XXIII.IL DOMINIO DEL DIO.
Zanna Bianca era, non solo capace, per natura, di adattarsi alla gente e alle cose, ma anche di ragionare, e comprendeva la necessità di tale adattamento. Lì, aSierra Vista(com’era chiamata la proprietà del Giudice Scott, padre di Weedon Scott) egli si sentì rapidamente come a casa sua.
Dick, dopo alcune manifestazioni di broncio e di protesta, s’era rassegnato ad accettare la presenza del lupo, impostagli dai padroni; ed era persino disposto a diventargli amico.
Ma Zanna Bianca non pensava ad amicizie di quel genere; essendo rimasto sempre fuori della sua specie, egli voleva rimanere quale era stato, cosicchè gli approcci di Dick non ebbero buon successo; il lupetto li respinse. Allora ilbuon cane rinunziò a quei propositi e non badò a Zanna Bianca, come Zanna Bianca non badava a lui.
Ma con Collie non accadde lo stesso: se la cagna tollerava Zanna Bianca posto sotto la protezione degli dei, non poteva però rassegnarsi a lasciarlo in pace. Troppi lupi avevano decimato il gregge e combattuto contro i suoi antenati, perchè essa potesse dimenticare così; abusando del privilegio del sesso, ella non si lasciava sfuggire occasione per maltrattarlo con i suoi denti aguzzi.
Zanna Bianca irrigidiva pazientemente la pelliccia protettrice della sua spalla e riprendeva il cammino, con calma e dignità.
Se essa mordeva in modo troppo forte, egli correva in cerchio, voltando il capo, irritato, ma impassibile; cosicchè finì col prendere l’abitudine, quando la vedeva venire, di alzarsi e andarsene, cedendole subito il posto.
Zanna Bianca, nella nuova vita, aveva tanto da imparare. Lì, tutto era più complesso che non sulla terra del Nord. Come Castoro Grigio, il padrone aveva una famiglia che divideva con lui il cibo, il fuoco, le coperte, e doveva essere rispettata come lui. Ed era molto più numerosa di quella dell’indiano. C’erano, prima di tutti, il Giudice Scott, padre di Weedon, con la moglie, poi le sorelle di Weedon: Bet e Mary, poi la moglie Alice e i bambini, Weedon e Maud, un bambino di quattro anni e una bimba di sei.
Zanna Bianca, pur non comprendendo i vincoli di parentela che univano tutta quella gente al dio d’amore, acconsentì a lasciarsi accarezzare da ciascuno di essi. Imparò anche a giocare con i bambini, che egli vedeva particolarmente cari al padrone, e dimenticò, per essi, tutte le cattiverie e le angherie inflittegli dai bambini indiani.
Sopportava coscienziosamente tutti i loro capricci, e quando essi lo infastidivano troppo, si allontanava con dignità. Finì persino coll’amarli; ma nessuno riuscì a cavargli dalla gola quella specie di ronron, ch’era riservato al padrone.
Quanto ai domestici, sentiva che bisognava usar loro un trattamento diverso: Zanna Bianca li tollerava come proprietà del padrone, perchè cucinavano e lavavano i piatti e compivano varie altre faccende come Mayt, laggiù, nel Klondike; ma non doveva, nè lasciarsi accarezzare da loro, nè trattarli con affetto.
Il dominio del dio, che si stendeva fuori della casa, era vasto ma non illimitato; di là dallo steccato che lo circondava, c’erano i dominii particolari di altri dei.
Sulla terra del Nord, solo animale domestico era il cane, giacchè i numerosi animali che vivevano nel Wild, appartenevano di diritto ai cani, quando questi riuscivano a domarli. Durante la sua vita, Zanna Bianca aveva divorato le cose vive che incontrava, cosicchè non riuscivaa capire come sulla terra del Sud dovesse essere altrimenti.
Vagabondando attorno alla casa, al sorgere del sole, egli piombò su un pollo che era scappato dal cortile, e fu faccenda d’un minuto; il pollo fu divorato mentre pigolava miseramente, spaventato.
Poichè quel pollo era nutrito di buon grano, grasso e tenero, Zanna Bianca, leccandosi le labbra, sentì tutto il sapore di quella pietanza squisita.
Più tardi, nella giornata, ebbe la ventura di imbattersi in un altro pollo che camminava presso la scuderia. Uno dei grooms accorse in aiuto del volatile, e, ignaro del pericolo cui andava incontro, prese come arma un leggero staffile da cocchiere.
Al primo colpo, Zanna Bianca, che forse un bastone avrebbe fatto indietreggiare, lasciò il pollo per avventarsi contro l’uomo.
Mentre lo staffile lo colpiva sul muso, egli saltò silenziosamente al collo del groom, che cadde rovescio gridando: «Dio mio!», e abbandonò lo staffile per proteggersi la gola con le braccia. Con gli avambracci sanguinanti e squarciati sino all’osso, egli si rialzò a stento tentando di rifugiarsi nella scuderia; ma non era cosa facile senza la comparsa di Collie che si lanciò furiosamente su Zanna Bianca.
Essa sentiva di aver ragione: i fatti provavanoe confermavano la sua diffidenza, a dispetto dell’errore degli dei, che non sapevano: il brigante del Wild continuava la serie dei suoi delitti.
Il groom si era messo al sicuro, e Zanna Bianca indietreggiava di fronte alle zanne minacciose di Collie. Egli le presentò le spalle, poi tentò di sfuggirle, correndo in cerchio. Ma Collie non voleva rinunziare al castigo del colpevole; cosicchè Zanna Bianca, gettando al vento la sua dignità, si decise a svignarsela attraverso i campi.
— Così imparerà a lasciare in pace i polli, — commentò Scott. — Ma gli darò io stesso una buona lezione, la prima volta che lo colgo sul fatto.
Due notti dopo, l’occasione voluta si presentò, e fu più bella di quanto Scott avesse previsto. Zanna Bianca che aveva osservato da vicino il pollaio, e le abitudini dei polli, quando, a notte fatta, i polli si appollaiano sulle pertiche, s’arrampicò su una catasta di legna ch’era lì vicino, e salì sul tetto del pollaio.
Di lì si lasciò scivolare al suolo, e penetrò nel luogo. Fu una carneficina completa: quando, al mattino, Scott uscì, cinquanta galline bianche di Livorno, i cui cadaveri non erano stati ancora divorati, gli si offrirono allo sguardo, allineati con cura dai groom, lungo la scalinata della casa.
Il padrone, sorpreso e pieno d’ammirazione per quel capolavoro, fischiò, e Zanna Bianca accorse, guardandolo senza alcuna traccia di vergognanegli occhi, anzi, poichè non aveva punto coscienza della sua colpa, procedendo con orgoglio, come se avesse compiuto un’azione meravigliosa e degna di elogio.
Scott si morse le labbra, bramoso di punire con rigore, e parlò duramente, con voce piena di collera. Poi, afferrato Zanna Bianca, gli tenne il naso sui polli uccisi, e incominciò a colpirlo con pesanti ceffoni.
Quando Zanna Bianca era stato schiaffeggiato da Castoro Grigio e da Beauty-Smith, aveva sentito una sofferenza fisica, ma quando gli capitava d’esserlo, ora, dal dio d’amore, avvertiva una sofferenza profonda, anche se il colpo era leggero. Ora la minima percossa gli sembrava più dura della peggiore bastonatura d’un tempo, perchè significava che il padrone era scontento. Così, da allora, non rincorse mai più polli.
C’è di più: Scott lo condusse proprio dentro il pollaio, in mezzo ai polli superstiti, e Zanna Bianca, vistosi sotto il naso quel cibo vivo, là per là, fu sul punto di cedere all’istinto; ma il padrone lo fermò colla voce, e da allora Zanna Bianca rispettò il dominio dei polli, dimenticandone persino l’esistenza.
E poichè il Giudice Scott pareva dubitasse che quella conversione fosse definitiva, Zanna Bianca fu rinchiuso tutto un pomeriggio nel pollaio. Nulla accadde: Zanna Bianca si coricò e finì coll’addormentarsi; quando si svegliò, andò a berenell’acqua del truogolo, poi, annoiato di vedersi prigioniero, preso lo slancio, balzò sul tetto del pollaio e saltò fuori.
E calmo, andò a presentarsi alla famiglia che l’osservava dalla scalinata; e il Giudice Scott, guardandolo in faccia, pronunciò sedici volte, con solennità:
— Zanna Bianca, voi valete più di quanto io non pensassi.
Intanto Zanna Bianca imparava anche che non doveva toccare neppure il pollame appartenente agli altri dei: gatti, conigli e tacchini e, in genere tutte le cose vive ch’erano lì intorno, dovevano essere lasciate in pace. Persino nella solitudine dei prati, una quaglia poteva, senza danno, svolazzargli davanti al naso; fremente, spasimante di desiderio, egli dominava il suo istinto, e rimaneva immobile, rispettando così la legge degli dei.
Pure, un giorno egli vide Dick puntare e inseguire un coniglio di conigliera; il padrone, che era presente, non si oppose, anzi incoraggiò persino Zanna Bianca a unirsi con Dick.
Dunque, ecco una nuova legge: i conigli di conigliera non eranotabùcome gli animali domestici; e neppure gli scoiattoli, le quaglie, le pernici, creature considerate come quelle del Wild, non protette dagli dei, i quali difendevano solo le bestie domestiche.
Perciò, era permesso ai cani fare preda dellealtre bestiole. Tutte quelle leggi erano infinitamente complesse, la loro rigida osservanza difficile, e formavano come un ingarbugliato gomitolo della civiltà, che, trattenendo di continuo gli impulsi naturali, confondeva Zanna Bianca.
Trotterellando dietro la carrozza, egli seguiva il padrone a San Josè, ch’era la città più vicina. Là c’erano negozi di macellai dove la carne pendeva indifesa, ma era proibito toccarla. Molta gente si fermava a guardarlo, ad esaminarlo con curiosità e, nel peggiore dei casi, ad accarezzarlo; ed egli doveva sopportare quei pericolosi contatti di mano ignota. Poi la gente se ne andava come soddisfatta della propria audacia.
Talvolta, certi ragazzetti, lungo le vie prossime a Sierra Vista, si divertivano, quando egli passava, a lanciargli delle pietre.
Egli sapeva che non gli era permesso inseguirli, e il suo senso di giustizia ne soffriva. Un giorno il padrone saltò fuori dalla carrozza, col frustino in mano e castigò i ragazzi che, d’allora cessarono d’assalire con le pietre Zanna Bianca il quale ne rimase molto soddisfatto.
Tre cani, che, lungo la via di S. Josè, vagavano pei crocicchi e attorno ai bars, avevano presa l’abitudine di balzare su di lui appena lo scorgevano. Egli sopportava quell’attacco, limitandosi a brontolare por tenerli lontani, e impedir loro di mordere, e se anche gli lanciavano un morso, rifiutava di combattere.
Ma un giorno, avendo i padroni dei cani aizzato apertamente quelle bestie contro di lui, il padrone fece fermare la carrozza e gli disse:
— Dài, dài pure, su!
Zanna Bianca esitava: guardò il padrone, guardò i cani e interrogò con gli occhi, come se non capisse bene. Ma il padrone fece un cenno affermativo col capo, e ripetè:
— Su, vecchio, dài addosso, vecchio compagno, e sbranali!
Zanna Bianca si precipitò sui suoi nemici, che tennero fermo.
Avvenne un gran fracasso, s’udirono ringhi, scricchiolii di zanne, si vide una mischia di corpi. Una nube di polverone velò la battaglia, ma pochi minuti dopo, due dei cani giacevano a terra e il terzo fuggiva.
Il terzo attraversò un acquitrino, varcò una siepe e prese il largo pei campi, ma Zanna Bianca lo seguì, con la sua andatura di lupo, silenziosa e rapida, lo raggiunse e lo sgozzò.
Dopo questo triplice giudizio sommario, non avvennero più attacchi, con cani. Sparsasi la voce in tutta la regione, gli uomini proibirono ai cani di molestare Zanna Bianca.