sentisse, almeno momentaneamente, il debole della credenza cristiana. Ma ciò in ogni caso non poteva avvenire che per fatto d'impulsi istintivi e passeggeri, poichè era del tutto impossibile allora andar più oltre in tal materia, formulando per via dialettica e con quieta coscienza una ferma negazione. La mente la più robusta mancava del punto d'appoggio per usare la sua potenza a sollevare, nell'indagine del vero, la plumbea cortina dell'idea religiosa. La filosofia dell'esperienza non era nata.
509.Scartazzini(Dante Alighieri, seine Zeitetc. Biel 1869, p. 232 sgg. eZu Dante's innere EntwicklungsgeschischteinJahrb. d. deutsch. Dantegesellesch.III, 19 sgg.) sostiene, fondandosi principalmente sull'ultimo canto del Purgatorio, che in certa epoca della vita del poeta il dubbio s'introducesse nell'animo suo, e gravi oscillazioni si determinassero nella sua coscienza, senza però ch'ei giungesse mai ad una negazione o ad essere scettico o indifferente. Neppur io ho mai potuto convincermi che una mente tale a cui fu dato vedere tanto al di là delle menti contemporanee, non avesse dei momenti di dubbio, e non sentisse, almeno momentaneamente, il debole della credenza cristiana. Ma ciò in ogni caso non poteva avvenire che per fatto d'impulsi istintivi e passeggeri, poichè era del tutto impossibile allora andar più oltre in tal materia, formulando per via dialettica e con quieta coscienza una ferma negazione. La mente la più robusta mancava del punto d'appoggio per usare la sua potenza a sollevare, nell'indagine del vero, la plumbea cortina dell'idea religiosa. La filosofia dell'esperienza non era nata.