VIII.—NATALE[1](Versione raccolta in Pomigliano d'Arco.)
'Na vota, nce steva 'nu marito e 'na mugliera 'nu poco scema. 'Nu juorno 'o marito le recette:—«Vuè![2]pulizza[3]'a casa, ca mo' vene Natale».—Appena 'o marito ascette, 'a mugliera sse mettette affacciata 'ô barcone; e ognune, che passava, le spiava, se ssi chiammava Natale. Tutte quante recevane, ca no: ma uno, pe' berè', chella pecchè 'o spiava, recette, ca sì. Piglia iessa, 'o facette saglì' 'ngoppa e le rette quante teneva. Venette 'o marito e le spiava, che n'aveva fatte 'â robba. 'A mugliera respunnette, ca l'aveva rate a Natale, pecchè isso accussì aveva ritto. Chillu puveriello, tanto d' 'o currivo, ca sse sentette, ca l'afferrava e le rette 'nu sacco 'e mazzate. 'N'auta vota, 'a mugliera spiava 'ô marito, quanno vuleva accirere 'o puorco. 'O marito respunnette:—«A Natale».—Piglia 'a mugliera, facette pure comme aveva fatto primma; e, truvato l'omme, ca ssi chiammava Natale, 'o chiammava. Mettette 'e rusette e 'o lazzetto[4]ssujo 'ô puorche e lo rette, recenne, ca 'o marito ssujo accussì l'aveva rummase ritto. Quanno venette 'o marito, sapenne 'o fatto, 'a carricava 'e mazzate; e da tanno ss'imparava a non dicere niente cchiù 'â mugliera.
[1]Vedi:—I.—Pitrè. (Op. cit.) CLXXXVI.Maju longu. (Polizzi-Generosa).—II.—La Pataloccatra le Novelle popolari Bolognesi dellaCoronedi-berti, dove Natale è invece Gennaro.—III.—Beroaldo di Verville.Le Moyen de parvenir(LXXVIII)—«L'engin et l'esprit sont tout un, ainsi que le pratiqua la chambrière d'une veuve. Je vous assure, que cette garce était jolie, mais un peu follette; sur quoi sa maîtresse lui disait toujours, qu'elle n'avait point d'esprit. Or est-il qu'il y avait un jambon à la cheminée; et cette fille, le voyant là si longtemps, s'en ennuyoit; elle demanda a Madame, si elle le mettrait cuire.Non, dit-elle,c'est pour les Pâques. Cette fille en fit le conte a quelques autres de ses compagnes, i qui s'en gaussaient en son absence. Mais le clerc du notaire Bardé ne fut point si sot, qu'il n'y prit garde, pour éprouver le sens de la fillette. Un jour, que la bonne femme était allée a sa métairie, et qu'elle avait laissé Mauricette toute seule, il vint heurter et demanda madame. Mauricette dit, qu'elle n'y était pas:J'en suis bien marri, pource que je suis Pâques, qui etais venu quérir le jambon, quelle m'a promis.Il passa: et la chambrière le laissa paisiblement entrer et prendre le jambon. Lui, qui la voyait si nicette et belle, pensait à meilleure aventure.Il faut, dit-il,que je voie si c'est ici mon jambon. Si ce l'est, j'ai un esprit, qui me le dira.Il tira son chouart vif et glorieux. Quand la fille le vit:Qu' est-ce que cela?==C'est mon esprit.==Je vous prie, donnez-m'en un peu? ma maîtresse ne me fait que tancer, et dire que je n'ai point d'esprit.Il la prit, et lui un distribua autant qu'à lui; dont elle se trouva passablement bon; aussi, en etait-elle toute réjouie...... Quand sa maîtresse fut venue, elle lui contacomme Pâques etait venu quérir le jambon.Et endà, madame, vous ne me reprocherez plus, que je n'ai point d'esprit. Pâques m'en a baillé a bon escient».—IV.—Un giornaletto fiorentino, defunto da un pezzo, dopo breve vita,La Civiltà italiana, nel Numero XIII (Anno MDCCCLXV) pubblicava una variante assai più compiuta di questo conto, somministratale da un tal Chieco, che il direttore del periodico chiamava—«egregio scrittore pugliese».—Questo egregio scrittore (scrittore, forse, perchè sa materialmente scrivere; ma egregio poi, perchè?) questo egregio scrittore pugliese ha voluto vestire di gala la novelletta, invece di darcela nella schietta veste vernacola. Ad ogni modo, ecco la sua lezione:—«Un uomo aveva tre figli, dei quali due maschi di mente sana ed una femmina di mente scema. Questa era oggetto di strapazzo nella famiglia: a lei i meschini avanzi di cibo, a lei gli abiti dimessi, quand'erano ridotti a brandelli; sì che affamata sempre ell'era e quasi ignuda. Un dì, suo padre, era di gennaio, vedendola tremare pel freddo, che quasi ogni membro aveva scoperto, prese dieci ducati, e, mostrandoli alla figlia, le disse:Quando verrà Maggio, o con questo danaro ti farò un abito nuovo; e ripose il danaro in una cassa. La povera scema, da quel dì, nel mattino, sul pianerottolo della scala, cantava così:Quando verrà Maggio avrò l'abito nuovo.Ora avvenne, che un dì, passando per di là un merciajuolo, udì quella cantilena e le dimandò:Perchè, quando verrà Maggio, avrai l'abito nuovo?E qui la semplicetta raccontò al merciajuolo la promessa del padre; e indicò, ove i dieci ducati erano. Allora il merciajuolo disse, che egli era Maggio, che le aveva portato l'abito nuovo (e, sì dicendo, le dette un pezzo di tela grossolana) e cercava i dieci ducati. La povera innocente prese la tela e diede i dieci ducati al merciajuolo. Tornato a casa il fratellomaggiore, la sorella, tutta ilare, gli mostra la brutta tela; gli raccontò, che Maggio era venuto, che le aveva dato l'abito nuovo, e che essa aveva dato a Maggio i ducati riposti dal padre. Il fratello, imbestialito, dette molte busse alla sorella, e, andato a casa il fratello minore, che ammogliato era e più buono, gli propose di uccidere la sorella. Il fratello minore si negò. Allora il maggiore menò seco in campagna la sorella; e, non avendo coraggio di ucciderla violentemente, decise di accecarla, intromettendole negli occhi molto terreno; e poi di abbandonarla. Così fece; e, fattala salire su d'un pero smisurato, l'abbandonò. Si fece notte. Una banda di ladri andò a posare sotto a quel pero; e, prima di spartire il ricchissimo bottino, accese un gran fuoco per cuocere poi agnelli e capretti. Il fumo di quel fuoco di legna verdi, salendo, faceva lagrimare la povera scema, che era sempre sul pero; ed a misura, che le lagrime sgorgavano, la vista le tornava limpida. Al principio, scorse un ladro appiè del pero, e gridò:Ne veggo uno!Per questa voce, che non sapevano donde venisse, i ladri incominciarono a temere di essere scoverti. Gli occhi della scema, per nuove lagrime versate, discèrsero un altro ladro e poi un altro. E, ad ogni scoverta, la scema, tutta lieta, dava un altro grido:Ne veggo due!Ne veggo tre!e, per ciò, maggiore cagione di paura pei ladri. Finalmente la sciocca, avendone scorti cinque, gridò forte:Ne veggo cinque, basta!A questo, i ladri non si tennero più; e fuggirono via, abbandonando il ricchissimo bottino, di cui erano carichi muli e cavalli. La scema, scesa dal pero, menò i muli ed i cavalli, carichi com'erano, a casa del fratello maggiore suo assassino. Picchiò, e, domandato di dentro chi fosse, rispose essere la sorella. Non fu ricevuta. Allora essa andò a casa del fratello minore ammogliato e fu ricevuta. A lui detteil ricco bottino e raccontò tutto. Nel sentir questo, la moglie del fratello, certa che quel bottino arricchiva il marito, e prevedendo, che, un dì, sarebbe stata forse chiesta ragione a lui del cangiamento di fortuna, cercò d'ingarbugliare la mente della sciocca cognata. Mentre questa era al focolare di casa, andò sul letto, e, per la rocca del cammino, versò quattro panieri di fichi secchi e di uva passa, in modo da far cadere fichi ed uva innanzi alla cognata. La povera sciocca dimandò al fratellocosa succedesse? E questi, indettato con la moglie, rispose, cheil cielo pioveva fichi secchi e uva passa. Passarono molti mesi. Il fratello maggiore della sciocca, vedeva, che il fratello minore comprava molte case e grandi terre. Andato a casa di lui, dimandò alla sorella, che cosa avesse fatto nella notte, in cui era stata in campagna. La sciocca disse tutto ingenuamente. Allora il fratello maggiore andò dal giudice, per avere metà del bottino, od almeno, maligno com'era, per farlo togliere al fratello, perchè malamente acquistato. Il giudice chiamò il fratello minore e gli dimandò del bottino. Rispose:Non saperne nulla. Il giudice mandò per un gendarme a chiamare la scema. Questa, al solito, era vicina al focolare di casa: al focolare era una pignatta, in cui cocevano delle fave. Bollendo, le fave andavano di su e di giù; appena andavano sù, la scema le ghermiva e le mangiava, e a squarciagola cantava:Chi sale non scende; alludendo alle fave. Il gendarme, udite quelle parole, temè vigliaccamente; e tornato, riferì al giudice la creduta minaccia. Allora il giudice mandò quattro gendarmi; ed a questi, il fratello minore raccomandò, dicessero alla sorella, che, venendo via,si tirasse dietro di sè la porta di casa. La povera scema, udita l'ambasciata, sollevò dai gangheri la porta e la tirò dietro di sè, seguendo i gendarmi fino al giudice. Questi, che avevainteso la raccomandazione del fratello, incontanente fu certo, che quella donna era scema di mente; e, domandatala di quella notte, in cui era stata fuori di casa, la sciocca, come sempre faceva, raccontò il vero. Il fratello minore protestava, che quelle erano novelle, e che ad una scema di mente non doveva credersi più che tanto. Sua moglie aggiungeva, che essa era certa, che la povera cognata non saprebbe nemmeno indicare quale fu quella tale notte. Il giudice dimandò alla sciocca, in quale notte essa aveva raccolto un così ricco bottino; e questa, memore della strana piova, rispose:In quella notte, in cui piovve fichi secchi ed uva passa. Allora il giudice ridendo molto, di certo, che era, fattosi certissimo, che quella povera donna fosse sciocca, e che perciò le sue parole non meritavano fede alcuna, mandò via tutti. E così il fratello maligno restò in povertà e 'l benigno fu ricco».—Ommetto i riscontri a tutti i particolari di questa versione, chè non servirebbero ad illustrare il conto pomiglianese.
[1]Vedi:—I.—Pitrè. (Op. cit.) CLXXXVI.Maju longu. (Polizzi-Generosa).—II.—La Pataloccatra le Novelle popolari Bolognesi dellaCoronedi-berti, dove Natale è invece Gennaro.—III.—Beroaldo di Verville.Le Moyen de parvenir(LXXVIII)—«L'engin et l'esprit sont tout un, ainsi que le pratiqua la chambrière d'une veuve. Je vous assure, que cette garce était jolie, mais un peu follette; sur quoi sa maîtresse lui disait toujours, qu'elle n'avait point d'esprit. Or est-il qu'il y avait un jambon à la cheminée; et cette fille, le voyant là si longtemps, s'en ennuyoit; elle demanda a Madame, si elle le mettrait cuire.Non, dit-elle,c'est pour les Pâques. Cette fille en fit le conte a quelques autres de ses compagnes, i qui s'en gaussaient en son absence. Mais le clerc du notaire Bardé ne fut point si sot, qu'il n'y prit garde, pour éprouver le sens de la fillette. Un jour, que la bonne femme était allée a sa métairie, et qu'elle avait laissé Mauricette toute seule, il vint heurter et demanda madame. Mauricette dit, qu'elle n'y était pas:J'en suis bien marri, pource que je suis Pâques, qui etais venu quérir le jambon, quelle m'a promis.Il passa: et la chambrière le laissa paisiblement entrer et prendre le jambon. Lui, qui la voyait si nicette et belle, pensait à meilleure aventure.Il faut, dit-il,que je voie si c'est ici mon jambon. Si ce l'est, j'ai un esprit, qui me le dira.Il tira son chouart vif et glorieux. Quand la fille le vit:Qu' est-ce que cela?==C'est mon esprit.==Je vous prie, donnez-m'en un peu? ma maîtresse ne me fait que tancer, et dire que je n'ai point d'esprit.Il la prit, et lui un distribua autant qu'à lui; dont elle se trouva passablement bon; aussi, en etait-elle toute réjouie...... Quand sa maîtresse fut venue, elle lui contacomme Pâques etait venu quérir le jambon.Et endà, madame, vous ne me reprocherez plus, que je n'ai point d'esprit. Pâques m'en a baillé a bon escient».—IV.—Un giornaletto fiorentino, defunto da un pezzo, dopo breve vita,La Civiltà italiana, nel Numero XIII (Anno MDCCCLXV) pubblicava una variante assai più compiuta di questo conto, somministratale da un tal Chieco, che il direttore del periodico chiamava—«egregio scrittore pugliese».—Questo egregio scrittore (scrittore, forse, perchè sa materialmente scrivere; ma egregio poi, perchè?) questo egregio scrittore pugliese ha voluto vestire di gala la novelletta, invece di darcela nella schietta veste vernacola. Ad ogni modo, ecco la sua lezione:—«Un uomo aveva tre figli, dei quali due maschi di mente sana ed una femmina di mente scema. Questa era oggetto di strapazzo nella famiglia: a lei i meschini avanzi di cibo, a lei gli abiti dimessi, quand'erano ridotti a brandelli; sì che affamata sempre ell'era e quasi ignuda. Un dì, suo padre, era di gennaio, vedendola tremare pel freddo, che quasi ogni membro aveva scoperto, prese dieci ducati, e, mostrandoli alla figlia, le disse:Quando verrà Maggio, o con questo danaro ti farò un abito nuovo; e ripose il danaro in una cassa. La povera scema, da quel dì, nel mattino, sul pianerottolo della scala, cantava così:Quando verrà Maggio avrò l'abito nuovo.Ora avvenne, che un dì, passando per di là un merciajuolo, udì quella cantilena e le dimandò:Perchè, quando verrà Maggio, avrai l'abito nuovo?E qui la semplicetta raccontò al merciajuolo la promessa del padre; e indicò, ove i dieci ducati erano. Allora il merciajuolo disse, che egli era Maggio, che le aveva portato l'abito nuovo (e, sì dicendo, le dette un pezzo di tela grossolana) e cercava i dieci ducati. La povera innocente prese la tela e diede i dieci ducati al merciajuolo. Tornato a casa il fratellomaggiore, la sorella, tutta ilare, gli mostra la brutta tela; gli raccontò, che Maggio era venuto, che le aveva dato l'abito nuovo, e che essa aveva dato a Maggio i ducati riposti dal padre. Il fratello, imbestialito, dette molte busse alla sorella, e, andato a casa il fratello minore, che ammogliato era e più buono, gli propose di uccidere la sorella. Il fratello minore si negò. Allora il maggiore menò seco in campagna la sorella; e, non avendo coraggio di ucciderla violentemente, decise di accecarla, intromettendole negli occhi molto terreno; e poi di abbandonarla. Così fece; e, fattala salire su d'un pero smisurato, l'abbandonò. Si fece notte. Una banda di ladri andò a posare sotto a quel pero; e, prima di spartire il ricchissimo bottino, accese un gran fuoco per cuocere poi agnelli e capretti. Il fumo di quel fuoco di legna verdi, salendo, faceva lagrimare la povera scema, che era sempre sul pero; ed a misura, che le lagrime sgorgavano, la vista le tornava limpida. Al principio, scorse un ladro appiè del pero, e gridò:Ne veggo uno!Per questa voce, che non sapevano donde venisse, i ladri incominciarono a temere di essere scoverti. Gli occhi della scema, per nuove lagrime versate, discèrsero un altro ladro e poi un altro. E, ad ogni scoverta, la scema, tutta lieta, dava un altro grido:Ne veggo due!Ne veggo tre!e, per ciò, maggiore cagione di paura pei ladri. Finalmente la sciocca, avendone scorti cinque, gridò forte:Ne veggo cinque, basta!A questo, i ladri non si tennero più; e fuggirono via, abbandonando il ricchissimo bottino, di cui erano carichi muli e cavalli. La scema, scesa dal pero, menò i muli ed i cavalli, carichi com'erano, a casa del fratello maggiore suo assassino. Picchiò, e, domandato di dentro chi fosse, rispose essere la sorella. Non fu ricevuta. Allora essa andò a casa del fratello minore ammogliato e fu ricevuta. A lui detteil ricco bottino e raccontò tutto. Nel sentir questo, la moglie del fratello, certa che quel bottino arricchiva il marito, e prevedendo, che, un dì, sarebbe stata forse chiesta ragione a lui del cangiamento di fortuna, cercò d'ingarbugliare la mente della sciocca cognata. Mentre questa era al focolare di casa, andò sul letto, e, per la rocca del cammino, versò quattro panieri di fichi secchi e di uva passa, in modo da far cadere fichi ed uva innanzi alla cognata. La povera sciocca dimandò al fratellocosa succedesse? E questi, indettato con la moglie, rispose, cheil cielo pioveva fichi secchi e uva passa. Passarono molti mesi. Il fratello maggiore della sciocca, vedeva, che il fratello minore comprava molte case e grandi terre. Andato a casa di lui, dimandò alla sorella, che cosa avesse fatto nella notte, in cui era stata in campagna. La sciocca disse tutto ingenuamente. Allora il fratello maggiore andò dal giudice, per avere metà del bottino, od almeno, maligno com'era, per farlo togliere al fratello, perchè malamente acquistato. Il giudice chiamò il fratello minore e gli dimandò del bottino. Rispose:Non saperne nulla. Il giudice mandò per un gendarme a chiamare la scema. Questa, al solito, era vicina al focolare di casa: al focolare era una pignatta, in cui cocevano delle fave. Bollendo, le fave andavano di su e di giù; appena andavano sù, la scema le ghermiva e le mangiava, e a squarciagola cantava:Chi sale non scende; alludendo alle fave. Il gendarme, udite quelle parole, temè vigliaccamente; e tornato, riferì al giudice la creduta minaccia. Allora il giudice mandò quattro gendarmi; ed a questi, il fratello minore raccomandò, dicessero alla sorella, che, venendo via,si tirasse dietro di sè la porta di casa. La povera scema, udita l'ambasciata, sollevò dai gangheri la porta e la tirò dietro di sè, seguendo i gendarmi fino al giudice. Questi, che avevainteso la raccomandazione del fratello, incontanente fu certo, che quella donna era scema di mente; e, domandatala di quella notte, in cui era stata fuori di casa, la sciocca, come sempre faceva, raccontò il vero. Il fratello minore protestava, che quelle erano novelle, e che ad una scema di mente non doveva credersi più che tanto. Sua moglie aggiungeva, che essa era certa, che la povera cognata non saprebbe nemmeno indicare quale fu quella tale notte. Il giudice dimandò alla sciocca, in quale notte essa aveva raccolto un così ricco bottino; e questa, memore della strana piova, rispose:In quella notte, in cui piovve fichi secchi ed uva passa. Allora il giudice ridendo molto, di certo, che era, fattosi certissimo, che quella povera donna fosse sciocca, e che perciò le sue parole non meritavano fede alcuna, mandò via tutti. E così il fratello maligno restò in povertà e 'l benigno fu ricco».—Ommetto i riscontri a tutti i particolari di questa versione, chè non servirebbero ad illustrare il conto pomiglianese.
[2]Vuè, è ilguàtoscano, ilvojlombardo.
[2]Vuè, è ilguàtoscano, ilvojlombardo.
[3]Pulizzà', pulire, nettare ed anche vuotare d'ogni cosa.
[3]Pulizzà', pulire, nettare ed anche vuotare d'ogni cosa.
[4]'E rusette e 'o lazzetto.—«Rosetta, specie di orecchino senza gocciola. Buccola.—Lazzetto. Laccio a piccole magliette d'oro. Catenella».—Così il D'Ambra. In Pomigliano, Rosette sono degli orecchini formati di parecchi giri di perle piccolissime, con una pietra in mezzo, per lo più verde, rare volte rossa. Quando le rosette son piccole, le perle sono più grosse; e viceversa, quando le rosette son più grandi, le perle si scelgono più minute. Nel paio di rosette, che ho innanzi agli occhi, mentre scrivo, ciascuna rosetta ha un diametro di sei centimetri, i giri delle perle son dodici, e ne' sette maggiori le perluzze sono traforate da un filo d'oro, del quale si vede la testa.
[4]'E rusette e 'o lazzetto.—«Rosetta, specie di orecchino senza gocciola. Buccola.—Lazzetto. Laccio a piccole magliette d'oro. Catenella».—Così il D'Ambra. In Pomigliano, Rosette sono degli orecchini formati di parecchi giri di perle piccolissime, con una pietra in mezzo, per lo più verde, rare volte rossa. Quando le rosette son piccole, le perle sono più grosse; e viceversa, quando le rosette son più grandi, le perle si scelgono più minute. Nel paio di rosette, che ho innanzi agli occhi, mentre scrivo, ciascuna rosetta ha un diametro di sei centimetri, i giri delle perle son dodici, e ne' sette maggiori le perluzze sono traforate da un filo d'oro, del quale si vede la testa.